Categoria: Arte e Cultura

  • Last Far West – Uno sguardo oltre la frontiera


    Per la seconda volta in due anni, i registi Christian Iezzi e Chiara De Marchis approdano allo “Short Film Corner” del Festival di Cannes, e lo fanno con un corto intrigante, intriso di tenerezza e sarcasmo. Ma andiamo con ordine.
    Last Far West è la storia di… un funerale! Il rito dovrebbe svolgersi secondo modalità strampalate, subito avversate dai figli della defunta. Sarà il giovane nipote a difendere strenuamente le ultime volontà della nonna. Lo sgangherato corteo si mette in marcia, inerpicandosi per gli stretti e ripidi viottoli del paese, perdendo man mano per strada i suoi partecipanti, finchè il nipote,rimasto da solo…
    Questa la trama, ma è il suo svolgimento che ci interessa da vicino. Strutturato come un complesso gioco di rimandi tra flashback e flashforward, il racconto tgioca con i diversi toni della commedia, ottenendo sfumature via via cangianti, dal comico all’amaro, ad esempio, poi forse via verso l’onirico, il profondo, l’amaro, il giocoso.
    Il concetto di gioco impronta di se questo cortometraggio, lo si nota dalla caratterizzazione garbatamente caricaturale dei personaggi; lo si intuisce da come il concetto di asincronia temporale venga adoperato per mostrare o celare indizi agli spettatori; si disvela (all’interno della trama) nelle indicazioni che la defunta dà per la sua tumulazione.
    Tutto è teso ad indirizzare, depistare, imbonire, divertire, emozionare lo spettatore, conducendolo verso un finale destinato non solo a cambiare le carte in tavola, bensì anche ad instillare un inusitato parallelo tra la squisita, gaia, tenera amarezza che è alla base della storia e quel susseguirsi incoerente di eventi dalle tinte ora gaie ed ora fosche che è la nostra esistenza,
    Il gioco dei flashback-flashforward tende ad emulare il più possibile il funzionamento della nostra memoria: il flusso degli eventi non appare mai come un corpus coerente, bensì è più un susseguirsi di immagini caotiche, confuse fra di loro.
    Con questo sistema i due registi si guadagnano la chiave per l’intimo dello spettatore, lo scrutano fino nell’intimo, restituendogli un palpitante ritratto di sè filtrato attraverso la lente della quotidiana insensatezza.
    Il nerbo dell’intrico visivo tessuto dai due giovani registi è sicuramente la fotografia. Le inquadrature quasi mai seguono canoni tradizionali: c’è sempre un senso di sghembo che, com’è ovvio, introga, coinvolge, trasmettendo però contemporaneamente un vago senso di spaesamento.
    Capranica, coi suoi vicoli, le sue salite, ben si presta ad essere sappresentata come un labirintico mosaico di scorci, degno teatro di questa tragicomica via crucis.
    La scelta di sfruttare, fin dove possibile, la luce naturale conferisce un sapore di concretezza alla vicenda. I colori sono forti, netti , precisi, impietosi come la situazione narrata.
    Una menzione particolare meritano le musiche composte da Michele Bettali, Stefano Carrara e Fabrizio Castania, piacevolmente ispirate alle commedie degli anni ’70
    Concludendo, non è sbagliato affermare che si tratta di un lavoro di pregiata fattura, elegante e maturo, piacevole conferma del talento della coppia Iezzi – De Marchis, di cui aspettiamo curiosi i prossimi lavori.

    Antonino Giorgianni

  • Le opere di Giovanni Manzo in mostra a Place des Vosges

    Napoli 7 Giugno 2013- Quattro oli su tela raffiguranti Marrakesh, Parigi, Venezia e Napoli saranno in esposizione nelle due sedi (20, Places des Vosges e 4,ruedu Pas dela Mule) della Galleria Artima a Parigi.

    Come nasce la collaborazione con questa storica ed importante galleria parigina?

    G.Manzo– “é da ottobre 2008 che, regolarmente, ogni anno, sono a Parigi per partecipare a fiere d’ arte e a competere nel difficilissimo mercato francese, o meglio parigino. Ho un ricordo indelebile degli anni passati al Carousel du Louvre ad Art Shopping (fiera d’ arte contemporanea per artisti emergenti, che si svolge due volte l’ anno) dove entrai in contatto con Editions Braun (Casa editrice specializzata in stampe d’ arte) che tutt’ oggi detiene i diritti di alcune immagini di miei quadri; fino ad approdare alla Bastiglia, dove si svolge la piu’ grande fiera dell’ arte in Europa, con piu’ di 900 artisti partecipanti e relativi stands: una vera e propria battaglia all’ ultimo sangue, attuale scena artistica emergente francese. Non dimentico “Chatou” a nord di Parigi o “Frenchement Art” nella bellissima Villafranche sur mer. Insomma sono stati anni bellissimi, di duro lavoro, sacrifici, lunghissimi viaggi ed amicizie che ancora oggi coltivo. Fu nel 2011 che conobbi, tra i tanti galleristi che visitarono il mio stand, un signore alto e gentile (Nicolas Waltman) che, alla fine del dialogo, mi diede il suo biglietto da visita, rivelandosi il titolare di Galleria Artima.Il resto e’ storia recente”

    Cosa ti aspetti da questa collaborazione ?

    G.Manzo- Spero, prima di tutto, che la mia tecnica pittorica coivolga i collezionisti della galleria; e confido in una collaborazione lunga e duratura, al fine di ottenere un punto importante per la distribuzione dei miei dipinti a Parigi, citta’ che considero centro nevralgico e di prima importanza per l’ arte contemporanea nel mondo.

    Parigi e’ la prima ed unica citta’ europea che ospita i tuoi dipinti?

    G.Manzo- La mia prima esperienza con una galleria estera fu nel 2010 ad Innsbruck Art Fair, dove siglai un contratto con i compratori europei di una galleria americana di Atlanta (DE Fine-Art); inoltre sono rappresentato a Napoli,Ginevra,Zurigo, Barcellona e Bonn; attualmente a Parigi.

    Programmi futuri?

    G.Manzo- E’ appena terminata una personale a Napoli e mi attende, a giorni, una collettiva, di nuovo a Napoli, con due vecchi amici e colleghi.

    Info: www.giovannimanzoarte.com

    [email protected]

  • Agenzia Promoter: alla “Milano Art Gallery” rimangono in mostra fino al 18 Giugno i “Sogni di carta” di Antonella Staltari

    La “Milano Art Gallery Spazio Culturale” in via Alessi 11 a Milano, ospita fino al 18 Giugno 2013 il prolungamento della mostra “Sogni di carta” di Antonella Staltari, organizzata dal manager Salvo Nugnes, Direttore di Promoter Arte e agente di personaggi e artisti di spicco.

    La Staltari dice “Sogni di carta richiama il titolo di un mio libro dove evoco l’uso della carta come filo conduttore prioritario della mia ricerca e sperimentazione stilistica. La carta è una componente assolutamente imprescindibile e indispensabile del mio cammino nel mondo dell’arte. Con la carta ho un legame viscerale. Anche il colore bianco ha un’identità cromatica peculiare, è il colore simbolo di purezza per antonomasia, che rappresenta appieno il nirvana dello spirito. L’elemento del sogno indica la metafora della visione onirica e dell’afflato poetico, che guidano l’arte“. E spiega “L’arte è fondamentale per riuscire a cogliere e ascoltare il battito del cuore pulsante della società. E’ un propulsore sociale, come un simbolico elettrocardiogramma della società ed esprime anche un intenso messaggio esistenziale di riscatto, di rivalsa, di rivincita personale e collettiva“.

    Importante il suo contributo rivolto a trasmettere la cultura del riciclo ai bambini, inteso anche come incipit all’arte-terapia sul quale racconta “Ho scritto appositamente un libro su uso e riuso della carta da giornale dedicato ai laboratori e giochi creativi per insegnare ai bambini l’utilizzo di oggetti originali realizzati con vecchie riviste, giornali e materiali di recupero per inculcare l’educazione al rispetto dell’ambiente nell’ambito ludico e didattico. I bambini possono imparare e divertirsi esprimendo il proprio estro e la propria fantasia, in modo arricchente e costruttivo“.

    Di notevole rilevanza l’impegno etico nella campagna sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica al grave assillo ecologico del problema dei rifiuti, con il pericolo di una civiltà globalizzata nella corsa al consumo, con prospettive catastrofiche di un pianeta dove ormai le scarse aree incontaminate sono minacciate da immensi territori trasformati in deserti avvelenati. Da qui il progetto d’arte del riciclo creativo dove materie ed elementi di recupero vengono plasmati e rigenerati e diventano preziose risorse per dare voce al messaggio di rispetto e salvaguardia dell’eco-sistema ambientale e dell’ecosostenibile. La riconversione e riabilitazione degli scarti come prodotti e oggetti con una nuova identità connotativa, che li rende unici e inimitabili.

  • SCOPRI DIANETICS – LA FORZA DEL PENSIERO SUL CORPO

    La straordinaria novità che diede inizio a un movimento internazionale. Questo libro è infatti la pietra miliare in cui L. Ron Hubbard, presenta la sua scoperta della mente reattiva che risiede al di sotto della consapevolezza dell’Uomo e lo rende schiavo. È la fonte degli incubi, delle paure irragionevoli, dei turbamenti e dell’insicurezza. Qui si trova anche il modo di sbarazzarsene raggiungendo l’obiettivo a lungo cercato di Clear. Ecco il manuale completo delle procedure di Dianetics con cui qualsiasi coppia di persone discretamente sveglie, possono spezzare le catene che le hanno tenute prigioniere nei turbamenti e nei traumi del passato. Best-seller da oltre mezzo secolo, con una circolazione di decine di milioni di copie, tradotto in oltre cinquanta lingue e usato in più di 100 paesi sulla Terra, Dianetics è indubbiamente il libro sulla mente umana più letto e più influente che sia mai stato scritto. Questo è il motivo per cui sarà sempre noto come Libro Uno.

    Con un contenuto di scoperte annunciate come più importanti di quella della ruota o di quella del fuoco, Dianetics è rimasto un best-seller per più di 50 anni. Con una circolazione di oltre 20 milioni di copie, ha generato un movimento che si estende a più di 100 nazioni, ed è indubbiamente il libro sulla mente umana più letto e più influente che sia mai stato scritto.

    Ecco l’anatomia e la completa descrizione della mente reattiva, la fonte precedentemente sconosciuta degli incubi, delle paure irragionevoli, dei turbamenti e delle insicurezze che rendono schiavo l’Uomo. Questo libro mostra come liberarsene e raggiungere così qualcosa che l’Uomo aveva in precedenza solamente sognato: lo stato di Clear.

    Tra le varie scoperte troviamo:

    La meta dell’Uomo

    Il principio dinamico dell’esistenza: la singola parola che motiva tutte le cose viventi

    Le Quattro Dinamiche: le spinte in cui è suddivisa la vita nel suo insieme

    Il grafico descrittivo della sopravvivenza, che rivela il vero potenziale di una persona e il modo di raggiungerlo

    La scoperta della mente reattiva e la sua completa anatomia

    Le esperienze dolorose: gli engram, contenute nella mente reattiva che ordinano alla persona di agire irrazionalmente contro il proprio volere e contro le proprie mete

    L’impatto degli engram prenatali: che cosa è avvenuto prima della vostra nascita e come ciò ti ha influenzato da lì in poi

    L’intera procedura di Dianetics che rivela e sradica tali esperienze dannose in modo che non ti influenzino mai più, e porta così alla luce l’unica persona che hai mai voluto conoscere: te!

  • Venezia apre le porte alla Biennale. Tra i tanti artisti la celebre genovese Milena De Martino

    Venezia ha da poco aperto le porte anche quest’anno alla 55° Esposizione Internazionale d’Arte. Parallelamente alla Biennale ha inaugurato il Padiglione Tibet, curato da Ruggero Maggi, presso la Chiesa di Santa Marta, dove tra i molti artisti presenti, scopriamo la celebre artista genovese Milena De Martino con l’opera “Espansione”.

    La De Martino, laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Genova, ha conseguito un master in filosofia orientale, detto Reiki, iniziando in seguito ad occuparsi sempre più di “Poesia visiva” esponendo in varie gallerie d’Italia. Con l’organizzazione di Promoter Arte di Salvo Nugnes, Milena porta un’opera astratta e materica, che mostra la sua evoluzione artistica, recentemente concentrata su una pittura che lei definisce “Astratto materico informale” e che vede come protagonisti oggetti spaziali come galassie, comete e stelle.

    Durante la sua carriera, la rinomata pittrice ha avuto l’opportunità di incontrare molte celebrità e personaggi di spicco del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo, come Gigi D’Alessio e Antonio Cassano, in sua compagnia, durante il matrimonio di quest’ultimo.

  • Giuda di Guido Mazzolini

    L’intento del romanzo di Guido Mazzolini “Giuda” (edito da La Torre libri) è quello di incarnare l’esperienza di vita ed il punto di vista del più celebre traditore della storia. Molta letteratura ha raccontato di Giuda, mostrandolo come il peggiore peccatore, colui che osò tradire l’Incarnato e ne decretò la morte. Questo personaggio ha però suscitato anche un interesse più profondo e meno legato agli avvenimenti espliciti e raccontati dai Vangeli. Ad esempio, basandosi sugli apocrifi, in particolare il Vangelo di Giuda, in molti hanno sostenuto la tesi secondo la quale Giuda ha volontariamente eseguito un ordine del Maestro, diventando parte essenziale della condanna di Gesù e della conseguente morte e redenzione. Traditore o collaboratore di Dio? In questo libro non si segue ne l’una strada ne l’altra. Si instilla invece il dubbio che Giuda abbia svolto un percorso interiore fatto di fedeltà nei confronti di un ideale acquisito precedentemente alla conoscenza di Gesù e ad un successivo sradicamento delle proprie certezze e prospettive comportato dall’incontro con il nazareno e la “rivoluzione morale” portata dalle sue parole. Giuda non riesce umanamente ad accettare la sorte di Gesù, considerandola non come un atto salvifico di donazione estrema, ma come la misera sconfitta di un uomo consegnato alla croce. Giuda è un uomo aperto alla sofferenza del suo popolo, ma sordo completamente al messaggio di salvezza. Il Giuda di Mazzolini è complesso e travagliato, teso alla deviazione del male, ma comunque capace di una profondità tanto innocente quanto caparbia. Una prova convincente per un autore con ottime capacità narrative. La precisione delle descrizioni arricchisce un eloquio già di per sé chiaro e denso; la vicenda è ricca di colpi di scena e rivelazioni che scorrono fluide e ben dosate nei capitoli che compongono questa inedita storia. Giuda, l’uomo più controverso della storia dell’umanità, la cui fine resta ancora un mistero tra tradizioni apocrife e versioni universalmente accettate. Un libro la cui lettura è certamente consigliata.

  • Malattie delle piante che segnarono la storia ora anche in ebook

    Edizioni Altravista offre ai suoi lettori la versione digitale del volume Malattie delle piante che segnarono la storia del prof. Giuseppe Belli. Da oggi sarà possibile acquistare dal bookstore della casa editrice e presso i migliori ebookstore online il libro del prof Giuseppe Belli.

    Come incisero sulla storia di intere popolazioni alcune malattie delle piante? Come portarono modifiche al modo di vivere o al paesaggio in cui viviamo? In un breve saggio il prof. Giuseppe Belli tratta, sotto un profilo essenzialmente storico, di alcune malattie delle piante che, nei secoli scorsi o in anni recenti, non solo arrecarono danni consistenti alle coltivazioni o alle essenze forestali, ma causarono direttamente o indirettamente avvenimenti che incisero sulla storia di intere popolazioni.

    Dal caso dell’ergotismo, una grave malattia dell’uomo causata dalle tossine prodotte da un fungo fitopatogeno, alla scoperta dei virus dovuta ai primi studi effettuati sul mosaico del tabacco, dalle antiche carestie alla ruggine del caffè un impasto di erudizione e senso narrativo per un testo chiaro e piacevolmente scorrevole.

    «Vi sono malattie delle piante che hanno inciso marcatamente sulla storia di intere comunità di persone ed alcune hanno segnato addirittura la storia dell’intera umanità, facilitando lo sviluppo delle conoscenze in importanti campi scientifici, compreso quello medico-sanitario. Alcune di queste particolari fitopatie e gli avvenimenti storici, che esse hanno determinato o pesantemente influenzato, costituiscono l’oggetto di questa breve trattazione. Il criterio seguito nello stabilire la successione degli undici casi scelti, ritenuti particolarmente significativi, è essenzialmente cronologico: si va dall’antichità quasi preistorica, con le ruggini del grano, fino ai giorni nostri, con la flavescenza dorata della vite e il cancro colorato del platano. Ovviamente, l’impatto esercitato sulla storia umana dalle diverse malattie delle piante richiamate in quest’opera non è stato sempre drammatico; talvolta si è risolto semplicemente in un cambio di abitudini, come nel caso della ruggine del caffè, o nel dover apprendere ed applicare nuove metodologie di lavoro per ottenere prodotti alimentari più sicuri sotto il profilo sanitario, come nel caso della flavescenza dorata delle vite. Tuttavia, le fitopatie qui trattate, un qualche scompiglio nel normale svolgersi delle vicende umane, certamente lo hanno determinato».

    Vai alla scheda del libro»»»

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  • Milena De Martino espone al Padiglione Tibet con l’organizzazione di Salvo Nugnes

    Con l’organizzazione del manager Salvo Nugnes Direttore di Promoter Arte, Milena De Martino porta un’opera astratta e materica al Padiglione Tibet a Venezia, che mostra la sua evoluzione artistica, recentemente concentrata su una pittura che lei definisce “Astratto materico informale” e che vede come protagonisti oggetti spaziali come galassie, comete e stelle.

    Della sua opera l’artista dice: “Io espongo un quadro materico, che chiamo Astratto Materico informale, che è il frutto del mio percorso, mi sono liberata dal sistema raffigurativo della pittura e adesso faccio rilievi, pitto-scultura e così via. Questo perché secondo me la trasformazione della materia ci porta sullo spazio. In particolare l’opera che espongo rappresenta galassie e pianeti, quello che secondo me è molto lontano da noi.”

    La celebre artista genovese, laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Genova, ha conseguito un master in filosofia orientale, detto Reiki, iniziando in seguito ad occuparsi sempre più di “Poesia visiva” esponendo in varie gallerie d’Italia.

    Nella foto di repertorio qui riportata possiamo vedere la De Martino in compagnia del celebre attore, registra e produttore cinematografico statunitense Denzel Washington; infatti l’artista nel corso della sua carriera ha avuto la possibilità di conoscere molte celebrità del mondo dello spettacolo, della cultura e dell’arte.

  • ANTEPRIMA NAZIONALE – Giovedì 6 giugno “Not here not now” di Andrea Cosentino

    ANTEPRIMA NAZIONALE

    6 giugno 2013 ore 21,00
    Occhiobello (RO), Teatro “Don Gino Tosi” di S. Maria Maddalena
    NOT HERE NOT NOW
    di e con Andrea Cosentino
    Regia Andrea Virgilio Franceschi
    Video Tommaso Abatescianni
    Produzione Pierfrancesco Pisani
    in collaborazione con E45 Napoli Fringe Festival, Litta Produzioni, Infinito srl
    con il sostegno del progetto Perdutamente del Teatro di Roma

    Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

    Per informazioni:
    www.rassegnamusike.it
    tel. 345 7154654

    “Not here not now”: Andrea Cosentino indaga il rapporto tra arte e vita
    Una delle figure più interessanti della scena italiana presenta in anteprima nazionale per Musikè la sua riflessione sulla creazione di un’opera d’arte tra realtà e finzione

    Il teatro sarà protagonista del prossimo appuntamento di Musikè, giovedì 6 giugno al Teatro “Don Gino Tosi” di S. Maria Maddalena di Occhiobello (RO), con l’attore e autore romano Andrea Cosentino che presenterà in anteprima nazionale lo spettacolo “Not Here Not Now” per la regia Andrea Virgilio Franceschi. Un incontro/scontro con la body art, il clown che gioca col martirio del corpo come testimonianza estrema. Marina Abramovic dice: il teatro, il cinema, l’arte sono limitate, essere spettatori non è un’esperienza. L’esperienza bisogna viverla. “A teatro il coltello è finto e il sangue è ketchup”. Un assolo da stand up comedian per spettatori fatalmente passivi e programmaticamente maltrattati, con pupazzi, parrucche, martelli di gomma e nasi finti. E tanto ketchup, naturalmente. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

    Dov’è e che cos’è davvero l’arte? Andrea Cosentino, una delle figure più interessanti della scena italiana, con ironia e cosciente sfrontatezza porta sul palco una riflessione sull’opera di vere e proprie icone dell’arte contemporanea, da Marina Abramović a Marcel Duchamp. “L’arte è vita, il teatro è finzione” è stato uno dei motti dell’artista internazionale e della regina della body art, ed è il punto di partenza per questo lavoro tra video e teatro in cui Cosentino indaga il rapporto tra arte e vita, per interrogarsi sulla creazione di un’opera d’arte e sulle relazioni tra performance, teatro ed esistenza umana.
    Un monologo per stimolare lo spirito critico nei confronti sia dell’arte che della vita: Cosentino si presenta ancora una volta come un artista provocatorio in continua evoluzione, senza il timore di uscire dagli schemi. Uno spettacolo ricco di emozioni che pone domande per scavare nell’autenticità dell’esperienza artistica, con un elemento costante: il sorriso.

    Andrea Cosentino è attore, autore, comico e studioso di teatro. Tra i suoi spettacoli “La tartaruga in bicicletta in discesa va veloce”, il ‘dittico del presente’ costituito da “L’asino albino” e “Angelica” (i cui testi sono pubblicati nel libro “L’apocalisse comica”, a cura di Carla Romana Antolini, Roma, Editoria e spettacolo, 2008) e “Primi passi sulla luna”, tutti realizzati con la collaborazione registica di Andrea Virgilio Franceschi. Il suo ultimo progetto teatrale è “Esercizi di rianimazione”, in tandem con Francesco Picciotti. Le sue apparizioni televisive vanno dalla presenza nel 1993 come opinionista comico nella trasmissione “Aut-Aut” (Gbr-circuito Cinquestelle) alla partecipazione nel 2003 alla trasmissione televisiva “Ciro presenta Visitors” (RTI mediaset), per la quale inventa una telenovela serialdemenziale recitata da bambole di plastica. È promotore del format televisivo autarchico “Telemomò”. Dopo l’anteprima nazionale per Musikè lo spettacolo “Not Here Not Now” debutterà a giugno al Napoli Fringe Festival.

    I posti a sedere prenotati saranno garantiti fino a un quarto d’ora prima dell’inizio dello spettacolo. Raccomandiamo pertanto la puntualità.

    Musikè prosegue venerdì 28 giugno al Chiostro rinascimentale del Monastero degli Olivetani, sede del Museo dei Grandi Fiumi, con il contrabbassista francese Renaud Garcia-Fons. Un musicista di indiscutibile virtuosismo, autore di progetti stimolanti che esplorano i suoni del mondo, dall’Andalusia all’America Latina, dall’India al mondo arabo, ma sempre con una matrice prettamente mediterranea che sfocia in sapienti rinvii alla musica classica. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.

    Musikè 2013 è promosso e organizzato da
    Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo
    www.rassegnamusike.it[email protected]
    www.facebook.com/rassegnamusike
    tel. 345.7154654

    Ideazione e coordinamento
    Alessandro Zattarin
    Comunicazione
    Roberto Fioretto
    Supervisione
    Alessandra Veronese

    Progetto grafico
    Metropolis ADV

    Consulenza per la classica
    Mario Giovanni Ingrassia
    Consulenza per il jazz
    Giuseppe “Momo” Mormile
    Consulenza per il teatro e la danza
    Claudio Ronda

    Ufficio stampa
    Studio Pierrepi
    Via delle Belle Parti 17 – 35141 Padova
    mob. (+39) 345 7154654
    web: www.studiopierrepi.it

  • Sabato 8 giugno inaugura la personale dell’artista GESINE ARPS “Io Amo” alla Galleria ARTissima di Abano Terme

    GESINE ARPS
    “Io Amo”
    “Ich liebe”
    Mostra personale
    curata da Chiara Marangoni
    8 GIUGNO – 29 GIUGNO 2013

    VERNISSAGE
    Sabato 8 giugno ore 18.00
    Sarà presente l’Artista

    Galleria ARTissima di Silvia Prelz,
    Nuova sede: Via A. Vespucci 19, 35031 Abano Terme PD

    Un mondo onirico, fatato, ironico, è quello che Gesine Arps racconta attraverso le sue opere, quaranta esposte in questa Personale, allestita nella nuova sede della Galleria ARTissima di Silvia Prelz, quindici delle quali inedite che per la prima volta escono dall’Atelier dell’Artista e vengono esposte ad Abano.
    Un mondo fuso nei colori primari – il rosso fuoco e blu oceano -, sapientemente mescolati al rosa acceso, al turchese, al verde menta, all’oro e all’argento e al multimaterico del vetro, del bronzo, del rame.
    Nella sua arte che è meditazione, ma è anche allegria e magia, Gesine usa il linguaggio delle immagini, delle forme, dei colori e dei materiali più diversi tutti utilizzati con grande maestria e versatilità.
    Non cattura la realtà, non ferma le immagini che sono sempre in movimento, a volte vorticoso, a volte scherzoso, non rispetta le leggi della gravità o della prospettiva perché si ritiene una sorta di “stregone”, un intermediario dell’occulto allo stesso modo in cui gli sciamani riescono a gettare lo sguardo al di là dell’intellegibile e a raccontare agli uomini, attraverso immagini e simboli, quanto vedono.
    Gesine si muove con disinvoltura tra epoche e culture differenti, viaggiando nel tempo, nella memoria, nella dimensione del sogno e della favola. Ama l’acqua perché simboleggia le forze dell’inconscio e perché è l’elemento vivificante per eccellenza; adora i fiori, simbolo di purezza e di perfetta unione tra colore e forma, simbolo e espressione più elevata dell’allegria della Grande Madre Natura.
    Le piacciono i pesci perché sono simbolo di ispirazione che “esce dalle nostre acque interiori” e nel loro movimento di onde generano il momento del creare.
    Ama l’Italia nella quale ha scelto di vivere, paese così ricco di tracce importanti delle culture classiche greca, latina, etrusca, quella che forse ama di più e della quale ripercorre le vestigia nel luogo dove ha deciso di vivere; così come quella medievale popolata di torri, castelli, mura merlate e ponti levatoi, tutti presenti nei “suoi” paesaggi.
    Sceglie i colori che adagia su fondi d’oro e d’argento che sono la sua interiorizzazione dell’eredità dei grandi
    Maestri della nostra Storia dell’Arte: Piero della Francesca, Giotto. Ma non dimentica i riferimenti della sua cultura d’origine: Emil Nolde, Franz Marc, pittori dell’Espressionismo tedesco del quale riprende i colori accesi e definiti; e Marc Chagall, come lei “pellegrino tra due mondi”. Per Gesine l’Italia e la Germania, per Chagall la Russia e la Francia. Chagall racconta storie eterne; Gesine Arps mostra istantanee dell’eternità.

    GESINE ARPS
    Nasce ad Hannover, in Germania, il 3 novembre 1964. Inizia ad esporre giovanissima nella sua città natale in diverse collettive e, nel 1985, organizza la sua prima personale presso la Galerie am Bahnhof, sempre ad Hannover.
    A ventidue anni lascia la terra natia per trasferirsi ad Urbino, dove termina gli studi artistici e inizia la sua collaborazione, dal 1990, come designer presso lo studio dello stilista Piero Guidi. Durante il soggiorno italiano non mancano però le occasioni espositive anche all’estero mentre si susseguono, a ritmo incalzante, gli appuntamenti artistici italiani tra i quali nel 1991 alla Galleria Comunale dell’Immagine di Rimini. Dal 1994 l’artista amplia la sua ricerca linguistica non più solo dedicata alla pittura; sperimenta differenti mezzi e forme espressive e interviene anche con installazioni realizzate con i materiali più inconsueti. Ha quindi inizio una serie di esposizioni in Italia e all’estero che accrescono, col passare degli anni, il bagaglio culturale dell’artista e la sua considerazione da parte della critica. Stabile rimane il rapporto con la Germania, suo paese di origine, dove l’artista viene sempre più spesso invitata ad esporre in musei ed enti pubblici come il Museo Duingen nel 2003 e nel 2004 presso il Tribunale di Colonia in occasione di “Strömungen”, una collettiva di pittrici organizzata dalla Fédération Internationale Culturelle Féminine. Una lunga serie di esposizioni la vede ultimamente protagonista di performance ed eventi tra Francia, Olanda, Germania e l’Italia, dove ormai da tempo si è definitivamente stabilita.

    Didascalia immagine: Gesine Arps, “Tutti tirano le corde della vita”, 2013, tecnica mista su tela, cm. 120 x 120

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