Ciclismo amatoriale: la problematica del doping è ancora una realtà

Dall’insieme dei dati emersi in riferimento ad uno studio di settore portato a conclusione nelle settimane scorse, si evince chiaramente che nel contesto del ciclismo amatoriale non sono affatto rari i casi di doping. Risulta assai più facile pensare che la tentazione del dopaggio possa interessare con maggiore frequenza atleti che in primo piano, che fanno parte dell’ala professionista, intenti alla conquista o al mantenimento di un titolo e che un istante di debolezza, così come qualche consiglio irresponsabile, possa averli indotti al consumo di sostante dopanti. Pare invece che questa debolezza colpisca con maggior intensità il settore non professionista, quello amatoriale, arrivando a presentare un confronto che arriva a interessare 100 casi amatoriali contro 10 professionisti. Un dato davvero preoccupante poiché nella maggior parte dei casi si tratta del consumo di sostanze fondamentalmente ignote, prive di sufficienti informazioni, di cui si sa poco e nulla sulla vera composizione e a qualche effetto dopante si accompagna un vero e proprio coro di effetti negativi e pesantissimi rischi per la salute. Sottolineare questa attuale tendenza risultava ormai un atto dovuto, improrogabile, dopo le campagne di sensibilizzazione dell’estate 2011 ecco che nell’inverno del 2012 si viene a presentare nuovamente questa necessità. Con l’arrivo del freddo i veri atleti non si fermano, certo è giustificato il consumo di integratori e vitaminici, utili a mantenere il fisico prestante, ma risulta anche più facile cedere alla tentazione di provare prodotti ignoti, che promettono performance incredibili quanto micidiali.

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