Categoria: Economia e Finanza

  • Firmata la convenzione tra CRIBIS D&B e Borsa Merci Telematica Italiana per l’utilizzo dei servizi di business information

    È stata sottoscritta una convenzione tra CRIBIS D&B, società specializzata nelle business information nata dall’acquisizione da parte di CRIF della filiale italiana di Dun & Bradstreet, e Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), la borsa telematica dei prodotti agricoli, agroalimentari ed ittici, parte del sistema delle Camere di Commercio dal 2000.

    La convenzione, che avrà validità fino al 2015, permetterà agli operatori accreditati BMTI di accedere all’Ecosistema CRIBIS D&B, il patrimonio unico di informazioni su tutte le imprese in Italia e all’estero.

    Per BMTI il fine della convenzione non è soltanto quello di avvalersi direttamente dei servizi offerti da CRIBIS D&B ma anche estendere ai propri Associati questa opportunità, a condizioni particolarmente vantaggiose. Per BMTI rappresenterà, infatti, l’occasione per ampliare la propria offerta di servizi agli operatori accreditati, incoraggiandoli all’utilizzo delle business information per valutare la rischiosità delle loro relazioni commerciali. L’accordo non si limiterà però alla semplice vendita di servizi a condizioni agevolate ma sancisce anche una partnership per la partecipazione congiunta ad eventi prestigiosi sino al 2015. Si tratta di un riferimento temporale non casuale in quanto sarà proprio il 2015 l’anno in cui si terrà l’Expo di Milano, evento nel quale BMTI sarà affiancata da CRIBIS D&B nella realizzazione della Borsa Agroalimentare Telematica Mondiale, progetto cardine, per l’appunto, dell’Expo 2015.

    Un’alleanza strategica per CRIBIS D&B – commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B – perché ci permetterà di partecipare ad un progetto in crescita come quello avviato da BMTI, supportando i partecipanti alla Borsa Telematica con strumenti utili per valutare il rischio e le opportunità delle loro relazioni commerciali“.

    Anche in questa occasione – commenta Francesco Bettoni, Presidente di Borsa Merci Telematica Italiana – diamo un ulteriore conferma del nostro impegno costante verso l’erogazione di servizi innovativi in favore dei nostri Operatori, dotandoli di strumenti informativi in grado di supportarli nelle difficoltà di un mercato in continua evoluzione. La partenership con CRIBIS D&B rappresenta un passaggio importante nello sviluppo della piattaforma telematica”.

  • Come risparmiare denaro e crearsi un salvadanaio per il futuro. Il ritorno della consulenza finanziaria.

    Scottati dalla crisi economica, risparmiatori e investitori sono nuovamente alla ricerca di “ancore di salvezza” o “salvagenti finanziari” che consentano loro di dormire sonni tranquilli. Aumenta quindi l’approccio alla consulenza finanziaria e alla ricerca di soggetti a cui affidare il proprio risparmio o parte di esso.

    Quali sono i primi passi da seguire nella pianificazione di un investimento finanziario?

    La regola numero uno è non affidarsi alle proprie emozioni, che sono alla base della maggior parte dei fallimenti finanziari di chi si affida al “proprio istinto”.

    Per evitare salti nel buio è bene affidarsi a dei consulenti indipendenti, non legati cioè a chi vende prodotti finanziari, ma in grado di fare un’analisi corretta degli strumenti di mercato in funzione degli obiettivi di guadagno e della reale propensione al rischio.

    Uno dei primi passi che si compiono quando si incontra una società di consulenza finanziaria è proprio la valutazione del rischio. Questa valutazione è condotta assieme al consulente e spesso inizia con un colloquio e con la compilazione (obbligatoria) di un questionario di valutazione.

    Vi sono poi delle considerazioni da tenere presente sempre quando si sceglie di affidarsi ad una consulenza finanziaria

    1. non esistono soldi facili, diffidare da chi promette investimenti sicuri o superiori alle aspettative di mercato

    2. accertarsi che il consulente sia un esperto e che agisca in modo indipendente

    3. diversificare gli investimenti

    4. prima di sottoscrivere un qualunque prodotto leggere attentamente il prospetto informativo

    5. avere visioni a lungo termine

    Va tenuto presente inoltre che nell’ambito della consulenza finanziaria la Direttiva europea MiFid ha introdotto la figura del consulente indipendente o consulente fee only che fornisce garanzia di maggior obiettività e sicurezza.

  • Prestiti personali: aumentano sofferenza e debito

    La crisi continua ad allungare i suoi tentacoli sui cittadini. E specialmente su quelli che per andare avanti ed affrontare spese impreviste si sono affidate a dei prestiti personali. La conferma di questo periodo ancora nero per i consumatori la dà Bankitalia, diffondendo i dati relativi alla sofferenza del settore dei crediti al consumo e dei finanziamenti in generale. Ed i dati parlano chiaro, gli insolventi aumentano, sia tra i semplici cittadini che le aziende.

    E la situazione economica e politica non aiutano: basta pensare che nonostante una ripresa si stia pian piano palesando in diversi settori, nei primi sei mesi del 2010 è stato registrato un debito complessivo di 68,5 miliardi di euro. Una cifra record, che registra un aumento pari oltre al 40% rispetto agli stessi dati di un anno fa. E che, geograficamente parlando, colpisce indistintamente tutte le regioni italiane. Alcune di più, come la Lombardia che, a causa di una crisi evidente nel settore industriale raggiunge, nel complesso, un incremento della sofferenza pari al 41,4%, ovvero a 13,4 miliardi di euro.

    L’analisi di Bankitalia ha inoltre evidenziato come, in concomitanza alla difficoltà di affrontare la crisi, le famiglie italiane abbiano aumentato vertiginosamente il ricorso al credito al consumo: anche tutte quelle fasce di popolazione più povere, che non prendevano in considerazione il credito al consumo per evitare ulteriori problemi, ne hanno approfittato per uscire da situazioni ancor più disastrose.

  • Flavio Cattaneo, AD di Terna: Dividendi I record di Piazza Affari

    Borsa Da A2A a Telecom, da Enel a Terna, AD Flavio Cattaneo, la mappa delle attese per il 2011
    Con i prezzi piatti c’è chi può arrivare fino al 9%
    Borsa piatta, cedole ricche. Se il Toro si fa desiderare non così avviene per i profitti che, almeno a giudicare dagli ultimi risultati semestrali, sono tornati a farsi vedere anche con una certa consistenza. Uno scenario che difficilmente s’invertirà nei prossimi mesi e così, almeno per il 2011, è probabile che si vada incontro a una ricca stagione di dividendi.

    Flavio Cattaneo

    In casa

    Proprio grazie alla debolezza del mercato, infatti, chi investe oggi ha una buona probabilità di assicurarsi rendimenti invidiabili rispetto a quelli dei titoli di Stato, che, si veda il caso del 5 anni tedesco, viaggiano poco sopra l’l%. Prendendo in considerazione le blue chip (nella top ten delle Blue Chip da Corriere Economia 11 ottobre 2010, Terna, Flavio Cattaneo, compare al 5° posto) e le mid cap di Piazza Affari il rendimento dei dividendi sì pone oggi mediamente al di sopra del 4%, ma in diversi casi supera il 5%. Ai vertici della classifica delle società più generose con gli azionisti troviamo l’utility A2A che, con una cedola di 10 centesimi, rende, ai prezzi attuali di Borsa, quasi il 9%. Alle sue spalle Enel che tra qualche settimana pagherà un acconto sul dividendo dell’anno prossimo pari a 10 centesimi. Considerando il saldo, in arrivo nella primavera del 2011, la cedola dovrebbe salire a 27 centesimi pari a un rendimento del 6,9%. Al terzo posto Lottomatica che promette un dividendo del 6,4%. Ma la prima società tra quelle appartenenti alla top ten che distribuirà una cedola è Snam Rete Gas. Il 18 ottobre verrà staccata una cedola di 9 centesimi che, sommati al saldo in arrivo nel maggio 2011, faranno un «bottino» di 21 centesimi: il 5,6% di rendimento ai prezzi di oggi. Uno scenario positivo per chi ama il cassetto e le cedole che potrebbe durare ancora, almeno secondo Marco Paolucci amministratore delegato di Lux Gest Asset Management: «Non si vedono rischi eccessivi per quanto riguarda il trend dei profitti dei titoli italiani ad alto rendimento. Sono aziende abituate a lavorare con bassi tassi di crescita, attive in mercati regolamentati e poco o per nulla esposte al ciclo economico dei Paesi emergenti.

    È questo il caso di: Enel, Telecom Italia, Terna, AD Flavio Cattaneo, Snam Rete Gas, e più in generale tutte le utilities». Telecom Italia in particolare si avvale sia di buoni fondamentali che di attese speculative. «In Brasile — continua Paolucci — prima o poi verranno generati importanti flussi di cassa. Ma anche nell’ipotesi in cui la società dovesse cedere tali asset, l’incasso sarebbe molto superiore rispetto alle attuali valutazioni di Borsa». Si pensi ai caso Repsol che ha venduto i propri asset brasiliani a investitori cinesi per circa 7 miliardi di dollari rispetto a una stima di mercato di 4 miliardi.

    Verifica
    Patrizio Pazzaglia, responsabile investimenti di Bank Insinger de Beaufort spiega: «A nostro avviso a parte i dividendi in distribuzione a breve, bisognerà verificare la tenuta dei profitti e quindi se gli attuali livelli di pay out (percentuale di utile distribuita come dividendo ndr) potranno essere mantenuti». Noi — prosegue Pazzaglia — abbiamo un’aspettativa positiva in quanto si è visto come le società siano diventate impermeabili alla volatilità dell’economia grazie agli incrementi della produttività e le azioni di ristrutturazione messe in atto in questi anni. Pazzaglia sottolinea come le maggiori prospettive di miglioramento siano quelle dei titoli bancari. «Rispetto al passato i pay out sono più bassi, ma in futuro cambieranno politica per fare contenti gli azionisti in particolare le Fondazioni. Oggi il rendimento di Unicredito e Banca Intesa è di circa l’l,5% ma ci aspettiamo che a breve si sposterà verso il 3%». E lo stesso discorso vale per le compagnie assicurative, sebbene in maniera meno marcata. Sul mercato sembrano esserci davvero tutte le condizioni per fare felici gli azionisti dopo che nel corso degli ultimi anni la politica dei dividendi si era fatta più restrittiva a causa della crisi. Certamente l’ipotesi non ancora tramontata di un nuovo minimo dell’economia e di conseguenza delle Borse, spinge a considerare ancora poco sostenibili gli attuali livelli di redditività ma, almeno nel 2011, la situazione sembra ormai consolidata.

    Tratto dal Corriere Economia: Dividendi I record di Piazza Affari di ADRIANO BARRI’ 11 ottobre 2010

    (Fonte: Corriere Economia)

    Social Media Communication
    Phinet
    Roma Italia
    Alessandra Camera
    [email protected]

  • CRM on demand per la propria azienda

    Gestire la clientela è uno dei cardini del lavoro di una grande azienda. Il consumatore finale infatti è sempre più il fulcro attorno a cui gira l’organizzazione e la produzione in una società che opera su qualsiasi mercato in regime di concorrenza. Gestire il livello di soddisfazione, essere in grado di risolvere in breve termine un problema o snellire le procedure di acquisizione di un nuovo cliente, oltre alle possibilità di fidelizzarlo gestendo campagne promozionali dirette a particolari sezioni del mercato, è possibile in modo efficiente, ed economico rispetto ai tradizionali gestionali, con l’adozione di strumenti CRM e soluzioni web based.

    Questo tipo di Customer Relationship Management, chiamate anche soluzioni CRM on demand, lavorano attraverso il web per cui non è necessario comprare hardware dedicati o specifici per integrare le soluzioni scelte nella gestione del cliente. Tutto il processo di lavorazione quindi, a partire dal primo contatto con il consumatore fino all’assistenza di cui l’utente può far richiesta dopo l’acquisto verrà gestito direttamente da un browser di ultima generazione, uno dei programmi che utilizziamo quotidianamente per navigare in rete. È quindi ovvio che i CRM orientati al web sono di facile implementazione e partecipano a migliorare il lavoro sia dal punto della qualità sia dal punto della quantità. Sarà più facile integrare le varie divisioni e di conseguenza gestire tutti gli aspetti che riguardano il cliente, all’occorrenza sarà possibile implementare sezioni diverse in modo che possano essere accessibile anche agli utenti per gestire i loro dati.

  • Flavio Cattaneo, AD Terna: Parte l’operazione trasparenza di Terna e Gdf

    La collaborazione tra Terna, guidata da Flavio Cattaneo, e la Guardia di Finanza ha come obiettivo: prevenire il rischio di infiltrazione criminale nelle gare di appalto o forniture per i lavori di realizzazione delle infrastrutture della Rete di Trasmissione Nazionale.

    Avviata la fase operativa del Protocollo.

    Con una task force di 100 persone e una piattaforma supertecnologica parte la fase operativa del Protocollo sottoscritto a novembre 2009 per collaborare nei controlli su gare e appalti.

    La collaborazione tra Terna, guidata da Flavio Cattaneo, la Guardia di Finanza ha come obiettivo: prevenire il rischio di infiltrazione criminale nelle gare di appalto o forniture per i lavori di realizzazione delle infrastrutture della Rete di Trasmissione Nazionale.

    Le Fiamme Gialle garantiranno la massima trasparenza, un monitoraggio scrupoloso su imprese e gare, un controllo attento sui nominativi di chi accede ai cantieri.

    I tecnici di Terna, AD Flavio Cattaneo, immetteranno dati sul portale per gli accertamenti degli uomini della Finanza: dalla partecipazione alla gara fino all’assegnazione di lavori a eventuali ditte in subappalto.

    «Siamo molto soddisfatti di dare il via alla prima iniziativa congiunta per dimensione in Italia tra la Guardia di Finanza e una società quotata – ha commentato Flavio Cattaneo, AD Terna, – Gli appalti sono sempre più oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni criminali, al sud come al nord. Siamo convinti che azioni sinergiche e innovative come questa possano contribuire a tenere sotto controllo la qualità, la trasparenza e l’idoneità legale dei processi di “supplying” dell’azienda».

    Importanti i volumi di investimento: solo nel primo semestre 2010 Terna, guidata da Flavio Cattaneo, ha avviato 147 contratti di valore superiore ai 250 mila euro, di cui 67 oltre il milione e 20 oltre i 5 milioni. Nei prossimi 10 anni Terna, AD Flavio Cattaneo, investirà 7 miliardi di euro per lo sviluppo della rete, un ingente investimento che espone l’azienda al rischio di infiltrazioni criminali. Motivo per cui il gestore nazionale della rete di trasmissione ha adottato misure di prevenzione e contrasto alla criminalità con il Security Operations Center, sistema di sicurezza integrato, all’avanguardia tecnologica, unico in Italia nella gestione e nell’analisi, h 24, di oltre otto milioni di dati al giorno.
    In tema di politiche e misure anticorruzione Terna, guidata da Flavio Cattaneo, è stata riconosciuta dall’agenzia di rating sostenibile Vigeo come migliore azienda italiana tra le 772 società quotate in Europa e negli Stati Uniti oggetto della ricerca.

    tratto da Borsaitaliana.it: Terna: accordo con Gdf, operazione trasparenza su appalti

    (Fonte: Terna WebMagazine)

    Social Media Communication
    Phinet
    Roma Italia
    Alessandra Camera
    [email protected]

  • Prestiti Inpdap

    I prestiti inpdap costituiscono, ad oggi, una delle prestazioni economiche creditizie più richieste sul mercato, da parte di una vasta clientela. Per potersi garantire l’accesso ad un prestito Inpdap è necessario soddisfare le seguenti condizioni: è necessario che il richiedente sia in grado di dimostrare il suo essere un dipendente statale regolarmente iscritto alla Gestione Unitaria Autonoma delle prestazioni creditizie e sociali, oppure possa provare di essere un pensionato con un ex-impiego statale, ed iscritto alla medesima Gestione Unitaria Autonoma.

    L’importo che è possibile richiedere in presito varia a seconda della modalità rimborso presecelta: è possibile scegliere fra 12 rate, 24 rate e 36 rate.

    • Per i prestiti inpdad annuali si può chiedere un importo pari ad una mensilità media netta di stipendio o di pensione da restituire in 12 rate mensili. Nel caso in cui il richiedente non abbia altre trattenute in corso per cessioni del quinto dello stipendio o della pensione può chiedere una somma fino a due mensilità, fermo restando, per i pensionati, il limite del quinto cedibile;
    • Per i prestiti inpdap biennali si può chiedere un importo pari a due mensilità medie nette di stipendio o di pensione da restituire in 24 rate mensili. Nel caso in cui il richiedente non abbia altre trattenute in corso per cessioni del quinto dello stipendio può chiedere una somma fino a quattro mensilità, fermo restando, per i pensionati, il limite del quinto cedibile;
    • Per i prestiti inpdap triennali si può chiedere un importo pari a tre mensilità medie nette di stipendio o di pensione da restituire in 36 rate mensili. Nel caso in cui il richiedente non abbia altre trattenute in corso per cessioni del quinto dello stipendio può chiedere una somma fino a sei mensilità, fermo restando, per i pensionati, il limite del quinto cedibile. L’importo massimo erogabile per il piccolo prestito triennale è di euro 8.000,00.
  • Legge 141 del 13 agosto 2010: la morte dei mediatori creditizi.

    Con la legge 141 del 13 agosto 2010 si sancisce la definitiva morte dei mediatori creditizi. La legge, con la scusa di fare gli interessi dei consumatori in realtà amplifica ancor di più il potere delle banche che, alla fine, sono gli unici beneficiari di questo decreto legislativo che impone delle regole così restrittive che nemmeno in un regime comunista avrebbero avuto un senso.
    Analizzerò questo decreto nella parte che ovviamente mi riguarda e cioè in quella che impone delle restrizioni pazzesche all’esercizio di una professione, quella del mediatore creditizio, che francamente non mi pare abbia mai fatto danni significativi a nessuno e quand’anche li avesse fatti, li avrebbe fatti vendendo prodotti finanziari delle banche e non propri.

    Diciamo anche che un po’ i mediatori creditizi le rogne se le sono cercate intanto perché invece di gonfiarsi di orgoglio per avere un albo professionale a cui essere iscritti, una sorta di imprimatur della società al loro mestiere, avrebbero dovuto ribellarsi e dire le cose come stavano: cioè la verità è che il lavoro del mediatore è banalmente un lavoro di vendita ne più ne meno come quello di un fruttivendolo o di un venditore della Folletto. Tant’è vero che l’albo è pieno di queste persone che una volta vendevano prodotti di consumo o altri servizi e poi hanno trovato più conveniente entrare in questo mercato. E io credo che abbiano pieno titolo per starci, a differenza di qualche ex fruttivendolo, oggi amministratore delegato di un grosso mediatore di mutui che dopo aver fatto fortuna in questo settore ora auspica che le porte del regno vengano chiuse a tutti i suoi ex colleghi perché non sono degni poiché mancanti della necessaria professionalità.

    E dopo l’albo dei mediatori ci siamo dovuti iscrivere anche all’ISVAP, pagando, e ogni santo anno dobbiamo anche fare uno stupido esame per collocare polizze assicurative che non vengono nemmeno discusse o presentate ai clienti, non per dolo ma, per esempio, semplicemente perché sono obbligatorie in un prestito con cessione del quinto e quindi o il finanziamento lo si prende così o non lo si prende proprio. E anche allora le poche associazioni di mediatori, a cui io mi sono ben guardato dall’iscrivermi, sono state a guardare magari pensando che un’altra iscrizione al solito ente inutile avrebbe aumentato il prestigio della categoria.

    Ed oltre all’inutilità di questi esami ai più è sfuggito come questa iscrizione è diventata una pericolosa arma che consente alle banche di avere potere di vita o di morte sui mediatori creditizi. Come? Intanto sono loro che rilasciano l’attestato di avvenuto passaggio dell’esame. Immaginate questo scenario. Fate l’esame a dicembre con uno dei vostri fornitori. A gennaio vi revoca il mandato, a febbraio gli altri fornitori vi sospendono il mandato poiché non gli avete presentato l’attestato dell’esame. L’attestato vi viene spedito dopo mesi di carte bollate con avvocati e ISVAP messi in mezzo, a fine giugno e voi non avete lavorato per 6 mesi. Questo non è un esempio inventato ma è successo a me pochi anni fa.

    Poi il controllo dell’albo a cui siamo iscritti è passato dallo Stato (UIC) ad una società privata, la Banca d’Italia. Anche questo passaggio di competenze forse dalla maggior parte dei mediatori è stato vissuto come un aumento del prestigio di una categoria. Ma in realtà è stato solo un danno. Infatti i soci della banca sono le aziende di cui collochiamo i prodotti finanziari sul mercato e quel che è peggio sono le aziende i cui guadagni sono sommati ai nostri guadagni su ogni singolo finanziamento per determinare se i costi di tali prestiti sono nei limiti di legge o meno. I primi risultati si sono già visti: “Drago” Draghi il governatore della stessa banca ha detto che i poveri consumatori hanno dei costi esagerati sui prestiti e quindi è necessario tagliarli. Indovinate a chi li taglierebbe? Alle banche o ai mediatori?

    E naturalmente dopo tutto questo prestigio accumulato, mediatori che dichiaravano la straordinaria importanza, delicatezza e competenza del nostro lavoro di consulenza, associazioni di mediatori che rivendicano un ruolo sociale per questa figura professionale così importante, beh, era giocoforza che qualcuno prendesse la palla al balzo e ci dicesse: “bene cari mediatori visto il fondamentale ruolo sociale, l’estrema delicatezza dello stesso, le straordinarie competenze necessarie per fare il vostro mestiere eccovi delle regole ferree a cui non potete sottrarvi”. Ed ecco la legge 141 che di fatto ci rende schiavi delle banche, che come al solito vogliono essere le uniche a guadagnare e di fatto riescono nel loro intento.

    Ma la nuova legge intensifica il controllo sul nostro lavoro: saranno istituiti, nuovi organi di controllo (questa volta li dovremo pure pagare noi perché il ministro ha detto chiaramente che questi organismi dovranno autofinanziarsi). Cioè per essere chiari con la nuova legge noi saremo controllati sempre dalle banche, che oltre a farci gli esami ed a stabilire se prendiamo troppi soldi, ce le dovremo pagare. Un vero successone per una categoria così prestigiosa: pagare qualcuno per farci prendere a schiaffi!.

    Ma la cosa straordinaria è che mentre davanti a noi mediatori alzano dei muri invalicabili per svolgere la professione in funzione della necessità di tutelare il consumatore e dell’altrettanto importante necessità di avere sotto stretta sorveglianza chi svolge un mestiere così delicato come il nostro, sappiate che se vendete frullatori, termocoperte, televisori, motorini usati, ecc. potete vendere anche i prestiti relativi, non solo potete anche farli vendere dai commessi del negozio senza necessità di iscriversi in albi, senza dover fare esami o dover essere persone di specchiata moralità o pagare qualcuno perché controlli che fate bene il vostro mestiere.

    Vedendo questa differenza di trattamento tra chi intermedia i prestiti e chi li propone incollati ad un bene materiale viene qualche sospetto sul reale scopo di questa legge in teoria mirata a favorire i consumatori. L’impressione che ho io è che il reale scopo sia quello di rendere il mercato più favorevole agli interessi delle banche perché esse da un lato trasformano parte dei mediatori in agenti monomandatari che come tali, ad una diminuzione delle provvigioni imposte dalla propria banca di riferimento, non potranno fare altro che chinare la testa ed abbozzare. Senza considerare che a differenza del mercato assicurativo nel mercato dei prestiti non esiste, se non in misura residuale, il c.d. portafoglio clienti, che potrebbe essere l’unica leva per trovarsi un’altra banca se quella di cui siamo agenti non ci soddisfa più, o se la stessa non si vuole più avvalere dei nostri servizi perché rendiamo poco.

    L’altra considerazione che io faccio relativamente all’obbligo di costituire società di capitali con 120.000 euro di capitale sociale è che la necessità di avere interlocutori di grandi dimensioni è figlia della determinazione di diminuire fortemente le provvigioni di mediazione. Per capirci è un po’ quello che avviene nel confronto tra la grande distribuzione e i piccoli negozi. Il piccolo negoziante non potrebbe mai sopravvivere se applicasse i prezzi della grande distribuzione che invece grazie al giro d’affari molto grande sopporta margini esigui sul singolo prodotto.

    Banche e finanziarie stanno già proponendo ai propri mediatori di firmare i contratti di agenzia e grossi gruppi attivi nella mediazione creditizia propongono a chi, oggi mediatore, ritiene di non avere altre alternative, ovviamente imponendo i propri mandati e le proprie regole, di essere inglobati nella propria rete di venditori. L’unica cosa certa in tutto questo è che i mediatori devono mettere in conto, per poter proseguire la loro attività, o un aumento dei costi o una diminuzione degli introiti o più realisticamente entrambe.

    Io sto pensando ad una alternativa poiché le due prospettive, sia quella di diventare agente, sia quella di andare a fare il mediatore per qualcuno che mi detterà delle regole, non mi piacciono. L’alternativa è quella di capitalizzare la mia società, la HOX s.r.l. ai livelli minimi richiesti dalla legge 141 e metterla al contempo a disposizione di tutti quei mediatori che vogliono continuare a svolgere il loro lavoro in completa autonomia, continuando ad utilizzare i mandati con le banche o finanziarie con cui sono abituati ad operare, senza vincoli territoriali o importi minimi di produzione richiesti, ma con qualche piccolo vantaggio in più dato dall’essere all’interno di una struttura che ha più mandati di quelli che aveva il mediatore per conto suo o dal disporre di tabelle più interessanti con la banca con la quale si è sempre operato. Sto pensando seriamente a questa alternativa e vorrei capire se ci sono abbastanza persone tra i mediatori, anche con piccole società che potrebbero essere interessati. Se il progetto interessasse molte persone potremmo anche presentarci sul mercato senza la paura di essere sopraffatti dalle banche. In fondo su 117.000 mediatori oggi iscritti all’albo qualcosa di interessante potrebbe venire fuori.

  • Prestiti cambializzati

    I prestiti cambializzati costituiscono una risorsa alla quale sempre più ndividui si rivolgono in un periodo di sempre crescente necessità di far fronte a spese che non è possibile sostenere mediante il proprio solo stipendio: innanzitutto, analizziamo i prestiti cambializzati fra privati. Essi sono dei prestiti con cambiali non finalizzati, che possono essere ottenuto senza che sia necessario che il richiedente stesso mostri o giustifichi il motivo della sua richiesta.

    I prestiti cambializzati fra privati vengono spesso sfruttati per far fronte a spese improvvise ed impreviste, in quanto consentono al richiedente di ottenere una liquidità pressoché immediata. Chiaramente, l’importo che viene richiesto varia a seconda del cittadino creditore, e dunque deve essere adeguato alle disponibilità economiche di quest’ultimo. Per richiedere e per concedere un prestito con cambiali tra privati non bisogna essere in possesso di particolari requisiti, ma è sufficiente essere corretti da entrambe le parti nella concessione e nella restituzione dello stesso.

    Per quel che concerne i termini di liquidazione del prestito resta a completa discrezione del creditore la scelta di esigere il pagamento della somma richiesta in un arco di tempo di due giorni, o di una settimanm piuttosto che di un paio di mesi o un numero determinato di anni. L’erogazione del prestito può avvenire attraverso l’emissione di un assegno circolare intestato al beneficiario consegnato a domicilio, oppure con un versamento sul conto corrente del richiedente stesso.

    Un’altra modalità di prestiti cambializzati è quella del prestito cambializzato senza busta paga: anche in questo caso si tratta di un prestito non finalizzato, in quanto non è richiesto che vengano fornite le ragioni per la cui la somma richiesta verrà adoperata: si tratta di un prestito cambializzato che viene concesso anche a coloro che non possiedono una busta paga o un reddito dimostrabile.

  • Consultare i preventivi RCA on line

    L’assicurazione sta per scadere. Gli agenti della compagnia con cui vi rapportate per queste pratiche vi hanno chiamato ricordandovi che dovete passare in agenzia per saldare il premio assicurativo per i prossimi dodici mesi. Ogni anno che passa, anche se non fate incidenti e guadagnate classi di merito grazie al Bonus/malus il prezzo che pagate per tutelare la vostra auto dagli incidenti vi sembra sempre alto. Come verificare se l’offerta della vostra compagnia è in linea con il mercato delle assicurazioni auto o se state pagando troppo? Prendetevi una mezz’oretta del vostro tempo, preparate i vostri documenti personali, dati anagrafici e residenza, e le caratteristiche del vostro mezzo.

    Ogni compagnia infatti ha il suo sito di rappresentanza con una sezione apposita in cui inserire tutte le informazioni che servono per stipulare i preventivi RCA in modo autonomo e gratuito. In questo modo potrete fare un paragone tra i vari prezzi e metterli in relazione con quello che vi chiede la vostra compagnia. Se decidete di cambiare controllare se il vostro contratto prevede il tacito rinnovo, come probabile. In questo caso dovrete richiedere esplicitamente di interrompere il contratto il giorno della sua scadenza con una raccomandata o un fax inviate almeno trenta giorni prima della fine dell’accordo. Se invece il contratto si esaurisce da solo potrete stipulare un nuovo contratto senza problemi a partire dalla mezzanotte dell’ultimo giorno del contratto.