Categoria: Arte e Cultura

  • Al Complesso dei Dioscuri al Quirinale, dal 15 al 30 maggio, una mostra racconta Vittoriana Benini, l’artista delle bambole

    Roma, 4 maggio 2013 – Dal 15 maggio il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale rende omaggio a Vittoriana Benini con la mostra dal titolo “Vittoriana Benini – Intima atmosfera del reale”, in programma nella splendida cornice di Via Piacenza 1 fino al 30 maggio prossimo (dal lunedì al sabato, con orario 10.00-13.00 e 14.30-18.00 e ingresso libero). L’esposizione – che nasce da un progetto ideato da Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore responsabile del periodico Segni d’Arte e da Maurizio Fallace, già Direttore Generale del MIBAC per gli Istituti Culturali, Biblioteche e Diritto d’Autore e che è stata patrocinata dal MIBAC – Direzione Generale per le Biblioteche, gli Istituti Culturali e il diritto d’autore, dalla Presidenza del Consiglio Regionale, dal Comune di Mordano e dal Municipio I – Centro Storico di Roma Capitale – offre al grande pubblico la possibilità di conoscere uno spaccato importante della vasta e ricca attività pittorica di Vittoriana Benini e di ammirare da vicino i lavori di un’artista che ha raggiunto un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale, ottenendo riconoscimenti significativi.

    Pittrice e scultrice dalla spiccata sensibilità, ma anche grafica e disegnatrice, Vittoriana Benini è dotata di un talento non comune, che l’ha resa capace, pur attenendosi ai valori ereditati dalla tradizione, di elaborare un linguaggio proprio, sia per le tematiche e i soggetti trattati che per le soluzioni pittoriche adottate, in grado di esprimere sentimenti ed emozioni che trovano il proprio spazio tra il presente della vita quotidiana e la memoria. In questo contesto i suoi quadri rappresentano una vetrina dei sogni in cui la pittura dell’artista – caratterizzata dai colori ricchi di vibrazioni timbriche, ma delicata, morbida e amabilissima nell’approccio con chi la osserva – seppur ancorata alla percezione dell’infanzia, la dilata su scala universale facendone un’intera costruzione figurativa.

    La mostra, egregiamente curata da Nicolina Bianchi, punta a raccontare la prorompente forza creativa della Benini attraverso un’ampia raccolta di lavori, circa 50 opere, che rappresentano un interessante viaggio all’interno delle tematiche della sua produzione. Così accanto alle tante tele che celebrano la donna in una condizione familiare e domestica “dove – per dirla con le parole di Vittorio Sgarbi – sono presenti malinconia, dolore, insoddisfazione, indifferenza nel senso di Alberto Moravia”, si impongono all’attenzione dello spettatore anche pagine autobiografiche e quadri in cui, ad essere ritratti, sono bambini e pagliacci, fiori e nature morte, anziani e contadini fino ad arrivare alle amate bambole, in quest’occasione celebrate anche con una preziosa raccolta di esemplari antichi la cui presenza sottolinea ulteriormente l’amore della pittrice per questo giocatolo, metafora dei più importanti sentimenti e valori della famiglia e della vita.

    Nata a Imola nel 1941, Vittoriana Benini inizia a disegnare e a dipingere giovanissima, tanto che già in quinta elementare vince il primo di una lunga serie di premi e riconoscimenti. Negli anni ’70, dopo aver comunque perfezionato il disegno tecnico e quello a mano libera, si iscrive alla “Scuola di arti e Mestieri” di Massalombarda e all’ “Accademia di Belle Arti” di Ravenna, dove è allieva dei Maestri Folli, De Grada, Spadoni, Zancanaro e Caldari, e si dedica allo studio del corpo umano e particolarmente alla figura femminile. Oltre che quello di Massalombarda e Ravenna, l’artista continua ad avvertire il clima del contesto imolese, animato fino alla metà del ‘900 da artisti di tradizione, quali Amleto Montevecchi, Tommaso Della Volpe e Anacleto Margotti, ma intrattiene anche rapporti con Rossi, Ruffini e Gottarelli, che le danno l’apertura mentale per crescere. Dopo un periodo dedicato all’insegnamento, Vittoriana Benini si indirizza verso la grafica pubblicitaria. Negli anni ’80 decide, poi, di raccogliersi in sé stessa e rielaborare quanto acquisito dagli studi accademici per fonderlo con la preesistente ispirazione soggettiva. Nel decennio successivo arriva a definire una tematica propria nella quale un ruolo di primo piano è affidato alla donna, figura dalla profonda forza interiore consacrata in una condizione che, come scrive Vittorio Sgarbi, ”è la condizione della donna nella storia, una storia che è fatta non combattendo, non facendo la guerra, ma attraverso la costruzione e l’educazione dei figli”.

    Accanto alla figura femminile, acquisisce un ruolo da protagonista la bambola. E’ questo un ciclo di lavori importante in quanto con esso viene in luce la capacità dell’artista di compiere il gesto pittorico con minuzia e con notevole intensità intimistica. “L’idea della bambola – come scrive anche Claudio Strinati nella sua presentazione a catalogo – sembra infatti la vera chiave di lettura di tutto il mondo poetico dell’artista”, un mondo che vede partecipe anche il passato che ritorna, un’umanità fatta di clown, teatranti da strada e maghe capaci di predire la sorte, una carrellata di personaggi che si perdono nella nostalgia. A consacrarla, nel 1997, la mostra “Women and Dolls” alla prestigiosa Feirligh Dickinson University negli Stati Uniti, e l’anno successivo l’esposizione in Arkansas, all’Art Foundation Hot Spring. Nel 2000 l’artista inizia un nuovo percorso: “tra sogno e realtà” e “il teatro della vita”, nel quale si alternano artisti di strada, clown e personaggi del circo. A queste tematiche si affiancano presto quelle rappresentate dalle “vecchie cartoline”, rappresentazioni pittoriche che legano il passato al presente attraverso personaggi reali e di sogno. La sua continua evoluzione la porta nel 2008 a una nuova ricerca della tridimensionalità, nei volumi, nelle luci e nelle architetture dove i suoi personaggi prendono vita. Intanto negli Stati Uniti cresce la notorietà di Vittoriana che registrata un ottimo successo di pubblico e di critica alla mostra in Texas. Significativo anche il successo ottenuto con l’esposizione all’Ambasciata alla Repubblica Araba d’Egitto e quello dell’anno successivo a Palazzo Barberini. Dopo l’ennesima esposizione in Texas, nel 2010, Vittoriana registra un ottimo riscontro anche all’evento ADMO al Palazzo Ducale di Sassuolo (Mo).

    Di lei hanno detto:

    “(…) L’idea della bambola sembra infatti la vera chiave di lettura di tutto il mondo poetico dell’artista. “Mondo”, è lecito definirlo perché Vittoriana Benini ha fortissimo il senso della famiglia e della sua trasposizione pittorica. Dipinge sempre, si sarebbe tentati di dire, un solo soggetto che è, appunto, la sua famiglia, ma logicamente questa famiglia in parte è quella vera, della vita reale, in parte è quella della fantasia della bambina in grado di animare le cose e le persone stesse intorno a lei, secondo un progetto fantastico da giudicare più come quello depositato nella mente che come quello della concreta esistenza. Tutti i personaggi rappresentati da Vittoriana sono in effetti, dal punto di vista pittorica, “pupazzi”. Lo sono le bambole, ovviamente, ma anche le persone autentiche, ma tutti sono presi dall’autrice e immessi in quella specie di teatrino che riguarda tutta la sua parabola di artista e il suo modo di pensare e di esprimersi in pittura ricorda in qualche modo quelle domeniche in cui qui a Roma da bambini andavamo vedere il teatro dei burattini sulla piazzetta del Pincio (…). Vittoriana è rimasta come ancorata a questa percezione dell’infanzia e la dilata su scala universale facendone una intera costruzione figurativa. Anche un po’ inquietante, a volte, sempre l’essere umano è affascinato da quel crinale, per l’appunto preoccupante, che separa l’animato dall’inanimato. La statua che prende vita, il quadro che si muove, il fantasma che trapela nel buio. (…).La pittura di Vittoriana è poeticamente atteggiata, delicata, morbida, con una punta di voluta ingenuità che la rende gradita all’ osservatore e amabilissima nell’ approccio. Eppure una qualche durezza resta latente nel suo delicato universo poetico. Ma è ben logico e, se possibile, ancor più coinvolgente per chi guarda. Perché questa arte non è un banale incantesimo né un bamboleggiante ammiccamento a un’ idea di arte “naif” e in definitiva marginale, ma è un interessante scandaglio lanciato nel profondo pur nella ferma intenzione di tenersi, nell’ ambito della stesura pittorica, su una superficie che non vuol dire superficialità ma morigeratezza dell’ eloquio. Non è male come lezione inevitabilmente impartita dall’ artista ai suoi ammiratori. Si è parlato per lei di una pittrice che si pone il problema del significato della femminilità. Non è un osservazione fuori di luogo ma anzi è una porta di accesso molto diretta a questa arte, intima ma di larghe vedute e di acute idee.”. (Claudio Strinati)

    “L’incontro con la pittura di Vittoriana Benini è un incontro felice. Perché si tratta di una pittrice che sa dipingere e dipinge, non sceglie altre strade. Quindi, facendo proprio l’assioma che l’arte è una promessa di eternità, persegue la tradizione della pittura come capacità di esprimere sentimenti, emozioni e visioni. Quella tradizione secondo la quale la vita quotidiana è fondamento dell’arte, in quanto ogni opera d’arte, come ogni essere umano, ha una propria individualità specifica, che è poi il mistero del suo rapporto con l’atto creativo da cui è nata l’opera stessa. Nella sua pittura calda e pastosa, prevalgono le figure femminili, le figure dei bambini e delle bambole. Forse questo ha un significato che andrebbe approfondito in termini psicoanalitici e psicologici più che in termini critici in quanto si percepisce che l’idea che il dominio di questi dipinti sia non il potere dell’uomo, ma la gentilezza o l’antipotere della donna nella sua dimensione domestica, dove i bambini, che hanno la loro formazione grazie alle donne, rappresentano una posizione intimamente e profondamente femminista espressa da una donna che, probabilmente, non è femminista nella sostanza ideologica ma che ritiene che il ruolo della donna sia un ruolo importante, per cui per la Benini la pittura deve consacrare non un ritratto di una donna importante, protagonista, ma piuttosto deve consacrare una condizione che è la condizione della donna nella storia. (…) La sua è un’analisi emotiva, lirica, personale, dove la profonda umanità e la dolcezza dello sguardo intenso e penetrante fanno trasparire parte della vita interiore, dei sentimenti e delle emozioni della donna rappresentata, che assurge a modello di bellezza. Come Modigliani ha rappresentato il simbolo della bellezza femminile nella pittura, dell’eleganza, della grazia, così Vittoriana Benini rappresenta la bellezza femminile fatta di dolcezza, di poesia, di quei sentimenti puri che si traducono in emozioni. E’ una bellezza inaccessibile come la dolcezza delle parole e della musica, come il corpo femminile, come il rigoglio della natura, come l’eternità del tempo.” (Vittorio Sgarbi)

    “(…) Si respirano gli umori della buona pittura nello studio di Vittoriana Benini, due stanze incastonate nella sua antica casa di Mordano, una piccola oasi immersa nel verde della pianura romagnola. Sparsi in questo ambiente di suggestivo disordine artistico, scaldato da una luce distesa che filtra dall’esterno attraverso la finestra, libri, souvenir, bianchi cavalli a dondolo di legno, piccoli specchi ovali di antiche tolette riflettono una coinvolgente atmosfera ovattata che si distilla nella quiete, quasi in un lirico raccoglimento d’ispirazione. E poi le bambole, le tante bambole d’epoca, di pezza, di cartapesta. Bambole, dolci modelle dagli occhi stupiti, curiosi, divertiti, commossi, molto spesso ammassate le une alle altre come cantori di un grande concerto, che affollano le sue tele, senza mai peraltro alterarne la presenza di piani o personaggi diversi. E’ qui che Vittoriana ancora riesce magistralmente ad inventare quella girandola di personaggi di oggetti e colori che si fondono nel suo ideale universo e nelle sue tele come legati da un’intima intonazione materica. Ogni cosa apporta all’opera l’evocazione di una straordinaria serenità e di una delicata purezza. Ci commuovono quelle maternità di tenera intensità, le musicanti, le giocatrici di carte, quegli artisti di strada, veri interpreti di una vita fuori scena, le sue nature morte con arpe e violini, grandi conchiglie, sveglie dove lancette appena accennate segnano il ritmo infinito del tempo. E poi fiori, coloratissime ortensie, o grandi girasoli che si inchinano al calare del sole quando… è subito sera come nella poetica filosofia di Salvatore Quasimodo.” (Nicolina Bianchi).

    “(…) Ci sono le emozioni nei quadri di Vittoriana?Io li guardo e le sue donne mi affascinano, le sue ragazze mi incuriosiscono, le sue bambole mi inquietano…ci sono le emozioni. E se colpiscono me che vivo a Mordano, in provincia di Bologna, come chi vive nel New Jersey o nell’Arkansas, dove Vittoriana ha esposto con successo, allora non sono s soltanto emozioni, ma emozioni forti. E poi c’è qualcos’altro. Una strana magia per cui quell’emozione provocata da bizzarre combinazioni di segni, suoni nel tempo o forme colorate fa da esca per qualcosa che esplode dentro, si allarga e potrebbe continuare all’infinito, come il Big Bang. (…). Ci sono le storie nei quadri di Vittoriana. Forse non sono le stesse per nessuno, ma non importa. Forse sono tutte diverse per ogni persona che guarda, come lo sono le emozioni e come è giusto che sia. Quando guardo e sento, immagino e mi chiedo, a Mordano come nel New Jersey, allora la cosa funziona. E’ questa la magia”. (Carlo Lucarelli)

    “(…) L’artista, se è artista vero, diventa regista di una sua personale drammaturgia, capace di trasmettere al pubblico idee e sentimenti. Dopo avere delineato scenografie, arredi, luci e colori il regista-pittore può trarre personaggi e storie da un immaginario scrigno alchemico che contiene risorse infinite: la natura, la storia, la tradizione, i ricordi, i sogni, i simboli…Ecco allora che, all’interno dei confini misurabili e chiusi della cornice, il pittore diventa demiurgo e reinventa il mondo secondo la propria sensibilità e i propri ritmi interiori. Vittoriana Benini conosce bene questa straordinaria facoltà e la esercita con una discrezione e una concentrazione tutta femminile, con una sensibilità attenta e paziente che sa scoprire le sfumature e la profondità dei ricordi e recuperare dallo stock della memoria e dell’infanzia figure emblematiche e suggestive”. (Valter Galavotti)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per mercoledì 15 maggio 2013 dalle 18.00 alle 20.30.

    Il catalogo è edito per i tipi di Galeati Industrie Grafiche s.r.l. (Imola). La presentazione del catalogo è a cura di Claudio Strinati.

    Organizzazione: a cura del Periodico SEGNI D’ARTE.

  • “MILANO ART GALLERY”: SUCCESSO DI STEFANO SOLIMANI PER LA SUA MOSTRA ORGANIZZATA DA SALVO NUGNES

    Grandi consensi per il talentuoso artista Stefano Solimani che ha inaugurato una prestigiosa mostra personale dal titolo “Il mistero dell’assoluto” nell’esclusivo contesto della “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in via Alessi 11, a Milano, con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes Direttore di Promoter Arte. L’esposizione durerà fino al 16 Maggio 2013 ed è visitabile ad ingresso libero. Durante il vernissage inaugurale che si è svolto Giovedì 2 Maggio con notevole affluenza di pubblico.

    Il pubblico ha espresso parole di sincero apprezzamento sulle opere di Solimani, che è stato citato dal professor Vittorio Sgarbi nel suo libro “L’ombra del divino nell’arte contemporanea“.

    Sgarbi afferma “vedo in Solimani un narratore di sogni, un evocatore di eventi oscuri, di un non detto che attiene presumibilmente alla sua sfera privata. Ogni sua immagine pittorica porta infatti in luce una sorta di aura tesa, ogni suo dipinto prefigura una narrazione conclusa, con un proprio respiro epico che si espande con l’eloquenza di una missiva rivolta a un destinatario privilegiato“.

    Solimani, prendendo come spunto simbolico le intense parole di Henry James sul concetto di espressione artistica dice “Noi lavoriamo nell’oscurità. Facciamo quel che possiamo, diamo quello che abbiamo. Il dubbio è la passione e le nostre passioni sono il nostro compito; il resto è la pazzia dell’arte“.

  • MINA GREGORI ILLUSTRE OSPITE DELLA “MILANO ART GALLERY” IN CONFERENZA MERCOLEDI 15 MAGGIO 2013

    Il prestigioso Spazio Culturale “Milano Art Gallery” Mercoledì 15 Maggio 2013, alle ore 18.00, ospiterà l’emerita professoressa e storica dell’arte, Mina Gregori, in un’indimenticabile conferenza sul tema “Caravaggio e dintorni”. L’incontro è incluso nel ricco calendario del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano.it” ideato ed organizzato dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, allo scopo di rendere la cultura accessibile a tutti, coinvolgendo personalità di spicco come Bruno Vespa, Paolo Limiti, Margherita Hack, Francesco Alberoni, Vittorio Sgarbi, Silvana Giacobini e molti altri.

    Mina Gregori, conosciuta come “Signora del Caravaggio” afferma “Oggi, probabilmente, Caravaggio è il pittore più famoso al mondo, ha superato Michelangelo, e anche più moderno. Michelangelo ha chiuso un’epoca, il Rinascimento, ma è il Caravaggio che apre il mondo moderno. È per questo che, ci attira particolarmente“.

    Celebre storica e studiosa del bello e del vero in tutte le sue forme, la Gregori è attualmente Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, a Firenze, del quale è stata allieva prediletta ed erede spirituale e che le ha trasmesso la profonda passione per il Maestro Caravaggio. È paragonabile alla “Rita Levi Montalcini dell’Arte” per lo stile di vita completamente dedicato e proiettato allo studio, alla cultura e alla ricerca, all’insegna dell’impegno costante. Una carriera davvero trionfale la sua, con monografie e saggi sulla pittura tradotti in tutto il mondo e la cura di mostre prestigiose.

    Un’occasione imperdibile dunque, il 15 Maggio, alla Milano Art Gallery, in via G. Alessi n. 11, a Milano, per tutti gli estimatori della Professoressa Mina Gregori, che avranno la possibilità di confrontarsi da vicino con un personaggio di calibro internazionale.

  • NON TUTTI I LADRI VENGONO PER NUOCERE

    Nel silenzio della notte, un ladro penetra felpato in una casa signorile…
    Ma ecco: squilla un telefono, un orologio a pendolo batte i suoi rintocchi e quello che doveva essere un banale furto d’appartamento si trasforma in un vortice di equivoci, una serie di fandonie raccontate da un susseguirsi di bugiardi, in mezzo ai quali,forse, il ladro è l’unica persona onesta.

    TEATRO DELLA FORMA Viale della Primavera 317, Roma

    Giovedì 9 e Venerdì 10 Maggio alle 21.00

    Sabato 11 Maggio alle 17.30 ed alle 21.00

    Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a Claudia Loreti
    Mob. 349.36.17.830 – Email: [email protected]

    http://www.italianbabylon.net/come-ci-pare-e-piace/83-non-tutti-i-ladri-vengono-per-nuocere.html

  • Inaugurazione della “Galleria MoMArt” a Padova

    Sabato 4 maggio 2013 alle ore 17, in Riviera A. Mussato, 4 a Padova, si inaugura il nuovo spazio espositivo permanente del MoMArt, associazione di artisti che ormai da più di quattro anni si propone come “galleria in plain air” in Piazzetta Capitaniato a Padova tutte le prime domeniche del mese.

    Lo scopo di questa rassegna è quello di far conoscere il lavoro degli artisti ad un pubblico vasto ma al di fuori dei luoghi convenzionali come le gallerie d’arte, dando quindi spazio anche a chi è poco conosciuto.

    Il Momart è diventato ormai un appuntamento consolidato ed atteso sia dagli artisti che dal pubblico, sempre più numeroso ed interessato. Da tempo il MoMArt si propone anche con mostre in gallerie pubbliche, come la Sala della Gran Guardia e l’Ex Macello e partecipa ad Arte Padova nei padiglioni dedicati all’arte accessibile.

    Questo progetto intende sfatare il pregiudizio secondo cui ha valore solo ciò che è conosciuto e costa molto.

    Il Momart ambisce a colmare il divario che si è creato tra l’arte contemporanea e il suo pubblico, mostrando a tutti che questa non deve necessariamente mettere in soggezione o sembrare una cosa per pochi iniziati, ma deve essere accessibile ad un pubblico più vasto ed eterogeneo rispetto ai clienti delle grandi gallerie.

    Nasce da qui l’idea della galleria permanente che sfida i preconcetti sull’arte, offrendo l’opportunità al pubblico di incontrare gli artisti in un’atmosfera informale ed interattiva: l’Arte Contemporanea nel cuore della città, accessibile a tutti, dai neofiti ai collezionisti più esigenti, per dinamizzare il mercato dell’arte attuale proponendo opere d’autore ad un prezzo contenuto.

    Immergendosi in un vero e proprio laboratorio creativo, i visitatori avranno la possibilità di trovare l’opera più adatta al proprio sentire artistico a prezzi accessibili (dai 300 ai 5000 euro), senza per questo rinunciare alla qualità e all’unicità del pezzo d’autore.

    Lo spazio in Riviera Mussato sarà dedicato a mostre collettive e all’esposizione permanente degli artisti, avvalendosi della collaborazione di Giacon Gallery e della critica d’arte Valentina Giacon.

    L’evento che inaugurerà la galleria è la mostra MOMART in Galleria” con le opere di Alessandra Andreose, Claudia Bortolami, Nadia Bovo, Gianfranco Morello, Alessandro Stella e Mario Tasca.

    La mostra proseguirà fino al 25 maggio 2013.

    Ingresso libero

    orari:16.00 – 19.00


    info: www.momartpadova.it

    [email protected]

    invito MoMArt in Galleria

  • “MILANO ART GALLERY”: STEFANO SOLIMANI INAUGURA LA SUA MOSTRA CON LA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI MINA GREGORI

    Stefano Solimani, artista di spicco del panorama contemporaneo, ha scelto la storica “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in via Alessi 11, a Milano, per allestire una prestigiosa mostra personale, dal titolo “Il mistero dell’Assoluto” organizzata dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Promoter Arte. L’inaugurazione si terrà Giovedì 2 Maggio 2013, alle ore 18.00. Durante il vernissage sarà presente anche Mina Gregori, professoressa emerita e pietra miliare della storia dell’arte italiana, che terrà una conferenza dal titolo “Caravaggio e dintorni“.

    Questo evento di singolare importanza che sarà presentato nella prestigiosa “Milano Art Gallery”, vedrà la Gregori parlare del grande Maestro Caravaggio con il suggestivo sfondo delle opere di Stefano Solimani, artista riconosciuto internazionalmente per la sua bravura.

    L’iter evolutivo pittorico di Solimani è caratterizzato da fasi di ricerca e di studio approfondito, con grande valore formativo. Si dedica ad una delineazione personalizzata della figura umana, anche a tema sacro, con particolare attenzione per quella femminile, raggiungendo una rappresentazione di scultorea consistenza e una connotazione simbolica molto significativa. Nelle opere, attraverso la forma e il colore, emerge una dimensione reale, viva e palpitante, ricca di spiritualità ravvivata dal dirompente cromatismo che trascende la realtà stessa per elevarsi e sogno, in una visione onirica.

    Mentre Solimani possiede una raffinata cultura e un forte temperamento espressivo la Gregori, conosciuta anche come la “Signora del Caravaggio” è considerata un’esperta di fama mondiale con una vita dedicata allo studio e alla ricerca, una donna che ha percorso un lungo tragitto segnando la nostra evoluzione culturale ed influenzando il nostro modo di assaporare e interpretare i testi e i saggi artistici. Una “Signora della Cultura” con lo sguardo curioso e vivace di una ragazzina piena di vitalità ed entusiasta di tutte le meraviglie circostanti, ancora da scoprire.

  • Insegnare Italiano come Lingua Straniera all’Estero o in Italia: Ecco Come

    Stai cercando un corso di formazione professionale nel settore dell’insegnamento dell’italiano a stranieri? Sei intenzionato a insegnare italiano all’estero o in Italia e vuoi conseguire la certificazione DITALS?

    Le Scuole Leonardo da Vinci, forti di un’esperienza trentennale nel settore, offrono corsi per la preparazione agli esami di certificazione Ditals riconosciuti e monitorati dall’Università per Stranieri di Siena.

    La Certificazione Ditals si articola su due livelli: un primo livello, Ditals I, attesta una competenza di base sulla didattica dell’italiano a stranieri ad un determinato e specifico profilo di utenti, mentre il Ditals di secondo livello, o Ditals II, certifica una competenza avanzata nella didattica dell’italiano come seconda lingua a qualunque profilo di utenti.

    Tutti i corsi DITALS della scuola sono completi di tirocinio formativo e rappresentano la scelta ideale sia per insegnanti con esperienza, che però desiderino formarsi per ottenere una certificazione che attesti la loro competenza professionale, sia per chi non ha mai insegnato ma voglia inserirsi nel settore tramite un percorso completo che permetta da subito di acquisire le necessarie basi proposte dalla moderna glottodidattica.

    Il corso unisce teoria e pratica, fornendo simulazioni di tutte le parti dell’esame che verranno poi corrette e commentate in plenum. Ciò, unito a una serie di utili laboratori pratici, permetterà di avere una panoramica completa sulle tecniche da utilizzare in classe e sulle migliori strategie per l’insegnamento dell’italiano a stranieri, una professione stimolante in un settore in crescita.

    La frequentazione al Corso di formazione insegnanti di italiano permette inoltre di accedere al monte ore di tirocinio necessario come requisito per sostenere l’esame di certificazione: i partecipanti al corso avranno così l’opportunità di osservare i nostri docenti, professionisti esperi nel settore, durante le loro lezioni, ed apprendere le principali dinamiche di classe in un contesto interessante e moderno.

    I formatori metteranno a disposizione dei corsisti le loro competenze teoriche e pratiche e la loro pluriennale esperienza al fine di rendere la frequentazione al corso un’esperienza formativa di alto livello, che fornisca strumenti tangibili e realmente fruibili sul mercato del lavoro.

    Allo stesso tempo, l’assistenza del dipartimento formazione non si esaurisce nel tempo previsto per il corso, ma continua anche successivamente per fornire aiuto, correzione di prove d’esame, opinioni, consigli e pareri sul lavoro svolto e aiuto nella compilazione della modulistica e sugli aspetti burocratici per sostenere l’esame presso la stessa sede Leonardo da Vinci o presso altre sedi convenzionate.

    Ulteriori informazioni circa i corsi di formazione per insegnanti di italiano a stranieri e sulla preparazione agli esami Ditals sono disponibili sul sito www.scuolaleonardo.com

  • Danze, canti, suoni dalla Mongolia a Palazzo della Ragione a Padova

    SACREARMONIE
    Edizione 2013
    dal 29 marzo al 29 maggio 2013

    per ulteriori informazioni ed immagini: www.universidiversi.com

    SABATO 11 MAGGIO ore 21.30
    PALAZZO DELLA RAGIONE
    piazza delle Erbe – Padova
    EGSCHIGLEN
    in
    MUSICHE E DANZE DALLA MONGOLIA
    UNICA DATA IN VENETO!

    Migdorj Tumenbayar – 1st moriin khuur, vocals
    Yanlav Tumursaikhan – 2nd moriin khuur, vocals
    Amartuwshin Baasandorj – khöömii solo vocals, tobshuur, percussion
    Uuganbaatar Tsend-Ochir – ih khuur, yatag
    Sarangerel Tserevsamba – joochin, percussion, vocals
    Ariunaa Tserendavaa – dance

    in collaborazione con Frame Evolution

    Danze, canti, suoni e colori dalla Mongolia a Palazzo della Ragione
    SacreArmonie presenta il fascino della cultura mongola per l’unica data in Veneto degli Egschiglen

    Per SacreArmonie quest’anno ha già ospitato l’esclusivo concerto di Jan Garbarek e The Hilliard Ensemble. Ora la maestosa volta del Palazzo della Ragione di Padova accoglierà in esclusiva regionale l’appuntamento di sabato 11 maggio alle ore 21.30 con le musiche, i canti e le danze dalla Mongolia degli Egschiglen e la loro performance che coniuga tradizione ed elementi innovativi in uno spettacolo di suoni e colori. Un altro grande appuntamento con SacreArmonie, rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova all’interno del format Universi Diversi in collaborazione con lo Spazio Gershwin di Padova.

    Gli Egschiglen (“bella melodia”), organico affermatissimo nel circuito di World Music europeo proveniente da Ulaan Baatar capitale della Mongolia, sono una della poche band mongole divenute popolari anche nel resto del mondo. Sin dalla loro formazione, nel 1991, questi artisti hanno saputo creare un eccezionale sound che coniuga tradizione ad elementi innovativi in uno spettacolo di danze, suoni e colori. Gli Egschiglen propongono un vasto repertorio di odi tradizionali dei monti Altai, danze e canzoni della Mongolia del nord, brani originali e riferimenti di pop songs contemporanee tutti eseguiti con gli antichissimi strumenti della tradizione come il “morin khuur”, uno violino a due sole corde in crine di cavallo, e lo “yatag”, sorta di cimbalon o lo “zither” con corde metalliche.Un organico di tutto rispetto che esalta le splendide e magiche voci in stile “khoomi”, una particolare tecnica di canto “di gola” unica e sorprendente.

    La Mongolia, nel cuore dell’Asia, è una nazione vasta, quasi quanto cinque volte la Germania. Le praterie infinite del sud degradano nell’arida bellezza del deserto del Gobi, dalle cime innevate dell’Altai e del Changaj fiumi di acque chiare si riversano in foreste e pianure. Una gran parte dei più di due milioni di mongoli vive ancora oggi allo stato nomade, in armonia e al ritmo della natura, insieme ai loro cinque gioielli: cavalli, cammelli, mucche, pecore e capre. La musica dei mongoli ha il respiro della libertà e l’energia della vita semplice immersa nella natura. Gli Egschiglen sono gli ambasciatori musicali del loro paese. Col loro virtuosismo, trasmettono musicalmente l’armonia della propria cultura.

    I loro pezzi hanno sovente la qualità e la trasparenza della musica da camera, pur mantenendo il potere incantatorio delle tradizioni popolari. Sembra quasi di sentire risuonare gli zoccoli dei piccoli e robusti cavalli mongoli dietro cui Genghis Khan fondò uno dei più grandi imperi mondiali di tutti i tempi. Una musica che ci porta al nitido silenzio del deserto del Gobi, dove solo il vento canta tra le dune.
    Le sonorità mongole appaiono lontane alle orecchie occidentali, ma gli Egschiglen ci avvicinano a una cultura affascinante della loro terra così lontana, dimostrando nel contempo come aldilà di tutte le differenze culturali che vi possono essere sussista sempre un elemento comune dell’umana esistenza.

    La rassegna SacreArmonie continua a porsi l’obiettivo di indagare la relazione tra sacro, profano, spiritualità e sapere, tratti distintivi che caratterizzano da sempre l’animo profondo della città di Padova. «Quest’anno più che mai il programma di SacreArmonie intreccia mondi e culture in un’apparente relazione di incontro/scontro – sottolinea il direttore artistico Maurizio Camardi – a partire dalla scelta dei palcoscenici degli spettacoli: cattedrali profane che ospiteranno traiettorie di rara spiritualità e luoghi del sacro che si presteranno a diventare veri e propri teatri».

    Scarica la cartolina dello spettacolo

    Scarica la piantina dei posti disponibili

    Info:
    www.universidiversi.com

    Biglietti:
    poltronissime: euro 15,00
    poltrone: euro 10,00
    eventuali diritti di prevendita esclusi

    Prevendite:
    Gabbia Dischi – via Dante, 8 – tel. 049.8751166
    Ufficio Informazione ed Assistenza Turistica – Galleria Pedrocchi – tel. 049.8767927
    Coin Ticket Store – via Altinate (III piano) – tel. 049.8364084
    Scuola di Musica Gershwin – via Tonzig, 9 – tel. 342.1486878
    la sera dello spettacolo presso biglietteria Palazzo della Ragione
    biglietteria online sul circuito Vivaticket – www.vivaticket.it

    Direzione Artistica:
    Maurizio Camardi

    Organizzazione:
    Spazio Gershwin – Scuola di Musica “Gershwin”
    tel: 342.1486878
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    Ufficio Stampa SacreArmonie
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  • I pannelli di ALBERTO ORIOLI inaugurano la nuova sede della Galleria ARTissima di Silvia Prelz

    ALBERTO ORIOLI
    “Costruzioni di parole”
    Mostra personale
    curata da Chiara Marangoni
    10 MAGGIO – 2 GIUGNO 2013

    VERNISSAGE
    Venerdì 10 maggio ore 18,00

    Galleria ARTissima di Silvia Prelz,
    Nuova sede: Via A. Vespucci 19, 35031 Abano Terme PD

    I pannelli di ALBERTO ORIOLI inaugurano la nuova sede della Galleria ARTissima di Silvia Prelz

    Eleganti totem di parole, parole stampate ritagliate, segni universali che parlano le lingue del mondo disegnano i pannelli di ALBERTO ORIOLI che saranno in mostra dal 10 maggio al 20 giugno 2013 alla Galleria ARTissima di Silvia Prelz che nell’occasione inaugura la nuova sede espositiva di Via Vespucci, nel cuore della zona pedonale di Abano Terme.

    Alberto Orioli mescola idiomi diversi, ritagli colorati di carta stampata di paesi lontani, pezzi di realtà contemporanea, li sceglie, li accosta, seleziona titoli, sottotitoli, redige e impagina sulla tavola, come su un menabò, la sua opera. Il colore, anzi il non colore, il bianco e nero, vengono spesso elegantemente accostati a campiture rosso lacca, composizioni dall’intenso richiamo della pittura segnica giapponese. La parola tipografica riveste viti che trafiggono lo spazio bidimensionale della tavola, sbalzandola violentemente nella terza dimensione, intrecciando trame spaziali con reti e bulloni.

    Vicedirettore ed editorialista de “Il Sole 24 Ore”, Orioli vive di informazioni, notizie da cercare, esautorare e raccontare, in una quotidianità determinata dall’andamento dei mercati internazionali, dalla lettura di grafici che raccontano le disfatte contemporanee del nostro paese. Non basta, tuttavia, lo scorrere con il dito su schermi sempre più perfetti per dimenticare il profumo della carta stampata e la leggerezza di leggersi il giornale, anche magari impacciati dal piegare le pagine, in un momento-pausa della nostra giornata. Sempre più perdiamo la conoscenza e le sensazioni del fare, bruciamo tutto, non abbiamo il tempo di fermarci a riflettere, a pensare a quanta esperienza e lavoro c’è dietro ogni mestiere. Nel lavoro di Orioli quei fogli di carta continuano a vivere, possono godere dell’eternità che solo l’arte può dare, quelle parole tagliate, incollate attorcigliate continuano a venire lette, ad avere valore.

    “La stampa diviene arte –conclude il critico Chiara Marangoni -. Il carattere tipografico che anima il giornale, diviene tavolozza dalla quale Orioli sceglie e armonizza i tratti che compongono le sue opere. L’artista, ogni artista, guarda se stesso sulla tela, Alberto Orioli è anzitutto un uomo di scrittura, per mestiere e per vocazione è un giornalista e certamente quel milieu di montesquiana memoria diventa ispirazione, intuito, visione”.

    Non c’è solo la realtà virtuale, non c’è solo la visione in 3 D .
    Ci sono tutte le parole,
    di tutte le lingue del mondo,
    che, stampate sulla carta,
    aiutano ad immaginare,
    il più antico e unico
    linguaggio dell’umanità ,
    dove l’analogia e la metafora
    raccontano la vita
    più di ogni fedeltà digitale.

    (Alberto Orioli)

    ALBERTO ORIOLI, giornalista professionista dal 1983, è vicedirettore ed editorialista de “Il Sole 24 Ore”. Lavora a Milano dopo essere stato per molti anni capo della redazione romana sempre come vicedirettore. Si occupa dei temi legati alla politica economica e alle dinamiche sociali. Ha la delega sul terzo dorso del giornale dedicato a Imprese e Territorio dove si concentra lo sforzo di racconto e di analisi dell’economia reale. Ha scritto recentemente un libro con il Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “Non è il paese che sognavo” (Il Saggiatore) in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Nel tempo libero si dedica a fare il giornalista “con altri supporti” per testimoniare un amore incondizionato verso la carta stampata e verso le parole scritte alla ricerca di un fraseggio visivo che possa tradursi in una lingua universale, letta e compresa soltanto dalle emozioni dello sguardo.

    Didascalia immagine: Alberto Orioli, “DI(SPREAD)ZZO”, 2013, tecnica mista, cm. 50 x 50

    Per informazioni:
    Galleria ARTissima di Silvia Prelz,
    Via A. Vespucci 19,
    35031 Abano Terme (PD),
    tel. +39 347 6936594.
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