Categoria: Economia e Finanza

  • Money Transfer: affari in aumento nonostante la crisi

    Pur in tempi di crisi è in continua crescita il volume di denaro inviato all’estero dagli immigrati residenti in Italia. Con in testa i cinesi, che inviano in madrepatria circa 12.000 euro pro capite, i lavoratori stranieri nel 2011 hanno inviato all’estero denaro pari allo 0,46% del PIL, con un aumento del 12,5% rispetto all’anno precedente.

    Un fiume di denaro, 7,4 miliardi di euro, cioè quasi lo 0,5% della ricchezza prodotta in Italia in un anno, che attraverso le agenzie Money Transfer si disperde a pioggia verso i quattro angoli del mondo.
    In breve tempo, recandosi in una agenzia Money Transfer a Milano, Torino, Roma o in qualsiasi città italiana, è possibile trasferire denaro all’altro capo del mondo, trasformando euro in yuan cinesi, pesos filippini o reais brasiliani, dove possono essere ritirati in contanti presentando semplicemente un documento di identità e il codice identificativo dell’operazione di trasferimento oppure possono essere depositata direttamentesu un conto corrente.
    Dal nuovo rapporto della Fondazione Leone Moressa (specializzata in economia dell’ immigrazione) sulle rimesse in denaro dall’Italia verso l’estero emerge che inaspettatamente nel 2011, nonostante il momento di crisi generalizzata, l’invio di soldi all’estero da parte degli immigrati è aumentato del 12,5% rispetto al 2010.

    Questo si spiega sia con l’aumento del numero degli immigrati presenti in Italia (la Caritas li valuta in 5 milioni, irregolari esclusi), sia con l’accresciuta facilità per il trasferimento di fondi fra stati da parte di privati cittadini, su richiesta della stessa banca Mondiale, per favorire la crescita e lo sviluppo delle aree più povere del mondo. Il denaro inviato all’estero dai lavoratori immigrati infatti va direttamente nelle tasche delle famiglie che in genere appartengono a classi sociali medio-basse e che quindi utilizzano immediatamente i soldi ricevuti, favorendo così la crescita economica nazionale.

    Il trasferimento di soldi all’estero costituisce quindi un aiuto concreto per le economie dei paesi in via di sviluppo, così come lo era stato per l’Italia all’inizio del novecento.
    In aggiunta all’invio di denaro attraverso banche e agenzie Money Transfer operanti in Italia, devono essere conteggiati i soldi che vengono esportati in modo informale, anche se non illegale, dallo stesso interessato o tramite amici e parenti in occasione di viaggi in visita alla famiglia nel paese d’origine, ammontare che si stima essere di eguale entità a quello trasferito tramite Money Transfer.

  • CentroMarca Banca. Il Presidente Cenedese soddisfatto di andamento ed attività 2011

    Venerdì 11 maggio prossimo CentroMarca Banca incontra i propri Soci presso il Collegio Salesiano Astori di Mogliano Veneto per presentare Relazione e Bilancio d’Esercizio 2011 e contestualmente il Bilancio Sociale relativo alla medesima annata.

    L’Assemblea, che inizierà alle 19.00, sarà introdotta dal Presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese. Interverranno inoltre il Direttore Generale Roberto Faggiani e il Vice Direttore Generale Claudio Alessandrini. Oltre ai tre relatori saranno presenti Amedeo Piva, Presidente della Federazione Veneta delle BCC-CRA nonché Vicepresidente di Federcasse, i Consiglieri di Amministrazione di CentroMarca Banca ed il Collegio Sindacale.

    “Sono soddisfatto dell’andamento della nostra banca – afferma il Presidente Tiziano Cenedese – perché nonostante la crisi che imperversa e che ha profondamente intaccato anche il sistema bancario nazionale ed europeo, CentroMarca Banca ha saputo tenere a bada i propri conti. Il risultato 2011, nonostante le difficoltà, è in attivo. È chiaro che servirà, nei prossimi anni, una gestione oculata che tenga conto dell’evoluzione del mercato.”

    “I conti economici delle banche – recita la Relazione di bilancio – hanno sofferto per la compressione dei margini, del crescente costo della raccolta, del deterioramento del credito, che ha comportato massicce rettifiche, e dalla difficoltà di generare commissioni. Per non parlare poi del crollo delle quotazioni di borsa che ha dato il suo colpo di grazia. “

    Nonostante questa congiuntura negativa gli indici di CentroMarca Banca reggono mostrando percentuali migliori rispetto alla media locale e nazionale sia in fatto di raccolta diretta che di raccolta indiretta.

  • Da maggio 2012 aumento del 4,3% sulla bolletta della luce. Come fare?

    Ad affermarlo è l’Authority per l’energia: a maggio 2012 ci sarà un ulteriore rincaro sul costo dell’energia pari al 4,3% per i contratti di maggiore tutela, ovvero utenze domestiche e clienti in bassa tensione, dunque un sostanziale aumento di 21,44 euro all’anno per le famiglie e per le piccole imprese.

    Si tratta di “oneri generali di sistema” (componente A3) e “oneri aggiuntivi”, questi ultimi pare servano a finanziare i fondi per le rinnovabili. Secondo Bortoni, presidente dell’Authority, “il decisore pubblico ha avviato un processo per una rinnovata programmazione degli incentivi, in un percorso di coerenza generale per contemperare la sostenibilità delle bollette con i legittimi interessi dei soggetti attivi nella green economy”.

    D’accordo con lo sviluppo della sostenibilità ambientale, sta di fatto che siamo a quasi 20 centesimi di euro per kilowattora, dunque serve necessariamente ridurre i consumi se si vuole tenere sotto controllo la spesa e non ritrovarsi una bolletta bimestrale così salata da credere che sia per tutto l’anno.

    Arredoluce può offrire qualche consiglio concreto per far fronte a tali ingerenze sull’economia domestica delle famiglie, resta però indubbio che la prima cosa da fare è adottare abitudini diverse e prestare attenzione a piccole cose a cui prima forse non si dava importanza.

    Il primo passo da compiere per raggiungere un notevole abbattimento dei costi sull’energia è la sostituzione delle lampadine tradizionali con lampade a risparmio energetico. In particolare, Arredoluce consiglia l’impiego di lampade led, le quali hanno un livello di consumo tra i più bassi rispetto ai sistemi di illuminazione e permettono altresì di creare effetti di luce originali e perfettamente adatti al design moderno.

    Sullo Shop on line di Arredoluce è disponibile un ampio catalogo di lampade e faretti led ad alta efficienza delle migliori marche come Philips e Osram, adattabili a qualsiasi impianto, nonché meravigliosi esempi di stile e di design, come la lampada da tavolo Talak Led Corpo firmata da Artemide, ed innovative soluzioni per l’illuminazione degli esterni, come Sky Led Fotovoltaico di Luceplan.

  • Banca della Marca si attesta tra i principali Istituti BCC nazionali, con un utile che supera gli 8 milioni di Euro.

    Si è appena conclusa l’usuale Assemblea Ordinaria dei Soci di Banca della Marca, svoltasi presso il Padiglione Filanda Nuova a Santa Lucia di Piave (TV) a partire dalle ore 9.00 di questa mattina.

    Durante l’incontro i soci sono stati informati sia sull’andamento dell’istituto relativo all’anno 2011 che sulle proiezioni per l’anno corrente in base ai dati rilevati fino ad aprile 2012.

    In particolare è stato con piacere annunciato l’ammontare dell’utile che, al 31 dicembre, corrisponde a 8.192.000,00 Euro. Questo risultato, estremamente positivo, è stato ottenuto grazie ad una attenta gestione dei costi che ha consentito un miglioramento dell’efficienza e della produttività, oltre ai risultati positivi ottenuti dall’attività caratteristica.

    Anche il patrimonio ha fatto registrare un aumento, attestandosi a 164 milioni di Euro; a commentare il dato il Presidente di Banca della Marca Gianpiero Michelin che afferma: “La crescita patrimoniale è indice della solidità della banca, una responsabilità che l’istituto mantiene verso il territorio ed i suoi clienti a salvaguardia dei risparmi. Con questi dati Banca della Marca si conferma come Istituto di riferimento a livello regionale e si colloca tra i primi 10 istituti bancari del credito cooperativo dello scenario nazionale”.

    La comprovata affidabilità di Banca della Marca è stata confermata anche dal Tier 1 che, al termine del 2011, si certifica al 11,92 % su un minimo del 8%. In un’ottica locale inoltre, Banca della Marca tiene ad informare che il rapporto raccolta-impieghi è stato del 100% impiegando quindi tutte le risorse disponibili nelle imprese e nelle famiglie. L’istituto si è impegnato nel mantenere vivo il proprio ruolo mutualistico, anche in un mercato critico, attraverso l’erogazione di 1 milione di euro a favore del territorio (associazioni, famiglie, enti ed istituzioni).

    Traccia una breve sintesi del lavoro di Banca della Marca nel 2011, il Direttore Generale Luigino Manfrin che dichiara: “ Mi preme sottolineare la qualità dei dati, soprattutto quello riferito all’utile, necessario per patrimonializzare la Banca e per mantenerla solida, confermandola come un posto sicuro dove riporre i propri risparmi. Il contenimento dei costi ha migliorato l’efficienza produttiva di Banca della Marca trovando il consenso dei clienti; confermato dall’aumento dei prodotti e servizi sottoscritti in questo inizio anno. Infine siamo fieri che la mission, da sempre perseguita, di essere banca del territorio è stata avvallata dal fatto che il 100% della raccolta è stato reimpiegato sul nostro territorio”.

    Il territorio continua a riconoscere Banca della Marca come banca di riferimento anche nel 1° trimestre 2012: lo testimonia il numero dei nuovi clienti, ben 1.000, che hanno deciso di affidarsi a Banca della Marca, salda nel seguire gli obiettivi di miglioramento della stabilità patrimoniale sempre attraverso la riduzione dei costi, la proposta di servizi di qualità e la competenza professionale.

    Banca della Marca

    La storica Cassa Rurale di Orsago fonda le sue radici 110 anni fa, dando origine nel 2001, grazie alla fusione tra la BCC di Orsago e BCC Altamarca. a Banca della Marca. Oggi Banca della Marca conta 33 agenzie locali, di cui 26 nella sola provincia di Treviso, con la collaborazione totale di oltre 250 dipendenti e che persegue da anni una politica di sviluppo di marcata vocazione locale, grazie alle attività di tipo culturale, sociale ed economico sul territorio.

    Per ulteriori info:

    BLU WOM

    www.bluwom.com | Udine – Milano Tel. 0432 886638

    Resp.Ufficio stampa: Laura Elia [email protected]

  • SILVIO SARNO CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DI ATECAP

    SILVIO SARNO CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DI ATECAP

    Il tema della legalità guida l’agenda del neoletto Presidente

    Roma, 7 maggio 2012 – Silvio Sarno è stato oggi eletto all’unanimità Presidente di ATECAP, l’Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato, organismo associativo casa dei produttori italiani di calcestruzzo preconfezionato.

    Il nuovo Consiglio direttivo di ATECAP, nominato il 20 aprile scorso, ha così confermato, per il secondo mandato consecutivo, l’imprenditore irpino al vertice dell’associazione, per guidarne le attività fino al 2014.

    Il neoletto Presidente ha esposto le linee guida che sostanzieranno il programma di lavoro di ATECAP nei prossimi due anni, individuandone gli obiettivi strategici: legalità, qualificazione del prodotto, lotta alla concorrenza sleale e al lavoro irregolare, supporto reale agli associati per interventi di aggregazione o razionalizzazione delle strutture produttive nella chiave della ripresa dall’attuale fase di crisi recessiva.

    Priorità assoluta, la legalità. Dichiara, infatti, il Presidente Sarno: “Il settore dell’edilizia e delle costruzioni vive una fase molto delicata. Per questo motivo, forte della condivisione di tale valore imprescindibile da parte di Federbeton e Federcostruzioni, come portavoce delle centinaia di imprese coinvolte e delle migliaia di addetti ai lavori che il comparto interessa, ho scelto di rivolgermi direttamente e a gran voce al Ministro Paola Severino, affinché si giunga quanto prima ad una soluzione, in maniera congiunta ed univoca.”

    “L’ATECAP è pienamente consapevole della crisi di mercato che stiamo attraversando e che ha portato a un ridimensionamento fortissimo del mercato creando enormi difficoltà alle imprese. In tale contesto la battaglia per la legalità è anche una battaglia per contrastare la concorrenza sleale che penalizza tutti gli operatori corretti e che in fasi congiunturali come quella attuale acuisce la sua azione a danno delle imprese serie.”

    Declinazione operativa del concetto di legalità, nonché iniziativa coerente e funzionale rispetto ai dichiarati obiettivi di ATECAP, la creazione del nuovo portale on line dedicato all’Osservatorio sul calcestruzzo e sul calcestruzzo armato, strumento di controllo istituito nel 2011 dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

    Il portale costituirà un fondamentale strumento per la comunicazione con la Pubblica Amministrazione, uno sportello on line attraverso cui le aziende operanti nel settore delle costruzioni potranno agevolmente segnalare irregolarità produttive, concorrenza sleale e qualsivoglia anomalia riscontrabile nell’attività imprenditoriale dedicata alla produzione del calcestruzzo.

    Questo nuovo strumento a disposizione dell’Osservatorio rafforzerà il monitoraggio dell’intero segmento produttivo, sotto i diversi aspetti dell’applicazione normativa, delle dinamiche del mercato e della regolarità legislativa, attraverso una metodologia basata su una stretta collaborazione interistituzionale, ma anche tra pubblico e privato.

    Il Consiglio direttivo di ATECAP, inoltre, ha oggi rinnovato le fondamentali cariche del Vice Presidente, della Giunta e del Tesoriere dell’Associazione.

    “E’ inoltre auspicio di Atecap e del suo Presidente Silvio Sarno che la rappresentanza del settore del calcestruzzo si ricompatti rafforzando così ulteriormente la politica delle alleanze strategiche che sono il presupposto per perseguire con successo qualsiasi azione per la legalità, per il mercato e dunque per il Paese.”

    I concetti di legalità, qualificazione e sicurezza, insieme a quelli della sostenibilità e del valore del prodotto, guidano da vent’anni l’attività di ATECAP nel delicato settore delle costruzioni: l’associazione tutela e sostiene le imprese affiliate in tutti i campi in cui si riscontrano esigenze di tipo tecnico, normativo e di mercato, rappresentando oltre 250 imprese, per più di 750 impianti, circa 5000 addetti e venti milioni di metri cubi prodotti in Italia.

    In ATECAP si riconoscono gli imprenditori che vogliono operare nel pieno rispetto delle regole, orientando i propri comportamenti a principi e obiettivi etici e deontologici, garantendo standard qualitativi e di sicurezza adeguati alle richieste e confrontandosi in un mercato concorrenziale corretto.

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  • Cessione del quinto, in cosa consiste

    Cos’è la cessione del quinto? E in cosa consiste? Molti se lo chiedono quanto ne sentono parlare per la prima volta magari in televisione o dagli amici. Esso non è altro che un finanziamento erogato dalle società di mediazione creditizia oppure dalle banche sulla base della busta paga mensile o della pensione del richiedente.

    Quindi questi tipi di finanziamenti non sono altro che dei prestiti personali a pensionati oppure a lavoratori, che possiedono un contratto a tempo indeterminato, oppure in alcuni casi anche a tempo determinato, purchè il periodo di finanziamento non superi la durata del contratto. Per ripagare il prestito le società o le banche contraenti prelevano fino al massimo del 20% dello stipendio mensile o della pensione del richiedente, quindi un quinto dello stipendio al netto delle trattenute.

    Ecco perché viene detto cessione del quinto e le rate stipulate hanno un tasso di interesse fisso. La durata del finanziamento non può superare i 10 anni e solitamente viene stipulato entro un termine di 2 e le rate non possono subire variazioni, a meno che non venga stipulato un rinnovo ante termine, possibile solo quando si supera il 40% del finanziamento (in genere per prestiti dell’ordine dei 120 mesi).

    Le società di mediazione creditizia o le banche che erogano il prestito però fanno prima stipulare al contraente un’assicurazione che interviene in caso di perdita di lavoro ( per il lavoratore) e perdita della vita (per i pensionati). In caso di perdita del lavoro per licenziamento o dimissioni le società o le banche contraenti per saldare il debito si rifanno sul TFR maturato dal lavoratore sul posto di lavoro e su altri eventuali guadagni non goduti (come ferie, tredicesima, ecc.). Per i pensionati il finanziamento non può essere erogato a persone che superino il novantesimo anno di età, in più le società o le banche contraenti non possono rifarsi sugli eredi per le somme dovute in caso di inadempienza del debito.

    Questo tipo di prestito però non può essere concesso ai lavoratori privati e vi sono società che forniscono la cessione del quinto a Milano, Roma, Torino, Cagliari e in tutta l’Italia.

  • Farsi pubblicità con poche risorse

    Dalle aziende più grandi a quelle con poche risorse. Internet ci mette a disposizione molte possibilità di far conoscere il marchio della nostra azienda, le nostre iniziative e le nostre promozioni. Il segreto è riuscire a far sentire il cliente parte di una comunità, con sezioni a lui dedicate, possibilità di intervento, e qualcuno che lo assista in ogni fase del rapporto con i nostri prodotti. Organizzando il sito in modo che il cliente si possa registrare (inserendo i propri dati e ottenendo una password con cui accedere alla sezione specifica) cominceremo a conoscere il pubblico interessato al nostro lavoro. Avremo quindi a disposizione una e-mail dove potremo inviare tutte le novità, gli sconti e gli aggiornamenti sui nostri prodotti. Il quadro che descrive ogni cliente si andrà sempre più mettendo a fuoco ogni volta che una persona visiterà il nostro sito, andando a guardare un prodotto rispetto ad un altro. Molto importante è avere dei dati fedeli che restituiscano il profilo dei clienti per passare alla fase del direct email marketing. Invece di inviare comunicazioni a tutti i presenti sulla nostra mailing list infatti, grazie a dei programmi specifici (email marketing software), potremo personalizzare le offerte dividendo la clientela in target specifici. Otterremo così due risultati. I clienti non saranno disturbati dall’invio della pubblicità perché non classificheranno le nostre comunicazioni come “spam” e, soprattutto, potrete massimizzare gli sforzi e aumentare i risultati della pubblicità aumentando la possibilità di vendere il prodotto.

  • Posti di lavoro? L’italia può offrire ancora possibilità imprenditoriali di qualità

    Sono disponibili su internet alcuni significativi dati circa il settore della ristorazione rapida che riescono a definire sufficientemente le dimensioni del fenomeno di cui vogliamo trattare.

    Fino ad oggi, per ristorazione veloce si identificavano prevalentemente le catene di fast food, le pizzerie, specie se al taglio, i bar e poco altro. Tutte queste categorie merceologiche sviluppano un fatturato, solo in Italia, di circa un miliardo di Euro che, detto così, fa sembrare questo un settore estremamente interessante e infatti lo è, ma con qualche distinguo.

    E’ inutile negare che la ristorazione veloce e organizzata è stata una delle tante intuizioni U.S.A. e basta solo fare uno sforzo di memoria per ritornare a ricordare la veloce diffusione del Fast food per eccellenza McDonald’s. L’ingresso sul mercato Europeo, e pertanto italiano, è stato a dir poco dirompente e ha dato il via ad un numero sempre più crescente di catene che in qualche modo si rifacevano a quel modello.

    Dall’esperienza McDonald’s sono nati nuovi marchi, catene di pizzeria, di spaghetterie, e chi più ne ha più ne metta.

    Negli ultimi anni tuttavia si sta assistendo ad un fenomeno particolarmente interessante. Questo fenomeno sta facendo registrare una sensibile frenata del gradimento dei più verso una tipologia di ristorazione, possiamo dire, industrializzata e globale, mentre una ristorazione più legata al territorio è in grado di garantire la qualità dell’offerta, registra una sensibilissima crescita. Il fenomeno del calo delle presenze presso i fast food non è un fenomeno che riguarda solo l’Italia. Si basti pensare che un recente sondaggio condotto nel Regno Unito ha rivelato che solo l’1% degli adolescenti tra i 13 ed i 15 anni considera come propri preferiti i pasti serviti da McDonald’s, un’enorme diminuzione rispetto al valore rilevato lo scorso anno presso la stessa fascia d’età, pari all’8%.

    In un primo momento i fast food restituivano alla ristorazione più classica un altissimo numero di clienti ma in questo momento, causa la forte crisi economica che attanaglia l’intero continente, anche la ristorazione classica registra una forte contrazione del valore della ricevuta media. Infatti la suddetta crisi sta generando un fenomeno estremamente pericoloso per la ristorazione classica, che vede appunto stazionario il numero medio di coperti rispetto allo scorso anno ma, appunto, una diminuzione dei ricavi. In pratica, andare al ristorante è ancora una delle abitudini più mantenute dagli italiani che, anziché ordinare lo stesso numero di portate, rispetto allo scorso anno, consumano di meno, causando così una drastica riduzione dei margini per i ristoratori.

    Ma fra pizzerie, bar e altre formule di ristorazione veloce, c’è ancora spazio per nuove aperture? Noi pensiamo di si, se però si pensa ad una formula innovativa. In fondo stiamo sempre parlando di un settore che evidenzia un fatturato medio di 394.606,15 Euro e quindi da tenere in serissima considerazione.

    In questo contesto si inserisce Italia di Gusto, proponendo un format estremamente innovativo, legato alla più stretta tradizione alimentare italiana, con un livello di difficoltà e una richiesta d’investimento molto bassi.

    Italia di Gusto è riuscita ad abbinare la vendita di prodotti alimentari di assoluta qualità, frutto di una selezione attentissima, alla possibilità di degustare presso i propri shop gli stessi prodotti e dei primi piatti tipicamente e genuinamente italiani. Tutto questo in spazi assolutamente ridotti e questo perché la qualità non può sopravvivere in spazi grandi.

    Seguiteci. Magari potremmo essere proprio noi ad aiutarvi a realizzare il vostro sogno imprenditoriale e a ridare, insieme a voi, la giusta evidenza ad una delle cose che sappiamo fare meglio e che tutto il mondo c’invidia. Proporre ai nostri, e magari vostri, clienti la vera eccellenza alimentare italiana.

  • Osservatorio Findomestic di maggio 2012: gli italiani spendono sempre meno

    Gli Italiani per i prossimi mesi vedono nero. L’Osservatorio mensile di Findomestic sui consumi dei beni durevoli fotografa ad aprile l’ennesimo peggioramento della fiducia. Il livello toccato nel marzo scorso (3,4 punti), il più basso registrato dall’inizio delle rilevazioni, è stato battuto da quello di aprile: 3,1 punti, in una scala che va da 1 a 10 e ha in 7 la soglia positiva minima. Nordest e Nordovest guidano la classifica del pessimismo, Centro, Sud e Isole, invece, presentano un sentiment leggermente migliore. Un Italiano su due, in particolare, si dice insoddisfatto della sua situazione personale, mentre non più dell’11% del campione si dichiara soddisfatto della propria condizione reddituale, economica e lavorativa. La reazione a questo clima di sfiducia si concretizza in parte in un aumento secco di quanti si dicono intenzionati, di qui ad un anno, ad aumentare la quota dei propri risparmi. Ad aprile la loro quota è salita al 14% – un dato che non si toccava dal marzo del 2010 -, contro il 10% rilevato a marzo.

    A preoccupare gli Italiani è soprattutto l’impatto che avrà sugli stipendi l’aumento delle tasse, che in parte già si è fatto sentire sulle ultime buste paga. L’approfondimento condotto dall’Osservatorio di questo mese, infatti, lascia spazio a pochi dubbi: il 91% degli intervistati ha affermato di aver già ridotto o di voler ridurre i consumi. La rinuncia, nel 47% dei casi dovrebbe rivelarsi temporanea, con gli acquisti destinati a essere semplicemente rinviati nel tempo. Per un altro 25%, la rinuncia si trasformerà in un acquisto inferiore sia qualitativamente che quantitativamente rispetto ad oggi. Il 12%, invece, afferma che rinuncerà in via definitiva all’acquisto, con un picco che sale al 15% a Nordest.

    Più nello specifico, è l’aumento dell’addizionale Irpef la ragione principale che spingerà 9 Italiani su 10 a tirare la cinghia. Tempo libero, elettronica e acquisti per la casa saranno le voci di spesa che subiranno per prima la ventata di austerity. Acquisti per i figli, spese per l’auto e per gli elettrodomestici saranno comunque interessati dai tagli ma in misura inferiore.

    Previsioni di acquisto a tre mesi

    Elettrodomestici:
    propensione all’acquisto in aumento per gli elettrodomestici bruni, in calo gli elettrodomestici bianchi e i piccoli.

    Sale per il quarto mese consecutivo, dal 15,3 al 16,1%, la quota degli intervistati che prevedono di acquistare un elettrodomestico bruno nei prossimi tre mesi. In calo le previsioni per gli elettrodomestici bianchi, solo il 13,4% del campione è intenzionato all’acquisto, e per quelli piccoli (21,7%). Gli importi di spesa preventivati segnano invece una crescita in tutti i comparti: per gli elettrodomestici bianchi si ipotizza un esborso di 923 € (contro gli 856 € dell’ultima rilevazione), per i bruni di 886 € (rispetto agli 843 € del mese precedente) e per i piccoli di 197 € (193 €).

    Elettronica di consumo:
    in calo le previsioni d’acquisto per tutti i prodotti elettronici

    Scende dall’11 all’8% la quota degli intervistati che prevedono di acquistare un tablet nei prossimi tre mesi. Meno marcata la flessione, dal 18 al 17%, registrata dalla Telefonia, PC e Accessori. Il 12% degli intervistati ha dichiarato di voler acquistare una Fotocamera o una Videocamera, il 17% acquisterà un PC. Il mese precedente erano rispettivamente il 13% e il 18%. A fronte di un calo nel numero degli intervistati che prevedono di effettuare un acquisto, sale per tutti i prodotti la previsione di spesa. Gli incrementi maggiori si registrano nel segmento tablet (dai 449 € della scorsa rilevazione a 471 €) e telefonia (da 267 a 279 €)

    Auto e moto:
    per il secondo mese consecutivo il comparto registra un significativo calo delle previsioni d’acquisto

    Dopo i deboli segnali di miglioramento registrati nei primi due mesi dell’anno, tornano a scendere le previsioni d’acquisto di auto, nuove e usate, e moto. Il 7,3% degli intervistati prevede di comprare un’auto nuova nei prossimi tre mesi, il 5,4% opterà per una vettura usata. Il mese scorso erano rispettivamente il 9,2% e il 7,3%. In calo anche il mercato dei veicoli a due ruote, che vede le previsioni d’acquisto scendere dal 5,9% al 4,7%. Aumenta di circa 700 € la spesa media prevista per l’acquisto di una vettura nuova (a 18.571 €), in calo la spesa per l’acquisto di auto usate (a 7.103 €), stabile quella per moto e motocicli (3.598 €).

    Casa e arredamento:
    il mercato immobiliare registra flessioni per l’acquisto di case e ristrutturazioni, stabili i mobili

    Le rivalutazioni catastali, l’IMU e le addizionali locali sono sempre più vicine e sembrano aver già iniziato a condizionare negativamente i progetti degli italiani in merito alla casa. Cala, infatti, la quota degli intervistati che prevedono di acquistare una casa nei prossimi tre mesi (4,1%) o di iniziare lavori di ristrutturazione della casa (7,5%). Lo scorso mese erano rispettivamente il 5,5% e il 9,3%. Sostanzialmente stabile il comparto mobili: il 14,3% degli intervistati è interessato all’acquisto di questi beni, per una spesa media prevista di 3.229 €.

    Tempo libero:
    a fronte di un quadro generale in progressivo peggioramento, il tempo libero è la categoria merceologica che mostra la tenuta migliore.

    Il fatto che gli intervistati abbiano messo questa categoria in testa alla classifica dei tagli previsti fa pensare dunque a tagli di tipo quantitativo o qualitativo. Si rileva infatti stabile al 34% la quota di quanti sono pronti, nei prossimi tre mesi, a partire per una vacanza. Immutata anche la percentuale di quanti prevedono di acquistare attrezzature o abbigliamento sportivo (al 19%) e degli interessati ai prodotti per il fai-da-te (23%).

    Il presente comunicato e i precedenti sono disponibili on-line:
    http://www.adhoccommunication.it – http://www.osservatorio.findomestic.it

  • Prestiti.it: aumentano le richieste di cessione del quinto dello stipendio

    Nel nostro Paese la liquidità a disposizione delle famiglie continua ad abbassarsi e sono sempre di più gli Italiani che scelgono di “ridursi” lo stipendio, destinandone una parte al rimborso dei debiti; secondo il broker Prestiti.it (www.prestiti.it) le richieste di cessione del quinto dello stipendio o della pensione rappresentano ormai il 16,4% del totale dei finanziamenti richiesti. La cessione del quinto è un particolare strumento finanziario, riservato a lavoratori dipendenti e pensionati, che permette di ottenere liquidità, da restituire attraverso la cessione alla banca di una quota del proprio stipendio mensile netto che può arrivare fino al 20% (un quinto, appunto).

    «La crescita di questo fenomeno – dichiara Marco Giorgi di Prestiti.itè particolarmente significativa: se il costo del “carrello della spesa” è salito, negli anni, più dei livelli dell’inflazione, il bisogno di liquidità viene sempre più supportato da strumenti di finanziamento “sicuri”, come la cessione del quinto, che danno agli istituti di credito maggior tranquillità nel rimborso».

    Dall’analisi condotta su oltre 20.000 domande di prestito giunte nei primi tre mesi del 2012, Prestiti.it ha potuto tracciare il quadro della richiesta media: a voler cedere un quinto dello stipendio sono soprattutto uomini, che rappresentano il 74% del campione contro il 26% delle donne; l’età media al momento della richiesta è piuttosto elevata, 44 anni: tre anni in più rispetto al richiedente tipo di un finanziamento.

    Il motivo è legato alle particolari restrizioni imposte dalle banche, che accettano solo domande a basso rischio di insolvenza, quindi fatte da lavoratori a tempo indeterminato o pensionati. Proprio questi ultimi rappresentano una parte cospicua del totale di chi richiede questo tipo di finanziamento: il 15%.

    Il 49% del totale, invece, è un dipendente privato, il 32% un dipendente pubblico o statale. L’importo medio richiesto, infine, è di circa 20.000 euro da restituire in poco più di sei anni. Per quanto riguarda le differenze lungo lo stivale, pur in una generale uniformità di comportamento nel ricorso a questa forma di finanziamento, quello che si nota è che man mano che ci si sposta più a Sud salgono gli importi medi richiesti: segno evidente che le difficoltà maggiori e un bisogno più forte di liquidità arrivino dalle Regioni meridionali.

    Guidano la classifica degli importi medi richiesti, infatti, la Calabria e la Puglia, entrambe con 22.500 euro; seguono la Sicilia – con 21.500 euro – e la Campania, con 21.000 euro. La richiesta più bassa viene dal Trentino-Alto Adige, con soli 16.500 euro. Altro dettaglio interessante è nell’età media al momento della richiesta: i più anziani sono proprio i calabresi, che chiedono un prestito a 47 anni; seguono abruzzesi e campani, che hanno mediamente 46 anni. I più giovani, di contro, sono i cittadini del Trentino-Alto Adige, che hanno 40 anni, e quelli dell’Emilia Romagna, che ne hanno in media 41.