Autore: Redazione area-press.eu

  • Abbigliamento autunnale a Bologna: le proposte di Mercatopoli!

    Conosci le tendenze per la moda autunnale 2014? Da Mercatopoli Bologna Porto puoi trovare una collezione di abbigliamento autunnale usato attuale e divertente.

    Mercatopoli Bologna Porto ha iniziato il ritiro dei capi per questo autunno e sta creando una collezione davvero unica, formata dal gusto di chi porta il proprio abbigliamento usato in vendita. Sempre attenti ai dettami della moda, ma senza mai essere banali, ti proponiamo una scelta di abiti usati, ma in perfetto stato, senza difetti e assolutamente unici.

    La moda è cambiata. Pare una banalità ma questa volta sta cambiando davvero, nel senso che si stanno allentando quelle regole ferree che prima un po’ ci soffocavano. Ora si lascia più spazio all’espressione della personalità di ognuno. Esistono però ancora delle linee guida e vogliamo darvi qualche dritta.

    1. I colori. Finalmente una stagione autunnale all’insegna del colore. Colori decisi, verde scuro, giallo, blu intenso e soprattutto il bordeaux, il colore protagonista di questo autunno. Ma nessuna monocromia, fantasie e grafismi, motivi geometrici o naturali, un’esplosione di fantasia e allegria
    2. Torna il knitwear. Dalla testa ai piedi torna la maglieria, ma con in più assemblaggi di parti diverse in un patchwork raffinato e mai pacchiano, proposto già qualche anno fa dai colori forti di Desigual e che torna ora con prepotenza sulle passerelle.
    3. Non solo colore ma anche luce. Torna anche il Lurex. Lo ricordate? Introdotto negli anni 40 e ripreso negli anni 70 e 80 nelle calze. Ora viene riproposto nei tessuti degli abiti per la sera, con eleganza e stile. Ma senza esagerare.
    4. Vanity Fair ci indica quale sarà il tocco più in della stagione: la zip. Utile sì, ma soprattutto decorativa e di grande impatto. Gonne, pantaloni, maglie e giacche con zip in vista.
    5. Il decennio da rivisitare? Gli anni 60! Abiti stretti in vita, girocolli, gonne a tubino, bluse a colori pastello. Giacche di colore uniforme blu scuro, rosa, di tweed e marrone scuro. Stivali, scarpe con tacco di 5-8 cm in cuoio bianche o nere. Insomma lasciati ispirare dallo stile di quegli anni e reinventalo secondo il tuo personale gusto.

    Allora sei pronta allo shopping a Mercatopoli Bologna Porto? Troverai capi davvero preziosi, a volte originali e vintage, spesso firmati e di ottima fattura, comunque sempre lavati e stirati e in perfette condizioni. Nessuno potrà dire che sono abiti usati. In più la varietà delle proposte è tale che sicuramente potrai creare un tuo stile senza sottostare alle proposte uniformi e poco personali che trovi nei negozi del centro.

    E anche per l’uomo non mancano proposte. Elegante, casual o sportivo ogni stile è riproposto per ogni gusto.

    Se darai una seconda vita ad un capo di abbigliamento usato inoltre non solo avrai la qualità che ti meriti al giusto prezzo, ma eviterai sprechi. Un abito bellissimo e ancora utilizzabile non verrà gettato via, non finirà in discarica, ma verrà usato ancora e ancora. In un’epoca di consumismo e produzione sfrenata riutilizzare l’abbigliamento usato è un comportamento responsabile, ecosostenibile, ma soprattutto furbo.

    L’abbigliamento usato a Bologna è a Mercatopoli! Passa in negozio o contattaci allo 051432045!

  • SAN MARTINO: LA GIORNATA DEL BACALÀ ALLA VICENTINA

    A Vicenza la festa di San Martino è anche “La Giornata del Bacalà alla Vicentina”, un’iniziativa dei ristoratori consigliati dall’omonima Confraternita. L’11 novembre, in una trentina di locali berici garanti della ricetta originale (l’elenco degli aderenti nel sito www.baccalaallavicentina.it), si avrà l’occasione di approfittare di una speciale promozione: per questo giorno speciale un piatto di Bacalà alla Vicentina, polenta compresa, costerà 12 euro.

    La specialità principe della tradizione gastronomica berica, preparata con stoccafisso di prima scelta e secondo la ricetta tradizionale dalla Confraternita, costerà dunque meno del solito. Come spiega Antonio Chemello, Presidente del gruppo ristoratori: “Il nostro obiettivo è quello di avvicinare tutti alla riscoperta di una specialità che sta ottenendo grandi apprezzamenti, non solo in Italia, ma anche all’estero. Il bacalà fatto in casa oramai è una rarità, perché di tempo per prepararlo ce n’è sono sempre meno – continua Chemello – e il rischio è che proprio i giovani vicentini, per primi, non abbiano l’occasione di assaggiare un piatto che tiene alto il nome della nostra provincia in giro per il mondo. Dunque l’iniziativa dei ristoratori di offrire il piatto scontato può davvero costituire un incentivo alla conoscenza del Bacalà alla Vicentina anche tra i ragazzi, oltre che un modo per ringraziare i tanti fedelissimi del piatto”.

    Martedì 11 novembre è, dunque, l’occasione giusta per gustare un piatto di polenta e bacalà in uno dei ristoranti consigliati, assaporandone il profumo intenso e il sapore inconfondibile, magari accompagnato da uno dei vini Doc del territorio. Molti ristoranti del circuito per l’occasione propongono anche menù degustazione a prezzi agevolati.

    I ristoranti aderenti sono:

    Antica Osteria Rampina

    Antica Trattoria Al Sole

    Antica Trattoria Due Mori

    Antica Trattoria Fattori

    Antico Ristorante Primon

    Belvedere Ristorante Del Buon Ricordo

    La Trattoria di Palmerino

    Locanda Seggiovia

    Ristorante Al Cardellino

    Ristorante Al Castello Superiore

    Ristorante Al Pioppeto

    Ristorante Al Torcio

    Ristorante Contarini

    Ristorante Da Beppino

    Ristorante Da Remo

    Ristorante Giorgio e Chiara

    Ristorante Il Canova

    Ristorante Il Querini da Zemin

    Ristorante La Marescialla

    Ristorante La Mena

    Ristorante La Rosina

    Ristorante Righetti

    Ristorante Valpomaro

    Trattoria Ai Mediatori

    Trattoria Mora

    Trattoria Da Lovise

    Trattoria Da Zamboni

  • Forme essenziali per un design contemporaneo: le cucine a legna e combinate NEOS di J.CORRADI

    Neos è la più giovane creazione di J. Corradi e rappresenta il perfetto connubio tra gusto estetico minimale e tecniche di cottura tradizionali. Il design sobrio e lineare rende Neos particolarmente adatta ad ambienti di gusto contemporaneo.

    Il rivestimento esterno di Neos è composto di pannelli in acciaio inox o metallo verniciato in diversi colori (avorio, nero, bordeaux). Per un effetto più retrò, i fianchi sono disponibili anche in maiolica avorio o bordeaux. Le porte sono in acciaio inox oppure verniciate nere.

    La cucina poggia su uno zoccolo inox in metallo.

    La collezione Neos si sviluppa nelle varianti:

    • legna combinata (LGE = legna, gas, elettrico) da 155, 145, 125 cm, tutte disponibili anche in versione “thermo”
    • solo a legna (L = legna) da 90, 80 e 60 cm, tutte disponibili anche in versione “thermo”

    Per cucinare
    Neos è nata per riscoprire le antiche tecniche di cottura a legna. La robusta piastra in ghisa radiante, posizionata direttamente sopra l’ampio braciere, ha uno spessore importante (8 millimetri) ed è perfetta per le cotture lente e prolungate. Il forno a legna, da 40 o 50 litri, è rivestito di materiali refrattari di altissima qualità, per mantenere la temperatura interna costante ed omogenea e cucinare perfino a braci spente. Guide estraibili opzionali. Piani cottura gas/elettrico e forno elettrico possono essere integrati a piacimento con gli elettrodomestici a marchio J.Corradi o quelli di altri produttori.

    Per riscaldare
    Neos è la soluzione ideale anche per riscaldare la casa in modo più ecologico ed economico. Tutti i modelli riscaldano per convezione naturale l’ambiente in cui sono installati (volume riscaldabile dai 172 m3 del modello più piccolo da 60 cm, fino ai 240 dei modelli più grandi).

    Tutti i prodotti sono disponibili anche in versione “thermo” e permettono quindi di scaldare l’acqua dell’impianto di riscaldamento esistente (termosifoni o impianto a pavimento – volume riscaldabile fino a 573 m3).
    Caratteristica unica sul mercato dei modelli “thermo” di Neos, è il kit idraulico totalmente integrato nella cucina.
    Quello che nelle versioni normali è un vano di servizio o portalegna, nei modelli “thermo” si trasforma in vano di alloggiamento del kit idraulico, in cui è inclusa tutta la componentistica necessaria per il collegamento all’impianto (pompa standard 6mt, valvola 3 vie, valvola di sfogo aria, vaso di espansione da 6 litri, valvola di scambio termico, valvola di sicurezza 3 bar, rubinetti di carico e scarico). E’ una soluzione innovativa che semplifica notevolmente le operazioni di installazione e manutenzione e, contemporaneamente, libera spazio nell’ambiente abitativo, visto che non è più necessario costruire un vano tecnico apposito accanto alla cucina. In abbinata con uno scambiatore termico ed un puffer, le cucine “thermo” sono anche in grado di produrre acqua calda sanitaria.

    Per informazioni:

    J.CORRADI
    www.jcorradi.com
    Digital pr a cura di
 Blu Wom Milano
    www.bluwom-milano.com
    [email protected]

  • Il farmaco generico e le norme sulla responsabilità nella prescrizione

    Questioni giuridiche sulla responsabilità nella prescrizione dei farmaci con focus sul farmaco no brand. Parla l’Avvocato Andrea Castelnuovo.

    Per effetto dell’articolo 1-bis del decreto-legge 27 maggio 2005 n.87 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 luglio 2005 n. 149), tanto per complicare inutilmente la vita agli operatori, ciò che in tutto il mondo viene chiamato “medicinale generico” in Italia deve essere definito “medicinale equivalente”, che probabilmente al nostro legislatore pareva una formula più politicamente corretta.

    È ben strano, tuttavia, che lo stesso legislatore pochi mesi più tardi, quando emana il codice comunitario dei medicinali di cui adesso andiamo discutere, continui a utilizzare la definizione di “generico” in luogo di “equivalente”, pur ricordando nel medesimo articolo 8 che la legge del 2005 obbliga a chiamarlo equivalente!

    L’articolo 6 del D.Lgs. n. 219/2006 (il Codice comunitario dei medicinali) stabilisce che “Nessun medicinale può essere immesso in commercio sul territorio nazionale senza aver ottenuto un’autorizzazione dell’AIFA o un’autorizzazione comunitaria” da parte dell’EMA.

    L’articolo 8 stabilisce la procedura per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco “innovatore”: alla domanda occorre allegare, per quanto qui ci interessa i risultati: l) delle prove farmaceutiche (chimico-fisiche, biologiche o microbiologiche); 2) delle prove precliniche (tossicologiche e farmacologiche); 3) delle sperimentazioni cliniche.

    Lo stesso Codice, con l’articolo 10, prevede la “domande semplificate di AIC per i medicinali generici” e stabilisce che in deroga all’articolo 8, comma 3, lettera l), il richiedente non è tenuto a fornire i risultati delle prove precliniche e delle sperimentazioni cliniche se può dimostrare che il medicinale è un medicinale generico di un medicinale di riferimento che è autorizzato o è stato autorizzato a norma dell’articolo 6 da almeno otto anni in Italia o nella Comunità europea.

    Il quinto comma dell’articolo 10 definisce medicinale generico “un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento nonché una bioequivalenza con il medicinale di riferimento dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità.

    La norma dice che “i vari sali, esteri, eteri, isomeri, miscele di isomeri, complessi o derivati di una sostanza attiva sono considerati la stessa sostanza attiva se non presentano, in base alle informazioni supplementari fornite dal richiedente, differenze significative, né delle proprietà relative alla sicurezza, né di quelle relative all’efficacia” e che “le varie forme farmaceutiche orali a rilascio immediato sono considerate una stessa forma farmaceutica”.

    Non è mia intenzione invadere il campo scientifico dei farmacologi, ma occorre ricordare che gli studi di bioequivalenza vengono effettuati su (pochi: il minimo è 12) volontari sani, maschi, che assumono una sola dose del farmaco di riferimento, vengono poi sottoposti a wash-out, assumono poi una dose del farmaco test e via incrociando.

    Insomma, si potrebbe dire che è una inevitabile fictio iuris quella in base alla quale si estendono gli effetti degli studi di bioequivalenza agli effettivi pazienti che assumeranno farmaco, ma è una finzione (scientificamente fondata, beninteso) della quale non si può non tener conto.

    Ora uno studio del genere è certamente funzionale allo scopo, ma non possiamo dimenticare che la platea dei destinatari effettivi finali del farmaco immesso in commercio non è costituito da maschi sani, giovani, che assumono una sola dose di farmaco, perfettamente controllati in un laboratorio: è facile invece che quel farmaco venga assunto da pazienti cronici che lo prendono tutti i giorni, in combinazione con tanti altri farmaci per tutte le altre patologie di cui i pazienti (soprattutto quelli anziani, cioè la maggior parte) sono affetti; e teniamo anche in considerazione che può capitare che magari ogni tanto il paziente si induca in errore e prenda due volte lo stesso farmaco semplicemente perché si ritrova in casa due scatole diverse contenenti compresse di colore forma diversa, anche se contengono lo stesso principio attivo.

    E magari può capitare, in letteratura i casi sono già evidenti, che il marito assuma l’farmaco della moglie e viceversa solo perché il blister è esattamente identico, visto che il produttore è lo stesso.

    La tematica dei farmaci LASA (look alike – sound alike) è di una certa complessità, esistono normative ministeriali ben fatte e sicuramente efficaci, ma tuttavia bisogna considerare che il fruitore del prodotto farmaceutico non è sempre un raffinato latinista, non è quasi mai un professore di farmacologia, molto spesso non è neppure un medico! E che pertanto occorre in qualche maniera guidare il paziente per mano nel percorso quotidiano di assunzione di diversi farmaci cercando di evitare il più possibile che l’errore accada e che le cattive abitudini prendano il sopravvento (sappiamo tutti quanto la complicazione e la confusione contribuiscano in maniera significativa all’abbandono delle terapie e quindi alla sostanziale inefficacia delle stesse).

    In un ipotetico paese di Bengodi, nel quale non esistono problemi di natura finanziaria, la tematica del farmaco generico semplicemente non esisterebbe: non esiste un’esigenza naturale o scientifica di avere a disposizione più d’un farmaco con la medesima composizione qualitativa e quantitativa di principio attivo, perché il paziente ha la semplice esigenza di avere il farmaco giusto per la propria patologia, prescritto da un medico che non abbia alcun tipo di influenza che non sia quella della pura scienza, il tutto (ovvio) pagando meno possibile…

    In buona sostanza, il farmaco generico è un tema di natura legale e finanziaria e non anche, non solo, di natura scientifica.

    Non siamo nel Bengodi, però, da noi la spesa farmaceutica è importante e viene sostenuta in grandissima parte dal servizio sanitario nazionale con denaro pubblico, sicché i criteri di razionalizzazione della spesa e di risparmio (e di “non spreco”, soprattutto) sono fondamentali e non possono essere ignorati, anzi.

    Il farmaco generico fa risparmiare, questo è il punto fondamentale ed è il leitmotiv di tutta la questione.

    L’affermazione è vera, ma bisogna intendersi sul suo significato e la sua portata: è vero che se l’ordinamento non consentisse ai produttori di farmaci generici di ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio dei loro preparati bioequivalenti una volta che il farmaco di riferimento abbia perso il brevetto (posto che, come tutte le invenzioni industriali assistite da brevetto, anche i farmaci dopo un certo lasso di tempo perdono la tutela brevettuale), i produttori dei farmaci originali con tutta probabilità non avrebbero alcun incentivo ad abbassare i prezzi.

    È ormai da quasi 15 anni, infatti, che il prezzo del farmaco generico più economico disponibile sul mercato costituisce il c.d “prezzo di riferimento” o “prezzo di rimborso”: l’articolo 7 della Legge 405 del 2001 dispone infatti che i medicinali a brevetto scaduto sono rimborsati al farmacista dal SSN fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente farmaco generico disponibile nel normale ciclo distributivo regionale.

    Questo vuol dire che se il medico prescrive al paziente un farmaco a brevetto scaduto (stiamo parlando, naturalmente, di farmaci di fascia A), il servizio sanitario rimborsa al farmacista non il prezzo di quella confezione ma un prezzo virtuale che il prezzo di riferimento, cioè quello del generico più economico: se dunque il paziente, a fronte di una prescrizione del medico priva della clausola di “non sostituibilità” di cui diremo, riceve dal farmacista il farmaco branded o il generico X o il generico Y, ciò che lo Stato paga è solo è semplicemente il “prezzo di riferimento”, e se la scatola che il paziente compra in farmacia costa di più di questo prezzo di riferimento sarà il paziente a doversi far carico del sovrapprezzo. È il cosiddetto co-payment.

    Dunque, stando così le cose, il fatto che il medico prescriva il farmaco branded o il farmaco generico non ha alcuna rilevanza sotto il profilo del costo a carico del servizio sanitario nazionale, perché lo Stato paga sempre comunque un prezzo virtuale che è il più basso sul mercato.

    Il risparmio indotto dall’esistenza sul mercato dei farmaci generici è, dunque, un risparmio a livello macroeconomico, perché la spinta concorrenziale impone ai produttori dei farmaci branded che abbiano perso il brevetto di allineare al ribasso i propri prezzi per restare sul mercato e non farsi completamente eliminare dai produttori dei farmaci generici.

    Non si spiega, alla luce di queste semplicissime considerazioni, perché non sia ancora sopita la diatriba che riguarda il rapporto tra farmaco griffato e farmaco generico sotto il profilo del risparmio per il servizio sanitario nazionale: probabilmente è una diatriba mal impostata, perché ciò che fa risparmiare non è la scelta che il paziente faccia tra la scatola che non preveda un co-payment e quella che lo preveda, ma è a monte, nella scelta del medico tra il prescrivere nell’ambito della classe/categoria terapeutica un farmaco a brevetto ormai scaduto oppure un farmaco non ancora genericato.

    Certo, non si può sottacere che anche la quota che il paziente paga di tasca propria incide sul complesso della spesa farmaceutica ed è giusto che i farmacoeconomisti tengano conto anche di questo aspetto: ma è senz’altro sbagliato sostenere sic et simpliciter che vi sia un risparmio per il servizio sanitario se il paziente si faccia consegnare in farmacia una scatola piuttosto che l’altra.

    Se sussistono valide ragioni cliniche per indirizzare il medico a prescrivere un farmaco nuovo o un farmaco vecchio a parità di prestazione terapeutica, si può condividere che le Asl ed in genere il sistema del servizio sanitario (così come le società scientifiche nel redigere le linee guida ed i protocolli) indichino al prescrittore una scelta quale preferenziale rispetto all’altra.

    Ciò che invece davvero non convince, sotto il profilo giuridico, è la spinta verso l’una o l’altra prescrizione laddove si tratti di scegliere, a fronte della scelta di prescrivere al paziente una determinata molecola, la scatola griffata o la scatola del genericista X o del genericista Y.

    Per rendere il ragionamento ancora più chiaro, in soldoni: se il paziente ha bisogno di una statina e io, che sono il suo medico, ritengo che possa essere utilmente trattato con una statina a brevetto scaduto, gliela prescrivo e posso scegliere se prescrivergli la semplice molecola (sicché il farmacista gli consegnerà, salvo diversa richiesta del paziente, il farmaco generico che costa di meno) oppure se prescrivergli un particolare farmaco a base di quel principio attivo (apponendo cioè sulla ricetta la clausola di non sostituibilità, che può essere apposta tanto al farmaco branded quanto al generico). Se invece ritengo che questo paziente abbia bisogno di una particolare statina ancora tutelata da brevetto, gliela prescriverò.

    Ebbene, per quanto riguarda l’aspetto della responsabilità, è evidente che quel medico dovrà poter sostenere in base a dati scientifici, evidenze cliniche, studi e letteratura la propria scelta per una delle varie ipotesi (farmaco nuovo, farmaco brevetto scaduto, quel particolare generico, il griffato). Se invece la ragione della scelta di un farmaco piuttosto che dell’altro sta semplicemente nell’aspetto finanziario, sarà ben difficile difendere l’operato di quel medico, laddove ovviamente la prescrizione non abbia ottenuto i risultati sperati o, peggio, abbia aggravato la situazione del paziente o comunque sia stata terapeuticamente inefficace.

    Se tutto va bene, ovviamente, non viene neppure a sorgere una questione di responsabilità professionale. Ricordiamoci sempre che la responsabilità è una responsabilità per danno, non per mera condotta.

    Per quanto riguarda la scelta se apporre o meno la clausola non sostituibilità in favore di una formulazione che costi più del prezzo di riferimento, è chiaro che il medico dovrà anche tener conto del fatto che il paziente possa o non possa sostenere la spesa per il co-payment, ma qui si tratta di non accedere a soluzioni semplicistiche che conculchino il diritto dovere del medico di prescrivere secondo scienza e coscienza, e il diritto del paziente ad avere da parte del medico la migliore delle prescrizioni senza che l’aspetto finanziario sotteso alla ricetta prevalga sull’aspetto scientifico e quindi terapeutico.

  • FABRIZIO CONSOLI: esce l’ep SAPER DOVE ANDARE che anticipa il nuovo concept album TEN WHISPERS

    A due anni da “Live in Capetown” e dopo oltre 130 concerti – di cui più della metà tra Germania, Austria e Svizzera – la scelta di uscire con un piccolo EP

    «Non potevo permettere che dall’ultima uscita discografica alla pubblicazione del nuovo album (in fase di ultimazione, sarà un Concept intitolato Ten Whispers e, per la sua natura -che definirei “delicata e velleitaria”, non ha bisogno di alcuna fretta), il progetto Fabrizio Consoli rimanesse apparentemente fermo. “Saper Dove Andare” fungerà così da cerniera tra il passato e il futuro di un percorso, servendo anche da spunto riflessivo, a me stesso prima che all’ascoltatore, sul “dove” si sta andando. In questo, a mio avviso, sta la forza del titolo. In un momento così difficile, confuso e pieno di paure, come quello che la Società sta attraversando, (non uso il termine Civiltà per non apparire catastrofico, ma ciò non toglie che io lo ritenga più appropriato), la percezione di Futuro, inteso come Scienza del Possibile, assume un importanza e un peso con cui la mia generazione non si è mai trovata a misurarsi. Ci piaccia o meno, è la fine di un mondo. E la possibilità di fermarsi, guardarsi dietro, intorno, e ripartire, è una delle poche mosse che ci sono concesse a riguardo. Perché una cosa si riconferma certa. Non si può “Saper Dove Andare”, se non si è capito a fondo da dove si viene.

    Ed ecco che anche le canzoni scelte, in quest’ottica, acquistano importanza, restituendo un senso compiuto a quella che rimane una piccola collezione di pietre miliari. O forse, come sarebbe meglio chiamarla, una raccolta di impronte. Canzone Intelligente di Enzo Jannacci (estratta da “Musica Per Ballare”), che riconosce il debito che un certo mondo autorale, a tratti molto “serioso”, ha con l’ironia e col Cabaret, La Forza dell’Amore (da “Live in CapeTown”), un tributo all’importanza e alla collaborazione con uno dei massimi artisti italiani, Eugenio Finardi, e Il Pianista di Montevideo (registrazione inedita), una canzone dell’amico Pippo Pollina– molto noto e apprezzato in tutto il mondo tedesco- tanto vicina al mio sentire da commuovermi ogni volta che la canto a un mio concerto. Da sottolineare anche quello che per me è un esperimento assoluto, il remix di Martina realizzato efficacemente a Londra da Andrew Consoli, un produttore che si sta affermando sulla scena elettronica londinese e americana».

    Guarda qui il video del singolo Martina: www.youtube.com/watch?v=_8i2oJYfYlM&feature=youtu.be

    FABRIZIO CONSOLI è protagonista, dagli anni ’80, di un’intensa attività di session man al fianco di diversi artisti di primo piano della scena musicale italiana, quali Eugenio Finardi, Alice,C. De Andrè, Mauro Pagani, PFM, O Fado, “La notte delle Chitarre” e moltissimi altri, intraprendendo anche una lunga serie di tournèe dal vivo, sia in Italia che all’estero. Dagli anni’90 ad oggi il suo percorso professionale lo porta a pubblicare diversi dischi, vincere la selezione di Sanremo Giovani ‘94 guadagnandosi il passaggio al 45° Festival della Canzone Italiana del febbraio successivo (è sul palco del Teatro Ariston per San Remo 1995), scrivere e produrre diverse canzoni di successo (per artisti quali Dirotta Su Cuba ed Eugenio Finardi), creare “Forgive us” (un progetto che vedeva alla voce Giovanni Paolo II), vincere premi e riconoscimenti importanti (come il premio Ciampi 2004), scrivere colonne sonore e… recitare in commedie teatrali!Ma non c’è dubbio che la dimensione che più predilige sia l’attività Live, passione che lo porterà a pubblicare, dopo “18 Piccoli anacronismi” (2004), e Musica Per Ballare (2009), “Live In Capetown” (2012), album che gli consentirà di intensificare la sua presenza in Germania, Austria e Svizzera, dove, dal giugno 2007 si esibisce spesso e il suo concerto, un raffinato “crossover” tra jazz, canzone d’autore e un’ allegra e malinconica“voglia di Sud America”, è molto apprezzato (oltre 60 concerti, solo nell’ultimo anno).

    Saper Dove Andare“ anticipa di qualche mese il nuovo disco, Ten Whispers”, un concept album che, rimarcando vocazione e sonorità internazionali, unite alle radici italiane, toccherà tematiche importanti e delicate.

    www.fabrizioconsoli.it

    www.facebook.com/fabrizioconsolimusica

    https://www.facebook.com/groups/fabrizioconsoli/?fref=ts

    www.myspace.com/fabrizioconsoli

    L’AltopArlAnte PromoRadio ||| PromoVideo ||| PromoStampa&Web www.laltoparlante.it

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  • TEN Collection: “The Future Shangri-La”, il sogno del Paradiso Terrestre

    Il 10 novembre “The Future Shangri-La” sarà disponibile gratuitamente in formato PSD, per 24 ore sul sito www.tenbyfotolia.com

    mikyung-kenichiro

    All’inizio dell’anno Fotolia ha lanciato il terzo capitolo della TEN Collection: un progetto digitale creativo e formativo che ha presentato 5 coppie di artisti di fama internazionale (un fotografo e un grafico digitale ogni due mesi) che hanno collaborato alla creazione di un’opera d’arte. La TEN S3 si chiuderà con un duo tutto orientale.
    Come per le altre coppie di creativi, quest’ultima formata da – la fotografa Sud Coreana Mi-Kyung Kim e l’artista digitale giapponese Kenchiro Tomiyasu dello Studio INEI – ha creato un’opera sulla visione del futuro. “The Future Shangri-La” rappresenta il sogno del paradiso terrestre. La tranquillità della natura che si fonde con la sua energia creando una perfetta armonia.

    ” The Future Shangri-La ” si ispira al sogno di un’utopia, che rispecchia le rappresentazioni occidentali del Giardino dell’Eden. “E’ la nostra speranza per il futuro; è ciò che cerchiamo: un mondo dove la natura riconquista il posto che le spetta di diritto, e produce frutti che portano longevità, prosperità e vitalità. Questo è un mondo libero da tutti i problemi della società, come il luogo dell’antica leggenda asiatica. Chi lo sa, forse un giorno riusciremo a trovare il nostro Shangri-La,” ci spiegano i due artisti.

    Per creare questo unico e originale lavoro, gli artisti hanno scelto di fondere le loro culture, le loro tecniche, gli stili e i gusti. Gli elementi della natura nascono da Mi-Kyung Kim, nata e cresciuta nella rigogliosa isola di Jeju, mentre gli elementi soprannaturali sono creati dallo Studio INEI, nati dall’interesse per la scienza, e i videogames, tipici della cultura giapponese.

    I due mondi opposti convivono perfettamente in “The Future Shangri-La”, dove sorgenti di luce soprannaturale sono raffigurate accanto alla tranquillità notturna della natura sotto un cielo pieno di stelle.

    La cura dei dettagli: una firma artistica condivisa

    Mi-Kyung Kim e Kenichiro Tomiyasu sanno bene come lavorare ad ogni dettaglio. Questo interludio incantato di vegetazione lussureggiante con cielo stellato, fiumi d’acqua e mille piccoli dettagli dà alla creatività un’ambientazione futuristica.

    Mentre la fotografia e l’arte concettuale sono basate su due canoni totalmente diversi, Kenchiro ci spiega “siamo stati in grado di capirci l’uno con l’altra, senza bisogno di cambiarci la pelle”. E’ stato questo approccio che ha dato al loro lavoro “The Future Shangri-La” la profondità. “Non abbiamo soltanto cercato di raccontare la bellezza esteriore della natura, ma anche tutta la storia che spesso è celata”, conclude Kenchiro.

    Incontra gli artisti: l’arte digitale accessibile a tutti

    artisti

    Se vuoi seguire questi due artisti durante la loro esperienza creativa, – dal primo incontro fino al lavoro finito – un video tutorial sarà disponibile il 10 novembre su www.tenbyfotolia.com e sul nostro canale ufficiale Youtube: http://www.youtube.com/tencollection

    Il video teaser è già disponibile QUI

    Il 10 novembre “The Future Shangri-La” il file PSD, completo di livelli, filtri, setting e tutte le risorse usate dagli artisti, e la fotografia scattata da Mi-Kyung Kim, potranno essere scaricati gratuitamente suwww.tenbyfotolia.com. La fotografia scattata dalla fotografa usata per costruire l’opera TEN così come le altre immagini utilizzati, saranno in vendita sul sito https://it.fotolia.com

    Ten Contest Season 3

    Dal 12 novembre 2014, un contest internazionale per grafici digitali e fotografi, sarà lanciato su Facebook e sul sito www.tenbyfotolia.com.
    Professionisti e amatori possono sfidare gli artisti nelle due rispettive forme di arte. I grafici possono inviare la loro interpretazione del lavoro di Kenchiro Tomiyasu mentre i fotografi devono caricare il loro migliore scatto creato usando la tecnica spiegata da Mi-Kyung Kim sul video tutorial.

    I vincitori riceveranno grandi premi come tablet Wacom, abbonamenti Adobe Creative suite, stampanti Roland BN-20, voucher Exaprint e altri.

    I partecipanti hanno tempo sino al 30 novembre per caricare la loro opera via Facebook, tutti i lavori saranno votati dalla comunità TEN e da una giuria di esperti.

    I vincitori saranno annunciati il 10 dicembre.

    Per maggiori informazioni contattare:




    Giorgia Millena
    Press Officer and Media Relations
    [email protected]
    t. 06-929.570.26


    Su Fotolia:
    Leader in Europa nel mercato Microstock, Fotolia offre una collezione online di più di 30 milioni di foto, illustrazioni vettoriali e video HD in licenza Royalty Free, a prezzi micro.
    Nata nel 2004 da imprenditori francesi, Fotolia ha lo scopo di dare un accesso democratico alle immagini e offre dei contenuti professionali a partire da 0,74 €, per tutti i tipi di utilizzo, su tutti i supporti, senza limiti di tempo o limiti geografici.
    Specialista nella fornitura di risorse creative ad uso professionale, Fotolia affianca l’offerta di immagini e video di artisti indipendenti da tutto il mondo a portfolio di agenzie fotografiche internazionali. I suoi clienti sono professionisti della comunicazione e del design, agenzie grafiche e pubblicitarie, gruppi editoriali e case editrici, università ed enti locali ed internazionali, e piccole, medie e grandi imprese di tutti i settori di attività. Fotolia conta oggi oltre 5 milioni di utenti nel mondo. I suoi servizi sono attivi in 14 lingue, e in 23 paesi dove Fotolia è fisicamente presente. Per altre informazioni:
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  • Il Levante international film festival 2014 diventa “Mystic”

    Torna a fine novembre a Bari il Levante International Film Festival: la dodicesima edizione sarà dedicata alla spiritualità e ai rapporti tra il cinema contemporaneo e l’evoluzione artistica, scientifica e tecnologica dell’intero pianeta.

    Mystic” è il titolo che gli organizzatori hanno scelto per questo viaggio tra arte e cultura con cinque diverse location principali – Cinema Splendor e Galleria, Cineporto, Mediateca regionale, Biblioteca De Gemmis – e un programma di proiezioni, seminari, workshop, dibattiti con registi di fama internazionale, critici, filosofi, teologi e guide spirituali.

    Tanti gli ospiti, come i registi Silvano Agosti e Louis Nero, il teologo ed esorcista padre Michele Bianco, lo scrittore Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, l’arcivescovo di Bari, Francesco Cacucci, il paesaggista Donato Forenza, il filosofo Diego Fusaro, il giornalista e scrittore James Ulmer.

    Per Finestra a Levante quest’anno il Festival vuole omaggiare la Polonia attraverso la figura di Kryzstof Kieślowski, con una rassegna curata in collaborazione con la Camera di Commercio Italo Orientale, l’Ambasciata di Polonia e l’Istituto di Cultura polacca in Italia. In partnership con la Mosfilm di Mosca il festival, in occasione del 90esimo anniversario della più grande casa di produzione europea, dedicherà due giorni alla proiezione di lungometraggi, alla presenza di ospiti di prestigio, come la responsabile della Divisione internazionale della Mosfilm, Elena Orel.

    Il Liff è organizzato in collaborazione con Apulia Film Commission e Circuito d’Autore. Partner storici si confermano: Regione Puglia, Provincia, Comune di Bari, Camera di Commercio di Bari, Camera di Commercio Italo Orientale, Università di Bari, Accademia di Belle Arti.

    Maggiori informazioni: http://www.limbo7.com/

  • Sostituibilità del farmaco: la responsabilità è del medico o del farmacista?

    Non esiste un orientamento giurisprudenziale in base al quale valutare come un giudice potrebbe risolvere il problema di un paziente danneggiato da un farmaco sostituito dal farmacista in assenza dell’indicazione di non-sostituibilità.

    Con la sentenza n. 8073 del 28 marzo 2008 la Corte di Cassazione ha risolto il seguente caso: i figli di una signora fanno causa ad un farmacista esponendo che la madre, dopo essersi sottoposta ad una delicata operazione chirurgica presso un ospedale, aveva trascorso un periodo di convalescenza presso un’altra clinica da dove era stata dimessa con la prescrizione di assumere, tra gli altri, un farmaco anticoagulante (il warfarin) in misura di “3/4 di compressa al dì”, mentre il medico di base, nel compilare la ricetta, le aveva invece erroneamente prescritto l’assunzione di 3 compresse al giorno.

    È necessario rilevare che la clinica non intendeva certo dire “tre o quattro compresse“ ma “tre quarti di compressa”?

    Sta di fatto che, sfortuna nella sfortuna, il farmacista aveva apposto sulla confezione del farmaco la scritta “1+1+1”, così inducendo la paziente ad un uso in sovradosaggio del medicinale.

    Ebbene, la Corte ha respinto la domanda di risarcimento avanzata dai parenti della defunta contro il farmacista perché:

    1) a fronte della precisa indicazione del medico, il farmacista non aveva certo il compito di verificare se la posologia del farmaco prescritto fosse effettivamente corrispondente alle particolari esigenze terapeutiche della paziente;

    2) l’apposizione (meramente confermativa della dose prescritta dal medico) sulla scatola del farmaco della scritta “1+1+1” era irrilevante, poiché quel dosaggio ben poteva rientrare nell’ambito di una terapia di mantenimento, consentita nella misura massima di 15 milligrammi (corrispondenti, appunto, alle tre capsule).

    Tutto bene per il farmacista, dunque, ma a noi interessa (anche) il medico: e purtroppo così la Corte conclude il suo ragionamento: “è impredicabile una qualsiasi forma di responsabilità in capo al farmacista, inspiegabilmente evocato in un giudizio di responsabilità che pur avrebbe avuto un ben preciso destinatario, in persona del medico di base autore della erronea prescrizione farmacologia”.

  • COMUNICATO STAMPA 7 NOVEMBRE: UNA CENA DI RACCOLTA FONDI PER SOSTENERE L’ATTIVITA’ DI CROCE ROSSA COMITATO LOCALE DI MONZA

    Una cena di raccolta fondi per sostenere le attività di Croce Rossa Comitato Locale di Monza. Si svolgerà il 7 novembre al Ristorante Il Noble, all’interno della splendida corte di San Gerardo, e sarà un momento per condividere con numerosi amici l’impegno che ogni giorno contraddistingue Croce Rossa.

    Per l’occasione saranno presenti numerosi ospiti istituzionali nonché le associazioni del territorio. L’evento è reso possibile anche grazie alla generosità dimostrata dai partner della serata: il Ristorante Il Noble, che donerà a Croce Rossa Comitato Locale di Monza una parte dell’incasso, e Acsm – Agam, sponsor dell’iniziativa.

    Il programma prevede alcuni momenti d’intrattenimento come l’asta benefica con numerosi premi fra i quali le tele della pittrice LeoNilde Carabba (artista monzese i cui quadri sono oggi esposti in tutto il mondo) e l’esibizione dei vice campioni nazionali di ballo da sala.

    “Per Croce Rossa – spiega il commissario Orazio Nelson De Lutio – si tratta di un momento importante. La cena è un’occasione per fare il punto sulla nostra attività e condividerla con tutti coloro che in questi anni ci hanno sostenuto e ci sostengono con generosità ed anche per ringraziare i nuovi amici che hanno abbracciato con entusiasmo la nostra causa”.