«Ormai abbiamo raggiunto il limite della capienza tollerabile», lancia
l’allarme Franco Ionta, capo dell’amministrazione penitenziaria: che
vuol dire 69 mila detenuti distribuiti in 206 strutture. Carnai, più
che istituti di rieducazione e pena: sei, anche sette, reclusi per
cella delimitano uno scenario da Terzo Mondo, in cui vengono
calpestati i più elementari diritti della persona e le precarie
condizioni per il personale di polizia penitenziaria. Il sistema
penitenziario italiano è irrimediabilmente finito in un vicolo cieco:
«Con l’amnistia o con l’indulto molta gente potrebbe abbandonare le
celle, però se non ci sono strumenti di accompagnamento e recupero
effettivo queste persone in carcere ci tornano di nuovo», è l’analisi
di Ionta.
Non tutti ce la fanno a reggere una situazione abbondantemente oltre i
limiti della sostenibilità: 30 i suicidi di detenuti nei primi sei
mesi del 2011 dati forniti dal dap.
Inoltre afferma il Dr. Luca Frongia segretario Generale agg. del
Lisiapp della polizia penitenziaria, a questi dati si aggiungono
quelli di numerosi agenti (l’ultimo, un 35enne di Cirò Marina in
servizio presso II.PP. di parma, si è tolto la vita il 2 luglio
scorso), che non si conoscono le effettive motivazioni ma di sicuro
non attraversava un momento felice. «Le strutture penitenziarie sono
diventate delle realtà molto complesse e faticose», ammette il capo.
A questo sottolinea il Segr.Gen. agg. Lisiapp , condividiamo il grido
d’allarme del capo del Dipartimento, ma allo stesso tempo auspichiamo
un suo incisivo intervento sugli organi politici , affinchè si possa
almeno ridurre il taglio lineare che si sta eseguendo in queste ore a
fronte della manovrina che riguarderà anche il comparto giustizia e
inevitabilmente anche il sistema penitenziario già stremato è
riversato sui sacrifici istituzionali degli agenti della polizia
penitenziaria.
A questo conclude Frongia, anche se in modo bipartisan viene chiesto a
gran voce il provvedimento di amnistia da parte della politica ma
anche dal mondo della società civile, e d’obbligo chiedersi se tutto
ciò che un provvedimento come l’amnistia possa portare non servirà
cioè a nulla se non si vorranno eliminare gli effetti nefasti di leggi
come quelle che mandano in carcere i tossicodipendenti o i
clandestini. Non servirà se non si deciderà di imboccare con decisione
la strada delle pene alternative. Non servirà se i parlamentari
italiani che condividono l’allarme per questa situazione non vorranno
far seguire coerenti atti formali alle loro dichiarazioni.
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