Categoria: Economia e Finanza

  • Pms, Ernesto Monti presidente

    Pms, Ernesto Monti presidente

    Pms Ernesto Monti Presidente_Corriere

    Il cda di Pms ha nominato Ernesto Monti nuovo presidente. Monti era già consigliere indipendente. Prof. Ernesto Monti nuovo Presidente della società. Il Consiglio, su proposta del neo presidente, ha poi nominato un secondo vicepresidente nella persona del consigliere Elena Rodriguez Palacios, che affianca il vicepresidente vicario e cfo Giancarlo Fre’ Torelli. Il consiglio ha poi cooptato quale membro indipendente Roberto Mazzei. Al presidente sono stati conferiti i poteri di legge e di statuto e ai vicepresidenti sono state attribuite le deleghe per la gestione operativa della società.

    Fonte: corriere.it

    PMS/ Cda nomina Ernesto Monti presidente

    Pms Ernesto Monti Presidente_IlMondo

    Il consiglio di amministrazione di PMS ha nominato il consigliere indipendente Ernesto Monti nuovo presidente della società. Lo comunica la stessa società.

    Inoltre, il Consiglio, su proposta del neo presidente, ha nominato un secondo vicepresidente nella persona del consigliere Elena Rodriguez Palacios, che affianca il vicepresidente vicario
    e Cfo Giancarlo Frè Torelli. Il Consiglio ha infine deliberato di cooptare al suo interno quale membro indipendente Roberto Mazzei.

    Al presidente sono stati conferiti i poteri di legge e di statuto e ai vicepresidenti sono state attribuite le deleghe per la gestione operativa della società.

    Fonte: ilmondo.it

  • Osservatorio Mensile Findomestic Luglio 2013 – Con la crisi gli Italiani ricorrono sempre di più al mercato dell’usato.

    Milano, 27 giugno 2013 COMUNICATO STAMPA

    Con la crisi gli Italiani ricorrono sempre di più al mercato dell’usato.

    Non più solo auto e moto. Ma anche libri, dischi, giocattoli. E computer, cellulari e persino capi d’abbigliamento. Il 48%, cioè uno su due, vi ha fatto ricorso o, a breve, vi farà ricorso. E il 41% ha affermato che nei prossimi mesi ricorrerà ancora di più a questo canale d’acquisto. Con i giovanissimi che ne danno una valutazione particolarmente positiva.

    Anche questa è un’immagine della crisi che attraversa l’Italia. Un’Italia che a giugno fa segnare un grado di fiducia stabile ai minimi storici: 3,2 punti, contro il 3,13 del mese precedente. Stabile anche il grado di propensione al risparmio, anch’esso in linea con il mese precedente: il 13% degli Italiani aumenterà i soldi che intende mettere da parte (a maggio la quota era del 13,4%).

    Fino a qualche anno fa i consumatori facevano ricorso al mercato dell’usato solo per le auto e le moto. Oggi, con la crisi che ormai insiste da 5 anni, il rapporto che gli Italiani hanno con il mercato dell’usato è cambiato profondamente. E, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Mensile Findomestic sui beni durevoli, il 48% – ovvero uno su due – negli ultimi mesi vi ha fatto ricorso (o vi farà ricorso a breve) per comprare non solo auto e moto, ma anche computer, cellulari, dischi, giocattoli e, sempre di più, anche vestiti e capi d’abbigliamento. Un cambiamento che ha anche un profilo sociale, in termini di abitudini, prima ancora che squisitamente economico. Il 41% degli Italiani, inoltre, ha affermato che nei prossimi mesi intende incrementare il ricorso a questo canale d’acquisto. Questo significa che il mercato dell’usato è destinato a crescere. Chi si rivolge al mercato dell’usato lo fa principalmente per motivi di convenienza e risparmio. Il fattore legato all’immagine – ovvero il piacere di disporre di un prodotto appena uscito dalla linea di produzione – viene giudicato secondario. Da segnalare, inoltre, che internet ha favorito la strutturazione di questo mercato, oggi perfettamente accessibile e molto efficiente per quel che riguarda le sue dinamiche. L’usato riscuote grande successo tra i giovani e i giovanissimi (fascia d’età 18 – 34 anni), più della metà dei quali (il 52%) vi farà ricorso più frequentemente in futuro. I più restii ad aumentare l’acquisto di beni usati sono, invece, i 45 – 64enni: il 13% di loro non ne vuole proprio sapere di comperare un bene giù appartenuto ad altri, solo il 38% si dice propenso, il 49% non sa.

    Questa dell’usato è un’altra foto dell’Italia alle prese con la crisi, che ormai morde da 5 anni. Il grado di fiducia resta stabile sul mese precedente: 3,2 punti a giugno contro i 3,13 di maggio (su una scala che va da 1 a 10 e ha in 7 la sua soglia positiva). Stabile, sempre rispetto al mese precedente, anche la propensione al risparmio: il 13% degli Italiani intende accrescere i soldi da mettere da parte nei prossimi 12 mesi. A maggio la quota era solo leggermente più alta: 13,4%.

    Previsioni di acquisto a tre mesi

    Elettrodomestici: perdono terreno sia i bruni sia i piccoli. Recuperano i grandi.

    Passano dal 22,6 al 21,8% gli Italiani che si sono detti pronti, a giugno, a comprare un piccolo elettrodomestico nei prossimi 3 mesi. Per i bruni il calo è stato di 1,5 punti (da 15,9 a 14,4). In contro tendenza i grandi elettrodomestici. I consumatori intenzionati ad acquistarne uno sono passati dal 12,6% di maggio al 13,6% di giugno. Gli importi medi di spesa preventivati, invece, sono tutti in calo: 648 euro per i grandi, 609 per i bruni, 141 per i piccoli (contro, rispettivamente i 690, 625 e 154 euro fatti segnare a maggio).

    Informatica, telefonia e fotografia: giù le previsioni di acquisto per telefonini, pc e tablet. In lieve crescita quelle di foto e videocamere

    Calano le previsioni di acquisto per telefonini e pc e, seppure leggermente, anche per i tablet. Risale, seppur di poco, la quota di Italiani intenzionati a comperare una fotocamera o una videocamera (dal 10,5% di maggio al 10,7 di giugno). Come per gli elettrodomestici, anche in questo settore gli importi di spesa preventivati sono in calo. Un esempio: i 521 euro previsti a maggio per l’acquisto di un pc a giugno sono scesi a 507.

    Auto e moto: calano le previsioni di acquisto di auto nuove e motocicli; risale l’auto usata.

    Dopo la timida ripresa di maggio, l’auto nuova perde un po’ di terreno, con la quota degli intenzionati all’acquisto che scende dall’8% al 7,6. Uno scostamento di 0,4 punti percentuali, ma questa volta positivo, che interessa anche l’auto usata (da 6,2 a 6,6 la percentuale di chi ne vuole comperare una da qui a settembre). Perdono invece 0,8 punti (da 4,2 a 3,4) le previsioni di acquisto di motocicli e scooter. Per questi ultimi, però, gli importi medi di spesa previsti crescono leggermente: i 2.811 euro di maggio, infatti, a giugno sono diventati 3.053. Per l’auto nuova, invece, si è passati da 18.577 a 18.098 euro mentre, per l’auto usata, da 6.922 euro si è scesi a 6.853.

    Casa e arredamento: previsioni in linea con il mese precedente per l’acquisto di mobili e di case. Cala leggermente la propensione alle ristrutturazioni

    Le previsioni di acquisto di mobili e altri complementi d’arredo resta stabile rispetto a maggio, con un 12,6% di Italiani intenzionato all’acquisto, contro il 12,7% rilevato il mese precedente, maggio per l’appunto (con l’importo medio di spesa che cala da 1.904 a 1687 euro). Passano da 3,8 a 3,9% quelli che, invece, si dicono intenzionati ad acquistare casa. Mentre scendono dal 9,6 al 9,2% coloro che vorrebbero ristrutturare la propria casa o il proprio appartamento.

    Tempo libero: prosegue il trend positivo per l’acquisto di viaggi e vacanze; fai – da – te in calo mentre le attrezzature sportive guadagnano terreno.

    Continua il trend positivo circa le intenzioni di acquisto di un viaggio o una vacanza, con gli interessati che passano dal 34,9% del mese scorso al 35,1 di giugno.

    Calano, invece, gli intenzionati a comprare attrezzature per il fai – da – te (dal 23,9% al 21,6) mentre tengono le previsioni per l’acquisto di abbigliamento eo attrezzature sportive (dal 22,3% al 22,9).

    Il presente comunicato e i precedenti sono disponibili on-line:

    adhoccommunication.it info.findomestic.it

    Prestiti e Finanziamenti Findomestic

  • Media Appalti. Ecco la Rivista

    Con Mediappalti, Mediagraphic inaugura una nuova classe di servizi da offrire ai propri clienti, andando ad ampliare e potenziare il lavoro di consulenza già attivato con la newsletter.

    Un progetto ambizioso e stimolante che non si consuma con la pubblicazione sul supporto informatico ma che vuole tradursi in un percorso verso la stampa di una rivista.

    Mediappalti va ad inserirsi in un contesto già affollato di periodici e di portali web che si occupano dell’appalto pubblico con la certezza di non replicare quanto già visto e letto altrove ma introducendo elementi di originalità che si rintracceranno nei contenuti e nel modo in cui verranno trattati.

    Particolare attenzione sarà investita proprio nei confronti di quest’ultimo aspetto. Mediappalti vuole comunicare, informare, approfondire, svolgere attività di consulenza in maniera snella e completa. I ritmi che la società moderna impone sono elevati. In ambito lavorativo le attività da esperire si moltiplicano, i mezzi e il tempo per soddisfarle restano gli stessi. Tutto a discapito dell’informazione che può invece rivelarsi fondamentale per assolvere le proprie competenze con maggiore precisione e cognizione di causa. Spesso manca il tempo materiale per dedicarsi alla lettura di contributi che si dilungano su un numero esagerato di pagine. Per questo i nostri articoli si svilupperanno seguendo il principio della sintesi, supportati da spazi riassuntivi e schematizzati, sul tracciato di un numero maggiore di informazioni in tempi accessibili a tutti.

    Consapevoli dell’alta competitività nel settore, ogni dettaglio è stato oggetto di attenzioni approfondite. La nostra proposta vuole rispecchiare fedelmente le esigenze informative di tutti i soggetti: pubbliche amministrazioni e imprese. Le rubriche che costituiscono il corpo della nostra iniziativa guarderanno ad entrambi i versanti.

    Per maggiori info: http://www.mediappalti.it/rivista.php

  • Burson Marsteller Lobby indagine sulle attività di lobbying in 20 Paesi della UE

    Lo afferma un’indagine condotta da Burson-Marsteller su oltre 600 tra membri dei Parlamenti nazionali e del Parlamento europeo sull’efficacia della lobby in Europa. Gli intervistati dei 20 Paesi della UE considerano poco utili i social media per le attività di lobbying

    Burson-Marsteller

    Burson-Marsteller, una delle società leader nel mercato mondiale delle pubbliche relazioni e della comunicazione, ha presentato la sua quinta indagine sull’efficacia delle attività di lobbying in Europa. I risultati della ricerca hanno evidenziato interessanti differenze di opinione tra i politici dei 20 Paesi europei presi in esame. In particolare, i temi che hanno registrato risposte talvolta opposte sono quelli relativi all’esigenza di una maggiore regolamentazione delle attività di lobbying, all’utilità dei social media come canali di influenza e alla differenza tra un lobbista esperto e uno improvvisato.

    Quasi 9 intervistati su 10 si sono detti d’accordo o fortemente d’accordo con l’affermazione secondo cui “un’attività di lobbying etica e trasparente aiuta l’attività politica” e hanno considerato i principali gruppi di lobbisti – in particolare le associazioni di categoria, organismi professionali, aziende, sindacati e ONG – efficaci e trasparenti nella maggior parte dei casi.

    “È rassicurante constatare come, nonostante una serie di significativi scandali che hanno coinvolto alcuni lobbisti, un’attività di lobbying etica e trasparente costituisca la norma e come quest’attività sia ampiamente apprezzata dai policy-maker in tutta Europa”, ha dichiarato Vito Basile, Managing Director di Burson-Marsteller e responsabile delle attività di Public Affairs in Italia.

    Ciò nonostante, gran parte degli intervistati ritiene che l’attività di lobbying non sia sufficientemente regolamentata, esprimendo anche poche speranze sulla possibilità che lo diventi nei prossimi 3 anni. L’83% dei politici italiani intervistati ritiene che un registro obbligatorio per i lobbisti sarebbe utile nel nostro Paese. Si tratta di un risultato che supera ampiamente la media europea (53%).

    I risultati indicano anche che le associazioni di categoria sono percepite come le realtà di maggiore efficacia in termini di lobbying (62%), seguite dagli organismi professionali e dalle ONG. L’Italia supera di gran lunga la media europea, poiché ben l’80% degli intervistati attribuisce alle associazioni di categoria maggiore efficacia nelle attività di lobbying.

    “Il campione di oltre 600 politici che è stato intervistato in un periodo di quasi 5 mesi ha evidenziato quali sono gli errori commessi più frequentemente in tema di lobbying da aziende private e organizzazioni non governative. Queste ultime, secondo quanto rilevato, tendono a basare il più delle volte la propria attività di lobbying sull’impatto emotivo piuttosto che su concrete evidenze. Per quanto riguarda le aziende e le associazioni di settore, invece, talvolta rischiano di non essere sufficientemente trasparenti in merito al reale interesse rappresentato”, commenta Robert Mack, Chairman of Public Affairs Practice of Burson-Marsteller Europe, Middle East & Africa.

    La classe politica italiana ha comunque evidenziato la necessità di ricevere informazioni approfondite sui vari temi che deve di volta in volta affrontare. Quando le informazioni non sono ritenute sufficienti, si fa ricorso alle fonti online e, tra queste, vengono ritenute più utili: i notiziari specializzati (70%), i siti governativi (46%), i siti scientifici (37%) e i siti dei media tradizionali (33%). Ciò è confermato anche dal giudizio sui social media, laddove gli intervistati italiani assegnano ai social media un’utilità e una frequentazione superiore alla media europea.

    Altri risultati di rilievo dell’indagine europea sono:

    • I lobbisti meno trasparenti sono i giornalisti (41%) e gli studi legali (38%)
    • La maggior parte degli intervistati (56%) di tutta Europa ritiene che l’attività di lobbying non sia sufficientemente regolamentata nel proprio Paese
    • I social media (47%) e i media tradizionali, compresi i siti web (il 26% per entrambi) sembrano essere considerati come non particolarmente utili
    • I policy-maker consultano spesso i siti delle aziende (43%) – utilizzandoli quotidianamente o almeno una volta a settimana – i siti web delle associazioni di categoria (41%), i siti web delle ONG (37%) e Wikipedia (38%)
    • I lobbisti che curano le aziende del settore energetico (68%) e del settore sanitario (60%) sono considerati i più efficaci mentre fra i lobbisti che seguono le ONG, coloro che vengono reputati più efficaci sono quelli attivi nei settori dell’ambiente (52%) e dei diritti umani (49%)
    • Fra i lobbisti al servizio di aziende e ONG, si ritiene che i meno efficaci siano quelli che operano per conto del settore delle vendite al dettaglio (13%) e del settore dei beni di consumo (15%)
    • Il 48% dei rispondenti ritiene che le ONG non siano sufficientemente trasparenti rispetto agli interessi che rappresentano e il 56% crede anche che le ONG assumono posizioni che fanno leva sull’emotività più che sui fatti.

    Indagine:
    Questa è la quinta indagine di Burson-Marsteller sulle attività di lobbying, ma il presente rapporto ha ampliato la copertura a 20 Paesi europei e ai politici operanti nell’area di Bruxelles da un punto di vista politico-istituzionale. Questa edizione ha raccolto il maggior numero di risposte mai ricevute, con più di 600 interviste effettuate da agenzie locali di rilevazione e analizzate da Penn, Schoen & Berland (PSB) per conto di Burson-Marsteller fra gennaio e aprile 2013. Le interviste prevedevano una serie di 23 domande di base per raccogliere le percezioni delle élite politiche in merito alle attività di lobbying e dei lobbisti. Le interviste sono state condotte online o per telefono con politici (parlamentari nazionali ed europei) e con alti esponenti dei Governi nazionali e delle istituzioni europee.

    Burson-Marsteller: (www.burson-marsteller.com e www.burson-marsteller.eu), fondata nel 1953, è una delle società leader nel mercato mondiale delle pubbliche relazioni e della comunicazione. La società offre ai clienti elaborazioni strategiche e l’esecuzione di programmi nell’ambito di relazioni pubbliche, public affairs, pubblicità e servizi internet. La società è organizzata in una rete omogenea di 72 sedi e 58 uffici affiliati che, insieme, operano in 83 Paesi di tutto il mondo. Burson-Marsteller è parte del gruppo Young & Rubicam, una controllata di WPP, una delle principali reti mondiali che offre servizi di comunicazione.

    Penn, Schoen & Berland Associates (www.psbresearch.com ), che appartiene al gruppo WPP ed è parte di Burson-Marsteller, è una società globale di ricerca che offre servizi di consulenza strategica nella messaggistica e nella comunicazione per clienti di primo piano nei settori della politica, delle aziende e dell’intrattenimento. PSB opera da più di 30 anni ed è specializzata nell’uso dell’esperienza acquisita nel corso delle elezioni politiche a beneficio dei consigli di amministrazione per consentire ai clienti di sviluppare le intuizioni strategiche necessarie a battere la concorrenza. PSB ha partecipato a circa 200 campagne elettorali ed ha operato in veste di consulente politico e strategico per più di 30 capi di stato o primi ministri.

    Per ulteriori informazioni:
    Piergiorgio Gambardella, Burson-Marsteller, Cell: 345 1191909, [email protected]


    FONTE:
    burson-marsteller.it

  • Massimo Sarmi: Accordo Poste Italiane-Microsoft per digitalizzazione Paese

    Poste Italiane e Microsoft Italia siglano un accordo per fornire servizi integrati innovativi rivolti a professionisti, Pmi e Pubblica Amministrazione. L’intesa mira a sostenere il processo di digitalizzazione del Paese con il lancio di soluzioni tecnologicamente avanzate nel campo della comunicazione digitale. Massimo Sarmi, AD di Poste Italiane: “L’accordo con Microsoft conferma il forte orientamento all’innovazione che caratterizza Poste Italiane e ne guida lo sviluppo”. Integrati i servizi Poste (PEC, Firma Digitale, Conservazione Sostitutiva) con Office 365.

    Poste Italiane e Microsoft Italia hanno siglato un accordo per fornire servizi integrati innovativi rivolti a professionisti, Pmi e Pubblica amministrazione. L’intesa, mirata a sostenere il processo di digitalizzazione del Paese, ha l’obiettivo di assicurare il massimo supporto alla competitività dell’economia con il lancio di soluzioni tecnologicamente avanzate nel campo della comunicazione digitale. Poste Italiane e Microsoft proporranno a professionisti, imprese e amministrazioni centrali e locali l’integrazione dei servizi Poste (PEC, Firma Digitale, Conservazione Sostitutiva) con Office 365. L’offerta commerciale sarà gestita da Poste Italiane attraverso la capillare rete di uffici Poste Impresa.

    L’offerta nasce da un concetto di integrazione di servizio e semplificherà l’accesso di professionisti, aziende e PA ai vantaggi del Cloud Computing per migliorare efficienza e produttività. Ai servizi di virtualizzazione della banca dati del cliente, che sarà ospitato nel data center di Poste Italiane, e alla digitalizzazione della documentazione e dell’archivio cartacei, che potranno essere custoditi da remoto e conservare valore legale, si aggiungeranno i servizi di comunicazione e collaborazione di Office 365, la piattaforma che riunisce Microsoft Office, Microsoft SharePoint Online, Microsoft Exchange Online e Microsoft Lync Online in un unico servizio cloud sempre aggiornato accessibile indipendentemente dal luogo e dal dispositivo.

    L’accordo con Microsoft conferma il forte orientamento all’innovazione che caratterizza Poste Italiane e ne guida lo sviluppo – ha commentato l’Ad, Massimo Sarmi La partnership è un ulteriore passo compiuto dall’azienda per dare adeguato sostegno alla crescita dei protagonisti della vita economica del Paese. Forniremo – ha aggiunto Sarmi – soluzioni tecnologiche all’avanguardia per aiutare i professionisti, le Pmi e la PA a concentrarsi sul proprio business, facendo leva contemporaneamente su un pacchetto di servizi di comunicazione di alta qualità che si può ottenere con un investimento sostenibile”.

    Il Cloud Computing si sta affermando sempre più su scala globale e quasi due terzi delle aziende stanno pianificando, implementando o utilizzando il cloud. Promuovere questo processo di innovazione anche a livello italiano è fondamentale, soprattutto perché il Cloud rappresenta una leva strategica per supportare la crescita delle PMI e la modernizzazione del settore pubblico, due segmenti che possono fare la differenza all’interno dell’economia nazionale. È per questo motivo che siamo entusiasti di collaborare con un protagonista quale Gruppo Poste Italiane, che in virtù del proprio radicamento territoriale è vicino alle esigenze di queste realtà e può accompagnarle in un efficace percorso d’innovazione. Il numero di PMI che utilizzano Office 365 è aumentato del 150% negli ultimi 12 mesi, a dimostrazione dei vantaggi offerti da questa soluzione, e grazie a questo accordo sempre più aziende italiane potranno beneficiare dei nostri servizi di produttività e collaborazione in modo flessibile e sicuro”, ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia.

    ***

    MSFT_logo_rgb_C-Gray_D

    Microsoft

    Fondata nel 1975, Microsoft è leader mondiale nel software, nei servizi e nelle tecnologie Internet per la gestione delle informazioni di persone e aziende. Offre una gamma completa di prodotti e servizi per consentire a tutti di migliorare, grazie al software, i risultati delle proprie attività – in ogni momento, in ogni luogo e con qualsiasi dispositivo. Ogni informazione relativa a Microsoft è disponibile al sito http://www.microsoft.com/italy/.

    Nota per i redattori: per ulteriori informazioni, notizie e punti di vista di Microsoft, visitare il Microsoft News Center all’indirizzo http://www.microsoft.com/news. I collegamenti Web, i numeri di telefono e i titoli risultavano corretti al momento della pubblicazione, ma potrebbero essere stati modificati. Per ulteriore assistenza, giornalisti e analisti possono contattare il Rapid Response Team di Microsoft o altri contatti appropriati elencati all’indirizzo http://www.microsoft.com/news/contactpr.mspx.

    Questi riferimenti sono riservati esclusivamente alla stampa:

    Microsoft

    Roberta Bertolotti

    Pubbliche Relazioni

    www.microsoft.com/italy/stampa

    e-mail [email protected]

    Burson-Marsteller

    Cristina Gobbo

    [email protected] – Tel 02/72143543

    Francesca Cappello

    [email protected] – Tel 02/72143503

    Logo Poste Italiane

    Poste Italiane è il più grande Gruppo di servizi del Paese. Grazie alla capillare presenza sul territorio nazionale e alla forte integrazione delle sue attività, offre prodotti e servizi di comunicazione, logistici, finanziari, assicurativi e di telefonia mobile a cittadini, imprese e pubblica amministrazione.

    Fanno parte del Gruppo Poste Italiane, tra le altre società, SDA (corriere espresso), Poste Vita (assicurazioni vita e danni), PosteMobile (telefonia mobile), Postecom (sviluppo e gestione dei servizi Internet) BancoPosta Fondi SGR (fondi comuni di investimento), Postel (servizi di posta “ibrida”).

    FONTE: Poste Italiane

  • Rimandata a Settembre la Tobin Tax sui derivati

    Il “decreto del fare” varato recentemente dal governo ha rinviato dall’1 luglio all’1 settembre l’entrata in vigore della Tobin Tax sui derivati. Inoltre è stato previsto lo slittamento della data di incasso del prelievo: inizialmente era stato indicato il 16 Luglio come data del pagamento, ma dal momento che non sono stati ancora definiti i criteri e le modalità di versamento oltre che di assolvimento della Tassa, il legislatore ha pensato bene di prorogare la data per il versamento al 16 Ottobre. Lo slittamento all’1 settembre riguarda anche l’imposta sul trading ad alta frequenza (Hft) sui derivati; l’impostazione degli intermediari sembra, comunque, orientata a favorire i traders che non si avvalgono di uno strumento automatico di inoltro degli ordini a mercato

    A differenza delle azioni sulle quali l’imposta viene calcolata con aliquota percentuale 0.12% (per il 2013), sui derivati invece si paga una tariffa fissa che varia in funzione dello strumento e del valore nozionale del contratto scambiato; inoltre deve essere corrisposta sia dall’acquirente che dal venditore e non è esentata l’operatività intraday. Per i derivati scambiati sul mercato non regolamento (Otc) l’onere sarà più gravoso, in quanto l’imposta è ben 5 volte superiore rispetto a quella prevista per gli strumenti scambiati sui mercati regolamentati.

    Per avere un’idea dell’impatto della Tobin Tax sull’operatività in derivati, è possibile effettuare delle simulazione sul sito www.tobin-tax.it ; acquistando, ad esempio, 1 contratto sul Footse Mib Future ai prezzi attuali (circa 16.200 punti) si pagherà una tassa di soli 30 centesimi (0.15€ in entrata e 0.15€ in uscita). Nell’ipotesi in cui il Footse Mib dovesse apprezzarsi salendo sopra quota 20.000 punti, il costo della Tobin Tax salirà considerevolmente fino a 1.50 euro.

    L’impatto sull’operatività nei mercati regolamentati sembra modesto mentre più gravoso sarà su quelli Otc (ad esempio i Cfd con sottostante un titolo o un indice italiano). In ogni caso risulta una imposta piuttosto “indigesta” agli investitori, in quanto si pagherà a prescindere dall’esito del trades e quindi anche su operazioni in perdita. L’alternativa per dribblare il balzello è piuttosto semplice: basta negoziare derivati con sottostanti indici e azioni esteri che spesso risultano anche più liquidi, trasparenti e con orari di negoziazione più lunghi.

    Intanto, dalle ultime stime, gli introiti che lo Stato avrà dalla Tobin Tax saranno risibili: a fronte di uno gettito stimato e atteso di circa 85 milioni di euro al mese, gli incassi saranno di gran lunga sotto le previsioni , infatti a stento si riuscirà a raggiungere la soglia dei 25 milioni al mese; con la conseguenza che lo Stato dovrà reperire altrove il gettito mancante, mentre gli investitori si trovano a tradare strumenti (sui quali grava il prelievo) poco liquidi e fortemente volatili, che spesso inducono a migrare su strumenti finanziari esteri (free Tobin Tax)

    A livello europeo, si è appreso che la tassa sarà estesa a tutti gli strumenti finanziari , quindi saranno tassati anche i titoli di Stato , oltre che le azioni e i derivati. L’Italia e la Spagna, nonostante fanno parte delle 11 nazioni che hanno aderito alla cooperazione rafforzata a favore della Tobin Tax, non sono affatto favorevoli a questa estensione. Trattandosi di paesi che sono tra i principali venditori del debito pubblico sul mercato secondario, sono consapevoli che i propri bond perderebbero di appetibilità se gravati di ulteriori costi di transazioni, da qui la necessità di dover aumentare i tassi

    Per fare trading evitando di pagare la Tobin Tax è possibile utilizzare Prime Time Trading che è il primo servizio che fornisce 1 solo segnale operativo nella prima ora di contrattazione (dalle 9 alle 10) sui titoli italiani a maggior capitalizzazione. In ogni caso la posizione non viene mai portata overnight e quindi se non verrà toccato lo stop loss o il trailing stop, verrà liquidata in asta di chiusura (evitando così di pagare la Tobin Tax). Il servizio ha generato 12.000€ di guadagni negli ultimi 6 mesi; per maggiori info: http://www.sostrader.it/sostrader/primetimetrading.cfm

  • Il procedimento disciplinare nel pubblico impiego Aggiornato con DPR 62/2013

    Obblighi e responsabilità dei dipendenti e dirigenti della P.A. dalla riforma del 2009, alla legge anticorruzione n.190/2012, al “codice della trasparenza” (D.Lgs. n.33/2013) e al nuovo codice di comportamento approvato l’8.3.2013.

    Al fine di introdurre le problematiche derivanti dalla mutata natura giuridica della responsabilità disciplinare, il seminario ricostruisce l’impianto normativo, alla luce del D.Lgs. n.165/2001 e le sue successive modifiche introdotte dai DD.LL. n.87/2011 e n.138/2011, della legge anticorruzione, del D.Lgs. n.33/2013 (c.d. codice della trasparenza) e del nuovo codice di comportamento dei dipendenti delle PP.AA. elaborato alla luce del nuovo testo dell’art.54 del Testo unico ed entrato in vigore il 19/06/2013 con il DPR 62/2013 (approvato con DPR 16/04/2013 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 giugno).

    Vengono quindi affrontate nel dettaglio le innovazioni apportate dal D.Lgs. n.150/2009 rispetto alla previgente regolamentazione della responsabilità disciplinare, con riferimento sia alle norme di natura sostanziale (nuove ipotesi di comportamenti sanzionabili, estensione alla dirigenza delle sanzioni conservative, ampliamento delle competenze dirigenziali in materia disciplinare), sia a quelle di tipo procedurale, nonché il loro recepimento da parte della contrattazione collettiva nazionale (personale dirigenziale non dirigenziale).

    Oltre all’approccio frontale, è previsto il coinvolgimento dei partecipanti che potranno porre questioni in merito alle problematiche concrete che quotidianamente affrontano.

    L’ultima parte del corso è dedicata ad una esercitazione pratica, ove verranno proposti e discussi con i partecipanti modelli redazionali dei vari atti del procedimento disciplinare (modalità di contestazione, verbali di audizione e sedute istruttorie, determinazioni dirigenziali e dell’UPD, etc.).

    RELATORE

    Donato Antonucci
    Avvocato Amministrativista

    SEDI

    Roma, 2 luglio – Empire Palace Hotel

    Bologna, 9 luglio

    PROGRAMMA

    Ore 9.00: Registrazione dei partecipanti

    Ore 9.15: Avvio lavori

    Inquadramento generale

    • L’evoluzione delle fonti normative nel pubblico impiego e la loro incidenza sul potere disciplinare del datore di lavoro pubblico.
    • I presupposti civilistici generali per l’esercizio della potestà disciplinare del datore di lavoro.
    • La natura giuridica del potere disciplinare nel pubblico impiego contrattualizzato.
    • La cogenza delle norme in materia disciplinare per tutte le amministrazioni pubbliche.
    • La responsabilità disciplinare tra le possibili forme di responsabilità dei dipendenti pubblici.
    • La responsabilità dirigenziale.
    • I rapporti tra i vari tipi di responsabilità del dipendente pubblico: la plurioffensività della condotta.

    Il procedimento disciplinare: profili sostanziali

    • La distinzione tra norme sostanziali e procedurali.
    • Le norme sostanziali in materia disciplinare: il codice di comportamento ministeriale e l’esigibilità della condotta del dipendente da parte del datore di lavoro pubblico.
    • Le singole previsioni del codice di comportamento ministeriale ed i codici di comportamento delle PP.AA. (i principi generali del codice di condotta; le regalie; l’attività associativa; la trasparenza negli interessi finanziari; l’obbligo di astensione; le attività collaterali; i doveri di imparzialità; i comportamenti nella vita sociale; i comportamenti in servizio; i rapporti con il pubblico; l’attività contrattuale; la valutazione dei risultati).
    • I contratti collettivi nazionali e i codici disciplinari negoziali.
    • L’organizzazione interna all’Ente per l’esercizio della funzione disciplinare.
    • Le nuove previsioni del D.Lgs. 150/2009 sulla responsabilità dirigenziale:

      • La separazione tra indirizzo politico ed attività di gestione.
      • Recesso dell’amministrazione e responsabilità dirigenziale nel comparto Regioni – Autonomie locali.
      • Profili di tutela del dirigente. In particolare, il Comitato dei Garanti.
    • La responsabilità disciplinare del dirigente:

      • La responsabilità disciplinare del dirigente prima della Riforma Brunetta.
      • La responsabilità disciplinare del dirigente dopo la Riforma Brunetta.
      • La responsabilità disciplinare del dirigente nel comparto Regioni – Autonomie locali.
    • Le ulteriori ipotesi di responsabilità disciplinare del «decreto Brunetta» per tutti i dipendenti pubblici:

      • Le sanzioni espulsive.
      • Le sanzioni conservative.
    • Le altre previsioni del D.Lgs. 150/2009: i controlli sulle assenze:

      • Le «linee guida» dell’attuale esecutivo: la lotta all’assenteismo e il nuovo art. 55septies T.U. pubblico impiego.
      • La trasmissione telematica dei certificati di malattia.
      • Il controllo della P.A. sulle assenze e le fasce orarie di reperibilità del lavoratore.
      • La permanente inidoneità psicofisica e le disposizioni applicative del D.P.R. n.171/2011.
      • Il reato di falsa attestazione e certificazione.
    • La successiva evoluzione legislativa sino alla legge anticorruzione ed al codice della trasparenza 2013.
    • Il nuovo art.54 del testo unico e il codice di comportamento approvato con DPR 16/04/2013 in corso di pubblicazione in G.U.

    Il procedimento disciplinare: aspetti procedurali

    • Ambito di applicazione e caratteri generali.
    • Le singole fasi del procedimento disciplinare: in particolare, la «pre-istruttoria».
    • La contestazione degli addebiti.
    • L’istruttoria.
    • La definizione della procedura.
    • L’applicazione della sanzione su richiesta.
    • L’impugnazione della sanzione:

      • L’impugnazione della sanzione ante «collegato lavoro».
      • L’impugnazione della sanzione dopo la L. 183/2010, il cd. «collegato lavoro»», come modificato dalla L.n.92/2012 (c.d. «Riforma Fornero»).

    I rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento penale

    • Il regime anteriore al D.Lgs. 150/2009.
    • Il regime successivo al D.Lgs. 150/2009.
    • Le misure cautelari in pendenza del procedimento disciplinare.
    • Le misure cautelari in pendenza del procedimento penale.
    • La ripresa e la riapertura del procedimento disciplinare all’esito del procedimento penale.

    Ore 17.00: Chiusura lavori

    Coffee break e pranzo di lavoro offerto dall’organizzazione.

    Per maggiori info: http://www.mediaconsult.it/dettaglio_evento.php?idNE=264

  • Esercitazione pratica su convenzioni CONSIP e Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione

    Obbligatori per le Pubbliche Amministrazioni

    (Evento formativo accreditato dal Consiglio Nazionale Forense: 7 crediti formativi)

    La spending review con il D.L. 52/2012 e D.L. 95/2012 ha rinnovato per gli Enti Centrali l’obbligo di utilizzare le Convenzioni Consip e per tutte le Pubbliche Amministrazioni di rispettare i vincoli di prezzo di Convenzione. Ha inoltre esteso l’obbligo di utilizzo delMercato Elettronico per gli acquisti fino a € 200.000 ad Enti Statali, Regioni, Province, Comuni, IACP, CCIAA, Enti del SSN, Enti pubblici non economici e tanti altri.

    La Convenzione produce significative economie di scala grazie all’aggregazione della domanda, resa possibile dalla standardizzazione dell’oggetto dell’appalto e della modalità di interazione con il Fornitore. Di contro, in difetto di opportune competenze, essa accresce di conseguenza il rischio di inefficienza economica o insoddisfazione della committenza.

    Tramite il mercato elettronico è possibile consultare fornitori già abilitati e confrontare le offerte nel catalogo per svolgere rapidamente analisi, indagini di mercato, verifiche di congruità dei prezzi, fino ad espletare una intera procedura di gara sotto soglia.

    Il seminario consiste in una esercitazione pratica di utilizzo delle Convenzioni e delMercato Elettronico, con particolare riguardo alla fase di ricerca della Convenzione,progettazione, confronto concorrenziale delle offerte, acquisto a catalogo. Sarà inoltre mostrato come produrre una Richiesta di Offerta al prezzo più basso o all’offerta economicamente più vantaggiosa.

    RELATORE

    Ing. Fabio della Marta
    Consulente e formatore in materia di appalti e contratti pubblici per primari Enti pubblici.

    SEDE

    Napoli, 9 luglio – Hotel Ramada

    PROGRAMMA

    Ore 9.15: Registrazione dei partecipanti

    Ore 9.30: Avvio lavori

    La ricerca delle Convenzioni

    • La vetrina delle Convenzioni e la ricerca per categoria merceologica.
    • L’individuazione delle caratteristiche della Convenzione.
    • La verifica della comparabilità tra l’oggetto della Convenzione e i fabbisogni specifici.

    L’adesione alla Convenzione

    • L’adesione alle Convenzioni previo Ordinativo di Fornitura.
    • L’adesione alle Convenzioni previo Ordinativo Preliminare / Richiesta di Progetto.
    • La verifica del Progetto del Fornitore.
    • Esempi di adesione economicamente efficiente a Convenzioni per forniture e servizi

    L’indagine di mercato e la verifica dei prezzi

    • La ricerca degli articoli.
    • Le analisi tecniche ed economiche.
    • La verifica di congruità dei prezzi.
    • L’individuazione dei Fornitori da invitare.

    L’ordine di acquisto diretto

    • Il confronto concorrenziale delle Offerte ex. art. 328 D.P.R. 207/2010.
    • La scelta dell’Ordine diretto e della Richiesta di Offerta.

    L’ordine di acquisto previa Richiesta di Offerta

    • La Richiesta di Offerta rivolta ai Fornitori abilitati.
    • La compilazione della Lettera di Invito.
    • L’inserimento di requisiti particolari.
    • L’inserimento di numerosi articoli in una medesima Richiesta di Offerta.
    • L’indicazione delle specifiche tecniche degli articoli.
    • L’inserimento di un Capitolato Tecnico.
    • L’inserimento di uno schema di Contratto.
    • La richiesta di cauzioni e garanzie.

    La valutazione delle Offerte

    • La verifica della busta amministrativa.
    • La valutazione dell’Offerta Tecnica.
    • L’Offerta economica.

    Ore 17.00: Chiusura lavori

    Coffee break e pranzo di lavoro offerto dall’organizzazione.

    Per maggiori info: http://www.mediaconsult.it/dettaglio_evento.php?idNE=253

  • AVCPASS: istruzioni per l’uso

    Nuovi adempimenti per il RUP

    (Evento formativo accreditato dal Consiglio Nazionale Forense: 5 crediti formativi)

    Le recenti novità legislative hanno visto l’inaugurazione del nuovo sistema di verifica del possesso dei requisiti di partecipazione mediante il ricorso all’AVCPASS e l’anticipazione dell’entrata in vigore del Codice antimafia proprio relativamente alla parte dedicata alla documentazione.

    Nella giornata di studio si analizzerà la normativa e le disposizioni date dai diversi organismi interessati anche con un supporto tecnico operativo, che permetterà divisualizzare ed illustrare i vari passaggi operativi, previsti dal sistema.

    RELATORE

    Francesca Petullà
    Avvocato amministrativista, in Roma

    SEDI

    Cagliari, 2 luglio – Hotel Regina Margherita

    Trento, 9 luglio – Hotel Sporting

    PROGRAMMA

    Ore 9.00: Registrazione dei partecipanti

    Ore 9.10: Avvio lavori

    L’istituzione dell’AVCPASS: la deliberazione del 20 dicembre 2012 n.111

    • Soggetti interessati.
    • Adempimenti.
    • Diritto transitorio.
    • Attività del RUP.
    • Il sistema di collegamento con altri enti.
    • Termini di produzione certificazioni.
    • Carenze documentali del sistema.
    • Requisiti di partecipazione certificati tramite AVCPASS.
    • L’attuale esclusione degli appalti sotto i 40.000 euro.

    Come funziona l’AVCPASS: istruzioni per l’uso

    • Documento Illustrativo dell’AVCP del 7 febbraio 2013.
    • Ricostruzione delle fasi operative: dal CIG alla trasmissione dei dati di tutte le fasi della gara.
    • I nuovi dati da trasmettere per la creazione del fascicolo della gara.

    La trasmissione dei dati all’Osservatorio

    Ore 14.00: Chiusura lavori

    L’organizzazione è lieta di offrire il coffee break.

    Per maggiori info: http://www.mediaconsult.it/dettaglio_evento.php?idNE=258

  • Flavio Cattaneo, Il quotidiano La Stampa intervista l’AD di Terna

    Il quotidiano La Stampa intervista l’AD di Terna Flavio Cattaneo. Sotto la sua guida, il valore dell’azienda è cresciuto del 70%, rendimento complessivo per gli azionisti oltre il 240%. Inoltre, Terna ha distribuito 2,5 miliardi di euro di dividendi, l’azionariato ha investito 6,5 miliardi per rendere la rete elettrica nazionale efficiente e più stabile. Cattaneo: “Oggi siamo la prima società per presenza di fondi stranieri; quando Terna emette un bond, anche di grande entità, il book viene chiuso in mezz’ora. I numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro”.

    Terna, Flavio Cattaneo

    Cattaneo, Terna è una delle poche cose che vanno bene in un Paese che sembra avviluppato in una crisi drammatica. Qual è il problema dell’Italia, dal suo osservatorio?

    «In Italia il buono c’è ed è “diffuso”, ma non esce in superficie. Lo troviamo nella piccola e media impresa, nella gente che lavora tutti i giorni, nel buonsenso delle persone. Ma se noi italiani presi individualmente siamo bravissimi, quando dobbiamo lavorare insieme allarghiamo le braccia, ed è come se dicessimo “non si può fare”».

    È una specie di carattere nazionale.

    «C’è un vero problema culturale, questo è indubbio. C’è chi fa grandi proclami in cui annuncia che bisogna rifare tutto, ma alla fine non si rifà mai niente; c’è una moltitudine di interessi in competizione fra loro. Tanti, troppi, “tengono famiglia”. Quando l’Italia è entrata nell’euro sembrava che ci si fosse incamminati verso una visione moderna, ma poi ci siamo cacciati in una situazione che ricorda tanto la definizione che dava Carlo Maria Cipolla della stupidità: “compiere azioni senza trarne alcun vantaggio”. Inteso ovviamente come vantaggio collettivo, perché nel trarre vantaggi personali gli italiani sono maestri».

    Un problema culturale che si traduce in numeri, in economia. Nel nostro caso quasi sempre numeri negativi per il Pil, gli investimenti, il lavoro, i consumi. Ce la caveremo?
    «Tutti i “meno” dell’Italia sono frutto di quello che abbiamo detto finora. Per farli diventare dei “più” bisogna invertire quel modo di pensare e di agire. Facciamo degli esempi: perché i turisti cinesi, che pure preferiscono Roma a Parigi, sbarcano a Parigi? Gli aeroporti italiani come sono? E i collegamenti con le città? È vero o no che anche un cinese molto ricco rischia di essere bloccato, quale extra comunitario, dalle leggi sull’immigrazione clandestina? Se non c’è gente di buonsenso che produce regole ragionevoli e applicabili, i “più” non li avremo mai. Tutti, qualunque ruolo ricoprano, devono poter dimostrare di aver fatto bene. E se anche messi nella condizione non lo dimostrano, allora è un dovere cambiarli. Nessuno può pensare di essere inamovibile, a nessun livello».

    Che ne pensa delle politiche di austerità? C’è chi pensa che strangolino l’economia e aggravino la recessione…

    «Mio padre, piccolo artigiano, diceva al suo ragioniere: “lei vuole che io fallisca, ma con i conti in ordine?” I risultati delle aziende, i “numeri”, sono il risultato di un processo. Le politiche di austerità pongono l’attenzione soltanto sui numeri finali e uccidono il processo, con risultati non certo lusinghieri. In Italia siamo stati portati a non consumare: in questo modo la domanda interna cala, calano le entrate e si devono aumentare le tasse. E così si va a fondo. Detto questo, la spesa pubblica non può essere dissipata, ma la giusta oculatezza non può essere utilizzata in maniera sconsiderata se no il risultato è un “meno”».

    E avendo un pacchetto di miliardi da spendere, cosa farebbe per far ripartire il Paese?
    «Primo: ridurre le tasse per chi investe e chi assume. Secondo: chi lascia i soldi in Italia deve essere trattato meglio di chi li porta all’estero. Terzo: chi fa deve essere trattato meglio di chi non fa. Quarto: il reddito creato con il lavoro deve essere agevolato a livello fiscale. Poi, una politica di gestione dell’immigrazione per favorire l’arrivo di gente perbene e con le caratteristiche che occorrono per riattivare l’economia, così come è stato fatto negli Stati Uniti. Infine, una politica di investimento nell’innovazione e nella ricerca e norme, anche europee, per agevolare gli investimenti a lungo termine».

    Ci parli della sua esperienza a Terna.

    «Abbiamo iniziato otto anni fa. Oggi siamo la prima società per presenza di fondi stranieri; quando Terna emette un bond, anche di grande entità, il book viene chiuso in mezz’ora. Abbiamo un costo del debito basso e a lunga scadenza. Abbiamo assunto mille persone, facendo turnover. I nostri operai sono tra quelli meglio remunerati d’Italia, perché un’azienda deve saper diffondere il benessere, quando c’è, a tutti i livelli. Ripeto: i numeri sono il risultato di un processo che richiede un duro lavoro. Noi a Terna abbiamo semplicemente applicato il sano modello della media impresa italiana, che poi è quello dell’impresa ben gestita».

    E alla Rai, dove lei è stato direttore generale dal 2003 al 2005, cosa non ha funzionato?
    «Intanto prendiamo i bilanci di quella gestione, quelli precedenti e quelli successivi. Quando sono uscito, la Rai aveva 400 milioni di posizione finanziaria netta attiva e 180 milioni di utile netto. Sono entrato con un autista e un’impiegata e con loro sono uscito. Mi lasci dire che è stata un’esperienza difficile, ed entusiasmante. È lì che mi sono venuti i primi capelli bianchi. Sul presente non spetta a me dare giudizi, ma è un’azienda che ha tante potenzialità, specie nel prodotto. A volte inutilizzate».

    La lottizzazione politica fa parte o no di quel “problema culturale” di cui parlava? Come si potrebbe cambiare il sistema?

    «La lottizzazione delle nomine pubbliche la critichiamo tutti, non tanto perché le nomine sono decise dai politici, ma perché poi chi è stato nominato quasi mai porta buoni risultati e finisce che le cose vanno male. Il politico che nomina una persona brava merita gli applausi; quello che ne nomina una non brava ma “fedele” che fa andare male le cose merita i fischi. Anche perché questo significa che quel politico, anche quando dovrà prendere altre decisioni, farà prevalere gli interessi personali. Occorre stabilire dei criteri oggettivi, sia per le nomine che per la durata dei mandati: “cambiare il sangue” e premiare i meritevoli fa bene, sia nel pubblico che nel privato. Le prime dichiarazioni del Governo in tal senso lasciano ben sperare».

    Nelle stagioni delle nomine pubbliche lei è sempre citato per questa o quella poltrona. Le piacerebbe cambiare?

    «Ho ancora un anno di mandato qui a Terna: finché lavoro in un’azienda penso solo a quella».

    FONTE: Terna