Categoria: Arte e Cultura

  • Punti di Vista

    Centro d’ Arte Vista
    presenta

    Punti di Vista

    mostra collettiva degli artisti

    Gabriella Bertarelli, Sara Ieva Breiska, Sabrina Faustini, Enzo Forletta, Andrea Lucchetta, Elisabetta Pogliani, Eva Pianfetti, Vittorio Zanatta

    25 LUGLIO – 8 AGOSTO 2011

    Otto artisti per otto Punti di Vista. Nella calda estate romana a due passi dal Colosseo, otto artisti contemporanei espongono otto modi per fare arte contemporanea. Una collettiva di stili e tecniche diverse, di artisti che lavorano in varie parti d’Italia, guidata dalla scelta della qualità delle opere per presentare un percorso espositivo interessante dalle inaspettate e molteplici soluzioni.

    Inaugurazione Lunedì 25 luglio alle 19.00

    “Vista” è un centro dedicato all’arte e alla comunicazione che nasce dall’esperienza di alcuni giornalisti da sempre impegnati nell’organizzazione di eventi d’arte e cultura. Una project gallery che si rivolge ai giovani talenti esordienti, ma accoglie anche esperienze confermate all’ombra della splendida cornice del Colosseo.

    Luogo: Centro d’Arte VISTA, via Ostilia 41, Roma
    Autori: Gabriella Bertarelli, Sara Ieva Breiska, Sabrina Faustini, Enzo Forletta, Andrea Lucchetta, Elisabetta Pogliani, Eva Pianfetti, Vittorio Zanatta
    Inaugurazione: Lunedì 25 luglio ore 19.00
    Opere in esposizione: dal 25 Luglio al 8 agosto 2011
    Orari: dal Lunedì al Venerdì dalle 15.30 alle 20.00, Sabato dalle 17.30 alle 20.00
    Telefono: 06 45449756; 349 6309004
    e-mail: [email protected]

  • Dal Cairo piazza Al Tahrir al Teatro Valle Occupato a Roma

    Domenica 24 luglio alle ore 19,00 un’anteprima di Festad’Africa Festival al Teatro Valle Occupato a Roma porterà i Karizma Music Band a raccontare della propria esperienza in piazza Tahrir al Cairo, delle cariche della polizia, di 3.000.000 di persone che con forza e determinazione invadono la piazza e non si muovono più di lì finché il dittatore non lascia il potere.
    Angi, una vocalist del gruppo racconterà come ha vissuto l’occupazione della piazza, dalla chiamata di Facebook al tam tam tra gli amici più cari alla presa di coscienza di tutta la popolazione.
    Internet, mezzo di comunicazione di massa, spesso demonizzato e tacciato di superficialità ed inconsistenza reale, ha avuto un ruolo importante nella diffusione veloce del messaggio, ma subito dopo sono state le persone, con i propri corpi fisici a scendere in piazza, a manifestare la propria ferma volontà di cambiare il corso degli eventi e a dimostrare al mondo che “il popolo ha il potere” quando è sostenuto da quell’unità di intenti che fa si che ogni essere sia disposto a sacrificare il benessere e la salvezza personale per un più alto obiettivo sociale.Angi, la ragazza di Piazza Al Tahrir

    Da dieci anni Festad’Africa Festival si impegna a costruire un percorso di pace e di integrazione effettiva attraverso la gioia della condivisione culturale nel rispetto delle differenze.
    Nonostante le difficoltà che sta attraversando il mondo dello spettacolo in Italia, Daniela Giordano, direttore artistico di Festad’Africa, attrice e regista, non rinuncia ad organizzare la decima edizione del Festival poiché ritiene che questa sarebbe la peggiore delle sconfitte che la società civile possa subire.
    Il Teatro Valle occupato da 40 giorni dagli artisti italiani si connota come il luogo ideale ad ospitare la testimonianza degli artisti nubiani che rappresentano anche una minoranza culturale nel proprio paese.
    La compagnia professionale Karizma Misic band oltre all’intervista con la vocalist e alla condivisione delle immagini che lei stessa ha ripreso in piazza Al Tahrir, presenterà al pubblico romano due canzoni del proprio repertorio.

    I Karizma sono portavoce della moderna cultura della minoranza nubiana in Egitto e si propongono con sonorità diverse sia dalle sonorità tradizionali egiziane che, ovviamente, da quelle occidentali. Alterna ritmi incalzanti cadenzati a musiche dolci ed accoglienti. Nello stesso tempo è una società di produzione di teatro musica e danza, che si propone di creare spettacoli che promuovano l’immagine della cultura tradizionale e regionale egiziana, cercando di far conoscere realtà culturali che altrimenti rischierebbero l’estinzione, modernizzando il pensiero e inscrivendo così una nuova pagina per il futuro delle minoranze culturali.

    Nella foto Angi dei Karizma Music Band, la ragazza di piazza El Tahrir che racconterà la sua occupazione al Teatro Valle.

    La musica dei Karizma:
    http://youtu.be/bmZdT5RI8ow
    http://youtu.be/Ewyt5P_jyVY

  • Anteprima tricolore per il “Premio Tarquinia Cardarelli 2011”.

    Anteprima tricolore per il “Premio Tarquinia Cardarelli 2011”. Per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’associazione La Lestra, proporrà il 29 luglio alle ore 19, all’ex mattatoio, il primo appuntamento di prestigio della nuova edizione del concorso letterario: la presentazione del libro L’epopea infranta. Retorica e antiretorica per Garibaldi, scritto dal professore universitario e saggista Massimo Onofri. Nell’opera, edita da Medusa, Onofri racconta dell’Eroe dei due Mondi e dei Mille attraverso il ricorso alla testimonianza dell’arte, alla sua forza celebrativa ma anche demistificante, alla sua capacità di prendere alle spalle i grandi eventi canonizzati dalla storiografia e i monumenti a essi dedicati. Diviso in periodi storici, il volume s’interroga inoltre sulle liturgie fondative della nuova Italia, con una conclusione amara: quello che viviamo oggi, l’abbiamo già vissuto ieri. «Il “Premio Tarquinia Cardarelli” avrà quest’anno particolare riguardo per i 150 anni dell’unità d’Italia. – afferma l’assessore Angelo Centini – Il programma della manifestazione sarà reso noto nei prossimi mesi».

  • Gli e-book Sangel Edizioni, un valido aiuto per la ricerca sul cancro

    Dal mese di agosto la Sangel Edizioni mette a disposizione dei lettori due libri digitali, con trame diverse ma una finalità comune: sostenere la ricerca dell’IRST.

    L’IRST, l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori, ha accolto con entusiasmo l’iniziativa della Sangel Edizioni, che ha fortemente voluto la realizzazione delle opere, grazie anche all’impegno e alla collaborazione degli autori Giuseppe Foderaro e Marino Fantuzzi.

    “Il Dinosauro” di Giuseppe Foderaro e “La prima di ogni quinta luna” del meldolese Marino Fantuzzi, sono due libri in formato e-book (libri consultabili direttamente su personal computer, smartphone o tablet). Il ricavato della vendita sarà devoluto all’IRST.

    “Il Dinosauro” è una raccolta di cinque brevi racconti thriller che sicuramente terranno i lettori con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. A sciogliere gli intrecci delle trame noir, sarà il detective assicurativo Sauro Badalamenti, già protagonista del precedente romanzo di Foderaro, il fortunato “Torre di controllo”. L’eBook sarà disponibile dal 1 agosto al prezzo di copertina di soli € 2,50 e sarà acquistabile on-line dal sito internet della casa editrice Sangel www.sangeledizioni.com. Giuseppe Foderaro è nato a Catanzaro nel 1973. Dopo aver vissuto a Roma si è trasferito a Milano nel 2003. L’autore si è formato artisticamente frequentando gli ambienti alternativi londinesi e newyorkesi, dedicando parte del suo tempo anche all’attività di musicista.

    Di tutt’altra natura narrativa è invece “La prima di ogni quinta luna” dell’autore meldolese Marino Fantuzzi. Il testo – già disponibile sul sito di e-shop della Sangel a € 4,99 in formato pdf –prima fatica letteraria, descrive una storia tra il fantasy e lo storico ambientata nel mondo dei templari

  • Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Clicech ed alle sue nuove pubblicazioni con Rupe Mutevole Edizioni

    “31 ottobre 1849

    Cosa succede quando la mente vacilla, privata delle consolidate certezze frutto dell’esperienza, quando l’orizzonte cambia continuamente, quando l’ordine inverte il suo rigore trasformandosi in caos ?

    31 ottobre 1994

    Ci sono persone predestinate a subire fatti particolari oppure è il concatenarsi storico degli eventi a programmare il futuro?

    31 ottobre XXXX

    Quanto può la razionalità contro la ricerca maniacale dell’onnipotenza”

    I ricordi dei primi versi, la prima poesia ad otto anni, due premi nelle elementari, curiosità per musica, scienza, archeologia, fotografia, Maurizio Clicech si racconta con l’amore del ricordo, con la bramosia di farsi conoscere come scrittore e come essere umano.

    Le sue ultime pubblicazioni “31 ottobre”, un thriller filosofico, e “Sintesi di segni”, una silloge poetica di 22 liriche, sono entrambe state pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

    Buona lettura!

    A.M.: Quando hai iniziato a scrivere? Qual è stata la tua prima pubblicazione?

    Maurizio Clicech: Beh, la mia prima poesia, purtroppo andata perduta con un trasloco, la scrissi ad otto anni, in occasione della festa della mamma. La maestra, Flavia Ferlan, mi costrinse quasi, e così, su di un bigliettino con i fiorellini disegnati, la composi di getto. Feci commuovere tutti, non capendo in realtà perché: io avevo scritto quello che era il mio sentire, nulla più, tanto da provare quasi vergogna per l’eccesso di sincerità.

    Poi, sempre in ambito scolastico, ottenni due premi della “Lega Nazionale”, uno in terza ed uno in quinta elementare, erano due libri, il primo, una sorta di fiaba illustrata, “Il signor Vento e la signora Pioggia”, molto carino, il secondo un romanzo storico didattico “Gli dei abbandonano Atene”. Le motivazioni però erano sempre le stesse, e riguardavano la mia dedizione alla scrittura ed alla letteratura.

    Devo dire che parallelamente mi interessavo ad un sacco di cose. Musica, scienza, esplorazioni, archeologia, fotografia…un libro per me era un mondo da esplorare, non solo un coso di carta da leggere, e poi, se possibile, da mettere in pratica.

    Alle limitazioni imposte dalla realtà, rispondevo cercando soluzioni possibili…così, in mancanza della via della seta, a tredici anni, “esplorai” il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa che passava relativamente vicino a casa mia.

    Poi, il periodo adolescenziale, comportò una certa ricerca sui temi amorosi, che fruttò più o meno trecento poesie, poco originali e fortemente influenzate da quello che leggevo e dai testi delle canzoni del periodo. Ad un centinaio di queste ci misi la musica…ma come cantautore ero un vero disastro….

    In quel periodo scrissi sul giornalino parrocchiale dei trafiletti a carattere scientifico.

    Nel 1982 completai il mio primo romanzo, intitolato “Rio Ospo”, dal torrente che segna il limite settentrionale della penisola istriana. Era la storia di un gruppo di amici (il mio gruppo di amici) e le loro traversie in una società conservatrice ed auto nostalgica che sembrava odiare i giovani, molti temi trattati si rivelarono poi profetici. Purtroppo non trovai nessuno disposto a pubblicarlo, lo lesse solo qualche amico, scomparve anch’esso nel fatidico trasloco… Negli anni seguenti riscrissi alcune novelle che ne facevano parte, più o meno fedelmente, una è diventata il prologo di “31 ottobre”, mentre un’altra è presente in Vibrus.
    Gli anni novanta portarono ad una collaborazione con un altro giornalino parrocchiale, dove proponevo degli articoli riguardanti la storia del borgo dove abitavo, ed una rivista di archeologia a carattere regionale, “Caput Adriae”.

    Continuavo a comporre poesie, e nel 1994 incominciai a scrivere “31 ottobre”.

    Nel frattempo, l’avvento di internet mi permise di pubblicare, su di un sito aperto a nuovi autori, alcune poesie.
    Vennero così lette dalla critica letteraria Silvia Denti, che inquadrandole nel suo manifesto dell’inquietantismo, mi propose di pubblicare una silloge con Vitale Edizioni, intitolata “Una Notte”. Da lì iniziò una collaborazione che non si è mai esaurita, e che nel corso di questi ultimi anni mi ha permesso di partecipare ad alcune antologie poetiche curate dalla stessa, oltre che ad alcuni concorsi letterari.

    A.M.: “31 ottobre” e “Sintesi di segni” sono le tue ultime opere. Quale pensi sia più adatta al mercato dei lettori?

    Maurizio Clicech: Sono due generi diversi, “31 ottobre” è un romanzo di fantascienza, un po’ misterico, scritto con tre stili differenti a seconda del periodo temporale in cui si colloca la narrazione. Racchiude nelle pieghe delle storie narrate una ricerca filosofica sul senso delle nostre azioni, tanto che Silvia Denti, nella sua prefazione lo ha definito come un thriller filosofico. “Sintesi di Segni” è una piccola silloge con solo 22 poesie, tutte, più o meno arrabbiate col comune sentire.
    Penso che la narrativa comunque sia più commerciabile della poesia.

    La poesia può essere difficile da digerire, può toccare corde molto intime, trasmettendo emozioni anche difficili da accettare, per cui la ritengo destinata ad un pubblico più selettivo.

    Un romanzo invece è più diretto, essenziale, lo puoi leggere anche per distrarti, senza necessariamente andar a cercare quello che si nasconde dietro alle parole.

    La poesia è un ambito molto personale, in cui esercito analisi e critica nella dicotomia del mio essere posto nel comune mondo di tutti gli altri esseri, divenendone quindi il risultato, spesso molto sofferto, traducendo in parole il mio sentire.

    Nella narrazione invece, le tematiche vengono sviluppate per immagini, risultando alleggerita dall’eccesso emotivo che una lirica induce.

    A.M.: Sapresti descrivere con 5 aggettivi le tue due pubblicazioni?

    Maurizio Clichech: “31 ottobre” inizia con un fatto che adesso definiremmo ‘di cronaca nera’, e si snoda nel lavoro e nella vita di una ricercatrice universitaria discendente da questi, per finire al di là del tempo, sulla stessa linea cromosomica, per cui il primo aggettivo sarà sicuramente: AVVINCENTE.

    Chi lo ha letto mi ha richiesto a gran voce di scrivere la storia di quello che succede alla protagonista della parte centrale, una donna divisa tra carriera ed affetti.

    Per cui l’aggettivo successivo sarà: COINVOLGENTE.

    Il risvolto scientifico, la base logica, il ‘campo di esistenza’ della storia, trova le proprie radici nella relatività di Einstein, nella definizione di ‘Tempo’, ed essendo fantascientifico, va oltre le regole imposte dalla fisica, per cui lo definisco senza esitazioni: FANTASCIENTIFICO.

    Un altro tema trattato, in maniera provocatoria anche se in una leggera penombra, è quello del ‘diverso’, infatti, l’intero prologo è visto con gli occhi di una persona avulsa alla cultura dominante, etnicamente e culturalmente diversa. Ambientato nel 1849, in quello che fu l’Impero d’Austria ed Ungheria, in cui la lingua ufficiale era il tedesco, quella della città dominante l’italiano, e quella rurale lo sloveno, in una commistione non sempre corretta, ho voluto aprire al punto di vista più povero, provocatoriamente, riportando i nomi di luoghi e di persone in ‘lingua locale’ senza tradurli. In questo modo si crea una ‘distanza’ tra una località col suo nome in italiano e la stessa in sloveno. Se il lettore conosce i luoghi e quindi anche la loro storia, ha già nel suo bagaglio la corretta chiave di lettura, altrimenti, pensa che siano effettivamente luoghi diversi, almeno finché non si va a cercare informazioni su Wikipedia…la seconda parte narra invece la trasformazione di quella che era divisione in ciò che potremmo definire commistione, la terza parte annulla proprio le differenze tra esseri umani, ovvero, l’integrazione assoluta, la contaminazione a prescindere. Alla luce di ciò lo definirei: UMANISTA.

    E buon ultimo, lasciando al lettore di scoprirne da sé le motivazioni: INQUIETANTE

    “Sintesi di segni” è una silloge di ventidue liriche che trattano quegli argomenti che mi creano motivo di disagio quindi di riflessione, rispetto al mondo in cui viviamo, al mio vissuto, ai miei sogni più o meno andati delusi, ai ricordi dolorosi che i tre punti precedenti generano.

    L’ultima lirica, la ventiduesima, si intitola “Ventiduesima ora” dando alla raccolta una ritmica, legandola ad un tempo. Un’ideale giornata che condensi tutto il mio tempo, meno due ore. Saranno queste due ore, non scritte, non citate, a rappresentare quel vuoto, quel silenzio della mente, che troppo spesso provoca gli eccessi analizzati nelle ventuno composizioni precedenti, ma che ci serve anche per ritrovare noi stessi, il nostro io, lontano dai clamori urbani.

    Un esercizio dello spirito quindi, inteso come esercizio di coscienza, per cui la prima definizione sarà: SPIRITUALE.

    In tutte le liriche emerge prepotente l’inquietudine che le troppe ingiustizie provocano, l’inquietudine nel sapere che viviamo una continua costrizione tra l’essere, il dovere ed il poter essere. Da queste considerazioni emergono a mio avviso, due aggettivi: INQUIETANTE – ESISTENZIALE.

    Perché il titolo un po’ criptico “Sintesi di Segni” è quell’immagine di copertina col calamaio ed il pennino, dei fili colorati come i quattro angoli del libro ? Perché ritengo che noi siamo segni, graffiti colorati sopra ad un muro di cemento grigio, le varianti di un gioco monotono e cupo, auto conservatore ed auto referenziante, erroneamente definito “Società”, io vorrei rompere gli schemi, la loro intrinseca rigidità di comodo, per dare spazio e possibilità ad un futuro possibile piuttosto che probabile. Ma le mie forze e le mie capacità sono gravate dai miei stessi limiti, la poesia diventa quasi rivelazione piuttosto che sfogo, denuncia piuttosto che segnalazione. Avulsa da ogni costrizione, finalmente libera. Quasi anarchica, Per questo i successivi ed ultimi due aggettivi saranno: RIFLESSIVA – RIVELATORIA.

    A.M.: Poesia e prosa. Dovendo scegliere solo una struttura letteraria, quale fra le due sposeresti per tutta la vita?

    Maurizio Clicech: Visto e considerato quanto detto in precedenza mi darei esclusivamente alla prosa…anche perché, nulla osta che tra le pagine di un romanzo si possa nascondere la poesia…

    A.M.: E se ti chiedessi qualche informazione su VIBRUS?

    Maurizio Clicech: Grande esperienza! Vibrus è stato innanzitutto una sfida, tra l’individualismo dello scrittore ed il confronto collaborativo del lavoro d’equipe. Una faticaccia non da poco, un esperimento umano prima che letterario.

    Un momento di arricchimento credo per tutti e cinque gli autori.

    Nato dall’idea di Roberto Ioannilli, come analisi sull’incomunicabilità, si è poi evoluto verso il complesso intreccio umano che lo caratterizza, la psicologia dei personaggi posti di fronte a situazioni decisamente al limite del sopportabile, in un futuro terribile e possibile, anche se -speriamo- non probabile, prossimo più che vicino, di cui noi ne stiamo già vivendo, realmente, i prodromi.

    “Vibrus” è la storia di un’umanità ai confini della propria sopravvivenza, in balìa di eventi troppo grandi per essere capiti, ma tanto letali da dover venir, ad ogni costo, combattuti. Un romanzo avvincente, in cui i modi stilistici diversissimi dei cinque autori, si fondono in un’opera corale di grande effetto.

    Un romanzo sicuramente da consigliare.

    Io ho sviluppato principalmente un personaggio e ho cercato di mantenere la coerenza scientifica, poi strada facendo le iterazioni insite nella storia hanno portato tutti a metter mano su tutto, per cui veramente, l’opera è a pieno titolo collettiva.

    Ricordo gli altri autori,oltre a Roberto Ioannilli, già citato, Silvia Denti, che ha curato in più anche l’amalgama e la continuità della narrazione, Viviana Ferrari che ci ha portato i suoi sentimenti e la sua sensibilità, Piero Pavia con le sue passioni e la forza del credere nelle proprie forze.

    Ripeto, è stata una grande esperienza, difficilmente ripetibile con lo stesso pathos e lo stesso slancio. Per farla come le pubblicità degli anni ’60, non mi resta che dire a tutti:

    LEGGETE VIBRUS !

    A.M.: Dedichi a qualcuno la tua creatività?

    Maurizio Clicech: Non necessariamente. Sono convinto di essere un piccolo segno di un qualcosa in mezzo ad un’umanità variopinta. La mia famiglia e le mie memorie ruotano nello stesso emiciclo assieme alla mia essenza, per cui sono già comprese nel tutto, ne fanno parte, nulla potrebbe essere così senza i loro apporti.

    E non mi ritengo nemmeno elegiaco…

    Spero che, chiunque legga quello che ho scritto, lo senta dedicato esclusivamente a sé, come se la mia sfera personale, attraverso l’opera, interagisca ed interloquisca con quella del lettore. Sarò un po’ troppo presuntuoso, ma questo è davvero il mio intento.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maurizio Clicech: Ecco, tornando alle elegie…a Rupe Mutevole dovrebbe venir fatto un monumento. Dico solo questo:

    Massima libertà espressiva
    Nessuna interferenza
    Consigli puntuali quando richiesti

    Piani editoriali chiari

    Massima onestà

    Grande impegno

    Poi il successo di ognuno dipende da un sacco di fattori che esulano i compiti della casa editrice. Di certo, senza Rupe Mutevole, molti non avrebbero voce.

    Per questo ho già consigliato Rupe ad autori che hanno quindi pubblicato e continuerò a farlo.

    A.M.: Hai qualche novità per l’estate o per la fine del 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Maurizio Clicech: Ho un romanzo in seconda lettura, di taglio avventuroso, la storia di un’organizzazione di controspionaggio creata ad hoc per contrastare gli interessi disonesti e tentacolari di spietati faccendieri internazionali. Fantaeconomia? Fantapolitica? … o forse solo una realtà possibile?

    Titolo ancora top secret, ambientato a Trieste, e da lì nel mondo, risvolti horror non impossibili. Un po’ di tecnologia, un bel po’ di scienza, tanta avventura e perché no, un po’ di sentimento… Spero di mandarlo in stampa per Natale.

    Poi sto scrivendo un romanzo di fantascienza legato ad un personaggio realmente esistito, con una ricerca, anche in questo caso, sul disagio, stavolta psichico.

    Se tutto va bene dovrebbe uscire per la prossima primavera.

    E comunque, ricordo che gestisco un bel po’ di siti personali e non, in continua evoluzione, in cui condenso parti di tutta la mia produzione sia letteraria che fotografica. Sulla mia pagina di Facebook ci sono tutti i link utili…

    Ringrazio Alessia e con lei Rupe mutevole per lo spazio concessomi e saluto tutti voi.

    -Buona lettura, con Rupe Mutevole!-

    A.M.: Grazie a te, Maurizio, per la gentilissima disponibilità! Ti auguro ogni successo!

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Inaugurazione mostra personale Minjung Park

    Di Minjung Park ricordavo lo sguardo intenso, di chi vede lontano e, ovviamente, di chi vive “lontano” dal suo Paese: in questa terra di confine sotto le Apuane di marmo, ricolma di tensioni e di passioni, di giovani donne e uomini trasognati…ma tutti accomunati dal sogno di “tradurre in bianco marmo i propri sogni”.
    Di Minjung Park ricordavo le opere: la “Coppia” del 1996 è molto significativa di quel periodo di lavori, molto vicini alla famiglia e alla sua struttura, non tradizionali ma legate alla tradizione.
    Questa scultrice, comunque, non ha voluto fermarsi nella tranquilla contemplazione di se stesa e si è inoltrata nel campo ben più complesso del “paesaggio” andando così a creare delicate e potenti sculture dove la figura (che può essere, perchè no, una capretta) si anima al cospetto di silhouette di alberi tracciati con scalpello brusco e deciso. Linee “scapezzate” di piante forse viste in un intenso paesaggio tra Carrara e Corea del Sud: il luogo della scultura di Minjung Park.
    Prof. Pier Giorgio Balocchi

  • La Galleria Marconi partecipa a Libertà e Destino

    Sabato 23 luglio alle ore 19.00, presso Palazzo Buonaccorsi a Macerata inaugura la mostra Libertà e Destino a cura di Paola Ballesi e Roberto Cresti.
    La mostra sarà aperta dal 23 luglio al 3 settembre, dalle 10.00 alle 19.00, tutti i giorni ad esclusione del lunedì.

    Mostra di arte contemporanea organizzata da ADAM (Accademia delle arti Macerata) in collaborazione con l’Associazione culturale DiViniVersi, l’Istituzione Macerata Cultura, il Comune di Macerata, l’Associazione Arena Sferisterio, con il patrocinio della Provincia di Macerata e con il contributo finanziario della Camera di Commercio di Macerata.

    La mostra, una delle iniziative più significative del ricco programma delle attività collaterali organizzate con il contributo della Camera di Commercio di Macerata per la rassegna Sferisterio Opera Festival 2011, propone una rivisitazione del tema Libertà e destino che sottende la stagione lirica di quest’anno facendone un appuntamento davvero speciale per i melomani e per quanti hanno il desiderio di vivere il clima del proprio tempo .
    Del resto è l’arte in tutte le sue articolazioni, prima e meglio di ogni altra concettualizzazione, a rendere manifesto e urgente il problema della libertà e del destino, soprattutto da quando l’incertezza ha fatto irruzione nel sentire contemporaneo, sia nelle conoscenze che nelle coscienze rendendo sempre più instabili i paradigmi e i criteri con i quali tradizionalmente viene affrontata ogni dimensione e sfera del vivere, al punto da mettere in gioco la stessa libertà, coessenziale ad ogni agire pratico, etico e politico.
    In questo contesto e nel solco di queste considerazioni si snoda il percorso narrativo della mostra articolato in tre sezioni tematiche: Vanitas Vanitatum, Sulle ali della libertà e Sorte, fortuna, destino.

    Le 30 opere presentate sono composte con le tecniche più svariate, da quelle tradizionali alle nuove tecnologie, ma con una forte prevalenza della fotografia che nel panorama artistico attuale sembra più attrezzata ad esprimere lo spirito e l’immaginario del nostro tempo.
    Tra i 10 artisti, oltre a Mauro Mazziero e alla giovanissima Elena Giustozzi, espongono tre soci ADAM – Accademia delle Arti di Macerata: Francesca Gentili, Michele Mobili e Simona Scarpacci e quattro artisti proposti dalla Galleria Marconi di Cupra Marittima: Roberto Cicchinè, Armando Fanelli, Sabrina Muzi e Rita Vitali Rosati. Ma tra tutti spicca la straordinaria figura di Luigi Di Sarro, medico e artista, già docente di anatomia all’Accademia di Belle Arti, prima di Macerata poi di Roma, che negli anni Sessanta e Settanta aveva maturato un’importante ricerca sperimentale sul linguaggio figurativo e le sue forme. Una ricerca nutrita di grande libertà espressiva, libera come la sua giovane vita improvvisamente interrotta la notte del 24 febbraio 1979 quando incontrò un tragico assurdo destino così riportato dalle cronache dell’epoca: “agenti in borghese che piantonano l’abitazione di Andreotti uccidono Luigi Di Sarro che, alla guida della sua Porche, non si ferma all’alt (aveva scambiato gli agenti per rapinatori)”.

  • Vieni a scoprire tutte le foto di Francesca Dellera

    Finalmente online i nuovi foto-blog dedicati a Francesca Dellera, la modella e attrice italiana che da sempre incarna il mito della bellezza in tutto il mondo

    Francesca DelleraPelle candida, curve morbide e sensuali, sguardo intenso, Francesca Dellera vista con gli occhi dei più grandi fotografi come Helmut Newton, Dominique Isserman, Greg Gorman, Andrea Rau e Michael Comte.

    Dopo un esordio come modella su riviste nazionali e internazionali, il cinema si accorge di lei e le regala occasioni per esprimere tutta l’intensità di cui è capace.

    Scoperta da Tinto Brass che la sceglie giovanissima sulla scia del successo di Stefania Sandrelli nel film “la chiave”, successivamente Patroni Griffi la vuole per il remake di La Romana tratto da un romanzo di Alberto Moravia, (che le vale il premio televisivo Telegatto), nel ruolo che fu di Gina Lollobrigida, che in questa versione più recente veste i panni della madre di Francesca.
    Moravia rimarrà così incantato da Francesca da dedicargli un’intervista, privilegio che aveva concesso solo a grandi attrici come Sofia Loren e Claudia Cardinale.
    E poi ancora cinema per il piccolo schermo, con sceneggiati e mini serie tv come “La bugiarda“.
    Ma il riconoscimento più ambito arriva grazie a Marco Ferreri che la sceglie come protagonista del film La Carne. Di lei dirà “è la pelle più bella del cinema italiano“.

    Amatissima dal pubblico francese, Francesca Dellera si trasferisce per un certo periodo oltralpe, dove lavora a fianco di Alain Delon ne L’orso di peluche di Jacques Deray (che con Delon aveva girato il bellissimo film “La piscina”), e dove si fa notare da Jean Paul Gaultier, per cui sfila in passerella, privilegio concesso prima di lei, solo a star come Madonna.

    La Francia è conquistata, al punto che Francesca Dellera è l’attrice italiana, con Sofia Loren e Claudia Cardinale, ad essere presente nel libro dedicato ai 50 anni del prestigioso Festival di Cannes.

    Francesca Dellera – Fotoblog :

    Francesca DelleraFrancesca DelleraFrancesca Dellera

    Nei foto-blog potrete trovare le foto più belle di Francesca Dellera, immortalata da grandi fotografi, e gli scatti più sensuali tratti dalle scene dei suoi film:

    Francesca Dellera su wordpress

    Francesca Dellera su fotoblog

    Francesca Dellera su myspace

    Francesca Dellera su twitter

    Francesca Dellera su twitpic

  • Carla Rigato a “Cuori sulla Terra” a Padova fino al 24 luglio 2011

    E’ Carla Rigato tra i 36 artisti presenti alla mostra Cuori sulla terra, rassegna artistico-culturale promossa dal Comune di Padova e prorogata fino al 24 luglio 2011, all’ex-Macello in via Cornaro, 1 a Padova.

    Questa manifestazione, che si apre anche al teatro e alla musica, è un viaggio alla ri-scoperta dei legami e delle relazioni emotive tra uomo, ambiente e animali ; sensazioni troppo spesso dimenticate a causa della frenesia della vita moderna e che vengono risvegliate dalla sensibilità degli artisti.

    In questo contesto si inserisce il sapiente lavoro dell’artista padovana Ricominciare: tre colombe appena accennate che si librano in un cielo quasi infuocato. Il pensiero corre immediatamente al significato religioso di questi animali, intermediari tra Dio e uomo e portatori di salvezza. “Questo antico tema è quanto mai attuale ai nostri giorni – sottolinea Carla Rigato – in una società caotica ed industrializzata diventa un invito ad ascoltare ed osservare la natura per la salvezza del pianeta e dell’uomo ».

    Ma gli animali sono spesso fonte d’ispirazione come dimostra anche l’istallazione La Gatta regina attualmente in mostra al Padiglione Veneto a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta in occasione della 54° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

    L’iniziativa promossa dal Padiglione Italia per i 150 anni dell’Unità d’Italia rimarrà aperta sino al 21 novembre 2011, per info www.villacontarini.eu.

    Carla Rigato, che vive e opera a Montegrotto Terme (Pd), si è formata accanto alla pittrice Dolores Grigolon e al professore di estetica Richard Demel. Dal 2004 frequenta la Summer Academy of Fine Arts di Salisburgo, fondata negli anni 50 da Oskar Kokoschka, lavorando con maestri di livello internazionale quali Jacobo Borges, Michael Morgner, gli Zhou Brothers e Mohamed Abla. Il suo linguaggio pittorico è caratterizzato dal vigore emotivo di getti di colore puro sulla tela. La velocità di esecuzione conferisce all’opera una grande forza espressiva e una spontaneità avulsa da ogni regola.

    L’ingresso alla mostra Cuori sulla Terra è libero e gratuito.

    Orario mostra 16-20, chiuso il lunedì.

    www.carlarigato.it

    Per informazioni sull’artista:

    Ufficio Stampa
    STUDIO P.R.P. di
    Alessandra Canella
    Via del Vescovado, 79 –
    35141 Padova
    Tel. 049 – 8753166
    E-mail: [email protected]