Si fa un gran parlare di pellet e stufe a pellet. Bastano brevi ricerche su Google per accorgersi di come a questo combustibile siano legate quasi sempre parole positive: “risparmio”, “ecologia”, “boom del pellet”. Le recensioni degli utilizzatori di questo tipo di combustibile sono spesso positive. Quelle negative si concentrano spesso su difetti della propria stufa o del proprio fornitore, sono rari i casi in cui viene criticato il pellet in quanto tale. Il mercato italiano delle stufe a pellet sembra decisamente vivo. Le aziende non sono ancora moltissime ma si stanno diffondendo sul territorio, trainate soprattutto dall’utilizzo frequente nel nord d’Italia. La Coldiretti ha fatto notare in una recente ricerca che menziona l’aumento nel 2012 (secondo i dati Istat) dell’import di legna, come sia decisamente importante gestire al meglio il patrimonio boschivo italiano. Un patrimonio 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale.
L’aumento del 26% dell’importazione di legna, è sicuramente un dato su cui riflettere. In generale, sembra stia salendo la richiesta da parte degli italiani di legna e derivati, mentre diminuisce l’utilizzo del gas. In questo contesto si inserisce la diffusione delle stufe a pellet.
Cos’è il pellet?
Come dicevamo, il pellet è un derivato del legno. Si tratta di segatura essiccata e poi compressa in modo da formare dei cilindri di piccole dimensioni. Uno dei primi vantaggi di questo tipo di procedimento viene fatto notare dalla voce italiana di Wikipedia:
Il consumo d’energia necessario alla produzione e alla distribuzione del pellet partendo da resti secchi del legno è di circa il 2,7% dell’energia finale, molto minore di quello richiesto dal metano o dal gasolio (circa 10% e 12% rispettivamente). E’ questo in effetti il primo “risparmio” che si ha nella produzione del pellet, se confrontata a quella del metano e del gasolio.
Il pellet conviene?
Il motivo principali per cui l’acquisto di un impianto a pellet viene valutato da un numero sempre maggiore di italiani è probabilmente il costo. Una stima complessiva dei costi è in realtà non semplice da fare. Bisogna poi considerare se il confronto sulla convenienza economica viene fatto sul gasolio o sulla legna. Cose ben diverse. La dott.ssa Maria Francesca Massa in un articolo per il portale Camini Sul Web sul costo del pellet ha fatto notare come “il pellet, a parità della legna costa di più” sebbene abbia una maggiore potenza calorica. Nello stesso articolo viene fatto notare un aspetto a cui raramente si pensa. Il pellet, una volta bruciato, diventa cenere. La legna prima di diventare cenere continua a riscaldare a lungo l’ambiente in forma di brace.
Ovviamente vi sono buoni motivi, al di là del prezzo, per scegliere questo tipo di combustibile (pensate al trasporto della legna e a quello del pellet, ad esempio). Si tratta, come sempre, di trivare il riscaldamento adatto alle proprie esigenze e di fare molta attenzione, una volta scelto un tipo di impianto, ad ottimizzare i costi. Per esempio, se optate per il pellet, ricordate di controllare la potenza calorica del tipo di pellet che andate ad acquistare, non solo il prezzo.
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