Le masserie a Lecce possiedono storie secolari che compongono un mosaico vario e difforme del Salento.
Anche ogni forma di mutamento sociale è rifletto in tali strutture; le ha modificate sempre più nelle funzioni sociali, lasciando intatta la sua conformazione fisica.
Il Salento è la tela di un quadro impressionista, su cui il tempo ha dipinto schizzi le cui cromature sono molteplici, armonizzate nel’unicità di opposti che si incontrano e imparano a convivere in uno spazio limitato solo nello spazio.
Le masserie a Lecce sono un’estensione simbolica di identità locale.
Quello cha sta vivendo il Salento negli ultimi anni, grazie al boom del turismo e alla costituzione di un vero e proprio brand commerciale sempre più riconosciuto e apprezzato, ha il sapore del riscatto sociale. Per secoli il Tacco d’Italia ha dovuto subire, dimesso e violentato, le invasioni del padrone straniero, ha abbandonato da subito ogni velleità di indipendenza e accettato la logica dell’obbedienza forzata al dominatore di turno. Poi, con l’avvenuta unità d’Italia, la penisola salentina ha subito, sempre passivamente, le decisioni e le evoluzioni di uno stato nazionale troppo fragile per gestire le politiche meridionali. Così, alla logica del dominatore si è sostituita quella dell’assenza e del’abbandono. Mentre il Centro e il Nord Italia riscoprivano un nuovo modo di governare, si rendevano produttivi ed efficienti, il Mezzogiorno si lasciava contaminare dalle politiche del clientelismo e del latifondo.
Le masserie a Lecce hanno rappresentato tutto ciò per almeno un secolo e mezzo. Ogni forma di innovazione veniva soffocata prima ancora che potesse diventare un’alternativa, il meccanismo della sussistenza era l’unico attivo e conosciuto, la vita nei campi viveva delle fortune dei raccolti e senza alcuna possibilità di riscatto sociale. Tecnologie inesistenti, modalità di coltivazioni approssimative e incapaci di abbracciare politiche ad alto raggio, reddito garantito solo ai signori, aristocratici terrieri che si arricchivano del sudore dei contadini.