Categoria: Arte e Cultura

  • La mostra “Dante Illustrato” alla Galleria degli Uffizi

    Le raffigurazioni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso saranno in esposizioni fino al 26 Febbraio presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.
    La mostra “Dante Illustrato” farà di sfoggio di 64 scatti d’epoca realizzati dal fotografo fiorentino Giuseppe Cremoncini, allo scopo di utilizzarli come illustrazioni dell’edizione della Divina Commedia del 1898, curata da Corrado Ricci.
    Nel 1894 Cremoncini visitò quasi tutta la Toscana per cercare soggetti adatti a riprodurre i numerosi «paesi, castelli, fiumi da Talamone in Maremma a Certaldo, da Campi a Chiusi, dalla foce dell’Arno alle fonti del Tevere» .
    Quattro anni dopo vennero pubblicati 34 scatti; la mostra, al contrario, si compone di altri 64 scatti, che furono inizialmente scartati per mancanza di spazio.
    Per fare la prenotazione dei biglietti per la Galleria degli Uffizi di Firenze, e non perdervi così le prossime mostre organizzate presso i musei fiorentini, vi segnalo i seguenti link:
    www.Uffizi-Firenze.com oppure www.MuseumTicket.it

  • Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole Edizioni

    Stagioni Poetiche”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica con quattro autori partecipanti: Antonio de Lieto Vollaro (“Vibrazioni Poetiche”), Lorenzo Traggiai (“Graffiti Notturni”), Gabriele Fabiani (“Polvere Poetica”) e Cristina Parente (“Urla la vita”). Quattro sillogi che consolidano un legame tra parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana. Quattro sillogi che esprimono la volubilità del momento, la volubilità del verso poetico. La stagione poetica come simbolo della variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza.

    I quattro autori hanno risposto ad alcune domande sulla loro pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Qual è, secondo te, il significato di Essere Poeta?

    Antonio de Lieto Vollaro: Ognuno di noi è un poeta, in quanto esprime le proprie emozioni come meglio crede, ed esserlo è uno dei doni divini più belli, in quanto comunque si comunica e si vuole trasmettere l’amore che si ha dentro, ispirato dall’evento di quel preciso istante.

    Cristina Parente: Essere Poeta può essere molto semplice così come molto difficile. Non esistono misure per valutare la grandezza di un Poeta, perché penso che la poesia si presti a diverse interpretazioni e richiede talvolta un particolare sforzo per immedesimarsi nel contenuto poetico di un autore. Penso anche che merito del Poeta sia farsi capire senza espressioni troppo ricercate e di difficile interpretazione.

    Lorenzo Traggiai: Penso che, oggi, essere poeta significhi stare in una posizione intellettualmente diversa rispetto al resto della società, non dico superiore od inferiore, ma alternativa: un po’ come essere studente (ed il fatto di essere tutt’e due mi fa sentire sfacciatamente gasato). Il poeta coglie aspetti della vita o di altre cose che gli altri non colgono o coglie in modo diverso aspetti già noti.

    Gabriele Fabiani: Secondo me il poeta è colui che ha un rapporto speciale e diretto con il suo cuore. Il poeta riesce ad organizzare le parole in versi che si tramutano in emozioni, le stesse emozioni che battono nel suo cuore. Anche se il mondo poetico è cosi vasto che è difficile estrapolarne una definizione di poeta. Io stesso non riesco a definirmi poeta ma aspirante poeta, perché a confronto con i veri grandi poeti che hanno fatto la storia della letteratura, io mi sento cosi piccolo.

    A.M.: Perché pubblicare in una raccolta a 4 autori?

    Antonio de Lieto Vollaro: La cultura, nei secoli, si è sviluppata grazie a molteplici confronti, sicché essere presenti in una antologia, insieme ad altri illustri colleghi, non può che far aumentare il valore di ognuno di noi.

    Cristina Parente: Tendenzialmente preferisco pubblicare raccolte personali, ma ho voluto fare una nuova esperienza. Indubbiamente una scelta non valutata appieno perché è un po’ come un salto nel buio, con i pro ed i contro. Confrontarsi nello stesso libro penso sia una bella sfida ed anche un modo per conoscere autori anche molto diversi da te.

    Lorenzo Traggiai: A parte che può essere un buon modo di far conoscere il proprio stile anche a chi ne predilige un altro, una raccolta a 4 autori offre quattro punti di vista diversi sul mondo, quattro modi diversi di intendere la poesia stessa, in pratica quattro universi differenti accomunati dal modo di essere esposti. In quest’occasione c’è finalmente un po’ di pluralismo autentico, considerando anche che abbiamo età, gusti e provenienze geografiche diverse.

    Gabriele Fabiani: Il motivo sta nel fatto che la condivisione fa parte dello scrivere e condividere insieme ad altri tre autori questa raccolta è indice di confronto fra poetiche e stili diversi, ma soprattutto rapportandomi agli altri autori riesco a capire come gli altri intendono la poesia. E mi ha reso felice ed onorato questa esperienza.

    A.M.: C’è una lirica nella tua raccolta a cui sei molto legato?

    Antonio de Lieto Vollaro: Si, ed è quella della riflessione sull’amore, innamoramento, passione, la vita quotidiana che il nostro cuore vive, palpita, gioisce, si rattrista, e detto ciò è palese il motivo, senza l’amore l’uomo non va da nessuna parte.

    Cristina Parente: Non nello specifico. Mi ritengo legata a tutte le liriche della silloge perché sono nate in un periodo poetico molto felice e che io prediligo rispetto ad altri.

    Lorenzo Traggiai: Tengo a tutte, perché le ho tirate fuori da un gruppo più grande in cui già trattavo tematiche molto sentite (denuncia sociale, sentimenti, antimilitarismo…). Però se devo scegliere dico “All’ombra di una stella”, una mia piccola dichiarazione di intenti fatta a 16 anni, ancora valida, il cui scenario è quello notturno di gran parte della mia vita; poi “Freddo”, che parla della recente morte prematura della persona che mi ha fatto amare la poesia, la mia professoressa di lettere del liceo.

    Gabriele Fabiani: Sono due le liriche a cui mi sento più legato, il loro titolo è “ 29-07-2006” e “25-07-2006”. La prima perché mi ricorda che chi scrive una poesia è spesso una persona sensibile, che vive sensazioni forti ed a volte è fragile. L’ho scritta perché a volte è la tristezza, la malinconia a muovere la penna. La seconda lirica, invece, è la descrizione del posto dove sono cresciuto, un giorno d’estate, me lo ricordo ancora, li c’è casa mia, in quelle parole c’è il mio stare bene fra le colline, gli alberi e a metà strada fra mare e montagna.

    A.M.: Dei tre autori presenti, qualcuno ti ha colpito maggiormente?

    Antonio de Lieto Vollaro: Bhe ognuno ha un suo stile, eleganza, sensibilità, quindi colpiamo ciascuno in modo differente, sperando di restare indelebili nei ricordi degli altri, autori e non.

    Cristina Parente: Sì, mi ha colpito la poetica del giovanissimo Lorenzo Traggiai, per il contrasto stridente tra poesia metropolitana e poesia classica che lo contraddistingue.

    Lorenzo Traggiai: Sono interessantissimi tutti e tre, anche se non ho avuto ancora tempo di leggere le loro poesie con l’attenzione che meritano.

    Gabriele Fabiani: Mi hanno impressionato in senso positivo tutti e tre. Ero curioso di sapere e di leggere le loro liriche e quando ho avuto la bozza della raccolta, leggendo le altre poesie, ero felice. Mi sono sentito a casa, in un mondo di versi dolci, passionali, soavi. Certi versi mi hanno lasciato senza fiato, completamente in sintonia con la penna dello scrittore.

    A.M.: A chi dedichi “Stagioni Poetiche”?

    Antonio de Lieto Vollaro: Lo dedico a tutti coloro che leggendo le poesie incluse, possano trovare sollievo alla loro anima e cuore, gioia, conforto, se in esse si raffigurano con le loro storie personali.

    Cristina Parente: A tutti coloro che amano la poesia e a coloro che non la amano. La poesia dice molto, basta saperla leggere.

    Lorenzo Traggiai: La dedico anzitutto alla mia famiglia: per primi i miei genitori, splendidi, che mi hanno sempre permesso di fare le mie scelte e sono orgogliosi di questa pubblicazione, a mio nonno, a cui da sempre piace leggere poesie, a mia sorella ed a tutti gli altri parenti, contenti per me. La dedico alla persona con cui sto, che mi ispira non poco. La dedico a quelli che hanno sempre apprezzato quello che scrivo, tra cui la professoressa di prima e alcuni amici ed ex compagni di scuola.

    Gabriele Fabiani: Questa raccolta la dedico ai miei genitori, a mia sorella ed alla mia fidanzata. Ai miei genitori ed a mia sorella perché ci sono sempre stati, il “nido” da cui migrare e tornare sempre, il loro abbraccio nei momenti più duri mi ha sempre reso più forte. Alla mia fidanzata perché ha sempre creduto in me, perché continua a farlo nei giorni che lei ha reso più completi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Antonio de Lieto Vollaro: E’ ancora presto per dare un giudizio, ma l’inizio è partito bene, con molta professionalità e serietà, dal come si sono proposti, e fattomi sentire coinvolto nella stesura dell’antologia, chiedendo a noi autori, consigli per la copertina, titolo e dettagli vari. Speriamo che prosegua nel marketing.

    Cristina Parente: Non mi è piaciuta la modalità di far pagare molto tempo prima della pubblicazione, vi sono alcuni errori tipografici ed il costo mi è parso troppo elevato… Per quanto riguarda la promozione non mi posso ancora sbilanciare ma già quest’intervista è un buon segno!

    Lorenzo Traggiai: Sì, sicuramente, posso dire che mi è piaciuto il modo in cui Rupe Mutevole si è occupata di questo progetto.

    Gabriele Fabiani: Con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni mi sono trovato subito benissimo. Sempre disponibile alle mie domande e curiosità. Siamo sempre stati in contatto su qualsiasi scelta e durante la preparazione della raccolta hanno dato sempre spazio al dialogo e alla partecipazione. La consiglio a tutti gli autori che sono in cerca di una casa editrice seria e affidabile, chiara e lungimirante.

    A.M.: Hai delle presentazioni di “Stagioni Poetiche” in programma?

    Antonio de Lieto Vollaro: Sì, sto giusto preparando, già da ora, un incontro di un giorno a settimana, per il mese di Maggio, in un agriturismo, qui nella mia terra in Sicilia, intitolata: Poesia e Vino, degustazioni di due arti siciliane.

    Cristina Parente: Ho in programma delle presentazioni del mio ultimo libro di poesie ma porterò anche “Stagioni poetiche”. Sarebbe interessante fare una presentazione con uno o più autori dell’antologia.

    Lorenzo Traggiai: Non ne ho in programma ma ne voglio organizzare il più presto possibile. Intanto sto facendo pubblicità attraverso Facebook e ne sto parlando con chiunque conosco.

    Gabriele Fabiani: Certamente, ancora non conosco le date certe, ma saranno organizzate presentazioni nel mio paese, nella città vicina e grazie alle persone che mi stimano e apprezzano la mia scrittura ci saranno altri eventi in cui sarà presentata questa raccolta. Sono veramente felice e non vedo l’ora di iniziare.

    La copertina di “Stagione Poetiche” è una creazione del fotografo Fabio Costantino Macis.

    http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Intervista di Alessia Mocci a Fernando Mirra ed al suo Mielinconie, Rupe Mutevole Edizioni

    Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    Mielinconie”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è la prima raccolta poetica del promettente Fernando Mirra (1976, Asti). Una cinquantina di liriche che denotano una forte intensità emotiva. Il particolare titolo della raccolta è un neologismo dell’autore, formato da due parole “miele” e “malinconia”, una sorta di proclamazione di dolcezza anche nella malinconia, dolcezza nel vedere il mondo, comprenderlo e tramutarlo in versi così che ogni lettore possa aver la percezione dell’altro, del diverso.

    Fernando Mirra è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande presentandosi amabilmente ai lettori.

    A.M.: Scrivere in versi e scrivere in prosa. Perché si diventa poeti?

    Fernando Mirra: Non esiste, secondo me, un perché si diventi poeti. Una persona può avere momenti poetici, oppure neanche uno nel corso della vita. Ci si nasce, ma si cresce anche come poeti. È una cosa che hai dentro e può rimanerti in fondo per tutta la vita, senza che nessuno, nemmeno tu stesso, te ne accorga. Io ho iniziato per caso, come la maggior parte delle volte in cui ti accade qualcosa di meraviglioso. Sono sempre andato bene nelle materie umanistiche, c’ero portato. Avevo, e spero di averla mantenuta, una fantasia molto accesa nel raccontare storie e sono stato molto spigliato nel parlare. Un giorno un amico mi ha chiesto di scrivere una poesia da dedicare ad una ragazza che gli piaceva. L’ho fatto, era il 1993, ma fino al 1996 non avevo mai preso seriamente in considerazione scrivere poesie. Ma un’estate sono stato colto da una voglia irrefrenabile di buttare su un foglio i miei pensieri, quel che mi passava per la testa e da allora non ho più smesso. Si può dire che si è risvegliata in me la vena poetica, anche perché le persone che avevo intorno, mi spronavano a continuare e si complimentavano con me per la mia bravura. Bravura che, sinceramente, non ho mai sostenuto di avere.

    A.M.: Cinque anni di scrittura e finalmente una raccolta. Qual è stato il motivo principale del tuo voler uscire allo scoperto?

    Fernando Mirra: Come tutti gli aspiranti scrittori, soprattutto quando sono giovani ed inesperti, ero preso dalla frenesia di dover pubblicare, magari con un editore famoso e di fare successo. Un bel pensiero, ma anche una bella favola ed i brutti risvegli sono all’ordine del giorno. Le provi tutte per farti conoscere, soprattutto con il passaparola. Poi chiedi in giro, cerchi un editore nella tua zona, e vieni freddato da tutta una serie di scuse, prezzi di stampa inaccessibili e poi ti ostentano un sorriso diabolico, quello che si stampa in faccia alle persone che credono di avere davanti uno sprovveduto che vuole fare il grande salto subito… ed in effetti era così! Veramente la mia intenzione era di pubblicare un libro, un romanzo od anche solo dei racconti, ma evidentemente non era arrivato il momento. Mi hanno poi spinto gli amici più cari a provare a pubblicare per prima le poesie, in modo da farmi conoscere, anche se, effettivamente, il genere poetico non è molto popolare, non vende (Almeno è questa l’impressione generale!). A me non interessa vendere, interessa emozionare. Amo emozionare, certo e questo lo posso fare anche attraverso i racconti, ma la poesia è più diretta, calda, che crea subito l’atmosfera. Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

    A.M.: Un titolo molto particolare. Ci puoi spiegare l’essenza di “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: Nel libro è descritto molto bene cosa sono le “mielinconie”. Immagino sempre che tutte le nostre storie, le nostre avventure, i nostri amori, ma anche l’amicizia ed in generale tutte le situazioni che coinvolgono in modo particolare il cuore, lascino in ognuno un ricordo particolare. Spesso, se la situazione è stata dolorosa, il ricordo rimarrà doloroso per molto tempo. Ma a mente fredda, quel ricordo non sbiadisce, rimane indelebile dentro di noi e acquista a suo modo una dolcezza che contrasta con il sentimento iniziale, quasi un “bel ricordo”; dico quasi, perché appunto la malinconia è sofferenza nel ricordare qualcosa che forse poteva essere, ma che non sarà più, viene però addolcito dalla memoria del tempo, come se noi stessi ci addolcissimo da soli la nostra pillola amara.

    A.M.: Quali sono le tematiche predominanti della raccolta?

    Fernando Mirra: Fondamentalmente scrivo meglio quando sono triste. La tristezza è una scintilla che fa esplodere quello che ho in me. E naturalmente, cosa, se non l’amore può rendere, sì felice, ma anche triste? Ma, oltre che di amore, in questa raccolta si parla di amicizia (Fratello Lupo; Filo d’erba; Abbracciami), di morte (Cara Signora Morte), ma contiene alcuni testi molto più spirituali, che ripercorrono alcuni momenti della vita di Gesù (Io sono il cammino), della Madonna (La Madre e la rondine), ispirata ad una leggenda che avevo sentito quando ero bambino, oppure dedicata a San Francesco e Santa Chiara (Il ponte delle nuvole), questa ispirata invece da un sogno raccontatomi da una persona a me cara (Nuni, a cui ho dedicato la raccolta).

    A.M.: Hai una poesia della silloge poetica a cui sei legato in modo speciale?

    Fernando Mirra: Sono molto legato a tutte le poesie che ho scritto, anche quelle che ho omesso dalla raccolta, ma pensandoci bene, mi viene in mente la poesia “Nome”. Dedicata ad un mio zio, fratello maggiore di mio padre, a cui ero molto legato, ma con cui, per varie ragioni famigliari, non ho avuto modo di frequentare per un bel po’ di tempo, fino a quando, ormai alla fine, sono riuscito ad andarlo a trovare, perché sofferente e prossimo alla fine. Infatti, dopo una settimana è venuto a mancare. Un’altra è “La madre e la rondine”. Da bambino, alle elementari per la precisione, la maestra ci raccontò di una leggenda, seconda la quale le rondini avevano la pancia nera, finché una di loro non si andò a posare nel grembo di Maria, mentre questa piangeva per Gesù Crocifisso, e le lacrime sbiancarono il petto della rondine. Non l’ho mai scordata questa storia.

    A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori interessati a “Mielinconie”?

    Fernando Mirra: La poesia, la cultura in genere, appartiene a tutti. Tutti possono leggere tutto. È opinione di molti che le donne siano più interessate ed inclini alla poesia che gli uomini, ma questa forse è una risposta un po’ sessista. Ho conosciuto molti uomini che scrivono poesie e che quindi possono essere potenziali miei lettori. Ma al di là del sesso, penso che un pubblico dai 25 anni in su possa trovare interessante il mio libro (Ma spero di sbagliarmi! Dai 0 ai 99 e oltre anni possono benissimo comprarlo!)

    A.M.: Cosa ne pensi della pubblicità della poesia tramite il booktrailer?

    Fernando Mirra: Da appassionato di cinema, teatro, e dei meccanismi che lo compongono, sono fortemente interessato ad un’iniziativa del genere. Perché poi solo i film devono godere di una presentazione? Solo perché non ci sono nomi grandi? Azione? No, no. È senz’altro un’idea lodevole e quasi quasi faccio un pensiero per il mio; iniziano a venirmi certe idee…

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Fernando Mirra: Altroché! Anzi: l’ho già consigliata a quanti mi chiedevano come ero riuscito a pubblicare! Devo essere sincero: ho scritto e riscritto a più riprese a molte case editrici, più o meno famose. Ho avuto la fortuna di trovare voi, ma avete avuto voi l’accortezza di spiegarmi per filo e per segno tutto il meccanismo che si nasconde dietro ad un libro, compreso l’enorme lavoro di redazione, dal primo contatto con l’autore, fino ad arrivare alla distribuzione e via anche dopo: la cura del libro, la pubblicità etc… Ovviamente mi avevano avvertito del pericolo che serpeggia tra questi editori che vogliono solo soldi, danno solo promesse e mantengono meno ancora!!! No, no: con Rupe Mutevole mi sono trovato più che bene. Anche per quell’atmosfera (sia pur tramite e-mail), di confidenza che si è venuta a creare. Tu, Alessia, mi ha trattato con una grande professionalità e cortesia ed il risultato finale, che ho sfogliato e sfogliato fino a consumare le pagine, è davanti a me e mi riempie di orgoglio!!!

    A.M.: Ci saranno, a breve, delle presentazioni della tua silloge poetica?

    Fernando Mirra: Non ho ancora organizzato nulla a proposito. Capirete: è il mio primo libro, sono nuovissimo in questa esperienza e non ho davvero pensato a nulla di concreto per presentarlo. Pensandoci qualche idea mi verrà in mente, ma non subito. Per quanto riguarda le novità… sì devo dire che ce ne sono. Non poesie questa volta. Per fare una raccolta decente ci potrei mettere una vita, visto che le poesie le scrivo solo quando mi arriva l’ispirazione e possono passare mesi tra una composizione e l’altra. Sto scrivendo una raccolta di favole, quattro per la precisione, che vorrei anche fare illustrare, poi mi concentrerò sul mio primo amore: i racconti. Ho in cantiere un buon numero di storie: alcune solo abbozzate, altre iniziate e alcune già pronte, ma sono state scritte più di dieci anni fa, quindi necessitano di una restaurazione, sia dal punto di vista linguistico, sia strutturale.

    A.M.: Ringrazio Fernando per la disponibilità e la sincerità delle sue risposte … ed aspetto come voi lettori le novità editoriali di questo promettente autore!

    La copertina di “Mielinconie”, “Miele di Fiele” è del fotografo Alessandro Murgia.

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Workshop sulla Street Photography – 10,17,24 Marzo Venezia

    Workshop sulla Street Photography – 10,17,24 Marzo Venezia

    Conoscere ed imparare le tecniche e la filosofia della Street Photography, con il fotografo professionista Federico Sutera

    Il workshop è pensato per chi si avvicina o vuole affinare la Street Photography imparando le nozioni fondamentali, i trucchi e la filosofia di questo genere fotografico.
    La città come fonte d’ispirazione e di ricerca, attenzione ai dettagli della vita circostante e fermare il tempo con un click.

    Il corso è tenuto da Federico Sutera, fotografo professionista, che vi guiderà alla scoperta di tecniche e segreti di questo genere fotografico reso famoso da maestri come Henry Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Willy Ronis.

    Il workshop sulla Street Photography si svolgerà in tre sabati, dove ci sarà sia teoria che pratica, partendo dall’analisi dei grandi maestri, vedremmo come impostare un lavoro sulla street photography, poi scenderemo in strada a fotografare (l’uscita fotografica è a Venezia) e infine analizzeremo il lavoro svolto, fase spesso sottovalutata ma fondamentale per creare e a dare forma al nostro progetto fotografico.

    Il programma del workshop è pensato per il fotoamatore che vuole avvicinarsi alla Street Photography o approfondirla affiancato da un professionista, per partecipare non è necessaria alcuna conoscenza particolare.
    Abbiamo scelto di fare una lezione alla settimana per consentire ai corsisti di esercitarsi ed analizzare al meglio quanto appreso sia nella teoria che nella pratica, per poi approfondire o chiarire eventuali dubbi con il docente.
    Come sempre nei nostri workshop c’è un numero limitato di partecipanti, questo per garantire ad ognuno il tempo e l’approfondimento necessario di ogni punto delle lezioni.

    Federico Sutera nasce a Venezia nel 1978, incomincia a fotografare all’ etá di 18 anni, per pura passione prendendo ispirazione dai libri dei grandi maestri del reportage in bianco e nero come Eugene Smith, William Klein, Cartier Bresson, Robert Frank, Robert Doisneau.
    Negli anni ha vinto diversi premi e riconoscimenti nella fotografia di reportage e ha lavorato per diverse agenzie sia in Italia che in Spagna, dove ha vissuto diversi anni.

    E’ disponibile sul nostro sito il portfolio di Federico Sutera. Sfoglia e scarica gratuitamente in formato Ebook per iPad, iPhone, Samsung Galaxy S/ACE e PDF per PC/Mac.

    Workshop sulla Street Photography, Sabato 10, 17, 24 Marzo, San Donà di Piave (VE), uscita fotografica a Venezia.
    Tutte le info sul workshop: http://www.visionionweb.it/workshop-street-photography
    Scarica l’ebook: http://www.visionionweb.it/federico-sutera-portfolio

    Per informazioni 328 8761627 – [email protected]

    Scopri anche gli altri corsi:
    http://www.visionionweb.it/corso-di-fotografia-digitale
    http://www.visionionweb.it/il-linguaggio-della-fotografia-2-edizione

  • Idee-regalo.com: un nuovo blog che aiuta a scegliere il libro giusto

    Capita frequentemente di dover scegliere un libro da leggere o da regalare a qualcuno e di desiderare un consiglio o un aiuto. Idee-regalo.com, oltre ad essere un blog dove vengono recensiti libri, offre dei sistemi di ricerca bibliografica molto particolari.
    Infatti, oltre alla classica ricerca dei testi per autore, genere, parole chiave e simili, il sito offre la possibilità di cercare un libro in base alle caratteristiche della persona che lo leggerà. In questo modo è possibile ottenere dei suggerimenti per le proprie letture o per un libro da regalare a qualcuno sulla base dell’età, degli interessi o della personalità del destinatario.
    Gli autori del sito spiegano in un post a quali necessità tenta di rispondere il sistema di ricerca per libri da loro sviluppato: “Regalare libri è una abitudine diffusissima ma molto spesso non sappiamo che libro scegliere: se si tratta di una persona che non conosciamo, potremmo non intuire bene i suoi gusti e quindi sbagliare titolo, mentre a qualcuno che conosciamo molto bene a volte non sappiamo cosa regalare perchè abbiamo esaurito le idee”
    Nel form di ricerca libri un campo particolarmente originale è la già citata ricerca per personalità del lettore, dove vengono proposti cinque profili comportamentali-base, tra i quali l’utente può scegliere quello (o quelli) a cui sente di appartenere di più, leggendo le descrizioni di ogni personalità. Stessa cosa dicasi se si cerca un libro per qualcun altro. Compilando un form si può così selezionare la personalità, ma anche tutti gli altri parametri (interessi, età, genere del libro, ecc) ed ottenere dei suggerimenti davvero mirati per il prossimo acquisto letterario.
    La scelta dei cinque tipi comportamentali è stata effettuata riadattando una classificazione degli individui ampiamente utilizzata in alcune discipline medico-filosofiche orientali, con la ricerca di un linguaggio accessibile e di facile fruizione per il web. Tale metodologia è già stata sperimentata con un buon riscontro da parte degli utenti in altri siti degli stessi autori, di simile tematica.
    Da segnalare che oltre ai libri già catalogati nel sito e in continuo aggiornamento, è possibile per i lettori suggerire direttamente nuovi titoli ed eventualmente contribuire alla classificazione degli stessi, utilizzando un apposito form dedicato alle recensioni degli utenti, i quali potranno vedere pubblicato il proprio nome sul sito quando la recensione verrà pubblicata.
    Infine, fra i moduli di ricerca presenti nel sito è possibile trovare anche un form per la ricerca di altre idee regalo, qualora l’idea di un libro non fosse adeguata all’occasione. Compilando quattro campi (età del destinatario del regalo, genere, occasione e prezzo) si ottengono suggerimenti per regali appropriati per la situazione, ed eventualmente una serie di negozi online dove è possibile acquistare uno degli oggetti segnalati come idee regalo. Quest’ultimo tool si appoggia ai contenuti del motore di ricerca regali del sito www.regalo-idee.it.

  • Caramelle nella storia

    Quando si parla di caramelle coca cola, alla frutta o di altro tipo si pensa a qualcosa di riservato quasi esclusivamente ai bambini, ma in verità in origine le caramelle erano dei dolcetti che potremmo definire preziosi, appannaggio principalmente delle classe agiate. Le caramelle, infatti, essendo fatte in gran parte di zucchero, prodotto che un tempo si potevano permettere solo le famiglie più ricche, non erano certamente qualcosa che si donava con leggerezza a qualsiasi bambino.

    Volendo tracciare una breve storia delle caramelle, bisogna tornare indietro nel tempo, in particolare fino all’XI secolo, quando i Crociati provenienti dal Vicino Oriente riportarono in patria delle barrette di zucchero di canna che possiamo considerare come le antenate e i primi esemplari dei tanti tipi di caramelle che conosciamo oggi. Il nome caramella deriverebbe dal latino “canna mella”, letteralmente “tubo di miele”, espressione con cui si identificava appunto la canna da zucchero.

    Un’altra fase importante nella storia dello zucchero, e quindi delle caramelle, si registra tra il XVII e il XVIII secolo, quando grazie al perfezionamento delle tecniche di estrazione dello zucchero dalla barbabietola si riuscì ad ottenere un prodotto bianco, facilmente solubile e quindi più adatto ad essere impiegato per la produzione di caramelle.

    Anche se gli zuccherini importati dalla Terra Santa vengono considerati come i primissimi esempi dei prodotti che adesso si trovano in quantità in ogni ingrosso caramelle, fu solo dopo la scoperta dell’America e il conseguente sviluppo della coltivazione della canna che lo zucchero cominciò a diffondersi maggiormente, e di conseguenza anche le caramelle. Ad una maggiore diffusione delle piantagioni di canna da zucchero non corrispose però un immediato ed esponenziale aumento dell’uso dello zucchero, che per molto tempo ancora rimase un bene prezioso e costoso, ad uso praticamente esclusivo delle famiglie più agiate. Anche l’aspetto dello zucchero, così com’era venduto, era diverso rispetto a come lo conosciamo noi: questo prodotto veniva infatti venduto non in polvere, ma sotto forma di panetti più o meno conici, dai quali veniva grattata la quantità di zucchero necessaria.

    Siamo ancora lontani dalla nascita di un’industria delle caramelle vera e propria, ma certamente i primi germi sono stati ormai seminati. L’evoluzione del settore andò poi di pari passo con la diffusione del cacao, che trovò in alcune città più che in altre un terreno particolarmente fertile. Torino, per esempio, ancora oggi conosciuta per la sua tradizione nel settore del cioccolato (chi non conosce il gianduia?), già nel XVIII secolo era uno dei centri vitali del settore, tanto che proprio in questa città venne costituita l’Università dei Confettieri e Acquavitai per concessione di Re Carlo Emanule III.

    Nell’Ottocento lo zucchero cominciò a diffondersi in maniera più capillare (anche se fino al secondo dopoguerra rimase un bene se non di lusso, comunque di sicuro non di uso quotidiano), e tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo cominciarono a venire commercializzate delle caramelle non solo buone da mangiare, ma anche belle da vedere: fu in questo periodo, infatti, che si cominciarono ad usare degli involucri particolari costituiti da uno strato di carta stagnola interno e da un altro di carta colorata all’esterno.

    Da allora e fino a i giorni nostri le evoluzioni nel settore delle caramelle sono state numerose e molteplici; le caramelle, così come le confezioni per dolci, hanno assunto le forme e i colori più disparati e, cosa più significativa, sono diventate la gioia di tutti i bambini.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
    Prima Posizione Srl – web media agency

  • “Re Japan” di Osamu Watanabe

    SHINSEIDO HATANAKA

    In collaborazione con

    ASIAN STUDIES GROUP

    Presenta

    RE JAPAN

    di

    OSAMU WATANABE

    PRIMA ASSOLUTA IN ITALIA

    “I dolci sono uno dei motivi e dei simboli universali dei quali ognuno di noi ha ricordi felici”

    (O. W.)

    Spazio Espositivo Asian Studies Group

    Dal 3 al 5 febbraio 2012

    Osamu Watanabe artista ben noto in Giappone che vanta collaborazioni con i famosi magazzini SEIBU e prestigiose boutique di GINZA, approda in Italia per una mostra di 3 giorni dal titolo “Re Japan” dove esporrà una parte delle sue opere migliori di “Fake Cream Art”.

    O. W. crea la sua arte partendo dal motivo dei dolci e nella sua mostra fa opere d’arte sul tema “Giappone”. Come sappiamo dalla storia giapponese, i giapponesi creano spesso oggetti dal design meraviglioso, come ad esempio quelli tipici del periodo Momoyama. A volte creano invece una cultura originale e nuova partendo dall’accettazione di culture differenti dalla loro. Osamu Watanabe è proprio un artista che crea opere d’arte originali con lo scopo di trovare una nuova bellezza giapponese.

    O. W. è un artista che crea utilizzando la singolare tecnica dell’ “Arte della Panna Finta”. Dal 2000 il suo progetto di decorazione lo ha portato ad imprimere la tecnica descritta su innumerevoli ambienti come giardini, templi ed elementi propri del patrimonio culturale sia del proprio Paese che del resto del mondo. In particolar modo l’esposizione “Art by Five Senses” tenutasi nel 2007 al Shinano Art Museum della prefettura di Nagano rappresentò il senso della sua arte ed una delle principali opere esposte fu l’enorme “Sweet Museum”. Quest’opera singolare per tecnica e dimensioni attirò numerosissimi visitatori. Egli spera di diffondere e di colmare il mondo di messaggi positivi e di gioia; inoltre le sue opere mirano a esprimere quanto forte e vigorosa possa essere la forza della dolcezza.

    Dal 3 al 5 febbraio 2012

    C/o Spazio Espositivo Asian Studies Group – Via B. Eustachi 9 – 20129 Milano (MM1 P.ta Venezia)

    Apertura al pubblico:

    Venerdì dalle 15.30 e Sabato e Domenica dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30

    Asian Studies Group associazione di promozione sociale che lavora su Milano, Roma, Padova e Lucca. Si occupa di mediazione culturale fra Italia, Cina, Giappone e Corea fornendo un veicolo ad istituzioni e imprese per la valorizzazione di progetti di ampio spessore. www.asianstudiesgroup.net

    Per informazioni:

    [email protected]Tel +390229513110 – Mobile +39 3461295715

  • Le novità editoriali per gennaio 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben diciassette le collane editoriali della casa editrice, diciassette sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”.

    Eccovi le novità per il mese di gennaio 2012:

    “L’ombrello” di Sonia Consolo Giaccotto. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Marcello, sei un ombrello!” Ecco la presa di consapevolezza di un semplice oggetto, utile, concreto, appartenente ad ogni famiglia e nazione. Ma un oggetto può avere un’anima? È l’ipotesi che Sonia Consolo Giaccotto ha voluto porsi in questa bella prova di narrativa, ambientata nel surreale che diviene reale, molto vicino all’impossibile, come direbbero gli scienziati, ma chissà, la fantasia può fare anche questo, mettersi in discussione, portare se stessa all’esasperazione. È bello immaginare, no? E lo hanno fatto in tanti: chi disegna fumetti, chi prepara cartoni animati, qualcuno ha pensato bene di far parlare giocattoli, pupazzi, palle, case, spugne, attrezzi da cucina, e perché non un ombrello? Così la Nostra ha provato a costruirsi un oggetto-soggetto nella stesura della storia, un oggetto discreto ma utile, non indispensabile all’esistenza, ma fortemente usato, uno di quelli che non rimangono fissi in una dimora, bensì vengono spostati molto facilmente ovunque, per sostare in grossi vasi nei momenti di inutilità.

    “Note di Luna piena” di Giuliana Paleotti. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Nella raccolta di Giuliana Paleotti si avverte tutta la tenera passione di uno stile abbastanza vicino all’idillico-inquieto, una sorta di connubio tra due epoche che a lei appartengono allo stesso modo. Probabilmente l’Autrice ha letto e assorbito l’influenza settecentesca, ma non solo: probabile che abbia amato parecchio un Giacomo Leopardi, ma anche un Manzoni, un Verga, facendo tesoro di quella realtà che incombeva e faceva male. Come affermava peraltro Francesco De Sanctis in una delle sue analisi sullo Zibaldone leopardiano, vera poesia è l’idillio, mi piace accostare tale concetto perché associo spontaneamente quell’io amo e vivo e voglio vivere del poeta recanatese alla lirica Voglio volere della Nostra. È dunque una penna intimista, pur se non manca di temperamento irrequieto, dubbioso quindi sano, intelligente, a volte soffuso, con delle puntualizzazioni acute, come quel Voglio che la definisce già molto risoluta nel modo di porsi al lettore.

    “Mielinconie” di Fernando Mirra. Collana “Trasfigurazioni”. Quando il sentimento amoroso diviene distacco e tormento. Quando la notte è la celebrazione della nostalgica armonia di due corpi che si riscaldavano e che, ora, preservano solo l’ombra di quel calore corporeo. Quando l’essere umano è al centro di pensieri dotti e rendiconti spirituali.“Mielinconie” è una raccolta poetica di forte intensità emotiva, le tematiche si intrecciano dolcemente con un andamento melanconico rivolto verso il passato e, rivolto verso la sensazione dello stesso trascorso. Il presente esibisce un luogo senza spazio per un uomo che guarda oltre la realtà, sono emozioni che si rivelano antiche e che si proteggono avidamente similmente alle api con l’alveare. “Mielinconie” è un curioso neologismo dato dall’unione di “miele” e “malinconia”, l’autore così facendo ha evidenziato quanto la forma mentis della malinconia possa essere per il poeta, in un certo qual modo, dolce.

    “Dolcedura” di Diana Cesaroni. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. La scrittura femminile è qui evidenziata dalla percezione delle cose in maniera sottile e molto rilevante, sempre idealizzante, pregna di fili invisibili ma saldi, perle preziose che sostengono tutta la poetica di Diana Cesaroni, sicuramente inquieta, dalle tonalità forti e nel contempo eleganti, che fanno presa immediata sul lettore, cariche di sfumature rare, riconducibili tutte a una sana rabbia che si fa strada tra le insenature dei concetti perché sì, la Nostra, impasta i propri sentimenti con un dolore sordo che l’accompagna, la stringe, la mette in standby, ma poi, come se tutto questo fosse una sorta di serra nella quale vengono depositati dei semi, ecco nuove primavere, che svegliano d’improvviso il meglio di quell’anima tormentata, ne traggono la dolcezza, simile a quella dei boccioli bagnati di rugiada la mattina, la spargono attorno, nell’aria che frizza e vuole cose limpide, intatte. La poesia di Diana Cesaroni è tutto questo, mai banale, ogni creazione è qualcosa di mai letto, di folgorante, bellissimo.

    “Le ali di Yeshiva e altre storie” di Wilfred Mbouenda Mbogne. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Wilfried è un giovane studente che viene dai luoghi caldi, quelli che io amo e anche là l’inquietudine corre nel sole, nel mare, nei cieli rosei e dai tramonti speciali. Di questo giovane autore mi colpisce la freschezza, quella modalità ingenua che usa per descrivere le proprie emozioni. Il suo sforzo per scrivere bene nella nostra complicatissima lingua. La grande umiltà. è molto tenero Willie, così mi piace chiamarlo, ha grandi valori dentro sé e si è spinto verso la prova poetica con un coraggio che merita rispetto immenso. So che porterà a termine brillantemente gli studi nella nostra Italia e che potrà vivere con quella serenità che si è portato dalla sua meravigliosa terra, avrà moltissimo da insegnarci, statene certi. Intanto con questo volume inizia il suo percorso pulito e limpido come le acque dei mari da cui viene. Inquieto sì, perché continua a non dimenticare le radici e le sue origini, ma felice, pronto a partire nel salto della vita con tutti gli ideali più belli e più dignitosi. Vi consiglio quest’oasi dolcissima di lettura.

    “Profumo di Kikina nel paradiso dell’eden” di Rossana Asaro. Collana “La Quiete e l’inquietudine”. La poetessa Rossana Asaro in questa sua prima raccolta di poesie mostra in modo palese ed accorato come la poesia è il veicolo che può rapportare se stessi al mondo e il mondo a se stessi. I suoi versi sinuosi e coinvolgenti raccontano l’amore inteso come esperienza di vita, come motore della propria esistenza, come sentimento allo stato puro. L’autrice attraverso giochi di parole, cercando un modo per non essere banale e scontata, esprime tutta la sua interiorità e la condivide con il lettore. La ricercatezza dei termini, al di là della loro connotazione semantica, già degna di nota, va oltre il significato reale proiettando l’essere nella iridescente e poliedrica complessità del suo sentire.

    “Stagioni Poetiche” di Antonio de Lieto Vollaro, Gabriele Fabiani, Cristina Parente e Lorenzo Traggiai. Collana “Trasfigurazioni”. La volubilità del momento, la volubilità del verso. Conoscere il tempo attraverso il suono che scandisce il variare delle stagioni e dei frammenti poetici. La stagione poetica come simbolo di variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza. Una raccolta e quattro autori, Cristina Parente, Lorenzo Traggiai, Gabriele Fabiani ed Antonio de Lieto Vollaro, che consolidano un legame tra le parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana, dunque facente parte della sfera naturale del conseguirsi della vita. I sentimenti rispecchiano l’esaltazione dell’essere umano in un’apoteosi di leggi che imperniano la realtà di urla silenti, urla che indietreggiano davanti all’oralità per distinguersi dall’indistinto dando voce ai segni grafici. Le sillogi presenti all’interno della raccolta “Stagioni Poetiche”, “Urla la Vita”, “Graffiti Notturni”, “Polvere Poetica” e “Vibrazioni Poetiche”, impugnano la realtà per definirla durante i suoi attimi circostanziali di definizioni ricettive, senza tralasciare un’esperta devozione verso l’ideale e l’astratto.

    “Kuore di Kristallo” di Paola Maria Leonardi. Collana “Echi da internet”. Ho scoperto la Poesia quando ho realizzato che la trasmissione delle emozioni può avvenire attraverso la scrittura, le parole sono un efficace fonte di mediazione tra noi, il nostro sentire e il mondo circostante. In realtà è sempre stata presente in me l’amore per l’armonia attraverso le parole. Avere nella testa delle idee, delle sensazioni che restano sospese mi mi fa venire voglia di catturarle e direzionarle in versi, che formano poesie.. Accarezzavo da tempo l’idea di poter scrivere quelle idee, quegli spunti che avevo in mente le ideavo anche con la fantasia, le elaboravo, le cambiavo, ma non trovavo il coraggio per esporle al giudizio degli altri. Tutto ciò che è contenuto in esse, è frutto del mio cuore, che si è servito della mia mano per porle in essere. Esporre se stessi senza rete, non è facile, richiede un accettazione di se notevole, al punto da volersi mostrare senza reticenze. La ricerca dell’introspezione animica fa parte della mia scrittura, nello stesso modo con cui l’ immaginazione si mescola all’aspetto empirico del quotidiano, dando luogo ad elaborazioni di pensieri nei quali spesso le persone amano identificarsi.

    “Elfingers e la pietra nera” di Marcella Di Girolamo. Collana “Radici, letteratura abruzzese”. Presentare un’autrice che per la prima volta o quasi si affaccia al mondo dell’editoria, non è semplice, ma di certo la naturalezza con cui Marcella Di Girolamo si palesa, non può che agevolare il mio compito, specie nel momento in cui dalle sue parole si affaccia l’Abruzzo, in tutta la sua ridente fiducia nel futuro. Sentirsi profondamente legati alla propria terra, è un vanto ed un onore per tutti gli abruzzesi, specie per coloro che coltivano con particolare ardore le proprie Radici…letterarie. Marcella infatti inventa un mondo parallelo in cui nulla può essere scontato ma deve ricevere la necessaria attenzione perché tutore di un prezioso elemento, che si rivela a mano a mano…un amore che deve essere compreso perché celato dietro un’ ingannevole apparenza. Così, la Storia gira attorno a questo cardine, la stravaganza di un elfo che viene notata da tutti tranne che dalla ragazza che gli ha rapito il cuore. E per lei affronterà incredibili avventure, un principe crudele che tiene prigioniere svariate giovani strappate ai loro genitori, ingabbiata la prima moglie, e che, ora, vuole attentare anche alla libertà della bellissima Daysun. Il linguaggio è molto ricercato, nulla viene lasciato al caso nella ricostruzione di un mondo parallelo eppure così magicamente vicino.

    “Un volo nell’anima” di Rosy D’Agostino. Collana “Echi da internet”. La poetessa Rosy D’Agostino ci commuove nella sua capacità di volare nell’anima, operazione letteraria “complessa” e che può riuscire solo a chi possiede il suo particolare “talento”. Così, Rosy attraversa l’etere in un batter d’ali poe-tiche, apprestandosi a conquistare anche il più scettico dei lettori.
    Le sue parole ci avvolgono; il loro senso ci permea… fino a che la nostra anima non volerà con le sue stessi ali. Per anni, Rosy ha accarezzato il sogno di volare, sfruttando tutta l’ispirazione di cui disponeva: al tempo stesso, ha approfittato in maniera davvero accorta, “giudiziosa” a mio dire, delle enormi, pressoché infinite risorse offerte da una tecnologia ad ogni giorno più amica.
    Eppure, quando ha cercato di crescere, ha trasmesso sempre la sua volontà di istaurare un contatto umano, non si è mai lasciata abbindolare, sedurre da simbolismi esagerati, meccanici, inespressivi, vezzo di uomini ormai “cibernetici” quasi al cento per cento delle loro potenzialità espressive.
    Internet, una Rete sempre più vicina, è servita a Rosy per confrontarsi “pacificamente”, alla riscoperta di un universo emozionale smarrito, ingoiato, o meglio fagocitato dalla modernità.

    “Quando non passa il tempo” di Francesca Santangelo. Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. La presente raccolta di liriche di F. Santangelo di primo acchito potrebbe sembrare un diario d’amore. Così non è. A ben vedere in questi versi c’è la spietata confessione di ansie, tormenti e bramosie d’amore; la messa a nudo di un’anima sensibile, passionale, sognatrice, nel suo tormentato rapporto con il reale. Quasi tutte le liriche esprimono uno smisurato bisogno di amore a tutto campo, ora appagato in momenti di esaltata intimità che si vorrebbero eterni, ora devastato dal tormento del dubbio, in un’alternanza di stati d’animo che ricorda da vicino l’”odi et amo” catulliano. Altre liriche ripropongono il dramma esistenziale di una umanità alienata e vacua, inesorabilmente incapace di cogliere il non-senso della vita e l’inutile scorrere del tempo. Visione cupa che sfocia in una desolante visione della vita e della morte come un unicum inestricabile ed indissolubile. Da qui la ricerca di un superiore porto di salvezza da tutte le tempeste della vita, che sembra sfociare nella fuga dalla realtà e nel rifugio in una illusoria dimensione di sogno. I versi di queste liriche, spesso connotati da scultorea essenzialità, fuori da schemi convenzionali o di maniera, appaiono frutto di indubbia spontaneità di ispirazione.

    “Il lavoro di Don Rosolo Locatelli” di Davide Marzolini Lös. Investigatore privato arguto e meticoloso, sorta di Poirot di provincia, Don Rosolo Locatelli è chiamato a Villora, nei pressi di Varsi, per risolvere un caso intricato. Gli indizi appaiono fuorvianti, ma il fiuto di Don Rosolo risolverà il mistero. Davide Marzolini Lös, giovanissimo scrittore, elabora con questo suo primo romanzo una scrittura avvincente che persuade e conquista il lettore.

    “Le Destinazioni” di Fabiola Farina. Collana “Passi nell’ombra”. Spezzati e fragili momenti, di durata variabile, vissuti da persone differenti per età e ceto, accomunati dal desiderio spasmodico di provare a vivere l’esistenza accettandola, modificandola in rapporto alle aspettative dell’esterno o finanche giungendo alla decisione di abbandonarla. Nessuna pusillanimità nel cuore di chi trascorre i propri giorni intensamente utilizzando tutti i sensi, forgiando una percezione individuale degli accadimenti, che paiono legati alla loro libera scelta ma si rivelano incatenati ad un destino superiore. Il coraggio di esistere è l’accettare le sfide senza reticenze, altrimenti non resta che far trascorrere i minuti, le ore, gli anni e poi dipartire, senza essersi mai concessi durante il cammino.

    Articolo presentazione Rupe Mutevole Edizioni:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Link utili per ordinare i libri e per visitare i siti di riferimento:

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • UNIVERSO ARTE DANZA FESTIVAL 2011 PRESENTA UNA SERATA DI GALA CON LA COMPAGNIA DI BALLO DEL MAGGIO TEATRALE FIORENTINO

    Domenica 26 Febbraio alle 17.00, nell’ambito della settima edizione del Festival Universo Arte Danza, si terrà al Teatro Manzoni di Pistoia la Serata di Gala nell’ambito della rassegna Universo ArteDanza Festival, nata dalla collaborazione tra Centro Arte Danza e Associazione Teatrale Pistoiese.

    La Serata di Gala prevede la presenza di solisti e primi ballerini di MaggioDanza, corpo di ballo del Maggio Teatrale Fiorentino che, assieme a quelli di Bayreuth e Salisburgo, rappresenta uno dei più importanti Festival europei, costituito da stagioni annuali concertistiche, liriche e di danza di assoluto rilievo, organizzate in Toscana da Teatro del Maggio Fiorentino con sede al Teatro Comunale di Firenze.

    Di particolare rilievo le presenze del’ ètoile ospite residente di Maggio Fiorentino, Alessandro Riga, considerato da molti l’erede a tutti gli effetti di Roberto Bolle, e di Francesco Ventriglia, direttore del Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino proveniente da esperienze formative al Teatro de La Scala di Milano, al Metropolitan di New York, al Convent Garden di Londra.

    Inoltre vi sarà la possibilità di partecipare a due workshop con Francesco Ventriglia: uno il 25 febbraio dalle 18.00 alle 20.00, mentre il secondo il giorno 26 febbraio dalle 11.00 alle 13.00. Per coloro che parteciperanno ai due workshop ci sarà infine la possibilità di frequentare una lezione avanzata gratuita con i maitre del Maggio Fiorentino Danza.

    Domenica 26 Febbraio alle 17.00, nell’ambito della settima edizione del Festival Universo Arte Danza, si terrà al Teatro Manzoni di Pistoia la Serata di Gala nell’ambito della rassegna Universo ArteDanza Festival, nata dalla collaborazione tra Centro Arte Danza e Associazione Teatrale Pistoiese.

    La Serata di Gala prevede la presenza di solisti e primi ballerini di MaggioDanza, corpo di ballo del Maggio Teatrale Fiorentino che, assieme a quelli di Bayreuth e Salisburgo, rappresenta uno dei più importanti Festival europei, costituito da stagioni annuali concertistiche, liriche e di danza di assoluto rilievo, organizzate in Toscana da Teatro del Maggio Fiorentino con sede al Teatro Comunale di Firenze.

    Di particolare rilievo le presenze del’ ètoile ospite residente di Maggio Fiorentino, Alessandro Riga, considerato da molti l’erede a tutti gli effetti di Roberto Bolle, e di Francesco Ventriglia, direttore del Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino proveniente da esperienze formative al Teatro de La Scala di Milano, al Metropolitan di New York, al Convent Garden di Londra.

    Inoltre vi sarà la possibilità di partecipare a due workshop con Francesco Ventriglia: uno il 25 febbraio dalle 18.00 alle 20.00, mentre il secondo il giorno 26 febbraio dalle 11.00 alle 13.00. Per coloro che parteciperanno ai due workshop ci sarà infine la possibilità di frequentare una lezione avanzata gratuita con i maitre del Maggio Fiorentino Danza.

    Per informazioni e prenotazioni di lezioni e stage è possibile telefonare allo 0573 90 45 53

    Guarda il video spot dell’evento

  • IL WORLD DANCE MOVEMENT TORNA IN ITALIA E GUARDA AL RESTO DEL MONDO

    Venti giorni di full immersion nella danza, ballerini di venticinque nazionalità, i più grandi coreografi del panorama internazionale, attenzione individuale per ciascun allievo. Tutto nella paradisiaca cornice del mare di Castellana Grotte, in provincia di Bari. Questo, e molto altro, è il World Dance Movement, lo stage di danza internazionale fondato (nel 2009) e diretto dalla ballerina e coreografa statunitense Michele Assaf in collaborazione con Annalisa Bellini del centro Artinscena e il coreografo Bruno Collinet.

    Nato con l’obiettivo di creare un’occasione di contatto per i ballerini di tutto il mondo, il WDM si è caratterizzato sin dall’inizio per l’attenzione individuale riservata a ciascun allievo, per l’atmosfera non competitiva ma di altissimo livello professionale, per lo scambio costante tra tutti i partecipanti non solo sul fronte della danza ma anche a livello culturale. Perché la creazione di un legame tra la danza e le molteplici culture che confluiscono nel WDM ispira e trasforma i ballerini, rendendoli professionisti migliori, più sensibili e consapevoli.

    Il programma, che quest’anno si svolgerà dall’8 a 29 luglio, mette alla prova ballerini di ogni livello attraverso un modello di vacanza-studio completo.

    Il progetto a lungo termine del World Dance Movement è di diventare un leader nella scena internazionale della formazione in danza, un appuntamento fisso e accreditato a livello internazionale che permetta di aggregare diverse culture attraverso la danza. Obiettivi che hanno portato al rinnovamento del brand e al lancio di un nuovo sito web HYPERLINK “http://www.WorldDanceMovement.com” www.WorldDanceMovement.com ricco di immagini, testimonianze degli allievi, biografie degli insegnanti, rassegne stampa, informazioni per le aziende interessate alla sponsorizzazione degli eventi e al finanziamento di borse di studio. Il sito offre inoltre lezioni online e video gratuiti per i visitatori registrati, creando un’esperienza virtuale degli eventi che aggiungono al valore didattico quello culturale. Un’esperienza unica nel suo genere.“Volevo unire tutti i ballerini e culture con i quali avevo lavorato in giro per il mondo – spiega Michele Assaf Ero così ispirata quando viaggiavo in paesi diversi e avevo la possibilità di vedere come i ballerini studiavano, si comportavano in sala e la passione che ognuno di loro aveva. L’idea di creare il World Dance Movement è venuta dal desiderio di permettere a tutti i ballerini di condividere le loro abilità artistiche con gli altri”.Il ‘World Dance Movement’ è semplicemente questo – aggiunge Desmond Richardson, Co-­‐fondatore, direttore Artistico del Complexions Contemporary Ballet ed insegnate del WDM grandi insegnanti e ballerini provenienti da ogni parte del mondo che imparano uno dall’altro, uniti dalla danza. È un’esperienza da non perdere, un’opportunità per fare qualcosa in più e conoscere culture diverse investendo nella propria crescita professionale.

    Le iscrizioni per il World Dance Movement Italy 2012 sono già aperte ( HYPERLINK “http://www.WorldDanceMovement.com” www.WorldDanceMovement.com).

    Nell’ottica di offrire ampliare i propri orizzonti e di offrire sempre nuove opportunità di formazione e confronto ai danzatori di tutto il mondo, WDM sta organizzando cinque nuovi eventi, in programma per il 2012 e il 2013: WDM Libano (Settembre 2012), WDM Svizzera (Primavera 2013), WDM Egitto (Estate 2013), WDM Messico (Estate 2013) e WDM Russia (Estate 2013).

    Per eventuali informazioni rivolgersi a:

    Daniela Iorli

    [email protected]