Essere genitori rappresenta una missione di una certa onerosità, e nessuno di noi è in linea di massima preparato a dovere. Sono tanti i problemi e le preoccupazioni che di frequente attanagliano le coppie con figli, specialmente con il primo bimbo e soprattutto quando questo inizia a fare nuove esperienze. Un caso caratteristico si osserva quando il marmocchio inizia a andare carponi e a camminare. E’ ovvio, in questa circostanza, porsi delle domande sulla postura, sulla posizione dei piedi e sull’età più appropriata in cui eventualmente ricorrere a valutazioni da parte di un medico nel caso in cui si dovessero temere problemi. Il punto nodale, come tutte le volte in tema di accrescimento, maternità ed educazione, resta il buon senso. Ma anche smitizzare qualche sospetto e tabù può essere d’aiuto a mamme e papà. I quesiti sono di continuo legati a situazioni che osserviamo e non conosciamo bene: ci si domanda se il bambino cammina bene o se è giusto che oltre l’anno non sappia ancora camminare e che cada molte volte. Oppure vediamo il bambino gattonare con una gamba sola e tirarsi dietro l’altra. È istintivo che, nel momento in cui impara a camminare, il bambino assuma comportamenti non del tutto naturali, come il tenere le gambe larghe, il tirarsi dietro i piedi, il cascare e incespicare o camminare sulle punte. Prima di sentire un medico e’ necessario considerare che i primi passi e le cadute sono imprescindibili per apprendere a muoversi in autonomia. Non ci si deve turbare troppo ed è importante far sì che il bimbo impari a cadere, cosa che deve far parte del suo bagaglio. Inoltre, occorre considerare il piede come un organo di apprendimento: esso non deve essere sempre limitato in una calzatura e tutte le volte che ci è consentito farlo deve essere fatto stare a contatto con il terreno, con l’erba o con la sabbia. Camminare a piedi nudi è un’esperienza fondamentale che favorisce l’equilibrio essendo per di più contemporaneamente una attività fisica naturale che migliora il senso di fiducia. Tutti i bambini nascono con i piedi piatti; il piede piatto in età pediatrica è perciò inizialmente naturale, ma è appunto col camminare che si può rafforzare l’arco plantare. Un possibile controllo o una eventuale valutazione può essere fatta al terzo anno di vita in caso di sospetto di difetti ai piedi: a 3 anni possono iniziare a manifestarsi problemi di piedi piatti o cavi, alluci e tallone valghi, per non dire dei primi problemi di unghia incarnita nei bambini. Comunque è lo stesso pediatra che nell’arco del primo anno di vita, con le visite fatte con la giusta ciclicità, dovrebbe sottolineare la possibile anormalità. Una visita specialistica per la valutazione dell’uso di un plantare correttivo può essere fatta nel quinto anno di età. Un eccellente modo per guarire i piedini dei bimbi, come detto, è quello di farli camminare scalzi o con delle calze, senza temere che il bimbo contragga raffreddori o altre patologie. In tutte le stagioni (compatibilmente con il tempo, ma senza indolenza) è importante che i bambini stiano all’aria aperta e al sole per favorire l’assorbimento della vitamina D. Esporre piedi e organismo al sole e all’aria è d’ausilio nella prevenzione del rachitismo e agevola uno sviluppo armonico. E’ giusto, in definitiva, tenere sotto controllo la crescita dei piedini dei nostri bimbi senza nel contempo vivere stati di particolare allarme se tutto non dovesse sembrarci a posto. Un corretto rapporto col pediatra è il modo migliore per controllare i nostri figli in maniera idonea.
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