Categoria: Arte e Cultura

  • Il mobile veneto che ha fatto la storia

    Nel settore dell’arredamento, il territorio veneto è riconosciuto a livello nazionale come la culla del mobile in legno, apprezzato in tutta Europa fin dal Settecento; a dimostrazione dell’interesse internazionale per il mobile d’autore veneto, è il fatto che in corrispondenza della decadenza della repubblica veneta, quasi tutta la produzione di mobili del periodo venne rivenduta ad acquirenti europei.

    Una caratteristica dell’ arredo completo veneziano è quella di non essersi mai vincolato ad uno “stile di corte” poiché a Venezia mancava una corte vera e propria ed infatti il Doge e gli altri nobili facevano portare i loro mobili nel Palazzo Ducale e negli altri edifici pubblici nel momento in cui venivano eletti, anche se rimane pur vero che i grandi monasteri del veneto (vedi Santa Giustina a Padova, i Frari e San Giorgio a Venezia), le grandi cattedrali (Treviso, Verona) e più tardi i seminari, svilupparono ciascuno uno stile personalizzato.

    La città con la tradizione di mobili più antica è certamente Padova: nella residenza del Petrarca ad Arquà si trovano alcuni fra i più antichi mobili veneti mai realizzati, contemporanei ad un armadio da sacrestia, tuttora conservato nella Cappella degli Scrovegni, e risalente alla seconda metà del 1300; la seconda metà del Quattrocento ha visto poi una ripresa nella produzione del mobile, causata da un incremento dei commerci con l’Oriente e dal soggiorno di alcuni artisti fiorentini in territorio veneto, come Paolo Uccello e Donatello, che diffusero il gusto rinascimentale nella provincia padovana e da li, nelle zone circostanti.

    Iniziò quindi a diffondersi, dapprima prettamente nei mobili per gli edifici religiosi, il gusto per l’intarsio, l’intaglio e gli stili estetici di gran prestigio, che si trasferiscono poi anche ai mobili prettamente domestici per gli arredamenti Vicenza, Padova, Venezia e Treviso; le cronache dell’epoca dicono che a Venezia “Non è persona così miserevole che non abbia casse e lettiere di noce”.

    Il Seicento infatti fu il secolo del grande successo e del riconoscimento delle creazioni di arredo venete anche al di fuori dei confini regionali e delle ordinazioni da parte della ricca borghesia e dei nobili italiani ma anche europei: i duchi di Mantova ad esempio richiesero al loro ambasciatore di reperire mobili tassativamente made in Venezia per il loro palazzo. Anche la crescente importanza della figura femminile, spinse l’industria del mobile veneto a progettare e realizzare dei mobili espressamente dedicati al mondo femminile, nonché accessori bagno, mobili da toilette, piccoli scrittoi ecc..; la caduta della Repubblica Veneta ha delle ripercussioni poi anche sull’industria del mobile e sulle corporazioni.

    Il Novecento in veneto è caratterizzato dal nuovo modo di produrre mobili, ossia quello industriale: i laboratori industriali sono spesso medio – piccoli, e ciò permette agli artigiani della vecchia scuola di riprendere la produzioni dell’eccellenze del mobile veneto.

    Articolo a cura di Serena Rigato

    Prima Posizione Srl- marketing and sales

  • Venezia: una primavera di grandi eventi

    ” Pax tibi marce Evangelista meus”, ( “Pace a te o Marco mio Evangelista”), questo recita il libro del leone alato posto a vessillo della Basilica in stile romanico-bizantino di San Marco a Venezia.

    Evangelizzata dal Santo, Venezia ne venera le spoglie dall’827 quando giunsero in laguna trafugate ai Musulmani.

    Due mercanti Buono da Malamocco e Rustico da Torcello riuscirono a riportare a Venezia le spoglie del Santo Marco nascondendole sotto un carico di carne di maiale, l’animale considerato impuro dai musulmani fu un’ ottima protezione, permettendo un facile lascia passare alla dogana di Alessandria d’Egitto.

    Così da secoli Venezia festeggia San Marco il 25 Aprile, giorno della morte dell’evangelista, con varie processioni da parte del popolo, delle autorità religiose e civili, che confluiscono in Basilica

    Piazza San Marco in questa data si riempie di bancarelle ricolme di boccioli di rosa.

    Infatti la festa del Santo è associata alla festa del “bocolo” (bocciolo), che secondo la tradizione, pagana questa volta, gli uomini devono regalare alla loro amata in ricordo del sacrificio di Tancredi per la bella nobildonna Maria Partecipazio.

    Tra gli eventi a Venezia di natura culturale va ricordata la mostra “Ritorno sul Canal Grande” dedicata a William Congdon nel centenario della sua nascita.

    Dal 5 Maggio all’8 Luglio sarà possibile ammirare quaranta delle più emozionanti opere dell’artista presso Cà Foscari Esposizioni.

    La mostra, curata da Giuseppe Barbieri e Silvia Burini, vuole omaggiare Congdon che considerò Venezia come la sua seconda patria, per lui luogo di ispirazione e commozione, dipingere è “strappare alla caducità delle cose un’immagine viva, che le salvi dal nulla”, la cornice della Laguna ben racchiude in sé questo senso di caduco e il rapporto con il mare restituisce all’uomo e all’artista l’amore per la ricerca di senso.

    L’esposizione sarà una vera esperienza sensoriale grazie a nuove tecnologie messe in atto dai docenti dell’Università di Venezia.

    Un altro evento interessante è quello che si tiene già dal 24 Marzo al museo Correr e che si concluderà l’8 Luglio, e che vede la celebrazione dell’indiscusso “art noveau” Gustav Klimt. L’esposizione nasce da una collaborazione tra la “Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Belvedere di Vienna, curatore della mostra nel 150° anno dalla morte, è Alfreid Weidinger, massimo conoscitore dell’opera dell’artista viennese.

    Senza alcun dubbio Venezia è uno degli scenari più suggestivi per location di genere artistico, innumerevoli sono i palazzi storici le cui sale sono dedicate a Meeting, Congressi ed Esposizioni, ma anche numerose sono le sale messe a disposizione per la stessa causa, da Alberghi, dal Polo Universitario e da centri convegni a Venezia.

    Tant’è che l’affitto sale congressi a Venezia è una vera opportunità di guadagno per l’intera zona lagunare e zone limitrofe.

    A proposito di convegni ricordiamo il convegno che il 4 Giugno aprirà la celebre festa della “Sensa” ovvero dell’Ascensione di Gesù al cielo; il convegno tenuto dal sindaco Roberto Molin Pradel verterà sul tema dei rapporti storico culturali tra la città di Venezia e i comuni di Zoldo Alto e Forno di Zoldo.

    Durante la festa della “Sensa” molte le manifestazioni in laguna, tra gli altri va ricordato “lo sposalizio del mare”

  • Scrivi e Comunica lo Spettacolo. Master con Stage.

    Rolls Service si pone l’obiettivo di formare giovani Comunicatori dello Spettacolo e Promotori Culturali.

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  • E’ nato il “Festival del cortometraggio Città di Morlupo”

    Da un’idea del filmaker Mauro Scoccia e dell’Organizzatore eventi Danilo Micheli è nato il “Festival del cortometraggio Città di Morlupo”.

  • Il mondo delle unghie decorate.

    La nail art è in pratica l’arte della decorazione delle unghie, molto popolare in questi ultimi tempi anche se esiste già da un po’; le donne fanno di tutto per essere belle e anche il più piccolo particolare, come può essere l’unghia, va seguita e curata, per dare quel tocco in più, e per distinguersi dalle altre. Ci sono delle vere e proprie fanatiche di questa attività, ragazze e donne che investono molto su quest’arte, sia a livello di tempo che a livello di danaro.

    Per avvicinarvi un po’ più a questo mondo e a ciò che riescono a fare gli artisti decoratori, vi basterà effettuare una ricerca utilizzando ad esempio “nail art immagini” o in alternativa “foto unghie decorate”. Certo questo è un argomento che incuriosisce, anche perché non è da tutti portare le unghie decorate, molte ragazze si limitano a disegni semplici, ma gli appassionati danno sfogo a tutta la loro fantasia.

    Ci sono addirittura dei concorsi, con lauti premi, ed è li che si scatena il meglio del meglio; infatti la maggior parte delle decorazioni effettuate per i concorsi non sono associabili alla vita di tutti i giorni, bensì servono a dimostrare cosa sanno fare i decoratori.

    Non resta altro da fare che eseguire la ricerca proposta, per testare con i propri occhi la bellezza e la difficoltà della decorazione delle unghie; immergetevi in questo mondo che sembra quasi fiabesco, e vi troverete in una realtà più che vera, dove l’espressione dell’arte si applica alle nostre unghie.

  • Storia dei tarocchi e delle carte napoletane

    Si è visto come la cartomanzia sia essenzialmente l’arte magica di leggere nel futuro, cercando di scorgere segni di avvenimenti o situazioni che non si sono ancora verificati. Si è anche detto come la lettura delle carte o dei tarocchi possa essere fatta solo da persone dotate di poteri non comuni a tutti o con capacità percettive al di sopra del normale, vale a dire sensitivo o veggente.

    Oggi vogliamo parlare di un particolare tipo di carte utilizzato per prevedere nel futuro, ossia le carte napoletane.

    Le carte napoletane sono figlie dirette dei tarocchi e derivano da alcuni Arcani minori con l’aggiunta delle figure, ovvero i fanti, i cavalli e i re. Solitamente si sostiene che le carte napoletane siano le più affidabili dopo i tarocchi ed un mazzo di carte napoletane si compone di 40 lame suddivise nei seguenti 4 semi:

    · Coppe

    · Denari

    · Bastoni

    · Spade

    Il metodo di lettura delle carte napoletane ha delle origini piuttosto antiche e deriva dalle cosiddette fattucchiere napoletane, il che ha contribuito a rendere questo metodo di lettura ancor più ricco di misteri.

    Misteri che riguardano soprattutto le interpretazioni che le tradizioni esoteriche napoletane finiscono con l’attribuire ai simboli delle carte. E’ infatti particolarmente difficile recuperare il significato effettivo di ogni singola carte, visto che in fase di interpretazione molto finisce con il dipendere dai metodi di lettura utilizzati e dal numero delle carte impiegate.

    Non tutti i metodi di lettura infatti prevedono l’utilizzo di un intero mazzo di 40 lame, visto che esistono dei metodi alternativi di lettura come ad esempio quello che impiega solo 25 carte. Con questo metodo ad esempio alcuni significati cambiano e in alcuni casi finiscono addirittura con lo stravolgersi. Non solo, visto che alcuni significati ed interpretazioni finiscono con il variare anche in base alle zone, sebbene i significati principali in linea di massima permangono.

    E’ altrettanto importante ricordare che esistono dei metodi di divinazione specifici e peculiari che spesso di adattano alla sensitività e alla capacità interpretativa dei cartomanti.

  • Via Margutta: la festa dedicata alla strada prosegue con la 91^ edizione della Cento Pittori

    Roma, 22 aprile 2012 – I celebri pennelli torneranno a onorare la tradizione con l’edizione numero 91 della rassegna “Cento Pittori Via Margutta”, aprendo gli storici cavalletti e dando vita alla consueta, pacifica invasione della strada dal 27 aprile al primo maggio prossimi (orario 10.00-21.00, ingresso gratuito).

    I festeggiamenti in corso già dalla scorsa settimana proseguiranno, dunque, con questa celebre manifestazione, patrocinata da Roma Capitale, Provincia di Roma e Regione Lazio, che – nata negli anni della Dolce Vita – ha visto esporre, tra gli altri, anche artisti del calibro di Novella Parigini, il simbolo più leggendario e l’emblema di Via Margutta.

    “Siamo felici ha commentato Alberto Vespaziani, da quasi quarant’anni Presidente dei Cento Pittori – che per rendere omaggio a quest’angolo di Roma in quanto culla dell’arte e strada di pittori e poeti sia stato scelto proprio il periodo in cui, da sempre, si svolge l’edizione primaverile della manifestazione. Questo significa molto per la nostra Associazione, che rappresenta una parte significativa della tradizione e della storia di Via Margutta e che ha sempre operato non solo per promuoverne ulteriormente il nome ma per far sì che vi si continuasse a respirare il profumo dell’arte”.

    La manifestazione, la cui istituzionalizzazione è stata decretata nel 2009, aveva già ottenuto da tempo da parte dell’Amministrazione Capitolina il riconoscimento di “evento caratteristico delle tradizioni e della cultura nella nostra città” capace di riportare “puntualmente un enorme successo di pubblico, una grande partecipazione e una notevole attenzione della critica giornalistica”. “Sono cresciuto tra i colori e le luci di Via Margutta, un mondo magico, animato dall’estro creativo e dal talento artistico dei pittori che, da amministratore, sono fiero di aver contribuito a tutelare e valorizzare. Rappresentando un pilastro fondante del tessuto culturale di Roma e del Centro storico, la mostra ‘Cento Pittori Via Margutta’ non poteva non meritare una tutela particolare”, commentò in quell’occasione Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio.

    Per l’intera durata dell’esposizione, ancora una volta, la strada si trasformerà in un’immensa e colorata galleria a cielo aperto, mentre i suoi vicoli faranno da cornice a più di 3.000 opere tra dipinti a olio, disegni, sculture e acquerelli realizzati da un centinaio di artisti rigorosamente selezionati e caratterizzati da estrazione, formazione, tematiche, linguaggi espressivi e tecniche diverse. Non soltanto figurazione, astrattismo, ritrattistica, paesaggismo, simbolismo e surrealismo per i tanti lavori in esposizione, ma anche l’“effettismo“, una corrente innovativa che consiste nella ricerca di mezzi e colori che insieme possono riuscire ad ottenere effetti capaci di “impressionare” l’osservatore.

    Accanto a sperimentazioni e soluzioni nuove quanti si ritroveranno a passeggiare nei giorni di mostra fra le tele e gli acquerelli esposti a Via Margutta avranno modo di scoprire o riscoprire il fascino di una manifestazione unica e irrinunciabile che ha trovato la propria sede naturale proprio in questa strada silenziosamente adagiata alle pendici del Pincio.

    Immutati nel tempo l’entusiasmo con il quale i pittori – intenti a illustrare il lavoro svolto, a commentare ritratti o paesaggi, a discutere sulle tonalità dei colori utilizzati o sulle scelte di tecniche, soggetti e tematiche da sempre rimasti liberi – continuano a cercare il dialogo con il pubblico e la loro necessità di trasmettere ai visitatori le proprie emozioni.

    Gli stranieri non mancano, tra il pubblico così come a cavalletto. Dalla Polonia al Perù, dalla Grecia al Libano, dall’Australia all’Argentina, e poi dall’Olanda, dal Mozambico e da Cuba, ancora una volta si ripeterà la tradizionale trasferta degli artisti che arrivano dall’estero richiamati dalla fascino della strada e di questa storica mostra che, questa volta, ha colpito anche il paese del Sol Levante, presente con una giovane pittrice, Aiko Miyauchi.

    “Sapere che anche artisti che vivono e lavorano dall’altra parte del mondo desiderano partecipare a questa rassegna e vengono appositamente in Italia per farlo – precisa Alberto Vespaziani, Presidente dell’Associazione – ci riempie d’orgoglio e ci stimola ad impegnarci affinché il successo e la fama di questa manifestazione continuino ad aumentare e le consentano di ottenere spazi sempre maggiori”.

    La mostra rimane anche la maniera migliore per osservare e studiare i lavori di talenti di tutte le età che, tra pennelli e cornici, cercano di far riflettere sul valore intrinseco dell’opera d’arte, miniera inesauribile di scoperte e sorprese, e sull’arte stessa, maestra capace di parlare un linguaggio universale, di unire in un discorso comune popoli e civiltà lontane o diverse, di abbattere barriere e confini e di avvicinare gli animi sconfiggendo l’arroganza e l’imbarbarimento che troppo spesso ci circonda.

    A prendere parte all’attuale edizione della manifestazione, che chiuderà i battenti il 1 maggio prossimo, diversi volti noti ma anche tante giovani presenze che aspirano ad esporre in questo luogo in cui il tempo sembra essersi fermato accanto a nomi che hanno fatto la storia della pittura di Via Margutta.

    Invitati a tagliare il nastro di questa edizione della kermesse, il 27 aprile prossimo alle 17.00, il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, l’Ambasciatore del Giappone, Masaharu Kohno, l’assessore capitolino alle Politiche Culturali e delegato per il Centro storico, Dino Gasperini, il Presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, Federico Mollicone, il Presidente del I Municipio, Orlando Corsetti.

  • La Regina Irriverente, in uscita l’8 Maggio

    Dopo il grande successo de “La Sposa Normanna”, con 100.000 copie vendute, e l’esperienza internazionale dell’ebook in inglese di “Lola nascerà a diciott’anni”, l’8 maggio esce finalmente il nuovo libro di Carla Maria Russo, “La Regina Irriverente”.

    Di cosa parlerà questo nuovo romanzo? Non ci sono ancora notizie certe, Carla Maria Russo ha preferito creare attesa e curiosità facendo uscire sulla sua pagina ufficiale facebook (http://facebook.com/CarlaMRusso) una serie di indizi.

    Per ora sappiamo che è una storia ambientata nel Medioevo, che il libro è dedicato ai numerosissimi, appassionati, lettori de La Sposa Normanna e Il cavaliere del Giglio, i quali le domandavano da tempo una nuova storia ambientata in quell’epoca, che ha come protagonista una donna forte e di grande modernità.

    Proprio l’ultimo indizio lasciato dalla scrittrice dice: “Intelligenza vivissima, vasta cultura, spiccato gusto estetico e amore per l’arte, coltivati alla scuola del nonno, che lei ha adorato e dal quale ha ereditato la grande bellezza e la forte personalità… “Come tenere una donna così?” si domanda uno dei molti uomini che per lei hanno perso la testa. Una donna così scatena forti passioni ma altrettanta feroce ostilità.”

    “…ho amato tutti i libri di Carla Maria Russo che sa mettere in fila storie nella Storia”, scrive un’appassionata lettrice in rete.

    Prepariamoci dunque a leggere una nuova “storia nella Storia”!

    L’8 Maggio si avvicina!

    Seguite gli aggiornamenti e gli indizi rilasciati sulla pagina Facebook della scrittrice per saperne di più o visitate direttamente il suo sito internet andando su www.carlamariarusso.com.

  • Presentazione de Stagioni Poetiche di Gabriele Fabiani 28 aprile 2012 Castiglione Cosentino

    Un tarlo,/ un picchio,/ la lancetta dei secondi,/ una cicala imperterrita,/ un tuffo nell’acqua gelida,/ il panico la prima guida errata,/ sanguisuga di vitalità,/ è la pazzia,/ è egoismo,/ è atroce,/ cervello cuore anima,/ occhi,/ è cattiva, malvagia,/ è la gelosia,/ è il non poter vivere/ senza cuore.” – “Gelosy”

    Il 28 aprile 2012, presso il Frantoio Dei Saperi a Castiglione Cosentino in provincia di Cosenza, avrà luogo la presentazione della raccolta “Stagioni Poetiche”, edita nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Trasfigurazioni”.

    “Stagioni Poetiche” è una raccolta che presenta quattro sillogi poetiche di quattro autori differenti: Gabriele Fabiani, Antonio de Lieto Vollaro, Cristina Parente e Lorenzo Traggiai. Per la presentazione sarà presente Gabriele Fabiani (1986, Cosenza) con la sua silloge “Polvere Poetica”.

    Interverranno alla serata il Sindaco di Castiglione Cosentino, il Presidente della Proloco Mariangela Sicilia, lo scrittore Rocco Giuseppe Greco. Sarà presente una lettrice che interverrà con la lettura di alcune liriche tratte da “Polvere Poetica”. Nel corso dell’evento sarà anche proiettato il booktrailer tratto dalla raccolta.

    “Polvere Poetica” sarà presentata anche il 26 maggio 2012 al Museo del Presente a Rende in provincia di Cosenza.

    Due domande all’autore Gabriele Fabiani:

    A.M.: Che cosa ti aspetti da questa presentazione?

    Gabriele Fabiani: Da questa presentazione mi aspetto che le persone siano stimolate ad avvicinarsi alla poetica della mia silloge ma anche a quella degli altri tre autori. Spero di riuscire a trascinarli nel favoloso mondo della poesia che spesso viene trattato con superficialità. Fondamentale per la poesia non tanto capirla, descriverla, spiegarla, ma riuscire a farsi toccare l’anima, toccare lo stesso livello emotivo che l’ha fatta nascere. Se siamo recettivi ed usciamo fuori dal nostro guscio, la poesia diventa pioggia che scorre sulla nostra pelle. Quindi mi aspetto solo di riuscire a condividere con chi sarà presente qualche istante di pura poesia.

    A.M.: Poesia e video. Perché hai realizzato un booktrailer e quanto credi sia utile per far conoscere ai più la tua raccolta poetica?

    Gabriele Fabiani: Ho realizzato un booktrailer della raccolta per proiettarlo alla presentazione, ma anche per divulgarlo online. Il video, con immagini e musica, riesce a trasmettere immediatamente delle sensazioni a chi lo sta guardando e quindi, in questo caso, avvicinarsi a scoprire cosa sia “Stagioni Poetiche”. Ho scelto delle musiche particolari, con melodie dolci che rievocano la dolcezza dei versi presenti nell’opera. A volte leggere un verso accompagnato da un’immagine di sottofondo e da una musica aiuta a scendere a stretto contatto con le parole che leggiamo, come un tramite che canalizza le emozioni che ciò che stiamo leggendo ci da in quel momento. Infine, c’è la passione per il video, mi piace cimentarmi in esperienze di videomaker e condividere il risultato finale.

    Per leggere una recensione su “Stagioni Poetiche”:

    http://oubliettemagazine.com/2012/03/23/stagioni-poetiche-di-antonio-de-lieto-vollaro-cristina-parente-lorenzo-traggiai-e-gabriele-fabiani/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/04/20/presentazione-de-stagioni-poetiche-di-gabriele-fabiani-28-aprile-2012-castiglione-cosentino/

  • “Gioie di Lò” by Lolita Timofeeva, minisculture di osso e oro da indossare

    di Alberto Parisi

    Lolita Timofeeva, artista lettone, stabilitasi da anni a Bologna, ha lanciato una sua linea di gioielli – “Gioie di Lò”. Usando materiali innovativi in quanto arcaici e quasi non considerati, guidata dalla visione trascendente della creatività, ha realizzato vere e proprie sculture in miniatura di un’originalità assoluta.

    La abbiamo intervistata nel suo studio, a Bologna.

    Alberto Parisi. – Dunque, cara Lolita, questo è un esordio o qualcosa che deriva da esperienze precedenti?

    Lolita Timofeeva. No, questo non è un debutto. In passato ho già disegnato gioielli, che sono stati poi realizzati da orafi vicentini e presentati dalla mia gallerista olandese. La differenza è che questi gioielli ora li eseguo io, personalmente.

    A.P. – Quindi si è cimentata anche nell’arte orafa?

    L.T. No, no! L’oro, nel mio caso, è usato come rifinitura finale. Lavoro con osso che, dopo trattamenti appropriati, alla fine ricopro con foglia d’oro zecchino 24 carati, con la tecnica che si usava per le antiche icone russe. Si tratta di piccole sculture, impreziosite con oro. Ogni esemplare è unico, le forme possono essere simili ma mai uguali.

    A.P. – Perché l’osso? Come è nata l’idea?

    L.T. Perché in questo periodo sto lavorando a un progetto, per il quale realizzo sculture e installazioni con le radici degli alberi e osso. Così, manipolando questi materiali e osservando la loro intrinseca bellezza, mi è sorta l’idea di trasferire le mie creazioni in una scala minore, anzi minima, per produrre qualche gioiello per me stessa. I materiali sono leggeri rispetto ad ogni altro usato in oreficeria, quindi si possono creare volumi abbastanza importanti anche per gli orecchini senza soffrirne il peso. Per nobilitare la materia l’ho ricoperta d’oro, ho aggiunto alcune pietre naturali ben tagliate, montandole con dettagli in argento e ho iniziato a indossare questi gioielli. Mi sono resa conto che queste creazioni non passavano inosservate. Un giorno li ha notati una mia amica che ha un piccolo negozio, “Angelique”, in via Orefici a Bologna ed ha insistito per averne. Così ho ricevuto lo stimolo per creare una vera e propria prima collezione ragionata.

    A.P. – Fin dall’antichità gli uomini hanno avuto il desiderio di adornarsi e i primi gioielli venivano realizzati proprio in osso oppure in legno, corno e avorio. Quindi è un ritorno alle origini primordiali?

    L.T. – Esatto. Sembra che l’uomo primitivo abbia pensato di adornarsi prima ancora di vestirsi. La storia della gioielleria risale a ventimila anni prima della nascita di Cristo. Nell’antichità l’osso si riteneva materiale apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”), in quanto rappresentava ciò che “sopravviveva” alla morte fisica, quindi con potere di scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni. Le ossa di alcuni mammiferi erano levigate, lavorate e utilizzate per collane-amuleto. Erano ritenute dotate di qualità magiche e divinatorie. A parte il loro potere esorcizzante, mi affascina l’idea di trasmutare la morte in vita, la fine in oro, di compiere un rituale nel quale, dopo la morte, c’è la rinascita.