Categoria: Arte e Cultura

  • Terza edizione del Concorso Letterario Nazionale Oubliette

    Regolamento:

    1. Il concorso nazionale letterario “Oubliette 03” è promosso dalla web-magazine Oubliette Magazine – Voci dal Sottosuolo. Il tema è libero.

    2. Articolato in 4 sezioni:

    A. Libro di prosa edito (romanzo, raccolta di racconti, biografia, saggio, critica, teatro, volume edito pubblicato a partire dal 2005)

    B. Libro di Poesia edito (volume edito pubblicato a partire dal 2005)

    C. Poesia inedita (senza limite di lunghezza)

    D. Racconto (breve racconto inedito oppure edito, senza limite di lunghezza)

    3. Per le sezioni A e B, ogni libro va inviato in 1 copia con indicazione di dati anagrafici dell’autore, indirizzo, numero di telefono, indirizzo email, sezione alla quale si partecipa, firma e dichiarazione di accettazione del regolamento.

    Per le sezioni C, ogni poesia va inviata in 2 copie, una anonima ed una con i dati anagrafici dell’autore, indirizzo, numero di telefono, indirizzo email, titolo della poesia, sezione alla quale si partecipa, firma e dichiarazione di accettazione del regolamento.

    Per la sezione D, ogni racconto va inviato in 2 copie, una anonima ed una con i dati anagrafici dell’autore, indirizzo, numero di telefono, indirizzo email, titolo della poesia, sezione alla quale si partecipa, firma e dichiarazione di accettazione del regolamento.

    Ogni concorrente può partecipare a più sezioni e con max 3 poesie o libri editi o racconti.

    4. Saranno assegnati premi ai primi tre classificati di ogni sezione. Altri riconoscimenti potranno essere attribuiti secondo il giudizio della giuria.

    PREMI:

    Sezione A

    1° classificato: Video Libro (Booktrailer) dal valore di € 1,000

    2° e 3° classificato: Recensione critica e pubblicazione sul sito

    Sezione B

    1° classificato: Video Libro (Booktrailer) dal valore di € 1,000

    2° e 3° classificato: Recensione critica e pubblicazione sul sito

    Sezione C

    1° classificato: Video Poesia (VideoPoetry) dal valore di € 500

    2° e 3° classificato: Recensione critica e pubblicazione sul sito

    Sezione D

    1° classificato: Video Racconto (Storytrailer) dal valore di € 500

    2° e 3° classificato: Recensione critica e pubblicazione sul sito

    5. È stabilita una quota di adesione, per parziale copertura delle spese amministrative, di € 10 per le sezioni A e B, di € 5 per le sezioni C e D.

    Sono consentite due modalità di invio della quota di adesione: tramite versamento bancario (cod.IBAN: IT05H0101544041000070064603, intestato ad Alessia Mocci) indicando sulla casuale “Concorso Letterario Oubliette”, oppure inviando la somma all’interno del plico con l’opera partecipante al concorso.

    La quota indicata è da intendersi singola per libro o poesia o racconto partecipante.

    6. Gli elaborati e la quota di adesione vanno spediti entro e non oltre il 31 luglio 2012 (farà fede il timbro postale) al seguente indirizzo:

    “Concorso Letterario Oubliette”

    Presso Segreteria Alessia Mocci

    Via Monte Santo n° 32

    09122 Cagliari

    Oppure attraverso email all’indirizzo [email protected] (per le sezioni A e B inviare il .pdf del libro edito; per le sezioni C e D inviare in due allegati, uno con solo il testo ed uno con testo più dati necessari e sopra indicati) indicando nell’oggetto “partecipazione concorso”.

    Il versamento della quota relativa alla propria sezione di partecipazione nel caso di invio del materiale via email si potrà eseguire con bonifico bancario (cod.IBAN: IT05H0101544041000070064603, intestato ad Alessia Mocci) scrivendo sulla casuale “Concorso Letterario Oubliette”.

    Le opere inviate anche se non premiate non verranno restituite.

    7. L’organizzazione del concorso, si riserva di utilizzare i testi delle poesie meritevoli, senza nulla aver a pretendere da parte degli stessi autori, per pubblicazioni sul sito internet Oubliette Magazine.

    8. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. I nominativi dei giurati saranno resi noti con la pubblicazione dei risultati del Concorso.

    9. Il concorso non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy o di qualunque altro atto non conforme alla legge compiuto dall’autore nonché di eventuali danneggiamenti, furti o ritardi postali.

    10. I risultati del Concorso saranno pubblicati nel mese di dicembre 2012 sul sito internet http://oubliettemagazine.com/, sui canali Facebook del concorso, e con comunicazione privata ai vincitori tramite contatto telefonico, lettera od e-mail. Il premio per i primi classificati sarà inviato senza alcuna spesa all’indirizzo che i concorrenti avranno comunicato sia via email.

    11. L’inoltro di curriculum dell’autore non è obbligatorio ma è graditissimo pur non essendo di alcun valore di merito rispetto a coloro che non lo presenteranno.

    12. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

    13. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per email: [email protected] indicando nell’oggetto “info concorso”, oppure attraverso l’account Facebook:

    http://www.facebook.com/profile.php?id=100002062119386

    14. La partecipazione al Concorso implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali(legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/06/01/terza-edizione-del-concorso-letterario-nazionale-oubliette/

  • “Cin’è Cucina e… Fantasia”

    A Tarquinia è tempo di cinema. Si svolgerà dal 10 luglio al 28 agosto la rassegna cinematografica Cin’è Cucina e… Fantasia”, ideata da Dino Alfieri, Pino Moroni e Piero Nussio e organizzata dall’associazione La Lestra con il patrocinio dell’assessorato alla cultura. Nove serate all’ex mattatoio comunale per rievocarecelebri film, incentrati sul tema del fantastico. La formula sarà sempre la stessa: alle ore 20 una leggera cena buffet a offerta, cui seguirà alle ore 21.30 la proiezione gratuita. La prima pellicola in programma, il 10 luglio, sarà Brigadoon di Vincente Minnelli (1954), storia di due turisti americani che capitano per caso in un misterioso villaggio in Scozia. Il 17 luglio sarà la volta di Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1951), racconto di un ragazzo orfano, Totò il Buono, che fa amicizia con dei barboni e li porterà verso un felice paese immaginario. Il 24 luglio arriverà La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen (1985), con protagonista un personaggio di un film che esce dalla pellicola e ricambia l’amore per lui di un’appassionata spettatrice. La manifestazione proseguirà il 31 luglio con Respiro di Emanuele Crialese (2002), storia di una donna dallo spirito libero, vittima della depressione ma piena di fantasia che vince la sua battaglia contro mentalità chiusa degli abitanti dell’isola di Lampedusa. Il 7 agosto viaggio ne Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeunet (2001), con una candida cameriera che dedica il suo tempo a esaudire i desideri di tutti quelli che conosce, riuscendo a far felice anche se stessa. Il 14 agosto sarà Sogno di una notte di mezza estate di Michael Hoffman (1999), film dove si intrecciano in un bosco tre storie amorose, tra fate ed elfi e una compagnia di attori che prepara una rappresentazione. Il 21 agosto notte con i Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli (1961), che ha per protagonisti gli spettri di una nobile e antica famiglia romana, morti di morte violenta, alle prese con gli ultimi rampolli del casato e con gli abitanti del vicino quartiere di Piazza Navona. Il 24 agosto sarà proiettata la pellicola La leggenda di Bagger Vance di Robert Redford (2000), storia di un grande giocatore di golf, tornato traumatizzato dalla prima guerra mondiale, aiutato a ritrovare la fiducia e a vincere un torneo da un misterioso personaggio. Il cartellone si concluderà il 28 agosto con La vita è meravigliosa di Frank Capra (1946), vicenda di un bravo padre di famiglia che, in una crisi di sconforto, vuole gettarsi nel fiume ma, aiutato da un angelo, torna sui suoi passi e, con il sostegno della famiglia e degli amici, risolverà i suoi problemi.

  • Intervista di Alessia Mocci a Marco Incardona ed al suo Domande al silenzio

    Il ritmo delle nostre vite è divenuto talmente frenetico, talmente dinamico che ha finito per travolgere molte delle forme con cui si era veicolata la nostra civiltà nella modernità. L’accelerazione economica e tecnologica degli ultimi trenta anni, ha reso rapidamente desueti gli strumenti politici e culturali con cui pensavamo di governare le nostre esistenze.

    Parole cariche di comprensione verso ciò che accade oggi nel mondo e nella vita di ogni essere umano. In questo modo, Marco Incardona, racconta la genesi del suo romanzo.

    “Domande al silenzio”, edito nel novembre del 2011 dalla casa editrice “La Nuova Rosa Editrice” per la collana editoriale “Narrativa”, è il primo e sofferto romanzo dell’autore, una gestazione letteraria lunga ben due anni per riuscire ad esprimere tutto il “magma” che portava dentro. Un libro esperimento che porta il lettore acuto a riflettere sulla nostra società attraverso un protagonista davvero particolare. “Domande al silenzio” è una lettura ardua, imponente per le tematiche presenti e per la tipologia di narratio.

    Marco è stato molto disponibile ed esaustivo nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Quando è nata la passione per la scrittura?

    Marco Incardona: Non so dire con esattezza quando sia nata in me la passione per la scrittura e a dire il vero non so nemmeno se la potrei chiamare una passione. Certo che solo l’amore e la passione rendono possibile il miracolo della scrittura creativa, questo non posso negarlo. Ma la parola passione lascia spesso presupporre un atto creativo positivo, un furor quasi inarrestabile verso l’affabulazione. Nel mio caso, per diventare tutto questo, ammesso che lo sia diventato alla fine, l’urgenza verso la parola ha dovuto superare molte barriere e molti ostacoli di ordine innanzitutto intimo. Avevo ed ho un rispetto quasi sacrale verso la letteratura ed i suoi maestri e non mi sono mai ritenuto all’altezza di cominciare un compito così difficile come quello di scrivere un romanzo. Si dice che Brahms per rispetto di Beethoven e delle sue 9 sinfonie abbia distrutto molte delle sue non ritenendosi degno di un tale maestro e che Bruckner per non superare il limite sacrale di 9 abbia retrocesso una delle sue sinfonie al numero 0. Nel mio piccolo anche io ho spesso bloccato ed umiliato il mio anelito verso la narrazione. Ma la vita si impone sempre e comunque e la scrittura si è rivelata alla fine l’unica forma per dare equilibrio ad una mente che, travolta da un continuo vortice di pensieri, stava cercando un modo per esprimersi. Nata in maniera quasi brumosa, quasi maledetta questa urgenza ha però ben presto preso le sue rivincite ed eccomi qua a parlare del mio romanzo “Domande al silenzio”.

    A.M.: Nato nel Sud Italia ti sei trasferito presto in Toscana. Come vivi questa tua dualità?

    Marco Incardona: La vivo in un modo allo stesso tempo naturale e complesso. Naturale perché ho dovuto abituarmi da subito a questa identità molteplice. Complesso perché solo il tempo, l’esperienza e la maturazione restituiscono in modo prospettico le peculiarità di un’identità che ha dovuto “barcamenarsi” tra più culture e farlo in un modo il più possibile naturale. I miei genitori sono meridionali entrambi, ma di due regioni ricchissime e diversissime come la Campania e la Sicilia e questo ha reso le cose ancora più complesse. In più c’è da dire che, entrambi emigrati, essi non hanno reagito allo stesso modo al “dramma” dello sradicamento. Mia mamma ha probabilmente rimosso e sfaccettato la sua origine, diluendola in un vago meridionalismo, mio padre invece ha creato un dualismo quasi ossessivo con la sua Sicilia, lasciando aperta in tutti noi l’ingombrante presenza di quest’isola favolosa. Un rapporto con il Meridione diverso in loro che si è riverberato in me in una fascinazione continua, quasi ancestrale, quasi commovente. Vi è poi il mio essere toscano, l’essere cresciuto nel pisano ed il vivere da anni a Firenze, città a cui sono legatissimo, a complicare ulteriormente il quadro. Alla fine l’unico modo che ho trovato per trovare pace in questa impossibilità ad avere delle radici stabili è stata quella di aprirmi ulteriormente ad altre culture. Per questo solo guardando al Sud mi sento toscano e viceversa. Mi sento profondamente italiano ed europeo e provo sempre ad essere curioso ed a osservare tutte le culture con estremo interesse, questo è il lascito più bello di questa mia dualità.

    A.M.: Come nasce l’idea di pubblicare “Domande al silenzio”?

    Marco Incardona: Quando nel settembre del 2006 ho cominciato a scrivere il romanzo non credevo di arrivare alla fine, tanto meno immaginavo un giorno che sarei riuscito a pubblicarlo. La scrittura da atto quasi temerario, visto anche gli ostacoli mentali di cui parlavo prima, si è alla fine rivelata una sfida con me stesso, un modo per vagliare di che tempra fossi fatto. Mi sono auto imposto una tensione forte tra uno stile di scrittura il più possibile eclettico ed un’architettura della trama complessa e sperimentale. In corso d’opera ho scoperto quanto fosse bello scrivere un romanzo, quanto fosse faticoso, ma anche quale libertà di espressione mi stesse concedendo. Non solo la storia e la trama, ma anche il mio modo di pensare, i miei abissi più profondi sono divenuti parte della mia scrittura in un modo quasi inestricabile. Il romanzo concede una duttilità concettuale unica ed eccezionale, che ho capito essere per me molto congeniale. Padrone incontrastato di tutto il romanzo fino a darne il titolo è dunque il silenzio ed in una duplice accezione. Il silenzio, il suo ruolo, il suo fragore diviene progressivamente l’elemento cardine che prende la scena fino ad imporsi sui personaggi in un modo imprevedibile. Ma non voglio essere criptico, perché quello che voglio dire è facilmente comprensibile. Il ritmo delle nostre vite è divenuto talmente frenetico, talmente dinamico che ha finito per travolgere molte delle forme con cui si era veicolata la nostra civiltà nella modernità. L’accelerazione economica e tecnologica degli ultimi trenta anni, ha reso rapidamente desueti gli strumenti politici e culturali con cui pensavamo di governare le nostre esistenze. Al loro posto si è fatto spazio, quella che io definisco una morsa mortale fatta di edonismo individuale, di postmodernismo culturale e di falsa condanna delle ideologie in politica, che ha lasciato nessuno spazio alla libertà di pensare. In questa morsa il silenzio è divenuta quasi un’istintiva forma di salvaguardia con cui gli esseri umani provano a proteggere quello che hanno rinunciato a capire e spiegare. Silenzio intimo, silenzio di mancati dialoghi, silenzio di mancate domande, silenzio tra generazioni, silenzio su avvenimenti che non si riesce più a tenere insieme. Un silenzio che è dunque metafora di un tempo che attraverso la proliferazione pensava di poter spiegare tutto, silenzio che è metafora dei nostri limiti e delle nostre rinunce. Dall’altra parte il silenzio è stato protagonista anche della mia vita mentre scrivevo il romanzo. Come molti giovani d’oggi, ho dovuto presto scoprire quanto fosse grande lo iato tra le aspettative adolescenziali e la vita concreta. Avevo preso la decisione di non continuare il mio dottorato e di abbandonare ogni velleità di ricerca e di lavorare. Scelta per me difficile e molto sofferta, scelta che in molti non capivano e non approvavano ed io ho preferito rispondere con il silenzio e la scrittura.

    A.M.: Prova a descrivere “Domande al silenzio” con cinque aggettivi.

    Marco Incardona: Magmatico. La densità di scrittura, l’eclettismo narrativo e la forte struttura, rendono il romanzo ed il suo stile complesso, magmatico appunto. Volevo rendere chiaro il contrasto tra il modo sicuro con cui il protagonista pensava la sua vita ed il modo magmatico in cui essa invece appariva se vista dall’esterno.

    Sofferto. Ho lavorato anni per scrivere questo romanzo, mi sono speso sino all’ultima goccia, ho riversato tutto me stesso, tutto il mie pensiero si trova in esso. Ho spesso sofferto della coscienza dei miei limiti oggettivi rispetto all’immane compito che mi ero dato. Sofferto ma vissuto fino in fondo.

    Caleidoscopico. Come in un caleidoscopio colori ed immagini si compongono e si decompongono per magia, trasportate su un piano spaziale immaginario e denso di significato. Io stesso mi sono stupito del mio eclettismo mentre scrivevo. Ma stupirsi è uno dei modi più belli per scoprirsi vivi.

    Irriverente. Non ho guardato in faccia nessuno, ho provato ad affrontare con forza tutti i temi spinosi che volevo affrontare. Ho costruito i personaggi in modo accurato, in modo da consentirmi una batteria di fuoco completa e possente. Senza risultare demolitorio e disfattista, ho provato semplicemente a pensare le contraddizioni del nostro tempo, le sue aporie, le sue innumerevoli ed deplorevoli agiografie.

    Sincero. Mi sono messo in gioco a 360 gradi, non mi sono mai sottratto alla contesa. La scrittura graffia e modifica, la scrittura apre spazi nuovi, mette in luce aspetti di noi stessi prima sconosciuti che non sempre si è disposti ad accettare. Ho dovuto affrontare abissi mentali e paure radicali per poter scrivere il romanzo. Solo questo mi ha dato la forza ed il coraggio di essere audace ed anche ambizioso. Audace perché sincero, ambizioso perché disposto alla caduta.

    A.M.: In “Domande al silenzio” c’è un plurilinguismo particolare, ci racconti qualcosa in proposito?

    Marco Incardona: Sono totalmente affascinato dalla differenza, dall’alterità. Le lingue restituiscono tutta l’ambiguità della possibilità del dialogo e dell’assoluta incomprensione. Le lingue sono una sfida che mette in crisi, perché mette in evidenza i nostri limiti, perché ci riduce, quando le conosciamo poco, allo stato di bambini alle prime armi. Nel romanzo ho voluto giocare con questo, da una parte perché sono affascinato dalle lingue che ho usato nel romanzo e dall’altro perché volevo mettere in luce tutte le mie pochezze. Perenne insoddisfazione di chi vorrebbe perseguire l’impossibile, di esprimersi con purezza in una lingua diversa da quella madre come faceva Conrad, come faceva Panait Istrati. Anche le lingue usate, ed avrei voluto conoscerne di più, entrano a far parte di diritto del magma esistenziale che ho provato a riprodurre. Penso sempre alle lingue che non conosco, alla mia pigrizia, a tutti i capolavori che non posso leggere, questa è davvero una mia ossessione. Alla fine non so risponderti con coerenza a questa domanda, mi è risultato alla fine tanto inconsapevole, quanto indispensabile.

    A.M.: Ti sei mai cimentato in poesia?

    Marco Incardona: Questa risposta è per me ancora più difficile. Potrei semplicemente dire che in realtà io mi sento un poeta, che ho cominciato con lo scrivere poesie, che ho letto forse più poeti che scrittori, ma rischierei di essere banale innanzitutto con me stesso. La poesia è una bussola del mio esistere che spesso è con me parca di affetto e che altre volte mi concede squarci di bellezza struggente. Imponderabile ed inarrestabile. Non riesco a non scrivere poesia e nessuna poesia mi appare mai definitiva come è invece accaduto con il romanzo. Difficile vivere a stretto contatto con la poesia per me e difficile farne a meno. Essere veramente poeti nella nostra società è un atto di ribellione talmente radicale da richiedere una forza d’animo ed una temerarietà di spirito che non sempre sono in grado di avere. Sarebbe molto bello, ma forse sono solo un piccolo essere umano che naviga a vista, anche se a parole mi illudo del contrario.

    A.M.: Che rapporto hai con la lettura? Sei un lettore sporadico oppure famelico?

    Marco Incardona: La lettura per me è tutto, il principio e spero la fine. Prima che scrittore io sono e rimango un avidissimo lettore, affascinato dalla miriade di scoperte intellettuali da poter fare durante la vita. Non potrei nemmeno pensare la mia vita senza un libro da leggere, una specie di perenne coperta linus. Ma ci tengo ad aggiungere una cosa: non può che essere così. Diffido abbastanza di coloro che, quasi fossero investiti da uno sciamanico dono verso la narrazione, si permettono il rischio di scrivere a profusione, senza aver meditato in profondità su altri scrittori. E non si creda che il mio sia solo un esercizio di snobbismo, perché si vive anche bene senza, lo ammetto. Solo che in me rimane il dubbio fondato che questa presunzione di base si esprima soprattutto verso gli altri, si traduca in un mancato ascolto degli altri, delle loro storie, delle loro paure recondite. Leggere è un modo affascinante di scoprire la vastità e la complessità dell’umano e del suo manifestarsi. Per questo compito altrettanto importante è quello di leggere bene, di scegliere bene e di non accettare mai di venire meno ai propri criteri. Leggere aiuta soprattutto a capire che sono proprio i nostri limiti temporali a rendere a volte necessaria una cernita, ma anche il suo contrario, la bellezza di leggere il primo libro che ti capita per le mani e scoprirlo essere un capolavoro inaspettato.

    A.M.: Se potessi scegliere, in quale città troveresti maggiore ispirazione per scrivere?

    Marco Incardona: L’esperienza me ne suggerisce una, Parigi. La risposta è scontata ma le motivazioni sono assolutamente esperite in prima persona. Parigi non è una città facile, spesso è graffiante, veloce, competitiva, perennemente distratta. Tutto appare possibile e tutto ti passa accanto indifferente, perché alla fine hai da fare mille cose ed il tempo tiranno lascia poche chances. Quasi che si trattasse di una perenne traversata nel deserto, l’enorme lascito culturale della città, come fosse un miraggio, ti conduce versa l’uscita, versa la risoluzione del dramma. Parigi è spesso una città aspra, tesa, stridente, ma anche una città che mette energia, che dà carica, che si strugge in attimi di inaspettata bellezza. Parigi è una città che quando meno te lo aspetti, ti prende per mano, ti fa sedere in uno dei suoi tanti bistrot e ti fa cominciare a scrivere. Potrebbe essere la mia risposta definitiva, ma forse no… ci sono altre città, ma certo Parigi è la città in cui ho vissuto che più mi ha ispirato, soprattutto quando non mi aspettavo più niente da lei.

    A.M.: Oltre alla scrittura hai qualche altra passione?

    Marco Incardona: A dire il vero mi piacciono solo cose che a ben vedere hanno stretto connessione con la mia scrittura. Adoro viaggiare, conoscere posti nuovi e fare lunghe passeggiate. Adoro la musica in tutte le sue manifestazioni, ma soprattutto la musica classica. Adoro il filosofo Adorno, ma so che anche questo ha molto a che vedere con la mia scrittura.

    A.M.: Hai in programma qualche altra pubblicazione per il 2012? O delle presentazioni de “Domande al silenzio”?

    Marco Incardona: Per ora voglio spendermi completamente nella promozione del romanzo che ho pubblicato. La sua complessità d’insieme ha bisogno di un tempo relativo per trovare quel corpus di lettori in grado di apprezzarlo e valorizzarlo. Per questo voglio spendermi nella sua promozione, anche perché credo nel valore complessivo di quello che ho scritto. Proverò dunque a fare molte presentazioni del romanzo, oltre a quelle che ho già fatto. Le presentazioni mi piacciono molto, permettono un contatto diretto con i potenziali lettori, e permettono di scoprire la voce e la portata dell’autore. Mi piace questo contatto umano, e mi riempie di gioia e di incredulità il sapere che delle persone vengono per ascoltare la presentazione del romanzo.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Marco Incardona: Per ora ti do questo insegnamento, o pazzo, prima del congedo: “se non si può più amare, si deve passare oltre!”

    Così parlò Zarathustra e passò oltre il pazzo e la grande città.

    Friedrich Nietzsche

    Info:

    [email protected]

    http://www.facebook.com/incardona.marco

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Marco Incardona

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/intervista-di-alessia-mocci-a-marco-incardona-ed-al-suo-domande-al-silenzio/

  • Fotocamere digitali mirrorless compatte e reflex

    Una caratteristica comune, fino a poco tempo fa, di tutte le fotocamere reflex digitali prosumer e professionali era la presenza di uno specchio davanti al sensore digitale che permetteva di deviare l’immagine al mirino superiore. Tutte le fotocamere ad obiettivo intercambiabile erano in pratica fotocamere reflex per una serie di motivi: innanzitutto si preferiva tenere uno specchio davanti al sensore digitale per evitare che la polvere o impurità si depositassero sul sensore contaminandolo. Lo specchio posto appena davanti all’otturatore forniva una protezione all’entrata di corpi estranei nell’area del sensore. Le fotocamere compatte per la loro natura non avevano alcuno specchio caratteristico dei sistemi reflex ma il sensore era posto dietro l’obiettivo ed essendo questo fisso e non rimovibile aveva tutta l’area interna praticamente sigillata e a prova di contaminazione. Solo in questi anni, con l’introduzione di sistemi antistatici particolari e rivestimenti dei sensori più resistenti ai graffi i vari produttori hanno iniziato ad introdurre fotocamere “mirrorless” cioè senza specchio reflex ma con obbiettivi sostituibili. Queste fotocamere hanno tutti i vantaggi delle reflex con in più quelli di una fotocamera compatta essendo il corpo macchina molto sottile. Lo svantaggio è che il sensore, durante il cambio di ottica, è esposto maggiormente alla contaminazione dell’ambiente esterno. Per maggiori informazioni rivolgetevi all’esperto del settore Fotografo Matrimonio Bologna.

  • I differenti tipi di mirino nelle macchine fotografiche

    Nelle macchine fotografiche di oggi, ma anche in quelle del passato, il mirino ha sempre avuto un ruolo fondamentale perché è attraverso di esso che inquadriamo il soggetto che abbiamo deciso di immortalare. Nelle macchine fotografiche tradizionali il mirino è di tipo reflex. Un mirino reflex è costituito da una serie di specchi posti a 45gradi rispetto all’asse dell’obbiettivo che deviano la visione da quell’asse all’asse superiore dove si trova l’oculare del mirino. Quello che vediamo in un mirino reflex è esattamente quello che sta inquadrando l’ottica. Nelle fotocamere più economiche o fotocamere compatte chiamate così per la loro dimensione, l’utilizzo di un mirino reflex è di difficile implementazione. Si è così preferito dotare questo tipo di fotocamere di un mirino definito di tipo galileiano perché equipaggiava anche i primi telescopi inventati da Galileo. Questo tipo di mirino prevede un asse parallelo rispetto a quello dove si trova l’ottica e il sensore o la pellicola. Quello che inquadriamo in un mirino galileiano non è esattamente lo stesso che in quel momento sta “vedendo” l’ottica anche se lo scarto è ridottissimo. Per la sua economicità questo tipo di mirino ha avuto larghissima diffusione. Esiste poi un ultimo tipo di mirino definito mirino a Telemetro che è stato sviluppato dalla Leica negli anni 30 e si è mantenuto in vita fino ad oggi. Nell’era digitale il mirino a telemetro è di esclusivo uso delle Leica M digitali che sono considerate le regine della fotografia. Fotografo Matrimonio Bologna utilizza macchine fotografiche di alto livello per i vostri momenti più importanti.

  • La Vetrina dei Talenti: spazio ai giovani creativi

    Milano, 6 luglio 2012. Un vero e proprio vivaio di talenti, questo è stato l’obiettivo raggiunto da Provincia di Milano e BIC La Fucina attraverso il progetto La Vetrina dei Talenti realizzato col sostegno di Fondazione Cariplo.

    Grazie a questa iniziativa, avviata nell’ottobre del 2010, ai giovani creativi selezionati tramite il bando pubblico Diamo Casa a Dieci Idee Creative realizzato in collaborazione con Afol Milano, sono state offerte opportunità e spazi per dare visibilità alle loro idee, valorizzandole all’interno del contesto socio-economico locale al di là delle strette logiche di mercato.

    I titolari delle prime dieci idee selezionate dal bando pubblico, oltre a ricevere un voucher premio del valore di 1.000 euro, sono stati inseriti in un programma di pre-incubazione presso l’Hub creativo “Creativity Place” di Via Soderini n.24 a Milano e hanno avuto a disposizione tutto il necessario per lo sviluppo dei loro progetti: postazioni di lavoro completamente attrezzate, sale riunioni, servizi di consulenza specialistica, workshop tematici.

    “Concludiamo, con questo evento, le azioni previste dal bando Diamo Casa a Dieci Idee Creative – commenta Paolo Giovanni Del Nero, Assessore allo Sviluppo economico, Formazione e Lavoro della Provincia di Milano –, ma il nostro impegno e interesse nei confronti di questi giovani prosegue. Recentemente è stata realizzata una mostra che è nostra intenzione portare sul territorio in quanto rappresenta un’ulteriore occasione per i creativi, spunto anche per altri giovani che possono conoscere così le opportunità e capire l’importanza di mettere in gioco il proprio talento. L’esposizione, inoltre, è stata pensata per offrire un terreno fertile di confronto, visibilità e affermazione. Vettore, ci auguriamo, per facilitare l’incontro con possibili partner e stabilire sinergie che portino alla realizzazione delle idee selezionate.”

    “Obiettivo del progetto La Vetrina dei Talenti – sottolinea Andrea Mascaretti, Presidente BIC La Fucina – è quello di fornire ai giovani creativi nuovi spazi per esprimere la loro creatività, senza vincoli di tipo economico-produttivo. A questo scopo è stata organizzata una mostra itinerante di idee di giovani creativi ospitata all’interno dei centri commerciali di Coop Lombardia (si è appena conclusa con successo la prima tappa al Centro Commerciale di Piazzale Lodi a Milano, inaugurata il 18 giugno) ed è stato sviluppato un portale www.vetrinadeitalenti.it che si candida a diventare il punto di riferimento per i creativi che nel sito troveranno strumenti, contatti e relazioni per sviluppare i loro progetti.”

    Dopo la prima tappa continua il percorso della mostra dei giovani creativi che è ora ospitata presso l’Urban Center, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano e vi rimarrà fino al 13 luglio.

    Con la piattaforma www.vetrinadeitalenti.it i giovani creativi hanno inoltre a disposizione uno spazio dove poter generare, promuovere e condividere le idee, anche grazie alle segnalazioni e ai voti ricevuti dagli utenti. Per dare maggior visibilità ai progetti inseriti all’interno del circuito, ogni mese viene selezionata l’idea creativa che ha suscitato il maggior interesse tra la comunità risultando così la più votata.


    Milano Metropoli Agenzia di sviluppo ha collaborato alla buona riuscita del progetto “Diamo casa a dieci idee creative e ha deciso di proseguire nel suo impegno attraverso il progetto Inoplace.

    “Inoplace – spiega Carlo Lio, Amministratore Delegato Milano Metropoli Agenzia di Sviluppo – è un intervento comunitario finanziato dal Programma Central Europe per supportare i giovani innovatori. Milano Metropoli, ha deciso di ospitare i vincitori del bando Diamo Casa a Dieci Idee Creative presso il proprio incubatore offrendo loro uno spazio ad uso ufficio o laboratorio dove possano continuare il loro percorso di incubazione.”

  • Le novità editoriali per giugno 2012 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali. La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “La quiete e l’inquietudine”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Poesia e vita”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità per il mese di giugno 2012:

    “Capelli – dentro la mente di un serial killer” di Massimo Bianco

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. “Capelli” ha un inizio soft, in cui l’attenzione è rivolta alla vita di alcuni ultratrentenni legati da un tragico passato. Ma uno di costoro è scosso da intense e tortuose pulsioni di morte, che durante un sanguinoso mese di agosto lo spingeranno a uccidere tre persone nel giro di pochi giorni, segnando per il lettore l’inizio di un’inarrestabile escalation nell’orrore e di un’approfondita introspezione della mente di un pericoloso serial killer, morbosamente attratto dai lunghi capelli femminili. Invece per l’ispettore Ceriale e per il vice commissario Conti sarà una disperata corsa contro il tempo per fermare la catena di delitti. Massimo Bianco scrive senza mezzi termini, con uno stile deciso e vincente, nonché avvincente, intrigante, dalla capacità di stupire, trascinare e coinvolgere. (…) Oltre a essere un thriller ben fatto ed equilibrato, “Capelli” è anche introspezione, argomento inerente alla devianza mentale, un filo sottile che si avvicina a temi attualissimi come la sessualità malata e sconfinante nella maniacalità, patologia che sfocia nell’assassinio, nelle aberranti conseguenze. (…) In “Capelli” è il serial killer il vero protagonista, non i poliziotti che gli danno la caccia, nonostante ovviamente costoro abbiano comunque ampio spazio.

    “Nudo d’Amore” di Antonio Pelliccia.

    Collana “Trasfigurazioni”. Il tema dell’assenza della donna amata e dunque di una salda ragione di felicità nella vita è l’essenza della raccolta “Nudo d’Amore”, è un’assenza ossessiva che viene celebrata nelle liriche come se fosse tutto ciò che all’Io Poetico resta: l’assenza. Non troviamo, dunque, dei miseri pianti causati dall’allontanamento dell’amante ma, bensì, una realtà altra che si ciba di questa assenza, che realizza il suo vivere, e dunque la sua esistenza, proprio in questa mancanza idilliaca di un amore, di una figura al suo fianco che possa sostenerlo nel momenti ardui ed incostanti. L’Io realizza delle invocazioni alla mancanza come possiamo ben analizzare in liriche come “Lamento”:
    “La tua assenza/ è il mio canto,/ la mia sola ragione,/ la tua assenza/ è il rimpianto sofferto/ del mio tempo,/ una lama che m’infiggi/ nel petto/ e la ferita/ che mi sanguina ancora./ La tua assenza/ è il profumo di fiore/ dei giorni di dolore,/ l’unico fuoco/ che accende le mie ore,/ la tua assenza/ è il rosario che sgrano,/ semina di un ricordo/ per il tuo ritorno.”
    Ma in “Nudo d’Amore” incontriamo anche uno spirito in continuo cambiamento che desidera conoscere il diverso, ciò che ancora non comprende, viaggiare in posti esotici, vedere metropoli lontane, percepire villaggi, assistere a mutamenti climatici, porsi nello sguardo dell’altro, dello sconosciuto per apprendere e portare avanti la trasformazione della percezione tanto cara all’Io, il quale abbisogna di definirsi e scomporsi in ogni istante del suo esistere.

    “Morgete fragranze incise d’agave” di Mario Raso

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Il titolo “Morgete fragranze incise d’agave” è naturalmente ispirato al mio patrimonio genetico ereditato dai miei avi in terra di Morgetia dall’eroe Morgetio condottiero del leggendario re Italo che, appunto, diede nome agli abitanti gli italici anticamente vissuti sulla parte estrema dello stivale ricca di cultura pre-ellenica, l’attuale provincia di Reggio Calabria nella quale crebbe l’odierna amata terra nostra nominata Italia. Fragranze sono i gusti del bergamotto degli ulivi secolari, dei boschi di castagni del parco nazionale d’Aspromonte dove il mio paese è incastonato al centro sul terrazzo da dove si scorge il Tirreno e le isole Eolie quando c’è bel tempo, dei tramonti viola del profumo dei due mari che baciano i fianchi delle costa, del miele d’arancio che mi porto nel cuore e nell’anima. Incisa d’agave perché i primi 18 anni li ho vissuti nella mia amata Cittanova e, l’agave è una pianta anche mediterranea, che fiorisce dopo diciotto anni circa. Il mio Entusiasmo poetico nato dal piacere per un amore immaginato, per un ricordo affiorato all’improvviso, per un segno ancestrale di preghiera come di ringraziamento quanto di immaginazione, per un viaggio col mito ellenico o nordico, oppure dell’estremo oriente o, rivelato da urla del mondo della natura e, anche dell’istinto primordiale di parlare col Creatore, porta l’estro a scatenarsi dall’inconscio.

    “Cor core in pace” di Andrea Furbini

    Collana Poesia. Dalla prefazione di Marco Baldini: Ho conosciuto Andrea Furbini qualche anno fa e subito ho visto in lui del talento. L’ho preso con me in radio e per un anno abbiamo dato vita ai “pensieri di Cassandrino”, uno spazio della mia trasmissione del mattino che andava in onda tutti i giorni. Sono stato colpito dalla facilità che Andrea ha di sintetizzare le situazioni, i fatti di cronaca e anche i sentimenti e trasporli in rima; che siano sonetti, monologhi o piccole poesie. Lo stile è quello dei poeti romani di una volta, quelli che attaccavano alle statue di Roma la loro satira contro i potenti, il malcostume e i soprusi. Erano un po’ la “radio” di quel tempo, il termometro dell’umore del popolo e il loro stile era graffiante, diretto e dotato sempre di un sottile umorismo. Se mi avessero letto una composizione di Andrea e mi avessero detto che era una poesia del XIX secolo, non avrei avuto difficoltà a crederci perché lo stile è quello e non è frutto di studi, anche se Andrea legge molto, bensì di dote naturale, di una magica alchimia che fa sì che un uomo del XXI secolo riesca a scrivere e a pensare come quei poeti di due secoli prima descrivendo l’attualità dei giorni nostri. è per questo che Andrea ha scelto come pseudonimo: Cassandrino, un’antica maschera tipica di quel periodo, divenuta burattino nel XIX secolo (funzione che ebbe anche il burattino di Rugantino), non solo per scrivere ma anche per recitare le sue composizioni nelle osterie, nelle piazze e nei teatri improvvisati come facevano una volta gli artisti di strada.

    “Transiti diversi” di Antonio Pelliccia, Claudia Piccinno, Alessio Salvini, Maria Luisa Lamanna

    Collana “Trasfigurazioni”. Varcare le soglie del verso, insistere sulle particolarità dell’espressione, metabolizzare i pensieri riuscendo a ricavarne immagini condivisibili, rimembrare delle storie esistenti solamente nella memoria, ed infine sottolineare il tutto con una acuta cura della sonorità. Il titolo della raccolta poetica “Transiti diversi” è un calembour che simboleggia il movimento che avviene nella creazione letteraria con l’assembramento dei sintagmi nominali e verbali; dei movimenti diversi dunque, in quanto i quattro autori presenti operano utilizzando stili poetico differenti; ed infine è da intendersi come un transito di-verso e dunque un passaggio da un verso all’altro che si materializza in modo totalmente fluido e naturale. Antonio Pelliccia con “Canzoni d’inverno”, Claudia Piccinno con “Potando l’Euforbia”, Alessio Salvini con “Il canto della sera” e Maria Luisa Lamanna con “Tre brividi soltanto” sono i protagonisti di questo incedere di-verso che omaggia la laboriosità delle emozioni.

    “Petali di clessidra” di Gastone Cappelloni

    Collana “Trasfigurazioni”. Fra amici si dicono a volte cose importanti. Si tratta di quegli attimi di vita quotidiana che rimangono sospesi nel tempo, con la sensazione che non ci saranno molte altre occasioni del genere. Questa poesia è tutta fatta di atmosfere legate ai nostri giorni, ma contemporaneamente ha qualcosa di incorporeo ed infatti sono quasi assenti gli oggetti, con la loro carica consolatoria. Gastone Cappelloni alla ricerca di autenticità ci suggerisce alcune soluzioni per andare avanti, con il suo tono incantato, ironico, scanzonato, amichevole! Postfazione di Giancarlo Lepore.

    “Senza titolo” di Christian Iacomucci

    Collana Heroides. In questa raccolta c’è un canto senza labbra, una musica senza suono, una silloge senza titolo. Che io motivo così: “Quando il metodo sarà infine trovato, non è detto che non me ne disfi e m’interrompa. La lunga distanza porta inevitabilmente con sé un mediocre suicidio d’oltranza. E cominciare altrove”. Ed è esattamente ciò che esalta il libro a una potenza bellissima, fenomenale e luminosa. Christian Iacomucci non è il canuto personaggio che potrebbe venirci in mente leggendolo, anzi, è giovane, non ha nemmeno raggiunto i trent’anni, e se non lo dicessi nessuno lo penserebbe. Questo lavoro sembra lo scritto elaborato di un veterano, di una persona estremamente saggia e navigata, magari un anziano professore in pensione, uno che ha avuto modo di leggere molto, di documentarsi, di esperimentare.

    “Emozioni” di Anna Corsi

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. Ecco Anna Corsi nella veste di poeta. La conosciamo come quella signora senza età che tanto ci ha appassionati con la storia della sua vita, i dettagli di tanti anni vissuti nel tortuoso cammino della guerra durante il quale non sono mai mancati il sorriso, l’amore, la speranza. Di tutto quanto letto di questa Autrice, non da meno Il libro di Anna, suo primo lavoro, ne abbiamo tratto molta forza, esemplare oserei dire, la potenza con cui la Nostra scrive, trasmettendo moltissimo coraggio a qualunque lettore. È bello e fa bene dentro attraversare i racconti della Corsi.

    “Demoni in soffitta” di Donatella Canepa

    Collana “Trasfigurazioni”.

    È una comune notte come tutte le altre,
    ma non riuscite ad addormentarvi.
    Sentite qualcosa che si smuove dentro di voi.
    Qualcosa che si muove per la soffitta di casa.
    Stasera non avete letto Dylan Dog.
    Salite le scale, impauriti.
    Il rumore persiste.
    Aprite la porta tremando.
    Vi guardate attorno
    Non c’è nessuno.
    Neanche un topo.
    Ma i rumori aumentano, vi frastornano la testa.
    Una vecchia cassapanca.
    Si muove.
    Con la lentezza di un sogno.
    Cercate di scendere e di tornare a letto.
    Domani sarà mattina.
    Domani si andrà a lavoro.
    È solo un sogno.
    Ma qualcosa di più forte,
    di inspiegabile vi spinge verso la cassapanca.
    Non è una fattore esterno, è qualcosa che viene da dentro di voi.
    Siete voi che portate la vostra mano ad aprirla.

    “Nelle meditate attese” di Alfonso Graziano

    Collana “La Quiete e l’Inquietudine”. È sempre un onore ma anche un onere accettare di tenere a battesimo l’opera prima, non che l’Autore in questione mai abbia editato, ma tale è- in verità- il suo primo libro: speziato sì di aromi, di muschio, di ambra e rugiada per il suo senso estetico, del bello, intriso di tenerezza, ma anche un atto di sincera ribellione, di nausea per un mondo volgare, incapace di accettare le «exis», le esigenze umane ma pronto a reprimerle. Da cui la violenza morale, psicologica di una società insensibile e massificata, votata all’utilitarismo più bieco (vedi Violenza ) che in tal journal intime, in tale diario di bordo, sembrerebbe stonare a prima vista, ma non è così. Tutto il libro di Alfonso Graziano è coerente al suo dettato poetico. Se la poesia è voce interiore che reclama e dice (non parla solamente e la differenza è sostanziale) della nostra esperienza esistenziale in senso lato, il Nostro Autore non poteva ingannare la propria coscienza, proprio in quanto guidato da quella voce interiore che si riflette e si espande nella parola, nel verbum. Egli non poteva tacere anche i lati negativi che incontra un’anima bella con il macrocosmo, il fuori di noi, il più delle volte costruzione umana, sociale. Alfonso Graziano dipana la trama originaria del suo essere in questo libro poetico, non silloge semplicemente. Troviamo quindi gioia, dolore, stupore, meraviglia e amore che solo certi spiriti eletti hanno avuto in dono dall’ispirazione di sondare, di esplicare con forma ineccepibile.

    “La via dell’ignoto – riverberi d’ignoto” di Haria

    Collana “Supernal Armony”. Prima parte. Allegato cd musicale.

    Rupe Mutevole Edizioni sarà presente ad ottobre alla Fiera Internazionale del Libro di Milano:

    http://oubliettemagazine.com/2012/05/15/rupe-mutevole-edizioni-partecipa-alla-fiera-del-libro-di-milano-dal-26-al-29-ottobre-2012/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    ([email protected])

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/07/04/le-novita-editoriali-per-giugno-2012-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • PREMIO NABOKOV – EDIZIONE 2012

    P R E M I O N A B O K O V P E R O P E R E E D I T E

    PREMIONABOKOV.WORDPRESS.COM

    E d i z i o n e 2 0 1 2

    Il concorso con in palio premi in servizi editoriali per un ammontare di 6.390,00 euro per i 15 finalisti

    Scadenza: 30 ottobre 2012

    Art. 1 – Il Premio Letterario Internazionale Nabokov nasce per sostenere e promuovere le opere edite, dando visibilità alle stesse e ai suoi autori. Il Premio è aperto ai libri di narrativa, di saggistica e poesia editi in Italia.

    Art. 2 – Sono ammessi all’esame della giuria lavori editi (quindi pubblicati da una casa editrice, con numero ISBN) in lingua italiana.

    Art. 3 – Al Premio possono partecipare scrittori e poeti di tutte le nazionalità e senza limite di età, inviando nei termini stabiliti dal presente regolamento le opere di cui agli articoli successivi.

    Art. 4 – Il Premio Letterario si articola in tre sezioni: Narrativa, Saggistica e Poesia.

    Art. 5 – Due (2) copie di ogni libro partecipante dovranno essere inviate con allegata nota con indirizzo, numero telefonico, codice fiscale, e-mail e firma dell’autore alla segreteria del Premio Interrete Agenzia Letteraria, Via Milano 44, 73051 Novoli, Lecce entro il 30 ottobre 2012 (farà fede il timbro postale).

    Art. 6 – Consistenza del premio:

    Sono previsti premi in servizi editoriali per un ammontare di 6.390,00 euro per i 15 finalisti (5 per sezione).

    I premi assegnati sono:

    · pubblicazione di un manoscritto in ebook con AbelBooks – www.abelbooks.net (assegnato al vincitore di ogni categoria);

    · Ufficio stampa professionale a tutti i libri dei 15 finalisti;

    · Pubblicazione della recensione con una breve intervista su un numero cartaceo de Il Giornale letterario interamente dedicato al Nabokov. Premio assegnato a tutti i 15 finalisti con invio di 50 copie ciascuno..

    La presentazione dei libri vincitori avverrà a Novoli (Lecce), in un incontro tra gli autori. I vincitori riceveranno targhe, mentre tutti i finalisti, attestati di merito. Gli elenchi dei vincitori saranno poi inseriti on-line nei più importanti siti di letteratura in internet.

    Art. 7 – Il giudizio della Giuria è insindacabile. La Giuria è presieduta ogni anno da Piergiorgio Leaci e composta tra gli altri, da Massimo Lerose (scrittore e attore) e Damiano Celestini (giornalista).

    Art. 8 – La partecipazione al Premio Letterario Internazionale Nabokov implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento.

    Art. 9 – La quota di iscrizione è fissata in 20,00 euro da versare su postepay carta n.° 4023600568943528 intestata a Piergiorgio Leaci, LCE PGR 74L28 E506 K oppure in contanti in una busta chiusa.

    ART. 10 – Tutela dei dati personali. In relazione a quanto sancito dal D.L. 30 giugno 2003 n° 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, si dichiara quanto segue:

    Ai sensi dell’ART. 7-11-13-25: il trattamento dei dati personali dei partecipanti, fatti salvi i diritti di cui all’Art.7, è finalizzato unicamente alla gestione del premio. Tali dati non saranno comunicati o diffusi a terzi a qualsiasi titolo.

    Ai sensi dell’ART. 23: con l’invio degli elaborati con i quali si partecipa al concorso allegare il consenso scritto espresso dall’interessato al trattamento dei dati personali.

    La ricevuta del versamento o la busta vanno allegate all’invio del materiale in concorso.

    Per informazioni:

    Segreteria Premio Letterario Nabokov

    www.interrete.it – [email protected]

    info line: 327.08.63.013

  • PREMIO NABOKOV eBOOK- EDIZIONE 2012

    premiPremio NABOKOV eBook

    Edizione 2012

    Nasce, legata al prestigioso premio Nabokov, una sezione dedicata agli eBook. Infatti, il mondo del libro sta cambiando e gli ebook si presentano come un’innovazione per le magiche pagine dei libri. Il Premio Nabokov, seguendo le dinamiche del sistema editoriale, offre una nuova visione del mondo della lettura e lancia un Premio letterario per premiare i nuovi autori del domani. L’apertura di nuovi meccanismi permetterà, infatti, a nuovi e mai scoperti talenti di poter salire alla ribalta. E questo grazie ad un nuovo modo di produrre e vendere i libri. Da questo presupposto prende avvio il Premio NABOKOV eBook 2012 che è rivolto a tutte le opere di narrativa, saggistica e poesia edita e inedita in lingua italiana.

    Ecco il regolamento.

    Art. 1 – Sono ammessi all’esame della giuria manoscritti editi in versione ebook e inediti in lingua italiana, accompagnati da una dichiarazione sulla paternità dell’opera. Romanzi, racconti, poesie o saggi.

    Art. 2 – Una copia di ogni manoscritto inedito o file edito dovrà essere inviata per via elettronica con allegata nota contenente sinossi, indirizzo, numero telefonico, codice fiscale, e-mail, all’indirizzo: [email protected]

    La segreteria del premio è, infatti, a affidata all’agenzia letteraria Interrete che già cura quella del Nabokov.

    Scadenza del bando: 30 settembre 2012.

    Art. 3 – Consistenza del premio – L’opera migliore, una per ogni sezione, sarà premiata con:

    Se inedita: pubblicazione digitale del libro (.pdf, .epub, .mobi) con la casa editrice Abel Books.net, con assegnazione di numero ISBN e garanzia di una distribuzione nazionale attraverso importanti bookstore (Bol.it, Bookrepublic, Mediaworld, DEAstore, Amazon, AppleStore e molti altri ancora). Il contratto di edizione è visibile sul sito: www.abelbooks.net.

    Inoltre recensione dei libri vincitori saranno pubblicate sul Giornale letterario e nell’allegato “novità” della rivista letteraria Prospektiva.

    Se edita: ogni vincitore riceverà un Ebook reader.

    Art. 4 – Il giudizio della Giuria è insindacabile. La Giuria è presieduta da Piergiorgio Leaci.

    Art. 5 – Interrete Agenzia Letteraria si riserva la possibilità di stipulare successivamente accordi di rappresentanza e consulenza editoriale con gli autori delle opere più meritevoli inedite.

    Art. 6 – La partecipazione al Premio NABOKOV eBook 2012 implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento.

    Art. 7 – La quota di iscrizione è fissata in 10,00 euro da versare su postepay carta n.° 4023600568943528 intestata a Piergiorgio Leaci, LCE PGR 74L28 E506 K oppure in contanti in una busta chiusa da inviare a Interrete Agenzia Letteraria – Via Milano 44 – 73051 Novoli (LE).

    Art. 8 – Tutela dei dati personali. In relazione a quanto sancito dal D.L. 30 giugno 2003 n° 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, si dichiara quanto segue:

    Ai sensi dell’ART. 7-11-13-25: il trattamento dei dati personali dei partecipanti, fatti salvi i diritti di cui all’Art.7, è finalizzato unicamente alla gestione del premio. Tali dati non saranno comunicati o diffusi a terzi a qualsiasi titolo. Ai sensi dell’ART. 23: con l’invio degli elaborati con i quali si partecipa al concorso allegare il consenso scritto espresso dall’interessato al trattamento dei dati personali.

    Per informazioni:

    Segreteria Premio Letterario Nabokov

    Premionabokov.wordpress.com

    www.interrete.it – [email protected]

    info line: 327.08.63.013

  • C’ero, una volta: un dialogo tra una donna e la sua innocenza. Dal 17 luglio a Milano.

    C’ERO, UNA VOLTA

    Mostra personale di Anna Caruso

    A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto

    Dal 17 al 28 Luglio 2012

    Galleria Famiglia Margini – via Simone D’Orsenigo 6 – Milano

    Vernissage: 17 Luglio ore 18.30

    [Dj Mantra + Performance]

    Ingresso libero


    La galleria Famiglia Margini di Milano conferma il suo intuito curatoriale nella scelta degli artisti e il 17 luglio 2012 alle ore 18:30 presenta, presso gli spazi di via Simone D’Orsenigo 6, la personale dell’artista milanese Anna Caruso dal titolo C’ero, una volta: un dialogo interiore ed esteriore, con l’umanità, con chi osserva, con l’arte stessa.

    Onirismi che si sbucciano tra gli spigoli della contemporaneità: sono le fiabe esplose di Anna Caruso. Fiabe in cui la trama si interrompe e l’eroina è strappata dal contesto narrativo per ritrovarsi, letteralmente teletrasportata, in una dimensione che non le appartiene. È quel singhiozzo della storia, che arriva come un sussulto sismico e la spiazza, la infrange, la disorienta.

    Anna Caruso pone come principale operazione della sua azione pittorica una decontestualizzazione di evidente matrice duchampiana, e se tra le pagine di Carroll, Perrault o dei Fratelli Grimm i buoni vincono o si salvano, e tutti finiscono per vivere felici e contenti, questo non è esattamente quello che accade nelle opere della Caruso. Alice, il Bianconiglio, Cappuccetto Rosso, Biancaneve descrivono solitudini smarrite nell’irrealtà di un mondo che ha perso la capacità di ‘sentire’. E se l’arte è soprattutto visione, come affermava Jean Dubuffet, le visioni metropolitane di Anna Caruso si animano di personaggi simbolici, per indagare i vuoti del nostro tempo. Con pennellate di colore acrilico accostate e giustapposte su tele preferibilmente serigrafiche, Anna dà vita ad un mondo dentro al mondo: una tecnica dinamica che le permette di costruire, con grande rapidità, architetture e anatomie, sovente colte in prospettive grandangolari.

    La scelta di decontestualizzare proprio le eroine di fiabe popolari, scaturisce dalla sua esperienza nel Cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play), gioco di origine giapponese che consiste nell’indossare costumi di personaggi della cultura manga, degli anime, o delle fiabe. Ho iniziato – racconta Anna – giocando a travestirmi da Alice. E questa Alice ha riportato a galla la bambina che un tempo sono stata e che ho ancora dentro. Nei panni di Alice ho scoperto che l’apparente dissonanza tra quel costume e il contesto urbano può invece simboleggiare l’attuale condizione dell’artista, sempre in qualche modo fuori luogo, baconianamente ingabbiato in una realtà deformante e asfissiante. Ma proprio per questo capace di raccontarla.

    E così, in un gioco creativo, si è aperto un dialogo tra una donna e la sua innocenza: la bambina delle fiabe ha parlato all’artista in divenire.

    “Una volta, io ero.

    Non un frammento, ma l’intero. Ero il sogno, compatto, che non temeva la realtà.

    Ero il cuore di una fiaba. La bambina, la principessa. L’anima. Lo specchio nascosto in ogni stagno. La voce e la visione. L’infrangibile magia di una storia senza tempo.

    Percorrevo i sentieri dell’innocenza, cercando luoghi di stupore. Poi, un giorno qualunque di un anno che non c’è, cerca, cerca… cammina, cammina… inseguendo un inganno ho smarrito la strada. Pollicino senza briciole, non l’ho più ritrovata!

    Tutt’intorno non era bosco e non era notte. E non era neppure la luce lontana di un tunnel aperto al di là di una tana. Era rumore, piuttosto. Era un eccesso di luci e colori. Un caleidoscopio di vetri e ridondanti fluorescenze. Era un tempo che non abita le fiabe. Era un’altra vastità. Sconosciuta e spaesante. Una dimensione capovolta, nella quale ero piombata all’improvviso. Come catapultata da un singhiozzo della storia. Forse per errore. Forse per capire. Forse per aprire un dialogo tra questo mondo e il mio.

    Sullo sfondo di questo frastuono, la mia voce si racconta ancora. Rotta, come un giocattolo in disuso.

    Ma tra i lacerti, ritrovo l’intatto cuore di una fiaba.”

    Anna Caruso

    Special Guest: I MOSTRI DI FILO

    Goldie, Monsieur Crabe, Madame Pelosino… Due lunghe gambe e labbra smaltate, in equilibrio sui tacchi non sono meno sensuali di una tazzina ricoperta di pelliccia.

    Parimenti impellicciati, parenti della tazza di caffè di Meret Oppenheim. “Colazione in Pelliccia”. Sembrò assurdo prendere il caffè in questa celebre opera d’arte, prima ancora che fosse internata in un Museo.

    Santo Cottolengo, Giuseppe Benedetto Cottolengo.

    Ospiti del Cottolengo sfrattati che hanno deciso di trascorrere le loro vacanze estive in galleria Famiglia Margini.

    Mostri mostruosi! Monstrum, parola antichissima per definire quell’essere meraviglioso venuto da lontano, usata dagli antichi romani con felice stupore fino al giorno dell’arrivo dei popoli barbari.

    Scherzi della natura e dinamiche interdette si mettono in scena nella triplice azione di pulsione e repulsione …suspense. Prodigiose creature da rapire con un piglio feticista.

    Filippo Corato, alias FILO, e i suoi Mostri nascono attorno ad un palloncino come i sogni di un fanciullo che recupera la magia in piccoli pezzettini di materia abbandonati, e li rende preziosi con squisiti giochi di fantasia.

    SCHEDA TECNICA

    C’ERO, UNA VOLTA

    Mostra personale di Anna Caruso

    A cura di Giovanna Lacedra e Grace Zanotto

    Dal 17 al 28 Luglio 2012

    Vernissage: 17 Luglio ore 18.30

    [Dj Mantra + Performance]

    Galleria Famiglia Margini – via Simone D’Orsenigo 6 – Milano

    Ingresso libero

    Info:

    Orari: da martedi a giovedì dalle 14 alle 20 e su appuntamento chiamando il numero 328 7141308

    Web: www.famigliamargini.com

    Mail: [email protected]

    Ufficio stampa FLPress

    Flavia Lanza

    Mail: [email protected] [email protected]

    Ph: +39 340_9245760