Tag: Russia

  • Polizze viaggio in tempo di guerra

    Come funzionano le polizze viaggio in caso di guerra, non solo per i viaggi nei paesi direttamente interessati dal conflitto, ma anche in quelli confinanti? Ecco l’analisi di Facile.it.

    Oggi, nonostante il conflitto in corso, è ancora possibile sottoscrivere una polizza viaggio per recarsi negli stati confinanti con l’Ucraina quali, ad esempio, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria e Moldavia; attenzione, però, perché all’interno di questi Paesi potrebbero esserci alcune aree sconsigliate dalla Farnesina – un esempio è la Transnistria, regione separatista della Moldavia. In caso di sinistro occorso all’interno di uno stato in cui la polizza è valida, ma in una delle zone sconsigliate, la compagnia potrebbe negare il rimborso.

    «Anche per chi vuole raggiungere la Federazione Russa o la Bielorussia, il consiglio è di verificare il contratto prima della sottoscrizione per sapere se alcune regioni di questi Stati siano considerate a rischio e, quindi, escluse dalle coperture», spiega Irene Giani, BU Director polizze viaggio di Facile.it. «Una precauzione valida anche per coloro che vogliono spostarsi nei paesi dell’est Europa; la situazione è in continua evoluzione e non è da escludere che nel prossimo futuro le compagnie possano scegliere di limitare ulteriormente la vendita di coperture viaggio per determinate destinazioni.».

    In generale è bene sapere che le assicurazioni viaggio normalmente non sono valide qualora si raggiunga un Paese (o un’area di esso) sconsigliato dalla Farnesina sul sito www.viaggiaresicuri.it. Esistono comunque alcune polizze che offrono una copertura anche qualora l’assicurato decidesse di viaggiare nonostante il parere delle autorità; il sottoscrittore, però, sarebbe tutelato solo dai sinistri che non siano direttamente o indirettamente legati all’avviso di pericolo (ad esempio non è coperto il caso di danno derivante da rapimento se quell’area è sconsigliata proprio per quel genere di reato).

    Ma cosa accade, invece, se il Paese di destinazione viene inserito tra quelli sconsigliati solo dopo aver acquistato la polizza? In questo caso la copertura non è più valida ma il cliente ha diritto di ricevere un rimborso da parte della compagnia assicurativa.

    E se il conflitto dovesse scoppiare all’improvviso una volta giunti a destinazione in uno dei Paesi per i quali non vi erano allarmi ufficiali? La polizza viaggio sarebbe valida e, a seconda delle garanzie sottoscritte, coprirebbe regolarmente l’assicurato intervenendo, ad esempio, per spese sanitarie e cure mediche, infortuni, rimpatrio e, più generalmente, offrendo assistenza in viaggio.

  • Russia, Turchia, Emirati Arabi Uniti. E i servizi organizzano e indagano. L’analisi di Giancarlo Elia Valori

    La recente riformulazione del ruolo del Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa da parte di Vladimir Putin fornisce alcune indicazioni sulla direzione in cui presto sarà annunciata la strategia di sicurezza nazionale che attraverserà i mari, i confini e sicurezza delle informazioni di importanza strategica.

    L’FSB (Federal’naja Služba Bezopasnosti Rossijskoj Federácii, Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa) – nato nel 1995 sulle ceneri del Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti (KGB), Comitato per la Sicurezza dello Stato – è pronto per ulteriori responsabilità nell’ambito della nuova strategia di sicurezza nazionale. La recente riformulazione del ruolo dell’FSB da parte di Vladimir Putin fornisce alcune indicazioni sulla direzione in cui presto sarà annunciata la strategia di sicurezza nazionale che attraverserà i mari, i confini e sicurezza delle informazioni di importanza strategica.

    Il 1° giugno scorso il presidente Putin ha emesso un decreto che delinea le nuove priorità che saranno date all’FSB nella strategia di sicurezza nazionale rivista della Russia, che sostituisce quella che ufficialmente si è conclusa lo scorso anno.

    Le modifiche al quadro normativo del servizio di intelligence, anche periferico, danno qualche indicazione delle priorità di sicurezza del Cremlino. Alcune delle principali modifiche includono ulteriori responsabilità per la sicurezza delle informazioni, la lotta al terrorismo, il controllo delle frontiere e più forti tutele degli interessi marittimi.

    Il controllo delle frontiere e i vari riferimenti all’antiterrorismo, inteso nella sua accezione più ampia, come recentemente definito da Mosca, significa affidare al servizio di sicurezza una serie di nuove aree, compresa la ridefinizione delle procedure per rilevare la radicalizzazione politica.

    Anche il controllo delle frontiere viene rafforzato nelle norme riviste, con le guardie difrontiera dell’FSB i quali acquisiranno registri, archivieranno i dati biometrici nonché otterranno ed elaboreranno le informazioni sul DNA ottenute durante i controlli di frontiera.

    I dettagli sull’accesso al suolo russo fanno luce sui problemi del Cremlino per quanto riguarda i propri connazionali. Nell’articolo sul coinvolgimento dell’FSB nel controllo dell’ingresso in Russia, il decreto rende menzione di «territori che richiedono un’‘autorizzazione speciale’» come la Transnistria, alcune parti della Georgia e l’Ucraina orientale, e afferma che l’FSB sarà coinvolto in un programma nazionale per aiutare il rimpatrio volontario dei russi che vivono all’estero.

    L’informazione è un bene prezioso, e la sicurezza delle informazioni è sempre stata una delle principali preoccupazioni del Cremlino, per cui la nuova strategia rende l’FSB l’agenzia principale, e non solo l’utente finale riguardo computer, sicurezza e crittografia delle telecomunicazioni.

    Esso supervisionerà l’implementazione della nuova sicurezza tecnologica in tutta lacomunità. Tutto questo è stato abbozzato in una legge a dicembre che ha ridefinito il ruolo del Centro per le licenze, la certificazione e la protezione dello Stato da parte dell’FSB. Esso concederà licenze per l’uso di «mezzi tecnici speciali destinati a ricevere segretamente informazioni».

    L’FSB esaminerà anche i brevetti per invenzioni classificate. Oltre al suo ruolo ufficiale nella guerra dell’informazione, l’FSB è stato incaricato di produrre più misure di sicurezza per proteggere l’identità di agenti dell’intelligence russa, e custodire la riservatezza dei propri funzionari e soldati.

    Il servizio di sicurezza interna istituirà anche un nuovo procedura per ispezionare agenti e individui che entrano nell’esercito, nei servizi di intelligence e nell’amministrazione federale. Usando la protezione della vita marina quale ulteriore incarico, l’FSB avrà anche maggiori responsabilità per i mari, compreso competenze sulla protezione delle zone di pesca al di fuori della zona economica esclusiva della Russia, l’istituzione di posti di blocco per i pescherecci in entrata o in uscita dalla zona e il potere di sospendere il diritto di passaggio per le navi straniere in alcune zone marittime russe.
    Il servizio definirà anche la struttura delle sedi operative nelle zone marittime. Queste misure seguono una legge approvata lo scorso ottobre che delinea il ruolo dell’FSB nell’«istituzione di controlli nella pesca e nel conservazione delle risorse biologiche del mare».

    Un concetto importante nella storia e vita russe è quello di silovik. Egli è un rappresentante di agenzie statali responsabili dell’applicazione della legge, di agenzie di intelligence, di forze armate e di altre strutture a cui lo Stato delega il diritto di usare la forza. Tale concetto è spesso esteso ai rappresentanti dei gruppi politici, ma anche agli uomini d’affari, associati alle strutture di potere in Russia o in passato nell’Unione Sovietica.

    Come termine gergale, questa parola è usata in altre lingue come termine politico ampio nella conversazione quotidiana e nel giornalismo per descrivere i processi politici peculiari della Russia o dell’ex spazio sovietico. L’etimologia della parola è il termine russo sila, che significa forza.

    Putin – cercando di rinnovare il predetto concetto – immette un nuovo impulso a talesignificato. Dopo aver posto la questione all’ordine del giorno della Sicurezza Nazionale Consiglio del 28 maggio scorso, il presidente sta ora spingendo per la pubblicazione della strategia di sicurezza nazionale. Esso è stato ritardato nonostante il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa (Sovet bezopasnosti Rossijskoj Federacii), Sergej Vachrukov avesse annunciato che era per essere pubblicato a febbraio.

    Come si potrebbe comunemente credere i passi per rafforzare i servizi segreti russi, non sono tanto in funzione del citato e filmico derby fra 007, ma s’intendono principalmente mirati verso il tradizionale avversario “ottomano” di Mosca ossia la vicina Turchia.

    L’incontro ufficiale di Recep Tayyip Erdoğan con il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Tahnun bin Zayed al-Nahyan e i rinnovati legami con Abu Dhabi sono il frutto di operazioni di intelligence regionali dietro le quinte, nei quali il Cremlino vuol vederci chiaro.

    Mentre c’è ancora un profondo divario politico sia fra Russia e Turchia, che fra Turchia ed Emirati Arabi Uniti, tra questi ultimi due Paesi, il presidente turco spera di incoraggiare un futuro investimento emiratino. L’incontro senza precedenti del presidente turco Erdoğan con il rappresentante della sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, il predetto al-Nahyan ad Ankara il 18 agosto scorso, può essere in gran parte attribuito al lavoro di i servizi di intelligence dei due Paesi e di altri degli mesi.

    C’è voglia di voltare pagina su otto anni di gelide relazioni, cristallizzate dal rovesciamento nel 2013 dell’egiziano Mohamed Morsi, un membro dei Fratelli Musulmani vicino alla Turchia e fermamente osteggiato dagli Emirati Arabi Uniti.

    I passi verso la riconciliazione sono iniziati il 5 gennaio 2021 al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo di al-Ula. Il vertice che, decretando la fine dell’isolamento del Qatar, ha aperto la strada ad un ripristino delle relazioni fra Emirati Arabi Uniti e Turchia. Dopo il vertice, al-Nahyan si è recato al Cairo dove ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi, che lo ha fortemente incoraggiato ad aprire un nuovo capitolo con Ankara.
    Proprio nello stesso momento, il servizio di intelligence egiziano, Mukhabarat al- Amma, si impegnava in colloqui segreti con la loro controparte turca, il Milli İstihbarat Teşkilatı. Ma è stato l’incontro di al-Nahya con il capo dell’intelligence turco Hakan Fidan al Cairo, poche settimane dopo, che ha ottenuto i primi risultati.

    Questo incontro è stato organizzato dal capo del Mukhabarat al-Amma e da Abbas Kamel, responsabile regionale di al-Sisi insieme a Ahmed Hosni, uomo forte del giordano Dayirat al-Mukhabarat al-Amma, che re Abdallah II aveva inviato da Amman. Da allora, ci sono stati altri otto incontri, fra Ankara ed Abu Dhabi, che poi hanno condotto al succitato incontro di Erdoğan con al-Nahyan, con la possibilità di un loro futuro vertice.

    Questo riavvicinamento ha ancora difficoltà a nascondere il profondo divario tra i due Paesi in questioni regionali chiave: in particolare le rispettive posizioni su Siria e Libia. Mentre sono riusciti a trovare alcune aree di comprensione – por fine alle campagne diffamatorie e ai blocchi al commercio, riprendere il rilascio di visti, i collegamenti aerei diretti e il ritorno degli ambasciatori – Erdoğan e al-Nahyan stannno semplicemente tacendo sulle loro attuali differenze inconciliabili.

    Le considerazioni politiche sono messe da parte per favorire i futuri investimenti degli Emirati Arabi Uniti in Turchia.

    Il 25 agosto, il conglomerato emiratino International Holding CO ha annunciato che avrebbe dovuto investire massicciamente in Turchia, industrie sanitarie e agroalimentari mentre sembra che il fondo sovrano Abu Dhabi Investment Authority sia disposto a prestare ad Ankara 875 milioni di dollari statunitensi.

    Sono solo affari? Mosca indaga.

    Giancarlo Elia Valori
    Manager, economista e Professore straordinario presso la Peking Universit

    L’articolo è disponibile al link: https://formiche.net/2021/09/russia-intelligence-sicurezza-putin/

    Per informazioni: [email protected]

    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori
    Giancarlo Elia Valori

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane (Autostrade per l’Italia) ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

    International World Group: https://www.internationalworldgroup.it

     

     

     

  • Lo stallo nei negoziati per l’ingresso della Serbia nell’Ue avvicina sempre di più Belgrado a Mosca e a Pechino. Di Giancarlo Elia Valori.

    La Serbia attende dal 2012 che l’Unione Europea dia una risposta alla sua richiesta di diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione stessa.
    Nonostante estenuanti negoziati, questa risposta tarda a venire e la causa principale dello stallo ha un nome preciso: il Kossovo.
    L’Unione, prima di accettare la richiesta di adesione da parte di Belgrado, pretende una soluzione definitiva dei rapporti tra Serbia e quella regione che da essa si è distaccata dopo il conflitto del 1999, quando in soccorso degli albanesi kosovari si mobilitò la Nato e che nel febbraio del 2008 ha proclamato la propria indipendenza.
    La Serbia non ha mai riconosciuto la nascita della Repubblica kosovara, come del resto non l’hanno riconosciuta molti altri importanti paesi: su 193 membri delle Nazioni Unite, solo 110 stati hanno accettato formalmente la nascita della nuova repubblica mentre i restanti, tra cui Russia, Cina, Spagna, Grecia e Romania-per citarne solo i più importanti- si rifiutano di riconoscere l’indipendenza degli albanesi di quella che un tempo era una regione della Serbia.

    L’Unione Europea non può accettare che uno dei suoi membri, come sarebbe il caso della Serbia se la sua candidatura venisse accettata, non sia di fatto in grado di garantire il controllo delle proprie frontiere.
    Dalla fine della guerra tra Kosovo e Serbia non esiste infatti una chiara e controllata linea di confine tra i due paesi. Per evitare continui scontri Pristina e Belgrado hanno di fatto lasciato aperta la frontiera, chiudendo tutti e due gli occhi sull’ ”economia del contrabbando” che prospera su entrambi i lati del confine.
    In questa situazione, qualora la Serbia divenisse membro a tutti gli effetti dell’Unione Europea, si creerebbe una falla nelle frontiere di tutta l’Area Schengen, in quanto chiunque, passando dal Kossovo potrebbe poi trasferirsi in tutti i paesi dell’Unione.
    Questo non è l’unico ostacolo all’adesione di Belgrado all’Unione: molte cancellerie europee guardano con diffidenza alla politica estera serba, che fin dai tempi della dissoluzione della Federazione Jugoslava ha mantenuto un rapporto privilegiato con la Russia, rifiutando di aderire al programma di sanzioni decretate dall’Europa nei confronti del Cremlino dopo l’annessione della Crimea ai danni dell’Ucraina.
    Durante la pandemia da Covid 19, la Serbia ha addirittura accettato di produrre direttamente nei propri laboratori il vaccino russo “Sputnik V”, snobbando platealmente l’offerta vaccinale di Bruxelles.

    Per gli americani e per alcuni importanti stati europei, l’ingresso formale della Serbia nell’Unione potrebbe spostare verso oriente il centro di gravità della geopolitica del Vecchio Continente aprendo, via Belgrado, un canale privilegiato di dialogo tra Mosca e Bruxelles.
    Questa possibilità, però, non è vista con sfavore dalla Germania che nelle intenzioni del Presidente della CDU, Armin Laschet, prossimo candidato alla successione ad Angela Merkel alla guida della Cancelleria Federale, ha di recente dichiarato di essere favorevole a una politica estera che “si sviluppi in multiple direzioni”, avvertendo i partner occidentali del pericolo derivante “dall’interruzione del dialogo con la Russia e con la Cina”. In proposito, Laschet ha pubblicamente dichiarato che “la politica estera deve essere sempre incentrata sulla ricerca di modalità di interazione, inclusa la cooperazione con paesi che hanno modelli sociali differenti dai nostri, come la Russia, la Cina e le nazioni del mondo arabo”.
    Oggi non sappiamo se Laschet in autunno assumerà la guida del Paese più potente dell’Unione, ma quel che è certo è che l’eventuale ingresso formale della Serbia nei ranghi dell’Unione potrebbe costringere l’Europa a rivedere alcune delle sue posizioni in politica estera, sotto la spinta di un nuovo asse serbo-tedesco.
    Al momento comunque l’ingresso di Belgrado in Europa appare ancora di là da venire, proprio a causa dello stallo dei negoziati serbo kosovari.
    Nel 2013, Pristina e Belgrado hanno siglato il cosiddetto “Patto di Bruxelles”, un accordo ottimisticamente ritenuto dalla diplomazia europea in grado di portare rapidamente a una normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo, in vista di un reciproco riconoscimento politico e diplomatico.
    Parte integrante dell’accordo era, da un lato, l’impegno delle autorità di Pristina a riconoscere un alto grado di autonomia amministrativa alle municipalità kosovare abitate da una maggioranza serba e, dall’altro lato, la collaborazione da parte dei serbi nella ricerca dei resti delle migliaia di albanesi Kosovari presumibilmente eliminate dalle truppe di Milosevic durante la repressione che precedette la guerra del’99.

    Nessuno dei due impegni è stato finora rispettato e, durante l’incontro che si è tenuto a Bruxelles lo scorso 21 luglio tra il presidente serbo Alexander Vucic e il primo ministro del Kosovo Albin Kurti, sarebbero volate parole grosse e accuse reciproche sulla mancata implementazione del “Patto” al punto che il responsabile della politica estera europea, Josep Borrel, ha pubblicamente chiesto alle due parti di “chiudere il capitolo di un passato doloroso attraverso un accordo legalmente vincolante sulla normalizzazione delle relazioni reciproche, in vista della realizzazione di un futuro europeo per i propri cittadini”. Questo futuro appare quantomeno nebuloso ove si consideri che la Serbia, di fatto, si rifiuta di riconoscere il valore legale di lauree e diplomi rilasciati anche a membri della minoranza serba del Kosovo dalle autorità accademiche kosovare.
    Al momento, comunque, in Europa e oltreoceano entrambi i contendenti si stanno assicurando supporti e alleanze.
    La Serbia è guardata con favore dal presidente di turno dell’Unione, lo sloveno Janez Jansa, che è un sostenitore del suo ingresso perché “questo sancirebbe in modo definitivo la dissoluzione della Federazione jugoslava”. Anche la stragrande maggioranza dei partiti di destra europei, a partire dal “Rassemblement National” francese all’ungherese “Fydesz”, approvano la richiesta di adesione di Belgrado e corteggiano apertamente le minoranze serbe che vivono nei rispettivi paesi, mentre l’amministrazione Biden, dopo gli anni del disimpegno americano dai Balcani dai tempi di Bush, di Obama e di Trump, avrebbe deciso di riportare la regione nella lista degli impegni prioritari di politica estera, affidando il “Dossier Serbia” al sottosegretario agli Affari Europei ed Eurasiatici, Matthew Palmer, diplomatico di lungo corso e di grande esperienza.

    Per sostenere la candidatura serba di adesione all’Europa, Belgrado ha schierato anche dei lobbisti ufficiali.
    Nello scorso mese di giugno la società di lobbying “ND Consulting” di Natasha Dragojilovic Ciric si è ufficialmente registrata nel cosiddetto “albo della trasparenza” di Bruxelles per promuovere il sostegno alla candidatura di Belgrado. La ND è finanziata da un gruppo di donatori internazionali e si avvale della consulenza di Igor Bandovic, già ricercatore dell’americana Gallup e capo del “Belgrade Centre for Security Policy”, dell’avvocatessa Katarina Golubovic del “Comitato dei Giuristi per i diritti umani” e di Jovana Spremo, già consulente dell’OSCE.
    Queste sono le truppe legali schierate da Belgrado a Bruxelles per supportare la sua richiesta di integrazione formale in Europa, ma nel frattempo la Serbia non trascura le sue alleanze “orientali”.
    All’inizio di questo mese, il capo dell’SVR, il Servizio segreto russo di intelligence estera, Sergey Naryshkin, ha compiuto una visita ufficiale a Belgrado, poche settimane dopo la conclusione di un’esercitazione militare congiunta tra forze speciali russe (gli “Spetznaz”) e forze speciali serbe.

    Nella capitale serba Naryshkin non ha incontrato soltanto il suo omologo serbo Bratislav Gasic, capo della “Bezbednosno Informativna Agencija” il piccolo ma potente Servizio segreto serbo, ma è stato anche ricevuto dal presidente della Repubblica Alexander Vucic allo scopo di rendere pubblica la vicinanza tra Serbia e Russia.
    I tempi della visita coincidono con la ripresa dei colloqui a Bruxelles sull’adesione della Serbia all’Unione e possono essere chiaramente considerati come strumentali all’esercizio di una sottile pressione diplomatica tendente a convincere l’Unione dell’eventualità che, in caso di rifiuto, Belgrado decida di voltare definitivamente le spalle all’Occidente, per allearsi con un oriente evidentemente più disponibile a trattare i serbi con quella dignità e attenzione che un popolo orgoglioso e tenace ritene di meritare.
    Una notizia che conferma che la Serbia è pronta a voltare le spalle all’Ovest, qualora l’Europa continui a procrastinare la decisione sul suo ingresso nell’Unione: La Cina ha firmato nei giorni scorsi un accordo di Partnership con Belgrado nel campo della ricerca farmaceutica, un accordo che fa della Serbia uno dei maggiori, attuali, partner commerciali di Pechino sul Continente europeo.

    Giancarlo Elia Valori

  • La crisi fra Russia ed Ucraina, di Giancarlo Elia Valori

    Il nuovo articolo di Giancarlo Elia Valori, un’analisi geopolitica accurata sulle tensioni tra Ucraina e Russia, sui suoi possibili sviluppi e risvolti nelle relazioni internazionali.

    Ucraina, Unione Europa e Usa hanno spesso interagito tra loro e la crisi in Donbass è difficile da fermare, in quanto da metà marzo la situazione al confine tra Russia e Ucraina si è surriscaldata. Il 13 aprile, il ministro degli Esteri ucraino ha partecipato alla riunione straordinaria del Comitato NATO-Ucraina e ha tenuto colloqui con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg e il segretario di Stato americano Tony Blinken, sperando di ottenere il sostegno dei Paesi della NATO nel confronto con la Russia.

    Lo stesso giorno, il presidente USA Biden ha parlato con l’omologo russo Putin. Biden ha ribadito il sostegno degli Usa all’Ucraina e ha proposto di tenere un vertice in un Paese terzo nei prossimi mesi per discutere in modo esauriente le attuali questioni che devono affrontare i due Paesi.

    Il motivo per cui le parti sono cadute in una situazione così tesa è naturalmente legato al conflitto storico tra Ucraina e Russia. Dall’inizio del 2021, il governo ucraino ha intrapreso una serie di azioni su questioni come la situazione nell’Ucraina orientale e le relazioni con la Russia.

    Le foto circolate sull’agenzia di stampa Reuters e su alcuni social media hanno mostrato che le truppe russe riunite al confine disponevano di sistemi missilistici antiaerei come Doyle e Beech, oltre ad alcuni carri armati e veicoli blindati.

    BBC, Reuters, Associated Press e altri principali media occidentali hanno riferito ufficialmente che la Russia ha recentemente inviato un gran numero di truppe nelle aree di confine orientale della Crimea e dell’Ucraina.

    Di fronte alla situazione tesa, il governo ucraino ha spesso agito a livello interno e a livello esterno ha anche intensificato la sua interazione con gli esecutivi turco e statunitense.

    Il 2 aprile, Biden ha parlato per la prima volta col presidente ucraino, l’ex attore, il populista Volodymyr Oleksandrovych Zelens’ky, il quale ha affermato che non avrebbe permesso a Kiev di affrontare da sola la pressione di Mosca quando la situazione nell’Ucraina orientale si sarebbe aggravata.

    Il 5 aprile, il portavoce del Dipartimento di Stato, Price, ha accusato l’esercito russo di radunare un gran numero di truppe nell’area di confine russo-ucraina e ha chiesto spiegazioni da parte russa. Inoltre, la Marina militare Usa aveva previsto di inviare due navi da guerra nel Mar Nero attraverso il Bosforo dal 14 al 15, ma la parte turca ha dichiarato il 15 che il piano è stato annullato.

    Per quanto riguarda le relazioni turco-ucraine, il 10 aprile Zelens’ky ha visitato la Turchia e si è incontrato con il presidente turco Erdoğan per discutere la situazione nell’Ucraina orientale e altro.

    Erdoğan ha anche sottolineato che la Turchia sostiene l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina, e la sua posizione è non riconoscere l’annessione della Crimea, che l’idiota Chruščëv regalo all’Ucraina dopo una bevuta nel 1954, meno di un anno dopo la morte di Stalin. Egli, data la sua limitatezza mentale e crassa ignoranza, non capì che la Costituzione staliniana del 5 dicembre 1936 aveva fondate basi giuridiche e rispettava anche la secessione delle Repubbliche dell’URSS (Art. 17: « Ogni repubblica federata conserva il diritto di liberasecessione dall’URSS»). Come noto il primo elemento distruttivo dell’alcool è la cessazione del controllo della propria mente.

    Inoltre, anche la recente cooperazione e interazione militare tra Ucraina e Turchia ha suscitato molte preoccupazioni. Secondo Al Jazeera, nel 2018 l’Ucraina ha acquistato 6 UAV TB2 di fabbricazione turca e 200 armi a guida di precisione per un prezzo totale di 69 milioni di dollari. Il 15 marzo 2021, diversi aerei da trasporto C-17 sono volati dalla Turchia all’Ucraina, trasportando armi e attrezzature.

    Secondo il rapporto, nel recente conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Ucraina ha inviato esperti militari per osservare da vicino come l’esercito azero ha utilizzato questi droni di fabbricazione turca. Alcuni di loro hanno affermato di aver scoperto che i metodi di guerra dell’esercito azero “hanno molto in comune” con la guerra delle forze governative ucraine contro i militanti nell’est.

    Il 13 aprile il sito web di notizie militari Defense Blog ha riferito che il drone TB2 era stato schierato vicino a Donbass, mentre funzionari del ministero degli Esteri russo hanno presentato una protesta pubblica.

    Vale la pena notare che la Turchia è stata solo la prima tappa della visitastraniera del populista Zelens’ky. Egli si è incontrato pure col presidente francese Macron. Prima di questo, i leader di Germania e Francia hanno tenuto una videoconferenza con il presidente russo Putin. Il portavoce di Zelensky ha commentato che tutte le parti non dovrebbero escludere Kiev prima di prendere qualsiasi decisione sull’Ucraina.

    Secondo la Casa Bianca, Biden ha espresso preoccupazione per la presenza militare russa ai confini dell’Ucraina e ha invitato Putin ad allentare le tensioni. L’appello della Casa Bianca ha sì concluso: «Il presidente Biden ha sottolineato il fermo impegno degli Usa per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina».

    La sintesi del Cremlino ha sottolineato: «Durante lo scambio di opinioni sulla crisi interna dell’Ucraina, Putin ha delineato le basi per le misure del “pacchetto di Minsk” del 12 febbraio 2015 (accordo di cessate-il- fuoco) quale soluzione politica».

    Per questo motivo, nel luglio 2020, il gruppo di contatto tripartito sull’Ucraina (Ucraina, Russia e Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha tenuto una videoconferenza con i rappresentanti delle forze armate civili nella regione del Donbass nell’Ucraina orientale, in modo da arrivare ad un cessate-il-fuoco completo nella regione, per poi poter raggiungere un accordo.

    Tuttavia, dalla fine di febbraio di quest’anno, gli incidenti e le vittime nell’Ucraina orientale sono aumentati. Le forze governative ucraine e le forze armate civili nell’est si sono accusate a vicenda di aver infranto l’accordo di cessate il fuoco.

    Il governo ucraino ha affermato alla fine di marzo che l’assembramento delle truppe russe nelle sue zone di confine rappresenta una seria minaccia per la sicurezza nazionale. Al contrario la parte russa ritiene che sia proprio perché le forze militari dei Paesi della NATO e di altre parti stanno diventando più attive nelle aree vicine al confine russo: e tutto questo ha costretto Mosca a rimanere vigile, garantendo stabilità e sicurezza dei propri confini.

    Durante questo periodo, la parte russa ha avuto reazioni che hanno sorpreso l’Occidente. Oltre alle informazioni sulla mobilitazione delle truppe che sono state riportate intensamente dai media occidentali, la Russia ha anche rilasciato segnali più intensi attraverso i canali dei media. Russia Today ha sollevato pubblicamente la questione del “Donbass russo” per la prima volta durante la partecipazione al forum “Russia-Donbass” il 28 gennaio 2021. Mosca ha sottolineato che non è escluso riportare il “modello della Crimea” in situazioni disperate e controllare direttamente la regione del Donbass.

    Per sostenere l’Ucraina, l’amministrazione Biden ha annullato la decisione dell’ex presidente Trump di ritirare le truppe dalla Germania il 13. Nel frattempo, il segretario alla Difesa degli Usa Lloyd James Austin III e il segretario di Stato, Blinken, hanno entrambi visitato i Paesi europei nella prima metà di aprile. Austin ha annunciato il 13 che oltre a fermare il ritiro, gli Usa invieranno altri 500 soldati in Germania. Alla domanda se la mossa fosse quella di inviare un messaggio alla Russia,

    Austin ha detto che stava “inviando un segnale alla NATO” per mostrare l’impegno degli Usa verso l’alleanza transatlantica e verso la Germania.

    Allo stesso tempo, Blinken ha incontrato gli alleati della NATO a Bruxelles e ha tenuto un incontro separato con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Ivanovyč Kuleba. Blinken gli ha detto: «Gli Stati Uniti sostengono fermamente la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina». E il ministro ha replicato che l’Ucraina ha urgente bisogno dell’aiuto della NATO.

    Ricordiamo pure che la NATO ha continuato a fornire assistenza all’Ucraina. Il 10 marzo è arrivata in Ucraina una delegazione di comandanti delle forze di terra della NATO guidati dal tenente generale della NATO Roger Cloutier. Secondo un precedente rapporto sul sito web di notizie Ukrinform, l’esercito ucraino ha commentato che questo viaggio dimostra che la NATO considera l’Ucraina come un “partner strategico”.

    Secondo Stoltenberg, la NATO sta attualmente fornendo vari aiuti all’esercito ucraino, inclusi addestramento, esercitazioni congiunte e modernizzazione militare. Sebbene l’Ucraina non sia un membro della NATO, ha ottenuto armi occidentali come il missile anticarro Javelin attraverso vari canali.

    Noi ci chiediamo: vale la pena una terza guerra mondiale, in caso di invasione dello spazio geopolitico russo da parte della NATO? Vale la pena avere perlomeno 4-5 miliardi di morti ed un pianeta devastato e riportato indietro nel tempo, a cui confronto i 20 milioni della II Guerra mondiale, sembreranno un incidente stradale? E per cosa? Per antichi odi interetnici che terzi vorrebbero sfruttare a loro favore, ritenendo di contrastare forse l’esercito panamense o di Grenada?

    Ponete caso se la Repubblica Popolare Cinese mandasse un corpo di spedizione con tanto di Marina militare e missili verso l’amico Messico: cosa pensate succederebbe?

    Articolo originale: https://www.ildenaro.it/la-crisi-fra-russia-ed-ucraina

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    Note sull’autore

    Giancarlo Elia Valori è uno dei più importanti manager italiani. Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose società italiane ed estere. Attualmente è Presidente dell’International World Group

    Inoltre è presidente onorario di Huawei Italia nonché detentore di importanti cattedre in prestigiosi atenei quali la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.

    Nel 1992 viene nominato Cavaliere della Legion d’onore con la motivazione: “Un uomo che sa vedere oltre le frontiere per comprendere il mondo”, dall’11 maggio 2001 è ambasciatore di buona volontà dell’Unesco per i meriti profusi generosamente nella difesa e nella promozione del patrimonio immateriale. Nel 2002 riceve il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

    Tra i suoi libri ricordiamo: Liberi fino a quando? (Lindau 2019), Rapporti di forza (Rubbettino 2019), Geopolitica e strategia dello spazio (Rizzoli 2006), Antisemitismo, olocausto, negazione (Mondadori 2007), Mediterraneo tra pace e terrorismo (Rizzoli 2008), Il futuro è già qui (Rizzoli 2009), La via della Cina (Rizzoli 2010) e Geopolitica dell’acqua (Rizzoli 2011).

    A riconoscimento del suo poliedrico impegno di studioso e pubblicista a respiro universale, ha ricevuto il premio giornalistico “Ischia Mediterraneo”, il “Gran Premio Letterario 2011” dal Consiglio Mondiale del Panafricanismo e il “Premio Internazionale della Cultura” dalla International Immigrants Foundation delle Nazioni Unite.

     

  • Così la Russia si riaffaccia in Africa. Analisi di Giancarlo Elia Valori

    Nella seconda metà del XX secolo, ingegneri e specialisti sovietici hanno preso parte attiva alla realizzazione di una serie di grandi progetti industriali in molti Paesi africani. Furono costruite centrali elettriche (diga di Assuan), impianti metallurgici e minerari e di lavorazione, raffinerie di petrolio, imprese di costruzione di macchine e altri importanti oggetti dell’economia nazionale.

    Come intende la Russia sviluppare la cooperazione economica con i Paesi africani e quale traiettoria può seguire tale partenariato nel prossimo futuro?
    Oggi l’Africa è il leader mondiale in termini di crescita dei consumi. L’agricoltura, l’industria chimica e le agro-tecnologie, la raffinazione del petrolio e le industrie estrattive, l’energia e le tecnologie nucleari pacifiche si stanno rapidamente sviluppando nel Continente.

    La maggior parte dei Paesi è interessata allo sviluppo delle infrastrutture, la domanda di automobili e attrezzature speciali è in crescita. In ciascuna di queste aree, il business russo ha qualcosa da offrire.
    Un Continente con una popolazione di 1,4 miliardi di persone è paragonabile alla Cina. Tra 15-20 anni, questo stesso Continente determinerà il quadro demografico del mondo e influenzerà in modo significativo la scala della domanda dei consumatori globali.

    La Russia, che è notevolmente ridotta nella direzione occidentale dell’attività economica estera a causa delle sanzioni, cerca nuovi mercati per i suoi prodotti, principalmente per le esportazioni. È ovvio che sarà praticamente impossibile per la Russia risolvere questi problemi senza il Continente africano.

    Il ministero degli Esteri russo ha osservato che l’Africa rimane una delle priorità della politica estera russa. Nel prossimo futuro è sicuramente possibile garantire la progressiva crescita dei legami commerciali ed economici tra la Russia e i Paesi di quel Continente. Ciò significa l’aumento del numero di progetti congiunti reciprocamente vantaggiosi nel campo di energia, agricoltura, uso del sottosuolo, sviluppo delle infrastrutture, alta tecnologia e formazione del personale.

    Allo stesso tempo, non bisogna dimenticare che i 54 Paesi africani rappresentano il 27,98% dei seggi all’ONU, e per la Russia è estremamente importante anche il sostegno politico di un numero così elevato di Paesi.
    La Russia tradizionalmente ha sviluppato e sviluppa relazioni con i Paesi del Màghreb e dell’Africa meridionale. Quattro Paesi nordafricani – Egitto, Algeria, Marocco, Tunisia – e Repubblica Sudafricana rappresentano oltre il 70% di tutti gli scambi con il Continente. Se aggiungiamo Sudan e Nigeria, la cifra raggiunge l’85% del commercio russo con l’Africa.

    Inoltre molti Paesi della fascia subsahariana si stanno sviluppando rapidamente e mostrano tassi di crescita economica molto elevati, e possiedono quelle risorse naturali ed economiche che potrebbero interessare la Russia.
    Uno dei compiti principali delle istituzioni russe, a questo proposito, è catalizzare il commercio con i Paesi dell’Africa nera: in questi ci sono piani per aprire agenzie o ufficio di rappresentanza, dove l’imprenditore locale e il cittadino possa rivolgersi s’è interessato ad un contatto o dialogo economico con la controparte russa.

    Nel 2019, il fatturato del commercio estero della Russia con i Paesi africani è stato pari a 16,8 miliardi di dollari statunitensi e le esportazioni verso i Paesi africani hanno trattato macchinari, attrezzature e veicoli, prodotti alimentari, materie prime agricole, prodotti minerali. Il resto del volume è costituito da metalli, prodotti chimici, gomma, legname, prodotti per la carta, nonché minerali preziosi.

    Il Continente africano è ancora caratterizzato da un’estesa base di risorse diamantifere e dalle prospettive di nuove scoperte di metalli rari, il che spiega l’interesse russo per il potenziale sviluppo in questa regione.
    Invece nella struttura delle importazioni russe nel 2019, la maggior parte – il 56,8% – è caduta sui prodotti alimentari e sulle materie prime agricole.

    Allo stesso tempo, la maggior parte del commercio della Russia con i Paesi africani nel 2019 si è formata a causa delle operazioni commerciali reciproche con Egitto (37,2%), Algeria (20,2%), Marocco (7,6%), Repubblica Sudafricana (6,6%), Senegal (4,3%), Tunisia (3,9%), Nigeria (2,5%), Togo (2,4%), Sudan (1,6%) e Costa d’Avorio (1,6%).

    Nel periodo gennaio-settembre 2020, a causa della diffusione dell’infezione da coronavirus, il fatturato commerciale russo-africano è diminuito del 20,5% rispetto allo stesso periodo del 2019 e ammontava a 8,9 miliardi di dollari.

    Oggi la Russia è pronta ad agire come partner per tutti i Paesi africani in una serie di settori. Questi includono progetti per la fornitura delle più recenti attrezzature russe per le imprese metallurgiche e minerarie, lo sviluppo di un sistema di trasporto e logistica – inclusa non solo la fornitura di materiale rotabile per ferrovie, aerei ed elicotteri di varie classi e scopi, ma anche controllo e sistemi di sicurezza per le rispettive linee di trasporto.

    Inoltre, la Russia è interessata a partecipare alla creazione di infrastrutture energetiche nei Paesi della regione africana: petrolio e gas e capacità di generazione, tra cui energia idroelettrica e nucleare; garantire la sicurezza alimentare, nonché sviluppare un sistema sanitario e fornitura di farmaci.

    La Russia non offre singoli contratti di esportazione, ma progetti che includono sia la fornitura di prodotti che la loro manutenzione, la formazione di specialisti, nonché il possibile trasferimento di tecnologia e la localizzazione parziale. Ciò consente ai Paesi africani di sviluppare le proprie competenze in una varietà delle industrie.

    Il Continente africano è attualmente uno dei mercati di vendita che attrae investimenti a lungo termine per le aziende nazionali. Negli ultimi anni, i Paesi africani hanno fatto un enorme balzo in avanti nel creare le condizioni per lo sviluppo del commercio e di un clima favorevole agli investimenti.

    Le aree e le nicchie promettenti per gli esportatori russi in Africa sono la fornitura di attrezzature automobilistiche finite e accessori e pezzi di ricambio per macchine; la costruzione e l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie, nonché la fornitura di attrezzature per la raffinazione del petrolio. Allo stesso tempo, i fornitori russi di macchine agricole e le grandi case automobilistiche stanno già lavorando sui mercati africani.

    I progetti per la manutenzione e l’ammodernamento di centrali elettriche, per la produzione e il trasporto di petrolio, per la sistemazione di strutture per le industrie chimiche e minerarie in Africa sono stati sviluppati con successo. Un ruolo importante nelle esportazioni è svolto dall’offerta di prodotti agricoli e alimentari. I progetti in nuove direzioni, come le moderne tecnologie, le città “intelligenti”, l’istruzione, la sanità, stanno iniziando a svilupparsi attivamente.

    Al momento, i Paesi chiave nella promozione delle esportazioni non di risorse sono l’Egitto, che rappresenta più di un terzo del fatturato commerciale russo-africano, Repubblica Sudafricana, Zambia, Angola, Algeria, Nigeria e Kenya.

    In una prospettiva strategica, lo sviluppo sostenibile dei Paesi africani sarà associato, tra l’altro, al pieno utilizzo del potenziale di investimento, attirando le aziende interessate a realizzare progetti sul loro territorio.
    La qualità dei prodotti delle aziende russe soddisfa gli standard internazionali. Pertanto, molti vertici africani sono interessati a progetti che riguardano la costruzione di aeroporti, centrali idroelettriche, edificazioni di edifici scolastici e università; come pure in campo culturale.

    Allo stesso tempo non solo i Paesi dell’Europa occidentale, Usa e Cina, ma anche India, Turchia, nonché gli Stati del Golfo Persico, Giappone, Repubblica di Corea, Israele e Brasile dimostrano un crescente interesse per lo sviluppo rapporti con i Paesi africani. Per cui tali attività delle più grandi potenze mondiali porta inevitabilmente a un aumento significativo della concorrenza praticamente in ciascuna di queste aree.

    Uno dei più grandi progetti della società statale russa Rosatom nel Continente africano è la costruzione della centrale nucleare di al-Dabaa in Egitto. Rosatom State Atomiс Energy Corporation è un’azienda pubblica russa attiva nel settore dell’energia nucleare e che raggruppa oltre 360 imprese.

    Tuttavia, questa non è l’unica area di interesse per l’azienda nella regione. In particolare, Rosatom sviluppa la cooperazione non energetica non solo nel settore nucleare ma offre varie opzioni per strutture di ricerca, mediche e radiologiche di base chiavi in mano.

    Uno di questi è il Center for Nuclear Science and Technology (CNST). Rosatom è già attivamente coinvolta nella realizzazione del progetto per la costruzione del CNST in Zambia. Il centro comprende un reattore di ricerca, un centro di irradiazione polivalente, uno di medicina nucleare e diversi laboratori: una piattaforma moderna per una vasta gamma di ricerca scientifica e applicazione pratica delle tecnologie nucleari.

    Inoltre, l’azienda vede il potenziale nella formazione del personale e implementa una serie di borse di studio e programmi educativi. Da cinque anni esiste un programma

    di borse statali per studenti che desiderano padroneggiare specialità nucleari e di ingegneria presso le principali università russe. Ogni anno, su richiesta di Rosatom, vengono assegnate quote ai rappresentanti dei Paesi africani.

    Inoltre, le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale e la sicurezza informatica – di cui i russi sono maestri – si stanno rapidamente sviluppando nel Continente. Gli africani sono interessati alle tecnologie russe dell’informazione. Prima di tutto, all’analogo dei servizi governativi russi, quali programmi di riscossione delle tasse, tecnologie cloud; e tutto ciò che riguarda i sistemi di pagamento online.

    L’Africa mostra un interesse particolare per i progetti agricoli. In particolare, i Paesi stanno aumentando la propria produzione di cereali e la domanda di fertilizzanti è in crescita. Pertanto, negli ultimi cinque anni il volume del consumo di fertilizzanti nei Paesi africani è cresciuto del 4-5% all’anno, mentre la media mondiale è dell’1,5-2%. Le prospettive per il mercato africano sono enormi – il consumo di fertilizzanti azotati e fosforo nella regione oggi è da cinque a sette volte inferiore alla media mondiale mentre di cloruro di potassio nove-undici volte.

    Nei primi nove mesi del 2020, nonostante la pandemia, le forniture di fertilizzanti dell’azienda hanno superato gli indicatori dello scorso anno e hanno raggiunto le 445.000 tonnellate. Nei prossimi cinque anni, si sta valutando la possibilità di aumentare la fornitura dei prodotti ecologicamente standard al Continente africano: un importante contributo per garantire la sicurezza alimentare in Africa che il Continente aveva sino agli anni Sessanta del sec. XX e poi l’ha persa a causa del neocolonialismo.

    Con uno sviluppo graduale e sistematico del potenziale di mercato, è del tutto possibile che le aziende russe assumano posizioni di leadership, riorientando volumi e priorità da mercati più distanti. E non solo.

    Ed è del 2019 (23-24 ottobre) la prima conferenza Russia-Africa a Soči: 54 rappresentanze del Continente con 43 capi di Stato. Putin ha sottolineato nel vertice

    che la cooperazione fra le parti è di lungo termine e aggiungiamo anche militare. Il nuovo il punto d’appoggio della Marina militare russa è in Sudan: trattato dell’8 dicembre 2020, e attracco della fregata Admiral Grigorovič il 28 febbraio 2021 a Porto Sudan.

    Il riaffacciarsi della Russia in Africa si sta manifestando a pieno regime.

    Articolo originale su Formiche.net : https://formiche.net/2021/04/russia-africa-rapporti/

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    Giancarlo Elia Valori è un dirigente d’azienda italiano, è stato Presidente di numerose società tra cui: la Autostrade per l’Italia S.p.A., la società concessionaria che gestisce la rete autostradale italiana, la SME – Società Meridionale di Elettricità, l’UIR – Unione Industriali di Roma. Attualmente è Presidente di International World Group.

  • Medaglia di Pushkin alla professoressa Unibg Maria Chiara Pesenti

    L’Università degli studi di Bergamo appassiona e “conquista” il Cremlino. L’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, ha comunicato a Maria Chiara Pesenti, professore di I Fascia del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere, la decisione di conferirle il prestigioso riconoscimento culturale della Federazione Russa, la Medaglia di Pushkin.

    La consegna avverrà da parte del Presidente Vladimir Putin, durante la cerimonia che si svolgerà al Cremlino nella giornata dell’Unità nazionale russa, il 4 novembre. Nella sua lettera l’Ambasciatore della Federazione russa a Roma esprime la sua “più alta considerazione” per la professoressa Pesenti. “Questa comunicazione – commenta la docente – mi onora moltissimo, sono profondamente emozionata. So che la Medaglia di Pushkin è un premio importante. Mi onora la sua motivazione: “il mio contributo alla conservazione e promozione della cultura russa all’estero”. Credo che la scelta della Federazione russa sia un riconoscimento al lavoro che ho svolto negli anni, con passione”.

    Molti i progetti e le mostre dedicate alla cultura russa curate da Maria Chiara Pesenti, che è anche presidente dell’Associazione Italiana Russisti, con eventi finanziati in alcuni casi anche dalla Fondazione russa Russkij Mir (tra le più importanti per la diffusione della cultura e della lingua russa). La professoressa ha anche curato l’ampio lavoro per la pubblicazione, nel 2018, del Sillabo della lingua russa, voluto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si tratta di un quadro di riferimento unitario per l’insegnamento della lingua nella scuola secondaria di secondo grado. Lo scorso agosto Pesenti ha anche organizzato il cinquantesimo Seminario internazionale di lingua e cultura russa a Bergamo, un appuntamento di rilievo con numerosi studenti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.

    L’onorificenza che sarà consegnata alla professoressa Maria Chiara Pesenti ci rende orgogliosi – commenta il Rettore dell’Università di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini -. E’ un riconoscimento al grande impegno per la diffusione della lingua e più in generale della cultura russa da parte della docente e del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture straniere. Un altro passo che permette al nostro Ateneo di consolidare una dimensione fortemente internazionale, sempre più riconosciuta”.

  • La Russia dà un taglio al dollaro, è sempre meno usato negli scambi

    La Russia continua a grandi passi il suo percorso di de-dollarizzazione. In sostanza sta cercando di utilizzare (e quindi dipendere) sempre di meno il biglietto verde, per mettersi al riparo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, presenti e future, e di conseguenza togliere potere alla prima potenza mondiale.

    L’addio progressivo della Russia al dollaro

    russia e dollaroVa ricordato che a partire dal 2014, Mosca è finita sempre più nel mirino delle sanzioni decise dal Tesoro americano. Se finora questo percorso di progressivo abbandono del dollaro era stato guidato dalla sola banca centrale. La Bank Rossii infatti nel 2018 ha dimezzato le proprie riserve in dollari, portandole fino al 22%. Il posto della valuta statunitense è stato preso da yuan, euro o yen. E ovviamente anche dall’oro.

    La svolta nel mercato petrolifero

    Come detto però, lo scenario sta avendo una accelerata anche in altri ambiti, a cominciare da quello degli scambi commerciali petroliferi, tradizionalmente radicati all’uso della moneta statunitense. La Rosneft, che è una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, ha infatti deciso di tagliare fuori il dollaro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione, per conferire questo ruolo di prestigio all’euro. Tanto il greggio quanto i derivati, prodotti petrolchimici, gas liquefatto, sono adesso scambiati in euro. E siccome i prezzi del petrolio sono fissati in dollari, la Rosnef ai propri clienti ha chiesto di far riferimento al tasso di cambio euro/dollaro del giorno precedente al pagamento.

    La portata di questo cambiamento è enorme, giacché Rosneft (controllata dallo Stato) copre più del 40% del petrolio estratto in Russia. A livello di export parliamo di un colosso che esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno. Senza dimenticare le molteplici correlazioni valute-commodity con altri settori economici.

    Governo e Banche russe

    Va detto che parallelamente a questo percorso, se ne sta muovendo anche un altro, sempre in un’ottica di strategia breakout dal dollaro. Il Governo russo infatti sta incoraggiando le aziende ad accettare pagamenti in altre valute, mentre le banche russe si spostano sempre di pià verso sistemi di pagamenti alternativi. L’ultimo esempio riguarda le transazioni interbancarie tra Mosca e Teheran, che da ora utilizzare un sistema alternativo a Swift (cosa che accade già tra banche russe e cinesi).

  • Visto per Viaggio in Russia Informazioni e Facilitazioni per Ottenerlo

    Per fare un viaggio in Russia è obbligatorio avere ottenuto il visto turistico o per qualsiasi altro scopo decidiamo di recarsi in questo grandissimo paese che per estensione del territorio è il più grande al mondo.
    La sconfinata vastità del paese offre a chi vuole fare un viaggio in Russia la possibilità di scegliere tra una varietà di paesaggi che vanno dalla tundra alle foreste alle spiagge subtropicali.
    Il visto di entrata per la Russia è un documento che accompagna il passaporto, che deve essere in corso di validità per almeno i sei mesi successivi oltre ad avere almeno due pagine vuote che saranno riempite con le vidimazioni che le autorità del Cremlino provvederanno a fare.
    In merito alla obbligatorietà del visto Russia ci sono alcune agevolazioni per i cittadini della Comunità Europea che dal 2019 possono richiedere un visto elettronico per visitare sia San Pietroburgo che Kaliningrad.
    Il visto elettronico rispetto a quello classico ha alcune facilitazioni come una maggiore velocità nell’essere rilasciato, non richiede inviti o conferme di prenotazione di alloggio, lo si può richiedere direttamente online.
    Oltre a queste facilitazioni il visto elettronico è gratuito, da non dimenticare che anche con questo genere di visto Russia rimane obbligatorio avere una polizza sanitaria che copra eventuali spese mediche del viaggiatore in caso di infortunio, malattia.
    In merito al visto Russia turistico questo ha generalmente un periodo di validità di massimo 30 giorni, questo da comunque la possibilità anche di partecipare a trattative e fiere di lavoro purchè non superino la soglia dei trenta giorni di permanenza.
    Per gli stranieri che necessitano un visto per un periodo più lungo è necessario ottenere un visto per lavoro o studio o in alternativa ottenere un permesso di soggiorno temporaneo o un permesso di soggiorno.
    Una cosa importante da tenere in considerazione si volesse visitare anche i paesi confinati con la Russia è quella di richiedere un visto per un doppio ingresso nella Federazione Russa.
    Anche se non obbligatorio ai fini dell’ottenimento del visto è consigliabile acquistare i biglietti aerei di viaggio con un certo anticipo, in questo modo oltre a poter scegliere tra le date a voi più congeniali risparmierete anche purchè abbiate tutte le carte in regola per il rilascio del visto Russia.

  • Oro in Russia Abolita Iva su Acquisti in Lingotti

    Niente più iva in Russia per chi punta sulle strategie di investimento compro oro in lingotti, è questa la novità che il governo russo ha deciso, una decisione che fa riflettere ancora di più visto che negli ultimi mesi la Russia ha acquistato ben 55 tonnellate di lingotti oro.
    Oggi l’oro detenuto dal governo russo ha raggiunto le 2168 tonnellate, un traguardo che ha raggiunto un doppio risultato, una maggiore sicurezza delle proprie riserve ed una diminuzione dalla dipendenza del dollaro americano, che fino a qualche anno fa era largamente utilizzato anche dalla Russia per aumentare il valore delle proprie riserve finanziarie.
    L’eliminazione dell’iva sugli acquisti di oro potrebbe contribuire alla aumento del prezzo oro in quanto è verosimile pensare che con le nuove condizioni siano molti i privati russi che decideranno di investire in oro.
    Prima dell’eliminazione dell’iva sugli investimenti in lingotti di oro la convenienza di questo genere di investimento era fortemente limitata dalle tasse iva pretese dal governo russo.
    Questa decisione potrebbe essere una strategia per far salire la quotazione oro permettendo così a chi possiede molto oro come la Russia d ottenere importanti surplus di valore.
    Un altro motivo per cui la Russia potrebbe avere ricadute positive da un unto di vista economico è il fatto che la Russia è il terzo produttore al mondo di oro ed un aumento del prezzo darebbe maggiori guadagni all’industria aurifera russa.
    grazie a questo e ad altri congiunture economiche internazionali il presso oro potrebbe salire dando il via ad un rally dell’oro di lunga durata.
    Attualmente già il prezzo oro è stato protagonista di un rialzo che non si vedeva da diversi ani che lo h portato a stabilizzarsi in modo stabile sopra la quota tecnica di 1400 dollari l’oncia, un fatto che h ridestato l’interesse degli investitori privati nell’investimento oro.
    Le strategie compro oro si differenziano tra quelle che puntano acquistare fisicamente in lingotti da possedere in casa o in appositi caveau e quelle che scommettono sui titoli oro attraverso i quali si detengono quote in oro relative al valore dell’investimento.

  • Trasmissioni, scommesse, partite: cosa succederebbe se gli hacker prendessero il controllo dei Mondiali di calcio?

    Anche in occasione del 21° mondiale di calcio di cui si sono già disputate le prime partite la maggior parte delle sfide avranno luogo nel mondo “reale”, in Russia, tuttavia non sono le uniche! Alcune “partite” si giocheranno anche nel mondo virtuale: che siano essi adibiti alla gestione delle trasmissioni, di piattaforme di scommesse o alla vendita di biglietti, anche i sistemi IT necessitano di una difesa ben schierata.

    Come avviene con tutti gli eventi sportivi di portata globale, anche la Coppa del Mondo di calcio rappresenta un’ottima occasione per riunire i fan di questo sport ma non solo, è anche palcoscenico di tensioni tra i governi, come dimostrato dalle recenti questioni tra Russia e Ucraina. La principale differenza tra le partite sull’erba e gli attacchi virtuali è che gli hacker di solito fanno attenzione a non mostrare i loro colori: l’obiettivo è di lasciare il minor numero possibile di tracce. Le attribuzioni sono un gioco politico piuttosto che una questione di IT; ci vuole “naso” per distinguere le impronte digitali reali da quelle fasulle lasciate di proposito dagli attaccanti.

    I fornitori di connettività, gli operatori televisivi e persino i router xDSL sono potenziali bersagli per raggiungere un obiettivo, che non è tanto quello di creare scompiglio tra gli spettatori interrompendo le trasmissioni quanto piuttosto quello di screditare il Paese organizzatore cagionando interruzioni del servizio di infrastrutture critiche come ospedali o reti stradali. La Russia farebbe così (ancora) notizia in ambito cyber …

    Trasmissioni televisive: l’annosa questione dei diritti sulle informazioni

    Qualsiasi trasmissione di una partita di calcio è esposta al rischio di pirataggio o manomissione: i cybercriminali possono limitarsi ad un semplice blocco “improvviso” del segnale (un po’ come quando Amélie Poulain staccava l’antenna del vicino per vendicarsi) fino ad attacchi molto più estesi, quasi di scala industriale. La questione è complessa: è necessario poter trasmettere informazioni, ma non troppo, fornire un servizio ai clienti (in caso di caso di canali “premium”) ma assicurarsi che gli stessi non possano abusare del segnale televisivo che ricevono per condividerlo con terzi.

    Come ci si può difendere da tale pratica? Come si codificano i dati da trasmettere? Un qualsiasi utente con cattive intenzioni (o troppo buone, a seconda del punto di vista) può mettere le mani su un flusso televisivo in chiaro e inoltrarlo altrove. Un rischio che rimanda alla gestione dei diritti televisivi digitali: come garantite che qualcuno che sta guardando una trasmissione “premium” non cifrata non possa ritrasmetterla? Diversi operatori televisivi premium per quest’anno hanno optato per la fruibilità gratuita dei propri programmi sportivi, per vanificare sul nascere eventuali tentativi di pirataggio. Questa scelta però implica la necessità di identificare altre fonti di guadagno (attraverso contenuti aggiuntivi o pubblicità).

    Piattaforme di scommesse e mercato nero: l’integrità dei dati è fondamentale

    La sfida principale nella commercializzazione dei biglietti per via elettronica non è tanto la riservatezza dei dati, quanto la disponibilità del servizio e l’autenticità di quanto venduto. Come la precedente Coppa del Mondo in Brasile, anche il torneo di quest’anno è stato oggetto di massicce campagne di phishing atte alla vendita di biglietti fasulli. In combinazione con attacchi denial of service (DoS), la situazione potrebbe diventare esplosiva: se un sistema di accesso allo stadio non fosse in grado di distinguere i biglietti veri da quelli falsi si potrebbero generare gigantesche code all’ingresso dando luogo a problemi di sicurezza molto reali. Per assurdo, provate ad immaginare lo spettacolo che offrirebbe al mondo lo svolgimento delle semifinali o delle finali in uno stadio quasi vuoto, con la maggior parte degli spettatori bloccati ai cancelli … O giornalisti sportivi relegati alle loro sale stampa senza connessione a Internet. Ecco perché i dati devono essere protetti da firewall, essere ospitati su infrastrutture ridondate e ripristinabili tramite backup operativi, anche senza accesso a Internet.

    La questione dell’integrità dei dati non dovrebbe ovviamente essere trascurata: è importante sapere se la persona giusta è in possesso del giusto biglietto. Ma dal momento che questo tipo di frode elettronica ha conseguenze meno disastrose, il problema dell’integrità ha una priorità inferiore rispetto a quello della disponibilità del servizio. L’aspetto della Coppa del Mondo in cui l’integrità dei dati è più critica, sono le piattaforme di scommesse: come assicurarsi che le vincite vadano alla persona giusta, a colui che ad esempio ha avuto l’intuizione di pronosticare l’improbabile gol con cui l’Islanda è riuscita a pareggiare con l’Argentina? Ovviamente è possibile cifrare le informazioni e in questo caso, in particolare, utilizzare la tecnologia delle firme crittografiche per assicurarsi che il pronostico sia stato inserito dalla persona giusta (il sito di scommesse, non l’hacker), al momento giusto (preferibilmente prima del gol!), e che il denaro venga poi versato nel modo giusto attraverso una transazione bancaria.
    A differenza dei sistemi che privilegiano la disponibilità dei dati / servizi, ad esempio con i biglietti, in questo caso l’integrità dei dati prevale sulla disponibilità – non ha senso continuare ad utilizzare una cassaforte una volta depredata. Su un sito di scommesse online è quindi necessario assicurarsi che le scommesse siano archiviate in luoghi protetti dagli attacchi, non necessariamente con sistemi ridondati o tramite back-up ma con misure per la protezione completa della rete che combinino crittografia, parole chiave, firewall e un sistema di analisi automatizzato per identificare comportamenti fraudolenti all’interno del flusso di dati.

    E le partite?

    All’interno dello stadio, mentre i telecronisti sportivi hanno bisogno di un collegamento per farci vivere l’azione dal vivo, i furgoni preposti alla trasmissione della partita, con le loro enormi antenne montate sul tetto, sono per lo più autonomi e collegati direttamente ai satelliti. A meno che qualcuno non sia fisicamente lì a dirottare il segnale del furgone – e riesca a non farsi prendere – è improbabile che si possa hackerare il satellite nel pieno della trasmissione del match.

    Almeno sul campo, tutti possono stare tranquilli. Per il momento, la probabilità che gli hacker manipolino in tempo reale il VAR (video assistant referee) del tiro di Gignac finito contro il palo in un gol contro il Portogallo è ancora fantascienza. E anche un VAR integralmente manomesso non potrà certo far credere che Sergio Ramos possa deviare con il pensiero il gol della squadra avversaria – ci sono (teoricamente) ancora persone reali con il compito di verificare ogni dettaglio.

    E facendo attenzione a semplici regole di comportamento nel mondo digitale, anche i giocatori dovrebbero essere al riparo dai tentativi di destabilizzazione: il governo britannico si è persino spinto al punto di informare il team inglese sui rischi di attacchi informatici ai danni dei loro smartphone o delle console di gioco! Finché i giocatori non saranno androidi hackerabili da remoto, si può ancora sperare di vedere una partita condotta lealmente.

    L’anello debole della catena, al momento, è e rimane la ritrasmissione della partita, non quella dal furgone, ma dalla casa del telespettatore. Una volta diffuso il match i contenuti audio o video restano indisponibili per poco tempo al di fuori del mercato tradizionale. Assicurarsi che una o anche dieci persone di fiducia si attengano ai vincoli di confidenzialità è una cosa, aspettarselo da parte di centinaia di milioni di spettatori è un’utopia.
    Ma è davvero questo il problema più serio? Il 20 maggio scorso, Michel Platini ha dichiarato che la Coppa del Mondo del 1998 è stata manipolata dai suoi organizzatori per evitare una partita tra Francia e Brasile prima della finale. E se, per il prossimo Mondiale tra quattro anni lasciassimo organizzare l’evento all’Intelligenza Artificiale e agli umani giusto il gioco sul campo?

    (altro…)

  • Mostra internazionale tra le stelle del Campionato: l’Italia in Russia con I Mondiali dell’Arte

    Si sono conclusi a Mosca ieri sera, mercoledì 13 giugno, “I Mondiali dell’Arte”. La mostra, organizzata da Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte, ha portato agli occhi del pubblico estero numerosi artisti italiani e non. Dapprima il vernissage a San Pietroburgo il 10 giugno, poi l’arrivo nella capitale russa, hanno suscitato l’attenzione generale nelle prestigiose sedi del The Official Hermitage Hotel e dell’Hotel Novotel, rispettivamente le location scelte per la prima e la seconda tappa dell’esposizione.

    Tra coloro che hanno contribuito alla splendida riuscita dell’esibizione si citano il prof. Vittorio Sgarbi, l’artista José, figlio di Salvador Dalì, il fotografo di fama internazionale Roberto Villa, amico di Pier Paolo Pasolini e di Dario Fo, e di Alberto D’Atanasio del museo Modigliani.

    A poca distanza dal maestoso Hermitage sono state esposte le opere di Eugenio Bonaldo, Giuliana Vallyka Morandini, Roberta Moresco, Antonio Pamato, Guido Portaleone e Jack Tuand. Ma anche degli artisti che hanno voluto arrivare fino in fondo con quest’esperienza, fino a Mosca: Corrado Avanzi, Gianni Balzanella, Alessandra Barucchi, Marco Billeri, Franco Carletti, Sergio Cavallerin, Rosanna Cecchet, Gianfranco Coccia, Raffaella Corradini, Rina Del Bono, Irene Durbano, Mimmo Emanuele, Enrico Fraschetti, Rosangela Giusti, Stefano Grasselli, Valeria Grinfan Toderini, Giuseppe Luzi, Francesca Aurora Malatesta, Mauro Martin, Silvana Mascioli, Massimo Mariano, Elena Pellegrini, Maria Petrucci, Gabriella Pettinato, Sara Pezzoni, Simona Robbiani, Rolando Rovati, Alessandro Scannella, Luciano Tonello, Cinzia Trabucchi, Barbara Trani, Gabriella Ventavoli, Lucia Ida Renata Viganò e Lina Zenere.

    Mosca invece ha accolto i lavori di Daniela Acciarri, Giovanna Capraro, Roberto Cardone, Mauro Cesarini, Lorenzo Chinnici, Daniela Delle Fratte, Domenica Di Stefano, Adriana Mallano, Angiolina Marchese, Raffaele Mazza, Rita Monaco, Roberta Moresco, Salvatore Natale, Giuditta Petrini, Giuseppe Piacenza, Paula Reschini, Claudia Salvadori, Rosita Sfischio, Stefano Tenti, Cesare Triaca e Giovanna Valli.

    All’esposizione hanno preso parte anche gli artisti premiati alla Pro Biennale: Margerita Casadei, Felice Cremesini, Alberto Curtolo, Jacqueline Domin, Francesca Falli e Oliva Giuseppe.

    Per maggiori informazioni è possibile chiamare lo 0424 525190, scrivere a [email protected] oppure consultare il sito www.spoletoarte.it.

  • Ulteriori limitazioni della privacy digitale dei cittadini russi: un commento

    Agli utenti di Telegram potrebbe essere impedito l’accesso a questo strumento di comunicazione anonima

    Il governo russo sta tentando di vietare l’uso del servizio di messaggistica istantanea “Telegram”. Il commento di Tim Berghoff, Security Evangelist di G DATA.

    L’uso di soluzioni VPN e servizi proxy non regolamentati è già stato sufficientemente criminalizzato in Russia: per ottenere una autorizzazione ufficiale, gli operatori VPN devono essere conformi alle normative sulla censura vigente in Russia ossia bloccare siti specifici anche all’interno di un traffico VPN cifrato. Le autorità gestiscono una lista nera di siti inclusi in questa categoria. L’elenco contiene qualunque sito che presenti contenuti ritenuti illegali o dannosi. Ogni operatore VPN deve quindi applicare tale filtro sulla navigazione di qualsiasi utente. Devono anche essere in grado di condividere i dati riguardo agli utenti del rispettivo servizio VPN su richiesta delle autorità, una cosa che molti operatori non possono fornire perché non raccolgono / archiviano questi dati. Da diverse settimane il governo russo sta cercando modi di vietare l’uso di applicazioni IM cifrate. L’obiettivo principale è il servizio di messaggistica Telegram – ironia della sorte, Telegram ha radici russe. Dopo aver incassato un rifiuto di consegnare le chiavi di cifratura del servizio alle autorità per la sicurezza russa (e quindi aprire una back-door per le autorità) da parte del fornitore, determinati indirizzi IP sono stati bloccati in modo mirato per limitare l’uso di Telegram. Con scarso successo, come hanno ammesso le stesse autorità. In secondo acchito le autorità russe hanno cercato di mettere sotto pressione Apple e Google al fine di far loro rimuovere dai rispettivi store locali la app corrispondente, secondo una procedura simile a quanto già in vigore per le VPN: la tecnologia viola la normativa russa sulla censura.


    L’argomentazione è identica: si ritiene che la app sia utilizzata per pianificare e coordinare attività terroristiche. Per questo motivo deve essere monitorabile da parte delle autorità. Adeguarsi alle normative russe non implica un divieto di usare una VPN o la cifratura ma priva queste ultime del proprio scopo: le autorità vogliono essere in grado di identificare chiaramente gli utenti nonostante la cifratura e l’anonimizzazione, un controsenso rispetto allo scopo primario di queste soluzioni. Il legislatore russo desidera che tutti i servizi di messaggistica siano associati al numero di telefono dell’utente, quindi chiaramente riconducibili alla persona che se ne avvale.

    Un esempio

    In passato abbiamo già espresso la nostra grande preoccupazione verso approcci di questo tipo. Preoccupazioni ora confermate – questi eventi creano un nuovo precedente per un divieto della protezione della privacy personale. Anche la Germania sta cercando modi per consentire alle autorità giudiziarie di monitorare i canali per la comunicazione cifrata in situazioni che giustifichino questa misura e quindi di accedere alle comunicazioni dei singoli individui, ne è un esempio la bozza di legge formulata dagli organismi incaricati dell’applicazione della legge nella Renania del Nord / Vestfalia. In Italia le normative riguardano primariamente la conservazione e consegna dei dati di navigazione degli utenti in caso sia ritenuto necessario ma non ancora di accesso delle autorità alle comunicazioni cifrate.

    Lo voglio dire ancora una volta molto chiaramente: non solo io personalmente ma anche numerosi altri esperti di sicurezza IT considerano questa procedura estremamente pericolosa e non foriera di alcun tipo di successo a lungo termine – la legislatura precedentemente citata sull’uso delle VPN è già stata fortemente criticata su molti fronti per la stessa ragione.

    Fare compromessi sulla sicurezza in nome della sicurezza

    Non c’è prova alcuna che le attività criminali diminuiscano a fronte di una maggior sorveglianza. Inoltre, misure come il divieto di utilizzare servizi di comunicazione cifrata hanno un impatto negativo di lunga durata sulla fiducia dei cittadini nei rispettivi governi in generale e nelle autorità preposte a garantire la loro sicurezza in particolare. Ecco perché è fondamentale discutere apertamente soprattutto pubblicamente di questo approccio – ma ciò non sta accadendo, nonostante sia di vitale importanza in questo momento. Il fatto che la reazione pubblica a questi tentativi risulti così limitata (se paragonata a precedenti discussioni su argomenti simili) è allarmante e sembra suggerire che molti si siano stancati di parlarne – si potrebbe quasi ipotizzare che sia preferibile rinunciare parzialmente a proteggersi se da queste misure scaturisce un beneficio per il senso di sicurezza soggettivo. Il fatto che misure che implicano un’infiltrazione sistematica nella privacy dei singoli cittadini siano invariabilmente giustificate con preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale dovrebbe far sorgere qualche dubbio e domande su chi realmente beneficia di queste regolamentazioni. Fino ad ora le normative su questa tematica non sono mai state abrogate nonostante si siano dimostrate del tutto inefficaci e non in grado di produrre i risultati auspicati.

    (altro…)

  • Mondiali Russia 2018, Oddschecker Italia lancia il Primo Campionato degli Scommettitori

    Otto tra i migliori tipster italiani si sfidano nella Oddschecker Tipster Competition. Al vincitore l’opportunità di diventare tipster ufficiale di Oddschecker. Tutti i pronostici dei Mondiali di Russia sui canali social di Oddschecker Italia.

     

    L’evento sportivo dell’anno è ormai alle porte. La Coppa del Mondo di Russia 2018, che prenderà il via a Mosca il 14 giugno con il match inaugurale, sarà l’avvenimento più seguito dell’anno, con miliardi di persone che assisteranno ai 64 match in programma sino al prossimo 15 luglio.

    E poco importa se in questa edizione mancherà la nazionale italiana. Se sei anche tu tra i tantissimi tifosi e appassionati sportivi che non aspettano altro che questo momento, allora Oddschecker Italia ti offrirà un motivo in più per seguire lo spettacolo del Mondiale 2018 e vivere la magia del partite in Russia. Nasce così la prima Oddschecker Tipster Competition, il primo concorso gratuito riservato ai migliori tipster del panorama italiano che si sfideranno a “colpi di pronostici” sulle gare dei Mondiali 2018 di Russia.

    Otto sono i tipster selezionati: ad ogni tipster verrà assegnato a sorteggio uno degli 8 gruppi della fase a gironi della Coppa del Mondo. Ciascuno dei partecipanti, dunque, avrà a disposizione 4 squadre sulle quali effettuare i propri pronostici e condividerli così con la platea degli utenti di Oddschecker Italia che a loro volta potranno interagire con gli otto tipster commentando, attraverso i nostri canali social, le dritte e le puntate.

    Per la fase a gironi ogni tipster dovrà pronosticare l’esito su un mercato a scelta del singolo evento per tutte le 6 partite previste nel girone a cui è stato assegnato. Ogni pronostico corretto assegnerà al tipster 3 punti. L’accoppiamento alla fase ad eliminazione diretta seguirà esattamente quello previsto ufficialmente durante il mondiale fino al raggiungimento della Finale (inclusa quella per il terzo e quarto posto) dove verrà decretato il podio completo del torneo. Ogni tipster accederà alla fase ad eliminazione diretta con 2 squadre; si seguirà quindi seguito lo stesso criterio per gli accoppiamenti utilizzato realmente ai Mondiali di Russia 2018.

    Il vincitore della Tipster Competition avrà l’opportunità di collaborare con Oddschecker Italia come tipster ufficiale per la prossima stagione sportiva. E ricorda: non è la vera e propria tipster competition fin quando non è quella di Oddschecker Italia! Cosa aspetti dunque? Interagisci con i nostri canali social, gioca e scommetti con Oddschecker Italia. Il Mondiale di Russia 2018 ha oggi un motivo in più per essere seguito!

     

     

    Per Maggiori dettagli ecco il link all’articolo : https://www.oddschecker.com/it/pronostici/calcio/mondiali-2018/20180525-mondiali-2018-chi-sara-il-re-dei-pronostici

     

  • Mondiali Russia 2018, Infortuni e mancate Convocazioni: Ecco come Cambiano le Quote

    Il Brasile raggiunge la Germania in vetta alla classifica delle favorite per i Mondiali 2018 a 5.5. Gli scommettitori puntano sui carioca vincenti, poi Germania e Spagna. Capocannonieri: quasi una scommessa su tre su Messi goleador del torneo.

    A due settimane dalla gara inaugurale dei Mondiali 2018 in Russia, il Brasile del ritrovato Neymar ha scavalcato la Germania campione del mondo nella speciale classifica dei favoriti alla vittoria finale. La Selecao, ad inizio aprile, era data a 6,00 mentre oggi, la nazionale “pentacampeão” è a 5,50, stessa quota dei tedeschi di Low (ad aprile erano a 5,75).

    Scendono le quotazioni del Belgio che in Russia giocherà senza Nainggolan, escluso “per scelta tecnica” dalla lista dei 23 dal ct Martinez.  L’assenza del romanista influisce sulla quota vittoria dei Diavoli Rossi, passata nelle ultime ore da 12,00 all’attuale 13,00.

    Chi guadagna posizioni è la Spagna e non potrebbe essere altrimenti visti i successi delle due squadre di Madrid nelle massime competizioni europee per club. Le Furie Rosse (in Russia per i Mondiali 2018 senza l’escluso Morata) passano da 8,00 alla quota attuale di 7,25.

    In controtendenza il dato sulla Francia, con i bookmakers che hanno “rivisto” la percentuale dei Bleus al ribasso, probabilmente a causa della lista dei 23 convocati del ct Deschamps che ha escluso nomi eccellenti del calibro di Benzema, Martial, Coman, Lacazette.  I vice campioni d’Europa passano dalla quota di 6,50 all’attuale quota di 7,50.

    Stabile la quota dell’Argentina, vice campione del mondo in carica, ancora a 10,00 nonostante l’assenza del capocannoniere della Serie A Icardi, escluso dalla lista definitiva dei convocati dal ct Sampaoli. Germania-Brasile resta ancora la finale più accreditata per i bookmakers. Sul remake della semifinale dell’ultimo Mondiale in Brasile (finì 7-1 per i tedeschi) la quota passa da 13,00 di inizio aprile all’attuale 11,00.

    Così Rino Greco di Oddschecker Italia: “Tutto sommato sono stabili le quote sul vincitore dei Mondiali 2018 di Russia. Quote in ribasso sulla Germania passata nelle ultime ore da 6,00 a 5,50; oggi è la favorita alla vittoria insieme al Brasile. Si è registrato nelle ultime settimane un grosso taglio sulla vittoria finale dell’Argentina di Messi che passa da 12,00 a 10,00. La mancata convocazione di Nainggolan ha fatto storcere il naso anche ai bookmakers che hanno alzato la quota per la vittoria del Mondiale 2018 della formazione belga sino a 13,00.

    Al momento sono state raccolte 9654 scommesse sul Brasile vincente (il 22,2%), seguito dalla Germania (21,4%), Spagna (17,1%), Francia (16,6%), Argentina (12,3%) e il Portogallo (4,2%).

    A far clamore è la puntata di 500 euro sul Portogallo (a quota 26,00) che porterebbe nelle tasche del coraggioso scommettitore circa 13mila euro, così come la puntata di 300 euro sull’accoppiata Brasile campione del mondo/Neymar capocannoniere che frutterebbe circa 7800 euro. Infine, per i capocannonieri il favorito resta Messi, quotato a 10,00 che ha raccolto il 28% delle scommesse, seguito da Cristiano Ronaldo (a 15,00) con il 25%, Neymar con il 22%, Griezmann con il 15% e Kane con l’8%”.

    Link al mercato delle quote: https://www.oddschecker.com/it/calcio/internazionali/coppa-del-mondo/mondiali-2018/esito-finale

  • Petrolio in frenata, Russia e OPEC ridiscutono i tagli produttivi

    Sono tornate le vendite sul mercato del petrolio. Dopo un lunghissimo rally che ha spinto le quotazioni dell’oro nero verso un rialzo del 70% nell’ultimo anno (a causa dell’aumento della domanda e dell’offerta limitata da parte dell’OPEC), adesso il clima si è un po’ raffreddato. Sul mercato petrolifero pesano soprattutto due elementi. Da una parte ci sono i ragionamenti di Opec e Russia riguardo ai tetti alla produzione. Dall’altra anche la dinamica della quotazione del dollaro.

    I driver del mercato del petrolio

    petrolioAnzitutto i dati di questo brusco calo. Il greggio è tornato in prossimità di quota 70 dollari a New York, e basta vedere una qualunque piattaforma trading online gratis per cogliere il momento fortemente bearish del mercato. Il future sul Brent è sceso sotto il livello degli 80 dollari.

    Le discussioni tra i Paesi Opec e la Russia potrebbero portare delle novità a breve termine. Da San Pietroburgo i ministri dell’energia dei due paesi hanno spiegato che l’aumento dei prezzi che è stato registrato negli ultimi mesi potrebbe spingere a un indebolimento dell’accordo produttivo. In sostanza potrebbero essere rimossi dei limiti all’output. E’ quindi probabile che ci sarà un graduale aumento della produzione da qui alla fine del 2018. se ne discuterà durante il prossimo incontro in programma il 22 giugno a Vienna. Secondo fonti riportate da Reuters, il taglio potrebbe essere ridotto e la produzione incrementata di circa 1 mln di barili al giorno.

    Il petrolio ha reagito con un tonfo, che ha mandato in crisi anche chi adotta strategie scalping Forex visto lo stretto legame con il dollaro e con altre economie. Ma davvero Arabia Saudita e Russia sono pronte a rottamare il piano che ha tolto dal mercato petrolifero 1,8 milioni di barili al giorno? Pare proprio di sì, anche perché si è creato inaspettatamente un buco di offerta derivante dal ripristino delle sanzioni all’Iran e dalla crisi venezuelana.

  • La Regina dell’Opera Chiara Taigi sui canali BBC

    Di Denise Ubbriaco

    Chiara Taigi, soprano di fama internazionale, è la stella dell’opera italiana. Un’artista poliedrica, versatile, profonda, espressiva e molto raffinata. La critica russa l’ha definita “Regina dell’Opera”. E’ un miracolo di tecnica, tenacia ed equilibrio. Dimostra un’incredibile maestria nel fondere canto e recitazione, mostrando la sua interiorità spirituale. Con intuizione e sicurezza ha seguito costantemente l’evoluzione della musica e della realtà sociale, inserendosi nella storia del proprio tempo con intelligenza e duttilità. Artista dal temperamento ipercritico, Chiara Taigi è sempre impegnata a studiare e a migliorarsi. Prova ne è la sua carriera, costellata da grandi successi. La sua voce non presenta neppure una ruga, eppure ha già festeggiato le sue nozze d’argento con la musica.

    Nel corso della sua prestigiosa carriera internazionale, ha calcato grandi palcoscenici come La Scala, Semperoper Dresden, Teatro Regio di Torino, Maggio Fiorentino, Teatro Colon di Buenos Aires, riscuotendo uno straordinario successo. Sotto la direzione di famosi direttori, tra cui Abbado, Muti, Tate, Chailly, Pappano, Scimone, Pidò, Gardiner, Queller, Metha, Gergiev, Temirkanov, e al fianco di grandi cantanti della scena internazionale, ha sempre regalato una miriade di emozioni con le sue più rare ed intense esecuzioni.

    Nel suo curriculum, occorre annoverare esecuzioni importanti come: L’amor rende sagace di Cimarosa, La marescialla d’Ancre di Nini, The turn of the screw  e  Peter Grimes di Britten, Il convitato di pietra di Tritto, Il domino nero di Rossi, Penthesilea di Schoeke, Il concilio dei pianeti di Albinoni, Benvenuto Cellini di Berlioz, Il Corsaro e La battaglia di Legnano di Verdi, L’Africana di Meyerbeer (alla Carnegie Hall di New York), Le Villi di Puccini,Cyrano di Tutino, Lo stesso mare di Vacchi; sia, soprattutto, opere più popolari del grande repertorio, suoi vividi cavalli di battaglia, quali Bohème, Turandot, Tosca, Andrea Chénier, Nabucco, I due Foscari, Simon Boccanegra, Il Ballo in maschera, Aida, Otello, Medea, Tabarro, Suor Angelica, Cavalleria rusticana, Pagliacci.

    Guadagnandosi il plauso ed i consensi di pubblico e critica, il 6 ottobre 2017, Chiara Taigi ha interpretato Tosca di Giacomo Puccini con il tenore Maxim Gavrilov in Russia, nel Teatro della Capitale della Repubblica di Udmurtia, offrendo una visione travolgente e accattivante di una delle più grandi eroine della storia dell’opera. Inoltre, l’8 ottobre, ha partecipato come guest star internazionale al Galà di apertura della stagione 2017-18 “Viva Opera!“, cantando in russo in onore della produzione teatrale russa dedicata al capolavoro de “La Dama di Picche” di Pëtr Il’iĉ Čajkovskij, nel ruolo di Liza, selezione della Cavalleria Rusticana di P. Mascagni e canzoni popolari italiane. Chiara Taigi ha portato il canto lirico anche in tv in RAI (Domenica IN, Uno Mattina in Famiglia, Community), TV 2000 e Radio BBC e Streaming, superando i confini del teatro per portare nuove emozioni direttamente nelle case del suo pubblico.

    Chiara Taigi: “Non sono una cantante televisiva, ma una cantante lirica che riesce a riscuotere eco dell’opera lirica anche in tv. E’ un pregio ed un privilegio poter mantenere sempre alto il riconoscimento del Bel Canto come patrimonio fondamentale della cultura anche in TV. Canto sempre dal vivo!”.

    Il 10 novembre 2017, in diretta streaming e diretta radiofonica sui canali BBC, il soprano Chiara Taigi ha cantato sotto la direzione del M° Xian Zhang in un concerto di apertura della stagione presso il noto teatro St. David’s Hall a Cardiff (Regno Unito) accompagnata dalla BBC National Orchestra and Chorus of Wales, in un programma verdiano molto suggestivo:

    Verdi: Overture, La forza del destino (The Force of Destiny)
    Verdi: Quattro pezzi sacri (Four Sacred Pieces)
    Verdi: Ave Maria (Otello)
    La vergine degli angeli (La forza del destino)
    Tacea la notte placida (Il Trovatore)
    Sempre libera (La Traviata)
    Respighi: Pini di Roma (Pines of Rome)

    Un’occasione importante, in cui l’artista ha dato prova di tutte le sue qualità, esaltando note particolarmente penetranti. Il 12 novembre 2017, ha partecipato come ospite speciale alla 22esima edizione del Concorso internazionale Voci nuove per la lirica “Gaetano Fraschini”, indetto dal Circolo Pavia lirica, portando un pegno dell’esperienza e dei valori del canto lirico ai giovani cantanti presenti al concorso, nel quale è stata annunciata l’assegnazione del Premio “Il Sipario d’Argento” per la carriera. Chiara Taigi ha a cuore il futuro dei giovani ed è felice di essere un esempio dell’etica in questo ambiente. Prestando attenzione all’Orchestra Borsellino Falcone, il 28 dicembre 2017, Chiara Taigi porterà i ragazzi giovanissimi da situazioni “difficili” alla  reintegrazione nel sociale con la musica.

    Tra i suoi progetti futuri:

    -Cantare l’opera in nuovi teatri e rilanciare l’opera con una visione moderna nel totale rispetto del classico e della tradizione;

    -Programmi televisivi educativi che possano coinvolgere anche i giovani ed insegnare l’opera e la musica classica,

    -Ridare al pubblico una guida all’ascolto critico e consapevole della musica e a riconoscere la qualità della voce in qualunque genere musicale.

     

  • International Fashion Week Night Out

    Milano è da sempre la capitale della moda italiana nel mondo ed è la città con le più rinomate scuole per fashion designer che formano nuovi talenti del fashion world.

    Ma analizzando il mercato della moda, possiamo accorgerci che i giovani brand si trovano ad affrontare numerosi ostacoli per emergere: i concorsi organizzati dagli enti operanti nel settore danno spazio solo a pochi fortunati e le fiere hanno costi, talvolta, proibitivi per i giovani fashion designer.

    Il progetto “International Fashion Week Night Out” si pone, quindi, l’obbiettivo di realizzare un piano di comunicazione efficace che possa permettere ai giovani fashion designer di farsi strada e catturare l’attenzione del mercato; sostenere e guidare i giovani talenti nella scelta dei mezzi di comunicazione più idonei ed efficaci per il raggiungimento dei risultati prefissati.

    La serata sarà presentata dalla vice-presidente di Rofimi The Italian Luxury Kristina Latuta, e sarà palcoscenico milanese per la presentazione del progetto Russia-Basilicata e proprio in tale occasione verrà scelto un abito da una delle designer che sarà reso protagonista del progetto.

     

    Per questa prima edizione dell’International Fashion Show Night Out, che si terrà al NYX Hotel di Milano, Sabato 23 Settembre, organizzato dalla PM Management, Rofimi The Italian Luxury e col patrocinio della Camera Helvetica della Moda e della Camera di Commercio Italo- Russa, sfileranno la svizzera Tania Caruncho, frequentante l’Istituto Marangoni e la rumena Julia Rusu, del NABA, che debutterà sulla passerella, accompagnate dai gioielli della maison italiana Blevio Jewels.

     

    Tre designer, tre stili diversi ma accomunati dalla sobria eleganza e raffinatezza dettate dal comune amore per la femminilità.

  • Simple Group: opportunità per il mercato del vino tra Italia e Russia. Nasce la sinergia made in Italy e made with Italy

    In Russia le preferenze e i gusti in fatto di beverage stanno cambiando rapidamente. Negli ultimi 20 anni, il consumo di superalcolici è diminuito del 50%, a fronte di un aumento del 70% di quello di vino, che si riscontra in particolare nella fascia dei Millenials, giovani curiosi e alla ricerca di stili di vita positivi.

    Grazie a questa evoluzione (anche culturale), la produzione di vino in Russia è stata fortemente stimolata, crescendo di 13 volte dal 2010 e la raccolta lorda di uva è aumentata del 15,8% (valore del 2016), per un totale di 551.7 mila tonnellate (il territorio potenzialmente utilizzabile è pari a 200.000 ettari).

    Le opportunità di creare sinergie vincenti, aumentando l’export verso la Russia di vini italiani (made in Italy) e di sviluppare nuove aree di business in loco per i nostri produttori (made with Italy), stanno diventando sempre più concrete.

    Questo è quanto emerso dalla conferenza “Italia e Russia: un nuovo Rinascimento per il mercato vitivinicolo” organizzata a Vinitaly 2017 da Simple Group – uno dei principali distributori di vini e distillati di alta qualità nel mercato russo – in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura della Federazione Russa.

    L’intervento del Vice Ministro Sergey Levin – che ha aperto i lavori –  ha sostanziato la volontà e l’impegno del Governo, anche attraverso sgravi fiscali e altre agevolazioni come l’apertura della comunicazione pubblicitaria legata al vino, nello sviluppare una produzione autoctona avvalendosi degli investimenti, delle tecnologie e dell’expertise dei produttori europei di piccole e medie dimensioni. In questo contesto, l’Italia occupa un ruolo fondamentale e le aziende del Bel Paese possono rappresentare uno dei principali partner di questa nuova opportunità di business (sinergia Made with Italy).

    L’approccio Made with Italy – investimento e trasferimento di expertise e know how – andrebbe a costruire un mercato in un segmento interessante (mass market) e quindi non in competizione con l’importazione di etichette premium espressione del Made in Italy.

    Ed è qui che si inserisce Simple Group che, come sottolineato dal Presidente Maxim Kashrin e dal Vice Presidente Anatoly Korneev, gioca un ruolo fondamentale sia come facilitatore del dialogo tra piccole-medie imprese italiane e Governo, sia come importatore dell’eccellenza italiana intesa come prodotto di qualità ed espressione di un approccio culturale e storico conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.

    Simple Group è infatti uno dei principali importatori russi di vini italiani con una quota di mercato del 20%. L’azienda, presente capillarmente in tutto il territorio russo, possiede una catena di enoteche e centri di distribuzione in oltre cento città russe.

    Un’attività in continua crescita e guidata dalla mission aziendale – plasmata sull’approccio Made in Italy and Made with Italy –  che si propone, da un lato, di migliorare e rendere consapevole, attraverso la diffusione di una corretta cultura vitivinicola, il consumo di vino e, dall’altro, di promuovere la crescita della produzione locale.

  • Russia: Crociera fluviale sul Volga

    Scegliere una crociera in Russia con www.crociere-degli-zar.com

    Zar Viaggi, specialista dei viaggi in Russia, lancia un sito internet in italiano interamente dedicato alle Crociere in Russia : www.crociere-degli-zar.com.

    Le crociere in Russia riscuotono molto successo. Ma come scegliere? Ci sono diversi tipi di navi che solcano il Volga: Standard, Superior, Lusso, Dream…
    Il sito www.crociere-degli-zar.com è appena stato lanciato da un’agenzia di incoming russa specializzata nei servizi offerti a clienti europei: Zar Viaggi.

    Il sito offre la possibilità di paragonare le diverse offerte.

    Una crociera di una dozzina di giorni può costare tra 895 € e 4300 €, a seconda della cabina e della nave. Il sito permette di conoscere le differenze tariffarie (comfort, itinerario, bevande incluse…).

    Per i pagamenti: i clienti italiani hanno la possibilità di pagare in Euro con carta di credito o bonifico, grazie al centro di coordinamento europeo con sede a Parigi.

    Per i visti: le procedure consolari sono semplificate dall’intervento dell’agenzia Visti per il Mondo con sede a Milano.
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    Contatti: Daniela LAMPARELLI
    [email protected] – Tel : 02 94758416

  • Chiara Taigi: il soprano che incanta la Russia

    Dopo lo straordinario successo riscosso nel ruolo di Tosca, a grande richiesta, il soprano di fama internazionale Chiara Taigi ritorna in Russia, indossando stavolta i panni di Liza e misurandosi con una delle più grandi opere di Pëtr Il’iĉ Čajkovskij: “La Dama di Picche”.  Accompagnata dall’orchestra Tchajkowsky, che quest’anno festeggia il Jubileum dalla nascita, l’opera, andata in scena nel mese di aprile, ha conquistato il plauso di pubblico e critica. La Dama di Picche, un capolavoro russo della prosa di Aleksandr Sergeevič Puskin, è tra le opere più rappresentate al mondo. Nel 1890, il musicista Pëtr Il’iĉ Čajkovskij rappresentò a Pietroburgo l’opera in tre atti, ispirata al racconto di Puskin. Tutti i personaggi si saldano con l’invenzione musicale, adeguandosi al supremo testo puskiniano. La storia è ambientata in una Russia post-rivoluzione che, da un lato, vuole mostrarsi ancora sfarzosa, con numerosi servitori che attorniano la Contessa e dame di compagnia che affollano la stanza di Liza, ma dall’altro non può impedire alle ristrettezze di insidiarsi nelle dimore nobiliari, lasciate all’incuria e poverissime di mobilia. Chiara Taigi ha ammaliato il pubblico con la sua Liza, regalando una voce potente, particolarmente comunicativa e ricca di acuti penetranti. Assolutamente emozionanti i momenti che ricorrono di fronte alla nonna morta, gli attimi del primo duetto d’amore e del suicidio. Un clima emotivamente tormentato pervade l’intera opera. Il racconto focalizza l’attenzione sui valori che gli intellettuali del tempo vissero con consapevolezza, illustrando gli atteggiamenti idonei per mezzo dei quali si poteva far fronte alle problematiche emergenti dell’epoca. Il personaggio di Liza può esser inteso come una figura allegorica, simile ad un angelo pronto a guidare il demone Hermann sulla scala della vita. Senza dubbio, Chiara Taigi ha rivestito egregiamente questo ruolo.

    Chiara Taigi ha dichiarato: “Le peculiarità di Liza sono la non temperamentalità e la dolcezza estrema. E’ stato difficile rivestire i panni di questo personaggio proprio per questa sua compostezza. Per la preparazione di questo ruolo, ho studiato ore ed ore al giorno, eludendo ogni tipo di distrazione e rinunciando alla vita sociale. Mi sono, ancora una volta, innamorata nello studiare nuove culture e nuove tradizioni. Ho iniziato, come avvenne per il Brasile, a mangiare solo piatti tipici ed uniformarmi alla letteratura di Puskin fino a commuovermi. La lingua Russa mi ha stupito per lo stretto rapporto con il significato di ogni parola. Ad esempio, respiro, la cui traduzione è dusha, significa anche anima. La Russia finora è la terra che si è dimostrata più generosa e madre nei miei confronti.

    Gli appassionati della musica potranno apprezzare il soprano in un appuntamento imperdibile che si terrà venerdì 21 aprile (ore 21:00), presso il Duomo di Messina. Chiara Taigi sarà la protagonista di questo importante evento, insieme al mezzosoprano messinese Emy Spadaro ed interpreterà lo “Stabat Mater”. Un cammeo di musica di Luigi Cherubini che Chiara Taigi regalerà con una forte intensità all’Arcivescovo Accolla di Messina per i 40 anni di Sacerdozio.

    Denise Ubbriaco

  • Internazionalizzazione. Lo Studio Corradini svela il segreto per il successo aziendale nel mercato russo

    internazionalizzazione
    “Il complesso processo di vendita è fatto di diverse fasi – afferma Alessandra Corradini – una delle quali spesso viene sottovalutata, è acquisire credibilità nei confronti del lettore russo. Nessuna persona di lingua russa comprerebbe mai un prodotto del tutto sconosciuto, o poco noto. Nessuna società russa sarebbe disposta a diventare un partner commerciale di un’azienda straniera del tutto sconosciuta o poco nota”.
    Il servizio di Media relations è dunque essenziale ed indispensabile per l’azienda italiana che vuole vendere in Russia e aumentare il valore del proprio brand in un processo di internazionalizzazione.
    Una corretta, attenta e studiata comunicazione in lingua russa e su testate generaliste o di settore è il segreto per agevolare l’internazionalizzazione nei mercati della Federazione Russa. Lo Studio Corradini opera con staff madrelingua, tra cui giornalisti russi con esperienza ventennale, promuove la conoscenza del brand o ne rafforza l’autorevolezza sul mercato russo.
    Lo Studio Corradini www.studio-corradini.it nell’elaborare la comunicazione è attento ad individuare gli elementi che fortemente differenziano l’impresa italiana, rendendola unica o altamente competitiva, in termini di tecnologia, know-how, innovazione.
    Lo Studio Corradini collabora da anni con il Consolato Onorario della Federazione Russa di Ancona.
  • Grandi applausi per la Tosca di Chiara Taigi

    Di Denise Ubbriaco

    Grandi applausi per la Tosca di Chiara Taigi

     

    Il soprano di fama internazionale Chiara Taigi torna a far parlare di sé, dopo essersi misurata con una delle più grandi opere di Puccini: Tosca. Dopo lo straordinario successo riscosso al Teatro Colòn di Buenos Aires, nel ruolo di Lady Macbeth, e il trionfo di Fosca, l’opera di Antônio Carlos Gomes andata in scena al Theatro Municipal de São Paulo, Chiara Taigi arriva in Russia nei panni di Tosca, conquistando il plauso di pubblico e critica. L’opera è andata in scena il 18 e il 20 gennaio 2017. L’intensità del dramma, lo stupore della passione, la semplicità e la potenza emozionale sono la chiave di volta della Tosca di Chiara Taigi che cambiando continuamente colori, dinamiche e tempi, nel corso dei tre atti, offre una visione travolgente e accattivante di una delle più grandi eroine della storia dell’opera. Tosca è l’opera più drammatica di Puccini, ricca di colpi di scena, in grado di mantenere lo spettatore in costante tensione. La trama si svolge a Roma nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia e la caduta della prima Repubblica Romana, attraversando profondamente gli animi dei suoi personaggi. Incisi tematici brevi e taglienti. La vena melodica di Puccini emerge nei duetti tra Tosca e Mario, nonché nelle famose romanze. I momenti più intensi del melodramma pucciniano sono contenuti nelle arie più celebri: “Vissi d’arte” e “E lucevan le stelle”. In “Vissi d’arte” si coglie la poetica disperazione e lo smarrimento di Tosca che, sotto l’atroce ricatto di Scarpia, si scopre incapace di comprendere tanta cattiveria e si rivolge a Dio con toni di supplica e risentimento: “Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva… Nell’ora del dolore, perché, perché Signore, perché me ne rimuneri così?”. Una donna coraggiosa e anticonformista che necessita d’arte e d’amore per vivere. Chiara Taigi ha offerto un’interpretazione magistrale dell’eroina pucciniana, affiancata da grandi interpreti della scena lirica internazionale.

    Con grande soddisfazione, Chiara Taigi ha dichiarato: “Tosca vive in un mondo di passione ed armonia musicale. La voce si veste di quelle melodie e ti travolge dalla prima all’ultima nota. Mi affascina la romanità della donna che appartiene a tutte le interpreti che si son avvicendate nella storia della musica. Mi affascina essere tra tutte le mie esimie colleghe. Io amo la Russia, il popolo russo e la loro cultura Non poteva non nascere il mio amore per tutto questo. Una coesione d’intenti: dalla gastronomia alla musica. Questo popolo cresce nel freddo e ti regala un calore senza pari. Sono ben dodici gli anni di collaborazione con l’Udmurtia e la Città di San Pietroburgo, Novgorod etc. E’ tempo di trasferirsi in Russia.”

  • IDP a Nizhny Novgorod in Russia presenta alla Conferenza Internazionale “Innovative Economy: Regulation & Competition”

    IDP European Consultants a Nizhny Novgorod in Russia per presentare i finanziamenti Europei alla 10° edizione della Conferenza Internazionale “Innovative economy: regulation and competition”.  Lorenzo Costantino, Partner di IDP, ha presentato nella Sessione Plenaria della conferenza gli strumenti e finanziamenti europei come stimolo alla competitivita’ e innovazione internazionale.

    La Conferenza e’ stata organizzata dalla Lobachevsky State University di Nizhny Novgorod, un centro d’eccellenza con 30.000 studenti da oltre 90 paesi e 6 centri di ricerca con tecnologie avanzate come 570 teraflops supercomputers.

    La conferenza e’ stata un’opportunita’ per IDP di ampliare la propria rete di collaborazione con rappresentanti del settore privato e del mondo della ricerca accademica in Russia.  IDP European Consultants è una società italiana con presenza a Bruxelles dal 1991, esperta in progettazione europea e fondi europei. I partners di IDP hanno una consolidata e comprovata esperienza nella progettazione europea e nella gestione di progetti finanziati dai vari programmi europei di finanziamento.

    IDP European Consultants offre servizi di formazione in materia di europrogettazione. In particolare, il corso intensivo in Europrogettazione e Finanziamenti Europei, il Master Class in Europrogettazione che è arrivato alla sua 45° edizione, che si svolgerà a Bruxelles dal 8 al 11 novembre 2016.

    IDP partecipa come partner a diversi progetti europei, consolidando le proprie competenze nella progettazione e nella gestione di progetti. IDP mette a disposizione dei propri clienti la propria esperienza in progettazione europea, servizi per lo sviluppo di idee progettuali, ricerca di partner e project management in ambito europeo.

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  • #PutinGirls: le ragazze sul web sostengono lo Zar

    E’ nato spontaneamente sul web #PutinGirls, il gruppo tutto al femminile che sostiene la politica del Presidente della Federazione russa Vladimir Putin, e che vede aumentare le adesioni giorno per giorno.

    Tutto inizia sui social network, in particolare dall’incontro di tantissimi utenti Facebook su Putin mania, la fan page italiana, collegata all’omonimo blog, interamente dedicata al Presidente Putin e che ne racconta le gesta, diffondendo quotidianamente notizie e iniziative riguardanti la politica interna ed estera del Governo russo, oltre a curiosità sul Paese, creando così una sorta di “gemellaggio virtuale” tra le due Nazioni.

    Alla pagina partecipano persone di differenti nazionalità e linguaggi, molti arrivano proprio dalla Russia, contribuendo così a renderla varia, nei contenuti e nelle idee, con comune denominatore la stima verso lo stesso esponente politico.

    #PutinGirls: l’esercito virtuale a tinte rosa del Presidente russo

    Dai numerosi commenti di elogio, soprattutto da parte delle ragazze, parte quindi l’idea di creare all’interno della fan page, un gruppo virtuale con l’hashtag #PutinGirls volto a sostenere ed appoggiare Putin con un impegno esclusivamente femminile, ed un approccio alle notizie responsabile ma allo stesso tempo scherzoso, come suggerisce anche il nome del gruppo, sempre tuttavia con la massima fedeltà e trasparenza nel riportare e commentare i fatti reali.

    Le #PutinGirls vanno quindi ad inserirsi in un contesto sociale già ampiamente dibattuto, con lo scopo di amplificare la voce dei tanti sostenitori del Presidente russo e della sua linea politica, confermandone l’assoluta popolarità, visto il numero crescente di persone aderenti.

    Il tutto a dimostrare che, al di là della moda dei gruppi femminili che contestano Vladimir Putin, le ragazze indipendenti, che ragionano senza farsi influenzare, al contrario amano e stimano colui che considerano un grande statista e uomo politico.

  • Quale futuro per l’export in Russia?

    Tra crolli drammatici dell’esportazione e le prospettive del Made with Italy, il futuro dell’economia italiana all’estero sembra continuare a parlare lingua russa

    Uno scenario allarmante

    Le sanzioni economiche applicate nel 2014 dall’Ue nei confronti della Russia a seguito del suo coinvolgimento nella crisi geo-politica ucraina e le reazioni di Mosca sono costate, fino ad adesso, al Made in Italy 3,6 miliardi di euro. L’export italiano verso il subcontinente russo, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34%). Molti politici, allarmati da queste cifre, che invocato la revoca immediata delle sanzioni europee applicate alla Russia per l’annessione della Crimea e per il suo ruolo nella guerra civile ucraina. La Cgia di Mestre riporta come la Lombardia è la regione che più ci ha rimesso perdendo 1,18 miliardi del volume di espeortazione, a seguire Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni). Fra tutti, il comparto manifatturiero è quello che pare più sofferente, seguito a ruota da quello dei  macchinari (-648,3 milioni di euro), l’abbigliamento (-539,2 mln), gli autoveicoli (-399,1), le calzature e gli articoli in pelle (-369,4), i prodotti in metallo (-259,8), i mobili (-230,2) e il settore elettronico (-195,7).  Se durante l’estate sembrava essersi aperto uno spiraglio legale attraverso il quale aggirare l’embargo ai prodotti italiani, quando la corte arbitrale di San Pietroburgo emise una sentenza che dichiarava lecita la vendita di prodotti italiani a Mosca, a costo di non esserne importatori, la cosa al momento non sembra una prospettiva praticabile.

    Il prezzo della crisi economica russa

    Ma, al di là delle apparenze, questa drastica diminuizione dell’ export non è tanto causata dalle sanzioni europee e dalle contro-sanzioni del Cremlino in funzione anti-europea, ma quasi quasi unicamente alla profonda crisi economica russa. Come ha detto l’agenzia dell’Istituto per il commercio estero a Mosca, su questo trend «ha fortemente influito sia un effetto di economia reale sia un effetto valutario». Vale a dire la recessione e calo del potere di acquisto del rublo. I russi comprano meno auto, meno macchinari, meno moda italiana, meno oggetti di design, mobili e apparecchiature elettriche: non comprano perchè hanno i soldi e la domanda interna è scesa vertiginosamente, in una sola parola il paese si sta impoverendo. Con la discesa del prezzo di petrolio e gas, voce principale dell’export russo, la recessione sembra impossibile da arrestarsi e inoltre aggravata da una inflazione sensibile. Se l’Italia dovesse scegliere di appoggiare in sede europea l’ appello russo a cancellare le sanzioni, questo dovrebbe avvenire a seguito di una decisione di natura politica, non economica.

    inflazione

    Dal Made in Italy al Made with Italy: nuove prospettive di penetrazione sul mercato

    Il Made with Italy sembra essere una soluzione accettabile per riavviare interscambi con la Russia in attesa che anche il Made in Italy possa riprendersiuna volta eliminate le sanzioni. Konstantin Krokhin, presidente della Commissione italiana della Camera di Commercio di Mosca, mette l’accento su una collaborazione possibile tra regioni italiane e russe: una sorta di gemellaggio che investa vari aspetti dalla cultura allo sport, passando per il turismo, la sanità e ovviamente una cooperazione economica e produttiva. «L’Italia –  come spiega Krokhin- è da sempre, per noi, moda, design, turismo, eccellenze alimentari. La collaborazione industriale sembra la chiave fondamentale. Una collaborazione, che tragga dall’esperienza e dall’ innovazione di entrambi i paesi, in una vera e propria prospettiva glocal.

    Krokhin presenta l’esempio della collaborazione tra la Lombardia e la città di Nizhnij Novgorod, o tra la Lombardia e il Bashkortostan, una repubblica autonoma della Federazione russa tra il Volga e i monti Urali, ma l’attenzione della Camera di Commercio di Mosca sembra essere su tutte le regioni russe pronte a stringere rapporti di collaborazione nei settori della petrolchimica, dell’agricoltura, della sanità, del turismo. Si prospetta la volontà di facilitare i contatti diretti con l’Italia, anche considerando l’indebolimento della posizione della Germania in Russia: «Si libera un posto in cui noi invitiamo la produzione italiana, di qualità elevata ma meno cara e incoraggiare la collaborazione non solo dei grandi nomi ma anche dei piccoli imprenditori ».

    Il caso del Bashkortostan

    Sempre tornando all’esempio del Bashkortostan, Krokhin ci illustra come questa regione, prima nella Federazione Russa per la produzione del latte ma carente in quanto a cultura e know-how del formaggio: a questo sopperivano, prima delle sanzioni, i prodotti italiani importati da Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte. Nell’ epoca post-sanzioni, l’export italiano si reinventa: collaborarando con le eccellenze casearie italiane, come la centrale del latte di Torino, che, a fronte di esenzioni fiscali e finanziamenti agevolati, possano localizzare della produzione di nuovi tipi di formaggi in stile italiano in Russia, ovviamente mantenendo la qualità e lo standard nostrano, ma con il vantaggio di di materie prime e costo della manodopera molto bassi.

    Che questa sia la ricetta giusta per una ripresa dell’export nella nazione russa non si può sapere di preciso ancora, ma di sicuro in questa prospettiva si rende sempre più importante la necessità di rendere “disponibili”  le informazioni delle imprese per una collaborazione russa, adoperandosi con servizi di traduzione qualificati per localizzare cataloghi, siti web, documenti e tutto il materiale di marketing che può essere necessario per rendere questa prospettiva reale.

  • Dopo il successo conseguito nel 2015 Imit torna a Mosca per “Aqua-Therm 2016”

    In virtù del grande apprezzamento ricevuto in occasione dell’edizione 2015 di “Aqua-Therm Moscow”, IMIT CONTROL SYSTEM ha confermato la sua partecipazione alla più importante manifestazione del settore termoidraulico in Russia.

    Dal 2 al 5 febbraio prossimi, l’azienda novarese, da novant’anni produttrice di apparecchiature e componenti per la termoregolazione, sarà presente presso l’International Exhibition Center Crocus Expo con un’ampia gamma di prodotti, dalle serie di termostati e cronotermostati per impianti di riscaldamento e di condizionamento, ai nuovi moduli idraulici di interfacciamento, passando per un’ampia scelta di componentistica di termoregolazione per l’industria degli elettrodomestici.

    www.imit.it

  • Vesna Pavan in Russia

    esna Pavan, la giovane e poliedrica artista, inizierà la sua nuova avventura alla volta della Russia, paese che attualmente rappresenta uno dei mercati più ricchi e interessati agli artisti più innovativi.

    Dal 8 al 15 novembre presenterà a Mosca, nel celebre e prestigioso contesto dell’ARTWEEK, un’opera appartenente al suo nuovo ciclo MIR, il cui obiettivo è quello di reinterpretare i manifesti che hanno rivissuto ed illustrato la storia del secolo scorso.
    La visione è quella di contrapporre il passato al presente, in un excursus dove il pensiero, dai totalitarismi del 900, riemerge nella democrazia e nella libertà espressiva individuale.
    Questo ciclo non ha un colore politico, vuole solo far riflettere su quanto di buono si è conquistato, grazie al sacrificio delle persone che hanno creduto in un futuro migliore.

    La pittrice e art desiger sarà poi protagonista di una serie di eventi culturali che si svolgeranno nell’anno 2016 nella capitale russa. Questo sarà possibile grazie alla nuova sinergia creativa instaurata dall’artista con I.A.R (ItalianArtinRussia.com), progetto italo-russo nato per favorire lo scambio culturale-artistico tra i due paesi, agevolando la presenza di artisti italiani con esposizioni personali e collettive a Mosca.
    Secondo art manager di IAR, “Vesna rappresenta l’artista ideale per l’associazione, poiché riesce a coniugare tradizione ed innovazione, con uno stile personale, sempre riconoscibile e di moderna eleganza”
    Informazioni sull’intera produzione artistica di Vesna sono disponibili sui siti www.vesnapavan.com, www.skinart.info, www.vproject.eu

    Adriana Fenzi
    Ufficio stampa e comuncazione
    Via Giacosa 9, 20127 Milano
    Tel +39 328 3190032
    [email protected]

    Milano, Ottobre 2015