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  • Mercato del petrolio, l’OPEC si trova a un bivio insidioso

    Nell’ultima riunione tenuta dal cartello dei produttori del mercato del petrolio è maturata una decisione scontata, ossia la continuazione della politica dei tagli alla produzione per sostenere il prezzo. Ma cosa accadrà nei prossimi mesi?

    Lo scenario per il mercato del petrolio

    mercato del petrolioPer bilanciare la frenata della domanda di oro nero, lo scorso mese di novembre il cartello dei produttori a varato nuovi tagli di circa 900.000 barili al giorno, che portano il totale complessivo di riduzione dell’output (includendo anche i tagli volontari sauditi e russi) a 2,2 milioni di barili al giorno.

    Fino a marzo si andrà avanti, così ma tra poco l’OPEC dovrà decidere se confermare questa politica, aumentarla ulteriormente oppure ridurla. Probabilmente una risposta l’avremo solo nelle prossime settimane, ma intanto si possono fare delle ipotesi sulle azioni e le reazioni del mercato del petrolio.

    L’ipotesi di allentamento delle restrizioni

    Se il cartello dei produttori decidesse di ammorbidire un poco le restrizioni portate avanti finora, il mercato del petrolio potrebbe imboccare la strada di un surplus di offerta abbastanza prolungato, cosa che agirebbe sui prezzi in ottica ribassista (e potrebbe produrre una candela inverted hammer del prezzo).

    L’ipotesi di continuazione dei tagli

    Dall’altro canto però, se l’Opec decidesse di confermare i tagli fino alla fine dell’anno, potrebbe non ottenere l’effetto sperato di stimolare i prezzi. Da un lato infatti bisogna vedere se i singoli paesi membri saranno fedeli alle decisioni prese, riducendo effettivamente la propria quota produttiva. Dall’altro lato il calo produttivo provoca rendimenti decrescenti, a maggior ragione se il prezzo del barile non dovesse poi risalire la china.

    I precedenti recenti

    Bisogna ricordarsi che nell’ultimo periodo non sono stati i tagli dell’Opec a innescare la ripresa del prezzo, bensì il rischio geopolitico e la ripresa delle importazioni dalla Cina. Per il cartelloe quindi fare trading con volumi di produzione non sarà affatto facile. Inoltre i record di produzione registrati negli Stati Uniti (e anche in altri paesi) significano che l’offerta rimane robusta malgrado le restrizioni da parte del cartello. Proprio la corsa dei produttori americani potrebbe essere il fattore più critico da tenere presente per l’OPEC nella sua prossima decisione.

  • Petrolio, lo scenario del 2019 potrebbe essere assai cupo

    Il mercato del petrolio fa i conti con i suoi soliti problemi di sovraproduzione, che secondo molti analisti finiranno per penalizzarlo anche nel 2019. Quel timido recupero delle quotazioni, che c’era stato nella parte finale dell’anno scorso, non dovrebbe quindi avere vita lunga.

    Lo scenario del mercato del petrolio

    petrolioQuelli che ne sono più convinti sono gli analisti di Goldman Sachs, che in un recente report hanno addirittura rivisto in senso pessimistico il loro outlook sul petrolio per i prossimi 12 mesi. A questo si aggiunge pure un recente sondaggio Reuters (che ha coinvolto 32 economisti e analisti), che ha premiato l’ipotesi che i prezzi del greggio restino sotto i 70 dollari al barile, a causa della produzione in eccedenza e del rallentamento della crescita economica (che finirà per deprimere la domanda). Inoltre sono elementi critici anche gli attuali alti livelli di scorte.

    Ci sono quindi diversi fattori di chiara matrice negativa che potrebbero convergere e rendere il 2019 un anno molto pesante. Ci sono poi delle incertezze che si legano alla riapertura dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, un incontro che ha come obiettivo di porre fine a una battaglia che dura ormai da quasi un anno. Gli esperti auspicano che possa giungersi a un accordo, perché così potrebbe dissolversi questa minaccia sempre incombente sulla crescita economica globale.

    Le previsioni non tranquillizzano

    Secondo molti analisti, tuttavia, lo scenario per il prezzo del petrolio è cupo. Il greggio Brent londinese potrebbe oscillare tra i 62 e i 69 dollari nel corso del 2019, con un indicatore ADX trading prevalentemente orientato al ribasso (stime precedenti arrivavano a superare i 70 dollari al barile). In ribasso anche l’outlook sul WTI, che viene visto dagli analisti a 55,50 dollari al barile contro i 64,50 dollari al barile della stima precedente.

    Ricordiamo che nel periodo che è andato da settembre 2017 a ottobre 2018, il petrolio non aveva mai smesso di correre fino a toccare il massimo a quota 76,90 dollari al barile. Se prendiamo i dati di qualunque broker autorizzati Consob, possiamo vedere che nell’arco di 13 mesi aveva guadagnato circa il 70%. Da ottobre in poi lo scenario è totalmente cambiato. Negli ultimi due mesi del 2018 il prezzo del petrolio ha perso il 60%.

  • Prezzo del petrolio, continua la corsa verso i temuti 100 dollari

    Anche se i mercati hanno rivolto la loro attenzione ad altri fenomeni di grande impatto (come la crisi turca, la guerra commerciale e la crisi italiana o la Brexit), molti investitori sono sempre più turbati dalle dinamiche del prezzo del petrolio. L’oro nero sta continuando a salire, e alcuni esperti ipotizzano che potrebbe esserci una fiammata anche oltre i 100 dollari al barile.

    Dove corre il prezzo del petrolio?

    prezzo del petrolioContrariamente a quel che si potrebbe pensare, anche molte società del settore non sarebbero affatto contente di uno scenario simile per il prezzo del petrolio. Il binomio secondo il quale più alto è il prezzo e maggiore sono i guadagni di chi opera nel mercato non è affatto valido in assoluto. Il motivo? Una quotazione troppo elevata finisce con il comprimere la domanda, crea instabilità e spinge i consumatori verso altre fonti energetiche.

    Lo squilibrio che si è creato di recente ha radici chiare: lo scorso anno c’è stato un deficit di produzione mondiale di circa 500mila barili al giorno di media. A peggiorare il quadro sono intervenute le sanzioni all’Iran che potrebbero sottrarre al mercato altri 700mila barili. Di fronte all’eccesso di domanda rispetto all’offerta, il presidente Donald Trump ha chiesto all’Opec di aumentare l’offerta di greggio. Appello caduto nel vuoto, e il prezzo corre. Basta una qualunque piattaforma trading demo gratis per verificare i balzi delle quotazioni dell’oro nero. Il valore del Wti si attesta in area 75 dollari al barile. Il Brent è a 85 dollari.

    I possibili shock di prezzo

    Se ai consumatori individuali quello che fa più spavento è il possibile rincaro del carburante (la verde potrebbe arrivare anche a 2 euro in Italia, come nel 2012), gli analisti sono più preoccupati dai possibili shock di prezzo. I mercati più vulnerabili sono quelli emergenti, che potrebbero reagire all’improvviso con un crollo della domanda. A sua volta questo innescherebbe una improvvisa caduta dei prezzi, un po’ come accadde col crash del 2008. Non a caso molti gestori si stanno posizionando con una strategia breakout pullback trading, nel caso dovesse verificarsi questo scenario di impennata/rimbalzo.

    Per questo motivo sarà importante tenere d’occhio quello che accadrà nelle prossime settimane, perché proprio in questo lasso di tempo che si capirà dove andranno i prezzi nel 2019.

  • Petrolio, l’OPEC non dà retta a Trump e la quotazione vola

    Dopo un periodo di relativa stabilità, il mercato del petrolio sta vivendo una nova fase di intenso rialzo. A favorire la spinta degli ultimi tempi è stata la decisione dell’Opec di lasciare invariate le quote produttive, in barba alle ripetute sollecitazioni del presidente Trump per un aumento delle stesse, in modo fa far calare i prezzi.

    Opec, Trump e il petrolio

    petrolioNeppure le minacce (via tweet) del Presidente USA hanno fatto desistere il cartello dai suoi propositi. L’OPEC continua a spingere il prezzo per facilitare il pareggio dei bilanci in molti Paesi produttori, dall’altra parte Trump vorrebbe un calo dell’oro nero per spingere la produzione ed allo stesso tempo contenere l’inflazione (che a sua volta innesca anche il temutissimo aumento del costo del denaro). Il botta e risposta ha avuto l’effetto di spingere ancora di più l’oro nero, con il Brent arrivato sugli 85 euro, mentre il WTI è salito a 75 (quotazioni dei migliori broker CFD trading). Valori altissimi se confrontati con quelli dell’estate. Siamo giunti ai massimi di 4 anni delle quotazioni.

    I mercati sono stati anche incoraggiati dalla conclusione del Usmca, l’accordo commerciale che andrà a sostituire il Nafta. Dopo l’intesa già raggiunta tra USA e Messico, anche il Canada in extremis ha saputo evitare la rottura con Trump. Immediatamente questo ha spinto al rialzo il dollaro canadese (la strategia forex Parabolic SAR evidenzia il riposizionamento dell’indicatore sotto la linea dei prezzi).

    Ma le tensioni sul greggio non sono ancora finite. L’imminente entrata in vigore, a novembre, delle sanzioni Usa contro l’Iran ridurranno le esportazioni dal Paese. Qui sta uno degli aspetti più singolari del momento attuale. Le sanzioni all’IRAN sono state volute da Trump, ma finiranno poer accelerare ulteriormente i prezzi, cosa che Trump non vuole. La matassa quindi s’è fatta intricata. C’è comunque una sola certezza al momento, che il petrolio continua a correre.

  • Prezzo del petrolio in caduta libera. La sovrapproduzione minaccia il mercato

    Gli investitori hanno capito a proprie spese che fare previsioni sul prezzo del petrolio, spesso è una attività che porta all’esaurimento nervoso. La difficoltà è già di per sé una cosa normale, ma in questo periodo caratterizzato da notevole volatilità del mercato, anche gli analisti più esperti vanno in grande difficoltà. L’unico elemento che li mette d’accordo è l’invito alla prudenza verso chi si affaccia a questi mercati.

    I driver del prezzo del petrolio

    prezzo del petrolioLe apprensioni legate alla sovrapproduzione hanno spinto di recente i prezzi del petrolio al ribasso. Il punto è che oltre alla crescita dell’output americano (Il numero delle trivelle USA ha subito il calo più ingente da marzo del 2018), c’è il forte timore – evidenziato al recente G10 – che i dazi imposti da USA e Cina possano contrarre la crescita globale. Questo spingerebbe verso il calo la domanda di petrolio. Infatti crescita economica e domanda di petrolio sono correlate perché economie in espansione sostengono i consumi di carburante per il commercio e i viaggi, così come per le auto. Praticamente l’intero mese di luglio è caratterizzato da mercati in rosso, spesso caratterizzato da three black crows pattern.

    La geopolitica

    Il greggio Brent e il West Texas Intermediate (WTI) sono ritornati nei pressi o sotto quota 70 dollari, anche se una boccata di ossigeno arriva dal rapporto dell’OPEC in cui si afferma che l’organizzazione ridurrà le esportazioni ad agosto. Ma è un’ancora di salvezza solo temporanea. Entrambi i prodotti di riferimento (Brent e WTI), come altri prezzi delle materie prime, saranno in balia della geopolitica che rimarrà in primo piano. Questo porta inevitabili conseguenze anche sui cambi valutari. Chi adottano forex scalping strategie (1 5 minuti) sa bene che le correlazioni tra petrolio e dollaro, oppure AUD e Rublo russo sono importanti. Molti speculatori ne hanno fatto un fattore di forza, ma è pur vero che questo giochino ha lasciato anche tante “vittime” sul campo.

    Per capire quanto incerto sia lo scenario futuro, basta dire che secondo l’International Financial Center, i prezzi del petrolio potrebbero salire a 160 dollari al barile (se l’Iran dovesse impedire il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz). Ma al tempo stesso c’è chi – Ministero delle Finanze della Russia – ritiene che se i prezzi continueranno a stare sopra i 50-60 dollari, ci sarà un nuovo crollo dovuto al possibile collasso del mercato. A chi credere?

  • Petrolio, mercato teso in vista della riunione OPEC

    Il mercato del petrolio è tornato a surriscaldarsi, per via di diverse notizie che giungono da più fronti. C’è anzitutto l’attesa per il vertice OPEC di fine mese a tenere banco, perché definirà il prossimo livello produttivo dei paesi aderenti al cartello. Parallelamente c’è la guerra commerciale USA-Cina, che ha coinvolto in modo diretto il petrolio vista la minaccia della Cina di imporre dazi su quello proveniente dagli Stati Uniti. In ultimo, il recente recupero del dollaro sul mercato valutario ha messo altra pressione alle quotazioni del greggio.

    Tutti questi eventi hanno cancellato il tentativo di rimbalzo del greggio, che è scivolato verso il supporto di area 65 dollari e sotto la media mobile a 100 giorni (inviando altri segnali al ribasso a chi segue la strategia incrocio medie mobili). Anche l’analisi tecnica sembra quindi fornire un ulteriore segnale di debolezza da non sottovalutare.

    I fondamentali del mercato del petrolio

    petrolioDal punto di vista fondamentale, come detto è la riunione Opec (a Vienna) il fulcro di tutto. Come si temeva, le divergenze sulle strategie per la produzione del greggio hanno creato molte tensioni tra i membri dell’organizzazione dei paesi produttori. Le ultime notizie raccontano che i membri del cartello starebbero discutendo un compromesso. Questo prevede l’incremento produttivo da 300.000 a 600.000 barili al giorno nei prossimi mesi. Attualmente esiste un accordo tra Opec e alcuni paesi produttori (Russia in testa) che precede la riduzione dei livelli produttivi di 1,8 milioni di barili al giorno. E’ chiaro che un aumento dell’output provocherebbe un calo dei prezzi, visto che l’offerta andrebbe ad aumentare.

    La questione dazi sta inoltre facendo sentire i suoi effetti. La Cina ha minacciato di imporre tariffe pesanti sull’import di greggio dagli Stati Uniti nell’ambito della guerra commerciale sempre più aspra, nonostante la parentesi diplomatica tra il presidente Usa Donald Trump e il dittatore nord coreano Kim Jong Un. Infine c’è il rimbalzo del petrolio a farsi sentire, dal momento che il biglietto verde continua a guadagnare terreno sull’euro (ma discorso analogo vale per tutte le altre coppie di valute più volatili forex).

    Il quadro complessivo quindi continua a essere molto delicato per il petrolio. L’equilibrio che è stato raggiunto dopo molte difficoltà potrebbe vacillare di fronte alle posizioni molto differenti che esistono tra i produttori.

  • Petrolio in frenata, Russia e OPEC ridiscutono i tagli produttivi

    Sono tornate le vendite sul mercato del petrolio. Dopo un lunghissimo rally che ha spinto le quotazioni dell’oro nero verso un rialzo del 70% nell’ultimo anno (a causa dell’aumento della domanda e dell’offerta limitata da parte dell’OPEC), adesso il clima si è un po’ raffreddato. Sul mercato petrolifero pesano soprattutto due elementi. Da una parte ci sono i ragionamenti di Opec e Russia riguardo ai tetti alla produzione. Dall’altra anche la dinamica della quotazione del dollaro.

    I driver del mercato del petrolio

    petrolioAnzitutto i dati di questo brusco calo. Il greggio è tornato in prossimità di quota 70 dollari a New York, e basta vedere una qualunque piattaforma trading online gratis per cogliere il momento fortemente bearish del mercato. Il future sul Brent è sceso sotto il livello degli 80 dollari.

    Le discussioni tra i Paesi Opec e la Russia potrebbero portare delle novità a breve termine. Da San Pietroburgo i ministri dell’energia dei due paesi hanno spiegato che l’aumento dei prezzi che è stato registrato negli ultimi mesi potrebbe spingere a un indebolimento dell’accordo produttivo. In sostanza potrebbero essere rimossi dei limiti all’output. E’ quindi probabile che ci sarà un graduale aumento della produzione da qui alla fine del 2018. se ne discuterà durante il prossimo incontro in programma il 22 giugno a Vienna. Secondo fonti riportate da Reuters, il taglio potrebbe essere ridotto e la produzione incrementata di circa 1 mln di barili al giorno.

    Il petrolio ha reagito con un tonfo, che ha mandato in crisi anche chi adotta strategie scalping Forex visto lo stretto legame con il dollaro e con altre economie. Ma davvero Arabia Saudita e Russia sono pronte a rottamare il piano che ha tolto dal mercato petrolifero 1,8 milioni di barili al giorno? Pare proprio di sì, anche perché si è creato inaspettatamente un buco di offerta derivante dal ripristino delle sanzioni all’Iran e dalla crisi venezuelana.