Tag: indicatori di momentum

  • Reddito fisso, cresce l’appeal per i paesi emergenti

    Una delle caratteristiche relative ai paesi emergenti è quella di avere un coefficiente di rischio maggiore, cosa che spesso spaventa gli investitori. Tuttavia lo scenario che si sta concretizzando ultimamente, nell’ambito di special modo del reddito fisso, fa ritenere che questo rischio possa essere ben ripagato.

    Lo scenario emergente sul reddito fisso

    paesi emergentiSotto diversi punti di vista l’andamento dei mercati emergenti sta registrando evidenti miglioramenti. In special modo alcuni di loro evidenziano una crescita economica più robusta e al tempo stesso gli indicatori di momentum mostrano una dinamica calante dell’inflazione più rapida rispetto ai paesi avanzati.

    Ciò è avvenuto perché gli stimoli forniti dalle banche centrali sono stati più moderati, grazie al fatto che avevano cominciato il ciclo di rialzi dei tassi di interesse con anticipo rispetto, ad esempio, a Stati Uniti ed Eurozona. Per questo motivo oggi il reddito fisso di alcuni di questi mercati è molto interessante per gli investitori. Ancora di più se paragonato a quello dei paesi industrializzati.

    Due dati eclatanti

    Un esempio numerico chiarisce meglio la situazione. Brasile e Messico, i due paesi emergenti più performanti ultimamente, hanno un tasso di interesse di circa l’11%, con un’inflazione che viaggia attorno al 4,5%. Si ottiene così un rendimento reale da reddito fisso di poco superiore al 6%.

    In questo contesto va inoltre considerata la situazione delle valute di questi paesi. In alcuni casi le valute emergenti sono avvolte da uno scenario favorevole, chi fa immaginare un ruolo rialzo in futuro. Il peso messicano, ad esempio, nell’ultimo anno ha guadagnato il 6% rispetto al dollaro americano. Di conseguenza, il rischio di minore affidabilità redditizia potrebbe essere più che compensato da ritorni enormemente elevati. Ecco allora che affidarsi a un broker affidabile e selezionare bene i Paesi in cui investire, può diventare molto proficuo.

    Scelta tra valuta forte e debole

    In ogni caso si ha la possibilità di scegliere tra l’investimento in valuta forte oppure in valuta locale, a seconda di come si sviluppi l’attrattività dei ritorni potenziali. Ad esempio, nei paesi con limitati i problemi di liquidità convengono gli investimenti in reddito fisso denominati in dollari, mentre i Paesi con valutazioni interessanti e una bilancia commerciale solida (oltre ai già citati Brasile e Messico ci sono anche l’Indonesia e il Sudafrica) conviene puntare sulle obbligazioni in valuta locale.

  • Banche, interessi netti più alti grazie alla politica della BCE

    Grazie ai lunghi mesi di tassi di interesse alti da parte delle banche centrali, i bilanci degli istituti italiani sono decisamente migliorati. Basta guardare ai 6 principali istituti di credito commerciale presenti in Italia: nel primo trimestre del 2023 i loro ricavi da interessi netti sono cresciuti di 8,7 miliardi.
    Per avere un riferimento di paragone, lo scorso anno furono nello stesso periodo 5,6 miliardi. Sono quindi cresciuti del 56%.

    I bilanci delle nostre banche

    bancheAlla base di questo boom c’è la politica monetaria condotta dalla BCE. Per combattere la corsa dell’inflazione, la Eurotower ha alzato il costo del denaro progressivamente, spingendolo su livelli record.

    Anche le banche hanno potuto così praticare tassi più elevati sui prestiti, ottenendo margini maggiori dalla loro tradizionale maggiore fonte di reddito. Proprio quella che invece nel decennio scorso invece si era ridotta, visto che i tassi sui prestiti erano scesi verso l’1%.

    Una tendenza destinata a continuare

    Va precisato che questo trend è tutt’altro che in esaurimento. Dal momento che non si vede all’orizzonte un taglio al costo del denaro da parte della BCE, questa tendenza positiva sui conti delle banche dovrebbe durare almeno per l’intero 2023, come evidenziano i principali indicatori leading. Anche perché di recente la BCE ha aumentato ancora il costo del denaro.

    E’ presumibile allora che quegli 8,7 miliardi di interessi netti del primo trimestre, in quelli seguenti sono tendenzialmente destinati ad aumentare.

    Sistema solido, ma distorto

    Di certo questa situazione ha contribuito a rendere il sistema delle banche italiane molto solido. Adesso è affidabile e molto più resistente alle intemperie, anche nel confronto con i partner europei.

    Però va sottolineato un aspetto importante, ossia una distorsione del sistema. Se da un lato le banche sono rapide nell’adeguarsi rispetto alle mosse di Francoforte, sfruttando il momentum positivo per alzare subito il costo del denaro che prestano, dall’altro non sono così solerti ad alzare anche il tasso a favore dei clienti depositanti. Anzi, nella maggior parte dei casi la remunerazione è ancora zero.

  • Wall Street ringrazia il dollaro. La svalutazione del biglietto verde ha rilanciato i listini

    Nelle ultime settimane la marcia di Wall Street è tornata a farsi spedita, dopo il capitombolo avvenuto durante la fase più acuta della pandemia. La borsa Usa aveva patito enormemente l’adozione di misure di lockdown, che avevano paralizzato l’economia globale. Gli indici azionari infatti erano crollati di quasi il 34% fino al 23 marzo. Poi è cominciata la risalita, tanto che Wall Street ha recuperato gran parte di quella flessione.

    La ripresa di Wall Street

    dollaro e Wall streetTra le altre cose, una spinta all’azionario di Wall Street è giunta dal dollaro. Il biglietto verde infatti, silenziosamente e costantemente, è scivolato di diversi punti percentuale rispetto ai record di marzo. Questo ha consentito di mettere benzina nei listini di Borsa, e di rovesciate la direzione degli indicatori di momentum, che adesso trainano la Borsa di Wall Street.

    Se analizziamo i dati, possiamo vedere che lo US Dollar Index (DXY), ovvero l’indice che misura l’andamento del dollaro rispetto ad un paniere di altre valute principali, è calato del 5,9% rispetto al record testato a marzo. All’epoca eravamo nel pieno della crisi da coronavirus, e gli investitori cercavano il biglietto verde come rifugio liquido e sicuro. Questo clima di avversione al rischio aveva spinto il Dollar Index verso 103 punti. Al tempo stesso penalizzava Wall Street. Oggi invece viaggia sui 96 punti, e nell’ultima settimana la sua flessione è stata dell’1,4%. Il che ha avvicinato il DXY alla linea di supporto di 96 punti.

    L’influenza benevola del dollaro debole

    Secondo gli analisti degli Hedge Funds più grandi al mondo, ci sono le condizioni per parlare di una delle svalutazioni del dollaro più ignorate della storia. Eppure è chiara l’influenza avuta su Wall Street. La flessione della valuta americana infatti rende l’export molto più conveniente e competitivo. Inoltre il dollaro debole è un toccasana per i mercati emergenti, che sempre più spesso contraggono debiti in dollari. Inoltre va ricordato che un ribasso forte del dollaro, funge da sostegno ai prezzi energetici e di altre commodities, riducendo il rischio di deflazione. Il tutto mentre i dati macro stanno alimentando il continuo rally nei mercati azionario e del credito.