Categoria: Arte e Cultura

  • Intervista di Alessia Mocci a Mario Raso ed al suo Morgete fragranze incise d’agave

    Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono.

    Mario Raso ci ricorda come la poesia sia antica in questa sua risposta, come la poesia sia la massima espressione letteraria che l’uomo ha sempre utilizzato per spiegare la natura, l’umanità, i sentimenti.

    Morgete fragranze incise d’agave”, edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Mario Raso. Un titolo molto particolare ispirato al patrimonio genetico dell’autore, ereditato dagli avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio (condottiero leggendario). Mito e presente si fondono piacevolmente.

    Mario Raso è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua poetica e sulla sua vita. Buona lettura!

    A.M.: Come nasce la tua passione per la scrittura?

    Mario Raso: Forse è nata prima la passione e poi sono nato io. Iniziai a comporre dagli anni scolastici, durante gli anni delle scuole medie quand’ero nell’Istituto maschile San Giuseppe, per orfani e per i poveri a Polistena dai frati concezionisti; forse per un puro caso perché avevo una buona dialettica ed ero molto sensibile ed esuberante. Così i compagni iniziarono a chiedermi di scrivere per loro delle lettere d’amore, dichiarazioni d’amore adolescente per le loro innamorate, che spesso, le ragazze erano le nostre vicine dell’istituto femminile, con le quali avevamo una collaborazione anche ludica oltre che didattica, ed erano di fronte al nostro in via Vescovo Morabito 19 (che memoria!). Poi dalle lettere, sempre richieste: avevo un’estrema facilità di comporre anche sempre di getto alle elementari, passai alle composizioni dell’estro. Presto capì che qualcosa stava nascendo in me, e con altri amici decisi di mettere per iscritto le composizioni. Così che uno degli educatore laico Pietro Greco mi regalò un quaderno e lì potetti riportare ciò che avevo scritto in brutta copia. Il quaderno era destinato ad essere pubblicato, che però l’educatore smarrì a casa sua.

    Ma nell’ambiente in cui vivevo, ed esclusivamente lì, governava la legge della foresta, ed io ero un esempio non certo di debolezza o, di uno da farsi sottomettere dalle dicerie né dalle derisioni, fu così che decisi di celare la mia sensibilità a tutti indossando una maschera che portati fino al 1996.

    È appunto da questa data che non mi vergogno né ho paura di essere poeta.

    Il mio ‘Entusiasmo‘ poetico nasce, dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure all’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura, e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio. Il poeta è appunto il mediatore dell’animo è colui che parla e capisce la psiche dell’umano sentire maschile quanto femminile. È, ovvero, l’appagamento dei sensi attraverso la composizione di getto (scrivere una poesia nel tempo che l’estro o l’ispirazione viene); in altre parole scrivere poesie per avere piacere e rimuovere il lutto (superare un momento triste o di rabbia, di sconforto, di impotenza avversa alla personale povertà o, al malgoverno, alle ingiustizie subite o viste, agli sfruttamenti e alle violenze dei deboli o, alle dittature mediatiche e governative passate e presenti, oppure al mal costume bigotto) dopo averlo elaborato, si potrebbe dire che le mie sono poesie pragmatiche, scritte sotto l’azione dell’estro come forma terapeutica, mi nutro di poesia come la terra si nutre dell’acqua e del calore del Sole.

    Poetando, io posso esternare tutte le mie passioni, i miei desideri o i miei bisogni, altrimenti covate dall’inconscio e, magari, trasformarsi in atti e, in questo libro sono 131 liriche più 12 aforismi per un totale di 144 componimenti dettati dal mio estro (mentre nel 2010 furono 150 solo le poesie, ancora inedite come le mille già scritte e inedite). Le ho messe insieme nell’ordine cronologico e datate singolarmente in capitoli con aforismi per ogni inizio capitolo che prendono il nome del mese come sono nate dagli eventi vissuti da me o, visti dalle mie sensazioni nelle azioni delle anime che come me sono temporaneamente ospiti di questo mondo.

    Pensa, le liriche di questo anno 2012 sono 87, fino ad oggi domenica 15 luglio, escluse le 4 composte fino giovedì 5 gennaio 2012 inserite nel libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Lo scrivere, è un bisogno fisiologico affettivo, come nutrirmi o fare l’amore!

    A.M.: Raccontaci qualcosa del titolo della tua pubblicazione “Morgete fragranze incise d’agave”.

    Mario Raso: La Calabria oltre che Italia fu chiamata: Ausonia terra dei venti, Esperia, Enotria terra della vite e del vino, Morgezia terra di Morgeto, Magna Grecia grande Grecia, Calabria dal greco = bel germoglio.

    Si vuole che prima dei greci fossero gli Osci di origine indoeuropea ad abitare l’Italia Meridionale. Gli Itali s’insediarono nell’estrema punta dello Stivale di stessa matrice micenea come i greci, Italo vuole la leggenda fosse nipote del re Minosse che scappando dall’isola di Creta andasse ad abitare in quella che oggi è la parte reggina del regione calabra. Da qui l’origine del popolo italico e Morgeto della stirpe degli Enotri il mitico cavaliere che respinse i cugini ellenici. I Morgeti successivamente fondarono alcune città in terra di Trinacria Morgantina nella Sicilia orientale intorno al 575 a.C; fu distutta poi dai coloni greci che si insediarono. Dell’epoca d’oro dei Morgeti è rimasta la Venere di Morgantina da pochi anni recuperata ed ora custodita in un degno museo.

    “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia o Morgezia dall’eroe Morgeto condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia.

    Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima.

    Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. I Maya utilizzavano un metodo di scrittura geroglifico, attraverso il quale

    registrarono la storia e i miti su lastre di pietra. Essi inoltre utilizzavano le foglie di agave per fabbricare una sorta di carta su cui scrivere.

    Quindi agave come supporto per i miei segni significanti, che si muovono nel I

    tempo e nello spazio del linguaggio mio poetico.


    A.M.:
    Quali sono le tematiche presenti in “Morgete fragranze incise d’agave”?

    Mario Raso: Le tematiche della vita nonché la poesia, l’aforisma e il sillogismo.

    La mia vena poetica spesso mi trascina o meglio, mi guida ad usare un linguaggio che va dal narrativi descrittivo che sfocia sovente nel sillogismo filosofico. Oppure conciso con l’aforisma, e spesso si confonde nelle poesia o ritorna nella sillèsi, cioè alla costruzione del senso. La semantica collabora con la filologia per la spontanea composizione di getto che l’impeto come un fulmine che precede il tuono propaga nelle righe rivoli prima, fiumi o fiumare poi sino al mare, il mare è il letto che culla le mie parole nel suo fluido vitale. Così, il pescatore è il lettore che si nutrirà dei pesci o dei sapori del mio mare.

    La mia poesia è bucolica, sarcastica, satirica, ironica, idilliaca, erotica, religiosa e anche ispirato dai versi del Cantico dei Cantici di Salomone per la regina di Saba sua amata; epistolare anche soliloquio o, è come un bacio desiderio di passionalità che si da senza studiare la topologia o la geometria dello spazio.

    Poeti si nasce e non si diventa, esserlo è un dono divino non una laurea magistrale acquisita, ma, ovviamente, il dono va coltivato con lo studio non soltanto letterario, è uno studio quotidiano perenne di tutto lo scibile umano, artistico e biologico.

    A.M.: Ci puoi descrivere con cinque aggettivi il tuo libro?

    Mario Raso: Maieutico-Introspettivo: maieutico, perché tiro fuori da dentro me le emozioni, la parola magari dormiente o timida che fiorisce con l’estro, e introspettivo perché l’uomo entra dentro la mente e si pone delle domande dettate dal momento riflessivo e, di conseguenza pedagogico e propedeutico.

    Umanistico-Rivelatore: umanistico perché il libro contiene il pathos dell’ethos umano e in quanto tale, si rivela prima con il logos e poi nell’azione dell’estemporaneità con la scrittura e poi divulgando il messaggio nell’Agorà mediatica.

    Storico-Archeologico: storico perché è il sentimento che con la data cronologica diventa anche un documento scritto, e archeologico perché le azioni del passato riaffiorano mentre scavo nella memoria e all’improvviso riporto all’attualità sensazioni, sapori, tradizioni, atti quasi dimenticati, ho una memoria da elefante, con dei flashback che arrivano quando meno me lo aspetto perché ho sentito una frase o mi ricordo di una frase, così il passato ritorna perché io lo possa incidere per non dimenticarlo.

    Etereo genico: etero genico perché l’uomo è etero con l’altro sé e dall’empatia produce o sente ciò che l’altro sé, il sé altro di un o per un altro o altra, di qualsiasi argomento o materia ne senta il bisogno di farlo; per questo motivo il mio studio è etereo genico perché l’uomo non è fatto per vivere nell’ignoranza o specializzarsi come gli scarafaggi nel fare una sola cosa benissimo. L’uomo deve sapere di tutto per che è di tutto che è fatto l’uomo, essendo formato da atomi e gli atomi sono l’unione dal piccolo al maggiore. L’uomo è uomo in quanto atomi.

    Poetico: perché il mio è un linguaggio poetico, e non solo quando scrivo, ma anche quando discorro; per me è facilissimo scrivere poesie in quanto la poesia mi ha salvato e mi salva la vita, ma carmina non dant panem, però spero proprio che finalmente il mio carme, la mia poesia, possa darmi la possibilità di uscire dal mio stato di povertà e poco dignitoso.

    Patriottico: il libro è patriottico perché descrive la mia terra italica nel bene e nel male, talvolta urlando di sdegno e altre cantando serenate; il senso di patriota è come il senso di un figlio che non rinnega né il padre o la madre, né la terra che lo ospita, si ribella se fra i suoi fratelli c’è qualcuno o qualcuna che non onora il padre o la madre. La patria è la compagna la sorella, l’amico, l’amica; la patria è il padre, il lavoro anche se è poco o non c’è o, è mal retribuito o addirittura non retribuito, è il pane la patria, che ci nutre anche se in mezzo ai nostri fratelli c’è qualcuno o qualcuna che ci ruba il pane dalla bocca e lo fa ammuffire. La patria sono io e sono i miei fratelli e le mie sorelle, patriottico perché io lo sono, mi sento figlio dell’Italia e come non esserlo, se le mie origini sono origini italiche io sono discendente e di stirpe italica, appunto è nell’odierna terra reggina la culla della mia Patria, come figlio di un padre perso a sette anni ma che sente nella sua terra il flusso sanguigno che mi lega ad un cordone ombelicale mai reciso. A diciotto anni chiesi perfino l’anticipo per svolger prima il servizio di leva.

    A.M.: Quanto è importante l’immaginazione nell’arte?

    Mario Raso: Ti ricordo che la parola «poesia» viene da póiesis appunto, che significa «produzione», ma produzione del bello. Fare poesia traendo ispirazione dall’Iliade o dall’Odissea o dalle tragedie greche cogliendone dalle parole, segni semantici, filologici ricchi di significati significanti, mi danno modo di fondere creature nella fucina degli attimi che mi rapiscono e mi avvolgono. Il gusto dei sapori lontani gelosamente riposti nella mia valigia culturale, da dove si liberano col suono delle parole o quando si affacciano immagini già viste, questo riaccende il passato che traghetta anche sogni nel divenire. Oppure, forme di proteste di ingiustizie di solidarietà, di schietta dimostrazione affettiva fra persone che io non conosco ma che si trovano a passare negli attimi di questo mio viaggio. Naturalmente la scelta dei titoli non trascura il latino o, lo spagnolo né altri idiomi che l’estro nell’atto di nascere mi detta, spesso gli stessi coincidono col primo capoverso. I versi sono liberi da ogni forma di legame a canoni o a scuole di pensiero, né si legano alle rime se non di rado, invece, usano il suono per le fricative o le sibilanti consonanti apparentemente in forma ludica, ma in realtà per significare il linguaggio poetico filosofico anche con la filologica semiotica.


    A.M.:
    Se potessi decidere dove vivere, in quale città sentiresti maggiore ispirazione?

    Mario Raso: Quasi tutte le poesie le ho composte in casa, escluse due perché l’ispirazione m’è venuta mentre ero nelle biblioteca Antonio Delfini di Modena. Per quanto ad avere ispirazione, non ho bisogno di uscire di casa, perché è sempre la poesia a venirmi a cercare ovunque sia e quando vuole.

    Sono reggino, nato nel cuore dell’Aspromonte in faccia alle isole Eolie e a pochi chilometri dalla Costa Viola, è difficile trovare in Italia o nel mondo un posto più bello, ma un posto più riservato si, magari vivere in un faro su di un’altissima scogliera, con una gradinata che porti in spiaggia, ma acusticamente lontana dai rumori del traffico o di chiassi, quindi escluse tutte le località urbanizzate. Non ho preferenze riguardo il mare, la campagna, la collina, o la montagna, l’importante è che ci sia poco rumore, mi disturba quando compongo e quando studio, e questo succede tutti i giorni o quasi. Ma tu mi hai chiesto in quale città io vorrei vivere e il più bel chilometro di costa d’Italia si trova a Reggio Calabria, sullo stretto dei due mari Jonio e Tirreno, a detta non solo di D’annunzio, quindi Reggio, direi Cittanova ma non c’è il mare però c’è il Parco Nazionale d’Aspromonte e le 100 fontane.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Mario Raso: Ne leggo o, ne ascolto in audio libro almeno 60 l’anno, e l’ultimo letto è “Sperare Oggi” del mio amico dom Franco Mosconi monaco camaldolese, scritto a due mani con il professore e filosofo Salvatore Natoli, edito da IL MARGINE nella collana “Cattedra del Confronto”.

    A.M.: E l’ultimo film visto?

    Mario Raso: Premesso che da anni non vado al cinema, anche provengo dal D.A.M.S cinema dell’Università di Bologna, ma a causa della mia temporanea disagiata situazione economica, ma per la visione, da utente, usufruisco dei prestiti della biblioteca Antonio Delfini di Modena, oppure li guardo dai canali televisivi e l’ultimo film da me visto è DISTURBIA – USA 2007 Drammatico, regia di D.J. Caruso.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni?

    Mario Raso: Mi piacciono i frutti della natura ed i fiori, naturalmente se son rose fioriranno.

    A.M.: La consiglieresti?

    Mario Raso: Se saranno rose profumate sì!

    A.M.: Hai qualche novità per il 2012?

    Mario Raso: Come ho scritto sopra, creo quasi quotidianamente, ma sono anche pragmatico, ergo se troverò: un filantropo, un mecenate, un benefattore o uno sponsor, allora di novità ce ne sono per tutti i gusti.

    Nel cassetto ho progetti artistici e culturali che aspettano solo il la.

    A.M.: Presentazioni del libro?

    Mario Raso: Giovedì 19 luglio la prima presentazione del libro in diretta satellitare e sul digitale terrestre, a Modena sul canale televisivo TELESTUDIO MODENA e TELE STUDIO EUROPA durante la trasmissione del programma culturale “OBSEVER” condotto da Tito Taddei, sarà presente anche il coeditore di Rupe Mutevole Edizioni e io per l’esordio di “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE”.

    Il canale del digitale per l’Emilia Romagna sono il 672 o 85, oppure i canali sky visibile in tutta EUROPA, il programma sarà poi trasmesso in differita anche dai canali 89, 86 e naturalmente su sky.

    Inoltre, mi sono attivato per organizzare delle presentazioni in provincia di Modena. Aspetto approvazioni anche dal comune dove abito a Castelnuovo Rangone di Modena.

    Ho inviato la mia traduzione per il libro “MORGETE FRAGRANZE INCISE D’AGAVE” in sud America, al mio amico professore e critico Gerardo Molina, fra i maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola, per la recensione sui media latino americano.

    A giorni Gerardo Molina dovrebbe pubblicarla in Uruguay.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mario Raso:

    Io non scrivo parole scrivo emozioni

    E le emozioni sono la musica/ la musica dell’anima!// L’anima che respira e/ nella notte dei sogni/ e nella luce del giorno/ nei ricordi e/ nei pensieri della fantasia.// Come una molecola/ di sorriso che/ si attacca alle ali/ di un’aquila e/ vola nei mari / e fra i monti.// Cavalca il crine e/ solca i rivoli/ sino al delta.// Sale come un’alpinista/ su nelle vette vergini/ e le svergina.// Le fatiche sono / Il sangue del dolore / mentre la passione è / l’armonia dell’amore cercato.”

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/20/intervista-di-alessia-mocci-a-mario-raso-ed-al-suo-morgete-fragranze-incise-dagave/

  • A TAVOLA CON PLATONE. Esercitazioni e giochi d’aula sulle differenze culturali, sessuali, di genere.

    Sono ormai numerosi i laboratori che si svolgono nelle scuole sui temi della prevenzione della violenza di genere, sull’analisi del linguaggio sessista delle pubblicità e sulla cultura della diversità. Non solo, è cresciuta, negli ultimi tempi, la domanda di interventi formativi, in ambito aziendale, sul diversity management. Se, insomma, si assiste sulle pagine di cronaca ad un aumento dei casi di femminicidio, di omofobia, di intolleranza verso le persone che provengono da altri paesi c’è anche chi, nel contempo, cerca di progettare interventi che consentano di sviluppare quelle competenze sociali che sono indispensabili perché una persona sia in grado di esercitare il proprio diritto di cittadinanza e di riconoscere analogo diritto a tutte le altre persone.

    Sono temi complessi, spesso contigui, non facili da trattare perché chi si riconosce in una cultura sessista, omofobica e razzista fa molta fatica ad abbandonare i suoi presupposti e ad adottarne altri.

    Le autrici da subito accantonano la modalità della lezione frontale a favore della maggiore interattività possibile. Non solo, scelgono, il più delle volte, di “accontentarsi” di instillare un dubbio, di produrre una crepa nel muro dell’intolleranza, di sorprendere con la logicità insita nella totale accettazione dell’altro e dell’altra indipendentemente da genere, identità sessuale o paese di appartenenza: accettare senza riserve si traduce nell’esperienza della condivisione, nell’accettazione di se stessi e se stesse.

    Da qui l’uso di giochi, esercitazioni, simulate. L’efficacia di questi metodi è ben nota. In questo volume le autrici raccolgono esercitazioni già note ma che, in molti casi, modificano per adattarle ai temi affrontati, ed esercitazioni ideate a partire da riflessioni e reazioni di tante persone incontrate in aula.

    Le due autrici condividono da anni un percorso professionale che le vede impegnate in laboratori e corsi di formazione dedicati alla cultura di genere e delle differenze. Corsi e laboratori sono realizzati da due associazioni femminili di Modena di cui sono socie, Unione Donne in Italia (del cui direttivo fanno entrambe parte) e Centro Documentazione Donna. In quest’ambito hanno già pubblicato Bellezza femminile e verità. Modelli e ruoli nella comunicazione sessista (Fausto Lupetti, 2012).

    Serena Ballista è nata nel 1985 e vive a Modena col suo compagno di sempre e marito, Luca, un cane e due gatti. Appassionata da sempre di cultura e politica di genere, lavora nell’associazionismo femminile con attività di studio, ricerca e formazione.

    Judith Pinnock è nata nel 1955, è italo inglese e vive a Medolla (MO) con suo marito. Psicologa e psicoterapeuta, si occupa da molti anni di consulenza aziendale e formazione. Questo libro continua il percorso, avviato nel 2004 con La scala di corda. Strumenti per un giovane formatore (Franco Angeli) che la vede impegnata nel trasmettere agli altri ed alle altre il mestiere che ha imparato a fare.

    Le Edizioni FerrariSinibaldi sono specializzate in testi di psicologia, neurologia, medicina, psichiatria e delle scienze sociali e antropologiche.

    Per ulteriori informazioni:

    www.edizioniferrarisinibaldi.com

  • Gessi the Private Wellness Company e Prospero Rasulo: concetti rivoluzionari per l’abitare

    Traendo ispirazione dalla semplice bellezza dell’acqua, Gessi, the Private Wellness Company, progetta e produce da più di vent’anni esclusivi oggetti di arredo per il bagno, la cucina e il wellness privato e pubblico. Divenuta riferimento quasi iconico nel settore della rubinetteria per design e tecnologia, Gessi definisce con una creatività sempre rinnovata le tendenze di evoluzione del settore, con il ruolo di leader sempre originale e innovativo sia nel prodotto che nella sua comunicazione. L’ufficio stile Gessi collabora da tempo con l’artista e designer Prospero Rasulo, sviluppando una filosofia di prodotto non legata alla sola ricerca di un tratto distintivo, ma a un progetto complessivo che ha rivoluzionato il concetto di rubinetto. Gessi e Prospero Rasulo, attraverso il design, hanno infatti inteso trasformare il rubinetto da semplice valvola a oggetto dotato di una personalità propria, capace di dialogare con gli elementi più identificativi dell’ambiente bagno e cucina, divenendone protagonista. Non più luoghi meramente pratici, bagno e cucina divengono spazi da vivere e mostrare, da inventare e personalizzare, espressioni di un intima esperienza di quotidiana piacevolezza e benessere.

    “Il mio lavoro con Gessi e il mio design sono divenuti parte integrante di tutto il processo produttivo dell’azienda, ne costituiscono l’anima e contribuiscono a crearne l’elemento distintivo e riconoscibile. Insieme lavoriamo per un design di qualità, la missione è forzare il prodotto in termini di innovazione, linguaggio e di emozionalità. Non semplici complementi di arredo, ma oggetti dotati di una personalità tale da poter dialogare con gli elementi più distintivi dell’ambiente bagno e cucina, ispirando soluzioni abitative libere e nuovedichiara Rasulo. Il lungo sodalizio creativo di Gessi con Prospero Rasulo ha infatti dato vita a concetti rivoluzionari per l’abitare e a splendidi design che hanno reso Gessi un riferimento mondiale per il disegno d’interni più innovativo e glamour.

    Gessi, in particolare, interpreta le tendenze più attuali del design in un concetto complessivo di bagno; le linee di prodotto nate dalla creatività di Prospero Rasulo sono divenute di fatto pietre miliari del design. Il bagno è certamente il luogo del progetto dove materia, forma e funzione si concentrano, in cui la vera protagonista è la materia; il design e le tecnologie per la produzione industriale sono orientate alla sublimazione della sua fisicità. L’arredo si trasforma in un paesaggio di qualità tangibile, in cui riscoprire il valore delle relazioni: con se stessi, con la qualità della vita, con gli altri. In cui vivere emozioni ed esperienze legate al senso del corpo, al benessere fisico e della mente. La ricerca progettuale alla base di rubinetti, sanitari, mobili, vasche e accessori per il bagno si orienta verso un design che ponga il corpo al centro della scena, perseguendo un equilibrio nuovo tra estetica e funzionalità. Superato il concetto di lusso legato allo status, assume rilievo la cura di sé e la ricerca del benessere, che invoglia a valorizzare i momenti intimi come quelli essenziali della vita. “Gli oggetti all’interno degli spazi che immagino sono delle piccole sculture, sculture quotidiane” afferma Rasulo. “Con Gessi the Private Wellness Company sono riuscito ad esprimere, oltre ai disegni che compongono le mie collezioni, un modo di immaginare lo spazio e di dare vita a questi disegni. Il mio lavoro trova in quest’azienda ampio spazio e possibilità vera di rendere tutto questo possibile” evidenzia Rasulo parlando della sua collaborazione con Gessi.

    Attraverso il sodalizio con Prospero Rasulo, Gessi presenta infatti una filosofia di prodotto non più legata solo alla ricerca di un tratto distintivo, ma un progetto che integra in sé una gamma di variabili unica al mondo, con forte accento su un ‘ethic design’: “gli oggetti artistici di consumo, coadiuvati sempre da nuove tecniche di produzione industriale, diventano occasione per una riflessione sulla moralità degli oggetti, anticipando spesso i bisogni e i cambiamenti della società. Innovare significa sempre più rispettare l’ambiente e soddisfare i sogni e i bisogni della gente. Insieme allo sviluppo tecnologico, ai nuovi processi produttivi e ai nuovi materiali dobbiamo aggiungere sempre più poesia e rispetto per il mondo evidenzia Rasulo.

    Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera, Prospero Rasulo si è occupato dal 1980 di attività scenografiche, pittoriche e plastiche e di allestimenti di spazi pubblici e privati. Questi sono anche gli anni in cui ha inizio la collaborazione con lo studio Alchimia e con Alessandro Mendini e in cui partecipa alle ricerche “Redesign” e “Oggetto banale”. Nel 1979 partecipa alla Triennale di Milano, nel 1980 al “Banal design” al Forum di Linz e nel 1982 è a “Conseguenze impreviste” a Prato. Tra il 1986 e il 1988 promuove le edizioni di “Sexy design”, “Sexy mental”, “L’immagine imprudente” e “Abitare con arte”. Nel 1987 fonda lo studio Oxido, galleria di progetto di arte, design e architettura. Oxido diviene anche il marchio di collezioni di mobili e oggetti di arredo. Rasulo, come industrial designer, collabora con varie aziende e si esprime anche con sculture, oggetti e pezzi unici proposti da varie gallerie di arte e design.

    “Il mio scopo è creare, il design è un buon mezzo di rappresentazione e comunicazione. La mia formazione artistica mi porta a comunicare con il cuore, a lavorare sulle emozioni, sull’attrazione, ad interpretare gli oggetti come sculture domestiche, protagonisti dei nostri spazi quotidiani. Ogni oggetto deve contenere poesia, verità e bellezza; un buon design genera cultura, crea innovazione, deve rispettare l’ambiente, deve essere durevole, onesto e ben progettato. Il buon design è arte conclude Prospero Rasulo.

    http://www.gessi.com/

  • Spadò: danza, pittura, cinema, musica… e tecnologia

    Nell’ambito della mostra dedicata a Spadò è stato creato, in affiancamento all’esposizione tradizionale, un percorso multimediale interattivo che permette di catturare l’attenzione dei visitatori con installazioni scenografiche e coinvolgenti e approfondire tematiche conoscitive attraverso dispositivi tattili.

    Il pubblico moderno non vuole più limitarsi a osservare e contemplare oggetti esposti in vetrine, ma desidera una partecipazione attiva ed interattiva per un’esperienza coinvolgente, dinamica e divertente.
    Le nuove tecnologie sono l’occasione per i visitatori di esplorare liberamente, scoprire la realtà e imparare giocando.

    Nella mostra sono state create delle zone di diffusione sonora localizzata che consentono all’osservatore di immergersi in una dimensione parallela, in un tempo e in un mondo particolare per conoscere ed apprezzare il personaggio Spadò attraverso sensazioni sonore coinvolgenti.

    In collaborazione con l’Ing. Enzo d’Annibale è stata realizzata una grande proiezione immersiva, una gigantesca parete curva che stupisce, coinvolge ed entusiasma il pubblico.

    In questa realizzazione, unica in Italia, è stato utilizzato un sistema innovativo di calibrazione che consente di ottenere un’unica immagine da 3 proiettori posizionati liberamente nello spazio.
    La superficie di proiezione di circa 4×16 mt è stata studiata come una quinta architettonica che avvolge l’utente con una sequenza di immagini e video ad altissima risoluzione dove viene raccontata la storia e la vita di questo straordinario personaggio.

    La tecnologia utilizzata consente di proiettare contenuti multimediali su superfici complesse sfruttando un sistema di multiproiezione (più proiettori contemporaneamente) e dialogare con le geometrie architettoniche delle superfici di proiezione.

    Siamo riusciti a creare e sfruttare un’architettura come superficie visiva attraverso il Video Mapping e il 3D Inverse Mapping realizzando un flusso di lavoro versatile in grado di gestire dati ed apparati per adattarsi a superfici di proiezione architettoniche anche complesse.
    Questa metodologia di lavoro parte dal rilievo, la ricostruzione virtuale e la simulazione del sistema prospettico per studiare la soluzione ottimale dell’apparato proiettori/superfici di proiezione.

    In questa fase, attraverso la simulazione tridimensionale, abbiamo verificato contenuti ed esigenze specifiche di rappresentazione in modo da ottenere un risultato visivo unico e spettacolare.

    Nella mostra è stato inserito anche un tavolo interattivo multitouch, un grande schermo touchscreen simile al piccolo ma famoso ipad, che permette di approfondire tutte le tematiche importanti della vita di Spadolini, dalla pittura ai ricordi familiari, dalla danza all’incredibile mondo di amici e donne.
    Il visitatore ha libera scelta nella visita virtuale, attraverso un’interfaccia semplice ed intuitiva può navigare nell’archivio, vedere ed ingrandire immagini storiche e approfondire tematiche e dettagli.

    La mostra dedicata a Spadolini diventa, attraverso l’integrazione di queste nuove tecnologie, un sistema moderno di visita, un’esposizione che comunica con il proprio pubblico dove le opere, le tecnologie, i suoni, le luci e il visitatore stesso sono i protagonisti di un racconto interattivo.

    Spadò: L’artista eclettico che incantò l’Europa
    Mole Vanvitelliana – Ancona

  • Un bijoux che fa la differenza

    Quello che spesso ci fa differenziare nello stile sono i dettagli; gli accessori che abbinati all’abito e alla giusta acconciatura ci rendono uniche, inimitabili. Ed è proprio ispirandosi a questo concetto che prendono vita le creazioni di Silvia Gnecchi, in cui fantasia, creatività, stile e divertissement giocano insieme per reinventare l’immagine femminile in modo unico. Bijoux che diventano veri e propri gioielli che la stilista propone in due linee tra loro molto diverse. La prima costituita da materiali pregiati e rivolta ad un target che è solito frequentare gli showroom più rinomati e ricercati nella moda e nello style design; la seconda che mira invece ad un target più giovane e amante dei colori accesi, acquistabile direttamente online. “Ho voluto creare una linea più accessibile, ma non per questo meno ricercata e rifinita; mi sono ispirata a mia figlia e alle sue amiche e alla loro voglia di scegliere direttamente da una foto online cosa indossare”. Ci racconta Silvia Gnecchi, aggiungendo di aver realizzato la pagina su Facebook proprio per ascoltare maggiormente il target che prima non riusciva a raggiungere, oltre a quello fidelizzato ovviamente, per utilizzarlo come fonte d’ispirazione.

  • “Imperfetto futuro” di Cristina Bergomi

    COMUNICATO STAMPA

    “Imperfetto futuro” di Cristina Bergomi (0111 Edizioni)

    Imperfetto futuro, Cristina Bergomi

    Uscito da un paio di mesi, Imperfetto futuro è la prima prova letteraria di Cristina Bergomi, docente di lettere originaria di San Felice del Benaco con una grande passione per la lettura e la scrittura. Pubblicato da Zerounoundici Edizioni, piccola e giovane casa editrice fondata con l’intento di dare voce al talento emergente di scrittori contemporanei italiani, il romanzo è inserito nella “Collana Rossa – Serie Big-C”, la quale si propone di consentire – grazie al formato dei caratteri (Big-C sta per Grandi Caratteri) – un’agevole lettura anche agli ipovedenti. Per questi ultimi, e per coloro che abbiano problemi di dislessia, la Zerounoundici prevede l’omaggio dell’audiolibro su CD a tutti coloro che acquistino il libro.

    Sinossi del romanzo

    Una laurea con lode nel cassetto, Giulia è una giovane madre di due bambine e una moglie impeccabile che – per la famiglia – ha rinunciato al sogno di diventare avvocato. Da subito delineata come donna saturnina e incline alla riflessione, s’interroga sulla sua vita matrimoniale e sul suo rapporto con Paolo, che sembra procedere ormai stancamente nella monotonia del quotidiano, scivolando in silenzi sempre più prolungati e incomprensioni sempre più frequenti. Grazie a una scoperta accidentale, Giulia giunge finalmente alla certezza che il marito la tradisca, ed è da quel momento che prende avvio per lei un difficile percorso di introspezione: la volontà di scandagliare il passato per meglio comprendere il presente si unisce a un forte desiderio di rinnovamento. Con la forza e la tenacia tipiche di tante donne, Giulia troverà il coraggio di imboccare strade antiche, riscoprendo la gioventù seppellita in quegli anni dal senso del dovere verso la famiglia, e liberando sogni che credeva per sempre chiusi nel cassetto.

    Incipit del romanzo

    “Giulia guarda Paolo che dorme accanto a lei, sente il suo respiro regolare, il suo corpo che emana un calore buono, rassicurante. Riesce a dormire in qualunque situazione, ed è una cosa che gli ha sempre invidiato moltissimo.

    Lei trascorre le sue notti a fissare le macchie d’umidità sul soffitto e a pensare alle cose da fare il giorno dopo, alla sua vita, ai suoi sogni.

    Anche stanotte non fa differenza. Ripensa a quando, dopo la laurea con lode in giurisprudenza, si sentiva il mondo in tasca, ai primi curriculum e alla voglia di dimostrare quanto valesse, a Paolo, al loro primo incontro nello studio dove lei faceva praticantato, lui avvocato già affermato e lei giovane e ingenua ragazzina al primo round con la vita vera.”

    Imperfetto futuro di Cristina Bergomi

    Zerounoundici Edizioni

    150 pagine

    14, 50 €

    Febbraio 2012

    www.issuu.com/0111edizioni/docs/ante.imperfetto_futuro/1

  • Vai oltre le tue curiosità: sfoglia online la nuova Guida ai corsi UPTER 2012-13

    E’ disponibile per tutti e in formato digitale scaricabile in PDF la nuova Guida ai corsi dell’UPTER 2012-13 www.upter.it

    Rinnovata nella forma e nei contenuti, la Guida ha subito una vera e propria rivoluzione stilistica che l’ha trasformata: divisa e scaricabile per singole sezioni tematiche e per municipi è uno strumento più snello nella lettura e più rapida e semplice nella consultazione. Ora disponibile anche su www.uptergratis.it

    Tra i nuovi corsi segnaliamo: moda e design, scienze politiche ed economiche, arti e mestieri, lavoro e professioni, giochi e curiosità, salute e natura ed attività specifiche per i bambini.

    “Dopo 25 anni dal primo anno di attività, l’UPTER vanta solo a Roma più di 3000 proposte formative in 54 sedi – dichiara il Presidente Florenzano – e si distingue per la ricchezza dei contenuti e la qualità della sua proposta.”

    L’Università Popolare di Roma va oltre le tue curiosità.

    Per festeggiare il 25° anno l’UPTER propone le tessere del Venticinquennale: 70 euro per la tessera di validità triennale e 500 euro per la tessera di socio vitalizio con diritto di adesione al Club del venticinquennale. La tessera annuale, invece, è rimasta invariata: solo 30 euro!

    Informazioni: tel. 06 6920431

    Iscrizioni: Sede centrale UPTER – Palazzo Englefield, Via Quattro Novembre 157 Tutti i giorni dal lunedì al venerdì ore 9-19; il sabato ore 9-13. La sede resterà chiusa dal 13 al 25 agosto 2012 per la pausa estiva

    È possibile iscriversi anche direttamente online sul nostro sito www.upter.it.

    Ufficio stampa UPTER – Francesca Landi cell. 335/5478571

  • Paganitas. Novità editoriale: Il divino Giamblico.

    Beniamino Massimo Di Dario. – Il divino Giamblico.

    IV secolo dell’era volgare. Se la fine dell’ecumene imperiale è ormai più che un presagio, per la totalità della cultura greco-romana – oltre che per la filosofia – sembra consumarsi il declino estremo.

    È nell’appressarsi dell’eclissi che sorge dalla Siria un astro d’eccezionale fulgore: Giamblico, salutato da coevi ed epigoni come ‘divino’ e ‘salvatore del mondo ellenico’. Ma come poteva un siriaco ‘salvare’ la sapienza greco-romana? La risposta – a prima vista paradossale – è da ricercare nella stessa filosofia greca, nel più genuino insegnamento di Platone, che aveva additato nell’allontanamento dall’Origine la causa del declino. Se per il Siriaco il punto più prossimo all’Origine è proprio la sapienza egizia e caldaica, nella sintesi delle dottrine platoniche e pitagoriche – il corso delle quali è da Giamblico mutato in modo definitivo – va ricercato il fulcro per qualunque tentativo di rialzare il ‘gigante inclinato’ dell’Occidente.

    Il platonismo «ieratico» di Giamblico da un lato legittima la religione tradizionale e le sue pratiche cultuali, dall’altro le dota di un solido apparato teoretico. Probabilmente per la prima volta la religione dei Gentili viene provvista di una organica e compiuta teologia speculativa, integrando l’elemento religioso (con la corrispondente pratica rituale) all’interno della tradizione platonica. Grazie a questo poderoso tentativo, il lettore naufrago attraverso la modernità intuisce che solo costeggiando la scaturigine dell’originario è pensabile tracciare una via per il ritorno al Divino. Una simile consapevolezza ci richiama alla meditazione degli scritti giamblichei oggi, in un’età che mostra non poche analogie con i tempi del Calcidese e con il Tardo-antico in generale. Nella deriva caotica del presente, voci come quella di Giamblico possono ancora incontrare animi pre-disposti all’attenzione. A coloro che si sentono vocati, la sua dottrina, se non può segnare – perché già ardua per l’uomo antico – una via, può almeno essere viatico.

    Pp. 184. Edizioni di Ar, 2012. Euro 20,00

  • Intervista di Alessia Mocci a Massimo Bianco ed al suo Capelli, Rupe Mutevole Edizioni

    Massimo Bianco è nato e residente a Savona. Nel 2006 ha pubblicato “Per gloria o per passione” (Edizioni Di Vincenzo) romanzo ambientato nel mondo del calcio giovanile e dell’adolescenza.

    Inoltre su alcuni siti internet specializzati sono reperibili numerosi suoi racconti brevi. “Capelli” è il suo secondo romanzo edito nel giugno del 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”. La particolarità di questo thriller è che il protagonista non è la polizia o la vittima, ma bensì il serial killer, dunque il lettore si immedesima ed impara a conoscere la mente dell’assassino, come giustamente recita il sottotitolo del romanzo: “Dentro la mente di un serial killer”.

    Massimo Bianco è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande riguardanti la sua passione letteraria e la sua recentissima pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quando nasce la tua passione per la scrittura?

    Massimo Bianco: Io leggo praticamente da sempre, sono quello che tecnicamente viene definito un “forte lettore”, anzi, fortissimo, cioè con all’attivo varie decine di libri all’anno, di narrativa come di saggistica. Credo quindi che il desiderio di cimentarmi con la scrittura sia sopraggiunto naturale. Ci provai una prima volta a metà anni ’90 con risultati in verità sconfortanti. Scrissi un paio di racconti ed iniziai un romanzo, ma ben presto m’interruppi, perché incapace di completarlo ed a corto di idee, perciò rinunciai, domandandomi dove trovassero tutte le loro idee i veri scrittori. Anni dopo, ad inizio millennio, ci riprovai ma per puro caso, avendo recuperando i miei vecchi scritti al solo scopo di esercitarmi al computer,
    che avevo appena comprato e su cui scrivevo con troppa lentezza. Mi accorsi allora con sorpresa che qualcosa in me era scattato: completai di getto quel lontano primo (dilettantistico) romanzo e le idee stavolta mi venivano ed, anzi, con il successivo trascorrere degli anni anziché diminuire hanno preso a fioccare, mai banali, tanto che la creatività è diventata uno dei miei punti di forza.

    A.M.: Massimo è più uno scrittore da carta e penna o direttamente da tastiera?

    Massimo Bianco: Da quando ho acquistato il mio primo pc scrivo tutto esclusivamente al
    computer, una necessità per me, perché sono disordinato e mi correggo in continuazione: con carta e penna i miei scritti diventerebbero dei guazzabugli incomprensibili ai miei stessi occhi.

    A.M.: “Capelli” è un thriller che vede come protagonista un serial killer. Come nasce l’idea di questo romanzo?

    Massimo Bianco: Non è facile per me spiegarne la genesi, perché io di idee ne ho tante e di rado ricordo da dove derivi l’incipit originario. Ciò che posso dire è che quello sui serial killer è un tema che mi stuzzicava parecchio e su cui inevitabilmente prima o poi mi dovevo cimentare. Sono apparse miriadi di romanzi sull’argomento e volevo dire pure la mia, anche perché ero convinto che non tutto sui serial killer fosse già stato detto, soprattutto perché i
    serial killer nei romanzi sono quasi sempre ridotti a semplici macchiette prive di spessore, di
    cui nulla si sa fino alle ultime pagine e che fungono soltanto da necessarie controparti per mettere in risalto le qualità degli investigatori lanciati sulle loro tracce. Ciò che io volevo, invece, era provare ad esplorare dall’interno una di queste menti malate per discernerne le ragioni ed i moventi, rendendola una figura “vera” e credibile. Un altra scommessa era quella di riuscire a costruire una storia ricca di suspence pur rivelando fin quasi dall’inizio l’identità dell’assassino e credo sinceramente di esserci riuscito.

    A.M.: Descrivici il tuo protagonista con cinque aggettivi.

    Massimo Bianco: Autentico, perché per raccontarlo ho scavato nei meandri della mente
    umana: qualcosa di lui è presente in molti di noi.

    Crudele: perché sta bene solo quando uccide.

    Innamorato: solo che è incapace di trasmettere le proprie emozioni ed i propri sentimenti e interiorizza tutto.

    Intelligente: impara in fretta come agire per massimizzare i risultati.
    Vanitoso: incapace com’è di conquistare le donne, gode dell’interesse spasmodico suscitato nei media e della paura nata dal suo personaggio.
    Scelgo questi cinque aggettivi ma potrei abbinarne anche altri.

    A.M.: Il tuo rapporto con internet è davvero innovativo. Ci vuoi parlare un po’ di come stai pubblicizzando il tuo romanzo?

    Massimo Bianco: La tua domanda mi sorprende, perché non credevo che il mio fosse un
    metodo innovativo. Lo trovo anzi piuttosto logico e naturale e ti spiego perché. Ok, la quarta di copertina serve a fornire un’idea generale sul testo, fondamentalmente però io sono un perfetto sconosciuto ed in quanto tale nel mare magnum delle pubblicazioni odierne rischio di sparire senza lasciare traccia. Ed allora mi sono chiesto, perché la gente dovrebbe acquistare il mio romanzo? Sulla fiducia? No di certo, sono solo un nome tra tanti e con tutti gli incapaci che ci sono in circolazione… Perché la gente acquisti il mio libro occorre che sia convinta di non stare buttando il proprio denaro e l’unica maniera è verificare di persona come scrivo. Senza, per carità, alcuna pretesa di essere un genio, io sono convinto dei miei mezzi,
    invito quindi tutti i potenziali lettori a leggersi le prime pagine del mio romanzo e poi magari ad andare anche a visitare il mio spazio personale sul sito specializzato in letteratura che si chiama neteditor.it:
    www.neteditor.it/users/massimo-bianco

    lì oltre al prologo di “Capelli” troverete anche decine di miei racconti brevi o di media lunghezza di vario genere, tra cui due racconti noir dedicati ai serial killer e cioè “Le tre
    crocifissioni” e “Io sono un veggente (e vedo i serial killer)”. Leggetevi pure quelli e poi giudicate voi stessi se ci so fare oppure no e se può valere la pena di acquistare il mio libro.

    A.M.: Che cosa ne pensi del booktrailer?

    Massimo Bianco: So che esiste e basta. Essendo io ancora fortemente legato alla carta
    stampata, onestamente fino ad ora non mi sono mai posto il problema e non
    saprei quindi dare un giudizio.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Massimo Bianco: Bene, sì. Per ora la mia impressione è senz’altro buona e potrei anche
    consigliarla, ma in fondo vi sono appena approdato e forse è ancora presto per parlarne.

    A.M.: Hai qualche progetto per i prossimi mesi? Ci puoi anticipare qualcosa?

    Massimo Bianco: Beh, per la verità io ho già pronti un altro romanzo, diversi racconti
    inediti e ho idee anche per ulteriori scritti sia brevi sia lunghi, quindi volendo non avrei problemi a pubblicare di nuovo. Non mi pare però il caso di fare concorrenza a me stesso, quindi, no, non ho altri progetti a breve termine. Ne riparleremo eventualmente nella seconda metà del 2013 se non addirittura nel 2014.


    A.M.:
    Salutaci con una citazione…

    Massimo Bianco: Una citazione? Ahi, ahi… No, guarda, io non sono tipo da citazioni, c’è
    il rischio che tra una settimana ancora non ne abbia trovato una che mi convinca e che mi illuda di rappresentarmi almeno in parte. Allora dico ai lettori solo questo:
    venitemi a conoscere, sono certo che vi saprò donare qualche ora piacevole.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/13/intervista-di-alessia-mocci-a-massimo-bianco-ed-al-suo-capelli-rupe-mutevole-edizioni/

  • Un festival di lancio alla sua 13° edizione

    Al via la tredicesima edizione di Ballabellaradiofestival, direzione artistica affidata al cantautore Lorenzo PIANI, grande musica originale sul palco di Piazzale Colombo di Portoverde di Misano Adriatico, nelle giornate di giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 luglio dalle 21,30, ingresso libero.

    L’esibizioni degli artisti in gara verranno affiancate dalla danza moderna della Scuola di ballo Manuale di Danza, anche la moda sarà presente alla kermesse con le sfilate di moda giovane del marchio GUYAG per uomo e la linea FICHISSIMA per donna con i modelli di tendenza dell’estate 2012 per la lingerie e il beachwear.

    Ballabellaradiofestival nasce nel 2000 con l’ambizione di dare spazio e visibilità alla nuova musica inedita e a nuovi artisti. L’evento è da sempre seguito da Rai UNO TV con servizi che hanno documentato l’edizioni che si sono succedute, negli ultimi due anni fondamentale la presenza di Radio UNO RAI che ha sostenuto la kermesse e tutti gli artisti partecipanti.

    Nell’edizione 2011 oltre a RADIO UNO RAI, che ha seguito con circa 3 ore di diretta le 3 serate di Ballabellaradiofestival si annovera la presenza anche di Isoradio RAI . La prestigiosa penna del TG1, Vincenzo Mollica, ha chiuso l’edizione di Ballabellaradiofestival 2011 con un servizio per il TG1.

    Ballabellaradiofestival si pone come obiettivo di vedere gli artisti che hanno partecipato proiettati professionalmente verso il mondo dello music business, ottima la carriera intrapresa da Alessandra Vianello (molto apprezzata in Corea e Giappone), Roberta Giallo (ha aperto alcuni concerti di Sting in Italia), Marian Trapassi (eccellente professionista che con il suo prestigioso talento è inserita professionalmente nel mondo della discografia), Stefano Villani (personaggio di spicco nella trasmissione Amici), Fraska (cantautore raffinato, oggi collabora e lavora con Sergio Caputo), Kymera ( duo di grande talento, molto originale che dal palco di Ballabellaradiofestival2010 sono approdati con grande successo a XFactor RAI2), da alcuni mesi la voce del gruppo MADALEINE, presenti a Ballabellaradiofestival nel 2010, Cristiano Turato, è il cantante frontman dei NOMADI, nel 2011 la giovane band di Mirandola STONE LIZARDS,

    3° classificati alla manifestazione, ha intrapreso professionale percorso musicale riscuotendo grande successo in tutta Italia e pubblicando per SNDMUSIC/PROGETTI E DINTORNI il primo album dal titolo NUOVI GIORNI prodotto da Lele Barlera, inoltre Ballabellaradiofestival ha tenuto a battesimo una giovanissima Sofia Bruscoli alla conduzione, oggi artista apprezzata in Rai. Continua la mission di Ballabellaradiofestival verso la scoperta di nuove belle canzoni e nuovi artisti da offrire al panorama musicale nazionale ed internazionale.

    Antonella Roselli 335 8102434

    Per SNDMUSIC

    Promo web a cura di ELFA Promotions