Categoria: Economia e Finanza

  • Prestiti e cure mediche: 6.600 euro la richiesta media in Italia

    La salute ha un costo e sono in tanti quelli che, in tempi di crisi, scelgono di rateizzare i pagamenti per le spese sanitarie: il comparatore Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) ha analizzato, in collaborazione con Prestiti.it (www.prestiti.it), oltre 60.000 richieste di prestito presentate in Italia da gennaio a giugno 2013, scoprendo che i prestiti per le spese mediche rappresentano quasi l’1% delle domande di prestito personale (0,84%).

    Chiedere un finanziamento per pagare le spese mediche non sembra più così strano: se garantire cure sanitarie e assistenziali adeguate per sé e i propri figli è ogni giorno più difficile – e sono tante le analisi che raccontano come si arrivi a tagliare anche sugli interventi indispensabili – non è più un’eccezione gestire le spese primarie dilazionandole nel tempo.

    Nel dettaglio, la richiesta media per questo tipo di finanziamento è piuttosto elevata: siamo a circa 6.600 euro, da restituire in un periodo di tempo particolarmente lungo, 56 mesi, quasi cinque anni. L’età media al momento della richiesta è di 44 anni, in linea con le richieste standard di credito al consumo. Stupisce, però, che la percentuale di richieste provenienti da donne sia molto più elevata del solito: se normalmente 3 domande su 4 arrivano da uomini quando parliamo di prestiti per le spese mediche il gap si riduce di parecchio. È composto da donne ben il 42% del campione analizzato.

    Per quanto riguarda la professione svolta da chi chiede un finanziamento per pagare le spese sanitarie si rileva come una domanda su due (il 53% del totale) arrivi da un dipendente privato, il 12% da un lavoratore autonomo mentre oltre il 10% da un pensionato. Lo stipendio medio dichiarato al momento della richiesta è di 1.700 euro.

    Per quanto riguarda le differenze tra le regioni, l’incidenza di questa tipologia di finanziamento sul totale dei prestiti personali è più alta in Toscana (qui arriviamo all’1,36%) e in Abruzzo (1,33%), mentre è ai minimi in Puglia e in Sardegna (entrambe con lo 0,34%). Gli importi più alti vengono richiesti in Piemonte (9.400 euro), Liguria (8.800 euro) e Lazio (7.800 euro), le cifre più basse prevalentemente al centro-sud: Umbria (4.500 euro) e Basilicata (4.000 euro) si trovano in fondo alla classifica nazionale.

    Ma per cosa si chiede un finanziamento di questo tipo? Si va dai trattamenti di bellezza alle operazioni di chirurgia estetica, dagli impianti di ortodonzia per sé o per i figli alla gestione di terapie di lunga durata.

    «Quel che è certo – dichiara Lorenzo Bacca, Responsabile Business Unit Prestiti dei due broker online – è che si tratta di una risposta alla crisi, che ha visto le famiglie italiane ridurre la spesa sanitaria in maniera spesso drastica. Le ultime stime del Censis hanno rivelato che ci sono 9 milioni di italiani che non hanno potuto accedere a prestazioni sanitarie più o meno essenziali per mancanza di liquidità. Finanziare anche le spese mediche è spesso l’unica soluzione per la gestione di questi bisogni».

  • Flavio Cattaneo, Elettrodotto Italia-Francia 23a interconnessione verso l’estero

    Terna, il via all’elettrodotto Italia-Francia, un corridoio destinato a raddoppiare la capacità di trasporto di energia elettrica e che contribuirà ad uniformare le reti elettriche nazionali. Con i suoi 190 km sarà il più lungo cavo interrato al mondo, un investimento da 1,4 miliardi di euro. 25 i comuni interessati dall’attraversamento, 70 le imprese coinvolte, 500 i posti di lavoro garantiti. L’AD di Terna Flavio Cattaneo: “Questa interconnessione, la 23a verso l’estero, garantirà una riduzione importante dei costi e maggiore sicurezza ed efficienza nella trasmissione di energia con gli altri paesi”.

    Come riportato efficacemente dalla stampa nazionale e locale (come “Sole 24 Ore”, “Corriere della Sera” e “La Stampa”) la linea elettrica che sarà realizzata tra Italia e Francia (190 km da Piossasco a Grand’Ile, dei quali 95 in territorio italiano) è destinata a segnare da qui al 2019, data di fine lavori, un momento epocale per il futuro del nostro Paese ma anche per l’Europa, visto che va nella direzione dell’uniformità delle reti elettriche nazionali.

    Tanti gli elementi che fanno di quest’opera una infrastruttura unica a livello mondiale e di alta ingegneria. In numeri sono emblematici: si tratta di un investimento da 1,4 miliardi di euro (800 per la parte italiana, metà dei quali a carico di Terna); praticamente ad impatto zero in quanto si avvarrà di infrastrutture esistenti sul suo cammino (è il caso della A32, Torino-Bardonecchia, ad esempio); efficace in termini di capacità di scambio (che sulla frontiera con la Francia passerà da 2600 a 4400 MW) e risparmio (per gli italiani ci sarà un minor importo sulla bolletta per circa 150 milioni di euro). Ed ancora: 25 comuni interessati dall’attraversamento, 70 imprese coinvolte, 500 posti di lavoro garantiti.

    Come ribadito dall’ad Flavio Cattaneo “questa interconnessione, la 23a verso l’estero, garantirà una riduzione importante dei costi e maggiore sicurezza ed efficienza nella trasmissione di energia con gli altri paesi”. Il “Sole 24 Ore” rimarca come in effetti Terna negli ultimi 8 anni abbia investito 8 miliardi di euro con benefici per 5 miliardi nelle bollette degli italiani.

    Il più grande investimento dei prossimi cinque anni. Un corridoio destinato a raddoppiare la capacità di trasporto di energia elettrica. Tanti titoli, tanti modi diversi per esaltare però in modo uniforme la nuova grande realizzazione avviata da Terna e presentata ufficialmente a Piossasco, in provincia di Torino.

    FONTE: Terna

  • Scaroni eni, una sintesi del suo intervento all’Atlantic Council

    Washington, intervento di Paolo Scaroni, ammistratore delegato Eni, all’apertura dei lavori sui nuovi scenari mondiali dell’energia all’Atlantic Council. Gli USA crescono e l’opportunità di ripresa per l’Unione Europea è la creazione di un new deal energetico. Il Nord Africa potrebbe stupire e diventare regione forte e florida.

    Ieri a Washington DC l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, è stato invitato ad aprire i lavori sui nuovi scenari mondiali dell’energia all’Atlantic Council. Pubblichiamo una sintesi del suo intervento.

    Print

    Energia e geopolitica sono da sempre legate tra loro: Stati Uniti, Russia e Nord Africa sono tra i protagonisti di questo periodo storico. Occuparmi di questi Paesi è il mio lavoro. Penso a Russia, Libia e Algeria ogni giorno ed è alla loro situazione che rivolgo il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi. Questo perché Eni compra gas dalla Russia ogni anno per 8 miliardi di dollari, il che ci rende il primo cliente di Gazprom al mondo, ed è di gran lunga la prima società petrolifera internazionale del Nord Africa.

    Paesi questi che, oggi più che mai, sono influenzati da ciò che succede negli Stati Uniti.

    La rivoluzione dello shale gas in America ha cambiato le dinamiche della competizione globale. Gli Stati Uniti già godevano rispetto all’Europa di un vantaggio competitivo offrendo da sempre un contesto favorevole all’industria e al mondo degli affari con leggi e regole pragmatiche, una forza lavoro qualificata e flessibile e un grande mercato. Oggi la buon notizia per gli Stati Uniti è che possono contare su tutta l’energia di cui hanno bisogno a prezzi imbattibili.

    Quella che è un’ottima notizia per gli Stati Uniti non lo è per la nostra Europa. La nostra industria, già mortificata dal calo della domanda e da un mercato del lavoro ancora troppo rigido, deve ora competere con l’industria americana che paga il gas un terzo di quella europea e l’elettricità meno della metà.

    Come le buone idee e i capitali anche gli investimenti industriali hanno le gambe e non esitano a traslocare nella regione del mondo che offre tutto ciò che l’Europa stenta a dare. Questo ha contribuito alla diminuzione della domanda di gas in Europa del 15% rispetto al 2008, un fenomeno che non trova analogie dal secondo dopoguerra e che non si arresterà da solo.

    Certo, la nostra industria potrebbe beneficiare dei prezzi dello shale gas americano quando sarà esportato. Ma ciò non basta per renderla competitiva con gli Stati Uniti perché tra costi di liquefazione, trasporto e rigassificazione il gas costerà comunque il doppio rispetto agli Stati Uniti.

    Se l’Europa ambisce a un rinascimento industriale – con ricadute positive in termini di crescita e occupazione – deve inventarsi un «new deal energetico».

    La prima priorità è lo shale gas, che probabilmente in Europa c’è e in quantità rilevanti. Per sfruttarlo appieno serve però un consenso politico, che manca. Proprio lo scorso fine settimana il presidente francese, Francois Hollande, ha dichiarato che fino a quando rimarrà in carica non ci sarà alcuna attività per lo shale gas in Francia. Quindi per poter accedere alle promettenti risorse di shale gas francesi l’Europa dovrà aspettare che il presidente Hollande cambi idea o che la Francia cambi il suo presidente.

    Altri possibili interventi per assicurare energia a basso costo potrebbero essere il miglior sfruttamento degli idrocarburi convenzionali, l’efficienza energetica. In un mondo ideale ci potrebbe essere anche il nucleare. Ma c’è anche un’altra soluzione: l’Europa potrebbe rafforzare i legami politici con i suoi tradizionali fornitori di gas; Algeria, Libia e soprattutto Russia.

    Gli interessi di lungo periodo dell’Europa coincidono con quelli dei suoi fornitori. Per sopravvivere, le nostre imprese hanno bisogno di poter contare su gas a prezzi competitivi. La Russia ha tutto l’interesse ad avere un’Europa industriale forte e in crescita essendo il mercato di sbocco naturale dei suoi idrocarburi. Se le compagnie europee emigrassero negli Stati Uniti sarebbe un danno per tutti: i giovani europei non avrebbero lavoro e i giovani russi non avrebbero a chi vendere il gas. Al contrario, se le nostre aziende potessero avere gas russo in abbondanza a prezzi competitivi sarebbe un grosso vantaggio per entrambi. Non credo che la Russia possa diventare il nostro Texas in tempi brevi. Vi è ancora molta diffidenza soprattutto politica, ma quando gli interessi economici sono così vicini una strada prima o poi la si trova. Altro tema fondamentale dello scenario energetico mondiale è l’evoluzione del Nord Africa.

    L’Algeria, recente vittima di un grave attacco terroristico, sta per affrontare nuove elezioni presidenziali. Faccio parte di coloro che pensano che l’attacco al campo di In Amenas sia stato un evento isolato, e che l’Algeria, con le sue istituzioni solide e con una ricchezza petrolifera ben gestita, sarà capace di affrontare al meglio il proprio futuro.

    Anche sull’Egitto sono ottimista. Certo, i recenti episodi di violenza sono motivo di preoccupazione. Ma l’Egitto ha dalla sua una classe media forte e istituzioni solide, elementi che sosterranno la stabilizzazione. La preoccupazione principale è che il Paese è sempre più povero. Le manifestazioni di Piazza Tahrir sono certamente positive per il processo di democratizzazione in Egitto ma non incoraggiano il turismo, la principale fonte di ricchezza del Paese. La situazione sembra migliorare, le piazze sono meno frequentate e spero che non sia solo un effetto del Ramadan.

    Il guado più difficile lo sta attraversando la Libia, che si trova a costruire uno stato dopo più di 40 anni di dittatura. Al momento, in Libia, sono armati praticamente tutti – tranne il governo che non dispone di un esercito. Ma anche la Libia ha punti di forza sui quali fare leva. Politici e cittadini stanno affrontando la situazione con molta pazienza. Inoltre la Libia è potenzialmente un Paese ricchissimo, con meno di 6 milioni di abitanti e 2 milioni di barili al giorno di capacità produttiva di idrocarburi. Potrebbe essere un altro Qatar, Kuwait o Abu Dhabi, un buon punto di partenza per costruire uno Stato solido.

    In conclusione, gli Stati Uniti hanno davanti anni di grande crescita, l’Europa dovrà reinventarsi per rimanere competitiva e il Nord Africa smentirà i pessimisti diventando una regione forte e florida.

    FONTE: Corriere.it

  • Idee per diventare milionari: il ragazzo della confettura

    Desideri avere Idee per diventare milionario? Prendi ispirazione dalla incredibile vicenda dell’adolescente della marmellata. Per scoprire come migliorare la tua situazione finanziara, scarica il report gratis "Risultati Economici"

    Gli imprenditori di maggior successo per creare ricchezza creano siti web. Un ragazzo della Scozia ha creato invece la sua attività grazie ad un modo decisamente più tradizionale. Fraser Doherty iniziò agli inizi del 2000, quando era solamente quattordicenne, a fare marmellate usando le ricette dell’amata nonna nella cucina dei genitori in Scozia.

    Fraser iniziò la sua attività proponendo vasetti di marmellata ai vicini di casa e dopo aver ricevuto commenti supportivi, aumentò le sue fatiche producendo e vendendo confettura alla festa della chiesa locale.

    A soli 16 anni, l’adolescente lasciò gli studi per lavorare a tempo pieno nel suo nuovo business. Cinque anni dopo, questo normalissimo adolescente trasformò il proprio hobby casalingo di produzione di marmellata in una impresa da un milione di dollari che ha battezzato “SuperJam” (Marmellata Super). Scopri cosa hai bisogno di fare per migliorare la tua situazione finanziara definitivamente, consulta il report gratuito "Risultati Economici", clicca quì: "Come raggiungere risultati economici"

    Qualcosa che era cominciato come un hobby si è trasformato in un impero molto lucractivo della marmellata biologica e tutto ciò ha fatto diventare il ragazzo uno degli imprenditori di più grande successo della Scozia.

    SuperJam è ampiamente apprezzata per l’impiego di ingredienti naturali. Questo è senza dubbio stato uno degli elementi primari del successo dell’azienda. Molti cercano difatti sempre di più cibo naturale e genuino. L’impresa fattura per quasi mezzo milione di euro all’anno. Questo rappresenta all’incirca il 10% del mercato della confettura del Regno Unito. Nel 2008 SuperJam è quindi diventata una delle industrie più importanti del mercato della marmellata del Regno Unito e ora si sta allargando nel mercato americano.

    Dallo scorso anno, "marmellata super" è presente nella gran parte dei continenti ed ha anche ricevuto numerosi riconoscimenti. La creazione dell’attività è anche presente nel Museo Nazionale di Scozia nel quale è presentata come uno dei fiori all’occhiello del marchio della cucina scozzese. Davvero niente male per qualcosa che sarebbe dovuta rimanere solo un hobby di un adolescente.

    L’attività iniziata da un adolescente con le ricette della nonna è valutata ora milioni. Il ragazzo ha inoltre organizzato molteplici progetti di beneficenza. In particolare organizza degli incontri del te per persone anziane sole. Ha scritto perlopiù due libri. Uno contiene delle ricette di marmellate biologiche e dolci da fare in casa. L’altro è una guida nella quale racconta nei particolari come ha dato inizio al suo business e come è giunto al successo.

    Ma tutto ciò potrebbe verificarsi in Italia? Se un ragazzo si accingesse a produrre marmellata o qualcos’altro, qui in Italia verrebbe considerato come un hobby che non deve comunque distrarre dalla scuola. Non che sia un errore, tuttavia la mentalità di dare un’opportunità ad un’idea ha permesso di creare un impero da una semplice idea. Per capire come puoi cambiare la tua situazione economica, leggi il report gratis "Come raggiungere risultati economici"

  • Flavio Cattaneo, Terna investe sulle reti efficienti

    Piossasco, inaugurati i lavori per il nuovo corridoio “Piemonte-Savoia” che promette di raddoppiare la capacità di trasporto della rete tra Italia e Francia e di diventare la più importante frontiera elettrica della penisola. Flavio Cattaneo, AD di Terna: «Questa opera è la 23ma interconnessione verso l’estero e consentirà una riduzione importante dei costi e maggiore sicurezza ed efficienza nella trasmissione di energia con gli altri paesi», «negli ultimi 8-9 anni Terna ha investito quasi 8 miliardi di euro con benefici per 5 miliardi nelle bollette degli italiani».

    L’ultima interconnessione risale al 1985 quando fu ultimata la Rondissone–Albertville, la quarta linea elettrica che collegava l’Italia e i cugini d’Oltralpe. Ma il nuovo corridoio “Piemonte-Savoia”, i cui lavori sono stati inaugurati da Terna e dal suo amministratore delegato Flavio Cattaneo, promette di raddoppiare la capacità di trasporto della rete tra i due paesi (dagli attuali 2.650 a oltre 4.400 megawatt, con un incremento del 60%) e di trasformare quella con la Francia nella più importante frontiera elettrica della penisola.

    Non a caso, i numeri dell’opera, benedetta dal Governo e dalla commissione europea – che ha co-finanziato gli studi di fattibilità e inserito la nuova linea tra i progetti di interessi comune per il Vecchio Continente, insieme ad altre 10 infrastrutture targate Terna – sono imponenti: 190 chilometri totalmente interrati di linea a corrente continua che entreranno in servizio per il 2019 e che collegheranno Grand’Ile (Savoia) e Piossasco, in provincia di Torino. Ed è proprio da qui, dal cuore della Val di Susa e dalla nuova stazione elettrica, frutto del riammodernamento di quella esistente (60 milioni di euro l’investimento sostenuto da Terna), che parte la nuova sfida della spa dell’alta tensione.

    «Questa opera è la 23ma interconnessione verso l’estero e consentirà una riduzione importante dei costi (si stimano 150 milioni di risparmi l’anno per il sistema, ndr) e maggiore sicurezza ed efficienza nella trasmissione di energia con gli altri paesi», sottolinea il numero uno Cattaneo non prima di aver ricordato «che negli ultimi 8-9 anni Terna ha investito quasi 8 miliardi di euro con benefici per 5 miliardi nelle bollette degli italiani». «Mantenere un livello di investimento così alto – avverte l’ad – è importante e rimarchevole». E la spa dell’alta tensione intende conservare lo stesso ritmo anche negli anni a venire con un impegno di 7,9 miliardi di euro nel piano di sviluppo 2013-2022.

    Intanto, però, gli occhi sono puntati sulla nuova linea, il primo progetto al mondo per lunghezza del tracciato completamente interrato e che costerà 1,4 miliardi di euro: 600 milioni per i francesi e 800 milioni per l’Italia, suddivisi a metà tra Terna e Transenergia, la società di scopo partecipata da Nemo e Sitaf, l’azienda che gestisce la Torino-Bardonecchia e il traforo del Frejus. «È un’eccellenza progettuale – rileva il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato – che ha saputo coniugare l’efficienza nel metodo e nei costi oltre che ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente». L’elettrodotto, ricorda infatti Gianni Armani, ad di Terna Rete Italia, si «snoderà in perfetta interazione con l’infrastruttura autostradale», sarà quindi “invisibile” come si legge nei cartelloni che campeggiano all’interno della stazione torinese. Dove ci sono anche le autorità locali (Comuni, Provincia e Regione) a brindare alla nuova opera e a chiedere un “regime speciale”, una quota di energia da riservare alla competitività delle aziende del territorio.

    L’elettrodotto, ribadisce poi il presidente dell’Authority per l’Energia, Guido Bortoni – che, da giovane ingegnere elettrico, agli inizi degli anni ’90, contribuì alla creazione della tecnologia alla base della nuova linea -, «è un passo avanti verso l’integrazione dei mercati in cui si possono scambiare non solo base load energetici ma anche servizi di flessibilità», che ora l’Italia potrà esportare verso la Francia. Con i cugini d’oltralpe, d’altro canto, la cooperazione energetica è di lunga data, rammentano i vertici di Rte, l’omologo francese di Terna, e ha conosciuto una svolta nel 2007 con gli accordi di Nizza. I quali, oltre al nuovo corridoio elettrico, prevedevano anche il potenziamento della rete esistente per ulteriori 600 megawatt.

    FONTE: Il Sole 24 Ore

  • Crowdfunding Italia – Ogni Start up che vale merita … credito!

    Parlare di crowdfunding non vuol dire solo trattare uno degli argomenti più discussi del momento, piuttosto significa riscoprire valori ormai dimenticati e renderli prerogativa vincente di sogni e progetti. Nessun settore ne è escluso, perché la fiducia, la collaborazione e l’ambizione sono gli ingredienti principi di ogni idea, sono la spinta motivazionale di chi sceglie di affidarsi a forme di finanziamento innovative, seppur edificate su antichi ideali.

    Com-Unity è la piattaforma di crowdfunding in Italia che promuove i sogni, dove è possibile proporre e/o sostenere progetti che mirano a migliorare la qualità della vita di tutti. Su Com-Unity.it, anche il più piccolo risparmio può trasformarsi in un importante contributo per una buona causa, ciascun prestito elargito attraverso la piattaforma è sicuro e garantito da uno staff di professionisti.

    I progetti da sostenere sono tanti, uno di essi è quello del Giardino per la scuola di Medolla, proposto da Rock No War Onlus, ma anche l’innovativo Crossingme.com – incontrarsi incrociandosi, è molto interessante, proposto da Inventarechimere.com S.a.s., intende realizzare il Social Network che da valore agli sguardi e mette in contatto le persone attraverso le targhe delle auto. Segue l’orto sociale dell’agriturismo Podere San Giuliano, il quale, oltre alla vendita a Km0, intende aprire un e-commerce, attraverso il quale elargire il 25% della produzione in buoni di acquisto gratuiti.

    Infine, molto importanti i due progetti rivolti al mondo dell’infanzia: la cooperativa sociale La Tempra a.r.l vuole offrire una consulenza pedagogica personalizzata per risolvere i conflitti tra bambini, genitori e insegnanti; mentre la Onlus Peribimbi.it vuole combattere le intrusioni in campo scolastico delle case farmaceutiche per opporsi alla somministrazione degli psicofarmaci ai bambini.

    Insomma donare fiducia è diventato più facile, ma anche sognare progetti ambiziosi è possibile grazie al crowdfunding, perché, ogni Start up, progetto e sogno che vale, merita …credito!

  • Intervista a Giuliano Frosini. Direttore Public Affairs Terna

    L’Italia in predicato di diventare hub del gas, ma perché no, anche elettrico. Un sistema che ha bisogno di infrastrutture di rete per la gestione del boom rinnovabile e abbattere i costi elettrici zonali. Giuliano Frosini, direttore divisione Public Affairs di Terna, ne parla con “Elementi” e lancia una proposta: le amministrazioni che si oppongono alle opere si assumano la responsabilità di dire ai cittadini che in quei territori l’energia costerà di più.

    E: Calo dei consumi, overcapacity, crisi economica: quali le prospettive per il sistema elettrico?

    GF: Dal 2003 è iniziato un percorso di crescita infrastrutturale sia sul versante della generazione sia su quello della rete di trasmissione, che ha contribuito ad aumentare la sicurezza elettrica del Paese: oggi disponiamo di una capacità installata di oltre 120 mila MW, più che doppia rispetto alla domanda alla punta. Quindi, se continuiamo a importare energia è solo perché all’estero costa meno. Le sfide sono molteplici: risparmio ed efficienza energetica, sviluppo sostenibile, riduzione dei costi per imprese e famiglie. Occorre riequilibrare il mix di combustibili per la produzione di energia elettrica, oggi troppo sbilanciato sul gas, puntare sul carbone pulito e sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Inoltre, dobbiamo continuare a sviluppare infrastrutture, ambientalmente sostenibili e tecnologicamente avanzate.

    E: Servono infrastrutture reali, ma spesso c’è il freno della burocrazia o della sindrome Nimby: come superare l’impasse?

    GF: Noi oggi abbiamo un meccanismo di mercato tale per cui il prezzo dell’energia è unico in tutto il Paese, calcolato come media dei prezzi zonali. Ora, se c’è un prezzo unico nazionale, allora si deve anche poter decidere dove è più necessario fare le opere. Se, invece, in nome del federalismo le amministrazioni si oppongono alle opere fino al punto di bloccarle, allora ritengo che debbano assumersi anche la responsabilità di chiedere a cittadini e imprese di quei territori se sono disposti a pagar di più l’energia. Esempio concreto il caso dell’elettrodotto Sorgente Rizziconi tra Sicilia e Calabria, opera già autorizzata e in corso di realizzazione ma soggetta a contestazioni locali, il cui ritardo è già costato agli italiani oltre 3 miliardi e mezzo di euro.

    E: La diffusione delle rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, sta trasformando il paradigma della rete elettrica. Quali le mosse di Terna di fronte al nuovo scenario?

    GF: La rapida crescita delle rinnovabili – da 1.000 MW installati nel 2005 ai quasi 25.000 MW a fine 2012 – ha avviato una fase di trasformazione importante del nostro sistema energetico, ma non senza problemi: dall’eccesso di produzione rispetto ai consumi a livello locale, all’esigenza di un elevato e flessibile livello di riserva per bilanciare la variabilità dei livelli di produzione. Terna ha proposto varie azioni per integrare le rinnovabili nel sistema: il rafforzamento, il controllo e il monitoraggio della rete, con investimenti nell’automazione del mantenimento dell’equilibrio fra domanda e offerta; la gestione coordinata delle reti di trasmissione e distribuzione; l’adeguamento del parco di generazione da fonti rinnovabili. Inoltre, abbiamo già investito 1,3 miliardi di euro per il pieno sfruttamento delle rinnovabili e ne sono previsti ulteriori 2,5 entro il 2016 per far evolvere la rete elettrica in sincronia con questo nuovo sistema.

    E: Italia “hub del gas”, ma potrebbe anche diventare “hub elettrico”. E’ ragionevole questa prospettiva?

    GF: L’Italia per la sua posizione geografica è certamente candidata al ruolo di hub elettrico del Mediterraneo. In un’ottica di mercato europeo dell’energia, infatti, l’obiettivo è realizzare una rete più diffusa e integrata tra i Paese, compresi quelli del Nord Africa. Terna ha già previsto di incrementare le interconnessioni con gli Stati confinanti: alle 22 “autostrade dell’energia” che oggi collegano l’Italia a Svizzera, Francia, Slovenia, Austria e Grecia, presto se ne aggiungeranno altre, di cui una con il Montenegro e un’altra con la Francia. In un recente Piano di Sviluppo rientra, inoltre, l’interconnessione con la Tunisia, di fatto il primo collegamento elettrico tra Italia e Nord Africa.

    E: Terna, quindi, guarda all’estero.

    GF: Le interconnessioni transfrontaliere sono un fattore strategico per accrescere la sicurezza del sistema elettrico nazionale e internazionale, diversificare il mix dei combustibili, diminuire la dipendenza da un numero ristretto di Paesi fornitori di energia e ridurre i costi per cittadini e imprese. Con i nuovi progetti, l’Italia potrà incrementare la capacità di interconnessione di ulteriori 3.000-5.000 MW: quando l’energia in Italia costerà meno, il Paese potrà diventare esportatore strutturale di energia, in misura maggiore rispetto ad ora, con importanti benefici per i produttori nazionali. Potremo giocare un ruolo centrale nel “sistema Europa” con una strategia mirata alla realizzazione nel tempo della Super Smart Grid, che consentirà di trasmettere in Europa l’energia “verde” prodotta in Medio Oriente e Nord Africa.

    FONTE: Terna

  • Mutui seconda casa in crescita di due punti percentuali

    In un periodo in cui il mercato dei mutui conosce cali a doppie cifre, e il dibattito sull’Imu imperversa senza freni, parlare di seconde case sembra quasi anacronistico. Eppure, il mercato di chi compra l’abitazione per le vacanze, o quella da mettere a reddito, tiene, anche se i numeri si sono rimpiccioliti rispetto al passato. È questo, in breve, il risultato dell’indagine svolta dal portale Mutui.it (www.mutui.it), in collaborazione con Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html): i mutui seconda casa passano, in un anno,dal 4% al 6% del totale dei finanziamenti erogati.

    «Che la percentuale di erogazioni per l’acquisto di una seconda abitazione sia in leggero aumento rispetto allo scorso anno – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile business unit mutui dell’azienda è interpretabile da un lato alla luce del calo dei prezzi del mattone, forte soprattutto in alcune zone d’Italia, e dall’altro perché resiste una piccola percentuale di italiani che non ha problemi ad ottenere un mutuo e, sfruttando la propria storia creditizia e i propri risparmi, investe ancora negli immobili.»

    L’analisi ha messo a confronto il numero delle erogazioni di mutui nel periodo gennaio-giugno2013 con quelle del primo semestre del 2012, evidenziando come – in un contesto di sofferenza del mercato – anche i mutui per l’acquisto della seconda casa vedano una riduzione tanto dell’importo richiesto quanto del valore erogato: l’importo medio che si cerca di ottenere si ferma a circa 125.000 euro, il 10% in meno rispetto al 2012, mentre il valore concesso mediamente dalle banche scende a soli 98.000 euro, ben il 18,6% in meno.

    Il mutuo accordato dalle banche andrà a coprire una percentuale che non arriva nemmeno alla metà del valore dell’immobile: il cosiddetto loan to value, il rapporto tra la cifra erogata e il valore dell’abitazione, si ferma al 47% (era il 51% un anno fa). Viste le cifre, si capisce come gli immobili oggetti di acquisto non siano certamente di lusso: anche il valore medio degli immobili si è contratto, in un solo anno, del 9%, dato che conferma l’idea si tratti di investimenti di medio livello.

    La durata dei mutui seconda casa, stando ai dati, è più bassa di un anno fa: 19 anni contro i 21 del primo semestre 2012; l’età del richiedente, invece, resta stabile: chi compra una seconda abitazione ha, mediamente, 43 anni.

    «Chi oggi compra una seconda abitazione – conclude Baccalo fa perché già dispone di liquidità, ma ha altro capitale “bloccato” sotto forma di investimenti; pertanto, preferisce chiedere un mutuo anziché svincolare azioni e obbligazioni. Il vero problema è la progressiva chiusura del mercato dei finanziamenti nei confronti di chi, invece, non ha la stessa tranquillità economica e punta piuttosto all’acquisto della sua prima casa.»

  • Marco Filippini: Cura del dolore, in occasione di Impact 2013

    Terapia del dolore, sul sito di Marco Filippini. Quasi 5 a 1 il rapporto tra la spesa annua di farmaci antinfiammatori non steroidei e quella sostenuta per gli oppioidi forti e deboli descritto dal Ministero della Salute in occasione di Impact 2013. Il congresso multidisciplinare che ha riunito Istituzioni ed esperti impegnati nella lotta al dolore, la scorsa settimana a Firenze.

    Terapia del dolore

    Diverse le proposte operative emerse per migliorare l’appropriatezza terapeutica e garantire ai cittadini cure adeguate su tutto il territorio nazionale in linea con quanto stabilito dalla Legge 38/2010. Puntare su una maggiore presa di coscienza dei cittadini e su impegno, sensibilità e concreta volontà degli operatori sanitari. Questi in sintesi i messaggi chiave dell’incontro.

    In Italia la spesa annua per antinfiammatori è pari a 518 milioni di euro, con un consumo medio procapite di 8,55 euro, a fronte di 139 milioni per gli oppioidi suddivisi tra 89 per i forti (1,48 euro pro capite) e 50 per i deboli (0,83 euro pro capite). Il consumo di FANS si mantiene dunque elevato nel nostro Paese e la loro associazione con i gastroprotettori, il cui consumo è in costante aumento, determina un notevole impatto economico sulla spesa sanitaria.

    Alla base del problema, la prescrizione non appropriata, che diventa ancor più pericolosa nei pazienti anziani. “Uno dei problemi più importanti nella cura del dolore – ha evidenziato Marco Trabucchi, Presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria – è sicuramente rappresentato dalle persone che hanno perso memoria del dolore fisico e non sono in grado di descrivere tipo, localizzazione, durata e gravità della loro sofferenza. Circa 1-1,5 milioni di cittadini sopra i 65 anni che soffrono di demenza senile. Di questi, circa il 70-80% ha problemi di dolore nel corso della vita; a loro quindi si deve rivolgere l’attenzione della medicina, perché la sofferenza venga diagnosticata e poi lenita con adeguati trattamenti. Spesso ciò non avviene e le persone con demenza devono soffrire ingiustamente. Abbiamo il dovere di porre in atto metodologie diagnostiche innovative, efficaci anche in assenza di una sintomatologia riferita: in chi ha perso la memoria ogni volta il dolore si presenta come un evento nuovo, drammatico e inspiegabile, che induce angoscia”.

    Da Impact Firenze Giugno 2013

    FONTE: marcofilippini.it

  • Massimo Pessina: Residenze Social HousingPessina Costruzioni: Nasce il fondo per l’housing. Residenze social a basso prezzo

    Massimo Pessina, Pessina Costruzioni, ecco il progetto in grado di combinare, in un nuovo quartiere, esigenze abitative e sociali differenti, ponendo grande attenzione all’integrazione ed al mantenimento del verde pubblico e alla sostenibilità energetica. L’iniziativa costituisce una delle più importanti operazioni di Housing Sociale presenti sul territorio italiano.

    Social housing

    Il 14 novembre è stato avviato il Fondo immobiliare denominato “Residenze Social Housing” promosso e gestito da Torre SGR, con la partecipazione di Fondo Investimenti per l’Abitare (meglio conosciuto come “FIA”) gestito da CDPI SGR nell’ambito degli interventi normativi previsti dal Piano Casa e dal Piano Nazionale di Edilizia Abitativa, Torre SGR S.p.A. ed il Fondo immobiliare Fedora gestito da Prelios SGR e la partecipazione di Pessina Costruzioni. Il Fondo immobiliare chiuso rappresenta una garanzia di solidità economica per il Comune di Milano, la Regione Lombardia e per i cittadini che usufruiranno degli alloggi rafforzata dalla continuità data dalla permanenza della Pessina Costruzioni come quotista del Fondo e General Contractor per la progettazione e realizzazione dell’opera.
    Pessina Costruzioni è risultata infatti aggiudicataria della Concessione nel febbraio 2009, grazie ad un progetto in grado di combinare, in un nuovo quartiere, esigenze abitative e sociali differenti, ponendo grande attenzione all’integrazione ed al mantenimento del verde pubblico e alla sostenibilità energetica. L’intervento prevede la costruzione di 319 alloggi, di cui 193 destinati alla vendita convenzionata e 126 destinati alla locazione, a canoni moderati e sociali, per un investimento complessivo di circa 41 milioni. L’iniziativa costituisce una delle più importanti operazioni di Housing Sociale presenti sul territorio italiano, coinvolgendo operatori ed investitori di elevato standing e track record.
    Pessina Costruzioni in questi ultimi anni ha partecipato a diverse iniziative di Housing Sociale, affermandosi come leader di settore. Nell’ultimo anno è risultata aggiudicataria provvisoria per la realizzazione di un nuovo quartiere in Housing Sociale a Roma Pietralata. Tale intervento prevede la realizzazione di 582 appartamenti di cui 82 in Edilizia Residenziale Pubblica, 152 in edilizia convenzionata in locazione con riscatto, 50 in edilizia convenzionata in locazione, 298 di edilizia convenzionata in vendita.
    FONTE: affaritaliani.it