Autore: Redazione area-press.eu

  • Gli italiani e i parcheggi in città: una caccia all’ultimo posto… e al risparmio!

    Milano, 04 novembre 2014 – Ore passate a girare per le stesse strade alla disperata ricerca di un posto, litigi con gli altri automobilisti e manovre al limite della fantascienza per riuscire ad infilare la propria auto in spazi minuscoli, il tutto dovendo anche spendere soldi. Questa è la dura realtà con cui spesso si trovano a dover fare i conti gli automobilisti di città in tutta Italia. Il Centro Studi e Documentazione Direct Line http://www.directline.it – la più grande compagnia di assicurazione auto on line ha voluto vederci più chiaro e ha chiesto ai diretti interessati qual è l’effettiva situazione dei parcheggi nelle città italiane.

    Dopo aver accertato in una delle sue ultime indagini che il parcheggio è uno dei peggiori incubi di chi guida, il Centro Studi si è soffermato adesso sui costi e sulla qualità dei servizi offerti nelle nostre città. Ad un primo sguardo, la situazione non è per niente incoraggiante: ben l’89% degli automobilisti ammette di aver sprecato denaro per ore o minuti di parcheggi pagati ma non usufruiti. Un disagio non indifferente, che potrebbe essere risolto con semplici accortezze come l’inserimento di frazioni di tempo più corte e meglio gestibili. In particolare, il 33% degli italiani intervistati da Direct Line afferma di essere molto irritato da questo inutile spreco, il 27% ritiene che sia il caso di rivedere tariffe e fasce orarie dei parchimetri, mentre il 18% si dichiara rassegnato a questo spreco. Non manca chi si dice disposto a spendere i propri soldi se questi vengono poi utilizzati per finanziare nuove aree di sosta e per riqualificare le strade della città (7%), il 4% riconosce invece in questo spreco una pecca comune a tutte le nazioni. Il 14% non ha mai pensato a questo aspetto, mentre il 15% si dichiara molto attento nei conteggi delle ore di sosta. Da sottolineare che solo il 2% degli italiani dichiara di non pagare la sosta e rischiare la multa.

    Ad aggravare una situazione già complicata a causa degli sprechi economici, si aggiunge una massiccia insufficienza dei servizi offerti: nove su dieci degli automobilisti intervistati si dichiarano insoddisfatti dei parcheggi della propria città per svariati motivi. Nello specifico, il 47% considera la quantità di posteggi troppo esigua e mal distribuita, per il 42%, invece, la relazione parcheggi liberi – parcheggi a pagamento è eccessivamente sbilanciata verso i secondi. C’è anche chi vorrebbe più posti auto per i diversamente abili (8%) e chi si dichiara talmente insoddisfatto da adottare senza ritegno la tattica del parcheggio selvaggio (2%). Un 16% si accontenterebbe invece di avere più posteggi riservati ai residenti, mentre un 3% dichiara di vivere in una città con pochi parcheggi a pagamento. Ad essere completamente soddisfatto è solo il 12% degli automobilisti.

    La ricerca di Direct Line offre, inoltre, un interessante spaccato regionale. La situazione peggiore sembra essere quella dei palermitani, seguiti a stretto giro dai romani che registrano rispettivamente il 61% e il 59% di automobilisti che considera senza alcun dubbio i parcheggi troppo pochi e mal distribuiti nelle zone della città. Non stanno molto meglio a Bologna, dove il 58% degli intervistati denuncia la presenza di numerosi parcheggi a pagamento a discapito di quelli liberi. A Torino, invece, sembrano mancare posti riservati ai residenti (il 16% ne vorrebbe di più, percentuale più altra tra le città interessate dall’indagine), mentre a Verona vorrebbero più posteggi per gli automobilisti diversamente abili (22%). Non male invece la situazione a Firenze, Brescia e Cagliari che rispettivamente con il 14%, 14% e 13% registrano le percentuali più alte di guidatori soddisfatti. Non sorprende che a Milano si registri la più bassa percentuale di automobilisti che dichiarano di abitare in zone a basso tasso di parcheggi a pagamento (1%) né che il 6% degli intervistati ammetta di praticare il parcheggio selvaggio.

    “I parcheggi sono da sempre una delle realtà più ostiche per ogni automobilista di città. – commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing di Direct Line. Per questo abbiamo voluto richiamare l’attenzione e mandare un monito alle autorità competenti. Il sondaggio mette infatti in evidenza una chiara situazione di disagio per gli automobilisti che si vedono costretti a scontrarsi quotidianamente con una mancanza di posteggi che interessa il Paese da Nord a Sud. Ma non solo: a peggiorare le cose c’è anche l’indiscusso spreco di denaro che spesso e volentieri penalizza tutti coloro che pagano per ore di parcheggio che effettivamente non vengono utilizzate. Da sottolineare comunque la buona volontà degli italiani che, nonostante gli evidenti disagi, dichiarano di pagare la sosta; è infatti solo un esiguo 2% a rischiare sistematicamente la multa pur di non spendere i propri soldi al parchimetro”.

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  • Il “caso Veronica” e la responsabilità nella prescrizione off label

    L’Avv. Andrea Castelnuovo fa chiarezza sulla prima sentenza sulla responsabilità nella prescrizione del farmaco off label, il “caso Veronica”.

    Il primo caso eclatante, che è anche assurto agli onori delle cronache, è il “caso Veronica” (Cass. pen., sez. IV 30-09-2008 n. 37077).

    Una psichiatra veniva tratta a giudizio dinanzi al Tribunale di Pistoia per rispondere del reato di lesioni dolose aggravate in danno della minore Veronica consistite in sonnolenza, incubi, emicrania, depressione, eccitabilità ed un episodio di allucinazioni, oltre che nella insorgenza di calcolosi renale, di disturbi oculari e di colecistopatia, per una durata superiore a giorni 40.

    La dottoressa aveva prescritto, per la cura dell’obesità, l’assunzione di topiramato, quale terapia sperimentale, in mancanza di adeguata informazione ed espresso consenso del paziente o di chi esercitava la patria potestà, in dosaggi superiori a quelli consenti (200 mg al giorno, dose in seguito raddoppiata), senza seguire il lento incremento della dose raccomandata.

    Il Giudice di primo grado ha condannato il medico per il reato di lesioni volontarie aggravate.

    Il farmaco è un antiepilettico, utilizzato off label per sfruttarne gli effetti anoressizzanti (off label per indicazione terapeutica), con un dosaggio superiore a quello previsto dalla scheda tecnica (off label posologia).

    Nel 2008 la Corte d’appello prima e la corte di cassazione poi hanno confermato l’impianto della sentenza di primo grado, confermando quindi che una prescrizione off label in violazione dei parametri stabiliti dalla legge Di Bella, comporta responsabilità professionale penale civile: non per dolo, tuttavia, come erroneamente ritenuto il giudice di primo grado, ma per colpa.

  • Il Metro Ethernet Forum annuncia i finalisti degli Ethernet Excellence Awards 2014

    Gli Award premiano le nuove implementazioni che supportano funzioni chiave per la connettività Carrier Ethernet, come scalabilità, virtualizzazione, SDN e gestione.

    I vincitori dei ventinove premi – attribuiti da una giuria di cui hanno fatto parte analisti di IDC, Infonetics, Vertical Systems, Gartner, Frost & Sullivan, Ovum e Rayno Report, e giudici indipendenti soprattutto per il Certified Professional of the Year Award – verranno annunciati durante la conferenza Global Ethernet Networking 2014 (GEN14), che si terrà a Washington dal 17 al 20 novembre 2014.

    I Finalisti:

    Best Application of the Year – Education: Comcast Business, Cox Business, Verizon

    Best Application of the Year – Financial: Colt Technology Services, Comcast Business, Indosat

    Best Application of the Year – Government: AT&T, Comcast Business, PLDT

    Best Application of the Year – Health: Comcast Business, Indosat

    Best Application of the Year – Media/Sports/Entertainment: AT&T, Colt Technology Services, Comcast Business

    Best Application of the Year – Other Applications: Colt Technology Services, Comcast Business, Tata Communications

    Best Service of the Year – Asia Pacific: KVH, PLDT, Telstra

    Best Service of the Year – Caribbean & Latin America: INTERNEXA, Level 3 Communications, Colt Technology Services

    Best Service of the Year – Europe, Middle East & Africa: Colt Technology Services, GTS Central Europe, Verizon

    Best Service of the Year – Global: Tata Communications, Telstra, Verizon

    Best Service of the Year – North America: Bell Canada, Comcast Business, Verizon

    Retail Service Provider of the Year – Asia Pacific: PLDT, Tata Communications, Verizon

    Retail Service Provider of the Year – Caribbean & Latin America: Level 3 Communications, Verizon, Colt Technology Services

    Retail Service Provider of the Year – Europe, Middle East & Africa: Colt Technology Services, GTS Central Europe, Verizon

    Retail Service Provider of the Year – Global: Level 3 Communications, Verizon

    Retail Service Provider of the Year – North America: Comcast Business, tw telecom

    Wholesale Service Provider of the Year – Asia Pacific: PCCW Global, PLDT, Telstra

    Wholesale Service Provider of the Year – Caribbean & Latin America: INTERNEXA, Level 3 Communications

    Wholesale Service Provider of the Year – Europe, Middle East & Africa: Colt Technology Services, Deutsche Telekom, Verizon Global Wholesale

    Wholesale Service Provider of the Year – Global: Level 3 Communications, SingTel, Telstra

    Wholesale Service Provider of the Year – North America: Comcast Business, tw telecom, Verizon Global Wholesale

    Network Technology Provider of the Year – Network Technology Provider of the Year: Alcatel-Lucent, Colt Technology Services, Cyan

    Best Network Technology of the Year – Multi-Vendor Innovation: Colt Technology Services, Overture, Verizon

    Best Network Technology of the Year – Scalability: Alcatel-Lucent, Ciena, Verizon

    Best Network Technology of the Year – Service Management/Orchestration: Cyan, Overture, Verizon

    Best Network Technology of the Year – Technology Innovation: Alcatel-Lucent, Colt Technology Services, RAD

    Professionals of the Year – Ethernet Industry Person of the Year: Ali Sajassi, Cisco, Bill Stemper, Comcast Business, Vincent Alesi, Verizon

    Professionals of the Year – MEF Carrier Ethernet Certified Professional of the Year: PLDT, Sendang Praptomo, Telekomunikasi Indonesia International, Simi Babbar, Time Warner Cable

    Ulteriori dettagli sui premi e sulla cerimonia di consegna degli stessi sui siti web della conferenza GEN14 e del MEF. http://www.gen14.com/

  • Al ROMEO HOTEL è ancora SUSHI E BOLLICINE!

    Sushi e Bollicine è l’iniziativa del ROMEO Sushi Bar & Restaurant che accosta gli originali sapori dell’Oriente al gusto frizzante del prosecco. Per soddisfare le richieste dei Sushi Lovers partenopei (e non!), l’iniziativa, partita lo scorso ottobre, è stata estesa fino al 21 dicembre.

    Sushi e bollicine è un menu di 4 portate, tra cui Edamame, Maki e Nigiri, per un viaggio nel gusto dell’Estremo Oriente, abbinato a un calice di prosecco, che esalta il gusto del sushi, perché l’anidride carbonica delle bollicine pulisce il palato e lo prepara per il boccone successivo.

    Sushi e bollicine è quindi un’esperienza da vivere da soli o in compagnia nell’esclusiva location del ROMEO Sushi Bar & Restaurant.

    Sushi e prosecco, il mix è perfetto!

    Prezzo 40 € per persona.

    Dalle ore 20.00. È consigliata la prenotazione.

    Il Romeo Sushi Bar & Restaurant è chiuso il lunedì.

    Info e prenotazioni – Romeo hotel

    Via Cristoforo Colombo, 45 – Napoli. Tel +39 081 0175001 – [email protected]

  • Raccolta fondi Croce Rossa Monza

    Il 7 Novembre, a partire dalle ore 19.00, presso Il Ristorante Il Noble – in Via Gerardo dei Tintori 18 a Monza – si terrà la serata solidale per la raccolta fondi a sostegno delle attività di Croce Rossa Comitato Locale di Monza.

    Alla cena solidale saranno presenti numerosi ospiti istituzionali e le associazioni del territorio.

    Per intrattenere i commensali si terranno interessati iniziative come l’asta benefica con numerosi premi fra i quali le tele della pittrice LeoNilde Carabba (artista monzese i cui quadri sono oggi esposti in tutto il mondo) e l’esibizione dei vice campioni nazionali di ballo da sala.

    Il Ristorante Il Noble, del Gruppo Love&Passion, donerà a Croce Rossa Comitato Locale di Monza una parte dell’incasso.

    Partner della serata: Ristorante Il Noble, ACSM AGAM l’energia che unisce.

    Il Gruppo Love&Passion da sempre sostiene progetti di sensibilizzazione, perché stare vicini a chi soffre anche con piccoli contributi è di assoluta importanza. Salvatore Butticè titolare de il Noble Restaurant e il Noble bistro racconta così il loro contributo “per noi è una questione di principio essere attenti al territorio e al sociale con responsabilità, l’unico modo non é parlarne ma agire”.

    Il Gruppo Love&Passion nasce nel 2007 dalla visione dei fratelli Butticé Salvatore, Vincenzo e della sorella Antonella, con l’obiettivo di costruire un nuovo modo di far ristorazione tenendo come base salda l’amore per il cibo di qualità e la passione per il servizio. www.loveandpassionsrl.com

    Per Informazioni:

    Ufficio Stampa Artémida

    Emanuela Lodolo

    E-mail: [email protected]

    Tel: 02.45482672

    Cell: 333.2648370

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  • Il farmaco generico e le norme sulla responsabilità nella prescrizione

    Questioni giuridiche sulla responsabilità nella prescrizione dei farmaci con focus sul farmaco no brand. Parla l’Avvocato Andrea Castelnuovo.

    Per effetto dell’articolo 1-bis del decreto-legge 27 maggio 2005 n.87 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005 n. 149), tanto per complicare inutilmente la vita agli operatori, ciò che in tutto il mondo viene chiamato “medicinale generico” in Italia deve essere definito “medicinale equivalente”, che probabilmente al nostro legislatore pareva una formula più politicamente corretta.

    È ben strano, tuttavia, che lo stesso legislatore pochi mesi più tardi, quando emana il codice comunitario dei medicinali di cui adesso andiamo discutere, continui a utilizzare la definizione di “generico” in luogo di “equivalente”, pur ricordando nel medesimo articolo 8 che la legge del 2005 obbliga a chiamarlo equivalente!

    L’articolo 6 del D.Lgs. n. 219/2006 (il Codice comunitario dei medicinali) stabilisce che “Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria” da parte dell’EMA.

    L’articolo 8 stabilisce la procedura per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco “innovatore”: alla domanda occorre allegare, per quanto qui ci interessa i risultati: l) delle prove farmaceutiche (chimico-fisiche, biologiche o microbiologiche); 2) delle prove precliniche (tossicologiche e farmacologiche); 3) delle sperimentazioni cliniche.

    Lo stesso Codice, con l’articolo 10, prevede la “domande semplificate di AIC per i medicinali generici” e stabilisce che in deroga all’articolo 8, comma 3, lettera l), il richiedente non è tenuto a fornire i risultati delle prove precliniche e delle sperimentazioni cliniche se può dimostrare che il medicinale è un medicinale generico di un medicinale di riferimento che è autorizzato o è stato autorizzato a norma dell’articolo 6 da almeno otto anni in Italia o nella Comunità europea.

    Il quinto comma dell’articolo 10 definisce medicinale generico “un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità.

    La norma dice che “i vari sali, esteri, eteri, isomeri, miscele di isomeri, complessi o derivati di una sostanza attiva sono considerati la stessa sostanza attiva se non presentano, in base alle informazioni supplementari fornite dal richiedente, differenze significative, né delle proprietà relative alla sicurezza, né di quelle relative all’efficacia” e che “le varie forme farmaceutiche orali a rilascio immediato sono considerate una stessa forma farmaceutica”.

    Non è mia intenzione invadere il campo scientifico dei farmacologi, ma occorre ricordare che gli studi di bioequivalenza vengono effettuati su (pochi: il minimo è 12) volontari sani, maschi, che assumono una sola dose del farmaco di riferimento, vengono poi sottoposti a wash-out, assumono poi una dose del farmaco test e via incrociando.

    Insomma, si potrebbe dire che è una inevitabile fictio iuris quella in base alla quale si estendono gli effetti degli studi di bioequivalenza agli effettivi pazienti che assumeranno farmaco, ma è una finzione (scientificamente fondata, beninteso) della quale non si può non tener conto.

    Ora uno studio del genere è certamente funzionale allo scopo, ma non possiamo dimenticare che la platea dei destinatari effettivi finali del farmaco immesso in commercio non è costituito da maschi sani, giovani, che assumono una sola dose di farmaco, perfettamente controllati in un laboratorio: è facile invece che quel farmaco venga assunto da pazienti cronici che lo prendono tutti i giorni, in combinazione con tanti altri farmaci per tutte le altre patologie di cui i pazienti (soprattutto quelli anziani, cioè la maggior parte) sono affetti; e teniamo anche in considerazione che può capitare che magari ogni tanto il paziente si induca in errore e prenda due volte lo stesso farmaco semplicemente perché si ritrova in casa due scatole diverse contenenti compresse di colore forma diversa, anche se contengono lo stesso principio attivo.

    E magari può capitare, in letteratura i casi sono già evidenti, che il marito assuma l’farmaco della moglie e viceversa solo perché il blister è esattamente identico, visto che il produttore è lo stesso.

    La tematica dei farmaci LASA (look alike – sound alike) è di una certa complessità, esistono normative ministeriali ben fatte e sicuramente efficaci, ma tuttavia bisogna considerare che il fruitore del prodotto farmaceutico non è sempre un raffinato latinista, non è quasi mai un professore di farmacologia, molto spesso non è neppure un medico! E che pertanto occorre in qualche maniera guidare il paziente per mano nel percorso quotidiano di assunzione di diversi farmaci cercando di evitare il più possibile che l’errore accada e che le cattive abitudini prendano il sopravvento (sappiamo tutti quanto la complicazione e la confusione contribuiscano in maniera significativa all’abbandono delle terapie e quindi alla sostanziale inefficacia delle stesse).

    In un ipotetico paese di Bengodi, nel quale non esistono problemi di natura finanziaria, la tematica del farmaco generico semplicemente non esisterebbe: non esiste un’esigenza naturale o scientifica di avere a disposizione più d’un farmaco con la medesima composizione qualitativa e quantitativa di principio attivo, perché il paziente ha la semplice esigenza di avere il farmaco giusto per la propria patologia, prescritto da un medico che non abbia alcun tipo di influenza che non sia quella della pura scienza, il tutto (ovvio) pagando meno possibile…

    In buona sostanza, il farmaco generico è un tema di natura legale e finanziaria e non anche, non solo, di natura scientifica.

    Non siamo nel Bengodi, però, da noi la spesa farmaceutica è importante e viene sostenuta in grandissima parte dal servizio sanitario nazionale con denaro pubblico, sicché i criteri di razionalizzazione della spesa e di risparmio (e di “non spreco”, soprattutto) sono fondamentali e non possono essere ignorati, anzi.

    Il farmaco generico fa risparmiare, questo è il punto fondamentale ed è il leitmotiv di tutta la questione.

    L’affermazione è vera, ma bisogna intendersi sul suo significato e la sua portata: è vero che se l’ordinamento non consentisse ai produttori di farmaci generici di ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio dei loro preparati bioequivalenti una volta che il farmaco di riferimento abbia perso il brevetto (posto che, come tutte le invenzioni industriali assistite da brevetto, anche i farmaci dopo un certo lasso di tempo perdono la tutela brevettuale), i produttori dei farmaci originali con tutta probabilità non avrebbero alcun incentivo ad abbassare i prezzi.

    È ormai da quasi 15 anni, infatti, che il prezzo del farmaco generico più economico disponibile sul mercato costituisce il c.d “prezzo di riferimento” o “prezzo di rimborso”: l’articolo 7 della Legge 405 del 2001 dispone infatti che i medicinali a brevetto scaduto sono rimborsati al farmacista dal SSN fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente farmaco generico disponibile nel normale ciclo distributivo regionale.

    Questo vuol dire che se il medico prescrive al paziente un farmaco a brevetto scaduto (stiamo parlando, naturalmente, di farmaci di fascia A), il servizio sanitario rimborsa al farmacista non il prezzo di quella confezione ma un prezzo virtuale che il prezzo di riferimento, cioè quello del generico più economico: se dunque il paziente, a fronte di una prescrizione del medico priva della clausola di “non sostituibilità” di cui diremo, riceve dal farmacista il farmaco branded o il generico X o il generico Y, ciò che lo Stato paga è solo è semplicemente il “prezzo di riferimento”, e se la scatola che il paziente compra in farmacia costa di più di questo prezzo di riferimento sarà il paziente a doversi far carico del sovrapprezzo. È il cosiddetto co-payment.

    Dunque, stando così le cose, il fatto che il medico prescriva il farmaco branded o il farmaco generico non ha alcuna rilevanza sotto il profilo del costo a carico del servizio sanitario nazionale, perché lo Stato paga sempre comunque un prezzo virtuale che è il più basso sul mercato.

    Il risparmio indotto dall’esistenza sul mercato dei farmaci generici è, dunque, un risparmio a livello macroeconomico, perché la spinta concorrenziale impone ai produttori dei farmaci branded che abbiano perso il brevetto di allineare al ribasso i propri prezzi per restare sul mercato e non farsi completamente eliminare dai produttori dei farmaci generici.

    Non si spiega, alla luce di queste semplicissime considerazioni, perché non sia ancora sopita la diatriba che riguarda il rapporto tra farmaco griffato e farmaco generico sotto il profilo del risparmio per il servizio sanitario nazionale: probabilmente è una diatriba mal impostata, perché ciò che fa risparmiare non è la scelta che il paziente faccia tra la scatola che non preveda un co-payment e quella che lo preveda, ma è a monte, nella scelta del medico tra il prescrivere nell’ambito della classe/categoria terapeutica un farmaco a brevetto ormai scaduto oppure un farmaco non ancora genericato.

    Certo, non si può sottacere che anche la quota che il paziente paga di tasca propria incide sul complesso della spesa farmaceutica ed è giusto che i farmacoeconomisti tengano conto anche di questo aspetto: ma è senz’altro sbagliato sostenere sic et simpliciter che vi sia un risparmio per il servizio sanitario se il paziente si faccia consegnare in farmacia una scatola piuttosto che l’altra.

    Se sussistono valide ragioni cliniche per indirizzare il medico a prescrivere un farmaco nuovo o un farmaco vecchio a parità di prestazione terapeutica, si può condividere che le Asl ed in genere il sistema del servizio sanitario (così come le società scientifiche nel redigere le linee guida ed i protocolli) indichino al prescrittore una scelta quale preferenziale rispetto all’altra.

    Ciò che invece davvero non convince, sotto il profilo giuridico, è la spinta verso l’una o l’altra prescrizione laddove si tratti di scegliere, a fronte della scelta di prescrivere al paziente una determinata molecola, la scatola griffata o la scatola del genericista X o del genericista Y.

    Per rendere il ragionamento ancora più chiaro, in soldoni: se il paziente ha bisogno di una statina e io, che sono il suo medico, ritengo che possa essere utilmente trattato con una statina a brevetto scaduto, gliela prescrivo e posso scegliere se prescrivergli la semplice molecola (sicché il farmacista gli consegnerà, salvo diversa richiesta del paziente, il farmaco generico che costa di meno) oppure se prescrivergli un particolare farmaco a base di quel principio attivo (apponendo cioè sulla ricetta la clausola di non sostituibilità, che può essere apposta tanto al farmaco branded quanto al generico). Se invece ritengo che questo paziente abbia bisogno di una particolare statina ancora tutelata da brevetto, gliela prescriverò.

    Ebbene, per quanto riguarda l’aspetto della responsabilità, è evidente che quel medico dovrà poter sostenere in base a dati scientifici, evidenze cliniche, studi e letteratura la propria scelta per una delle varie ipotesi (farmaco nuovo, farmaco brevetto scaduto, quel particolare generico, il griffato). Se invece la ragione della scelta di un farmaco piuttosto che dell’altro sta semplicemente nell’aspetto finanziario, sarà ben difficile difendere l’operato di quel medico, laddove ovviamente la prescrizione non abbia ottenuto i risultati sperati o, peggio, abbia aggravato la situazione del paziente o comunque sia stata terapeuticamente inefficace.

    Se tutto va bene, ovviamente, non viene neppure a sorgere una questione di responsabilità professionale. Ricordiamoci sempre che la responsabilità è una responsabilità per danno, non per mera condotta.

    Per quanto riguarda la scelta se apporre o meno la clausola non sostituibilità in favore di una formulazione che costi più del prezzo di riferimento, è chiaro che il medico dovrà anche tener conto del fatto che il paziente possa o non possa sostenere la spesa per il co-payment, ma qui si tratta di non accedere a soluzioni semplicistiche che conculchino il diritto dovere del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza, e il diritto del paziente ad avere da parte del medico la migliore delle prescrizioni senza che l’aspetto finanziario sotteso alla ricetta prevalga sull’aspetto scientifico e quindi terapeutico.

  • FABRIZIO CONSOLI: esce l’ep SAPER DOVE ANDARE che anticipa il nuovo concept album TEN WHISPERS

    A due anni da “Live in Capetown” e dopo oltre 130 concerti – di cui più della metà tra Germania, Austria e Svizzera – la scelta di uscire con un piccolo EP

    «Non potevo permettere che dall’ultima uscita discografica alla pubblicazione del nuovo album (in fase di ultimazione, sarà un Concept intitolato Ten Whispers e, per la sua natura -che definirei “delicata e velleitaria”, non ha bisogno di alcuna fretta), il progetto Fabrizio Consoli rimanesse apparentemente fermo. “Saper Dove Andare” fungerà così da cerniera tra il passato e il futuro di un percorso, servendo anche da spunto riflessivo, a me stesso prima che all’ascoltatore, sul “dove” si sta andando. In questo, a mio avviso, sta la forza del titolo. In un momento così difficile, confuso e pieno di paure, come quello che la Società sta attraversando, (non uso il termine Civiltà per non apparire catastrofico, ma ciò non toglie che io lo ritenga più appropriato), la percezione di Futuro, inteso come Scienza del Possibile, assume un importanza e un peso con cui la mia generazione non si è mai trovata a misurarsi. Ci piaccia o meno, è la fine di un mondo. E la possibilità di fermarsi, guardarsi dietro, intorno, e ripartire, è una delle poche mosse che ci sono concesse a riguardo. Perché una cosa si riconferma certa. Non si può “Saper Dove Andare”, se non si è capito a fondo da dove si viene.

    Ed ecco che anche le canzoni scelte, in quest’ottica, acquistano importanza, restituendo un senso compiuto a quella che rimane una piccola collezione di pietre miliari. O forse, come sarebbe meglio chiamarla, una raccolta di impronte. Canzone Intelligente di Enzo Jannacci (estratta da “Musica Per Ballare”), che riconosce il debito che un certo mondo autorale, a tratti molto “serioso”, ha con l’ironia e col Cabaret, La Forza dell’Amore (da “Live in CapeTown”), un tributo all’importanza e alla collaborazione con uno dei massimi artisti italiani, Eugenio Finardi, e Il Pianista di Montevideo (registrazione inedita), una canzone dell’amico Pippo Pollina– molto noto e apprezzato in tutto il mondo tedesco- tanto vicina al mio sentire da commuovermi ogni volta che la canto a un mio concerto. Da sottolineare anche quello che per me è un esperimento assoluto, il remix di Martina realizzato efficacemente a Londra da Andrew Consoli, un produttore che si sta affermando sulla scena elettronica londinese e americana».

    Guarda qui il video del singolo Martina: www.youtube.com/watch?v=_8i2oJYfYlM&feature=youtu.be

    FABRIZIO CONSOLI è protagonista, dagli anni ’80, di un’intensa attività di session man al fianco di diversi artisti di primo piano della scena musicale italiana, quali Eugenio Finardi, Alice,C. De Andrè, Mauro Pagani, PFM, O Fado, “La notte delle Chitarre” e moltissimi altri, intraprendendo anche una lunga serie di tournèe dal vivo, sia in Italia che all’estero. Dagli anni’90 ad oggi il suo percorso professionale lo porta a pubblicare diversi dischi, vincere la selezione di Sanremo Giovani ‘94 guadagnandosi il passaggio al 45° Festival della Canzone Italiana del febbraio successivo (è sul palco del Teatro Ariston per San Remo 1995), scrivere e produrre diverse canzoni di successo (per artisti quali Dirotta Su Cuba ed Eugenio Finardi), creare “Forgive us” (un progetto che vedeva alla voce Giovanni Paolo II), vincere premi e riconoscimenti importanti (come il premio Ciampi 2004), scrivere colonne sonore e… recitare in commedie teatrali!Ma non c’è dubbio che la dimensione che più predilige sia l’attività Live, passione che lo porterà a pubblicare, dopo “18 Piccoli anacronismi” (2004), e Musica Per Ballare (2009), “Live In Capetown” (2012), album che gli consentirà di intensificare la sua presenza in Germania, Austria e Svizzera, dove, dal giugno 2007 si esibisce spesso e il suo concerto, un raffinato “crossover” tra jazz, canzone d’autore e un’ allegra e malinconica“voglia di Sud America”, è molto apprezzato (oltre 60 concerti, solo nell’ultimo anno).

    Saper Dove Andare“ anticipa di qualche mese il nuovo disco, Ten Whispers”, un concept album che, rimarcando vocazione e sonorità internazionali, unite alle radici italiane, toccherà tematiche importanti e delicate.

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