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  • Le collezioni ARTIS ospiti dello show-room Wall Street

    La rubinetteria bresciana porta le sue migliori proposte all’interno dell’ampio centro espositivo di Sesto San Giovanni.

    ARTIS rubinetterie accresce ulteriormente la sua presenza all’interno delle migliori realtà distributive del settore. Le collezioni made in Brescia sono ora presenti nel curatissimo show-room “Interior Quality” by Wall Street Milano. Nell’innovativo format espositivo di Sesto San Giovanni, la società specializzata nella vendita di materiali per le finiture di interni concentra la migliore selezione di marchi attivi nei diversi comparti d’arredo, dalle cucine ai rivestimenti, da sanitari all’illuminazione.

    Le gamme firmate ARTIS impreziosiscono la sezione dedicata all’ambiente bagno, offrendo linee di miscelatori e di accessori per ogni esigenza.  L’azienda bresciana si fa notare per la contemporaneità, sia stilistica che funzionale, delle ultime creazioni, nate in collaborazione con importanti studi di design: Boccaccio7 by Dainelli Studio e Emozioni da Toccare by Luciano Galimberti – bgpiu’ progettazione, pronte a farsi conoscere accanto ai punti fermi del catalogo come Oggetto, vincente frutto della partnership con Simone Micheli.

    “Interior Quality” by Wall Street costituisce, quindi, una nuova, strategica cornice per inserire il brand ARTIS tra le eccellenze dell’arredamento made in Italy.

    artisitaly.com

  • Wall Street adesso diventa un fattore di rischio secondo la Federal Reserve

    Il 2022 ha consegnato alle banche centrali di tutto il mondo una serie di problemi e di matasse da districare. Secondo la Federal Reserve, all’elenco potrebbe aggiungersi anche Wall Street, ossia il mercato azionario americano.

    Perché la Fed teme Wall Street?

    wall streetIl sunto del pensiero della Banca Centrale americana rispetto a Wall Street, ed in particolare riguardo al rally azionario cominciato a dicembre, è nei verbali della riunione di politica monetaria che si è svolta a il mese scorso.
    Si legge infatti che “un allentamento ingiustificato delle condizioni finanziarie, soprattutto se guidato da un’errata percezione da parte del pubblico della funzione di reazione del Comitato, complicherebbe lo sforzo del Comitato di ripristinare la stabilità dei prezzi”.

    Tradotto: la Banca Centrale Americana teme che la corsa del mercato azionario potrebbe creare uno scollamento rispetto alla realtà, vanificando in parte gli sforzi che sono stati fatti finora, a suon di aumenti del costo del denaro.

    Infatti il rally di Wall Street può innescare un “effetto ricchezza”, ossia nuovi consumi potenzialmente inflazionisti. Proprio mentre la Federal Reserve, come tutte le banche mondiali, sta cercando di combattere l’inflazione che galoppa. Un discroso che potremmo estendere anche alla Eurozona, dove FTSe Mib, DAX40, CAC40, FTSE100 marciano al rialzo nonostante i venti di recessione.

    Un tavolo da poker

    La Banca Centrale Americana e i mercati azionari è come se si fossero seduti attorno a un tavolo da poker. Da una parte c’è un giocatore che prova ad avvertire che le carte in futuro potrebbero essere molto deludenti, dall’altra c’è un mercato che sembra considerare questi avvertimenti come un bluff.
    Potrebbe nascere un tira e molla nei prossimi mesi, che finirebbe spingere verso l’alto tutti gli indicatori di volatilità e alimentare il clima di incertezza sui mercati finanziari.

    Lo scenario

    Quello su cui si può essere ragionevolmente sicuri è che molte dinamiche che hanno caratterizzato il 2022, proseguiranno anche nel 2023.
    L’inflazione non ci abbandonerà di colpo, così come continueranno ad esserci molti dubbi sulla crescita economica, e fin quando ci saranno tensioni geopolitiche, continueranno le incertezze anche sulla questione energetica e di conseguenza sull’andamento dei prezzi. Per questi motivi le banche centrali rimarranno ancora… “centrali” nel 2023.

  • Tasse, a Wall Street rischiano grosso le big IT e la Sanità

    L’evoluzione dello scenario pandemico è considerato, giustamente, coma la prima incognita sul futuro dell’economia globale e del mercato azionario. Ma su quello americano in particolare, c’è un’altra variabile che rappresenta un rischio fortissimo. Le tasse.

    Gli introiti fiscali sono infatti una componente essenziale per finanziare il mega-piano infrastrutturale su cui la Casa Bianca sta costruendo un consenso bipartisan.

    Wall Street e l’incubo delle tasse

    tasse e wall streetLa maggioranza Dem al Congresso vorrebbe arrivare ad un aumento fino al 28% della tassazione degli utili delle imprese, oltre che una global minimum tax del 21%.
    Questo scenario impatterebbe in modo notevole sulle aziende dello S&P500, i cui utili potrebbero scivolare del 7% verso il basso.
    Di conseguenza, questi venti contrari sul fronte fiscale si ripercuoterebbero sul valore dei titoli della Borsa di New York. Il fattore tecnico concede comunque ancora del tempo per i riposizionamenti, almeno finché non ci sarà l’incrocio medie mobili 50 e200.

    IT e sanità a rischio

    Dal momento che l’aumento delle tasse è uno scenario ancora incerto, questo sta comunque causando un grosso problema di posizionamento da parte degli investitori sull’azionario americano.
    Quel che si può comunque dire, è che ove mai ci fosse un aumento dal carico di tasse, ad essere più penalizzati sarebbero anzitutto i big dell’IT (L’Information technology gode al momento di una tassazione effettiva appena sotto il 17%) ma anche la Sanità, perché aumenti dell’imposizione e strette regolatorie andrebbero a impattare soprattutto le grandi multinazionali.

    Sarebbero più al sicuro small e mid cap della Borsa di New York, mentre allargando il campo si potrebbe puntare sui bond degli enti locali, per via del loro vantaggio fiscale.
    Senza considerare che sullo sfondo c’è una Eurozona che sta recuperando il ritardo cui cui è cominciata la ripresa, finora guidato da USA e Regno Unito. Guardare al Dax tedesco oppure alla borsa francese o italiana, potrebbe essere una possibilità.

    Nessuno può prevedere l’aliquota

    Ad aumentare l’incertezza c’è l’incognita sull’aliquota. Sebbene i Dem vogliano arrivare al 28%, è probabile che non riusciranno ad andare al di là del 25%. Biden ha detto che si accontenterebbe. E non è escluso che possa trattare un’ulteriore discesa. Insomma, la stretta fiscale potrebbe essere anche meno pesante di quanto finora proposto dall’Amministrazione Biden.

  • Wall Street, la quotazione di Aribnb (entro fine anno?) scalda già gli investitori

    Il mercato azionario americano sta per abbracciare Airbnb, la multinazionale per l’home sharing e la prenotazione online di affitti brevi. Dopo anni di rumors, finalmente gli investitori hanno la certezza che qualcosa accadrà in breve tempo. L’azienda è infatti pronta a sbarcare a Wall Street, e l’Ipo potrebbe andare in porto prima della fine dell’anno.

    In corsa verso Wall Street

    wall streetEntro fine agosto potrebbe esserci la consegna della documentazione preliminare alla Sec (Securities and Exchange Commission), la omologa della Consob in Italia. Per farlo Airbnb si sta avvalendo della consulenza delle banche d’affari Morgan Stanley e Goldman Sachs. La strada ormai è tracciata.
    Peraltro va sottolineato che l’annuncio del debutto a Wall Street giunge in un momento di grande debolezza del settore, a causa del forte calo della domanda di viaggi indotto dalle preoccupazioni per il coronavirus. Ma gli Hedge Funds più grandi al mondo non se lo faranno scappare comunque.

    Oltre le difficoltà da coronavirus

    Dopo la fase acuta della pandemia, le prenotazioni su Airbnb sono tornate a crescere da metà maggio. Tuttavia per riassorbire il colpo servirà ancora tempo. Ricordiamo che Airbnb è leader di mercato globale delle prenotazioni di alloggi alternativi, visto che oltre il 40% delle prenotazioni online di case vacanze nel 2019 è avvenuta su questa piattaforma. I due maggiori concorrenti sono Booking e Vrbo hanno una quota di mercato di circa il 20% e al 15% rispettivamente. La valutazione più recente di Airbnb ammonta a 18 miliardi di dollari, poco più della metà rispetto al periodo pre-Covid e al massimo di 30 miliardi di dollari raggiunto ormai tre anni fa.

    Possibile allargamento del business

    Dietro l’approdo a Wall Strett potrebbe esserci anche la strategia di allargare il suo business ad altri settori. Sebbene gli affitti per le vacanze rimarranno il mercato principale di Airbnb, potrebbe estendersi a trasporti, attività ricreative e hotel di lusso (boutique hotel).

    Ma quando ci sarà lo sbarco in Borsa? Difficile dirlo, ma i broker market maker o ECN hanno già drizzato le antenne. Di sicuro secondo molte analisi, se il debutto a Wall Street dovesse avvenire entro il nel 2020, Airbnb potrebbe giovare di un contesto decisamente favorevole, visto che dall’inizio dell’anno infatti le Ipo hanno raccolto sul mercato Usa più di 60 miliardi di dollari e i titoli hanno guadagnato mediamente il 23% nel primo giorno di scambi, record dal 2000.

  • Wall Street ringrazia il dollaro. La svalutazione del biglietto verde ha rilanciato i listini

    Nelle ultime settimane la marcia di Wall Street è tornata a farsi spedita, dopo il capitombolo avvenuto durante la fase più acuta della pandemia. La borsa Usa aveva patito enormemente l’adozione di misure di lockdown, che avevano paralizzato l’economia globale. Gli indici azionari infatti erano crollati di quasi il 34% fino al 23 marzo. Poi è cominciata la risalita, tanto che Wall Street ha recuperato gran parte di quella flessione.

    La ripresa di Wall Street

    dollaro e Wall streetTra le altre cose, una spinta all’azionario di Wall Street è giunta dal dollaro. Il biglietto verde infatti, silenziosamente e costantemente, è scivolato di diversi punti percentuale rispetto ai record di marzo. Questo ha consentito di mettere benzina nei listini di Borsa, e di rovesciate la direzione degli indicatori di momentum, che adesso trainano la Borsa di Wall Street.

    Se analizziamo i dati, possiamo vedere che lo US Dollar Index (DXY), ovvero l’indice che misura l’andamento del dollaro rispetto ad un paniere di altre valute principali, è calato del 5,9% rispetto al record testato a marzo. All’epoca eravamo nel pieno della crisi da coronavirus, e gli investitori cercavano il biglietto verde come rifugio liquido e sicuro. Questo clima di avversione al rischio aveva spinto il Dollar Index verso 103 punti. Al tempo stesso penalizzava Wall Street. Oggi invece viaggia sui 96 punti, e nell’ultima settimana la sua flessione è stata dell’1,4%. Il che ha avvicinato il DXY alla linea di supporto di 96 punti.

    L’influenza benevola del dollaro debole

    Secondo gli analisti degli Hedge Funds più grandi al mondo, ci sono le condizioni per parlare di una delle svalutazioni del dollaro più ignorate della storia. Eppure è chiara l’influenza avuta su Wall Street. La flessione della valuta americana infatti rende l’export molto più conveniente e competitivo. Inoltre il dollaro debole è un toccasana per i mercati emergenti, che sempre più spesso contraggono debiti in dollari. Inoltre va ricordato che un ribasso forte del dollaro, funge da sostegno ai prezzi energetici e di altre commodities, riducendo il rischio di deflazione. Il tutto mentre i dati macro stanno alimentando il continuo rally nei mercati azionario e del credito.