Categoria: Arte e Cultura

  • COME INVENTARSI UNA START UP IN PROVINCIA E VENDERE NEL MONDO

    La start up italiana footageforpro.com si occupa di restauro di filmati derivanti da pellicole amatoriali, digitalizzate tramite scanner in alta definizione e restaurate con software open source. Attraverso i siti di stock footage vende i video, acquistati su Ebay o nei mercatini delle pulci sotto forma di bobine 8 mm, a documentaristi e pubblicitari internazionali. Nel giro di un anno è diventata l’unica collezione al mondo che può contare su centinaia di filmati inediti registrati dagli anni 40 agli anni 90.

    Footageforpro.com, oltre ad aver raggiunto la sostenibilità economica, rende accessibile a tutti attraverso il proprio canale youtube il materiale in suo possesso, dando un punto di vista libero ed alternativo rispetto a quello degli archivi storici istituzionali.

    Contatti: [email protected]

    Canale youtube: https://www.youtube.com/user/Italianfootage/videos

    La storia completa: http://www.innovazionecreaativa.it/it/post/item/51-vivere-con-lo-stock-footage

  • Modificazioni espansive dei genitali femminili presentato a Monaster di Treviso.

    Si terrà nella mattinata di sabato 23 maggio la prima presentazione ufficiale dell’ultima novità di casa Altravista: si tratta del saggio universitario Modificazioni espansive dei genitali femminili, tra eredità e ambiente. Africa: passaggi di età attraverso il rito, scritto da Pa Grassivaro Gallo e Lucrezia Catania. Le due autrici saranno presenti all’evento, garantendo così al pubblico la possibilità di conoscere a fondo il volume. L’appuntamento è al Centro Servizio agli Anziani “Villa delle Magnolie” in via Giovanni XXIII 5 a Monaster di Treviso.

    Il volume traccia un percorso monografico che affronta il fenomeno delle modificazioni genitali femminili di tipo espansivo in Africa, delineando i tratti fondamentali che tali interventi sottendono nel rito. Dal longininfismo nelle popolazioni ancestrali africane dei Boscimani-Ottentotti alle pratiche culturali, legate all’allungamento labiale, che si riscontrano oggi in alcune popolazioni del Centro e Sud Africa, sino alle esperienze riscontrate in Occidente – anche in Italia – come conseguenza dei flussi migratori. La morfologia, comune a molte donne africane, che tramite significati rituali e culturali si tramanda nel tempo e nello spazio, si riscopre nei territori nuovi dei traguardi migratori. È stata evidenziata ancora – identificata con il nome di ipertrofia labiale – nelle popolazioni occidentali, anche in Italia, nelle afferenze degli ambulatori ostetrici/ginecologici, misconosciuta e trascurata dai professionisti, finché non venga richiesta la riduzione labiale, attraverso l’intervento di labio-plastica. Un’analisi antropologica puntigliosa, che spazia dalla psicologia della sessualità, alla chirurgia estetica dell’apparato genitale femminile, alle interpretazioni dei significati culturali e rituali sottesi al fenomeno. Un testo fondamentale per completare il significato delle mutilazioni genitali femminili.

    Pia Grassivaro Gallo, già professore associato di Antropologia presso l’Università di Padova, dagli anni ’80 si è dedicata a ricerche sul campo in Africa. E’ autrice di numerose pubblicazioni sulle Mutilazioni Genitali Femminili tra le quali “Vincere l’infibulazione si può” (Torino, 2012). Lucrezia Catania, ginecologa esperta in sessuologia clinica, da anni è impegnata nella cura, prevenzione e ricerca sulle Mutilazioni Genitali Femminili. Oltre a numerosi articoli su riviste nazionali e internazionali, è autrice di “Ferite per sempre” (Roma, 2005).

    Scheda del libro>>> http://www.edizionialtravista.com/modificazioni-espansive-dei-genitali-femminili-tra-eredita-e-ambiente-pia-grassivaro-gallo-lucrezia-catania.html

  • Shoah in scena a Roma, Antonello De Pierro alla prima di Francesca Stajano


    Il presidente dell’Italia dei Diritti è stato ospite, presso il teatro Lo Spazio, al debutto dello spettacolo “Respiro, l’ultimo giorno” dedicato al dramma dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti di Adolf Hitler

    Roma – Presso il teatro Lo Spazio di Roma è andato in scena l’Olocausto. Infatti il dramma patito dagli ebrei nella prima metà del secolo scorso, deportati nei campi di concentramento dalla follia del Terzo Reich, quale “soluzione finale” nel programma ideologico antisemita di purificazione sociale da tutto ciò che non fosse ariano, teorizzato da Adolf Hitler, ha preso forma sul palcoscenico, grazie allo spettacolo “Respiro, l’ultimo giorno”, che ha visto una straordinaria interpretazione di Francesca Stajano. Insieme a lei in scena Daniele Ferrari, Enza Li Gioi, Daniela Cavallini e Mino Sferra, diretti da Luca Olivieri. La pièce, che ha fatto registrare un ampio consenso di pubblico e critica, è stata scritta dalla geniale Maria Teresa De Carolis. Una platea delle grandi occasioni, con ospiti accuratamente selezionati, ha riempito l’accogliente sala del teatro ed è stata letteralmente rapita da una rappresentazione impeccabile, che ha suscitato enorme suspense e solleticato costantemente le corde emozionali lungo una trama intensa e suggestiva, facendo rivivere un emblematico scorcio della Shoah, un’onta per l’umanità intera, che ancora oggi è molto sentita e attuale nella coscienza collettiva.

    Tra i primi a giungere è stato il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, che da sempre conduce una strenua battaglia per la valorizzazione della cultura teatrale, che si concretizza attualmente anche tra le pagine del portale di informazione Italymedia.it, da lui diretto, e in passato sull’etere del Centro Italia, grazie alle frequenze di Radio Roma, di cui lo stesso è stato direttore e voce storica. Grande amico della Stajano, pur essendo in questo periodo impegnato a girare l’Italia per promuovere l’attività politica del movimento di cui è leader, ha fatto di tutto per essere presente a una serata di grande valore per la memoria storica del nostro paese, molto fotografato, come anche gli altri ospiti accorsi al richiamo del tam tam di Giò Di Giorgio, che ha curato il parterre e l’ufficio stampa. Tra gli altri i flash dei fotografi hanno potuto illuminare i volti del principe Guglielmo Giovannelli Marconi con l’inseparabile moglie Vittoria, di Alex Partexano, di Gabriele Marconi. E ancora di Conny Caracciolo, Giò Di Sarno, Gabriella Rea, Laura Sorel, Mariella Elpo, Emanuela Corsello, Fabrizio Perrone, Marco Scorza, Elisabetta Viaggi, Silvia Di Ianni, Angelo Antonucci, Andrea Lamia e Riccardo Modesti.

    (Foto di Adriano Di Benedetto)


  • Pria 2015 – Arte

    spazio pria

    Pria 2015, la mostra d’arte contemporanea organizzata a cadenza
    biennale dalla famiglia Azario, quest’anno è dedicata al tema di Expo 2015: Nutrire il pianeta.
    Quattro artisti si cimenteranno sul concetto di Arte come Nutrimento per l’anima, la mente ed il corpo. Ospite speciale con una sola opera in mostra Piero Ponasso.
    L’arte come Energia per la Vita
    Sabato 13 giugno 2015 nelle meravigliose sale di Spazio Pria di Biella, uno straordinario complesso architettonico definito da Gae Aulenti uno dei tre più bei esempi d’archeologia industriale in Europa, s’inaugura Pria 2015.
    Carla Cecere, Nutrimento e colori. “Colori da Mangiare” – il Miracolo della luce, Francesco Cinelli, La figura Umana nella sua Interezza vitale, e Antonio Teruzzi, Fondi Persi. I colori di oggi, interpreteranno il tema di Pria 2015 attraverso un viaggio fisico e metafisico che sonderà il concetto di Nutrimento da insolite angolazioni e prospettive d’artista. Un percorso inusuale ricco di fascino e d’interscambi densi di pathos che coinvolgerà il visitatore per stimolarlo alla meditazione, alla riflessione e all’incanto grazie all’energia vitale dell’Arte.
    Accanto ai tre artisti, per la prima volta a Biella sarà esposta una sorprendente selezione di Cartons de Tapisserie, unica in Italia e tra le poche in Europa, appartenenti alla collezione Alvy. Un omaggio a pittori sconosciuti che nel corso dei secoli hanno nutrito con la loro maestria il settore delle arti decorative del mondo intero, realizzando vere e proprie opere d’arte: i dipinti per i famosi arazzi d’Aubusson riconosciuti dall’Unesco, nel 2009, Patrimonio dell’Umanità.
    Il sapore internazionale di Pria 2015 si completerà con un omaggio ad uno schivo artista piemontese, Piero Ponasso, in mostra con una sola opera degli anni ‘70; un menù ghiotto e raffinato che saprà sorprendere per l’originalità, un “tavolo conviviale” dove tutti possono “nutrirsi con l’arte”.
    Atmosfere magiche, “quadri” scenografici personali e diversissimi, espressioni artistiche uniche che si uniscono in un canto corale armonioso attorno al fil rouge di Pria 2015: ogni elemento diventa parte di un tutto creando un’esperienza capace di toccare nel profondo anima, corpo e mente.
    Pria 2015 – Nutrire il pianeta, L’arte come Energia per la Vita
    Inaugurazione Sabato 13 giugno 2015
    Da Sabato 14 a Domenica 28 giugno 2015
    Esporranno
    Alvy
    Antonio Teruzzi
    Carla Cecere
    Francesco Cinelli
    Special guest: Piero Ponasso
    Ingresso gratuito
    Spazio Pria
    Ex Lanificio Pria
    Entrata Mostra, Via Salita Riva 3 – 13900 Biella (Bi)
    Orari di apertura
    Martedì-Venerdì
    Dalle 16.00 alle 19.30
    Sabato-Domenica
    Continuato 14.30 – 20.00
    Lunedì
    Chiuso
    Info e Contatti
    [email protected]
    [email protected]
    Link Utili
    http://www.archiviopria.it/index2.html
    http://www.alvy.it/
    http://www.carlacecere.com/
    http://www.francescocinelli.it/
    http://www.antonioteruzzi.it/

  • Premio di giornalismo “Brancati”, tra i premiati Massimo Giletti e Corradino Mineo

    Pachino-Marzamemi (SR) – Saranno quattro grandi firme del giornalismo televisivo e della carta stampata come Massimo Giletti, Corradino Mineo, Ettore Boffano e Tonia Cartolano a ricevere quest’anno il prestigioso Premio giornalistico internazionale “Vitaliano Brancati”, giunto alla sua quinta edizione.

    La cerimonia di consegna del riconoscimento assegnato in ricordo del grande scrittore e giornalista pachinese si svolgerà sabato 23 maggio alle ore 18,30 nella suggestiva cornice dell’ex Palmento Antonio Di Rudinì, in contrada Camporeale tra Pachino e Marzamemi.

    Nel corso della serata, alla presenza delle autorità cittadine, saranno premiati Massimo Giletti, giornalista e conduttore televisivo, volto noto di Rai 1; Corradino Mineo, già direttore di Rai News 24 e oggi senatore della Repubblica; Ettore Boffano, vicedirettore de Il Fatto Quotidiano; Tonia Cartolano, giornalista di Sky TG 24, inviata speciale in Nepal in occasione del recente terremoto. A condurre la serata e presentare gli ospiti saranno Giovanni Firera, presidente dell’Associazione culturale “Vitaliano Brancati”, e Corrado Di Pietro, presidente della giuria del Premio.

    «In questa edizione – ha detto Giovanni Firera, presidente dell’Associazione culturale “Brancati” – abbiamo avuto il piacere di premiare firme eccellenti del giornalismo nazionale che si sono particolarmente distinte nel loro lavoro di ricerca della verità. Uomini e giornalisti come Mineo e Giletti che dimostrano e hanno dimostrato nel recente passato il loro indiscutibile valore, e altri come Boffano e Tonia Cartolano costantemente in prima linea per il loro pensiero e la loro attività giornalistica, che mette la verità e il cittadino al centro degli interessi di un giornalismo di frontiera. Siamo orgogliosi di poterli annoverare tra i nostri premiati».

    Il Premio Internazionale di Giornalismo Vitaliano Brancati, fondato nel 2004 e organizzato dall’omonima Associazione culturale tra Pachino, Siracusa e Torino, intende promuovere la figura e l’opera del noto scrittore, assegnando periodicamente un riconoscimento a personaggi che si sono distinti nel panorama del giornalismo italiano e internazionale.

    I premiati nelle scorse edizioni sono stati: Laura Cannavò, giornalista Mediaset; Filippo Cosentino, giornalista Rai; Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine Giornalisti; Mustafà Nano, scrittore e giornalista albanese (Pachino, 2005); Giovanni Minoli, giornalista e conduttore Rai; Paola Saluzzi, giornalista e conduttrice TV; Franco Siddi, presidente della Federazione nazionale della Stampa Italiana; Younis Tawfik, scrittore e giornalista iracheno (Siracusa, 2007); Magdi Cristiano Allam, parlamentare europeo e giornalista; Gianni Oliva, storico; Giorgio Calabrese, nutrizionista; Gigi Ronsisvalle,FNSI (Pachino, 2011); Bruno Bernardi de La Stampa; Darwin Pastorin, direttore Quartarete tv; Giovanni Rossi, presidente nazionale FNSI; Salvatore Tropea de La Repubblica; Carlo Morrone, editore (Torino, 2014).

    La manifestazione è inserita fra gli eventi del Festival Brancatiano, in programma a Pachino dal 20 al 23 maggio 2015, e che contempla tra l’altro l’inaugurazione di un Itinerario di luoghi brancatiani, primo passo per la costituzione dell’omonimo Parco letterario, l’organizzazione di un convegno sull’opera del noto scrittore e altre iniziative collaterali.

    Info e contatti
    Associazione Culturale “Vitaliano Brancati”
    E-mail: [email protected]
    Tel. 393 9066586 / 392 5384116

  • Clementuzzu e i suoi fratelli. Sguardo sulla Modica occulta di fine Ottocento

    Modica (RG) – Sabato 23 maggio alle ore 18,30 a Palazzo Grimaldi (Corso Umberto I, 106), nell’ambito del ciclo di incontri sulla storia di Modica nell’Ottocento e nel Novecento organizzato dalla Fondazione Giovan Pietro Grimaldi e dall’Unitre, la studiosa Marcella Burderi terrà una conferenza dal titolo “Clementuzzu e i suoi fratelli. Sguardo sulla Modica occulta di fine Ottocento”. Introdurrà Rinaldo Stracquadanio, presidente dell’Unitre di Modica.

    La studiosa prenderà spunto da un terribile fatto di cronaca, un episodio di cannibalismo, verificatosi a Modica nella seconda metà dell’Ottocento, per gettare luce su un coacervo di superstizioni, misteriose credenze, religiosità popolare, sopravvivenze pagane, magia, occultismo e spiritismo, ancora fortemente radicati in alcuni ambienti dell’ex città della Contea in piena età positivista.

    Il macabro episodio – ne parla anche Serafino Amabile Guastella nelle lettere all’antropologo Giuseppe Pitré – fa riferimento all’uccisione di un bimbo di nome Clemente da parte di due popolane che poi ne mangiarono il fegato. L’inchiesta e il processo che ne seguì, ricostruiti dalla Burderi sulla base degli atti giudiziari e delle carte d’archivio, appurarono che le donne avevano compiuto quel cruento delitto spinte dalla convinzione di poter “liberare” una trovatura, cioè un tesoro nascosto, dall’incantesimo che impediva di portarselo a casa. Secondo un’antica e terribile tradizione, infatti, per impadronirsi di quella trovatura bisognava uccidere un fanciullo di nome Clemente e mangiargli il fegato nel luogo stesso in cui il tesoro era sepolto.

    La studiosa, con uno sguardo da storica e da antropologa, ci guida in un viaggio affascinante e inquietante nell’universo dell’irrazionale che come un fiume carsico riemerge talora in superficie in modi e forme impreviste.

    Info e contatti
    Fondazione Giovan Pietro Grimaldi
    Corso Umberto I, 106 – 97015 Modica (RG)
    tel. 0932 757459 fax 0932 752415
    mail: [email protected]
    Web: www.fondazionegrimaldi.it

  • Nuovi percorsi per la storia orale e le fonti orali, storici e scienziati sociali a confronto

    Catania / Modica (RG) – Dal 29 al 30 maggio storici e scienziati sociali provenienti da tutta l’Italia si daranno appuntamento a Catania e a Modica per un importante convegno nazionale di studi dal titolo “Nuovi percorsi per la storia orale e le fonti orali: la ricerca in Sicilia”. Il convegno è promosso e organizzato dall’Associazione italiana di Storia orale (AISO) con il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania e la Fondazione “Giovan Pietro Grimaldi” di Modica.



    Le giornate di studio avranno come scopo quello di mostrare i risultati delle ricerche e dei più importanti progetti di storia orale condotti in Sicilia, Sardegna e nell’Italia meridionale. La manifestazione sarà articolata in due dense sessioni di studi, alle quali prenderanno parte come relatori il presidente dell’AISO Giovanni Contini e alcuni tra i maggiori studiosi italiani di Storia orale.

    La prima si svolgerà a Catania nel Dipartimento di Scienze politiche e sociali (Palazzo Pedagaggi, Via Vittorio Emanuele II, 49) venerdì 29 maggio dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 15.00 alle 18.00. La sessione mattutina verterà sull’uso e la metodologia delle fonti orali nelle scienze sociali; quella pomeridiana sulle ricerche di Storia orale condotte presso l’Università di Catania.
    La seconda giornata di studi si terrà a Modica a Palazzo Grimaldi (Corso Umberto I, 106) sabato 30 maggio dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle ore 17.00 alle 20.00. Le relazioni forniranno un panorama sulle ricerche di Storia orale in Sicilia e in particolare nell’area sud-orientale, focalizzandosi sui temi della deindustralizzazione e delle trasformazioni urbane, sulle catastrofi ma anche sulle vicende politiche e sulle memorie degli imprenditori locali.

    “Si tratta di un importante appuntamento culturale e scientifico – ha dichiarato il professore Giuseppe Barone, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali e presidente della Fondazione Grimaldi – che vedrà la presenza anche a Modica di qualificati studiosi, con l’obiettivo di fare il punto sulle metodologie e sui risultati di ricerca conseguiti da una disciplina ancora giovane ma già affermata come la Storia orale “.

    Diffusasi in Italia fin dagli anni Settanta del Novecento, la Storia orale utilizza in modo sistematico e scientifico le fonti orali (interviste, testimonianze, storie di vita) per studiare aspetti e ambiti tradizionalmente esclusi dalla narrazione storica, quali la vita quotidiana, le classi subalterne, le mentalità e le memorie collettive, in un fecondo e stimolante confronto con gli strumenti della sociologia, dell’etnologia, dell’antropologia e degli studi sul folclore.

    Info e contatti
    Associazione Italiana di Storia Orale – AISO
    Via San Francesco Sales 5 – 00165 Roma
    mail: [email protected]
    web: www.aisoitalia.it

    Fondazione Giovan Pietro Grimaldi
    Corso Umberto I, 106 – 97015 Modica (RG)
    tel. 0932 757459 fax 0932 752415
    mail: [email protected]
    Web: www.fondazionegrimaldi.it

  • Dal 22 al 31 maggio, a Palazzo Margutta, un’antologica rende omaggio a Vincenzo Colucci, esponente di spicco della pittura napoletana

    Roma, 15 maggio 2015 – Dal 22 al 31 maggio, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) una mostra antologica dal titolo “Vincenzo Colucci. 1898 – 1970” dedicata a un artista dalla personalità tanto straordinaria ed eccezionale quanto affascinante, dotato di una educazione estetica unica, ma soprattutto “in possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un’idea poetica totalitaria”, come scrive Carlo Carrà.

    Capace di avvicinarsi a luoghi, cose e persone dosando sapientemente il cuore dell’uomo e l’occhio del pittore, Colucci è dotato di un talento innato e naturale, caratterizzato da una significativa capacità espressiva e comunicativa, e arricchito da un margine di invenzione spontanea e casuale, da una tecnica immediata e virtuosa, da una notevole vivacità cromatica, da una semplicità e da una solidità della costruzione che gli regalano il lusso di non dover ripudiare neanche l’uso di una tavolozza fatta di colori elementari. A lasciar traccia sull’autentica vocazione di questo pittore prolifico, geniale e raffinato al tempo stesso, incapace di dipingere sotto i dettami di una scuola, gli artisti della tradizione napoletana, Utrillo, i paesaggisti lagunari del Settecento, diversi pittori neo-impressionisti (da Parquet a De Pisis, da Dufy a Van Dongen) ma anche Cezanne e Morandi o le grandi firme del filone della pittura intimistica e decadente, che ha il suo più geniale esponente in Mario Mafai. Che siano vedute, marine, ritratti o nature morte, realizzate quasi sempre con la tecnica dell’olio su tela o su legno, egli dimostra “di perseguire un principio d’arte che, se non può dirsi avanguardiero nel senso corrente della parola, mira alla salvezza ed omogeneità pittorica, il che conta anche di più, se la pittura deve essere quella che fu sempre nelle buone epoche della storia”, come scrive ancora Carlo Carrà.

    Sicuro analizzatore del paesaggio, Vincenzo Colucci ritorna da ogni viaggio con un grosso carico di dipinti: la Liguria, la Toscana, Napoli, Roma ma anche la Francia, l’Inghilterra, il Belgio, l’Olanda, la Svizzera, la Tripolitania e ancora l’America e il Giappone. A costituire i temi dominanti l’intera sua produzione sono, però, soprattutto Venezia e Ischia: la prima amata per la sua intima essenza di vita; la seconda osservata con goethiana serenità, evitando la facile commozione della nostalgia sentimentale verso il mondo della sua infanzia. E’ proprio con la presa di contatto con il paesaggio lagunare che arriva la svolta decisiva nella sua pittura: è allora che il colore si schiarisce, gli orizzonti si allargano, prendendo profondità, la luce diventa protagonista del quadro e il taglio si raffina.

    Nell’esposizione con la quale la nipote Annamaria Petti ha scelto di rendergli omaggio un’ampia raccolta di opere pittoriche caratterizzate da un solido impianto tonale, studiato sulla scia dei pittori della generazione precedente alla sua, all’interno del quale, a seconda dei momenti, la pennellata è più leggera o tenace mentre il cromatismo più chiaro, delicato e vivace, arriva ad assumere toni più grevi. Tutti questi lavori offrono al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della vasta e ricca attività di quest’esponente di spicco della scuola napoletana, generando un percorso che dagli esordi arriva fino alla piena maturità artistica e testimonia la poliedricità di tematiche che caratterizza questo pittore: paesaggi e vedute marine, in cui l’artista riesce a trasportare i suoi stati d’animo, ritratti e figure umane, nature morte e fiori, genere nel quale più chiaramente si colgono i caratteri della sua sensibilità e in cui la verve di Colucci ha modo di esprimersi con maggiore libertà.

    A curare la mostra, che ripercorre attraverso un’ampia raccolta dei suoi lavori e alcune preziose testimonianze sia la sua carriera artistica che le fasi più significative della sua vita, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che da anni propone, nella sede espositiva di Via Margutta, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo. All’allestimento ha contribuito anche il gallerista Adriano Chiusuri.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per venerdì 22 maggio 2015 dalle 18.30 alle 21.30.

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    Nasce a Ischia nel 1898, dove il padre Giuseppe, sbarcato per una gita e affascinato dalla bellezza del luogo, decide di fermarsi, rinunciando al lavoro di scenografo al teatro San Carlo di Napoli. Terzo di cinque figli, Vincenzo è irrequieto, ribelle e insofferente alle costrizioni tanto da essere ritirato dalla scuola. I suoi unici momenti di tranquillità sono quelli in cui, da autodidatta, con un gessetto o un carboncino si ferma a dipingere velieri, pescatori e altre scene di vita isolana o dà libero sfogo al suo estro imbrattando qualsiasi superficie gli offra questa possibilità. Intuendo il talento autentico del figlio, il padre decide di assecondarne l’inclinazione all’arte e gli regala un’attrezzatura completa da pittore. Ha inizio così l’affannosa ricerca dei “motivi” che lo porta a percorrere instancabilmente strade impervie e spiagge dell’isola. E’ tra i suoi villeggianti che il giovane artista incontra Giuseppe Casciaro. Alla partenza del Maestro da Ischia, Colucci si trasferisce a Napoli, dove inizia a frequentare la scuola serale di nudo e a vendere i suoi quadri. Risalgono ad allora l’amicizia con Luigi Crisconio e le prime esposizioni insieme ai più noti pittori napoletani, che gli consentono di affermarsi come uno dei più promettenti artisti della nuova generazione. Non ancora ventenne Colucci viene chiamato alle armi. Nonostante la guerra, trova il tempo di dipingere. Dopo il congedo, riprende a pieno il lavoro e trasforma la sua casa-studio in un luogo di ritrovo per amatori d’arte, giornalisti, letterati, uomini di teatro e critici, tra cui Di Giacomo, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo. Inizia intanto un girovagare per il mondo: Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Svizzera, Tripolitania, America e Giappone, ma anche luoghi più vicini come la Liguria, la Toscana, Roma e Venezia. E’ nella città lagunare che decide di partecipare all’impresa fiumana divenendo il pittore ufficiale della Repubblica del Carnaro. L’avventura di Fiume fu un gesto da esteta, un modo per entrare nella leggenda e lasciò nell’artista – così come nel fratello Eduardo, anche lui pittore – strascichi dannunziani, come accogliere gli ospiti nei “Vittoriali privati” o compiere gesti bonariamente teatrali. Tratto dannunziano del carattere di Vincenzo fu la galanteria, la costante adorazione per la bellezza muliebre, la disponibilità per improvvisi e travolgenti amori. Nel 1931 conosce Aureliana Maestripieri, che diviene poi sua moglie. Il rapporto con questa donna dura e volitiva non fu mai facile e i due vissero quasi sempre separati fino alla morte di lei, avvenuta nel 1971. Intanto nel 1929, alla Galleria Vanessa di Napoli, si tiene la prima grande mostra personale dedicata a Vincenzo Colucci. Nel 1934 apre a Ischia una bottega d’arte, la prima iniziativa del genere che sia stata presa nell’isola, che ospitò mostre di artisti italiani e stranieri di notevole levatura. Contemporaneamente alla galleria, entrambi i fratelli Colucci aprono le rispettive case ad amici illustri: da Toscanini a Montale, da Comisso a Visconti e ancora Jean Anouilh, De Chirico, Campigli, Eduardo e Peppino De Filippo, De Sica, Comencini, oltre che alla colonia di artisti tedeschi che hanno avuto un ruolo di primo piano nei movimenti artistici europei (da Hans Purmann a Rudolf Levi, Warner Gilles, Karly Sohn-Rethel, Kurt Kraemer). Sempre nello stesso anno Vincenzo è a Tripoli, con altri artisti italiani, per lavorare in preparazione della mostra coloniale che si tenne l’anno successivo al Maschio Angioino e che fu una delle esposizioni più qualificate che siano state allestite a Napoli nel corso del ventennio. A metà degli anni ’30 mise uno studio a Roma, in Via Margutta. Tuttavia, non sapendo stare senza dipingere, trasporta ovunque con sé il cavalletto viaggiante. Nel 1939 torna in Libia per preparare una personale che avrebbe dovuto inserirsi nel quadro delle manifestazioni della Triennale d’Oltremare e che non fu mai inaugurata. Due anni dopo ebbe la nomina a titolare della cattedra di figura disegnata al Liceo artistico di Palermo e quasi contemporaneamente fu richiamato alle armi come illustratore di azioni belliche e imbarcato sulle navi della marina militare. Tra una spedizione e l’altra Colucci tornò a Ischia dove aveva iniziato a costruire il suo “Villaggio”, un piccolo complesso architettonico da lui ideato e realizzato, fermamente contrastato dalle autorità locali e nazionali. Dal 1948 in poi Colucci riprese i suoi viaggi, tornando a lavorare nei luoghi a lui più cari: dalla Francia al Belgio, dall’Olanda all’Inghilterra, dalla Svizzera alle tante regioni italiane che più lo ispiravano. Compì anche negli anni ’70 i suoi grandi viaggi intercontinentali: Giappone, India, Africa e America. Poi nel 1968, avvertendo i primi sintomi di quel male che lo avrebbe ucciso, tornò a Ischia. Dopo un intervento chirurgico, riprese il lavoro. Morì il 2 ottobre 1970.

    Di lui hanno detto: “La pittura di Vincenzo Colucci può dirsi quasi sempre improntata con naturali attitudini a concetti di serietà di una evidenza persuasiva. In particolar modo le attitudini realizzatrici del Colucci si rivelano attraverso l’uso del colore e nelle morbidezze dei rapporti tonali. Ma se è nella colorazione che il Colucci ha meglio progredito e dove egli trova la sua maggior ragione d’essere distinto, non mancano neanche i fermenti di una volontà stimolata verso la costruzione del quadro. Questo è il punto centrale che bisogna mettere davanti alla valutazione di questa pittura, la quale, pur connettendosi ad un concetto naturalistico, cerca non di meno di superarlo. Dire qui in qual grado egli riesca a superare quello che noi definiamo col termine di naturalismo, sarebbe un lungo discorso. A noi, del resto, basta un richiamo sommario, per quel tanto che può servire alla nostra asserzione, su quei dipinti, tra i molti raccolti, che può rispecchiano la sua accennata tendenza, e cito “Paesaggio a Villa Borghese”, “Paesaggio toscano” e “Studio all’aria aperta – fiori” che mi sembrano i più significativi. Basterà riconoscere i dati particolari che si riscontrano in queste tre tele per ammettere che vi è in questo artista il possesso di una libera concezione degli schemi compositivi, quale può ritrovarsi soltanto in un pittore che ha della realtà un’idea poetica totalitaria. Nessun intoppo oggettivo raffredda quindi la visione dell’artista che, con spontaneità, prospetta soluzioni inaspettate. Nessun intoppo oggettivo raffredda quindi la visione che l’indole artistica di Colucci potrebbe assumere nelle successive esperienze. Noi volevamo soltanto far chiaro in quello che abbiamo trovato in queste sue tele, nelle quali, ancorché non sempre selezionate con rigore unitario, definite in uno stile scevro di incertezze, sono il prodotto di un temperamento pittorico nativo, e per ciò stesso, apprezzabile. In più, il Colucci mostra di perseguire un principio d’arte che, se non può dirsi avanguardiero nel senso corrente della parola, mira alla salvezza ed omogeneità pittorica, il che conta anche di più, se la pittura deve essere quella che fu sempre nelle buone epoche della storia”. (Carlo Carrà)

    “….Certi suoi paesaggi potrebbero richiamare alla mente le prose liriche dei poeti impressionisti; quelle, ad esempio, di un Soffici dell’Arlecchino, dove è possibile avvertire la felicità dei suoni e dei colori; e potrebbero altresì far pensare a De Pisis delle vedute veneziane; per quanto uno spirito settecentesco di eleganza e di delicata poesia sia del tutto proprio della natura di Vincenzo Colucci. Per il quale il dipingere è un bisogno o per essere più esatti una felicità. Niente drammi. Niente problemi più o meno astrusi da risolvere. La sua pittura cresce e si sviluppa all’aria aperta come le piante tra tristezza di nuvole e festosità di sole. Non conosce meditazioni; e nemmeno elucubrazioni. E’ un dono dell’istinto. E’ una forza dei sensi e della fantasia. Colucci, anche se lo proponesse, non potrebbe mai dipingere secondo i dettami di una scuola o di una tendenza. Sceglie le parole nel famoso vocabolario della natura, e dà ad esse sempre un significato nuovo. Tutte queste considerazioni sulla sua arte faceva sin dal 1934, anno del nostro incontro ed inizio della nostra amicizia. Vincenzo Colucci nella storia della pittura italiana sarà considerato un «enfant prodige»”. (Piero Girace)

    “Colucci sa innanzitutto interpretare il paesaggio. La luminosità solare,piena, lievemente stanca di Ischia, dei centro del golfo di Napoli, dove ci sono mare e cielo protagonisti, si accompagna con certe vedute liguri più tenui, più trasparenti, primaverili: nuova conquista sono le nevi invernali di Cortina d’Ampezzo. L’olio si maschera quasi da acquerello nei panorami e nei particolari umidi o, a volte, polverosi di Villa Borghese. La Toscana, la Lombardia, Venezia, con altrettanta esattezza, sono rappresentate documentariamente: ma è una esattezza, ma è un documento di indole assolutamente pittorica. La verità ambientale non è tanto perseguita per mezzo dei particolari, di facili richiami folcloristici, di trovare ‘contenutistiche’, quanto nell’accezione immediata di quello che è il colore dell’uno o dell’altro paese: in ciò Colucci può considerarsi ‘cosmopolita’…” (Ruggero Orlando)

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra personale: Mostra antologica di Vincenzo Colucci

    Vernissage cocktail venerdì 22 maggio 2015, ore 18.30 – 21.30.

    La mostra si protrarrà fino al 31 maggio 2015: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (aperto domenica dalle 10,30 alle 19,00 – chiuso lunedì mattina).

  • Nuova identità il tour

    Dopo l’intervista live negli studi di Isoradio dell’8 maggio 2015 visibile a questo link:http://www.isoradio.rai.it//dl/portaleRadio/media/ContentItem-55d980c4-3fda-4569-9d11-58f34d700bde.html#, Linda d continua la sua attività musicale con degli importanti appuntamenti in diverse città italiane. Il singolo “Nuova identità. Il segreto” sta registrando già ottimi consensi in attesa della presentazione ufficiale del romanzo omonimo edito da Twins Edizioni. Presto sarà realizzato anche un video del brano e sarà girato negli States.

    Le prossime tappe saranno:

    16 maggio alla Notte bianca della legalità a Roma

    23 maggio al Premio Napoli Cultural Classic

    30 maggio ad “Accade di notte” Piazza Aranci di Massa

    31 maggio Premio Karol Wojtyla Villa Vallelonga (AQ)

    Continuate a seguire Linda nel sito ufficiale e nei social di riferimento, non perdetevi i prossimi aggiornamenti.

    Official Web Site: www.lindad.it

    Official fan page: https://www.facebook.com/LindadFanPage

    Prima Musica Italiana htp://www.primamusicaitaliana.it

    Booking concerti e serate: www.sonomusica.it

    Ufficio stampa: Michela Zanarella [email protected]

  • “Adotta l’orso”: un concorso letterario dedicato all’autoreclusione

    Cisproject-Leggere Libera-Mente – associazione culturale che si propone di favorire il reinserimento delle persone detenute nella cosiddetta società civile – lancia un concorso letterario dedicato all’autoreclusione, che porta a isolarsi e a limitare pesantemente la propria vita sociale, talvolta per immergersi tutto il giorno solo nella realtà virtuale di un mondo parallelo. Il concorso è aperto a tutti e si articola in due sezioni: una dedicata a prosa e racconto breve a tema inedito, in lingua italiana; un’altra per poesia inedita a tema, in italiano, vernacolo o altra lingua con traduzione. Il fenomeno dell’autoreclusione, noto anche come sindrome di Hikikomori, è stato scoperto in Giappone e ora si è esteso in tutto il mondo. Basti pensare che, secondo le ricerche condotte dalla Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici), nel nostro Paese circa 240 mila ragazzi tra gli 11 e i 16 anni trascorrono mediamente più di tre ore al giorno davanti al computer e sono già circa 30mila i casi accertati di sindrome di Hikikomori. “Ci siamo chiesti come incontrare queste persone che di solito non si rivelano come auto-recluse. Alcuni sono connessi su Facebook e hanno migliaia di contatti con cui possono esprimere l’avatar che preferiscono. Altre volte hanno una vita lavorativa normale e poi si chiudono in casa adducendo varie giustificazioni, che solo loro sanno essere scuse. Ognuno di noi, del gruppo di Leggere libera-mente, conosce almeno un auto-recluso, con elementi di auto-reclusione più o meno gravi. Crediamo che un concorso letterario possa essere un buon modo per dar voce e tradurre in parola un fenomeno così fortemente sommerso e che affligge la nostra società – spiega Barbara Rossi di Cisproject-Leggere Libera-MentePuò sembrare un’affermazione forte, ma credo che tutte le ‘malattie’ del nostro tempo ne sono in qualche modo una conseguenza. Basti pensare ai milioni di depressi che si chiudono in casa, alle persone che soffrono di attacchi di panico e giorno dopo giorno si autorecludono sempre di più, ai dipendenti da Internet, che possono arrivare a licenziarsi o a non andare a scuola per vivere in un mondo parallelo”. “Anche in carcere ci si può autorecludere, rinunciando a partecipare alle attività – spiegano alcune delle persone detenute del carcere di Opera – Non crediamo possa essere considerata una colpa autorecludersi, né serve giudicare. Solitudine e isolamento a volte vengono cercate come forme di meditazione e riflessione, ma altre volte sono espressione d’altro. Rabbia, paura, vergogna, il ‘sentirsi orso’, sono alcuni dei sentimenti che si possono provare in questa condizione”. “La biblioterapia e la scrittura possono svolgere un ruolo importante per evitare di rinchiudersi in un mondo diverso, isolato, e offrono una voce per esprimersi – conclude Barbara Rossi – Ecco così che questo bando letterario vuole essere anche l’avvio di una vera e propria campagna di sensibilizzazione per dare voce e sostegno alla vita che è in ognuno di noi e alla sua libera espressione. E durante l’incontro di oggi con il prof. Pietropolli Charmet, il prof Piotti, la compagnia teatrale Mignolli-Piotti, abbiamo iniziato a confrontarci con chi di reclusione è esperto. Ma è solo l’inizio”.

    Per partecipare al concorso – che scade il 31 luglio 2015 – è possibile scrivere all’indirizzo [email protected].

    Ulteriori informazioni, con il bando completo, sono disponibili all’indirizzo www.leggereliberamente.it