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  • COVID-19 e largo consumo in Italia: GS1 Italy presenta il Vademecum per la business continuity

    Presentato oggi il “manuale operativo” che aiuta le aziende ad affrontare le nuove sfide dettate dall’emergenza sanitaria: raccoglie, descrive e sistematizza le 360 iniziative anti-COVID messe in campo nel 2020 da produttori e retailer, frutto dello studio coordinato da ECR Italia con il supporto dei team di ricercatori di LIUC Università Cattaneo e Politecnico di Milano.

    Prioritarizzazione dell’assortimento, razionalizzazione dei formati, rallentamento nel lancio di nuovi prodotti e riduzione della complessità. E ancora, attivazione di fornitori alternativi di materie prime, packaging e prodotti finiti, ma anche creazione di scorte strategiche e ricerca di soluzioni alternative per il trasporto e il magazzino. E poi snellimento degli iter decisionali e switch dinamico tra stabilimenti produttivi, magazzini e punti di consegna delle merci. Fino alla ridefinizione dei calendari e dei planning di lavoro e maggior ricorso al trasporto intermodale, senza dimenticare la volata della digitalizzazione, con l’aumento dell’EDI, della raccolta di ordini da remoto e dell’e-commerce. Ma, soprattutto, una maggiore collaborazione tra attori della filiera grazie al rafforzamento delle relazioni e alla condivisione delle informazioni per far fronte insieme alle conseguenze della pandemia sulla supply chain.

    Sono solo alcune delle soluzioni adottate in Italia dalle aziende del largo consumo nel corso del 2020 per rispondere alle inedite sfide portate dalla pandemia, che hanno trovato strade alternative per risolvere i problemi imposti dall’emergenza sanitaria e individuato iniziative per prepararsi a una migliore gestione del rischio nel futuro.

    Il nuovo studio, presentato oggi da GS1 Italy nel corso dell’evento online “COVID-19 nel largo consumo: vademecum per il new (ab)normal, mette in evidenza gli effetti della pandemia sui diversi processi delle aziende del largo consumo in Italia e “fotografa” le azioni messe in campo per garantire la catena di fornitura nonostante il momento di difficoltà.

    «Abbiamo voluto approfondire le reazioni delle imprese di produzione e distribuzione dal punto di vista dei processi di filiera» afferma Silvia Scalia, ECR and training director GS1 Italy «e studiare le iniziative e le buone pratiche introdotte per ridurre gli impatti derivanti dalla pandemia e per assicurare la disponibilità dei prodotti lungo la filiera. L’obiettivo pertanto è stato quello di raccogliere e capitalizzare le esperienze direttamente dalle aziende e metterle a fattor comune per creare una base di conoscenza diffusa riguardo alle soluzioni e agli approcci adottati e adottabili in queste situazioni».

    L’indagine, coordinata da ECR Italia con il supporto di un team di ricerca congiunto della LIUC Università Cattaneo e del Politecnico di Milano, si inserisce in un filone di lavoro avviato da anni, volto a ricercare nuovi spazi di efficienza nella relazione tra Industria e Distribuzione, ed ha l’obiettivo di fornire indicazioni utili alle imprese del largo consumo chiamate ad affrontare l’emergenza Coronavirus.

    «Abbiamo raccolto direttamente dalle aziende le iniziative e le soluzioni collaborative che hanno adottato a causa della pandemia per garantire la business continuity e abbiamo razionalizzato questo patrimonio di informazioni secondo categorie ragionate per facilitarne la consultazione, la diffusione e la condivisione» spiega Giuseppe Luscia, ECR project manager di GS1 Italy. «Dalla raccolta, dall’organizzazione e dalla sistematizzazione di queste informazioni è nato il Vademecum presentato oggi, che mettiamo a disposizione di tutto il sistema come patrimonio di conoscenze condivise e come “manuale” operativo a garanzia della continuità del business e della gestione del rischio».

    Il panel delle aziende coinvolte in questa ricerca comprende 21 operatori:

    • Distribuzione: Bennet, Conad Adriatico, Conad Centrale, Conad Nord-Ovest, Coop Nord-Ovest, Esselunga.
    • Produzione: Barilla, Bauli, Bolton, Cameo, Coca Cola HBC, Fater, Ferrero, FHP di R.Freudenberg, Heineken, Kellog’s, Lavazza, Mondelez, Nestlé, Ponti e Unilever.

    Complessivamente, dall’analisi dei 21 casi di studio è emerso che, per rispondere alle sfide imposte dalla pandemia, le imprese del largo consumo hanno adottato 360 iniziative diverse, pari a una media di 18 iniziative per impresa. Nel 41% dei casi sono state pensate nella fase pre-COVID, nel 47% sono state sviluppate durante le settimane cruciali del primo lockdown nazionale e nel 12% dei casi sono state intese per essere attivate dopo la prima ondata.

    L’adeguamento alle nuove esigenze imposte dall’emergenza sanitaria ha comportato in media per le aziende, nel bimestre marzo-aprile 2020, un aumento del 2-5% dei costi logistici rispetto allo stesso periodo del 2019.

    «Le soluzioni sviluppate dalle aziende hanno riguardato soprattutto la semplificazione dei processi logistici e la velocizzazione dei processi decisionali» spiegano Fabrizio Dallari e Alessandro Creazza, del Centro sulla logistica e supply chain management della LIUC Università Cattaneo. «I nuovi rischi emergenti hanno richiesto di introdurre ridondanze nei sistemi, aumentandone la flessibilità e la fungibilità e abilitando una pianificazione dinamica al variare delle condizioni al contorno. In questo contesto la collaborazione di filiera si è confermata elemento cardine per garantire gli approvvigionamenti ed aumentare la resilienza nei processi order-to-delivery e demand-to-supply».

    Il team dei ricercatori ha sistematizzato queste 360 attività disegnando l’albero delle soluzioni per la business continuity (Figura 1) – descritto puntualmente nel Vademecum – in cui:

    • I tronchi rappresentano le 8 macro-categorie individuate.
    • I rami le 24 categorie di soluzioni.
    • Le foglie le 60 soluzioni operative adottate.

    «L’80% delle aziende ha fatto leva su almeno 7 delle 8 macro-categorie individuate nello studio, mentre tra le 60 soluzioni ben 38 sono state adottate da tutte le imprese del campione, 19 sono state appannaggio delle aziende di produzione e 3 di quelle dei retailer» spiega Marco Melacini, professore di logistics management e direttore dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano. «Se nell’immediato le dotazioni di health & safety hanno consentito di rispondere ai rischi sanitari, per il futuro sono sempre più necessarie nuove capability che consentano di fronteggiare le nuove sfide per la filiera del largo consumo».

    Le 8 macro-categorie individuate dal Vademecum GS1 Italy sono:

    • Decomplexity: ridurre la complessità della supply chain, focalizzandosi sull’essenziale per utilizzare al meglio le risorse a disposizione (“Less is more”), ad esempio rivedendo l’assortimento per eliminare temporaneamente le referenze basso-vendenti oppure riducendo gli ordini relativi ad espositori, palbox o display pallet in favore di unità di carico standard non rilavorate.
    • Ridondanza: disporre di risorse aggiuntive/alternative da attivare in caso di necessità per assicurare la continuità delle operations (“Just in case”), ad esempio aumentando lo stock di prodotti alto-vendenti nel caso di emergenza o attivando dei fornitori alternativi di materie prime e packaging.
    • Streamlining: rivedere i processi di supply chain, specialmente in termini di decision making, per renderli più snelli e agili, operando “at the speed of relevance”, ad esempio riducendo la “burocrazia” o estendendo l’orario di ricevimento delle merci nei Ce.Di..
    • Dynamic Planning: modificare in real time le scelte logistiche relative all’utilizzo e all’allocazione delle risorse, per incrementare adattabilità e flessibilità (“It is not the strongest that survives”), ad esempio allocando gli stock in modo dinamico nei diversi nodi logistici del network o ridefinendo i quantitativi da distribuire ad ogni cliente per garantire la disponibilità di prodotto a tutti.
    • Fungibilità: aumentare la sostituibilità di articoli e sistemi produttivi, riducendo gli switching cost, per attivare rapidamente piani alternativi (“Design for resilience”), ad esempio standardizzando formati e confezioni dei prodotti destinati a mercati o canali differenti oppure allocando le produzioni su più siti alternativi in caso di necessità.
    • Collaborazione di filiera: adottare comportamenti virtuosi nelle relazioni di filiera a beneficio di tutti gli attori coinvolti, ad esempio avviando logiche di collaborative planning, condivisione delle previsioni di domanda e aumento della visibilità lungo la filiera oppure riducendo i tempi di pagamento dei fornitori.
    • Health & Safety: tutelare la salute e la sicurezza di dipendenti, fornitori e clienti per ridurre il rischio di contagio e garantire la capacità operativa (“Work hard, stay safe and make history”), ad esempio adottando tutti i sistemi di distanziamento oppure remotizzando e digitalizzando la raccolta degli ordini da parte della forza vendita.
    • New Capabilities: sviluppare competenze innovative per migliorare la capacità di affrontare le nuove sfide (“Bridging the future”), ad esempio introducendo sistemi automatici di gestione del magazzino, potenziando l’e-commerce oppure adottando sistemi di supporto alle decisioni alimentati con dati storici per simulare gli scenari distributivi e fare analisi “what-if”.

     

    La sintesi della ricerca delle soluzioni è stata pubblicata nel Bluebook “Un vademecum per il next normal. Lesson learned post Covid-19 nella filiera del largo consumo” disponibile gratuitamente sul sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

     

  • Nel 2020 del foodservice italiano la volata digitale passa anche dal ciclo delle merci

    Da una gestione più fluida ed efficiente degli ordini, a un miglior rapporto con i clienti: l’adozione di standard per digitalizzare il ciclo delle merci è una priorità per gli operatori dell’Ho.re.ca. che vogliono creare valore, tagliando i costi. La fotografia del foodservice italiano nello studio voluto da GS1 Italy.

     

    Il 2020 nel mondo del fuoricasa sarà ricordato come l’anno dell’affermazione dell’e-commerce, del delivery e del take away: con i limiti imposti per fronteggiare la pandemia, gli operatori del foodservice hanno dovuto sviluppare e investire su queste modalità “alternative” per poter proseguire le loro attività. Ma erano pronti ad affrontare queste novità, in particolare per quanto riguarda la digitalizzazione del ciclo delle merci?

    La risposta arriva dallo studio che GS1 Italy ha affidato a TradeLab, che ha intervistato 66 manager dei quattro segmenti dell’Ho.re.ca.: produzione, distribuzione, catene di ristorazione commerciale e ristorazione collettiva.

    «Digitalizzare il ciclo delle merci significa mantenere allineato il flusso fisico dei prodotti e il flusso informativo ad esso correlato. Questa ricerca ha mostrato che in Italia la digitalizzazione del ciclo delle merci nel foodservice è ancora limitata, ma ha, altresì, fatto emergere l’interesse e l’attenzione da parte degli attori della filiera per le potenzialità che l’adozione di un linguaggio comune standard porta con sé» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «La crisi sanitaria ha messo in discussione paradigmi consolidati e spinto a intraprendere nuovi percorsi e modi “di fare”: portali di e-commerce BtoB, piattaforme per la gestione degli ordini online, il boom dell’home delivery, senza dimenticare la crescente attenzione alla tracciabilità dei prodotti come driver di trasparenza e patto di fiducia con i consumatori».

    L’umile barcode – come è stato definito in un articolo del World Economic Forum – e gli altri standard internazionali GS1 sono il potente strumento a supporto delle imprese, il prerequisito che abilita nuove soluzioni e nuovi servizi.

    I sistemi che, grazie alla presenza del GTIN, possono informare in tempo reale sulle caratteristiche del prodotto sono considerati anche un’opportunità per essere più performanti nel customer care, ad esempio perché permettono di aggiornare in modo più rapido e preciso i prodotti e i menu pubblicati sul web, o perché consentono di condividere le immagini dei prodotti per finalità di marketing e comunicazione online.

    L’adozione degli standard GS1 che consentono di digitalizzare il ciclo delle merci appare prioritaria anche in tutti quei segmenti del foodservice dove c’è ampio spazio per l’innovazione tecnologica, come emerge in modo chiaro dallo studio promosso da GS1 Italy, che ha tratteggiato una situazione molto diversificata tra i diversi operatori del mercato.

    Le aziende di produzione sono quelle che presentano il livello più alto di utilizzo del sistema di codifica basato sul GTIN e sugli standard GS1, perché implementato nelle relazioni con la GDO. Le aree di miglioramento espresse dagli intervistati sono focalizzate sul livello del servizio logistico e sulle previsioni di riordini con la distribuzione, sullo sviluppo di sistemi di pianificazione delle consegne condivisi con le catene della ristorazione organizzata (commerciale e collettiva). Un altro ambito emerso è quello della dematerializzazione della bolla cartacea per accelerare le pratiche di consegna, la comunicazione di eventuali riserve e le procedure di pagamento.

    Le aziende di distribuzione più strutturate ed evolute scansionano il GTIN per verificare la corrispondenza tra ordine effettuato, documento di trasporto e merce consegnata all’ingresso del Ce.Di. La lettura del codice GS1-128 sull’imballo e la cattura automatica delle informazioni relative a lotto e scadenza semplificano la tracciabilità e la rintracciabilità (nel rispetto dei vincoli normativi) anche verso le filiali e il cliente finale.

    I distributori più piccoli stanno valutando il “salto” di operatività, con l’implementazione di WMS (Warehouse management system) e radiofrequenza per digitalizzare i processi e migliorare il servizio ai clienti.

    Il ciclo di fornitura per la ristorazione organizzata (commerciale e collettiva) ha due direttrici: verso i propri centri di distribuzione oppure diretta al punto di consumo.

    L’implementazione completa del sistema GS1 consente:

    • Efficienza e digitalizzazione in molteplici processi aziendali.
    • Rilevanti economie nella gestione del magazzino e nell’aggiornamento degli inventari per la consegna a magazzino.
    • Automatizzazione nel controllo merci e conseguente snellimento delle attività a minor valore aggiunto da svolgere nei punti di consumo.
    • Una risposta più rapida a richiami di prodotto.
    • La digitalizzazione semplificata delle informazioni di prodotto, come allergeni e informazioni nutrizionali.

    «La nostra sfida» conclude Cibien «è quella di aiutare la filiera del fuori casa ad essere più efficiente, favorendo la digitalizzazione e la condivisione delle informazioni di prodotto. Ogni attore della supply chain può ottenere importanti benefici dall’adozione degli standard GS1».

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice visiti il sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Category management: ieri, oggi e domani

    Pubblicato il nuovo report in cui ECR Community analizza il presente e delinea il futuro del Category management nel largo consumo, con numerosi case study e best practice da tutto il mondo.

    Si intitola “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020” la pubblicazione che ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – ha dedicato all’approccio al Category management adottato nel largo consumo.

    Un contributo chiave per la costruzione della piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    Realizzato in collaborazione con dunnhumby & Hoffrogge, nelle sue 200 pagine , il rapporto presenta 14 case study internazionali, tre approfondimenti da parte delle organizzazioni ECR nazionali, tra cui l’Italia, e numerosi articoli sulla gestione delle categorie, sullo shopper marketing e sull’impatto delle nuove tecnologie.

    I case study

    Per comprendere meglio il presente del category management, questa pubblicazione lo inquadra in una visione storica e lo proietta in una prospettiva futura avvalendosi anche del racconto delle case history di un mix molto rappresentativo di aziende di tutte le dimensioni (dalle PMI alle imprese internazionali), presenti in diversi continenti (Europa, Nord e Sud America, Asia) e appartenenti sia al mondo della produzione (tra cui Nestlé, Coca-Cola, Heineken, Peroni, Barilla, Lactalis e Mars) che a quello del retail (come Rewe, Musgraves, Metro, Rainbow Department Store e Raia Drogasil).

    Questi case study evidenziano il ruolo del Category management in ogni fase del customer journey e rappresentano esempi concreti di come venga usato per guidare la crescita delle aziende del largo consumo in tutto il mondo. Tutti i case study sono presentati secondo un modello comune e offrono informazioni di background utili a contestualizzare la portata e la complessità di ogni iniziativa.

    Gli approfondimenti e i report

    Gli articoli di approfondimento sono firmati da alcuni dei principali esperti di Category management e shopper behaviour, tra cui Brian Harris, Luc Demeulenaere, Ken Hughes, David Ciancio e Claudio Czapski, mentre i contributi redatti dalle associazioni dell’ECR Community in Francia, Germania e Italia testimoniano il ruolo collaborativo che ECR svolge in ogni singolo paese.

    «Dallo studente che vuole fare carriera nel largo consumo ai manager di alto livello, questa pubblicazione stimolerà nuove idee e costruirà una maggiore comprensione delle strategie di successo in un mercato in continua evoluzione e, non da ultimo, in situazioni di crisi economica come quella recente, quando il comportamento del consumatore cambia in modo significativo» commenta Declan Carolan, Co-presidente ECR Community & General Manager ECR Irlanda.

    La pubblicazione e i webinar

    “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020″ è scaricabile gratuitamente dal sito www.ecr-community.org.

    ECR Community ha inoltre previsto una serie di webinar gratuiti per presentare la pubblicazione e delineare i prossimi passi:

    • 24 novembre 2020 ore 16:30
    • 12 gennaio 2021 ore 16:30
    • 16 febbraio 2021 ore 16:30
    • 16 marzo 2021 ore 16:30

    Per informazioni e iscrizioni: https://www.ecr-community.org/category-management-webinar-series-2020-21/

    L’Academy di GS1 Italy proporrà a inizio 2021 webinar gratuiti in lingua italiana per condividere con le aziende nazionali i contenuti e le best practice internazionali.

    Inoltre, a partire da aprile 2021, sarà attivato un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità.

    Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. Tali webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati successivamente per percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

    La parola al comitato editoriale e alle aziende

    Brian Harris e Luc Demeulenaere: «Per oltre 30 anni, il Category management ha fornito i principi e la metodologia per garantire che i retailer e i produttori concentrino le loro decisioni di marketing sul consumatore. La sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che stanno continuamente plasmando il settore è stata una caratteristica del suo successo. Questo rapporto fornisce la tabella di marcia e le azioni specifiche che distributori e produttori devono intraprendere per garantire che le loro capacità di Category management continuino a fornire il massimo vantaggio competitivo. È un “must da leggere” per tutti i senior manager, i professionisti del Category management e gli studenti».

    Paolo Zazzi, Barilla: «Nell’era dello shopper power ispirare le persone lungo il Consumer & Shopper Journey è fondamentale per qualsiasi strategia di category management. Il nostro scopo in Barilla è “Good for You, Good for the Planet” e ha guidato i nostri progetti di Category management oltre a tutte le nostre operazioni, le iniziative, gli investimenti e i piani di comunicazione. “Far crescere la categoria” per Barilla significa prima di tutto aggiungere valore partendo da un acquisto responsabile delle materie prime fino ad aiutare le persone a fare le giuste scelte alimentari nell’omnicanale. Questo è ciò che abbiamo fatto nei nostri progetti con Carrefour».

    David Ciancio, dunnhumby: «Una chiara lezione della pandemia per i marchi e i retailer è che siamo alle porte del futuro e che non torneremo mai più come prima. Fortunatamente, abbiamo dei quadri di riferimento, in particolare il Category management, che ci aiutano a navigare e a essere pronti per il futuro e rilevanti per i consumatori. Questo rapporto condivide le attuali migliori pratiche di Category management, vitale, essenziale e a prova di futuro».

    Wilhelm Hoffrogge, Hoffrogge: «Crediamo nel potere di ECR e ci aspettiamo che le numerose best practice internazionali siano di ispirazione per mettere in pratica il processo ora e in futuro. È stato un piacere e un onore per noi contribuire a questa pubblicazione completa della comunità ECR insieme ai nostri partner».

    Antonella Altavilla, consulente Academy di GS1 Italy: «Riteniamo che, per supportare la crescita sostenibile delle aziende della filiera FMCG per il prossimo decennio, sia fondamentale condividere esperienze e casi di Category management sviluppati in tutto il mondo e che offrono insight e approcci gestionali di successo».

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

    gs1it.org

  • L’EDI mette le ali: cresce lo scambio di documenti digitali tra le imprese del largo consumo italiano

    Superati i 240 milioni di documenti digitali scambiati tra le aziende del mass market e boom per quelli circolati nell’ecosistema Euritmo.

    Lo rivela l’edizione 2020 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” di GS1 Italy.

    L’Electronic Data Interchange (EDI) è in buona salute e viene sempre più utilizzato dalle imprese della filiera del largo consumo (produttori, distributori, operatori logistici), tanto che il 2019 ha segnato una tappa importante nel percorso verso la digitalizzazione delle imprese. La conferma viene dalla nuova edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

    Dal report emerge che nel 2019 sono state 19 mila le aziende che hanno adottato l’EDI (Electronic Data Interchange), condividendo in via digitale 240 milioni di documenti. Rispetto all’anno precedente il numero delle imprese che hanno utilizzato l’EDI è aumentato di +19% e i documenti gestiti in modo digitale sono cresciuti di +14%.

    Nel 2019 la fattura si è confermata il documento più inviato in EDI – 55 milioni di scambi, pari al 23% del totale –, ma per la prima volta non è stata il leader per crescita perché ha registrato numeri in linea con l’anno precedente. Ad avanzare di più sono stati infatti le conferme d’ordine (+13%) e gli avvisi di spedizione (+9%), a riprova che la diffusione e il successo della fatturazione elettronica hanno portato le aziende a incrementare l’utilizzo di un formato strutturato anche per altri documenti del ciclo dell’ordine.

    Concentrando il focus sul settore del largo consumo, il report conferma che il 2019 è stato un anno di assestamento della crescita e di ulteriore espansione degli standard GS1 EDI.

    Nel 2019 il numero dei messaggi scambiati a standard GS1 ha battuto un nuovo record, arrivando a 64,8 milioni, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo l’incremento dei messaggi scambiati nel circuito Euritmo: sono stati quasi 37,3 milioni, con una crescita del 42% rispetto al 2018.

    Le aziende che hanno scambiato almeno un messaggio via EDI secondo gli standard GS1 EANCOM sono state quasi 7.500 e nel 48% dei casi hanno operato all’interno dell’ecosistema Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy per le aziende italiane del largo consumo.

    Nel 2019 Euritmo è stato adottato da 3.621 imprese tra produttori (3.215), retailer (405) e operatori logistici (1). Da segnalare l’aumento annuo di +18% dei messaggi inviati a UNB esterni (punti di ricezione codificati), che hanno raggiunto quota 18,6 milioni. Questo dato indica che un numero crescente di aziende, pur essendo all’esterno del circuito Euritmo, ha avviato lo scambio di dati a standard GS1, gettando le basi di potenziali crescite negli anni a venire.

    Quanto ai messaggi gestiti secondo gli standard GS1, la fattura (INVOIC) resta la principale con 16,5 milioni di messaggi, confermandosi il documento d’ingresso nell’ecosistema Euritmo.

    Il secondo tipo di documento gestito con quasi 14 milioni di messaggi è l’inventario (INVRPT), che cresce di +14%, mentre il DESADV (l’avviso di spedizione) di ben +36% arrivando a quasi 12 milioni di messaggi.

    «Il 2019 è stato un anno di grande fermento per l’EDI nel largo consumo e in particolare di quello sviluppato secondo gli standard GS1, di cui Euritmo rappresenta una community particolarmente attiva» commenta Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Abbiamo visto consolidarsi alcuni indicatori e crescere la qualità delle relazioni tra imprese, con chiare prospettive di sviluppo nell’area logistica e con il coinvolgimento di altri settori, come il foodservice. GS1 Italy continua a promuovere i benefici di Euritmo e ad ampliare la gamma degli strumenti disponibili per la filiera del largo consumo. Altrettanto importante è stabilire contatti con nuovi provider interessati alla certificazione, come i due operatori internazionali che stanno progettando l’ingresso nel mercato italiano».

     

    Sul sito web di GS1 Italy è possibile:

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili

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  • Più efficienza, meno costi, tanto e-commerce: Covid-19 spinge la digital revolution nel foodservice. Primo step: l’allineamento automatico dei dati, delle immagini e delle informazioni tra gli operatori

    Logistica, amministrazione, vendite e anche relazioni con il cliente, sempre più orientati al web: sono tanti i processi che diventano più efficienti, rapidi e performanti con l’adozione di sistemi automatici per l’aggiornamento delle informazioni condivise tra i partner. Lo rivela uno studio voluto da GS1 Italy.

     

    L’impatto del Coronavirus e delle restrizioni introdotte per limitarne la diffusione si è rivelato uno tsunami per il mondo del foodservice. Ma ne ha anche stimolato l’evoluzione, in particolare verso il mondo digitale, portando a sviluppare l’e-commerce e ad adottare strumenti digitali capaci di migliorare l’efficienza della filiera. Come quelli che consentono agli operatori di questa filiera di automatizzare la condivisione delle informazioni sui prodotti e sui servizi essenziale per evitare errori per offrire ai clienti (e ai consumatori) informazioni sempre corrette e aggiornate.

    Che l’allineamento digitale delle informazioni sia una delle aree del foodservice più coinvolte dalla rivoluzione digitale lo ha confermato lo studio realizzato da TradeLab per conto di GS1 Italy, che ha coinvolto 66 manager dei quattro principali segmenti dell’Ho.re.ca (distribuzione, catene di ristorazione commerciale, ristorazione collettiva e punti di consumo indipendenti) e dei due cicli di fornitura (diretta, da parte delle aziende produttrici, e indiretta, mediante distributori e grossisti), individuando le maggiori criticità e le principali opportunità per chi offre soluzioni di sistema, come GS1 Italy.

    «L’adozione di sistemi digitali per lo scambio delle informazioni e delle anagrafiche – come gli standard GS1 – tra gli operatori della filiera foodservice consente di semplificare i processi aziendali (in particolare ordini e inventario), di evitare errori e inefficienze, di ridurre i costi e di rispondere alle nuove esigenze del mercato» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «Eppure, com’è emerso dal nostro studio, i processi di inserimento, modifica e condivisione dei dati sono ancora prevalentemente manuali, con ampi rischi di inesattezze e ritardi, e pesanti ricadute sull’efficienza della filiera. Ecco perché molti operatori del foodservice riconoscono l’importanza di sviluppare soluzioni digitali che consentano di automatizzare questo processo, in particolare nella logistica. E nel catalogo prodotti, fondamentale soprattutto in questa fase di forte sviluppo dei servizi di e-commerce, anche per offrire sul web immagini di prodotto, informazioni organolettiche e nutrizionali sempre precise e aggiornate».

    Dallo studio di GS1 Italy, inoltre, emerge come l’esigenza di digitalizzare l’allineamento delle informazioni sia percepita in modo diverso dai differenti operatori: ad avvertirne maggiormente l’urgenza sono le aziende di produzione che si rapportano con i distributori, per cui l’allineamento delle anagrafiche è una priorità perché coglie un’esigenza comune e importante.

    Più tiepidi appaiono i produttori che si rivolgono alla ristorazione commerciale e a quella collettiva e i produttori che lavorano con punti di consumo indipendenti.

    Tra i distributori intervistati, i più interessati a implementare dei sistemi digitali per allineare le anagrafiche sono quelli che si rivolgono ai punti di consumo indipendenti e quelli che lavorano con la ristorazione commerciale, mentre i più distanti dal tema sono gli operatori del food delivery e quelli che vendono al pubblico nei punti di consumo.

    Sono le industrie di produzione che riforniscono direttamente i distributori a conoscere meglio e a utilizzare in modo più diffuso i gli standard GS1 e le soluzioni di GS1 Italy per digitalizzare l’allineamento delle anagrafiche, rendendo più snella, semplice ed efficiente la condivisione di dati sempre allineati e aggiornati. Si tratta di:

    • Allineo: lo strumento che consente di sincronizzare le informazioni di prodotto con i partner commerciali e che nel foodservice riscuote interesse soprattutto presso i produttori che lavorando direttamente con i distributori del fuori casa, in particolare per l’allineamento delle informazioni logistiche (come la stratificazione dei pallet).
    • Immagino: il servizio che permette di allineare le immagini e le schede informative dei prodotti è già molto usato dalle aziende di produzione che forniscono la GDO. Queste stesse aziende ora si dichiarano pronte ad estenderlo anche nel foodservice.
    • Condivido: la soluzione per gestire e scambiare i contenuti digitali tra partner della filiera apre nuove frontiere al mondo del foodservice.

     

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice, visita il sito di GS1 Italy.

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Cosa c’è dietro (e sotto) la blockchain? Le risposte nel webinar gratuito di GS1 Italy

    Il 10 dicembre, un evento digitale, curato da Andrea Ausili – data & innovation manager di GS1 Italy, per approfondire le basi della blockchain e il ruolo fondamentale degli standard di GS1 per le aziende del largo consumo.

    Mai più senza blockchain: questa tecnologia è sempre più diffusa nel mondo delle imprese, soprattutto nel largo consumo nelle soluzioni per garantire la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza ai consumatori.

    Ma come devono strutturarsi le aziende per adottare questa tecnologia? In particolare: quali requisiti necessitano i dati per renderne efficace la tracciabilità e come garantire l’interoperabilità dei diversi ecosistemi di condivisione di questi dati?

    Le risposte sono rintracciabili nell’architettura della blockchain, e nello specifico dei suoi “mattoni”, ossia gli standard da adottare per conseguire risultati e perché tutti gli operatori coinvolti nella blockchain parlino la stessa lingua. Come gli standard di GS1, che garantiscono l’interoperabilità globale e l’unicità delle informazioni dei prodotti, oltre a “certificare” molti altri elementi che garantiscono la tracciabilità e la rintracciabilità delle informazioni.

    «Lo sviluppo di filiere più efficaci e sicure richiede l’utilizzo di tecnologie innovative per soddisfare i bisogni concreti delle imprese» spiega Andrea Ausili, data & innovation manager di GS1 Italy. «Gli attori coinvolti devono collaborare alla definizione di tali esigenze, individuando le intersezioni che richiedono l’interoperabilità nonché gli standard necessari per conseguire risultati positivi a livello globale. GS1 sostiene questo lavoro, supporta già numerosi standard utilizzati in diverse filiere, ed è pronta a soddisfare le nuove esigenze del settore, tra cui quelle legate all’integrazione della blockchain nelle soluzioni future».

    Per esplorare il tema, GS1 Italy organizza il webinar gratuito “Blockchain e gli standard GS1”, in programma giovedì 10 dicembre dalle 11.00 alle 12.00. Guidato da Andrea Ausili, l’evento sarà occasione per approfondire:

    • Il ruolo fondamentale degli standard GS1 nelle soluzioni blockchain.
    • Le soluzioni GS1 per la tracciabilità e la rintracciabilità, considerando lo scenario di queste applicazioni nella sua complessità, per una valutazione oggettiva degli sforzi necessari e dei benefici ottenibili.

     

    Maggiori informazioni e il form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

     

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

     

     

  • Nuove funzionalità per Codifico di GS1 Italy, il web tool con cui ogni azienda crea i propri barcode

    Importanti upgrade e restyling grafico per lo strumento creato da GS1 Italy che consente alle imprese utenti di assegnare i numeri EAN ai loro prodotti e di generare i relativi codici a barre. In modo veloce e senza costi aggiuntivi.

    Una veste grafica user friendly, una navigazione semplificata e nuovi utili strumenti a disposizione degli utilizzatori: sono le novità di Codifico, la soluzione online sviluppata da GS1 Italy per consentire alle piccole e medie imprese del largo consumo e dell’abbigliamento di codificare i loro prodotti con il codice EAN e di generare i relativi codici a barre.

    Da pochi giorni la piattaforma Codifico si presenta con una nuova interfaccia grafica e di navigazione, e si è arricchita di nuove funzionalità, che ampliano la gamma dei servizi a disposizione delle imprese.

    Grazie alla nuova piattaforma Codifico, ora ogni azienda può:

    • Generare codici per imballo.
    • Creare codici UPC e l’immagine del barcode (disponibile anche per i codici GS1, EAN-13 e EAN-8).
    • Revisionare e scaricare schede prodotto.
    • Esportare i codici in maniera massiva.
    • Realizzare l’etichettatura completa.

     

    Per maggiori informazioni, visita il sito di GS1 Italy.

    www.gs1it.org

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

     

  • Economia circolare: dalla teoria alla pratica. Soluzioni e strumenti per il largo consumo sostenibile nel ciclo di workshop gratuiti di GS1 Italy

    Al via l’8 ottobre la serie di tre webinar gratuiti organizzati da GS1 Italy, in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, per esplorare (e capire come applicare) la Circular Economy.

     

    Riflettori accesi sul tema della sostenibilità ambientale e sociale nel ciclo di workshop gratuiti “Economia circolare: come metterla in pratica. Modelli, strategie e strumenti per il largo consumo sostenibile”, organizzato da GS1 Italy, in collaborazione con la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, in tre sessioni complementari l’8 ottobre, il 22 ottobre e il 5 novembre, sempre dalle 14.30 alle 15.30.

    I tre appuntamenti esploreranno temi diversi per capire come l’economia circolare può essere tradotta in realtà e supportare la creazione di un mondo più resiliente, socialmente giusto e sicuro per l’ambiente, approfondendo diversi aspetti:

    • Come l’economia circolare può supportare la rigenerazione della salute planetaria (Planetary health).
    • I principi dei modelli economici circolari più rilevanti per fronteggiare la crisi attuale, nel contesto del New Green Deal della Commissione europea.
    • Il check-up tool di GS1 Italy e le novità per la misurazione e l’identificazione di nuove opportunità di circolarità nel largo consumo.

    I tre webinar, gratuiti previa registrazione sul sito, saranno introdotti da Carolina Gomez – ECR jr project manager di GS1 Italy – e vedranno la partecipazione dell’Istituto di Management della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa con gli interventi di:

    • Marco Frey – professore ordinario di economia e gestione delle imprese e coordinatore del gruppo di ricerca SuM – Sustainability Management.
    • Fabio Iraldo – professore ordinario di economia e gestione delle imprese e co-coordinatore del gruppo di ricerca SuM.
    • Natalia Marzia Gusmerotti – ricercatrice e coordinatrice del gruppo di ricerca Circular Economy and Natural Capital – CENC.

    L’evento rientra nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2020.

    Maggiori informazioni e il form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • La logistica nel largo consumo è più sostenibile. E con Ecologistico2 ne hanno misurato i benefici in Barilla, Ferrero, Mondelez e Müller

    Nuove case history presentano i risultati raggiunti in Italia da quattro importanti aziende del food e arricchiscono la community di Ecologistico2,
    il web tool che aiuta a misurare l’impatto climatico della logistica e a identificare le azioni per migliorarlo.

    Il 24 settembre l’approfondimento di GS1 Italy sulla logistica sostenibile nel webinar gratuito “Gestione green della supply chain”.

     

    Il 42% delle imprese ritiene che la sostenibilità nel trasporto dei prodotti di largo consumo sia una sfida prioritaria e improcrastinabile. E per questo sono numerosi i progetti, le iniziative e le innovazioni adottati per migliorare l’impatto della supply chain sull’ambiente, attraverso la riduzione delle emissioni di CO2 e il miglioramento dell’efficienza del flusso logistico. Ma con quali risultati effettivi?

    A questa domanda risponde Ecologistico2, il web tool di misurazione dell’impatto climatico dei trasporti e delle attività di magazzino sviluppato da GS1 Italy in ambito ECR Italia. Uno strumento di simulazione e di verifica a supporto delle decisioni che aiuta le imprese a trovare le soluzioni più adatte per migliorare l’impatto della loro supply chain. Con il supporto di Ecologistico2, le aziende stanno diventando più efficaci nella valutazione dell’impatto climatico del loro network logistico con la misura del PMx e della CO2e (CO2 equivalente) e sono più precise nell’identificare le leve per migliorare la sostenibilità ambientale della loro supply chain.

    Non solo: Ecologistico2 è stato ideato e sviluppato in un’ottica di collaborazione di filiera e di condivisione dei casi aziendali (progetti e soluzioni), e dei relativi risultati, utili alle aziende che vogliono ridurre le loro emissioni logistiche e innescare quindi un processo virtuoso. Con l’obiettivo macro di creare consapevolezza sulla sostenibilità ambientale della logistica e diffondere una cultura aziendale improntata alla sostenibilità. Per questo la community dei suoi user rende disponibili le proprie esperienze e gli obiettivi raggiunti. Come hanno fatto Barilla, Ferrero, Mondelez Italia e Müller, presentando le loro case history e i benefici ottenuti – e misurati, grazie a Ecologistico2 – in termini di sostenibilità ambientale.

    Barilla ha ridisegnato il network logistico e ridotto le emissioni dannose per l’ambiente

    Come coniugare l’aumento dei volumi di merci da trasportare con l’attenzione a ridurre l’impatto ambientale della logistica? La risposta arriva dalla case history Barilla, gruppo che, tra il 2013 e il 2017, ha visto crescere la complessità del suo flusso logistico a causa dell’aumento dei volumi e dei flussi di trasferimento e spedizione, che ha portato alla saturazione dei magazzini di stabilimento. Dal 2018 l’azienda ha così avviato il progetto DNA (Distribution Network Assessment) con cui ha progressivamente eliminato i flussi ai cosiddetti “mix warehouse” di stabilimento per concentrarli negli hub, più idonei ed efficienti.

    Il risultato è stato l’ottimizzazione dei flussi e delle saturazioni: i chilometri totali percorsi sono diminuiti del 7% su base annua mentre il numero dei viaggi è aumentato del 10% per effetto della riduzione del 15% della percorrenza media per viaggio. La maggiore efficienza del nuovo sistema distributivo ha consentito a Barilla, su base annua, di ridurre del 16% le emissioni di CO2 per tonnellata di merce spedita, di risparmiare le emissioni totali di gas serra (pari a circa 530 tonnellate di CO2e in meno) e di tagliare del 7% le emissioni di polveri sottili (PMx).

    Ferrero verso l’azzeramento delle emissioni di CO2 con il biometano

    È dal 2012 che Ferrero ha avviato un percorso per ridurre l’impatto ambientale nei trasferimenti dei prodotti finiti e intermedi da e per lo stabilimento di Alba, intervenendo su vari fronti: ammodernando in modo progressivo la flotta di automezzi (compresi quelli dei fornitori), ottimizzando i carichi (riducendo così il numero dei mezzi utilizzati e della loro percorrenza) e migliorando la media della classe Euro dei mezzi, introducendo anche mezzi a CNG, con la riduzione di circa il 50% delle emissioni di polveri sottili (PMx).

    A settembre 2019 Ferrero è andata oltre: ha abbandonato il gas metano di origine fossile come carburante dei veicoli del polo di Alba e l’ha sostituito con il biometano, ottenendo un taglio del 55% delle emissioni di CO2 (well-to-wheel) rispetto all’esercizio 2015/16.

    Grazie a Ecologistico2, Ferrero ha inoltre simulato uno scenario a regime di veicoli alimentati al 100% con biometano: le emissioni di CO2 prodotte dai mezzi (tank-to-wheel) e le polveri sottili sarebbero azzerate, mentre quelle legate alla produzione e distribuzione del biocombustibile (well-to-tank) si ridurrebbero a 124 tonnellate di CO2e l’anno.

    Mondelez Italia: più efficienza e meno emissioni unificando i flussi logistici

    Mondelez ha ridisegnato i flussi in Italia dei prodotti della sua divisione Snack con il duplice obiettivo di migliorare la logistica e di renderla più sostenibile. Ha quindi realizzato un unico hub logistico per le merci in arrivo dai vari impianti europei e in partenza per i punti di consegna in Italia, unificando anche gli ordini dei clienti italiani.

    Per la realizzazione di questo progetto è stata dunque fondamentale la collaborazione dei clienti della Distribuzione, a partire dall’allineamento delle anagrafiche e dalla ottimizzazione degli ordini, favorendo gli strati completi dei pallet, per arrivare all’accorpamento di ordini, documenti di trasporto e fatture.

    Rimodulando i flussi e unificando gli stock in un solo magazzino, Mondelez ha ottenuto immediati benefici sia a monte sia, soprattutto, a valle (nelle spedizioni dirette ai punti di consegna), migliorando del 12,5% la saturazione degli automezzi. Dunque, a parità di merce trasportata, sono stati effettuati meno viaggi, realizzando meno consumi e meno emissioni nell’ambiente. Benefici misurati grazie a Ecologistico2, da cui è emerso che, su base annua, sono state risparmiate 810,84 tonnellate di CO2e (per oltre il 90% relativo ai flussi outbound), e sono stati abbattuti circa 4,58 kg di PMx/anno.

    Müller ha scelto il trasporto intermodale strada rotaia refrigerato tra Germania e Italia per migliorare l’efficienza della logistica e l’impronta ambientale

    L’incremento di capacità di carico, grazie alla nuova modalità di trasporto, ha permesso a Müller di ottenere un incremento compreso tra il 17% e il 19% di quantità di merce trasportata per viaggio, ottenendo un risparmio in termini di viaggi equivalenti su strada pari a 9 viaggi/anno. Maggiori quantitativi di merce spedita ma anche meno emissioni WtW (well-to-wheel): sono questi i risultati, misurati da Ecologistico2, della sperimentazione avviata da Müller nel 2018 sulla logistica dei prodotti destinati al mercato italiano con l’obiettivo di migliorare la propria impronta ambientale.

    Trasferendo su treno tre carichi a settimana sulla tratta Dresda-Lipsia-Verona-Melegnano, impiegando container refrigerati per il trasporto intermodale e aumentando la saturazione, Müller ha ottenuto risultati significativi nella sua logistica: ha diminuito le emissioni WtW di 40,99 tonnellate di CO2e annue. Un risultato ancora più positivo perché ottenuto nonostante il significativo aumento delle percorrenze (+28% circa).

    Per approfondimenti, visita il sito GS1 Italy e Logistica collaborativa.

     

    Il 24 settembre l’approfondimento nel webinar gratuito di GS1 Italy

    Le esperienze di Barilla e di Mondelez Italia saranno approfondite nel corso del webinar gratuito di GS1 Italy Gestione green della supply chain. Come misurare e comunicare l’impronta climatica, che si terrà giovedì 24 settembre 2020, dalle 10.00 alle 12.00, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2020.

    Con gli esperti di GS1 Italy e attraverso le testimonianze delle aziende, l’evento sarà occasione per scoprire come calcolare e ridurre le emissioni nell’atmosfera, ottimizzando allo stesso tempo la logistica, e per approfondire diversi temi, tra cui:

    • Impatto climatico e carbon footprint.
    • Obiettivi europei e norme di riferimento.
    • “Green logistics” per trasporti e magazzini con Ecologistico2.
    • CSR e comunicazione: il clima e il consumatore finale.

    Maggiori informazioni e il form di iscrizione all’evento sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

     

    Per rimanere aggiornati e seguire il tema sui social #ecologistico

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • Pubblicato l’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy. Passato recente, presente e futuro prossimo nel mondo non alimentare: dal report di GS1 Italy lo scenario in profonda evoluzione. E non…

    Edizione speciale quella dell’Osservatorio Non Food 2020: oltre a raccontare l’evoluzione del largo consumo non alimentare lungo il 2019, analizza anche l’effetto del Coronavirus sulle intenzioni di spesa degli italiani del 2020 e individua i cambiamenti e le nuove sfide che attendono il settore nel 2021.

    Per l’universo italiano del largo consumo non alimentare, il 2019 è stato un anno opaco, di sostanziale stasi del mercato. Il 2020 sta confermando le difficoltà, con previsioni di vendite in calo. E il 2021 si avvicina con un carico di incognite, connesse all’andamento della pandemia e alla situazione economica, ma anche con un ventaglio di potenzialità, legate all’arrivo di innovazioni tecnologiche che dovrebbero rilanciare i consumi in diversi settori. È questo il messaggio che esce dalle oltre 200 pagine dell’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy, il più ampio e strutturato report annuale che monitora la struttura e l’evoluzione di 13 comparti – dall’abbigliamento al casalinghi, dai mobili agli elettrodomestici, dal bricolage all’edutainment – grazie all’analisi micro e macro economica svolta da REF Ricerche, alle previsioni delle vendite per canale e alla ricerca sul punto di vista del consumatore svolte da Metrica/TradeLab.

    La peculiarità dell’edizione 2020 dell’Osservatorio Non Food, la numero 18 dalla sua nascita, è che si muove tra passato recente, presente e futuro prossimo: questa analisi dettagliata di tutto quanto di rilevante è accaduto nel mondo del Non Food in Italia nel corso del 2019 rappresenta la base per individuare i fenomeni e le tendenze che si sono confermate (e spesso amplificate) nel 2020, a causa dell’impatto sociale del Coronavirus, e per delineare come sarà il 2021 a partire dalle nuove abitudini di acquisto e di consumo, dal sentiment attuale degli italiani e dalle aspettative dei cittadini nel breve periodo.

    2019: un anno positivo per l’universo Non Food. Ma non per tutti i settori.

    Nel 2019, per il quinto anno consecutivo i consumi delle famiglie (dato Istat a valori correnti) hanno registrato una dinamica positiva (+1,0%) ma hanno dimezzato il trend rispetto al 2019. Questo rallentamento conferma come il clima di incertezza abbia inciso ancora in maniera evidente sulle decisioni di spesa delle famiglie, nonostante le dinamiche positive del mercato del lavoro e un’inflazione rimasta su livelli contenuti.

    Per quanto riguarda i 13 comparti monitorati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy – che esclude i servizi Non Food e alcuni comparti minori compresi dall’Istat – nel 2019 hanno totalizzato 103 miliardi di euro di vendite, chiudendo l’anno con una crescita di +0,2% rispetto al 2018. Un trend positivo ma al ribasso, rispetto ai 12 mesi precedenti, e che conferma il progressivo intiepidimento della fiducia dei consumatori in atto da alcuni anni.

    Scendendo nell’analisi più approfondita dei 13 settori, emerge una situazione molto differenziata tra quelli in decisa espansione, quelli stabili e quelli in contrazione. Il mercato più dinamico del 2019 è stato l’edutainment (settore che coniuga formazione ed intrattenimento), che ha visto crescere le vendite di +4,5% registrando il suo quinto risultato positivo consecutivo. Buone le performance anche dei comparti che riguardano il benessere personale, come i prodotti di profumeria (+2,9%), i prodotti di automedicazione (+1,9%) e gli articoli per lo sport (+1,2%). Positivi anche i mobili (+1,8%).

    Una parte dei comparti monitorati dall’Osservatorio ha registrato risultati sostanzialmente vicini allo zero:

    • Elettronica di consumo (+0,3%, ma con andamenti diversi nei vari segmenti).
    • Bricolage (+0,4%).
    • Casalinghi (+0,2%).

    Continua, poi, la situazione difficile dei comparti della filiera del tessile, che, dopo anni di crisi, anche nel 2019 hanno ottenuto risultati negativi: abbigliamento e calzature (-2,7%) e tessile casa (-2,4%). Bilancio in rosso anche per giocattoli (-3,7%) e cancelleria (-1,6%).

    2020: bilancio negativo per tutto il Non Food. Tranne l’automedicazione.

    Lo scenario delineato dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy non è roseo: dalle previsioni delle vendite per canale e dalla ricerca sul punto di vista del consumatore emerge uno scenario critico. I timori per la salute e la preoccupazione per la situazione economica (con quasi un italiano su due abbastanza preoccupato per il futuro) stanno avendo un impatto pesante sui consumi Non Food e sulla rete commerciale, perché gli italiani stanno preferendo il risparmio, frequentando meno i negozi non alimentari e rimandando gli acquisti ritenuti non necessari (in particolare articoli di arredamento e grandi elettrodomestici).

    Secondo l’analisi dell’Osservatorio, il 2020 si chiuderà con vendite in forte calo per 12 dei 13 comparti merceologici analizzati (unica eccezione i prodotti di automedicazione, come integratori e prodotti igienizzanti). A essere colpiti dal taglio degli acquisti saranno soprattutto:

    • I prodotti di cancelleria (-32/40%).
    • L’abbigliamento e le calzature (-30/39%).
    • Il bricolage (-18/25%).
    • L’edutainment (-15/22%).

    A livello di canali commerciali, l’Osservatorio Non Food di GS1 Italy stima che il calo delle vendite previsto per il 2020 colpirà soprattutto le grandi catene e le superfici specializzate, anche a causa della perdurante paura del contagio e dei disagi legati al rispetto dei protocolli di sicurezza, che spinge il 68% dei frequentatori abituali a ridurre le visite nei punti vendita.

    Il 2020 segnerà un nuovo record nella crescita dell’e-commerce, che supererà il 10% di incidenza in diversi mercati non alimentari. Anche grazie ai nuovi clienti che si sono avvicinati al web durante il lockdown e che ora per il 60-80% dichiarano di voler continuare a comprare online. Dal 15% al 25% dei consumatori intervistati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy dichiara di voler sostituire gli acquisti fatti nei negozi fisici con quelli realizzati via web.

    2021: una nuova ripartenza. Anche grazie a innovazione e bonus statali.

    Il 30,1% degli intervistati dai ricercatori dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy ha detto di aver deciso di rinviare al 2021 gli acquisti non fondamentali. A concretizzarli contribuiranno alcuni fattori congiunturali, le novità tecnologiche e l’applicazione dei bonus e degli incentivi statali.

    Dall’analisi storica condotta in questi 18 anni da GS1 Italy nell’universo Non Food è sempre emersa la capacità delle innovazioni tecnologiche di stimolare il mercato, interessare i consumatori e far ripartire le vendite. Nel biennio 2021-2022, in particolare, sono attese importanti novità nella telefonia e nell’elettronica di consumo in generale, come la tecnologia 5G e il successivo switch, che richiederà apparecchi televisivi di nuova generazione.

    Una spinta ai consumi è attesa anche dal ricorso ai bonus e agli incentivi statali, che hanno già determinato risultati positivi in alcuni mercati del Non Food, come gli elettrodomestici e i mobili che hanno beneficiato delle agevolazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica, come le biciclette e le e-bike (il cui trend è già positivo di per sé), e come i libri non scolastici e i supporti musicali sostenuti dal bonus per neo-diciottenni.

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org e scarichi l’estratto dell’Osservatorio Non Food 2020.

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • “Gestione green della supply chain”: il 24/9 il webinar gratuito di GS1 Italy

    Si terrà giovedì 24 settembre 2020, dalle 10.00 alle 12.00 il webinar gratuito “Gestione green della supply chain. Come misurare e comunicare l’impronta climatica”, organizzato da GS1 Italy nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile 2020.
    Con gli esperti di GS1 Italy e attraverso le testimonianze delle aziende, l’evento sarà occasione per scoprire come calcolare e ridurre le emissioni nell’atmosfera, ottimizzando allo stesso tempo la logistica, e per approfondire diversi temi, tra cui:

    • Impatto climatico e carbon footprint.
    • Obiettivi europei e norme di riferimento.
    • “Green logistics” per trasporti e magazzini con Ecologistico2, il tool di GS1 Italy che permette alle imprese di simulare l’impatto climatico della logistica e individuare facilmente le azioni che possono migliorarlo.
    • CSR e comunicazione: il clima e il consumatore finale.

    La partecipazione al webinar è gratuita, previa registrazione sul sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

     

  • GS1 Italy al fianco del foodservice: il progetto di diffusione degli standard globali GS1 migliorerà l’efficienza e la reattività del “fuori casa”

    GS1 Italy mette al servizio del foodservice il suo know-how e le sue soluzioni, ma anche il suo ruolo di partner super partes, per aiutare gli operatori della ristorazione commerciale a creare valore e affrontare meglio il futuro.

    Sta anche nella digitalizzazione, promossa e condivisa da tutti gli attori della filiera foodservice, il futuro di produttori, distributori e operatori della ristorazione commerciale, collettiva e dell’hôtellerie. A questo settore, messo a dura prova dal lockdown prima e dalle restrizioni sanitarie della fase 2 poi, è rivolto il nuovo progetto di GS1 Italy che ne segna l’ingresso nel foodservice. Obiettivo: rendere questa filiera più efficiente grazie alla digitalizzazione dei processi e delle informazioni sui prodotti, alla condivisione di questi dati tra gli operatori e alla nascita di una community collaborativa.

    Gli strumenti ideali per raggiungere questi obiettivi sono gli standard globali GS1, che, benché nati per il settore del largo consumo dove sono ampiamente usati, sono utilizzati con successo anche in altri mondi (come l’healthcare e la sanità), dimostrando la loro utilità nel migliorare l’efficienza delle supply chain e confermando il ruolo di GS1 Italy come associazione di sistema super partes per attivare dialogo e collaborazione tra gli attori di ogni filiera.

    «L’emergenza Covid-19 ha provocato il salto digitale del fuori casa, velocizzando un processo già in atto, e adesso è il momento propizio per promuovere l’utilizzo di strumenti e di standard che possano rendere più efficienti le relazioni tra le imprese» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager GS1 Italy. «Alla luce di quanto sta avvenendo, nell’arco di cinque anni la filiera del foodservice in Italia potrà arrivare ad adottare gli standard e i servizi di GS1 con livelli analoghi a quelli del largo consumo».

    Il progetto di GS1 Italy per il foodservice è stato sviluppato dopo a un lungo lavoro preparatorio, e si avvale ora anche della guida di un advisory team, di cui fanno parte alcune delle aziende più rappresentative del settore: Coca Cola, Conserve Italia, Ferrero, First (Barilla), Lactalis, Mondelez e Nestlé tra i produttori; Cateringross, Dolcitalia, Marr, Metro, Partesa, Unicomm per i distributori; Camst, Chef Express e Coperama (NH Hotel) per gli operatori finali.

    Il coinvolgimento diretto delle aziende insieme alla mappatura e allo studio qualitativo del foodservice in Italia, affidati a TradeLab, hanno permesso a GS1 Italy di identificare le aree di interesse per gli attori del settore e di creare i tavoli di lavoro. 

    Il primo gruppo di lavoro è dedicato alla creazione di una semantica comune, una condizione necessaria per parlare un linguaggio condiviso e che va costruita tramite due strumenti indispensabili per migliorare la rappresentazione, l’analisi e la “lettura” del settore:

    • L’albero delle categorie foodservice.
    • La segmentazione dei punti di consumo.

     

    Una seconda area di lavoro riguarda la tracciabilità e la sicurezza alimentare, identificando le informazioni che si vogliono veicolare attraverso la filiera attraverso standard comuni.

    Senza dimenticare la continua ricerca dell’efficienza di filiera, realizzabile anche grazie alle tante soluzioni GS1, come, ad esempio, la codifica degli imballi, l’utilizzo dell’EDI per il ciclo dell’ordine e l’allineamento delle anagrafiche di prodotto, e la digitalizzazione del documento di trasporto.

     

    In questa prima fase, il progetto di GS1 Italy sul foodservice si sta concentrando sull’individuazione degli early adopter, per creare business case virtuosi, testimonianze, linee guida e moduli formativi specifici, e sta attivando partnership con le università e le associazioni di categoria.

     

    Per maggiori informazioni sul foodservice, visita il sito di GS1 Italy.

     

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • L’origine italiana e le certificazioni CSR rassicurano il consumatore

    La provenienza nazionale, il rispetto per l’ambiente, l’eticità della filiera, la tutela dei lavoratori e del benessere animale sono elementi distintivi sempre più segnalati in etichetta. Il sell-out del paniere dei prodotti CSR monitorati dall’Osservatorio Immagino ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro.

    Avere comportamenti etici e comunicarli ai consumatori si conferma una strategia vincente per le aziende del largo consumo. Loghi, “bollini” e claim che certificano l’origine delle materie prime, le modalità produttive, il rispetto dell’ambiente e dei lavoratori sono percepiti come rassicuranti dagli shopper e i marchi che ne hanno fatto uso hanno ottenuto maggiore spazio sugli scaffali della grande distribuzione. Lo rileva la settima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen, che ha preso in esame un paniere di 111.639 prodotti di largo consumo che sviluppano l’82% del fatturato italiano di ipermercati e supermercati.

    Italianità

    L’immagine rassicurante più diffusa sulle confezioni è la bandiera del paese d’origine (prevalentemente quella italiana): si trova sul 13,4% dei prodotti del paniere Immagino (+0,5% rispetto al 2018), e pesano il 14,6% del giro di affari complessivo che è pari a 36 miliardi di euro (Figura 1). Le vendite hanno riguardato principalmente affettati, pasta di semola, surgelati, sughi, detersivi per stoviglie e preparati avicunicoli.

    Responsabilità sociale

    Un ruolo importante lo svolgono anche le certificazioni legate alla Corporate social responsibility (CSR) presenti sul 7,4% dei prodotti che costituiscono il 10,6% delle vendite (3,8 miliardi di euro).

    In particolare, l’Osservatorio Immagino ha individuato otto certificazioni dell’area CRS. Le più rilevanti per giro d’affari sono FSC (Forest Stewardship Council), che ha sviluppato il maggior incremento delle vendite (+1,0% annuo), Sustainable cleaning (+0,4%), relativa alla detergenza, e Friend of the sea (+0,3%), riferito ai prodotti ittici ottenuti in modo sostenibile. Nei 12 mesi analizzati hanno aumentato la loro presenza sui prodotti le certificazioni Ecocert (+19,6% delle vendite) che certifica l’origine naturale o biologica delle materie prime impiegate in alimenti, cosmetici, detersivi e tessuti; UTZ (+16,2%), che garantisce la produzione sostenibile di the, caffè e cioccolato; Fairtrade (+8,5%), che garantisce il rispetto di migliori condizioni dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, ed Ecolabel (+4,4%) che attesta il ridotto impatto ambientale delle aziende che hanno ottenuto l’utilizzo del logo. Al contrario i prodotti presentati in etichetta come Cruelty free (esenti da test sugli animali) hanno accusato una flessione delle vendite di -3,4%, principalmente per la riduzione dell’offerta nei cibi per cani, nelle salviette per bimbi, nei dopo shampoo, nelle creme trattamento corpo e nei prodotti per la pulizia del viso.

    Marchi europei

    Si allarga l’offerta di prodotti biologici provenienti dall’Unione europea, riconoscibili dal logo EU Organic che arriva al 6,8% del paniere dell’Osservatorio Immagino, in particolare formaggio grana, uova, panificati senza glutine, surgelati vegetali e frutta secca sgusciata. Si registra però un rallentamento della crescita del valore delle vendite (+2,1% annuo rispetto a +6,2% del 2018 sul 2017).

    Il marchio CE è invece presente solo sul 2,1% dei prodotti del largo consumo con un’incidenza dell’1,6% del valore delle vendite. Rispetto al 2018 l’offerta di beni dotati di questo riconoscimento è salita di +4,9% ed è aumentato il giro d’affari soprattutto di uova di Pasqua, dentifrici e prodotti per incontinenti.

     

    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • GS1 Italy: lavori in corso. E cantiere in diretta su Instagram

    Si chiama Interno 1 ed è il nuovo progetto di GS1 Italy, un concept center nel cuore di Milano che sarà inaugurato in autunno.

    Un nuovo canale di comunicazione di GS1 Italy, dei suoi valori, dei servizi che offre alla business community e delle attività di formazione svolte all’Academy di GS1 Italy.

    Interno 1 sarà lo spazio dell’innovazione, della ricerca e dello sviluppo di GS1 Italy. Un touchpoint tra mondo digitale e mondo fisico rivolto a un pubblico trasversale, per alimentare il dialogo sui trend contemporanei e creare nuove relazioni con tutti i protagonisti degli scenari più dinamici a livello nazionale e internazionale.

    Uno spazio multimediale e interattivo, dove immergersi nella digital transformation. Un contenitore di idee, suggestioni, eventi ed esperienze che faranno scoprire il codice a barre e tutti gli altri standard e soluzioni GS1 in modo nuovo, sorprendente e coinvolgente.

    Il cantiere di Interno 1 è appena partito ed è già social: l’avanzamento dei lavori, con il dietro le quinte e le curiosità, si può seguire in tempo reale sul nuovo profilo corporate Instagram, che segna il debutto di GS1 Italy su questo social.

     

    Per restare aggiornato su Interno 1, segui GS1 Italy su Instagram e visita il sito di Interno 1.

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

  • Consumi tra fisico e digitale: le nuove sfide dell’omnicanalità in tre webinar gratuiti

    Torna in versione online “Gestire l’omnicanalità”, l’evento gratuito di GS1 Italy in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano: tre le sessioni complementari in programma, al via da martedì 23 giugno.

    1,6 miliardi di euro: a tanto ammontava il valore del mercato online del food & grocery nel 2019, segnando una crescita di ben +42% rispetto al 2018 e delineando uno scenario in profonda trasformazione già prima che il lockdown spingesse molti italiani a sperimentare, anche per la prima volta, gli acquisti online. E, tra home delivery, servizi click & collect e contingentamento degli ingressi nei negozi, oggi più che mai il consumatore è alla continua ricerca di informazioni per i suoi acquisti e di esperienze fluide e soddisfacenti in tutti i canali e nei touchpoint che ha a disposizione nel mondo fisico e digitale.

    Per le aziende, quindi, non fa che confermarsi l’importanza di dati e informazioni, da allineare, aggiornare e condividere, perché possano essere in grado di rispondere alle nuove sfide poste da questo contesto omnicanale:

    • Ottimizzare i processi interni.
    • Migliorare l’esperienza del cliente lungo il suo percorso d’acquisto.
    • Integrare efficacemente online e offline.

    Proprio per aiutare le imprese di Industria e Distribuzione, GS1 Italy propone, in versione completamente online, “Gestire l’omnicanalità”, una serie di tre webinar gratuiti, in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, per spiegare come si è evoluto il mercato, come cambiano il percorso di acquisto e le esigenze dello shopper, quali sono i modelli e le principali innovazioni in atto, e gli strumenti che GS1 Italy mette a disposizione delle imprese per ottimizzare i processi.

    L’evento si articola in tre sessioni complementari che si terranno nelle giornate di martedì 23 giugno, martedì 30 giugno e martedì 14 luglio, sempre dalle 10.00 alle 11.30, e che vedranno gli interventi di Andrea Ausili, data & innovation manager GS1 Italy, Ermanno Bertelle, training and HR manager GS1 Italy, e, per gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, Valentina Pontiggia, direttore Osservatori eCommerce B2c e Innovazione Digitale nel Retail.

    L’agenda completa e il form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.