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  • Al Tgcom24 Gino Maria Sambucco della scuderia di Spoleto Arte

    Gino Maria Sambucco, biofornaio per professione, fotografo per passione, sarà protagonista del prossimo appuntamento firmato Tgcom24 e dedicato all’arte ai tempi del Coronavirus. A unire pane e foto l’unicità della cornice in cui vive e lavora: la montagna. Una montagna che ha lasciato il segno alle mostre organizzate da Spoleto Arte.

    Gino Maria SambuccoGino Maria Sambucco

    Ed è proprio la natura che costituisce l’elemento imprescindibile per la produzione dolciaria e di panetteria di ordine biologico. Un campo, quello della panificazione, tramandato da generazioni in famiglia e che ha deciso di abbracciare con lo stesso cuore genuino con cui si rivolge alle vette. La scintilla per queste ultime scatta ai tempi del liceo e da allora l’artista si dedica con fervore a immortalare la storia e il paesaggio della sua terra.

    Codroipo, Udine e Belluno guadagnano il podio per numero di scatti, tuttavia Sambucco ha già pensato di estendere la sua ricerca al Friuli e al Trentino, avanzando nella conquista tutta personale delle Dolomiti. Ma, forse, così personale poi non è. Le sue fotografie infatti non hanno come unico scopo quello documentaristico, puramente descrittivo. Non vogliono essere solamente “rimirate”.

    La magia della foto

    A dominare il gesto con cui decide di fotografare le montagne è il rischio che scompaiano, che la magia di quell’istante vada perduta per sempre. Ma, più ancora del timore, è l’amore sconfinato per le alture che gli fa notare il lato positivo, giocoso con cui ci si può avvicinare tanto alla fotografia quanto alla natura. Nei tratti scoscesi, nei profili che si stagliano tra le luci e le ombre, tra le nuvole e la neve, vivono personaggi divini, contemporanei, fiabeschi. Le Dolomiti svelano storie preziose tutte da interpretare. Ed è la gioia di queste epifanie che ha portato Sambucco alla condivisione di questi attimi di pura meraviglia.

    Con l’utilizzo delle fotocamere digitali, l’aspetto più giocoso si fa sentire maggiormente perché “si possono ottenere effetti simpatici e pieni di colore che attirano l’attenzione”. Ecco allora che la sua ricerca fotografica si divide in realistica e in pittografia, con la quale scopre altri soggetti oltre alle montagne. D’altro canto la sua lungimiranza valica senza timori il regno della realtà, per lasciarsi trasportare dall’immaginazione… Sambucco spera infatti che “la nostra fantasia possa interagire con la tecnologia per darci immagini ben definite, anche in 3D, e ologrammi per raccogliere quanto la stupefacente natura ci offre in modo da fonderlo con l’inventiva”. Se il tutto avviene tramite fotocamera, tanto meglio.

  • 2019: solidarietà, ricerca scientifica, arte e cultura al centro dell’attività di Fondazione Credito Bergamasco

    Solidarietà, ricerca medica e scientifica, educational, arte e cultura sono state al centro delle azioni e delle attività quotidiane svolte da Fondazione Credito Bergamasco nel corso del 2019. Un impegno a 360° con 234 interventi attivati sul territorio, di cui il 76% nell’ambito della solidarietà e del sociale.

    Un anno di forte condivisione da parte del pubblico intervenuto numeroso a Palazzo Creberg – Banco BPM dove sono state prodotte e realizzate dalla Fondazione 8 mostre: da Gianni Grimaldi a Francesco Betti, da Mario Sironi alla mostra in collaborazione con Accademia Carrara, dedicata ai ritratti dell’Ottocento. Un’attenzione all’arte espressa anche attraverso il restauro di 10 capolavori, provenienti dal territorio, tra cui opere di Simone Peterzano, Palma il Giovane, Vermiglio, Francesco Bassano, Leandro Bassano e Paolo Pagani; questi dipinti – riportati dalla Fondazione al loro originario splendore – al termine dell’attività espositiva e divulgativa sono stati restituiti alle comunità di appartenenza.

    Le mostre, le attività culturali e i numerosi spettacoli organizzati con Antiche Contrade – da Boccaccio a Aristofane, da Paganini a Omero – hanno richiamato 38.968 visitatori a Palazzo Creberg, con 174 visite guidate e la distribuzione di 15.000 cataloghi, il tutto gratuito.

    Le attività della Fondazione Credito Bergamasco sono anche uscite da Palazzo Creberg, promuovendo 12 mostre ed eventi sul territorio bergamasco, milanese e veronese, per un totale di 14.200 visitatori e la distribuzione di 6.000 cataloghi. Di particolare importanza la partnership con il M.A.C.S. di Romano di Lombardia e le esposizioni nelle sedi principali di Banco BPM (Milano e Verona).

    Un successo di pubblico derivante dalla qualità delle iniziative presentate e al costante coinvolgimento dei territori attraverso la stampa, le newsletter e i canali social della Fondazione pronti a raccontare il nuovo anno che si preannuncia ricco di iniziative.

     

     

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    Per informazioni: www.fondazionecreberg.it

    La Fondazione Creberg è online su Facebook con la pagina “Fondazione Credito Bergamasco”

    https://www.facebook.com/pages/Fondazione-Credito-bergamasco/1544952805763131?fref=ts

  • La fotografia di Cortona On The Move torna nella Nuvola di Più Libri Più Liberi

    Per il terzo anno la Fiera della Piccola e Media Editoria (Roma, 4-8 dicembre) ha un programma e uno spazio dedicati alla fotografia. The Photo/Book Cloud risponde al desiderio di coniugare l’arte fotografica con quella libraria, soprattutto nell’ambito della piccola editoria fotografica. L’edizione 2019 The Photo/Book Cloud ospita la mostra di Marina Caneve “Are They Rocks or Clouds?” curata da Arianna Rinaldo, prodotta per l’edizione 2019 del festival e riadattata allo spazio in fiera, una selezione di libri fotografici e d’arte ispirata al tema della montagna, e un focus sulle pubblicazioni di Lorenzo Castore e sulla casa editrice L’Artiere a cura di Chiara Capodici.

    La fotografia si è sempre felicemente sposata con il formato libro e gli ultimi anni hanno visto svilupparsi una nuova tendenza professionale volta alla produzione di “photo-book” a tiratura limitata e cura illimitata. Il libro fotografico non è più solo il risultato finale di un progetto fotografico, ma ne diventa parte integrante, attiva e complementare.

    Organizzata e prodotta dal festival internazionale di fotografia Cortona On The Move che compie dieci anni nel 2020, e con la collaborazione di Leporello photobooks et al., The Photo/Book Cloud è uno spazio dedicato alla fotografia e ai fotolibri al piano rialzato della Fiera della Piccola e Media Editoria.

    La mostra fotografica

    “Are They Rocks or Clouds?” mostra fotografica di Marina Caneve

    “Are They Rocks or Clouds?” è progetto di ricerca che nasce nelle Dolomiti, in cui Caneve, attraverso l’interazione tra osservazione, memoria e scienza, mira alla costruzione di una conoscenza del rischio idrogeologico, tema tradizionalmente deputato alla scienza e alla tecnica. Costruendo un archivio fuori dal tempo, Marina Caneve esplora il “difetto di conoscenza” che ci porta a non saperci confrontare con i grandi eventi climatici, spesso percepiti come troppo complessi per essere rappresentati e di conseguenza visualizzati.

    Il progetto nasce in vista di un evento catastrofico che, secondo studi geologici, accadrà tra 50 anni: le catastrofi naturali hanno tempi di ritorno ciclici. In particolare la catastrofe idrogeologica del 1966 avrà un tempo di ritorno di 100 anni, 50 da oggi. I danni stimati saranno due o tre volte superiori.

     

    Il progetto è realizzato con il supporto di un geologo, Emiliano Oddone, e un antropologo, Annibale Salsa. I materiali d’archivio, rappresentativi della memoria degli eventi precedenti, derivano da una ricerca negli archivi personali della popolazione che abita le Dolomiti.

    Il dummy originale di Are They Rocks or Clouds?”  di Marina Caneve ha vinto il Photobook Dummy Review and Prize a COTM 2019 ed è  stato pubblicato da OTM Company e FW:Books.

    La mostra di libri fotografici

    Per l’edizione di quest’anno di The Photo/book Cloud presenta una selezione di libri dalla libreria Leporello dedicati alla montagna, ispirati, per temi e metodi, dalla mostra di Marina Caneve e dalle questioni poste dall’Osservatorio Cortina 2021: un progetto di ricerca artistica territoriale in cui, attraverso l’uso della fotografia, vengono investigati il territorio e il tempo che ci separano dai Campionati del mondo di sci alpino, Cortina 2021. Muovendosi sulla linea sottile che esiste tra documentazione e finzione, i due autori Marina Caneve e Gianpaolo Arena ci forniscono una nuova immagine di Cortina d’Ampezzo. La suggestione del tema dell’Europa, a cui è dedicata l’edizione della fiera, ci ha spinto a dedicare uno spazio speciale ai libri di Lorenzo Castore prodotti negli ultimi anni e ai poster realizzati da LUCE e legati ai viaggi e alle pubblicazioni di Castore. Un approfondimento sarà dedicato al progetto de L’Artiere, un esempio virtuoso di sinergia tra produzione e pubblicazione: una casa editrice nata dall’esperienza di una tipografia di libri d’arte che decide di lanciarsi in e promuovere avventure editoriali che coinvolgono alcuni fra i più interessanti fotografi, designer e curatori della scena della fotografia contemporanea.

    Gli eventi

    VENERDI´
    h18
    Lorenzo Castore
    Presentazione delle ultime pubblicazioni dell’autore, da “Ultimo domicilio” a “1994-2001”. Booksigning.

    SABATO
    h17
    Osservatorio Cortina 2021
    Presentazione del progetto di ricerca artistica territoriale di Marina Caneve e Gianpaolo Arena.

    DOMENICA
    h12
    “Are They Rocks or Clouds?” di Marina Caneve
    Presentazione della mostra fotografica e del libro con l’autrice. Booksigning

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    Arianna Rinaldo è una libera professionista che si occupa di fotografia a tutto campo. Dal 2012 è la direttrice artistica del festival internazionale di fotografia, Cortona On The Move, in Toscana. Per quasi 10 anni ha diretto OjodePez, trimestrale dedicato alla fotografia documentaristica, e da 2 anni cura la sezione fotografica del nuovo festival PhEST, a Monopoli, in Puglia. La relazione con la fotografia inizia nel 1998, quando a New York diviene direttore d’archivio dell’agenzia Magnum Photos . Tornata in Italia nel 2001, lavora come photo editor della rivista Colors, per la quale commissiona progetti di documentazione a livello internazionale. Dal 2004 al 2011, a Milano, è stata consulente e curatrice per progetti di mostre e varie pubblicazioni, tra cui 4 anni a D, il settimanale del quotidiano La Repubblica. Dal 2012 è di base a Barcellona, ed è attiva su vari fronti come consulente freelance. Partecipa regolarmente come speaker ed esperta in eventi e festival fotografici in Europa e nel mondo ed è spesso invitata come membro di prestigiose giurie internazionali, focalizzate sulla fotografia documentaristica e contemporanea.

    Il festival internazionale di fotografia Cortona On The Move nasce nel 2011 da un’idea dell’Associazione culturale ONTHEMOVE. Fin dalla prima edizione i lavori dei più importanti fotografi del mondo arrivano a Cortona e il festival, grazie alla sua spiccata vocazione internazionale, attira l’attenzione di molti grandi professionisti del settore.

    Nella prima edizione, il festival ospita 16 mostre fotografiche allestite in edifici storici di pregio, un tempo inaccessibili e abbandonati, che vengono finalmente riaperti e restituiti alla cittadinanza e ai visitatori, nel ruolo di straordinarie sedi espositive.

    Dal 2012, la direzione artistica del festival è affidata ad Arianna Rinaldo. Nel 2013, Time inserisce il festival nella guida dei dieci appuntamenti imperdibili.

    Anno dopo anno la qualità e la quantità dei contenuti aumentano di pari passo con il numero dei visitatori. Il festival è divenuto un punto di riferimento non solo per fotografi professionisti e amatoriali, ma anche per un vasto pubblico nazionale e internazionale tra cui, sempre più numerosi, i giovani studenti di istituti superiori e università. L’ultima edizione ha registrato 30.000 visitatori.

    Chiara Capodici si occupa di fotografia dal 2005, dedicandosi soprattutto alla progettazione di mostre e libri fotografici.

    Dal 2009 al 2016 con 3/3, uno studio di progettazione fotografica, ha incentrato il proprio lavoro sulla produzione e curatela di libri fotografici e la realizzazione di mostre e workshop in Italia e all’estero, con una particolare attenzione al mondo dell’editoria.

    A gennaio 2017 ha aperto Leporello, una libreria dedicata all’editoria fotografica.

    Leporello è una libreria dedicata all’editoria fotografica, come base e punto di connessione con libri di grafica, architettura, illustrazione, saggistica, letteratura e molto altro; uno spazio espositivo e un luogo di progettazione dedicato ai libri e alle immagini, che si occupa di promuovere e diffondere un approccio multidisciplinare e trasversale alla cultura visiva.

    Fra le attività periodiche di Leporello, Through the book(s) è una serie di esposizioni, nata in collaborazione con la galleria Matéria di Roma,  il cui intento è di approfondire un progetto ricostruendone radici, ispirazioni, potenziali contaminazioni e punti di dialogo, nella presentazione di una sorta di biblioteca ideale, fatta di libri fotografici, e non solo.

  • Intervista a Mauro Maisel: Abramović, Picasso e delirio creativo

    L’artista Mauro Maisel è stato intervistato ancora una volta al fine di comprendere al meglio la sua arte, la sua visione, la sua ispirazione.

    D: La tua arte è assimilabile anche al concetto di Performance Art che vede come testimonial eccellente per antonomasia la grande Marina Abramović. Un tuo commento di riflessione su questa sua famosissima citazione emblematica: “Il pubblico è come un cane. Possono sentire immediatamente di aver paura, di essere insicuri e di non essere nel giusto stato d’animo e se ne vanno”.
    R: Beh, sicuramente ad una performance della Sig.ra Abramović, avrei fatto sicuramente come il cane, ma nello stato di non essere interessato a ciò che sta succedendo ed andandomene.

    D: Un commento di riflessione su questa risposta ad effetto del mitico Pablo Picasso, quando gli è stato chiesto cosa significassero i suoi quadri e lui ha risposto perentorio: “Sai mai cosa stanno cantando gli uccelli? No, ma tu li ascolti lo stesso”.
    R: Il grande Mister Pablo, ha trovato la risposta più brillante! Liberarsi da tante domande banali poste.

    D: Ci sveli qualche aneddoto su quello che è il momento saliente cruciale della tua fase di ispirazione? Cosa ti fa scattare il cosiddetto delirio creativo incalzante?
    R: Il momento saliente è stato sicuramente l’errore in un test creativo che ha fatto nascere il mio stile. Stavo provando materiali nuovi e l’idea era creare un cuore sacro in rilievo che uscisse dalla tela, realizzai il tutto con gesso e colori, andai a casa e l’indomani tornai per visionare il risultato… Ci fu silenzio al primo impatto, poi rabbia e volgarità, il mio cuore sacro era ammosciato come un soufflé e tutto strabordante fuori dal supporto, presi una spatola e cominciai a mischiare l’impasto ormai informe creando un mix di colore voluminoso ed insignificante a prima vista. Non sapevo ancora sarebbe divenuto il mio stile. Una volta asciutto, l’effetto mi entusiasmò ed allora cominciai a perfezionare la tecnica, fin al risultato d’ora, in cui ogni qualvolta io crei qualcosa di nuovo, scopro segreti e tempistiche nell’uso di questi materiali.

  • Mauro Maisel: arte subliminale e vigore espressivo

    Goethe nel Faust dice: “Come tutto s’intesse nel gran tutto ed ogni cosa nell’altra opera e vive”. Questa frase sintetizza il messaggio subliminale che Mauro Maisel ci consegna attraverso le forme e i colori della sua produzione. Artista di moderne vedute, dallo spirito innovativo, dal talento versatile e dalla personalità solare, energica e spirituale che esprime e manifesta nel tripudio brillante e acceso delle colorazioni. L’ordinanza delle sfumature tonali calde, vivaci e permeanti conferisce alle rappresentazioni un potente vigore espressivo dando corpo a anima ai significati sottesi inseriti dentro lo scenario.

    Come ha sottolineato la dottoressa Elena Gollini: “La luce e gli effetti luminosi affiorano e si diffondono con movimento plastico e fluire dinamico, si espandono e si dilatano in una fluida mescolanza fino ad amalgamarsi in perfetta fusione. L’immagine appare eterea, fuoriesce dallo spazio delimitante e rivela quel senso pieno di libertà e quel limite sconfinato e atemporale che supera le superfici imposte. È un’arte che custodisce importanti elementi e componenti simbolisti e diffonde un linguaggio comunicativo di felice connubio tra arti visive e percezioni psichiche con un accento delicato di poesia e fantasia. Le opere sono scrigni di emozioni e di segreti intimi che si aprono nella consapevolezza di volerli condividere con il fruitore. Come davanti ad uno specchio riflesso Mauro guarda e osserva il mondo interiore ed esteriore e lo trasferisce dentro le composizioni con accorata e attenta sensibilità. Attraverso il segno, la forma e il colore esalta la gioia di vivere e la cerca nella dimensione immaginifica e fantastica, nei ricordi del vissuto, nella speranza per l’avvenire, nel donare tutto se stesso con il fare artistico. Lo stile comunicativo ritrae e rivela la sua anima limpida, capace di gestire molto bene gli stati e i moti dell’anima senza nascondersi mai. Le opere descrivono il progetto artistico che è anche esistenziale, fatto di amore e passione e formano un cammino concepito come opportunità di rinnovamento e di rigenerazione. Le proiezioni rievocate vengono improntate non come realtà oggettiva, ma come realtà emotiva. Per Mauro l’arte è un viaggio in cui l’immaginario e la realtà condividono lo stesso spazio, valorizzandosi a vicenda tra spensieratezza e riflessione“.

  • La potenza espressiva nelle opere di Mauro Maisel

    Mauro desidera dal fruitore la comprensione spontanea di quello che c’è in lui, la condivisione delle emozioni pure e incontaminate, la partecipazione interattiva a valorizzare la bellezza e la grazia dell’arte“. Così scrive la Dott.ssa Elena Gollini, curatrice, critica e giornalista d’arte parlando dell’arte di Mauro Maisel e continua: “Il suo ego creativo non è isolato e ripiegato su se stesso, non si limita soltanto ad uno scandaglio di autocoscienza, ma si apre al dialogo e al confronto all’insegna di un concetto di esistere anche fuori di noi per ritrovare e recuperare frammenti e segmenti di un’essenza vitale, che pensavano essere andati perduti“.
    Di seguito l’intervista all’artista.

    D: Come coniughi nel tuo fare arte i concetti di potenza espressiva e dimensione allusiva?
    R: La potenza espressiva è ciò che curo prevalentemente, l’uso dei colori, la brillantezza delle opere finite. Voglio che l’occhio di chi osserva sia catturato dall’irregolarità dell’opera e di conseguenza evocare pensieri e domande nell’osservatore.

    D: Come inserisci all’interno del tuo percorso creativo l’auto riflessione analitica?
    R: È d’obbligo, quando si realizza un’opera, fermarsi a riflettere durante la realizzazione! Per forza, il dubbio di star facendo bene deve sempre esser presente.

    D: Cosa devono possedere le tue opere per avere un’efficace e incisiva funzione comunicativa?
    R: Devono avere un titolo ed un tema che rispecchia l’opera, anche ridicolo e che faccia sorridere! Deve sorprendere anche il titolo e la descrizione oltre all’opera.

  • Mauro Maisel: arte per stupire e per stupirsi

    Analizzando la corposa produzione di Mauro Maisel emerge la sua potente inventiva che fluttua nell’incalzante desiderio di ricerca di orizzonti creativi sempre nuovi e stimolanti, con un procedimento tecnico e una perizia strumentale in continua evoluzione, caratterizzati da un paziente e certosino studio sperimentale che nel tempo scandisce fasi di fervida creatività, congiunta a momenti preparatori di meticolosa e ponderata meditazione sul proprio mondo interiore. Il linguaggio del colore è basilare in ogni lavoro e acquista una profonda valenza simbolica e concettuale. L’uso del colore, pastoso, luminoso, caldo, pervade la trama narrativa di vitalità, accende e alimenta lo scenario compositivo. Le tonalità e le sfumature cromatiche possiedono una suggestione tutta speciale e sono permeate da una visionarietà eterea, senza tempo e fuori dal tempo. La consistente e marcata stesura dell’impasto pigmentoso variopinto e policromatico, che si compone di più strati plasmati e armonizzati insieme, permette di ottenere dei volumi in rilievo che fuoriescono dallo spazio dell’opera, si espandono e si dilatano e producono delle proporzioni plastiche di immediato impatto estetico. Dedizione instancabile e vocazione inesauribile sono i pilastri portanti del suo fare arte che si completa di una fase esecutiva dove l’istinto creativo e l’incipit irrazionale vengono convogliati dentro un’azione ordinata e bilanciata in ogni gesto. Maisel raggiungendo la piena maturità artistica si protende verso il fruitore con la massima libertà espressiva e con impronta decisa, sicura, disinibita e segue le sue percezioni intime e il suo perspicace e acuto colpo d’occhio. Il risultato delle sue opere garantisce un’immediatezza visiva e genera nell’osservatore la voglia di addentrarsi e scoprire quanto è insito, si cela e viene custodito dentro le rappresentazioni.

    Dalla visione delle opere scaturisce un universo complesso di sensazioni simultanee e contestuali che accorpano insieme bellezza, materia e spirito. La critica curatrice Elena Gollini ha espresso delle riflessioni articolate al riguardo spiegando: “Per Mauro la creazione artistica corrisponde alla creazione spirituale e le leggi della creazione artistica equivalgono a quelle della creazione spirituale. Ideando ed elaborando l’opera intraprende in modo contestuale un lavoro di rigenerazione interiore. Nell’intento di perfezionare al meglio la sua creazione vuole raggiungere un ideale di bellezza evocativa di potente suggestione. Ama e celebra il senso del bello e lo trasmette nell’essenza costitutiva delle opere. L’arte con una personale e soggettiva riqualificazione, gli consente di percorrere il suo cammino esistenziale con coerenza e maturità, acquisendo una più profonda comprensione della dimensione interiore che gli offre spunti utili per affrontare la vita quotidiana. Esprimendo il suo archetipo di bellezza evidenzia simbolicamente il bello e il buono che c’è in ogni essere vivente e in ogni creatura, in nome di una proiezione visionaria positiva e di un fare arte sorretto da un’intensa vena di espressività intrinseca e da uno slancio artistico audace e temerario, che lascia emergere non soltanto l’aspetto estetico delle composizioni sceniche, ma anche tutto quel mondo di risorse interne sottese che conferiscono un valore concettuale aggiunto alla portata sostanziale della narrazione e generano messaggi e significati subliminali che vanno oltre il marginale e sommario impatto visivo. Mauro si propone di dare vita ad un’arte atemporale che può fluire e spaziare librandosi con dinamismo e vitalità conquistando da subito lo sguardo incuriosito dello spettatore“.

  • Mauro Maisel e la sua arte cosmopolita ed innovativa

    Il male più grande è non avere più nulla verso cui orientarsi e protendersi con amore, emozione, sentimento, trasporto” afferma la Dott.ssa Elena Gollini e prosegue: “Mauro riesce a tradurre e a trasformare nella narrazione pittorica queste intense urgenze interiori e a rendere tangibili sguardi reali, di memorie oppure di invenzione immaginifica, che appartengono alla parte più enigmatica e indecifrabile del suo fare arte, a quell’allure misteriosa che avvolge permeante e si propaga all’esterno, espandendo e sprigionando un fascino ammaliatore speciale“. Di seguito una nuova intervista dell’eclettico artista Mauro Maisel.

    D: Quali parti della Storia dell’Arte senti più inclini al tuo linguaggio artistico?
    R: Penso di essere uno schizzo di colore arrivato dalla action painting dei grandi maestri dell’epoca, o almeno, lo spero e lo credo sempre!

    D: Come concepisci il concetto di cosmopolita applicato alla tua arte?
    R: Lo sono di sicuro, spazio e viaggio con la mente e con gli occhi (per agguantare idee qua e la e rivisitarle a mio modo).

    D: Come concepisci il concetto di innovativo applicato alla tua arte?
    R: I miei sforzi e le mie idee sono direzionati proprio li, io voglio creare qualcosa che ancora non esiste!

  • “Dinamism and Emotions”, antologica di Guido Cicero all’ex Convento del Carmine

    Modica (RG) – Quasi settanta dipinti raggruppati in cinque percorsi tematici, il meglio della produzione pittorica dell’ultimo quinquennio, in una mostra antologica che propone un “viaggio” nell’opera dell’artista Guido Cicero.

    “Dinamism and Emotions”: è questo il titolo della mostra dedicata all’artista modicano, a cura dello storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso, allestita dal 14 al 29 settembre negli spazi espositivi dell’ex Convento del Carmine, in piazza Matteotti, con il patrocinio del Comune di Modica e della Fondazione Teatro Garibaldi. La mostra sarà inaugurata sabato 14 alle ore 19 (ingresso libero solo per il vernissage; visite tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 17 alle ore 21 con ticket di 2,00 €; catalogo disponibile in loco).

    All’inaugurazione saranno presenti per i saluti istituzionali il sindaco Ignazio Abbate, l’assessore alla Cultura Maria Monisteri e il sovrintendente della Fondazione Teatro Garibaldi Tonino Cannata. Seguirà un intervento del curatore Giorgio Gregorio Grasso. Daniele Voi presterà la voce alla lettura di alcuni brani tratti dal catalogo della mostra. I maestri Lino Gatto (chitarra) e Carmelo Melilli (sassofono) allieteranno la serata con alcuni intermezzi musicali. Coordinerà la giornalista Cinzia Vernuccio.

    L’attesa mostra nella sua città natale giunge per Guido Cicero al termine di un percorso di crescita professionale che lo ha visto protagonista di numerose e qualificate esposizioni in Italia e all’estero, da Milano a Venezia, da Mantova a Parigi. Un percorso, il suo, costellato di premi, riconoscimenti della critica e apprezzamenti del pubblico. Partito dalla pittura figurativa, il poliedrico artista modicano (pittore, musicista e fotografo) ha attraversato varie esperienze e correnti culturali, approdando infine a uno stile personalissimo e riconoscibile, attraverso il quale riesce a esprimere un profondo dinamismo emotivo.

    “La pittura di Guido Cicero – scrive il critico d’arte Maria Palladino nel catalogo della mostra – è manifestazione sincera, sinestetica e cromaticamente spazialista del suo sentire, proteso a una rappresentazione realistica quanto alla scomposizione di questa stessa in costituenti elementari formati dal segno e dal colore. Emergono direttrici che creano punti di fuga e improvvise attrazioni prospettiche: ci troviamo risucchiati all’interno del dipinto, coinvolti dalla forza dei contrasti timbrici e degli accordi tonali che l’artista, da abile colorista, sa disporre, contrapporre, bilanciare, per ottenere effetti d’ombra o di luminosità e per far risaltare i soggetti”.

    La mostra è articolata in cinque sezioni: Hidden Colors of Nature (I colori nascosti della Natura), Women and Spirituality (Donne e spiritualità), City Illusions (Allucinazioni metropolitane); A las cinco de la tarde (Alle cinque della sera); Abstract (Astratto). Ogni sezione raccoglie le opere più significative prodotte da Guido Cicero dal 2014 a oggi.

  • Intervista a Mauro Maisel: arte, scienza e sperimentazione

    Una nuova intervista a Mauro Maisel, originale artista autodidatta, sempre alla ricerca di sperimentazioni, a cui piace realizzare le sue opere d’arte utilizzando materiali e prodotti diversi per creare il suo stile astratto dalla forte personalità ed unicità.

    D: La tua capacità creativa così guizzante deriva anche dalla costante ispirazione di ricerca sperimentale?
    R: Sicuramente i miei stimoli arrivano dal testare e provare sempre nuovi prodotti e materiali, mi piace creare sculture che stupiscano, che facciano star fermo davanti a loro lo spettatore.

    D: Un tuo commento di riflessione sul parallelismo tra arte e scienza; come valuti questa interazione?
    R: Una non può esistere senza l’altra, l’arte è la scienza e lo studio del mixaggio dei colori e della creazione di qualsiasi opera.

    D: Come valuti le teorie e le concezioni di Freud sul sogno e la componente onirica applicata al mondo dell’arte e all’interpretazione delle varie forme.
    R: Penso che se certi artisti sono riusciti a creare movimenti artistici e gli stili più disparati è solo e soltanto per il novantacinque percento dei casi merito di alcool e droghe varie.

  • Mauro Maisel artista di moderna ispirazione sperimentale

    Le soluzioni artistiche realizzate da Mauro Maisel ci indirizzano verso un approccio fortemente evocativo e ci guidano nel sentiero articolato di una formula espressiva di matrice astratta e informale, che lascia ampie opportunità di lettura interpretativa e suggerisce chiavi di accesso di impronta simbolista, concettuale e metaforica. Per certi versi Mauro si può allineare al concetto michelangiolesco di non finito e di non compiuto inteso come consapevolezza della forza e della potenza intrinseca che già l’opera d’arte possiede insita in sé ed esprime nell’atto stesso della sua creazione, senza bisogno di essere ricondotta e relegata a costrizioni figurative conformanti e convenzionali. Il particolare scenico dell’incompleto riportato nei termini dell’astrattismo e della riproduzione informale evidenzia come l’opera possa comunque sprigionare e trasmettere appieno intense e coinvolgenti emozioni capaci di penetrare nel profondo dell’anima dello spettatore e di metterlo in contatto diretto con la sfera interiore e spirituale dell’autore” così la dottoressa Elena Gollini ha spiegato il modus operandi artistico di Mauro Maisel.

    Nella sua produzione artistica la versatilità compositiva spazia in tutti i territori della comunicazione visiva ed emozionale. Il pensiero e il linguaggio semantico seguono dei rimandi e dei richiami allusivi appartenenti ad una poetica visionaria colta ed elevata, di radice esistenzialista. La perizia tecnica accurata di realizzazione conferisce alla cifra stilistica un’inconfondibile ed esclusiva unicità identificativa. Il suo fare artistico possiede la qualità di saper accendere alle conclusioni concettuali senza mai fare venire meno quella pulsante tensione creativa che lo spinge e lo ispira a continuare nella ricerca. Il senso della sintesi narrativa lo porta a completare il lavoro pittorico esaltando al massimo il gioco delle forme, degli spazi, dei volumi, tramite le combinazioni materiche e le declinazioni degli equilibri cromatici. La vena narrativa è frutto di una piena e consapevole individualità artistica. La sua vocazione creativa non concede mai spazio a proiezioni e prospettive visive banali, retoriche e scontate, ma si canalizza e focalizza soffermandosi sulle potenzialità del colore, sugli effetti luminosi e sulle molteplici e variegate possibilità di intreccio e commistione. Le qualità pittoriche di Mauro scaturiscono da una meditata e ponderata riflessione sulla duttile matericità del colore e sul senso interiore e interno dell’opera. Nella registrazione del dato reale spesso la civiltà odierna tende a dimenticare ciò che rappresenta sostanzialmente. Mauro ci ricorda tramite la sua arte che il valore e l’importanza dei sentimenti non è mai superflua e attribuisce all’arte una valenza sentimentale primaria e imprescindibile da diffondere e propagare con un messaggio di portata universale.

  • Intervista – Riflessioni dell’artista Mauro Maisel

    Mauro Maisel è stato intervistato ancora una volta per fare alcune riflessioni sui concetti di arte spirituale e materiale e per parlare della sua ispirazione artistica.

    D: Una riflessione su questi due concetti in parallelo applicati alla tua arte: spirituale/materiale;
    R: La mia arte sicuramente è più deviata dal concetto materiale, certo, il mio io interiore sbatte come una pallina da flipper per cercare idee e significati di un nuovo progetto, ma il lato materiale è quello ormai che governa, realizzo in concreto, anche se è difficile aver un’idea chiara di come sarà il risultato finale, reputo il mio lavoro “estemporaneo”, nel senso che vedo l’opera prender forma man mano che creo e passano i giorni.

    D: A quale artista della storia dell’arte ti senti più affine nell’espressione stilistica?
    R: Qualche anno fa partecipai ad una lectio magistralis di Vittorio Sgarbi, conclusasi ci fu una mostra di un artista italiano di nome Giordano Floreancig. Vidi i suoi ritratti cosi irreali, ma reali, con schizzi di colore, molto colore, fin da uscire dalla tela… Fu un colpo di fulmine… Dapprima provai anch’io a fare dei lavori simili, ma sapevo che non era la mia strada, successivamente mi imbattei negli artisti Antony Micallef e Justin Gaffrey, tanto diversi tra loro, ma con un comun denominatore: lo Spessore. Bombe a mano di colore indefinito nei ritratti ,voluminoso e disordinato Antony; Spessore, peso e maestria nel dosare quel materiale denso creando paesaggi e nature morte Justin. Da allora si aprì il mio mondo, che muta continuamente, ma vedremo dove mi porterà…

    D: Un commento su questa autorevole citazione di Marcel Proust “il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale”;
    R: Stando a questa citazione, il mondo sarebbe stato creato migliaia di volte, visti gli artisti fighi che hanno attraversato la storia. È bello pensare che in qualche angolo remoto del pianeta, presto ci sarà un artista che stupirà e sconvolgerà, sta tutto nel scoprirlo ed aiutarlo ad emergere. Dio non ha avuto bisogno di nulla e nessuno per stupire…

  • La visionarietà tra arte e spirito di Mauro Maisel

    Nell’individuare le peculiarità distintive del suo fare arte la dottoressa Elena Gollini ha spiegato: “Per Mauro Maisel ogni opera è simbolo di vera e autentica elevazione e ogni gesto creativo costituisce il raggiungimento di un’intima ascensione emozionale e arricchimento interiore. Nella sua arte emerge qualcosa di intangibile volutamente celato e non del tutto svelato e rivelato, per lasciare all’osservatore la possibilità di guardare oltre e vedere più lontano rispetto all’immediatezza dell’immagine riprodotta e l’opportunità di calarsi e immergersi dentro la coreografia compositiva e di manifestare le proprie riflessioni interpretative in completa e assoluta libertà. È un’arte che sviluppa la commistione armoniosa ed equilibrata di tecniche artistiche differenti, in un vortice dinamico e animato di sensazioni e percezioni da cui trapela il suo stato d’animo durante l’atto creativo. Il ritmo del mondo e del nostro vivere quotidiano accelera di continuo e fa perdere frammenti importanti della nostra essenza spirituale. Con la sua arte Mauro vuole riportare in primo piano l’attenzione su tale essenza primaria e ricondurre lo spettatore al senso puro e incontaminato dell’immateriale e della dimensione spirituale di cui siamo fatti“.

    Il sogno, la fantasia, l’irrazionalità inconscia, l’immaginario onirico affiorano come tematiche predominanti nella ricercata poetica di Mauro, che pone l’accento su una visione fantastica delle immagini percepite e traslate mediante una formula di astrattismo materico e cromatico di intenso impatto suggestivo. La vivace e appassionata vena creativa si rivolge a quel senso profondo che avvolge tutta l’arte informale non figurativa e la personalizza con connotazioni distintive sostanziali di qualificante levatura, che ne rendono lo stile espressivo ben identificabile e subito riconoscibile. Nella sequenza narrativa dimostra l’abile capacità di saper creare e individuare delle precise e definite sezioni coloristiche che accentuate fanno risaltare e danno vitalità all’intera composizione, nel tripudio dinamico delle declinazioni e combinazioni tonali dense e corpose che imprimono ritmo e plasticità. Con la sua arte Mauro sembra quasi voler esprimere il desiderio di sognare la “realizzazione dell’impossibile” invitando lo spettatore a soffermarsi con attenzione e a riflettere e pensare sui significati sottesi intrinsechi inseriti dentro la costruzione scenica, traducendo e interpretando a livello visivo ed emozionale le percezioni sprigionate dalla sfera sensoriale. Ogni opera realizzata gli permette di essere più consapevole della sua essenza mentale e spirituale, procedendo verso un viaggio magico da intraprendere insieme all’osservatore. La sua diventa una rievocazione fantastica del bello, di qualcosa di elevato che simboleggia lo spirituale, l’etereo, il senza tempo, l’eterno, l’infinito.

  • L’arte sensoriale di Piergió

    Il colore è il mezzo che consente di esercitare un influsso indiretto sull’anima. Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde. L’artista è una mano che toccando questo o quel tasto mette in vibrazione l’animo umano” (Vasilij Kandinskij). In perfetta sinergia con queste autorevoli riflessioni si articola il percorso creativo di PierGió. Per lui ovunque noi siamo rilasciamo vibrazioni e qualsiasi cosa tocchiamo trasferiamo in essa parte di noi stessi e la nostra presenza rimane nel tempo, come ricordo carico di palpitante fremito emozionale. La pittura diventa esperienza sensoriale completa, dove i cinque sensi vengono appagati e stimolati dal comparto emozionale. PierGió interpreta l’arte come emozione a tutto tondo e vuole emozionarsi e fare emozionare lo spettatore con sempre nuovi e incalzanti incipit.

    La dottoressa Elena Gollini ha commentato: “Per PierGió la libertà artistica equivale alla libertà morale e intellettuale di uomo e artista che sa stare al passo con i tempi ed è consapevole del proprio ruolo sociale. Le opere contengono un arcobaleno cromatico ricco, corposo, multicolore che si accende di luce, di bagliori luminosi, di vitalità energizzante. Il suo sguardo attento cura ogni dettaglio e particolare trovando soluzioni estetiche molto coinvolgenti, senza però mai tralasciare l’aspetto sostanziale che arricchisce e integra con intelligente calibratura“.

    PierGió cerca la luce della creatività in se stessa e la trasferisce nelle opere. La sua inclinazione artistica si può accostare a quel movimento culturale vicino alla corrente surrealista che si diffuse in Francia e poi nel resto dell’Europa del Novecento coinvolgendo tutte le arti visive. Il principale teorico André Breton venne influenzato dal saggio “L’interpretazione dei sogni” scritto da Sigmund Freud rivendicando l’importanza del sogno, della componente onirica e della sfera emozionale ed emotiva inconscia all’interno del processo creativo. L’arte di PierGió in linea con queste concezioni è associabile a concetti come parole libere, pensieri e immagini senza freni inibitori, che si sviscerano in modo assolutamente spontaneo e incondizionato. PierGió accoglie la concezione dell’irrazionale perpetrata nel linguaggio surrealista bretoniano e la fa sua, designando ogni libera espressione come fantasia pura, scaturita dall’anima e dal cuore. Secondo PierGió libera espressione è sinonimo anche di libertà da ogni imitazione copiativa ed emulazione pedissequa e si trasmette di rimando nella sfera interiore e spirituale. PierGió è portavoce convinto e fautore di un’arte che sa liberare le pulsioni più profonde, attribuendo particolare rilievo al cammino di evoluzione esistenziale accanto a quello di crescita artistica.

  • PierGió artista di ricerca e di riflessione

    Un’opera d’arte è quello che c’è dietro l’opera, non quello che vedi. Sulla scia di queste profonde riflessioni PierGió intraprende con slancio e passione il cammino artistico, accostandosi al filone informale con quell’entusiasmo e quell’energia insiti nel suo pregevole talento creativo. Per lui fare arte equivale ad esprimere appieno il suo essere in modo intimo, attraverso una completa e appagante libertà intellettuale. Nelle opere scorre e si percepisce un senso di infinito, di dimensione sconfinata e svincolata da limiti spaziali che accoglie lo sguardo dello spettatore e lo immette nella visione a tutto tondo. La dottoressa Elena Gollini ha commentato: “La pittura per PierGió è un mezzo indispensabile per parlare di sé, per raccontare e raccontarsi, per sondare ed esplorare le stanze segrete e più recondite dell’anima e della mente, recuperando tramite l’atto creativo la sua parte più celata e inespressa. Le opere assumono il colore degli occhi e dell’anima di chi li osserva e li contempla con trasporto generando un potente scambio simbiotico con il fruitore“.

    Nelle creazioni realizzate da PierGió si riesce a cogliere la qualità intrinseca insita dentro esse. I materiali compositivi vengono armonizzati tra loro con un intreccio sinergico e l’impatto estetico risulta da subito gradevole alla vista. Dalle composizioni di inedita prospettiva materico-informale scaturisce una commistione di emozioni, sentimenti e sensazioni compenetranti, che stimolano la fantasia di lettura interpretativa e riescono a racchiudere e custodire intatto un momento intenso e di pregnante espressività. La narrazione si spinge verso contenuti allusivi e innerva una poetica di matrice astratta ricercata e molto accattivante che si libera in cromatismi lirici. L’ispirazione creativa si sposta verso la ricerca dell’universo infinito della psiche, catturandone gli anfratti più nascosti e non rivelati. Le opere sono frutto dell’inconscio modulato e incanalato dentro un’attenta ricerca e indagine di scandaglio e analisi introspettiva. Il senso estetico è permeato da un forte gusto personale nella scelta e nell’utilizzo della tavolozza cromatica con tonalità incisive e di efficace resa scenica. Le creazioni compongono una sorta di “sequenza liturgica” insita nel compimento dell’atto e del gesto pittorico e sono frutto di un’illuminazione ispiratrice che proviene dall’osservazione del mondo sia esterno sia interno, nel tripudio appassionato della corrispondenza dei sensi.

  • Il coinvolgente “delirio creativo” di Alessandro Maria Zucca

    L’arte pittorica di Alessandro Maria Zucca ricorda per certi versi il senso della concezione del non finito di Michelangelo, oltre il quale si entra nell’infinito. Le opere proposte all’attenzione del fruitore sensibile e perspicace offrono un peculiare e non consueto modo di vedere il mondo e di percepire la realtà circostante. La dottoressa Elena Gollini ha rimarcato come “Alessandro ci invita a imparare a guardare e intendere, configurando un’inedita organizzazione percettiva di forme disposte nella continuità dello spazio, che si congiungono in commistione e generano delle orchestrazioni coreografiche di articolata sfaccettatura. I giochi cromatici si snodano su declinazioni e gradazioni variegate e si indirizzano verso una luminescenza brillante e luminosa, con toni decisi e incisivi che fanno emergere in primo piano la costruzione dinamica e pulsante. Inserisce nelle opere anche forme a cui attribuisce un particolare significato semantico insito profondo e mai casuale. Crea combinazioni curiose e originali, che spingono l’osservatore a una lettura aperta e a una conoscenza approfondita verso il mondo dell’arte e della cultura in generale“.

    La pittura di Alessandro è orientata allo studio del colore, delle armonie e dei vari abbinamenti cromatici associati allo studio delle luci, delle ombre e delle prospettive luminose e rafforzata dalla componente energetica della materia che conferisce dinamismo e vitalità alla composizione. Il suo linguaggio astratto contiene emozioni del vissuto esistenziale e produce una pittura informale accostabile per certi aspetti alla corrente dell’espressionismo astratto americano. La ricerca si dirige e si incentra sulla materia per dare risalto alla sua massima espressione sostanziale. Alessandro nella dimensione informale si sente libero, svincolato da canoni imposti e riesce a catturare i pensieri e il pathos del momento, imprimendolo sulla tela con spontanea ispirazione. La tecnica prevede una successione preparatoria ed esecutiva che permette di ottenere risultati interessanti e stimolanti per l’osservatore, attribuendo grande importanza anche al dato contenutistico, che fa leva sulla sfera introspettiva e la canalizza verso una sorta di continuità ideale, protesa all’infinito, all’assoluto, al divino.

  • Mauro Maisel eclettico sperimentatore creativo

    L’arte di Mauro Maisel non è “ingabbiata” e condizionata da alcun canone estetico ferreo e rigoroso e si abbandona a dare pieno e libero sfogo al suo fervido e incalzante spirito creativo. Si muove con maestria e autorevole padronanza della materia, conferendo alla tavolozza cromatica un ruolo basilare e primario nella costruzione scenica. Il colore ricco e corposo nella stesura e nella partitura delle sfumature tonali viene distribuito generosamente, definendo e scandendo il ritmo dell’intera superficie narrativa e garantendo un risultato finale molto gradevole e piacevole alla vista. La produzione eterogenea si articola in un’espressione personalizzata e soggettiva, dove l’informale e l’astrazione coesistono insieme all’interno di una progettualità artistica versatile e poliedrica. La ricerca cromatica espressionista è il risultato dell’equilibrato rapporto tra gestualità ed emotività, il tutto ben controllato e monitorato da una mente ingegnosa, sempre vigile, capace di guidare la mano e fermarla nel momento giusto con un’esecuzione precisa e puntuale. Mauro Maisel concentra l’attenzione sulla tensione interiore, con uno stile in cui predomina l’essenza rispetto all’apparenza, spostando il punto di vista del fruitore ben al di sopra di una semplice alternanza visionaria e indirizzandosi verso l’interiorità del colore. Crea guardando il mondo con gli occhi del cuore, superando i limiti formali dell’apparenza con un approccio fortemente intimista.

    La dottoressa Elena Gollini nel cogliere i tratti salienti del suo operato creativo ha sottolineato: “La ricerca artistica di Mauro Maisel confluisce nella ricerca del moto interiore della sua anima e si rivela nella ricerca di luce, colore, dinamismo vitale. Analizzando in modo introspettivo la produzione si comprende che è posta ad un crocevia tra diverse tendenze e sperimentazioni. La sintesi narrativa che realizza si manifesta nella potente valenza energetica del colore, puramente e sostanzialmente molto incisivo. In un grumo di colore si raggruppano idee, percezioni, pensieri, sentimenti, emozioni. Le commistioni e le mescolanze cromatiche generano visioni plastiche di fantasia che equivalgono al ritratto del vero, rivisitato e trasformato dall’immaginario fantastico. La sua arte si può ricondurre ad un linguaggio astratto d’orientamento futurista e metafisico, scorgendo gli aspetti di un procedimento alchemico a cui fa riferimento, dove il senso di dispersione nello spazio e di leggerezza della materia insieme alla componente luminosa, arrivano ad una sintesi formale estrema, dopo aver filtrato ogni fattore della realtà visibile. In ciò si raggiunge anche a intesi tra la realtà interiore di Mauro e il mondo che lo circonda“.

  • “Cynara”, dal 22 giugno al 13 luglio personale di Giuseppe Bombaci alla galleria Quadrifoglio

    Siracusa – Dal 22 giugno al 13 luglio la galleria Quadrifoglio arte contemporanea di via Santi Coronati 13 a Ortigia ospiterà una personale di Giuseppe Bombaci dal titolo “Cynara”, a cura di Mario Cucè (inaugurazione sabato 22, ore 18,30).

    Giuseppe Bombaci si è formato artisticamente tra Siracusa, sua città natale, Firenze e Milano, dove è stato allievo e poi assistente di Alberto Garutti e Giuseppe Maraniello all’accademia di Brera. Dal 1998, anno del suo debutto in pubblico a Siracusa, ha partecipato a numerose e qualificate collettive e personali, in gallerie private e in sedi istituzionali. Vive tra Siracusa e Milano.

    Il percorso espositivo propone circa dodici opere recenti, alcune di grande formato, realizzate con colori a olio su diversi supporti. Il titolo della mostra trae origine dalla mitologia classica: Cynara era una ninfa dai capelli color cenere e gli occhi verdi dalle rarissime sfumature viola che Zeus, vistosi respinto, per vendetta trasformò in carciofo. Attraverso le suggestioni cromatiche e il simbolismo concettuale presenti nel mito (la bellezza prigioniera, la forma come limite, l’essenza come sola realtà dell’esistente), Bombaci dà vita a una pittura grafico-segnica, essenziale, scarnificata dalla materia, che approda a un sintetismo nuovo ed efficace, dai tratti eleganti e ricco di forza interiore. Una pittura, la sua, fortemente ancorata alla Storia dell’arte, che annovera tra i suoi referenti artisti come Diego Velasquez, Gino De Dominicis, Pablo Picasso.

    “Nella sua ultimissima produzione – scrive Ettore Pinelli in un testo pubblicato nel pieghevole della mostra – [Bombaci] rappresenta esili icone incorporee che si materializzano sulla tela come fantasmi. Figure plastiche dai tratti lineari si stagliano su fondi monocromi ed emergono silenziose dall’ombra, una pittura disegnata e un disegno pittorico, stabiliscono il rapporto di contaminazione tra le due pratiche nella più recente produzione di Bombaci”.

    La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, dalle ore 10 alle 13, e dalle 17 alle 20.

    Info e contattiGalleria Quadrifoglio
    Via dei SS. Coronati, 13 – Siracusa
    tel: 0931 64443
    mail: [email protected]
    web: www.galleriaquadrifoglio.it

  • Alessandro Zucca emerge come giovane talento del panorama pittorico attuale

    Alessandro Zucca si inserisce a buon conto nel variegato panorama pittorico contemporaneo con un percorso creativo meritevole di attenzione. Alessandro riesce a fare rivivere tramite la materia pittorica dei messaggi di grande passionalità e sensibilità, che appartengono ad un’indole artistica di forte spessore. Le opere sono elaborate con sicurezza e competenza d’azione e acquisita conoscenza dei mezzi strumentali e delle tecniche esecutive, delineando un’impronta stilistica responsabile, coerente e accorta, che sorregge la vena ispiratrice estremamente versatile, eclettica e poliedrica. Le forme e i volumi delle composizioni sono armoniosi e proporzionati, consentendo una piena sintonia e assonanza strutturale e producendo un’elegante e ricercata plasticità. Queste qualità compositive sono un riferimento primario nel suo percorso evolutivo di ricerca e sperimentazione e gli permettono di raggiungere una costante e crescente forza espressiva. Alessandro ha una visione moderna del fare arte, dimostrando un fantasioso potenziale creativo e apportando alla pittura significati e simboli non consueti, in nome di un’arte protesa alla comunicazione innovativa, mai scontata e mai ripetitiva.

    Su di lui la dottoressa Elena Gollini ha commentato:”Il linguaggio pittorico di Alessandro Zucca denota una personalità umana e artistica incisiva, carismatica, fantasiosa, ricca di vitalità e di contenuti, che lascia emergere uno spirito d’inventiva vivace e passionale, ma al contempo riflessivo e meditativo. La sua pittura rispecchia appieno il suo essere. Nell’alchimia strutturale delle rappresentazioni si delinea una forma di richiamo ed esortazione collettiva e sociale, per coinvolgere l’osservatore con chiavi di lettura di profonda valenza. La sua è un’arte studiata e meditata, fulcro nevralgico di simboli, metafore e allusioni esistenziali importanti. Un’arte pregnante di significati concettuali in codice, realizzata con lungimirante proiezione e razionale capacità di pensiero analitico. Una pittura che racchiude progettualità, abilità, sentimento e amore, in un armonioso intreccio a commistione fissato sulle tele. C’è in Alessandro l’idea della comunicazione intesa come offerta del sé, dell’esperienza artistica concepita come servizio da condividere e mettere a disposizione degli altri. Le composizioni hanno una formula quasi magica molto accattivante e un’impronta visionaria onirica. Le costruzioni sceniche possiedono un immediato impatto visivo e catalizzano da subito l’attenzione dello spettatore, in modo attivo e partecipe, facendosi apprezzare anche nella loro fruizione estetica di piacevole orchestrazione“.

  • Assenza / Presenza. L’arte di esserci

    Una casa delle espressioni, plasmata dall’estro di maestri ed esordienti, culla di molte “prime volte”, protagonista di incontri e racconti d’arte. Tutto questo è stato, è e in qualche modo sarà la 255 Raw Gallery, il polo creativo sorto a Bergamo tre anni fa a Palazzo Zanchi, nella vivace via Torquato Tasso 49/c, che il 21 marzo si appresta a salutare l’eclettica piazzetta inaugurando la sua ultima mostra: «Assenza / Presenza. L’arte di esserci» di Daniela Chignoli.

    Un titolo evocativo che cela in sé l’essenza stessa del presente e del futuro della galleria: come una pagina bianca, essenziale e libera, in attesa di tornare ad accogliere nuove espressioni, regala un “arrivederci” gentile e riflessivo al suo affezionato pubblico. L’ultimo spettacolo è pensato come una festa di piazza, aperta a tutti, interamente incentrata sul dialogo tra l’ieri e l’oggi, tra le prime e le ultime volte, tra addii e nuovi inizi. Non a caso, il sipario si alza il 21 marzo, giorno che celebra l’arrivo della Primavera, stagione di rinascita per eccellenza, ponte tra ciò che è stato e ciò che potrà essere.

    I tre anni della 255 Raw Gallery meritano, del resto, una conclusione non convenzionale, né scontata. Un finale aperto attraverso il quale riannodare le fila di un percorso genuino e catalizzatore di attenzione, sempre alla ricerca di nuove ed entusiasmanti realtà creative. La galleria, nata come contenitore per ospitare eventi ispirati al mondo del digitale, del design e della grafica, ha accolto le proposte espositive più variegate. Si è fin da subito distinta per l’eclettico nome – 255 (255 255) – rimandando alla cifra con cui il colore digitale definisce il bianco, manifestazione massima di luce e, ancora una volta, espressione di un dualismo con il suo opposto, il buio.

    In 4 anni di ricerca e attività ha ospitato mondi ed espressioni d’arte anche diversissime tra loro: dal grande Enzo Facciolo, il papà di Diabolik, con la mostra esclusiva Diabolika Mano che ha portato a Bergamo un intero numero del fumetto con tutte le tavole e una serie di disegni originali alle “Compressioni” d’arte di Patrick Corrado, elaborate digitalmente e interpretate in una chiave visiva esponenziale per dimensioni, intensità e visioni; dalle opere di urban e digital art del collettivo Bergamasterz, per riscoprire la lettera come segno comunicativo ed esprimerne appieno il fortissimo impatto artistico, alla mostra fotografica “TOILET – Immagini per transizione” di Marco Riva con il travestitismo come espressione comunicativa dirompente e avvolgete sulla figura umana e l’identità. E ancora: Vittoria Drago, la artist printmaker fuoriclasse della stampa su tessuti, legno e carta di grandi dimensioni, che si è raccontata ne “La popolarità della realtà”; Federica Giudici, che con la sua residenza d’artista #Chroma key – Sfondi dalla Natura ha indagato sfondi, strati, spazi, atmosfere e paesaggi regalando ai visitatori un percorso creativo unico nel suo genere e Ylenia Manzoni, in arte Vinil, apprezzata artista e tatuatrice, i cui disegni sono stati protagonisti della mostra «Qui, ora (con il giusto tempo)» tra linee nette e definite e figure leggere e fanciullesche, per esprimere l’“io” più profondo dell’artista in una concept gallery dallo stile domestico ma ad alto tasso di naturalità.

    Un percorso coinvolgente, segnato da eventi e appuntamenti di spiccata creatività come Mustacchi a Novembre, la mostra di baffi che diventano di volta in volta strumenti ad arco, corde di funamboli, file di aquiloni, belve indomabili, piante da giardino, per promuovere la campagna mondiale di Movember Foundation, associazione impegnata nella prevenzione e nella ricerca contro il cancro alla prostata; o ancora: la serata RI.LUMEN nel segno di Evaristo Baschenis, protagonista assoluto del panorama pittorico del Seicento, con la “rilettura” digitale di quattro delle sue più importanti opere, fino a un’immersione completa nell’affascinante cultura nipponica con KOKORO, tra origami, cerimonia del te’, kimono e la mostra fotografica di Tamayo Horiuchi.

    Così, continuando il fantasioso gioco di rimandi, se «Assenza / Presenza. L’arte di esserci» sarà per la 255 Raw Gallery l’ultimo atto, mentre per la sua artista, sarà il primo. Un closure event – first event che indagherà l’ossimoro e la complementarietà della tematica attraverso 50 foto analogiche e digitali divise in 5 percorsi differenti. La 43enne bergamasca Chignoli, appassionata da sempre di fotografie, inquadrerà ambienti de-umanizzati, luoghi intimi, umili e genuini, con uno sguardo attento e premuroso sulla quotidianità. Un ritorno alla semplicità che renderà le sue foto sincere e malinconiche, stimolando l’immaginazione di chi le guarda. Un andirivieni di suggestioni, dalle sue immagini si possono percepire emozioni e vissuti. Spesso per capire il ruolo che si è svolto bisogna uscire di scena, osservare l’assenza per ritrovare la presenza.

     

    La mostra sarà visitabile il giovedì pomeriggio, il venerdì mattina e il sabato tutto il giorno dal 21 marzo al 27 aprile.

     

    Per info: www.255.gallery

  • Parole e Colori – Moreno Gentili e Guido Rocca

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    L’interessante rassegna di mostre bipersonali organizzate dal gallerista Francesco Zanuso prosegue anche nel 2019.

     

    Ad inaugurare il nuovo anno sarà la coppia formata dall’autore dei Manifesti poetici Moreno Gentili e dall’artista lirico-astratto Guido Rocca.L’esposizione, intitolata “Parole e Colori”, inaugurerà mercoledì 16 gennaio alle 18 in Corso di Porta Vigentina 26 a Milano e sarà fruibile fino al 31 gennaio.

     


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    I “Manifesti poetici” di Moreno Gentili sono l’espressione di un pensiero che è meditazione e visione in forma di oggetto da esporsi negli spazi di coabitazione privata e pubblica.
    Uno dei suoi manifesti infatti arreda, intrattiene, informa e regala suggestioni spesso emozionanti e questi sono davvero particolari.
    Tra le opere esposte di Gentili alla Galleria Zanuso, i manifesti inediti “Milano é…”, omaggio poetico alla nostra città, “Bevo vivere”, un viaggio di parole nelle emozioni del buon bere, “Caffè”, manifesto di suggestioni dedicate a questo rito centenario del nostro quotidiano. Oltre a questi il celebre “Ti amo”, il manifesto dei “No” e “Piantala!”, testo salvifico che aiuta a ritrovare buon umore nei momenti difficili.

    Caratteristica dei manifesti poetici, è la scrittura in forma di Mantra in cui l’autore accompagna il collezionista in una consapevolezza utile a non perdere di vista la realtà, anche in modo ironico e autoironico. I manifesti sono stampati in formato 80×100 cm su carta, o su supporto rigido in tiratura numerata e firmata dall’autore.

    Scrive di lui Ludovico di Giovanni:
    “Moreno Gentili, scrittore, artista e designer, si pone nella tradizione creativa italiana di un eclettismo dove figure come Carlo Mollino, Emilio Tadini, Dino Buzzati, Carla Cerati, Pier Paolo Pasolini e altri, hanno lasciato tracce di esperienza creativa multiforme libera e indipendente da mercati, influenze critiche e condizionamenti culturali. La ricerca dell’innovazione è la spinta che tende a muovere la curiosità di questi ricercatori di emozioni che fanno della sperimentazione artistica un linguaggio riconducibile alla loro personalità che oggi definiremmo “multitasking”, ma che in realtà segna nella storia dell’Arte italiana molti passaggi epocali. Un valore aggiunto -questa curiosità- che rompe spesso mode e convenzioni per dare vita a nuovi linguaggi creativi che danno lustro al nostro paese”.

     


    L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, barba, primo piano e spazio all'apertoL’Arte rappresenta per Guido Rocca la vita stessa.
    È l’accondiscendente compagna di viaggio; l’illuminazione del cammino; il grembo materno in cui rinascere dopo ogni sconfitta; il porto quieto dove riposare la mente; la cura per i malesseri dell’anima. “L’arte mi ha accompagnato fin da bambino. La poesia è stata la mia prima vera amica e grazie a lei riuscivo a comunicare in maniera sincera…”

    Al termine di interminabili viaggi, avventure estreme, deviazioni pericolose, Rocca ristabilirà i propri equilibri psicofisici proprio grazie all’Arte, al suo potere totalizzante e salvifico. “Adesso creare è ciò che mi permette di provare soddisfazione, mi fa sentire vivo e me stesso, in quanto ritengo l’arte una forma di comunicazione spirituale. La mia speranza è che questa trasformazione avvenga anche in chi comunica con i miei dipinti e poesie.”

    Le opere lirico-astratte di Guido Rocca vivono di un’istintualità pura e provocante. Nell’ormai raggiunto equilibrio rappresentativo la luce detta l’ordito dell’opera, che il colore completa con trame evocatrici e coinvolgenti. Le opere vibrano di suggestioni che il fruitore è chiamato a fare proprie, in una sorta di afflato mistico che dovrebbe condurre alla condivisione di sensazioni intime e profonde. “…dipingo e scrivo con la consapevolezza che l’arte è una forma di rivoluzione gentile e che è energia vitale per la sopravvivenza e il miglioramento della società.” L’intuizione di Rocca si avvicina dunque a ciò che in letteratura definiremmo come “opera aperta”, una narrazione (verbale o grafica poco importa) dove il fruitore è libero di apportare il proprio contributo, non solo suggerendo diverse soluzioni interpretative, ma contribuendo ad ampliare i confini dell’opera stessa, in un’azione di costante arricchimento dei contenuti.

     


     

    Parole e Colori
    Moreno Gentili e Guido Rocca

    Galleria Francesco Zanuso
    Corso di Porta Vigentina 26 – 20122 Milano

    dal 16 al 31 gennaio 2019
    inaugurazione mercoledì 16 gennaio dalle 18 alle 21

    da lunedì a giovedì 15 – 19
    venerdì e in altri orari su appuntamento

    +39 335 6379291
    [email protected]
    www.galleriafrancescozanuso.com

  • «Equilibrio Sottile» la terra oggi, per un futuro domani

    È l’«Equilibrio Sottile» di un ambiente incontaminato ed affascinante ma sempre più degradato e molestato dall’azione incurante dell’uomo il tema scelto per la seconda edizione di «Fotografica. Festival di Fotografia Bergamo», la rassegna biennale promossa a Bergamo dall’ Associazione FOTOGRAFICA e con la consulenza artistica di Denis Curti, in programma dal 27 ottobre all’11 novembre 2018.

    Diciassette giorni di mostre fotografiche, incontri e dibattiti nella splendida cornice di Città Alta, presso il Monastero del Carmine, con la partecipazione di maestri entrati nel gotha internazionale della fotografia e di giovani emergenti dalle straordinarie capacità. Vissuti e sguardi diversi accomunati da un unico filone narrativo: la denuncia dei danni irreparabili provocati dal cambiamento climatico, testimoniati da scatti rigorosi, sinceri, a volte persino brutali nella loro efficacia comunicativa. Immagini che, riprendendo gli avvenimenti drammatici dei giorni nostri, dimostrano al tempo stesso la bellezza del pianeta Terra, stimolando una nuova e più risoluta presa di coscienza rispetto al futuro sviluppo.

    A essere esposti saranno i lavori di: Gianni Berengo Gardin, fotografo di fama internazionale, con scatti in bianco e nero che ritraggono il quotidiano passaggio delle navi da crociera nella laguna di Venezia, mostra curata da Alessandra Mauro; Alessandro Grassani, autore di documentari su temi sociali in oltre 30 Paesi e per l’Organizzazione Internazionale per la migrazione, le cui foto accenderanno i riflettori sulle migrazioni climatiche.

    Ancora: Andrea Frazzetta, reporter con incarichi in oltre 50 Paesi al mondo, esporrà scatti dedicati a laghi dai colori psichedelici, vulcani attivi, distese di sale, ritraendo la terra in continua evoluzione come fosse Paradiso e Inferno al tempo stesso, un luogo ancestrale dov’è ancora possibile osservare fenomeni che hanno dato origine al mondo; Fabio Cuttica, fotografo dell’Agenzia Contrasto che, in collaborazione con CESVI, si soffermerà sull’Amazzonia con il reportage realizzato tra miniere d’oro illegali, distruzione ambientale e lavoro appassionato di chi cerca di difendere il territorio; Luca Locatelli, multimedia visual story-teller, vincitore del prestigioso premio World Press Photo 2018 per la categoria Environment, affronterà invece il volto oscuro del progresso tecnologico che tuttavia appare inevitabile; per questa ragione diventano fondamentali pianificazione ed impegno nel suo utilizzo; Fausto Podavini, fotografo di reportage per varie Onlus, presenterà fotografie che ritraggono i devastanti sconvolgimenti causati dalla costruzione di una diga in Etiopia, un’indagine iniziata nel 2011 per raccontare gli effetti di come investimenti imponenti mettano a rischio un equilibrio tra uomo e Natura consolidato in centinaia di anni, modificando irreparabilmente aspetti socio-antropologici e socio economici; e poi Jessica Bizzoni, designer, ricercatrice e fotografa che indaga su problemi ambientali causati dal comportamento contemporaneo analizzando la connessione con l’arte e il design come mezzo di espressione e critica.

    Infine, l’overview fotografica dedicata all’Artico, con la straordinaria rassegna di ARTICO. ULTIMA FRONTIERA, firmata da tre maestri della fotografia di reportage, Ragnar Axelsson, Carsten Egevang e Paolo Solari Bozzi e curata da Denis Curti e Marina Aliverti: 65 immagini in bianco e nero, per indagare come gli abitanti in Groenlandia, Siberia e Islanda gestiscono quotidianamente un ambiente ostile, ricordando l’importanza della difesa di uno degli ultimi ambienti naturali non (ancora) sfruttati dall’uomo. Con COLD IS HOT, la serie che viene presentata all’interno di ARTICO. ULTIMA FRONTIERA, Marina Aliverti ci presenta uno scorcio molto personale e sereno dei luoghi estremi della Groenlandia, dove ha vissuto per due mesi nell’inverno del 2016 con i pescatori-cacciatori Inuit e i fotografi della mostra, riportando in maniera disincantata e giocosa la quotidianità di questo popolo che vive tra i ghiacci, purtroppo non più eterni.  La rassegna include infine un potente documentario arricchisce la narrazione delle regioni del Nord: SILA and the Gatekeepers of the Arctic, realizzato dalla regista e fotografa svizzera Corina Gamma.

    Inoltre, la rassegna ospiterà la proiezione del film “My Life in a Click” dedicata a uno dei più grandi fotografi contemporanei, Gianni Berengo Gardin, raccontato dalla sua fedele compagna con la regia di Max Losito, che ha seguito il maestro per otto anni.

    Uno sguardo a 360 gradi, dunque, sulla fragile e potente bellezza della Natura per aprire una riflessione sul rapporto sempre più spesso squilibrato tra uomo e ambiente, in cerca di una nuova pacificazione fatta di rispetto, tutela e sostenibilità.

     

  • Arriva Star Wars The Last Brick: in mostra dal 26 aprile al 9 maggio una collezione di astronavi costruite con i mattoncini piu’ famosi al mondo ispirata alla celebre saga…

    Una delle tappe della mostra dei mattoncini che sta girando l’Italia arriva al Centro Commerciale Vialarga di Bologna.

    STAR WARS THE LAST BRICK è una collezione di astronavi ispirata alla celebre saga stellare, che potrà essere visitata gratuitamente dal 26 aprile al 9 maggio a Vialarga.

    Immancabile tra le navicelle esposte il Millennium Falcon pilotato dal famoso Han Solo e Chewbacca, e l’ammiraglia di Darth Vader il Super Star Destroyer con una lunghezza di ben 125 cm.

    L’originale esposizione è di proprietà di  N.EX.T. grazie al collezionista socio Francesco Genova, associazione veneziana nata nel 2015, molto attiva nel Nord d’Italia con attività culturali e iniziative sociali.

    Tutte le costruzioni sono all’interno di teche che ne valorizzano la spettacolarità. Il totale della collezione esposta ha richiesto 190 ore di costruzione per poco più di 36.000 mattoncini.

    I mattoncini più famosi al mondo per raccontare il meglio di guerre stellari: un connubio esplosivo, due passioni capaci di unire intere generazioni, due mondi fantastici che fanno sognare appassionati di tutte le età.

    E c’è di più: Domenica 6 maggio dalle ore 16.00 spettacolo con i personaggi della famosa saga stellare in carne ed ossa,  a disposizione per foto e selfie.

     

  • “Quintessenza”, tradizione e Assoluto nelle donne di Eliana Adorno

    Floridia (SR) – La ceramica come mezzo di espressione dell’anima. “Quintessenza”, personale di Eliana Adorno sarà inaugurata domenica 17 dicembre alle ore 19 al Museo etnografico “Nunzio Bruno” in Piazza Umberto I, 27 a Floridia. Un vernissage che vedrà coinvolti lo staff dell’esposizione permanente floridiana, Daniela Frisone, giornalista e studiosa di avanguardie letterarie siciliane e Sebiano (Sebastiano Failla), batterista e percussionista jazz.

    Una sessantina di opere dell’artista della ceramica e del decoro Eliana Adorno verranno presentate nell’ambito delle iniziative promosse nel territorio ibleo dal Centro studi di Ricerche popolari Xiridia, ente privato gestore del museo. La direzione del Museo etnografico “Nunzio Bruno”, che dal 2005 raccoglie il lavoro di ricognizione sull’antica vita contadina, da anni intesse una fitta rete di partenariati con istituzioni scolastiche e culturali ma soprattutto si distingue per aver contribuito alla fondazione della “Rete museale della cultura iblea” (REMCI) e del “Sistema Rete museale Iblei”, per la quale svolge la funzione di coordinamento.

    Tra le tappe più significative del percorso artistico di Eliana Adorno spicca il suo intervento nel 2003 alla collettiva “La Table du Musèe” al Museum Expressions al Palais des Congrès di Parigi, dove nel 2005 partecipa alla mostra “La Sicilia”. Quelli furono gli anni in cui il Palais des Congrès espone in modo permanente le opere dell’Adorno nell’ambito di “Casa Sicilia”, grazie a un partenariato con il Museo regionale della ceramica di Caltagirone. Una menzione d’onore spetta alla presenza dell’artista nel 2005 all’allestimento “Tra Vele e Venti, rotte mediterranee della ceramica” in occasione dell’American’s Cup, a Trapani. Nel 2007 Eliana Adorno è nominata tra le “Eccellenze artigiane iblee” nella mostra permanente dell’artigianato artistico alla Camera di Commercio di Siracusa e l’anno successivo nell’ambito di un’esposizione permanente di manufatti in ceramica e vetrofusione alla Galleria dell’eccellenza artigiana ne “La Cittadella del Mastro Artigiano”a Prarolo (VC).

    Il titolo della mostra celebra il concetto di “etere” o “quintessenza”, che nella filosofia aristotelica rappresentava il quinto elemento, dopo l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco. Il più puro, l’immateriale o lo spirituale, che nella concezione artistica di Eliana Adorno rievoca la sacralità della donna in quanto simbolo di bellezza terrena, di maternità come tradizione, di specchio dell’Assoluto poiché è assimilabile a un’entità sfuggente e permanente. Come scrive Daniela Frisone nel testo presente nella brochure della mostra: «Un accostamento sinergico che allude all’essere femminile in quanto madre, sorgente di vita e sentiero indecifrabile di bioritmi alchemici. E l’alchimia è una delle fonti che inconsciamente gravitano nell’opera di Eliana Adorno. Non è magia nel senso sintattico del termine, la sua è evocazione, rito interdetto, pensiero naturalmente indefinito. I colori gravitano attorno ai corpi presagendo sentimenti, e più sono freddi più sanno di etere, di assoluto. Caldi, piuttosto, rientrano nel dominio dell’umano, della falce di grano, del succo della vite, del sapore del fiato. E le fasce sono corde che opprimono i silenzi, le parole non dette, le ansie taciute».

    Durante il vernissage di “Quintessenza” Sebiano, musicista jazz di alta formazione artistica che vive e lavora tra Floridia e Milano, dove si esibisce in teatri come il Dal Verme e lo Strehler, riprodurrà i suoni liquidi ed evocativi degli udu, strumenti antichissimi presenti in tutte le culture del mondo.Abilmente realizzati da Eliana Adorno, gli udu erano utilizzati nell’antichità per portare l’acqua e venivano suonati nei rituali funerari esclusivamente dalle donne.

    La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2018 tutti i giorni (compresi i festivi) dalle ore 17 alle 20.

    Info e contatti
    Ceramiche e Decori
    Via Silvio Pellico, 76 – Floridia (Sr)
    339 2673235
    https://www.facebook.com/eliana.adorno.7

    Museo etnografico Nunzio Bruno
    Piazza Umberto I, 27 – Floridia (Sr)
    389 5122009
    www.museofloridia.it

  • “Natale con l’arte in Via della Spiga”, Guido Cicero espone a Milano nel “quadrilatero” della moda

    Milano – Dal 15 al 31 dicembre un’opera dell’artista siciliano Guido Cicero, dal titolo “Esser donna”, sarà esposta in mostra nei locali della Galleria d’arte contemporanea D Studio, in Via della Spiga 7, nell’ambito della collettiva “Natale con l’arte in Via della Spiga”, a cura di Giorgio Gregorio Grasso, critico d’arte e curatore di alcuni padiglioni della Biennale di Venezia. La mostra sarà inaugurata venerdì 15 alle ore 18, alla presenza dell’artista.

    L’invito a esporre è arrivato a compimento di un anno ricco di soddisfazioni per l’artista modicano, che ha già “collezionato” la partecipazione alla mostra allestita a Palazzo Ca’ Zenobio degli Armeni a Venezia nell’ambito della 57 Biennale e al “Premio Internazionale d’Arte Contemporanea” della MAG – Mediolanum Art Gallery di Padova. L’opera esposta vuole essere appunto un omaggio alla donna, nel cuore milanese dell’alta moda.

    “Esser donna”, dipinta con colori acrilici su tela, è stata realizzata in occasione della scorsa giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Ritrae una figura femminile assorta nei suoi pensieri. L’artista affida la trasposizione su tela di tali sentimenti ed emozioni ai veloci colpi di pennello, agli spruzzi di colore e alle tinte accese che “illuminano” lo sfondo scuro, aprendo un varco che consente allo spettatore di cogliere l’anima e l’essenza del soggetto rappresentato.

    Pittore, musicista e fotografo, Guido Cicero è nato nel 1952 a Modica. Attivo sulla scena artistica regionale e nazionale fin dal 1969, spazia nelle sue opere dal post impressionismo all’astrattismo, passando per il dripping pollockiano e per il realismo.

    Info e contatti
    sito web: http://guidocicero.guidocicero.it/
    mail: [email protected]
    cell: 338 8614677

  • SPOLETO ARTE INCONTRA VENEZIA: grande successo per l’incontro con Roberta Camerino e Veronica Ferretti alla mostra di Sgarbi

    E’ stato accolto con calore dal pubblico l’incontro che ha avuto luogo domenica 12 novembre alla mostra SPOLETO ARTE INCONTRA VENEZIA, allestita nello storico atelier di Roberta di Camerino: si è parlato di arte, di moda e della straordinaria figura della “padrona di casa”, la stilista e ideatrice dell’omonima griffe.

    Icona di stile, donna geniale, indipendente ed emancipata ante litteram, il racconto della sua straordinaria esistenza è stata l’occasione per trattare temi di grande attualità, come il ruolo della donna nella società e la condizione femminile nel mondo del lavoro. Protagoniste di questo evento sono stare Roberta Camerino, figlia della stilista e Veronica Ferretti, storica dell’arte e funzionaria del Museo Michelangelo Buonarroti, le quali, insieme al mediatore dell’incontro Salvo Nugnes, manager della cultura e organizzatore dell’evento, hanno lanciato l’idea di un “manifesto al femminile”: raccogliere le firme di donne di spicco che operano nel campo dell’arte, della moda, della creatività, per testimoniare il grande contributo delle donne in questi settori.

    Con l’occasione, la Camerino ha inoltre presentato al pubblico alcuni estratti del suo libro Schegge di R, un ricordo intimo e personale della madre, grande personalità, vulcanica e geniale, amica di Salvador Dalì, Coco Chanel, Walter Matthau, il cui ricordo a Venezia e nel mondo, è rimasto indelebile. Il volume, scritto insieme all’amica Federica Repetto, reca l’introduzione del professor Vittorio Sgarbi e il contributo di Luciana Boccardi, critica di moda e scrittrice, grande amica della famiglia.

    La mostra SPOLETO ARTE INCONTRA VENEZIA Palazzo Grifalconi Loredan, sarà visitabile fino a domani, mercoledì 15 novembre.

  • Il B#SIDE WAR FESTIVAL a Treviso, con la nuova mostra ‘Organic Memory’

    Vernissage: giovedì 29 giugno ore 19.00, presso lo spazio espositivo TRA del primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso).

    Orari: La mostra sarà fruibile fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Ogni domenica, dalle 17.00 alle 20.00, aperture straordinarie con visite guidate.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    Giovedì 29 giugno alle ore 19.00, in collaborazione con l’associazione Treviso Ricerca Arte e con il Patrocinio del Comune di Treviso, IoDeposito Ong inaugura la mostra Organic Memory, presso lo spazio espositivo TRA al primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso). Patrocinato dall’UNESCO, questo nuovo appuntamento artistico verrà presentato attraverso un talk di approfondimento e sarà fruibile gratuitamente fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Sono inoltre in programma aperture straordinarie che interesseranno tutte le domeniche dalle 17.00 alle 20.00, con la possibilità di visite guidate gratuite. La mostra-evento trevigiana rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR FESTIVAL, ideata e promossa da IoDeposito Ong attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

     

    Gran Bretagna, Cina, Canada, Italia, e ancora Slovenia, Belgio, Olanda, Romania, Cambogia: questi i paesi che IoDeposito porta a Treviso attraverso le opere protagoniste della mostra, per riflettere e dialogare sulla memoria collettiva di guerra. Organic Memory accoglie infatti immaginari inediti del conflitto e del ricordo bellico, partoriti da artisti nazionali e internazionali molto diversi fra loro per provenienza e vissuto: una riflessione corale sul tema del conflitto e sul rapporto con quest’ultimo, con la tragicità e con la memoria, espressa attraverso linguaggi differenti (dalla scultura e al ready made, dalla video-arte alla fotografia). Il B#SIDE WAR FESTIVAL continua dunque a chiedersi, lavorando sulle guerre che hanno devastato il Novecento con un occhio puntato a quelle che sconvolgono la società contemporanea, cosa significhi oggi -soprattutto per le nuove generazioni- ricordare e parlare di guerra. La prospettiva proposta dalla mostra affronta e si confronta con rielaborazioni artistiche personali dei concetti di identità, memoria, fragilità e appartenenza, attraverso un fil rouge che accomuna tutte le opere: il richiamo (implicito o manifesto) alla natura e al suolo. Allo stesso tempo metafora di vita così come di morte, questi due elementi sono dunque al centro di una dualità profonda che ben rappresenta la complessità delle dinamiche storico-sociali in gioco. Dalla mostra emerge infatti come il paesaggio, gli elementi naturali e gli oggetti materiali che lo hanno popolato durante il conflitto, assorbendo il lutto hanno sepolto e incorporato spoglie e ricordi, rendendo il suolo vero e proprio corpo fisico della memoria del conflitto.

    Il protagonismo dell’organicità del suolo si declina proprio in base al ruolo che in ogni opera questo ricopre, a seconda che la terra venga evocata o si integri fisicamente con l’oggetto bellico. Nel lavoro di Ilisie Remus (Romania), l’elemento naturale non è solo richiamato ma proprio mostrato, attraverso la rivisitazione di elementi chiave della divisa del soldato -come gli stivali- in un’accezione ambivalente che, incamerando la memoria, dà vita a qualcosa di nuovo, di organico. La cenere delle opere di Nathalie Vanheule (Belgio) funge invece da elemento simbolico del conflitto: è soffocante, ma è anche legata al fuoco e dunque alla purificazione e alla rinascita. «Organic Memory concepisce e presenta la memoria collettiva nella sua dimensione tangibile, rendendola viva e vicina» spiega Chiara Isadora Artico, art director del B#SIDE WAR FESTIVAL «grazie al dialogo schietto tra opera e opera, tra le opere e i visitatori, la mostra mira a coinvolgere il pubblico in modo interattivo, stimolando una riflessione che porti in contatto con la memoria del conflitto in modo inedito, potentemente sensoriale, emotivo, quasi carnale. Un inno alla gioia della vita, costituito da opere che sono immediatamente comprensibili a tutti».

    Contatti

    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/organic-memory-2/

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    Direzione: [email protected]

    Ufficio stampa: [email protected]

  • Apre la sede romana della Galleria d’arte TRIPHE’ con la mostra personale dell’artista cinese Ma Lin

    La mostra dell’artista Ma Lin, patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della R.P. Cinese in Italia, sintetizza un percorso artistico autonomo e peculiare; una sintesi di due linguaggi, figurativo e concettuale, resi con una tecnica frutto della duplice formazione dell’artista presso l’Accademia d’arte di Hubei in Cina e l’Accademia di Bologna.
    L’artista esalta il corpo, i volti e le espressioni per sottolineare la centralità, tutta rinascimentale dell’uomo, unita ad uno status di leggerezza e immediatezza zen, tipico della cultura orientale.
    In mostra saranno presenti 18 opere, realizzate in gran parte con tecnica mista e installate all’interno di vere e proprie tavole in legno di provenienza cinese.

    Sono creazioni che hanno la capacità di comunicare pensieri profondi, personali e sociali; il linguaggio, solare e stimolante, intercetta un range generazionale ampio che lo rende ancor più interessante ed apprezzabile.
    Il concettuale, nato negli anni 60 con lo scopo di affermare, che l’idea ed il concetto dovevano prevalere sul risultato estetico e sensoriale dell’opera, rischia di scadere in una estetica del disgusto ‘banale e ovvia’; l’arte figurativa, invece, come semplice rappresentazione della realtà, rischia di essere relegata in una stantia parafrasi del visibile.
    E’ necessario, quindi, un nuovo percorso, in grado di fondere entrambe le correnti superandone contrasti generazionali e di tempo. Le tavole dell’artista, in legno, vogliono rappresentare, anche, una sorta di ponte, di apertura verso ciò che è diverso, con l’intento di educare all’accoglienza letta come opportunità di crescita, umana e culturale, pur nel rispetto di origini, tradizioni e identità.
    Per questo la scelta della titolare della galleria Maria Laura Perilli di inaugurare un nuovo spazio artistico in Roma, è ricaduta su Ma Lin, in quanto ponte artistico dei due linguaggi, figurativo e concettuale ed esempio di una vita vissuta per creare sinergia tra Oriente ed Occidente.

    MA LIN
    “L’INCONTRO”
    a cura di Maria Laura PERILLI
    inaugurazione venerdi 10 marzo 2017 ore 19,30
    ( 10 marzo – 22 aprile 2017)
    Via Delle Fosse di Castello 2 Roma
    (Castel Sant’Angelo- San Pietro)
    con il patrocinio dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della R.P. Cinese in Italia
    Vademecum:
    Titolo: L’INCONTRO
    Artista: MA LIN
    A cura di: Maria Laura PERILLI
    Sede espositiva: via delle Fosse di Castello n2- Roma (Castel Sant’Angelo-San Pietro)
    Inaugurazione: venerdì 10 marzo ore 19,30 su invito
    Durata mostra: dal’11 marzo al 22 aprile 2017
    Orari: dal martedì al venerdì (10.00-13.00 16.30-19.30) il sabato (16,30-19,30)
    Sito internet: http://www.triphe.it/
    Email: [email protected]
    Mobile: 366/1128107
    Facebook – Instagram
    Ufficio stampa: Stefano Duranti Poccetti
    Email ufficio stampa: [email protected]
    Galleria TRIPHE’
    Sedi: Cortona(Ar), via Maccari n.3 Roma,via delle Fosse di Castello n.2
  • Mostra a Trieste, Memory As A Living Matter/ artisti internazionali per una reinterpretazione dell’oggetto bellico


    COMUNICATO STAMPA



    Mostra Memory As A Living Matter / artisti internazionali per una reinterpretazione dell’oggetto bellico

    Vernissage: Sabato 4 febbraio, ore 18.00, presso la Sala Umberto Veruda, Trieste (in Piazza Piccola 2, accesso pedonale direttamente da Piazza Unità passando sotto al porticato)

    Orari Mostra: dal 4 febbraio 2017 al 5 marzo 2017; dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 19.30. Visite guidate gratuite tutti i venerdì e sabato dalle 17.00 alle 19.00 (in questo caso è gradita la prenotazione a [email protected])

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    In collaborazione con il Comune di Trieste e con la Regione Friuli Venezia Giulia, la Ong IoDeposito presenta Memory As A Living Matter/la memoria della guerra attraverso la materia; Artisti internazionali per una reinterpretazione dell’oggetto bellico. Il vernissage, organizzato per sabato 4 febbraio alle ore 18.00 presso la sala Umberto Veruda in Piazza Unità (Ts), alzerà il sipario sulle opere in esposizione e sarà seguito da un breve talk con gli artisti presenti. La mostra-evento sarà fruibile gratuitamente nella prestigiosa location fino a domenica 5 marzo ed appartiene alla terza edizione dell’ampia rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    Poco si è discusso sulla rappresentazione della guerra nei musei e sui simboli da essa adottati: da una parte, resiste ancora una museografia risorgimentale che fa dell’oggetto bellico uno strumento didascalico; dall’altra parte, ne emerge una a contraltare che si avvale di proiezioni video e nella quale l’oggetto bellico diventa giocoso e, forse, ammutolito e privato della sua crudeltà. La mostra Memory As A Living Matter sembra prospettare una terza via nella rappresentazione dell’oggetto di guerra, tentando una inedita “museografia d’artista”: poche opere e povere nei materiali (dunque essenziali e quasi nude nella loro esposizione) eppure così potenti nell’espressione da sprigionare significati universali, capaci di risvegliare la memoria collettiva e di portare il visitatore a contatto con l’esperienza di chi ha vissuto il conflitto (risuonando quei retaggi latenti che si sono stratificati nel nostro DNA).

    Protagonista dell’esposizione è dunque la rivisitazione dell’oggetto bellico, la quale corre lungo due direttrici parallele appartenenti a due prospettive sensoriali e percettive opposte. Per la prima, si hanno opere composte da materiali “forti” (ferro, cemento, oggetti di uso comune, ready made e objets trouvé), orientate ad un messaggio di denun
    cia della violenta insensatezza della guerra. Per la seconda invece, opere create con materiali delicati e potentemente organici (carta, legno bruciato, cenere, grafite, gusci d’uova) che deperiscono e sfumano sotto gli occhi del visitatore, disvelando le conseguenze della guerra non solo attraverso la trasmissione del senso di vuoto (e assenza), ma anche per mezzo dell’idea di fragilità e vulnerabilità di ciò che resta dopo il conflitto. Due chiavi di lettura custodite nella produzione degli artisti contemporanei i quali, pur provenendo da diversi territori -dall’Italia alla Romania, dal Belgio al Canada, dalla Slovenia alla Cambogia-, sono tutti eredi di un doloroso passato di guerra, soprattutto in connessione ai conflitti mondiali.

    «Sono molto interessato a come le crisi sociali si situino e interagiscano con la struttura della quotidianità di tutti i giorni: attraverso la fruizione dello spettatore, l’arte appartiene a tutte le tre sequenze temporali -passato, presente e futuro» spiega Boris Beja, artista coinvolto nella mostra. Proprio in virtù di questa linea, anche l’organizzazione spaziale dell’allestimento ricopre un ruolo funzionale, concepita al fine di coadiuvare la ricettività dei visitatori nei confronti del diversificato bagaglio di significati ed emozioni. In qualsiasi punto della mostra ci si trovi, si sarà sempre circondati da un universo materico in bilico tra la fredda e pesante materialità e la fragile evanescenza: attorniati da opere fatte con i resti della guerra e da opere che, invece, ne materializzano i lasciti inespressi.

    Contatti

    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/memory-as-living-matter-la-memoria-della-guerra-la-materia/

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

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    Ufficio stampa: [email protected]

  • Il Master IDEA in Exhibition Design compie 10 anni

    POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano e IDEA, Associazione Italiana Exhibition Designers insieme da 10 anni per formare i nuovi professionisti dell’Exhibit

    Compie 10 anni il Master IDEA in Exhibition Design_L’Architettura dell’Esporre, promosso dalla Scuola del Design del Politecnico di Milano, organizzato congiuntamente da IDEA Associazione Italiana Exhibition Designers e POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano e diretto da Luciano Crespi, Ordinario di Design, e Mario Mastropietro, Presidente di IDEA.

    Giunto alla sua X edizione, il Master si conferma come uno dei prodotti d’eccellenza nel panorama formativo internazionale in materia di Exhibition Design: un percorso altamente professionalizzante, anche grazie al livello dei docenti coinvolti, tra i migliori professionisti del settore.

    Karim Azzabi, Paolo Baldessari, Roberto Benfenati, Luca Cendali, Paolo Cesaretti, Alessandro Colombo, Michele De Lucchi, Maurizio Di Puolo, Angelo Jelmini, Ugo La Pietra, Paolo Lucchetta, Paolo Maldotti,  Carlo Malerba, Francesco Murano, Francesca Murialdo, Ico Migliore, Franco Origoni Roberto Priori, Franco Rolle, Cristiana Vannini sono solo alcune delle personalità che hanno aderito a questo progetto didattico, mettendo  la propria esperienza a disposizione degli studenti con l’obiettivo di formare una nuova generazione di progettisti aggiornati e altamente qualificati.

    Alle spalle, nove edizioni di successo che hanno approcciato temi di ampio respiro, indagando l’exhibition design in ogni possibile declinazione – retail, eventi, mostre, musei, fiere – mettendo in evidenza tutte le potenzialità di una disciplina che ha mostrato in questi anni di essere portatrice di grande valore aggiunto, creando spazi di relazione e strumenti per una azione di comunicazione ‘calda’, capace di presentare in modo nuovo un brand, un servizio, una iniziativa culturale.

    Intensi workshop progettuali, coordinati dai migliori professionisti dell’exhibition design, nomi autorevoli associati a IDEA, hanno affrontato nel corso dell’ultima edizione A.A 2015-2016, alcune tematiche di interesse come ad esempio:

    • Progettare allestimenti urbani in piazza Gae Aulenti a Milano.

    Docenti responsabili Alessandro Colombo e Franco Origoni

    • Progettare il Museo delle Navi Antiche agli Arsenali Medicei di Pisa.

    Docente Responsabile – Maurizio Di Puolo

    • Esporre la “Gioconda coi baffi” di Marcel Duchamp.

    Docente responsabile  – Franco Rolle

    • Progettare l’allestimento dello stand di una marca automobilistica al Salone dell’Auto di Ginevra.

    Docente responsabile – Carlo Malerba

    • Progettare l’allestimento della Fiera Architect@work nello spazio milanese di via Ventura 14/15.

    Docente responsabile – Angelo Jelmini

    • Progettare il pop-up Frame store.

    Docenti responsabili- Alice Azario e Karim Azzabi

    • Progettare per la realtà

    Docente responsabile – Paolo Maldotti

    • Progettare per la realtà. Bricks and bits. Spazio reale e digitale per lo store di domani.

    Docente responsabile – Francesca Murialdo

    Il corso si articolerà in tre moduli formativi: il primo teorico-applicativo volto a fornire gli strumenti conoscitivi principali e il metodo di lavoro, il secondo prevalentemente applicativo con workshop progettuali. Il Terzo è invece concepito come momento di specializzazione e culminerà nello sviluppo di  una tesi in una delle tre macro-aree (fieristica, espositiva, retail). Il percorso prevede anche un periodo conclusivo di stage di circa 350 ore finalizzato all’inserimento formativo dello studente nel contesto del mondo lavorativo.

    Importanti istituzioni e significative realtà aziendali e professionali collaborano da anni per assicurare qualità ed efficacia al periodo di tirocinio curriculare previsto. Tra gli altri: MAGA di Gallarate, MART di Rovereto, Triennale di Milano, Sloowfood, Studio Angelo Jelmini, Studio Baldessari&Baldessari Studio Carmadesign, Studio Cerri & Associati, Studio Crea International, Studio Dedalo, Karim Azzabi Architects, Studio Migliore+Servetto e Studio Origoni Steiner, Designnetwork, Studio Storage, Way spa, Benfenati spa, RetailDesign.

    Oltre il 70% degli studenti delle edizioni precedenti ha avuto l’opportunità di proseguire con esperienze professionali nell’ambito dell’exhibition design. Molteplici e dinamici, infatti, gli sbocchi e le figure professionali in uscita:

    • liberi professionisti altamente qualificati
    • responsabili Exhibition Design all’interno di aziende industriali e commerciali, realtà di distribuzione e retail
    • responsabili Exhibition Design all’interno di società organizzatrici di fiere, mostre ed eventi, agenzie di comunicazione
    • responsabili Exhibition Design presso istituzioni culturali, fondazioni, enti, pubblici e privati,
    • dirigenti, progettisti e creativi presso aziende del settore allestimenti

    Il Master rivolge prevalentemente a laureati in Architettura, Design, Ingegneria, Beni Culturali o Accademie di Belle Arti, interessati a completare il proprio percorso formativo nel campo della progettazione espositiva, con diversi ambiti di applicazione che spaziano dalla progettazione di stand, fiere e spazi commerciali fino alla progettazione di mostre, musei e spazi per manifestazioni culturali.

    Il Master inizierà nel mese di novembre 2016 e terminerà a novembre 2017.

    Le iscrizioni sono già aperte. Per l’ammissione è prevista una selezione per titoli ed un colloquio.

    Il Master è a numero chiuso per un massimo di 25 studenti.

    L’attività didattica prevede un totale di circa 1500 ore tra lezioni, laboratori, workshop progettuali, stage e studio individuale.

     

    Per informazioni sulla didattica e sulle modalità di iscrizione:

     

    Ufficio Coordinamento Formazione

    POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano

    via Durando 38/A – V Piano – 20158 Milano

    tel. + 39 02.2399.5911 – fax. +39 02.2399.5970

    e-mail: [email protected]

     

    Idea Associazione Italiana Exhibition Designers

    Sede legale Via Mecenate 84/10 – 20138 Milano

    Tel. + 39 02 58328595 – fax + 39 02 89075019

    E-mail: [email protected]

    P.IVA 05819450965 – Codice Fiscale 97434130155

     

    Press Contact:

    Ufficio Comunicazione POLI.design

    POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano

    Tel. (+39) 02.2399.7201

    [email protected]