Categoria: Economia e Finanza

  • Cinque giorni di dialogo sulla finanza etica tra banche italiane, asiatiche, arabe ed africane per lo sviluppo economico nei paesi emergenti.

    Una nutrita delegazione di banchieri africani, asiatici ed arabi si sono recati in Italia lo scorso mese nel quadro del programma “Study Tour Program to DFIs in Italy with focus on Ethical Banking & Digital Evolution” per approfondire le conoscenze del sistema bancario italiano ed uno scambio di esperienze nell’ambito della gestione del risparmio, finanza etica, sicurezza bancaria. In tutto hanno partecipato gli amministratori di sette importanti banche nazionali: Citizen Entrepreneurial Development Agency (CEDA), Banque Nationale pour le Développement Economique (BNDE), Agricultural Development Bank of Ghana (ADB), Nigerian Export-Import Bank (NEXIMBANK), Development Bank of Zambia (DBZ), Bank Simpanan Nasional, Oman Development Bank. Le banche erano accompagnate dai dirigenti delle loro associazioni impegnate nell’internazionalizzazione dei sistemi bancari: Association of Development Financing Institutions in Asia and the Pacific e l’Association des Institutions Africaines de Financement du Développement.

    La missione bancaria coordinata dalla CCIP Camera per la Cooperazione e Incentivo al Partenariato ha fatto tappa nelle città di Milano e Padova toccando, pertanto, due tra le regioni maggiormente industrializzate che rappresentano il cuore dell’economia italiana: Lombardia e Veneto.

    La prima città che ha ospitato la delegazione intercontinentale è stata Milano, dove, in collaborazione con Banca Prossima e Intesa Sanpaolo si è tenuto un inedito seminario sulla finanza rivolta alle imprese sociali e cyber crime “intrusioni ed attacchi informatici” al quale è intervenuto in qualità di specialista informatica il dott. Marco Rodolfo Alessandro Bozzetti Ceo della Malabo ICT Advisory. La delegazione ha partecipato alla conferenza d’inaugurazione del Salone del Risparmio approfondendo le tematiche normative, fiscali ed operative che riguardano l’industria italiana del risparmio gestito.

    La delegazione si è poi spostata a Padova dove è stata accolta dal dr. Mario Crosta direttore generale della Banca Popolare Etica fulcro della finanza etica italiana concludendo il tour presso il Consorzio Etimos che ha tenuto un seminario di natura finanziaria sulla microfinanza sociale in Africa ed in Asia. Etimos è un consorzio cooperativo operativo in Asia, Africa, America Latina con una presenza diffusa in oltre 40 paesi attraverso una rete di oltre 280 organizzazioni socie.

    Anche se l’Asia continua ad essere un mercato importante non solo per le potenzialità di sviluppo industriale ma anche per la significativa propensione al risparmio, l’Africa è un continente in piena crescita, ricco di risorse naturali, mercati da conquistare, allettanti prospettive di investimenti. L’Italia ha l’opportunità di mettersi in gioco e realizzare progetti in ambito industriale, energetico, costruzioni, infrastrutture, trasporti e terziario avanzato. La World Bank e l’African Development Bank hanno identificato una classe media stimata in circa 350 milioni di africani che già guadagnano almeno venti mila euro all’anno in un continente emergente che sta avendo un ruolo sempre più importante nell’economia internazionale, in grado di creare nuove opportunità economiche e finanziarie. Nel 2050 un uomo su quattro sarà africano ed oltre alla crescita demografica aumenterà in maniera esponenziale anche il Pil. Dieci anni fa i paesi africani erano riusciti a vendere obbligazioni internazionali per 1,2 miliardi di dollari e nel 2013 hanno raccolto 8,1 miliardi di dollari (Fonte Moody’s). Nel 2012, otto dei dieci paesi al mondo economicamente più dinamici erano africani.

    Tra gli intervistati di maggiore rilievo citiamo Robert Chomba, Board Chairperson della Development Bank of Zambia che ha riferito agli organizzatori: “Posso sicuramente affermare che l’obiettivo che ci eravamo prefissati è stato pienamente raggiunto. Abbiamo potuto approfondire il sistema bancario italiano durante la nostra visita in Italia e siamo disponibili a porre le basi per un colloquio costruttivo tra l’Italia e l’Africa sull’implementazione di progetti dedicati allo sviluppo economico e ci attendiamo dei concreti progetti da vagliare e co-finanziare”.

    Durante il viaggio di studio le banche straniere hanno affrontato temi di comune interesse proponendo un approccio di alleanze strategiche attraverso la strada della cooperazione bancaria e industriale su importanti progetti per la salute pubblica, infrastrutture civili, manifatturiero, occupazione, turismo, sviluppo economico per un valore complessivo stimato di 3,2 bilioni di euro assicurando uno spazio anche alla partecipazione italiana.

    Con questa inedita missione bancaria, l’Italia dimostra ancora una volta che è in grado di aprire nuovi orizzonti nel sistema finanziario anche in questa fase di turbolenza economica.

    Alle banche, istituzioni finanziarie ed associazioni industriali italiane viene data la possibilità di entrare nuovamente in contatto con le banche asiatiche, africane ed arabe ed approfondire i progetti di cooperazione bancaria e industriale. Inoltre, sono previste tre missioni italiane in Asia, Africa e Golfo Persico aperte a coloro che intendono conoscere i sistemi bancari nazionali e presentare progetti per lo sviluppo economico e industriale. Per informazioni contattare la CCIP Camera per la Cooperazione e Incentivo al Partenariato attraverso email [email protected] tel. 389 0217786, 041 8627690- 8627600 Fax 041 8620268, 8622760

  • Flavio Cattaneo: “Per il futuro si guarda a Cile e Grecia”

    Terna, risultati 2013: l’utile sale di 513 milioni per 4,3 miliardi di euro complessivi, il dividendo viene confermato. Costruiti 2.500 km di rete, generati risparmi per 5,4 miliardi. Flavio Cattaneo, AD di Terna: “Presentato il Piano strategico da 5 miliardi di investimenti in 5 anni. Per il futuro si guarda a Cile e Grecia”.

    Tralicci e linee elettriche in Alta tensione 380 mila volt

    Terna incassa e rilancia. La società che gestisce la rete di trasmissione dell’energia in Italia vede il proprio utile incrementarsi di 513,6 nel 2013 (+10,8% rispetto al 2012), raggiungendo i 4,3 miliardi complessivi negli 8 anni di vita, e conferma il dividendo per gli azionisti a 0,20 centesimi, destinando una somma ancora superiore al Piano strategico 2014-2018.

    Nei prossimi 5 anni il Gruppo Terna prevede infatti di investire 5 miliardi di euro di cui 3,6 in attività regolate per la sicurezza e l’ammodernamento della Rete elettrica, e dei quali l’81% sarà destinato proprio allo sviluppo della Rete. A quello presentato oggi a stampa e analisti dall’adFlavio Cattaneo e dal presidente Luigi Roth, si aggiunge poi il Piano di Sviluppo più ampio, che prevede investimenti complessivi per 8,1 miliardi di euro, di cui 5,6 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, che saranno destinati alla riduzione delle congestioni interzonali in favore della piena integrazione nel sistema elettrico delle fonti di energia rinnovabile e a garantire sicurezza e qualità del servizio elettrico.

    Foto Cattaneo GIUGNO2013

    Una cifra, otto miliardi, pari a quella già investita dal 2005 ad oggi, che è stata utile a colmare il gap infrastrutturale fra l’Italia e il resto d’Europa attraverso la realizzazione di 2.500 km di nuove linee e 89 nuove stazioni elettriche e a generare per le famiglie e le imprese italiane 5,4 miliardi di risparmi, che saliranno fino a 15 miliardi con i benefici futuri. Terna ha dunque reso possibile una riduzione del costo del servizio di trasmissione, nonostante sia inferiore alla media europea anche la remunerazione degli investimenti e soprattutto mentre è superiore il costo dell’energia: il Pun medio del 2013 costa infatti il 30% in più in Italia, circa 63 euro/MWh contro 42 euro/MWh della media Ue.

    Ecco perché, dovendo importare energia dall’estero perché costa meno, è importante migliorare la rete infrastrutturale. Così come è stato fatto l’anno scorso in Piemonte con la nuova interconnessione capace di scambiare energia con la Francia attraverso una innovativa tecnologia a impatto ambientale zero: l’opera, del valore di oltre 400 milioni di euro, rientra nelle attività di acquisizione previste nel Piano strategico quinquennale, così come il possibile deal di Tamini Group, azienda di Melegnano che produce trasformatori per centrali elettriche e che nel 2012 ha fatturato 130 milioni.

    Oltre alle attività tradizionali e alle acquisizioni, Terna punta anche sulle attività definite non tradizionali, che hanno già generato nel periodo 2005-2013 1,3 miliardi di euro soprattutto grazie alla valorizzazione degli asset in Brasile, primo Paese estero dove il gruppo è andato a fare affari, e alle realizzazione e vendita di impianti per il fotovoltaico. Anche il questo caso il gruppo guidato da tre anni da Flavio Cattaneo (il cui mandato scade quest’anno e potrebbe far finire il manager lombardo nel toto-nomine delle grandi società statali), non si accontenta e rilancia: nel Piano aumenta l’impegno fino a 1,3 miliardi di euro per le attività non tradizionali, con un occhio particolare all’America Latina e soprattutto al Cile. “Stiamo lavorando su Paesi come il Cile – ha detto Cattaneo in conferenza stampa – perché abbina stabilità e prospettive di crescita, con grosse potenzialità su rinnovabili e infrastrutture di trasmissione”.

    Il Cile potrebbe rappresentare dunque il mercato del prossimo futuro, ma c’è anche l’ipotesi Grecia, Paese con caratteristiche da “ri-emergente”, che secondo il Fmi nel 2015 crescerà di quasi il 3%, aprendo spiragli a investimenti stranieri. Come ad esempio quello per partecipare all’asta per la privatizzazione delle rete di trasmissione, che dovrebbe partire entro l’estate di quest’anno: “Siamo interessati – ha detto l’ad Cattaneo -, ma l’asta non è ancora partita; ci sarà comunque una manifestazione di interesse, la Grecia è vicina all’Italia ed è già interconnessa”.

    Cattaneo ha infine elencato tutti gli altri dati relativi al 2013, molto positivi. I ricavi consolidati dell’esercizio ammontano a 1.896,4 milioni di euro e registrano una crescita di 90,5 milioni di euro rispetto al 2012 (+5%). I costi operativi, pari a 415,3 milioni di euro sono sostanzialmente in linea rispetto all’esercizio precedente (-0,5 milioni di euro, -0,1%), pur con una diversa distribuzione delle voci di spesa. L’Ebitda (Margine Operativo Lordo) dell’esercizio si attesta a 1.481,1 milioni di euro, con un incremento di 91 milioni di euro rispetto ai 1.390,1 milioni di euro del 2012 (+6,5%). L’incremento dei ricavi e la sostanziale stabilità dei costi si riflette sull’Ebitda margin che passa dal 77% del 2012 al 78,1% dell’esercizio 2013. Gli ammortamenti dell’esercizio crescono di 22,8 milioni di euro rispetto al 2012, principalmente per l’entrata in esercizio di nuovi impianti. L’Ebit (Risultato Operativo), pertanto, si attesta a circa 1.037,7 milioni di euro, in crescita di 68,2 milioni di euro (+7%) rispetto al 2012. La situazione patrimoniale-finanziaria consolidata al 31 dicembre 2013 rileva un Patrimonio netto di Gruppo in crescita a 2.940,6 milioni di euro (2.788,3 milioni di euro al 31 dicembre 2012). Infine Terna, a fine 2013, ha raggiunto i 3.445 dipendenti.

    FONTE: First Online

  • RC auto: la crisi spinge in alto il ricorso alle coperture aggiuntive. Le richiede il 56% degli automobilisti

    In tempi di crisi la cautela non è mai troppa: sarà per questo che il 56% degli italiani alle prese con il rinnovo RC auto sceglie di richiedere una copertura aggiuntiva. A dirlo è il portale Facile.it (www.facile.it) che, analizzando un campione di oltre 1.000.000 di preventivi assicurativi arrivati negli ultimi due mesi, ha rivelato come sia ormai una consuetudine aggiungere alla polizza base ulteriori garanzie.

    «Mentre la RCA (la polizza assicurativa base) è obbligatoria per legge – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it – ciò non vale per tutte le garanzie accessorie, che assicurano il guidatore ed il veicolo in un più alto numero di situazioni. Anziché puntare al risparmio, il trend emergente sembra quello della prudenza: si spende una modica cifra oggi per evitare complicazioni domani.»

    Ma quali sono le coperture più richieste dagli italiani? È l’infortunio al conducente la garanzia accessoria più ricorrente (47,4%): pochi sanno che la normale RC auto non tutela l’assicurato alla guida del veicolo responsabile del sinistro, ma si limita a coprire i danni causati a persone o altri mezzi. A seguire troviamo l’assistenza stradale, richiesta dal 41,1% del campione censito: con un parco macchine sempre più vecchio, il rischio di rimanere bloccati mentre si viaggia è in aumento, da qui l’esigenza di prevenire, evitando la spesa per il recupero del veicolo in caso di fermo.

    Sarà che i prezzi dell’assicurazione auto subiscono variazioni notevoli in base alla regione di residenza, ma anche la propensione alla prudenza mostra lo stesso andamento: le regioni in cui è più alta la percentuale di automobilisti che richiede almeno una copertura aggiuntiva sono quelle del Nord Italia. A guidare la classifica è la Lombardia, regione in cui ben il 72% degli automobilisti sceglie di integrare la propria RC auto; a seguire, Trentino Alto Adige (66%) e Liguria (61%). Tutta la coda della classifica, invece, è occupata dalle regioni del Sud: Puglia, Calabria (15%) e Campania (16%) rivelano un minore interesse dei cittadini del meridione a far aumentare il prezzo della polizza con garanzie aggiuntive.

    Interessante notare, invece, che le differenze di comportamento tra uomini e donne, stavolta, sono davvero minime: nel dettaglio, però, le donne si mostrano più interessate alla copertura in caso di infortunio al conducente (la richiedono il 48,4% delle donne, contro il 46,7% degli uomini) e all’assistenza stradale (42,1%, contro il 40,6% del campione maschile).

    Per quanto riguarda le categorie professionali sono i dirigenti, gli agenti di commercio e gli imprenditori quelli che scelgono in misura più alta di aggiungere coperture alla RCA – forse perché passano più tempo al volante o perché hanno redditi mediamente più alti – mentre gli appartenenti alle forze armate sono il fanalino di coda, battendo persino pensionati e disoccupati.

  • Le aziende italiane esportano in Russia (+5,3%) il paese con la più alta crescita mondiale in investimenti nei media (+13%)

    Nell’ultimo anno le esportazioni verso la Russia sono aumentate del 5,3% e l’export verso Mosca vale oggi circa il 2,8% del totale. Lo rivela un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, secondo cui un ruolo particolarmente importante lo svolgono i macchinari (26,8%), l’abbigliamento (12,2%), gli articoli in pelle (7,5%) e i mobili (6,4%). Non solo: nel 2013, il mercato russo dei media è quello che ha registrato, nel mondo, la crescita più elevata di investimenti (+13%) come emerge dall’Aegis Global Report, una ricerca internazionale del settore. Questi dati spiegano come, nonostante la recente crisi politica in Crimea, le aziende italiane continuino a investire in Russia e cerchino anche un sostegno creativo made in Italy per farsi conoscere meglio in questo mercato in forte espansione.È recente, ad esempio, il progetto incentive per stimolare le capacità e i risultati della forza vendita di Tic Tac – le note caramelle Ferrero – realizzato dall’agenzia italiana Take, che a Mosca ha inaugurato un hub per la gestione dei clienti, anche locali. Un’altra iniziativa di Take ha riguardato infatti Micro Kapital, società di finanziamenti russa, con capitale anche italiano, per cui è stata realizzata una campagna pubblicitaria. Take, presente anche in Ucraina, è un esempio della creatività made in Italy che si rivolge sempre di più verso il mercato internazionale tanto da generare – se si considera musica, cinema, libri, fashion, video maker, interior designer, agenzie di pubblicità e comunicazione – ben il 9,3% delle esportazioni totali del nostro Paese. Questo dato emerge da uno studio sul settore realizzato dallo Ied, l’Istituto Europeo di Design, che sottolinea come in Europa, con 178mila aziende del comparto creativo e culturale, l’Italia sia seconda solo alla Germania (187mila). “Lavorare sempre di più in altri paesi è molto stimolante per un’agenzia di pubblicità come la nostra che, grazie alla valorizzazione della creatività italiana, riesce a ottenere risultati in controtendenza rispetto allo scenario economico – dichiara Marco Di Marco, Ceo di Take – Forse è proprio questa una delle ‘ricette’ per uscire dalla crisi: puntare sul valore aggiunto della fantasia italiana per promuovere nel mondo i nostri prodotti, che sono sinonimo di qualità, e affrontare nuove sfide”.

  • Prestiti personali: torna a crescere la richiesta media, +8% nell’ultimo semestre

    Il 2014 è contraddistinto da un calo della domanda dei finanziamenti, ma gli importi richiesti sono cresciuti: l’Osservatorio sul credito al consumo di Facile.it (http://www.facile.it/prestiti.html) e Prestiti.it (www.prestiti.it), ha evidenziato come la richiesta media di prestito sia aumentata dell’8% in sei mesi, andando a compensare il drastico calo della rilevazione precedente (-23% in un anno; -8% nel semestre). Oggi si richiedono poco più di 11.000 euro, contro i 10.000 di ottobre 2013.

    «Se gli ultimi dati del Crif – dichiara Lorenzo Bacca, responsabile della Business Unit Prestiti di Facile.it e Prestiti.itpongono l’accento sul calo delle domande (a febbraio si è registrato una diminuzione del 7,9% rispetto allo scorso anno) la nostra analisi delle richieste mostra come chi abbia bisogno di un prestito cerchi di ottenere cifre comunque significative, nonostante diminuisca il reddito medio con cui rimborsarle; da ciò consegue un leggero allungamento dei tempi di restituzione».

    L’indagine, realizzata analizzando un campione di circa 40 mila domande presentate nel periodo compreso tra ottobre 2013 e marzo 2014, ci offre l’identikit del richiedente finanziamento in questi tempi di crisi: è un uomo – sono il 74% di tutto il campione – di 41 anni che ha bisogno di circa 11.000 euro e vuole rimborsare il prestito contando su uno stipendio di circa 1.600 euro mensili (erano 1.700 nel semestre precedente). La durata del finanziamento resta superiore ai cinque anni, occorreranno 64 mensilità (63 nella rilevazione di ottobre) per ripagare il prestito.

    Tra coloro i quali hanno indicato una finalità precisa per il prestito, la motivazione più ricorrente è la liquidità (22,7% del totale), seguita dall’acquisto di auto usate (21,3%). Pressoché stabile la ristrutturazione casa (è il 14,5%, era il 15,6% nello scorso semestre), mentre va segnalato l’alto numero di richieste per il consolidamento di altri debiti già esistenti: rappresenta ormai il 14,1% di tutte le motivazioni di prestito.

    Per quanto riguarda le differenze regionali, registriamo un leggero aumento in tutto il territorio nazionale. Rispetto all’indagine condotta nell’ottobre 2013 le Regioni che hanno visto le crescite degli importi maggiori sono la Basilicata, il Lazio e il Trentino Alto Adige – con aumenti medi di circa 1500 euro – mentre, in assoluto, si conferma la tendenza che vede richieste più cospicue a Sud dell’Italia: la Sardegna primeggia anche in questo semestre (con 12.000 euro), mentre Liguria ed Emilia Romagna restano sempre in fondo alla classifica con una richiesta stabile a 9.500 euro. I lucani sono i cittadini con la richiesta dalla durata più lunga(68 mesi), mentre il Trentino Alto Adige è l’unica regione in cui l’età media al momento della richiesta è sotto i 40 anni (39, per l’esattezza).

  • Affittare casa in centro a Udine

    Udine, capitale dell’alta pianura friulana, è sicuramente una città unica per caratteristiche fisiche, ma anche culturali e artistiche. Si tratta infatti di un città centrale e strategica dal punto di vista europeo, ma soprattutto di un posto tranquillo e particolare in cui vivere.
    Con la sua immensa storia e i suoi paesaggi e luoghi incantati, Udine è infatti una città unica che fa convivere al meglio la modernità della città con i paesaggi e gli ambienti naturali più intatti e particolari. Solo qui infatti possono convivere così perfettamente la modernità appunto di tutti i servizi e le attività tipiche delle più grandi città italiane, con l’attenta salvaguardia del verde cittadino e di luoghi così belli e incontaminati.
    Per chi è in cerca di un appartamento in affitto, quindi, Udine è davvero una splendida e particolare città. Qui infatti potrete trovare tante soluzioni abitative tra le più diverse e svariate, per assicurare il pieno soddisfacimento delle vostre necessità e preferenze. Sia che voi stiate in cerca di un appartamento per un breve periodo, ad esempio per ragioni lavorative, o stiate cercando la vostra casa da affittare per poi viverci con tutta la famiglia, troverete sicuramente il luogo che fa più al caso vostro. Tantissime sono infatti le varianti tra cui scegliere, dall’appartamentino caratteristico e ben servito del centro, alle più grandi e spaziose villette nelle più belle e curate zone residenziali.
    Qui ad Udine sono davvero tante infatti le bellissime case tra cui scegliere per un breve o lungo periodo in affitto, in quanto ce n’è davvero per tutti i gusti e tutte le necessità. Sia che vogliate trasferirvi per un breve periodo di lavoro o vivere con tutta la famiglia stabilmente, Udine è la città più adatta a voi, in quanto offre tutto quello che serve per vivere al meglio con tutti i vostri cari e magari anche con il vostro amico a quattro zampe. La maggior parte degli immobili infatti offre spazi verdi, giardini privati o grandi terrazze per darvi ancora più comfort e spazio per tutta la vostra famiglia.
    Udine poi è una città davvero ricca di storia e tradizioni che, con i suoi innumerevoli monumenti, non vi stancherà mai. Tanti sono anche i teatri e le rappresentazioni culturali e storiche, per passare giornate sempre diverse e interessanti.
    Questa bella città dell’alta pianura friulana poi è anche uno dei migliori posti d’Italia in cui vivere, come dimostrato anche dagli studi e dalle classifiche delle più importanti e rinomate testate giornalistiche italiane oltre che da Legambiente. Da tali ricerche infatti risulterebbe che Udine è tra le più sane e servite città in cui vivere, in quanto offre patrimonio ambientale incontaminato, aria pulita, ma anche tanti servizi e iniziative che rendono la vita dei cittadini più semplice e di qualità.
    Udine quindi è davvero la città perfetta in cui prendere in affitto una bellissima casa per voi e la vostra famiglia, per vivere in uno dei migliori posti d’Italia sia per quanto riguarda l’ambiente che l’enorme patrimonio storico e culturale. Interessantissime sono poi anche le tante diverse soluzioni abitative tra cui scegliere, offerte dalle migliori agenzie immobiliari, ma anche da imprenditori o semplici privati.

    www.caseudine.com

  • H2i, ACQUISITA UNA QUOTA DI MINORANZA DELLA INSEM S.P.A.

    L’accordo, che prevede la possibilità per H2i di salire fino ad una quota del 45%, consentirà alla Società di consolidare e sviluppare la sua attività sia in Italia che sui mercati esteri a partire dalla Germania, dove l’azienda è già presente.

    Roma, 26 marzo 2014 – INSEM, giovane azienda specializzata in soluzioni web marketing, è stata acquisita al 20 per cento da H2i, veicolo di investimento del Gruppo IN PRENDO. Obiettivo dell’acquisizione è il consolidamento dell’attività sul mercato italiano del web marketing e l’implementazione di un processo di internazionalizzazione verso mercati esteri più profittevoli a partire dalla Germania, Paese in cui l’azienda ha già costituito una succursale.

    CHI È INSEM. E’ una società che sviluppa soluzioni di marketing digitale per piccole e medie imprese e progetti di business on-line personalizzati per le grandi aziende.

    La Società vanta una significativa esperienza sul mercato del web marketing. Essa si avvale di uno staff tecnico altamente specializzato e di una Rete Commerciale dislocata su tutto il territorio nazionale.

    INSEM affianca le imprese con l’obiettivo di dare loro visibilità attraverso l’attività di posizionamento sui motori di ricerca, campagne di keywords advertising, strategie di promozione sui social media e soluzioni web per i dispositivi mobile. Da sempre alla ricerca di soluzioni innovative, in grado di generare nuove opportunità di sviluppo per le aziende italiane, INSEM è presente, sia in Italia, con 3 sedi Milano, Firenze e Napoli, che all’estero, con la partecipata tedesca Insem GmbH.

    Costituita nel 2010 oggi rappresenta il 2° operatore di settore in Italia, esprime ricavi con crescita media per anno di circa il 60% , il valore della produzione per il 2013 si attesta ad euro 3.933.000 e quello di ebitda è pari al 19,31% con un controvalore in euro di 759.403.

    IL NUOVO CORSO DELLA INSEM CON IL COINVOLGIMENTO DI H2I. L’ammontare complessivo dell’operazione – che verrà realizzata in due fasi – la prima effettuata nei giorni scorsi ed una seconda che sarà realizzata entro il 31 marzo 2015 – , è pari ad 1 Milione di Euro, in parte equity ed in parte P.o.c. – Prestito obbligazionario convertibile.

    Obiettivo dell’intervento è quello di affiancare l’attuale Proprietà nel consolidare la presenza sul mercato italiano del web marketing e di lanciare il marchio INSEM sul mercato Europeo e su alcuni Paesi extra europei che offrono interessanti opportunità di sviluppo.

    L’ampliamento del capitale sociale ad H2i consentirà, inoltre, alla INSEM di accrescere le sue compente strategiche e manageriali ed efficientare, in un ottica di “partnership”, il rapporto con il Sistema Bancario.

    >. E’ quanto dichiara Albo Francesconi Ad di H2i.

    “Ha spiegato il vice presidente Antonio Conza “L’ingresso di H2i avvenuto attraverso un aumento di capitale, interessa una quota di minoranza del capitale dell’azienda ma è fondamentale per consentirci di consolidare il percorso realizzato in Italia in questi primi 3 anni e soprattutto di accelerarne quello estero dotando l’azienda di una massa finanziaria congrua per competere sui mercati internazionali.”

  • Come fare soldi : L’imprenditore del futuro

    L’imprenditoria è sempre stata considerata come una strada più difficile e tortuosa, ma più remunerativa e soddisfacente. Fra gli anni 70 e gli anni 90, moltissimi lavoratori hanno preferito cercare impieghi nell’ambito del settore terziario a causa della stabilità di tali professioni. In tempi recenti, il susseguirsi di varie crisi economiche hanno minacciato la stabilità di quest’industria, per non parlare del continuo progresso tecnologico che minaccia di rendere il lavoro da scrivania sempre più obsoleto è superfluo, come già da tempo è avvenuto per il lavoro generico manuale. Di conseguenza, l’imprenditoria sta tornando alla riscossa come una delle migliori opportunità per fare soldi. Per alcuni fronti, a differenza di quanto accadeva qualche decennio fa, essere un imprenditore al giorno d’oggi è molto più facile. Grazie ad internet, e possibile infatti risparmiare moltissimi soldi su una vasta gamma di processi, dal branding alla promozione, fino alla produzione stessa dei beni e dei servizi e vendita. Se poi parliamo di imprenditoria online, l’investimento è prossimo allo zero. Come Fare soldi in qualità di imprenditore non è un processo immediato, ma una volta che un business splende il proprio ritmo, i guadagni diventeranno più stabili e più facili da controllare. Ma che un business acquista popolarità e credibilità, i servizi e dei prodotti in vendita saranno sempre più ricercati e contribuiranno a creare una fonte di guadagni stabile e sicura nel corso del tempo. Se la vostra intenzione è quella di fare soldi nel modo più in fretta possibile, forse iniziare un business non fa per voi. Ma se siete disposti a sviluppare le vostre idee a lungo termine, questa è la strada giusta.

  • Flavio Cattaneo: utile a 514 milioni (+10,8%) più che doppio rispetto al 2004

    Bilancio 2013, Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, chiude con ricavi in crescita del 5% a 1.896 milioni di euro. Lo scorso anno i margini del gruppo sono aumentati del 6,5% a 1,48 miliardi, mentre l’utile è salito a 514 milioni (+10,8%), più del doppio rispetto all’anno precedente. Il piano strategico quinquennale prevede 3,6 miliardi di investimenti sulla rete e fino a 1,3 miliardi di impegno sulle attività non tradizionali, di cui un potenziale di 900 milioni di euro in attività di sviluppo di impianti rinnovabili e di infrastrutture elettriche per terzi in Italia e all’estero, oltre all’interessamento ai Paesi del Sud America.

    Rete tralicci - Flickr

    Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, chiude il 2013 con ricavi in crescita del 5% a 1.896 milioni di euro e presentando un piano industriale quinquiennale. Lo scorso anno i margini del gruppo sono aumentati del 6,5% a 1,48 miliardi, mentre utili è salito a 514 milioni (+10,8%): sulla scia di questi risultati il cda proporrà all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 20 centesimi di euro.

    Intanto il gruppo è già proiettato al futuro con un piano strategico al 2018 che prevede 3,6 miliardi di investimenti sulla rete e fino a 1,3 miliardi di impegno sulle attività non tradizionali. Per quanto riguarda le attività tradizionali l’81% degli investimenti sarà destinato allo sviluppo delle rete, mentre 200 milioni andranno alla realizzazione di sistemi di accumulo: i due siti già in via di realizzazione in Campania avranno, infatti, una capacità di 12 MW ciascuno e a questi se ne aggiungerà un terzo (in via di autorizzazione), a completamento dei progetti previsti dal Piano di sviluppo, per una capacità complessiva di circa 35 MW.

    I 3,6 miliardi previsti nel Piano strategico rientrano nei complessivi 8,1 mld del Piano di sviluppo 2014, che ha un orizzonte di medio-lungo termine e prevede 5,6 miliardi di investimenti nei prossimi 10 anni. Sulla rete sono stati investiti dal 2005 ad oggi circa 8 miliardi per realizzare 2.500 km di nuove linee e 89 nuove stazioni elettriche: questo sforzo – precisa una nota – ha già prodotto 5,4 miliardi di euro di minori costi per cittadini e imprese, cui si aggiungeranno i 9,7 miliardi di euro di risparmi delle future opere, per un totale di 15 miliardi di risparmi.

    Per quanto riguarda le attività non tradizionali, l’impegno previsto dal Piano industriale è di 1,3 miliardi, di cui un potenziale di 900 milioni di euro in attività di sviluppo di impianti rinnovabili e di infrastrutture elettriche per terzi in Italia e all’estero, oltre all’interessamento ai Paesi del Sud America o ad altre opportunità derivanti dal potenziamento di reti. Oltre 400 milioni sono invece riferiti alle operazioni recentemente annunciate (interconnessione Italia-Francia). Il Piano consente di ridurre di 400 milioni l’incremento dell’indebitamento finanziario rispetto al precedente piano (600 milioni contro 1 mld): la struttura del capitale rimane quindi “solida” – prosegue la nota – e si prevede che il rapporto tra indebitamento netto e rab si manterrà inferiore al 60% in tutti gli anni del Piano.

    FONTE: Repubblica

  • Flavio Cattaneo, Terna presenta il nuovo piano Investimenti fino a 2018

    Terna conferma il suo impegno a sostegno della rete e, da qui al 2018, assicurerà 5 miliardi di euro di investimenti, di cui 3,6 miliardi destinati a rafforzare e ammodernare la rete elettrica nazionale.
    Flavio Cattaneo, AD di Terna, assicura un dividendo da 20 centesimi di euro e numeri in crescita, come testimonia il bilancio 2013: Ebitda a quota 1,48 miliardi di euro (+6,5%), ricavi in aumento del 5% (a 1,89 miliardi di euro) e utile netto in rialzo del 10,8%, a 514 milioni di euro, Ebit a 1,03 miliardi di euro, con una crescita del 7 per cento.

    Bonifica frattamaggiore

    Terna conferma il suo impegno a sostegno della rete e, da qui al 2018, assicurerà 5 miliardi di euro di investimenti, di cui 3,6 miliardi destinati a rafforzare e ammodernare la rete elettrica nazionale. Il resto, chiarisce il comunicato diffuso dalla spa dell’alta tensione, andrà a favore delle attività non tradizionali: una pipeline di 400 milioni cumulata nell’arco di piano, a cui si aggiunge un potenziale di 900 milioni di euro di sviluppo in impianti rinnovabili e di infrastrutture elettriche per terzi in Italia e all’estero.

    Flavio Cattaneo

    Con un occhio al Mediteranneo (Grecia e Nord Africa, in particolare), come il numero uno Flavio Cattaneo ha avuto modo di chiarire in audizione al Senato giusto qualche giorno fa.

    Ai suoi azionisti, Cattaneo assicura un sostanzioso dividendo (20 centesimi di euro per azioni in linea con la policy annunciata lo scorso anno, cioè una cedola base di 0,19 euro derivante dalle attività tradizionali più un pay-out del 60% agganciato ai risultati delle attività no core) e numeri in crescita come testimonia il bilancio 2013 appena archiviato: Ebitda a quota 1,48 miliardi di euro (+6,5%), ricavi in aumento del 5% (a 1,89 miliardi dieuro) e utile netto in rialzo del 10,8%, a 514 milioni di euro. I conti illustrati oggi alla comunità finanziaria indicano poi anche un incremento dell’Ebit che tocca gli 1,03 miliardi di euro, con una crescita del 7 per cento.

    Tornando al piano, la spa dell’alta tensione ribadisce il suo sforzo per la crescita della rete cruciale nel garantire la sicurezza del sistema elettrico, lo sviluppo industriale e quello delle rinnovabili. Per questo motivo, nei prossimi 5 anni, l’81% delle risorse sarà assicurato al potenziamento della rete. Duecento milioni andranno invece alla realizzazione dei sistemi di accumulo, secondo una direttrice che ha visto la società giocare un ruolo di primo piano. Gli impianti che la società sta realizzando nel Sud Italia rappresentano, chiarisce la nota, «un primato a livello europeo per capacità e si posizionano fra i primi a livello mondiale». I due siti già in via di realizzazione in Campania avranno una capacità di 12 megawatt ciascuno e a questi si affiancherà un terzo (in fase autorizzativa) in linea con quanto previsto dal piano di sviluppo.

    Quest’ultimo, come ha ricordato l’ad in audizione, prevede investimenti per 8,1 miliardi di euro, di cui 5,6 miliardi nei prossimi dieci anni che serviranno a ridurre gli sbottigliamenti per migliorare l’integrazione delle rinnovabili nel sistema elettrico e garantire la sicurezza del servizio. Quanto alla solidità del gruppo, l’ad assicura che non ci sarà alcuna esigenza di rifinanziamento fino a tutto il 2015 e il rapporto indebitamento netto/Rab resterà inferiore al 60% da qui alla fine del piano.

    FONTE: Il Sole 24 Ore