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  • Acquisti in GDO e disponibilità a scaffale: gli effetti di due anni di discontinuità sui trend di sell-out e di out-of-stock

    Archiviata la discontinuità del 2020, migliorano i driver di performance della GDO: l’out-of-stock scende al 3,5% e le vendite perse dal largo consumo confezionato al 4,7%. Ma tra pressioni inflattive, tensioni di filiera e mutati comportamenti di acquisto, cosa aspettarsi? Le risposte nel workshop online organizzato oggi da GS1 Italy, in ambito ECR e in collaborazione con IRI.

    Tra pandemia e dinamiche inflattive, cos’è cambiato nel comportamento d’acquisto degli italiani, in termini di canali distributivi e categorie di prodotto? E come si sono trasformati i KPI di vendita e di out-of-stock nel breve e nel lungo periodo? Sono le domande a cui GS1 Italy, in ambito ECR e in collaborazione con IRI, ha voluto rispondere oggi nel corso del workshop online “Due anni di discontinuità: gli effetti nelle dinamiche di sell-out e di out-of-stock”, organizzato nell’ambito dell’Optimal shelf availability (OSA), un progetto che studia, misura e analizza il fenomeno dell’out-of-stock, per identificare soluzioni strategiche e collaborative, condivise da produttori e distributori, che aiutino a migliorare il livello di disponibilità dei prodotti sugli scaffali e a soddisfare, quindi, il consumatore.

    Con gli interventi di Ilaria Archientini, ECR project manager di GS1 Italy, e di Marco Colombo, operations e product management director di IRI, l’incontro è partito dall’analisi dei dati giornalieri dei canali di vendita moderna per metterne a fuoco gli elementi di continuità e quelli testimoni dei cambiamenti in atto, e per identificare le dinamiche nelle varie categorie merceologiche, anche alla luce delle pressioni inflattive, delle tensioni lungo la filiera e dei nuovi comportamenti di acquisto, determinati sia dall’incertezza del contesto sia da fenomeni diventati strutturali, come lo smart working.

    Delineata l’evoluzione di scenario, il focus è poi passato ai driver di performance nel punto vendita, con l’obiettivo di comprendere il nuovo ruolo rivestito da assortimento, promozione, prezzo e out-of-stock per le performance dei retailer e dei produttori.

    «Nel 2021 è ricominciato il trend verso la maggiore efficienza dell’out-of-stock, che si era interrotto bruscamente nel 2020 anche a causa delle difficoltà nella catena di approvvigionamento e degli acquisti dei beni di prima necessità a punto vendita, superiori rispetto alle vendite attese» ha spiegato Ilaria Archientini. «Nell’arco di un anno il tasso di out-of-stock si è ridotto dello 0,4%, scendendo nel 2021 al 3,5%. Anche in termini di impatto economico, l’anno scorso è ripresa la tendenza migliorativa che si era registrata tra 2017 e 2019, e il dato delle vendite perse nel largo consumo confezionato si è attestato al 4,7% contro il 5,1% del 2020. Quindi, il rapporto tasso di out-of-stock e vendite perse è stato pari a 1,47».

    Per approfondimenti, i materiali del workshop online “Due anni di discontinuità: gli effetti nelle dinamiche di sell-out e di out-of-stock” sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

    Prossimo appuntamento con i workshop OSA, martedì 12 ottobre 2022, online dalle 14:30 alle 15:30, con “Largo consumo confezionato: evoluzione tra le rivoluzioni”.

    Maggiori informazioni sull’Optimal shelf availability sono disponibili sul sito di GS1 Italy e Logistica collaborativa.

  • Passaporto digitale europeo dei prodotti: efficace se aperto, inclusivo e decentralizzato

    Da EuroCommerce e GS1 in Europe i requisiti necessari per cogliere appieno tutte le potenzialità, in termini di efficacia, efficienza e sostenibilità, del Digital Product Passport (DPP) proposto dal Parlamento europeo, che includerà tutti i dati ambientali e materiali relativi al ciclo di vita di ogni prodotto.

    È considerato uno strumento essenziale per raggiungere un’economia rispettosa del clima ed efficiente sotto il profilo delle risorse perché raccoglie tutte le informazioni sull’origine, la composizione e il corretto smaltimento dei prodotti in molti settori, come l’elettronica di consumo, l’arredamento, il fashion, l’edilizia e la chimica: per questo il Digital Product Passport (DPP) è stato inserito dal Parlamento europeo nei documenti strategici relativi all’attuazione del Green Deal europeo e del Circular Economy Action Plan (il Piano d’azione per l’economia circolare) dell’Unione europea. Ora lo sviluppo del DPP è nelle mani della Commissione europea, che, per renderlo operativo tramite un’apposita normativa, deve identificare le informazioni da memorizzare nel passaporto digitale dei prodotti e standardizzarle.

    Ed è in questa fase, particolarmente delicata e determinante per lo sviluppo di questo nuovo strumento, che EuroCommerce – la principale organizzazione europea di rappresentanza del settore del commercio – e GS1 in Europe – organizzazione non profit dedicata all’implementazione degli standard globali GS1 in diversi settori in Europa, a cui partecipa GS1 Italy – hanno elaborato un joint paper con l’obiettivo di sensibilizzare la Commissione europea sulle caratteristiche, i requisiti e gli standard che dovranno caratterizzare il DPP per assicurarne la completa operatività e la totale affidabilità.

    In questo documento congiunto EuroCommerce e GS1 in Europe chiedono che il DPP venga progettato per consentire alle aziende e ai consumatori di realizzare scelte e investimenti più “verdi” e sostenibili, sulla base degli standard di dati di prodotto aperti e globali già adottati dalle aziende.

    Infatti, solo con un’adeguata struttura dei dati, il DPP sarà realmente in grado di raggiungere gli obiettivi politici ed economici per cui è stato concepito e di portare vantaggi anche ai consumatori finali, consentendo:

    • Il data management dei prodotti sostenibili.
    • La condivisione efficiente dei dati di prodotto lungo le supply chain globali.
    • L’accessibilità e la portabilità di dati di alta qualità relativi ai prodotti.

    Christel Delberghe, direttore generale di EuroCommerce, ha affermato: «Siamo lieti di collaborare nuovamente con GS1 su una questione di grande importanza per il successo del Green Deal e dell’economia circolare. Il Passaporto digitale europeo dei prodotti può costituire uno strumento prezioso per le aziende e i consumatori per fornire dati nell’ambito dell’intera supply chain. Ma è necessario che si adegui alla struttura dei processi e degli standard esistenti, affinché la sua adozione da parte delle aziende e l’utilizzo da parte dei consumatori risulti più semplice, e al contempo è necessario che sia flessibile per poter recepire i nuovi sviluppi in un mercato in rapida evoluzione».

    Gregor Herzog, presidente di GS1 in Europe, ha dichiarato: «Per GS1 l’iniziativa europea per i prodotti sostenibili è una priorità, e il Passaporto digitale europeo dei prodotti rappresenta una grande opportunità per mostrare la value proposition degli standard GS1, soprattutto alla platea dei retailer. Questo documento congiunto segue il Memorandum d’intesa sottoscritto nel 2019 e mostra le sinergie tra EuroCommerce e GS1 in Europe oltre a una visione condivisa su questioni importanti quali l’interoperabilità e la portabilità dei dati di prodotto».

    Per questi motivi, EuroCommerce e GS1 in Europe raccomandano che il Passaporto digitale dei prodotti dell’UE sia:

    • Basato sulle esigenze delle imprese e flessibile.
      Il DPP deve consentire alle aziende di gestire in modo efficiente i dati di prodotto, favorire la circolarità e permettere la condivisione di informazioni rilevanti e mirate sui prodotti tra gli operatori del settore industriale, i consumatori, i fornitori, gli operatori logistici, gli enti preposti al riciclo e altri stakeholder. Come tale, il DPP deve basarsi su una “esigenza di sapere” ed essere abbastanza flessibile da consentire che vengano inclusi i dati richiesti, sia attuali che futuri, in base alle esigenze identificate.
    • Interoperabile, aperto e adeguato alle esigenze future.
      Per consentire l’interoperabilità e la portabilità dei dati, il DPP dovrà basarsi su identificatori del prodotto che siano internazionali e aperti, conformi agli standard ISO. Questo permetterà di identificare il prodotto e di condividerne i dati, in modo equilibrato, intersettoriale e tecnologicamente neutrale, tra tutte le parti coinvolte nella supply chain. Per agevolare l’interoperabilità è necessario garantire la facilità di utilizzo. La circolarità non è limitata ai confini dell’UE e, di conseguenza, stabilire regole di identificazione dei prodotti valide solo per l’Europa costituirebbe un ostacolo alla libera circolazione delle merci. E anche un onere per le aziende, la maggior parte delle quali già applica standard globali nell’ambito delle proprie attività e nei punti vendita. Inoltre, il DPP non dovrebbe generare sistemi di dati chiusi, accessibili solo ad alcuni operatori che utilizzano un’infrastruttura di dati specifica e costosa. Le pratiche di condivisione dei dati e le tecnologie impiegate dovrebbero piuttosto essere basate su identificatori del prodotto internazionali o essere compatibili, affinché le diverse soluzioni digitali risultino aperte e interoperabili. Infine, è fondamentale che il sistema del DPP sia adeguato alle esigenze future e abbia un’infrastruttura che gli consenta di funzionare per lungo tempo, con la possibilità di aggiungere ulteriori caratteristiche, se necessario.
    • Inclusivo e pertinente.
      Per garantire che il DPP sia accessibile a tutti gli operatori lungo la catena del valore, la governance dei dati di prodotto disponibili dovrebbe includere tutti gli stakeholder, con diritti di accesso appropriati e consentendo anche il pubblico accesso ai dati pertinenti richiesti. Ciò consentirebbe di rispettare i diritti di proprietà industriale e di evitare che i dati e le specifiche dei prodotti portino a un aumento della contraffazione e indeboliscano la competitività.
    • Green.
      Il DPP dovrebbe essere abbastanza flessibile da includere e rendere accessibili dati complessi relativi alla sostenibilità ambientale e sociale, anche per consentire il rispetto di alcune normative UE già esistenti o future. Inoltre, il DPP dovrebbe basarsi su tecnologie sostenibili, evitando, quindi, i sistemi di dati centralizzati che, essendo sofisticati e avendo un elevato consumo energetico, avrebbero un maggiore impatto ambientale rispetto ai benefici green prodotti dallo stesso DPP.
    • Basato su dati richiesti da normative già esistenti.
      EuroCommerce e GS1 in Europe sono pienamente consapevoli degli investimenti effettuati dai propri associati per condividere i dati di prodotto in conformità con le normative dell’UE. Occorre compiere degli sforzi per assicurare che i dati di prodotto esistenti, e quindi già presenti nei database dell’UE, siano inseriti anche nell’architettura dei dati del DPP. Questo eviterebbe la richiesta alle aziende di fornire nuovamente dati di prodotto che sono già disponibili.
    • Decentralizzato.
      EuroCommerce e GS1 in Europe sottolineano che i requisiti del DPP dovrebbero promuovere un sistema decentralizzato di condivisione dei dati. Questo consentirebbe alle aziende di rendere disponibili i dati aggiornati sui prodotti e di fornirli senza costi aggiuntivi. Dal momento che, in molti casi, le aziende sono proprietarie dei dati di prodotto che devono condividere nel DPP, renderli disponibili attraverso una pagina web dedicata, accessibile mediante canali aperti (compresi gli URL), semplificherebbe l’accessibilità e la portabilità dei dati.
    • Coerente.
      La Commissione europea ha in programma di presentare una normativa orizzontale in materia di condivisione dei dati B2B. EuroCommerce e GS1 in Europe evidenziano la necessità di coerenza e uniformità delle politiche, al fine di garantire che la regolamentazione sia presa in considerazione solo laddove sia strettamente necessario, risulti giustificato, dove sia stato identificato un evidente vuoto giuridico e sia stata effettuata una valutazione dei costi.

    In conclusione, EuroCommerce e GS1 in Europe sottolineano che il Passaporto digitale europeo dei prodotti è potenzialmente in grado di fornire alle aziende e ai consumatori le leve per operare scelte e investimenti più “verdi” e sostenibili, ma solo a patto che vengano considerati gli standard di dati di prodotto aperti e globali già adottati dalle aziende. Inoltre, sottolineano che i consumatori dovrebbero poter accedere al DPP gratuitamente, attraverso canali aperti o nei punti vendita.

    Il joint paper realizzato da EuroCommerce e GS1 in Europe è consultabile al link: https://www.gs1.eu/news/eurocommerce-and-gs1-in-europe-together-on-eu-product-passport.

    EuroCommerce. EuroCommerce è la principale organizzazione europea che rappresenta il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso, a cui aderiscono associazioni nazionali di 28 paesi e 5 milioni di aziende, che comprendono sia i principali operatori a livello mondiale come Carrefour, Ikea, Metro e Tesco, sia numerose piccole imprese. Il commercio al dettaglio e all’ingrosso rappresenta il collegamento tra produttori e consumatori. Più di un miliardo di volte al giorno, i commercianti al dettaglio e i grossisti distribuiscono beni offrendo un servizio essenziale a milioni di imprese e clienti individuali. Il settore crea un posto di lavoro su sette, offrendo diverse opportunità di carriera a 26 milioni di europei, molti dei quali giovani, oltre a contribuire alla creazione di milioni di altri posti di lavoro lungo la supply chain, a partire dai piccoli fornitori locali fino alle multinazionali. EuroCommerce è il partner europeo riconosciuto per il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso.
    https://www.eurocommerce.eu/

    GS1 in Europe. GS1 in Europe è un’organizzazione non profit, neutrale, dedicata all’implementazione degli standard globali GS1, di servizi e di soluzioni per migliorare l’efficienza e la visibilità di prodotti e luoghi a livello internazionale e nei vari settori in Europa. La nostra associazione rappresenta più di 500.000 aziende e raggruppa 49 organizzazioni GS1 nazionali. Riunisce queste aziende intorno allo stesso tavolo e promuove la collaborazione al fine di stabilire regole e standard condivisi. Si adopera affinché le aziende possano migliorare la propria efficienza, la sicurezza e la sostenibilità.
    https://www.gs1.eu/

  • Pronti per la quarta rivoluzione industriale? Realtà e opportunità di IoT e RFID secondo GS1 Italy

    Gli oggetti parlano. E lo possono fare sempre di più. Con maggiori benefici per aziende e consumatori. Ma devono usare un linguaggio comune, perché senza standard condivisi il sistema non funziona e crescono costi e inefficienze. GS1 Italy presenta il piano a sostegno della tecnologia RFID in un’ottica di Industria 4.0.

    Store dove ottenere tutte le informazioni sui prodotti e dove andare a ritirare una spesa ordinata in automatico dal sistema di “smart home” che monitora le scorte di prodotti, per poi pagare in pochi secondi dallo smartphone magari senza passare dalle casse. È la quarta rivoluzione industriale? Sicuramente qualcosa sta cambiando, ed è solo agli inizi. La rivoluzione quella che, grazie all’innovazione tecnologica, amplifica le capacità cognitive umane, dando la possibilità di analizzare, elaborare e utilizzare miliardi di informazioni.

    Alla base di questa quarta rivoluzione industriale c’è un insieme di tecnologie, tra cui spicca l’Internet of Things (anche in ambito domestico) basata sull’RFID (Radio Frequency Identification), che, attraverso l’uso delle radiofrequenze, consente di identificare e tracciare in modo automatico e univoco ogni oggetto su cui l’etichetta è stata applicata. Entro il 2021 saranno 25 miliardi gli oggetti taggati con RFID e, quindi, connessi all’IoT.

    Non è un caso, infatti, che l’RFID stia vivendo un nuovo slancio grazie alla sua capacità di aprire inedite e interessanti opportunità sia per le aziende di produzione che per i retailer. Un nuovo mondo, dunque, tutto da sviluppare, com’è emerso dall’evento “Quando gli oggetti parlano. Le opportunità IoT e RFID”, tenutosi oggi, con cui GS1 Italy ha presentato il suo progetto dedicato all’RFID, che proseguirà per tutto il 2022 insieme all’RFID Lab dell’Università di Parma.

    «Chi ha implementato e sta utilizzando la tecnologia RFID riconosce il grande valore che crea, portando informazioni in tempo reale sullo stato degli oggetti, per ottimizzare i processi, ridurre gli sprechi, aumentare le vendite e migliorare i livelli di servizio» ha spiegato Antonio Rizzi, full professor, industrial logistics & supply chain management dell’Università di Parma. «In un futuro prossimo l’applicazione e l’evoluzione delle tecnologie IoT apriranno orizzonti finora inesplorati, abiliteranno nuovi paradigmi di supply chain (approvvigionamento, produzione, distribuzione, retail, riciclo/recupero) e ci aiuteranno a costruire un mondo sempre più connesso, trasparente e sostenibile, per il beneficio di tutti».

    Se le prospettive sono rosee e le possibilità enormi, con il nuovo slancio dell’RFID stanno emergendo anche i problemi. Il primo: senza standard condivisi l’RFID in sé non abilita la piena interoperabilità tra sistemi e la scalabilità dei progetti. Infatti, l’adozione da parte delle aziende di sistemi proprietari diventa inefficace e insufficiente nel momento in cui il business aumenta e ci si interfaccia con nuovi clienti e mercati di scala sovralocale.

    Per evitare questi problemi occorre parlare la stessa lingua globale con tutti i business partner. «È per questo che GS1 ha sviluppato l’Electronic Product Code (EPC), uno standard che identifica in modo univoco e inequivocabile i singoli prodotti, cattura le informazioni importanti per la movimentazione delle merci lungo la supply chain e le rende disponibili grazie alla radiofrequenza» ha spiegato Linda Vezzani, GS1 visibility and RFID standards specialist di GS1 Italy. «L’EPC è una sorta di codice fiscale di ogni prodotto, che permette di identificarlo in modo univoco, di catturare le informazioni per la movimentazione lungo tutta la catena di approvvigionamento e di renderle disponibili attraverso le onde radio». Per le aziende che già utilizzano il linguaggio globale GS1 l’adozione dell’RFID è semplice perché si sfrutta l’identificazione GS1 usata per i propri prodotti e, quindi, le informazioni di prodotto vanno solo tradotte in linguaggio EPC.

    Le potenzialità dell’utilizzo della tecnologia RFID con standard GS1 condivisi sono enormi e i risultati, per le aziende capofila di quest’approccio, sono già interessanti, come è emerso dalla presentazione delle case history di Decathlon, che ha adottato lo standard EPC/RFID a livello di item su tutti i prodotti presenti negli store, e del Gruppo Bonterre, che l’ha applicato su ogni unità logistica (pallet). In entrambi i casi sono stati raggiunti benefici in termini di aumento della visibilità lungo la supply chain, della produttività, dell’affidabilità e del controllo degli stock di magazzino. Significativo anche il caso del Giappone, dove nel 2017 il governo ha avviato una sperimentazione insieme a cinque catene di convenience store e a GS1 Japan, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a inserire il tag RFID su tutti i prodotti entro il 2025, abbassandone il costo a circa uno yen.

    «L’RFID è un mezzo. Bisogna scegliere che informazione veicolare» ha sottolineato Linda Vezzani. «Per filiere aperte la scelta si orienta su un linguaggio globale interoperabile, lo standard GS1 EPC. Per chi già utilizza il linguaggio globale GS1 non c’è da reinventare la ruota: il punto di partenza è l’identificazione già usata per i codici GTIN, SSCC, GS1 GLN[1], ecc. che l’azienda già adotta».

    «Ora occorre potenziare questo impegno e investire nella formazione del capitale umano necessario per affrontare un mondo in continuo cambiamento» ha concluso Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Per questo GS1 Italy presenta un piano per rilanciare il tema RFID e riportarlo all’attenzione della business community, confermando il suo ruolo di attore neutrale, che presidia gli standard globali, supporta le imprese utenti a favore di tutto il largo consumo».

    Primo step di questo piano è un sondaggio per mettere a fuoco l’interesse e le esigenze delle imprese utenti del sistema GS1 del largo consumo, dell’apparel e dell’healthcare, e misurare il livello di conoscenza, adozione o dismissione della tecnologia RFID, nonché l’intenzione ad adottarla nel futuro. Partendo dai risultati sarà costruita l’agenda delle attività da sviluppare nel corso del 2022.

     

    [1] GTIN – Global Trade Item Number, identifica i prodotti (unità consumatore) e i colli (unità imballo).

    SSCC – Serial Shipping Container Code, identifica le unità logistiche.

    GS1 GLN – Global Location Number, permette l’identificazione univoca di luoghi o entità legali/funzionali.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • L’EDI resiste alla pandemia, contribuisce a rendere efficiente la digitalizzazione delle imprese reattive e si prepara alla volata del post Covid

    Sono oltre 250 milioni i documenti digitali scambiati tra le aziende in Italia e quasi 68 milioni quelli scambiati tra quelle del largo consumo che usano gli standard GS1 EDI. Con un nuovo e importante impulso dal Foodservice e uno potenziale nella logistica.
    Tutti i dati nell’edizione 2021 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” di GS1 Italy.

    Il 2020 ha allargato il divario tra le aziende “digitali” reattive ai cambiamenti e quelle non digitali impreparate alla disruption causata dalla pandemia e ha visto una sostanziale tenuta dell’Electronic Data Interchange (EDI) e una crescita nel numero delle aziende utilizzatrici dell’EDI a standard GS1, che sfiorano quota 8 mila (+4% rispetto al 2019) per un totale di 67.896.711 messaggi scambiati (+5%), mentre aumentano anche l’intensità e la profondità di utilizzo dello scambio elettronico dei dati.

    La conferma arriva dalla nuova edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza annualmente in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

    «Il Monitoraggio rileva lo stato di salute e di diffusione dell’EDI. Le aziende che lo adottano nella digitalizzazione dei processi ne consolidano l’utilizzo di anno in anno, aumentando il numero di documenti scambiati e il tipo di messaggi» spiega Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy.

    Il dato delle imprese che adottano l’EDI in Italia è stabile rispetto al pre-pandemia – 19 mila nel 2020, scambiando 252 milioni di documenti (+5% vs 2019)[1] – ed è legato prevalentemente al fatto che molti operatori, obbligati alla fatturazione elettronica, hanno scelto di utilizzare solo il flusso per il sistema d’interscambio (SdI, gestito dall’Agenzia delle Entrate) senza sovrapposizioni con il flusso EDI. Le fatture, infatti, pur continuando a rimanere il primo documento scambiato, calano a 50 milioni di unità (-1% rispetto al 2019), dopo due anni in cui si sono attestate sui 55 milioni. In crescita sono invece tutti gli altri documenti: ordini +6%, conferme d’ordine +28%, DESADV (avviso di spedizione) +12%, altri documenti (come inventory report, anagrafiche di prodotto, documenti logistici) +8% (Figura 1).

    Il largo consumo e l’EDI a standard GS1

    Nel 2020 il largo consumo si è confermato come il settore più strategico per la crescita della digitalizzazione dei processi e delle relazioni tra le imprese. Per la prima volta è stato il primo settore nell’e-commerce B2B e ha consolidato il primo posto nell’utilizzo dell’EDI, con il 63% delle 19 mila imprese connesse.

    Nel corso del 2020 è tornato a crescere il numero delle aziende utilizzatrici dell’EDI a standard GS1. Più nel dettaglio, le aziende che nel 2020 hanno scambiato messaggi EDI a standard GS1 sono state 7.817, in crescita di +4% sul 2019. Il 45% di queste aziende fa parte dell’ecosistema Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy: di queste 3.506 imprese, 3.207 sono produttori, 291 distributori e 8 operatori logistici. Sono state 997 le aziende che hanno usato Euritmo per la prima volta (28% del totale) e quattro i messaggi di ingresso nel circuito più gestiti: al primo posto la fattura con il 48% del totale, seguita da ORDERS (ordini, 36%), ORDRSP (la conferma d’ordine, 8%) e il DESADV (avviso di spedizione, 6%).

    Nel 2020 è cresciuto anche il numero dei messaggi in standard GS1 EDI scambiati, arrivati a quota 68 milioni (+5% sull’anno precedente). Di questi: 32,2 milioni sono quelli scambiati internamente al circuito Euritmo (Figura 2).

    Entrando nel dettaglio dei messaggi GS1 EDI gestiti, la fattura si conferma top performer tra i documenti base, con 15,59 milioni di messaggi scambiati. Seguono l’inventory report (il messaggio contenente le informazioni sulle giacenze di magazzino e su livelli di stock target o pianificati), in diminuzione a 13,16 milioni (-5%), e il DESADV, che ha segnato una battuta di arresto probabilmente a causa del lockdown e dei successivi decreti governativi che hanno imposto uno stop alle vendite in diversi comparti merceologici, in particolare nel Non Food, interrompendo di fatto le relazioni commerciali e la catena di fornitura relativa.

    Più in generale, si evidenzia il rapporto esistente tra performance aziendali e il digitale: il 45% delle imprese italiane che avevano adottato almeno una tecnologia per la digitalizzazione dei processi prima dell’ondata pandemica ha ottenuto fatturati stabili o in aumento, mentre l’81% di quelle che non avevano ancora fatto nulla hanno registrato fatturati in calo. Secondo i dati dell’“Osservatorio Digital B2b” della School of Management del Politecnico di Milano, la pandemia ha spinto il 48,8% delle imprese italiane a dare impulso a nuovi progetti di digitalizzazione e i contributi previsti dal PNRR per l’innovazione saranno un’ulteriore leva per spingere a un’adozione del digitale a supporto dei processi B2B.

    «Considerato che il 2020 è stato un anno straordinario per l’emergenza pandemica, riteniamo che 8 mila imprese che scambiano messaggi EDI secondo gli standard globali GS1 non siano poche» commenta Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Come GS1 Italy stiamo attivando il lancio dell’EDI nella logistica affinché l’impiego di questi strumenti secondo gli standard globali possa ottimizzare la spedizione di merci evitando errori e rallentamenti e migliorando l’efficienza del processo. GS1 Italy sta lavorando anche alla creazione di una piattaforma unica che consentirà alle aziende di gestire i processi di spedizione e consegna in maniera automatizzata, secondo regole comuni, aperte e basate sugli standard globali».

    Il rilascio di nuove tipologie di documenti è infatti un segnale positivo del continuo utilizzo degli strumenti EDI, testimoniato anche dal fatto che sono sempre di più le aziende interessate a soluzioni EDI secondo gli standard GS1 appartenenti anche a settori non tradizionali. È il caso dell’impulso proveniente dal Foodservice, che ha richiesto la disponibilità del messaggio PARTIN (anagrafica delle parti), che riguarda gli indirizzi dei punti vendita e consente di inviare le loro anagrafiche per la gestione delle consegne e della fatturazione. «Un risultato positivo che premia il ruolo svolto da GS1 Italy come facilitatore per le imprese maturato all’interno del progetto specifico rivolto a migliorare l’efficienza dell’intero settore Foodservice attraverso l’adozione di standard globali», conclude Bolchini.

     

    Sul sito web di GS1 Italy è possibile scaricare l’edizione 2021 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” e trovare approfondimenti su GS1 EDI ed Euritmo.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

     

  • Corporate carbon footprint: GS1 Italy presenta le prime linee guida per ottenere dati strutturati e affidabili per misurarla in azienda

    Nuovi strumenti per migliorare la sostenibilità nel largo consumo: sono disponibili le linee guida che consentono alle imprese di individuare e reperire i dati necessari per misurare l’impatto climatico aziendale. A realizzarle è stata GS1 Italy, in ambito ECR Italia, con la collaborazione di GreenRouter.

    Nuova tappa nel percorso di GS1 Italy di affiancamento e aiuto alle imprese sulla strada di una maggiore sostenibilità ambientale. Dalla collaborazione con GreenRouter sono nate le prime linee guida che consentono alle aziende di individuare e reperire i dati per calcolare la cosiddetta “corporate carbon footprint”, un parametro indispensabile per la qualificazione di prodotti e servizi, per il reporting e la comunicazione interna ed esterna.

    «Questo progetto nasce in ambito ECR come risposta alle esigenze delle aziende di riuscire a capire quali dati monitorare, dove reperirli e quale processo adottare per utilizzarli nella misurazione dell’impatto climatico aziendale nel rispetto dei regolamenti internazionali» commenta Valeria Franchella, ECR project manager di GS1 Italy. «Con questo manuale abbiamo cercato di proporre una metodologia per impostare e affinare il processo di raccolta dei dati, offrendo una profilazione in relazione alle finalità del calcolo e alla maturità dell’azienda sul tema sostenibilità e condividendo le best practice di alcune delle aziende del gruppo di lavoro avviato in ambito ECR, con l’obiettivo di creare le condizioni per coinvolgere altri attori del sistema del largo consumo (produttori, distributori, operatori logistici) nel percorso verso il miglioramento della sostenibilità dell’intera supply chain».

    Con la pubblicazione del manuale “Misurare l’impatto climatico aziendale: come ottenere dati strutturati e affidabili”, disponibile gratuitamente per tutti gli operatori della filiera, GS1 Italy fornisce un supporto concreto alle aziende in tema di sostenibilità, affinché possano ottenere dati strutturati, affidabili e utili per:

    • Prendere decisioni aziendali consapevoli.
    • Definire obiettivi e identificare azioni di miglioramento.
    • Comunicare e rendicontare l’impegno dell’azienda per la sostenibilità.

    Il documento ha un taglio volutamente pratico e operativo: tramite il riferimento alle più autorevoli fonti internazionali e alla presentazione di esperienze aziendali, aiuta a delineare le attività e le modalità di raccolta dati necessarie alla mappatura dell’impatto climatico dell’azienda e fornisce indicazioni utili su come condurre al meglio queste attività per ottenere un risultato che si avvicini il più possibile alla realtà.

    Nella prima parte del manuale sono illustrati i principali standard internazionali a cui l’azienda può fare riferimento per impostare o affinare il processo di raccolta dei dati e di misurazione dell’impatto climatico. Sia che si voglia applicare un approccio completo al calcolo sia che si preferisca una via più semplificata, in entrambi i casi il documento presenta le attività di verifica, completamento e “standardizzazione” dei dati da attuare prima che siano utilizzati per le elaborazioni delle emissioni di CO2e.

    A completamento della parte teorica, il manuale descrive le case history di diverse aziende – Barilla, Conad, Coop, Dhl, Lavazza e Stef, che, con Bauli, Campari, Carlsberg, Crai, Eridania, Fater, Ferrero, L’Oréal, Mondeléz, Nestlé Waters e Unilever, fanno parte del gruppo di lavoro che opera in ambito ECR – e ne illustra le esperienze nella strutturazione del processo di raccolta dati e di calcolo dell’impatto climatico.

    La realizzazione del documento “Misurare l’impatto climatico aziendale: come ottenere dati strutturati e affidabili” arricchisce l’insieme degli strumenti che GS1 Italy mette a disposizione delle aziende per accompagnarle nel miglioramento continuo delle performance ambientali. Questo percorso è composto da:

    • Il tool di simulazione Ecologistico2, che aiuta le aziende a comprendere e misurare l’impatto climatico della logistica e a identificare azioni per migliorarlo.
    • Le best practice di Ecologistico2, che offrono esempi concreti di come le aziende ECR hanno saputo ridurre le proprie emissioni grazie a progetti di ottimizzazione logistica, tutti misurati con Ecologistico2.
    • Le schede tecniche delle principali soluzioni e tecnologie che possono ridurre le emissioni della supply chain.
    • Le sessioni formative dell’Academy di GS1 Italy per accrescere il know-how delle aziende sul percorso di miglioramento della propria sostenibilità.

     

    Il documento “Misurare l’impatto climatico aziendale: come ottenere dati strutturati e affidabili” è disponibile gratuitamente sul sito di GS1 Italy.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Guida pratica ai codici UDI: GS1 Italy spiega come fare per rendere i dispositivi medici più sicuri.

    Il 28 ottobre GS1 Italy propone un webinar gratuito per aiutare le aziende italiane a mettersi in regola con gli obblighi di assegnazione dei codici UDI e di registrazione su EUDAMED di ogni dispositivo medico e diagnostico in vitro prodotto nell’Unione europea.

    La supply chain sanitaria sta diventando più sicura ed efficiente grazie ai Regolamenti europei 745/2017 e 746/2017, che impongono a chi produce e commercializza dispositivi medici nell’Unione europea l’obbligo di assegnare un codice UDI a ogni dispositivo medico o diagnostico in vitro, di registrarne i dati su EUDAMED, la banca dati europea dei dispositivi medici e quello di rappresentare il codice UDI del dispositivo su un vettore riportato sulla sua confezione. I vantaggi sono molteplici: assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici, migliorarne il monitoraggio da parte delle autorità competenti, contrastarne la falsificazione, ridurre gli errori medici e garantire la sicurezza dei pazienti, ma anche facilitare la gestione delle scorte e le politiche di acquisto.

    Utilizzato in Europa, Stati Uniti e altri paesi come Cina, Corea del Sud e Arabia Saudita per identificare e tracciare i dispositivi medici e diagnostici in vitro lungo la supply chain sanitaria, lo UDI (acronimo di Unique Device Identification) è un codice (che può essere alfanumerico) che identifica univocamente ogni dispositivo medico presente sul mercato e deve essere applicato sull’etichetta dei dispositivi medici, sulle confezioni e/o sugli stessi dispositivi, mentre i dati descrittivi relativi al dispositivo vengono registrati in una banca dati condivisa (EUDAMED in Europa).

    GS1 Italy – che in Italia rappresenta GS1, Issuing Entity accreditata presso la Commissione europea – sta supportando le aziende che producono e commercializzano dispositivi medici nell’Unione europea a utilizzare gli standard GS1 per creare lo UDI per i loro prodotti, anche attraverso corsi, seminari e consulenza dedicati allo UDI, che da quest’anno stanno arricchendo la proposta formativa della sua Academy.

    Come “La normativa UDI e gli standard GS1”, il webinar gratuito in programma giovedì 28 ottobre 2021, dalle 15:00 alle 16:30, in cui Giada Necci – new solution specialist di GS1 Italy – mostrerà i passi da compiere per costruire i codici UDI con gli standard GS1, dal prefisso aziendale al GTIN, al GMN e ai codici a barre per lo UDI, aiutando i partecipanti a capire:

    • Come assegnare lo UDI secondo lo standard GS1.
    • Come attribuire il Basic UDI-DI.
    • Quali sono i codici a barre per lo UDI secondo lo standard GS1.

     

    Maggiori informazioni e il form di registrazione al webinar del 28 ottobre sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Le migliori vetrine per il Non Food in Italia? Sono le aree urbane centrali e i maxi centri commerciali

    L’edizione 2021 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy propone la graduatoria dei contenitori commerciali più attrattivi d’Italia
    aggiornata dal TradeLab Shopping Index.
    Tra le agglomerazioni urbane, la numero uno resta zona Duomo a Milano, seguita dai centri storici di Roma e Torino. Negli shopping center, l’Orio Center mantiene la prima posizione.

    “Effetto contenitore”: se ne parla poco, eppure è fondamentale per individuare i “places to be” nel commercio dei prodotti non alimentari. Infatti, è la combinazione tra numero dei punti vendita, varietà delle merceologie e appeal delle insegne presenti a rendere attrattivo un distretto dello shopping. A misurare questo “X factor” è l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy, che da dieci anni elabora il TradeLab Shopping Index, l’unico indice che fornisce il ranking tra le due principali forme di contenitori commerciali presenti sul territorio italiano:

    • Le agglomerazioni urbane centrali, che raccolgono il 44,3% dei punti vendita della distribuzione moderna Non Food.
    • I centri commerciali, che ne ospitano il 39,3%.

    «Il TradeLab Shopping Index è un indicatore esclusivo, nato per misurare la capacità di attrazione complessiva dei contenitori commerciali in cui sono inserite le insegne della distribuzione moderna specializzata presenti in Italia» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Questo indice permette di inquadrare l’evoluzione della nuova dimensione competitiva nel retail, quella tra sistemi di offerta commerciale in grado di attrarre quote significative di potenziali clienti e dove si giocano le principali sfide competitive in termini di vendite e fatturati».

    Calcolato sulla base del punteggio attribuito a ogni insegna presente in base alla sua capacità di creare traffico, il TradeLab Shopping Index dipende sostanzialmente dalla numerica di punti vendita e dalla tipologia di insegne presenti nei singoli contenitori commerciali e viene aggiornato a cadenza annuale. Sulla base del suo aggiornamento 2021, l’Osservatorio Non Food di GS1 Italy da poco pubblicato ha elaborato la classifica dei contenitori commerciali più attrattivi d’Italia.

    Agglomerazioni urbane centrali

    Il ranking delle agglomerazioni urbane centrali comprende città presenti su tutto il territorio nazionale, non registra new entry e mostra poche variazioni rispetto all’edizione del 2020 (Tavola 1). Al primo posto si riconferma corso Vittorio Emanuele, in zona Duomo, a Milano. Segue l’area di via del Corso e via Nazionale a Roma. In terza posizione si insedia l’asse di via Roma e corso Garibaldi a Torino, che in un anno risale di una posizione sostituendo il centro storico di Bologna, che scende al quarto posto. Nella top 10 rimangono stabili il centro di Firenze al quinto posto e Milano Buenos Aires al settimo posto, mentre Genova sale di ben quattro posizioni, insediandosi sul sesto gradino. In discesa le altre città, tutte del Centro-Sud: Napoli, Bari e Palermo.

    Centri commerciali

    La top ten dei centri commerciali conferma il drappello dei primi cinque shopping center del 2020 e mostra un certo dinamismo solo tra la quinta e la decima posizione (Tavola 2). Il centro commerciale più appealing d’Italia resta l’Orio Center, alle porte di Bergamo, seguito dal Porta di Roma e dal Campania di Marcianise. Al quarto posto si conferma Roma Est e al quinto Il Centro di Napoli. Sale di tre posizioni e si piazza al sesto posto il Città Fiera di Martignacco, così come guadagnano una posizione il Globo di Busnago e il Porte di Catania, mentre scendono Euroma 2 e Le Gru di Grugliasco.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Il 19% degli italiani deciso a fare meno shopping Non Food. Il 15% a farne di più. Tutti a caccia di prezzi migliori. Dove? In negozi sicuri (meglio all’aperto) e…

    L’emergenza sanitaria ha cambiato l’approccio ai consumi non alimentari, sia nella decisione di cosa e quando comprare, sia nella scelta dei canali distributivi. E le conseguenze si faranno sentire anche nei prossimi mesi. Lo rivela un’indagine condotta per l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy.

    La campagna vaccinale avanza, l’emergenza sanitaria si alleggerisce e il Coronavirus inizia a fare meno paura. Ma le conseguenze sugli italiani di quanto accaduto a partire dal marzo 2020 sono ancora pesanti. E sono in continua evoluzione, tanto che gli effetti sulla propensione ai consumi e sulla scelta di dove fare acquisti proseguiranno nei prossimi mesi del 2021, con strascichi anche nel 2022. Sono le evidenze emerse da un’indagine condotta da Metrica Ricerche per conto dell’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy a maggio 2021.

    La rilevazione sul sentiment dei “consumatori Non Food”, in termini di evoluzione dei comportamenti di acquisto (anche digitali) e di visita alle varie location commerciali e ai singoli punti vendita, arricchisce la nuova edizione del report di GS1 Italy ed è stata avviata con l’obiettivo di comprendere se e quanto queste dinamiche stiano diventando strutturali e come potranno evolvere anche in un prossimo futuro di auspicata “normalità”.

    «L’analisi realizzata per l’Osservatorio Non Food evidenzia che gli effetti della pandemia si faranno sentire anche nei prossimi mesi, sia sulla propensione agli acquisti sia sulle scelte dei canali dove comprare i prodotti non alimentari» anticipa Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Oltre sei consumatori su dieci si dicono preoccupati dalle conseguenze economiche e sociali dell’emergenza sanitaria. Quanto alle scelte di dove fare shopping, fra il 30% e il 40% degli intervistati dichiara che porrà più attenzione, cercando punti vendita ritenuti più sicuri per la propria salute oppure aumentando il ricorso a internet, cercando anche di trovare i prezzi migliori».

    Tra gli intervistati, il gruppo più numeroso è quello di coloro che si dichiarano abbastanza preoccupati per la situazione economico-sanitaria (44%) e che, per questo, cercheranno di acquistare limitatamente i prodotti non alimentari di cui avranno esigenza, posticipando o annullando gli acquisti ritenuti superflui. Un altro 37% degli intervistati non si dice preoccupato e ritiene che riprenderà ad acquistare prodotti Non Food secondo le solite abitudini. E nel 15% dei casi aumenterà lo shopping, in particolare nell’area del “fai da te”.

    Il restante 19% del campione è in stato di allarme e, quindi, si dice intenzionato a limitare gli acquisti di prodotti non alimentari nella seconda parte del 2021, principalmente riducendo gli atti di acquisto e poi cercando canali e punti vendita con più promozioni. In un caso su tre rinuncerà agli acquisti, rinviandoli al 2022.

    Le conseguenze dell’emergenza sanitaria e le preoccupazioni economiche di buona parte degli italiani continuano a influenzare anche le scelte sui canali di acquisto, ma meno che negli scorsi mesi: se un anno fa era circa il 50% dei consumatori ad aver cambiato i canali e i punti vendita dove fare spesa, ora la percentuale di chi intende farlo nei prossimi mesi è scesa al 30-40%, con punte più alte negli elettrodomestici e nei prodotti di telefonia/informatica, e valori più bassi nell’ottica.

    La ricerca di store fisici più sicuri per la salute (rispetto delle normative, pulizia e igiene, distanziamenti, ecc.) varia dal 18% al 28% a seconda dei settori ed è sopramedia nei grandi elettrodomestici, nel brico e negli articoli per la casa.

    Anche la frequentazione dei centri commerciali continuerà a essere influenzata dalla situazione contingente. Il 40% dei visitatori abituali dichiara un possibile calo della frequenza con cui sono soliti andarci, e oltre un terzo è intenzionato a ridurla in modo deciso. Invece un altro 54% dice di non voler cambiare le proprie abitudini nei prossimi mesi riguardo ai centri commerciali e un 6% afferma di volerli visitare più spesso. Le motivazioni? Maggior preferenza per i luoghi all’aperto (46%), timore di dover fare troppe file (33%) e dubbi sulla loro sicurezza sanitaria (27%). Quindi sarà cruciale per gli operatori comunicare il livello di sicurezza dei contenitori commerciali, agevolare modalità di fruizione nuove/ibride come il click & collect e valorizzare la loro funzione sociale.

    Nel post pandemia hanno avuto una decisa accelerazione gli acquisti online di prodotti del Non Food. E il trend continua a confermarsi anche nella seconda parte del 2021, visto che gli intervistati dichiarano di voler mantenere, se non aumentare, questa abitudine. Il 40-50% del campione afferma che aumenterà i propri acquisti su internet per quasi tutte le categorie di prodotti Non Food. Una tendenza forte soprattutto nei settori ormai divenuti appannaggio dell’e-commerce, come libri, giocattoli, tecnologia (elettronica e telefonia/informatica) e attrezzature sportive. La quota più bassa di intenzione di fare acquisti online (33%) riguarda piccoli e grandi elettrodomestici per la maggior propensione a tornare nei negozi fisici, anche per avvalersi dei consigli dei venditori nei reparti specializzati.

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org e scarichi gratuitamente l’estratto dell’Osservatorio Non Food 2021.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • GS1 Industry & Standards Event: dal 13/9 online l’evento globale gratuito di GS1

    Al via da lunedì 13 fino a giovedì 16 settembre il “GS1 Industry & Standards Event”: quattro giorni di convegni, tavole rotonde e oltre 65 sessioni interattive con leader ed esperti da tutto il mondo per risolvere insieme le sfide che il mondo delle imprese sta affrontando attraverso lo sviluppo e l’adozione di standard globali, l’innovazione e la collaborazione nella business community.

    L’evento, completamente virtuale, live e gratuito, propone anche quattro sessioni plenarie con ospiti internazionali:

    • 13/09 ore 12:00 – Opening Plenary: “Building a resilient future together”, con Miguel Lopera, presidente e CEO di GS1 (nonché membro del nuovo Industry Advisory Board a supporto della Digital Standards Initiative dell’International Chamber of Commerce); Maria Palazzolo, GS1 Australia; Jean-Marc Klopfenstein, Nestlé; Cyndi Poetker, Abbott; Bernhard Schindlholzer, Google Shopping.
    • 14/09 ore 12:00 – Retail Plenary: “How the world’s most successful consumer organisations are winning in the era of data”, con Lindsey Mazza e Kees Jacobs di Capgemini.
    • 15/09 ore 12:00 – Healthcare Plenary: “GS1 standards – making a difference for patients worldwide”, con Scott Mooney, McKesson; Pascal Aulagnet, Pfizer; Maryanne Molenaar, Eastern Health; Sinead Moran, CHI at Temple Street.
    • 16/09 ore 16:00 – GS1 Ken Traub Awards Ceremony and Closing Remarks Plenary: la cerimonia di chiusura diventa occasione per celebrare le persone straordinarie dietro il processo di sviluppo degli standard globali che con la loro passione e competenza guidano la trasformazione nel mondo delle imprese.
    Il programma completo di “GS1 Industry & Standards Event” e il form di registrazione sono disponibili al link: https://standards-event.gs1.org/.

    Le chiediamo gentilmente di segnalare l’evento, gratuito previa iscrizione online, all’interno della sua testata e delle agende appuntamenti.

  • Agrifood e tracciabilità: il 14/7 GS1 Italy interviene al webinar di Digital360

    Se da un lato la tracciabilità dei prodotti alimentari è imprescindibile per garantire sicurezza e trasparenza ai consumatori, dall’altro diventa un elemento chiave per tutti gli operatori della filiera per gestire con più efficienza il business, valorizzare la qualità della propria offerta e guadagnare competitività sul mercato. E, in quest’ottica, la puntuale trasmissione di dati e informazioni lungo tutta la supply chain diventa cruciale.

    Ne parlerà Giada Necci, new solution specialist di GS1 Italy, nel corso di “Agrifood e tracciabilità end-to-end: nuove norme e nuove opportunità”, il webinar gratuito organizzato da NetworkDigital360 del Politecnico di Milano in collaborazione con Schneider Electric, in programma mercoledì 14 luglio dalle 14:30 alle 15:30.

    Durante l’incontro si discuterà quali pratiche di tracciabilità utilizzare, approfondendo:

    • Le norme in campo e la direzione verso cui queste si stanno evolvendo.
    • Le tecnologie necessarie per rimanere al passo con le richieste del mercato.
    • I vantaggi di tracciabilità end-to-end e serializzazione tramite Rfid.
    • Le funzionalità chiave per un Product Information Management efficace.
    Con Giada Necci interverranno:
    • Giancarlo Carlucci, marketing manager, ecostruxure plant, marketing industry di Schneider Electrics.
    • Chiara Corbo, direttrice Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano.
    Il webinar sarà moderato da Antonello Salerno, giornalista di NetworkDigital360.

    Il programma completo e il form di iscrizione sono disponibili al link: https://access.networkdigital360.it/agrifood-e-tracciabilit%C3%A0-end-to-end-nuove-norme-e-nuove-opportunit%C3%A0-gs

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Il carrello della spesa è sempre più “italiano”: crescono i prodotti tricolori e il loro giro d’affari.
I numeri nell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy

    La pandemia non ha fermato la crescita dei prodotti alimentari che dichiarano sulle etichette la loro italianità. Anzi, le ha dato un’ulteriore spinta: nel 2020, infatti, il loro giro d’affari è aumentato di +7,6%, in netto miglioramento rispetto al +2,1% messo a segno nel corso del 2019. A misurare e monitorare l’andamento di questo paniere “tricolore” è l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, di cui è stata appena pubblicata la nona edizione.

    La nuova release dello studio racconta l’evoluzione della spesa degli italiani nel corso del 2020 e incorona l’italianità come uno dei trend più dinamici e significativi anche durante la pandemia. Un fenomeno che coinvolge il 26,3% degli 84.804 prodotti alimentari rilevati e che supera gli 8,4 miliardi di euro di vendite nei supermercati e ipermercati italiani.

    Dunque, sono sempre più numerosi i prodotti alimentari che comunicano la loro italianità anche su un media ecumenico quali sono le etichette presenti sulle loro confezioni. E lo fanno in tanti modi diversi: sono otto quelli che l’Osservatorio Immagino ha raccolto in un paniere ad hoc fin dalla sua prima edizione, realizzando così il primo “censimento” del fenomeno Italia nel mondo del food di largo consumo.

    In questo paniere l’Osservatorio Immagino ha inserito tutte le sfaccettature con cui viene segnalata questa caratterizzazione (Figura 1): la presenza sulle confezioni della bandiera italiana, di un claim relativo all’origine o alla produzione, o di una delle indicazioni geografiche europee (Dop, Doc, Igp, Docg).

    «Tutti questi otto indicatori hanno segnato un andamento positivo nel corso del 2020, migliorando decisamente i trend ottenuti nell’anno precedente e riuscendo anche, in alcuni casi, a recuperare le battute d’arresto subite nel 2019» commenta Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «L’avanzata nel carrello della spesa dei prodotti che richiamano in etichetta la loro italianità̀, in tutte le sue declinazioni, si conferma quindi uno dei fenomeni più rilevanti nel mondo dei prodotti alimentari di largo consumo».

    La performance più brillante del 2020 è stata quella della Dop (Denominazione di origine protetta): presente su oltre 1.100 prodotti, ha aumentato le vendite di +11,2% (+7,1% nel 2019), soprattutto grazie alla crescita della domanda dei consumatori e al contributo decisivo dei formaggi (grana e da tavola) e degli affettati. Crescita annua a due cifre anche per i circa mille prodotti Igp (Indicazione geografica protetta): il +11,1% di sell-out messo a segno nel 2020 è decisamente più brillante rispetto al +0,3% con cui avevano chiuso il 2019. Un risultato dettato soprattutto dall’aumento della domanda e dall’andamento positivo di alcuni prodotti, come affettati, pasta di semola e arance.

    Il 2020 ha visto crescere il valore delle vendite anche di tutte le indicazioni geografiche europee, che complessivamente rappresentano il 6,4% dell’offerta di prodotti alimentari confezionati venduti in supermercati e ipermercati. Tra gennaio e dicembre il giro d’affari dei vini Doc (Denominazione di origine controllata) è salito di +8,8%, beneficiando di una domanda in espansione e del traino di vini e prosecco. Questi stessi prodotti hanno rilanciato le vendite dei vini Docg (Denominazione di origine protetta e garantita), che è aumentato di +5,9% nell’arco dei 12 mesi.

    Figura 1
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    Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy, ed. 1, 2021

    Ha sfiorato il +10% di aumento l’insieme dei 6.190 prodotti accomunati dalla presenza sulle etichette del claim “100% italiano”, il secondo per giro d’affari nell’area dell’italianità. A spingerne la crescita sono stati, in particolare, mozzarelle, affettati, latte Uht, pasta di semola, uova, passate di pomodoro, olio extravergine di oliva e farine.

    Ha riportato il saldo annuo in attivo, dopo il -1,2% del 2019, il claim “prodotto in Italia”, rilevato su oltre 7 mila referenze, che ha ottenuto un aumento di +1,2% delle vendite, grazie alla ripresa della domanda e al successo di prodotti, come il pesce preparato panato surgelato, le paste filate uso cucina e l’olio extravergine di oliva.

    Anche nel 2020, tra gli otto claim o loghi relativi all’italianità rilevati dall’Osservatorio Immagino, il più importante sia per numero di referenze sia per giro d’affari resta la bandiera italiana. Il tricolore compare su ben 12.695 prodotti (il 15,0% di tutti i prodotti alimentari monitorati nell’Osservatorio Immagino) che generano il 14,7% del sell-out totale di supermercati e ipermercati. Cresciuto di +1,0% nel 2019, negli ultimi 12 mesi si è rivelato più dinamico, arrivando a un +6,6%. Determinanti sono stati l’espansione della domanda dei consumatori e delle vendite di alcuni alimenti, come uova, olio extravergine di oliva, latte Uht, surgelati vegetali, quarte lavorazioni avicunicole e patate.

    Per scaricare la nona edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it.

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org tendenzeonline.info
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    facebook: @GS1Italy
    instagram: @GS1Italy

  • Logistica sostenibile: Lavazza e L’Oréal misurano
i risultati ottenuti e li condividono con
la community di aziende “green” di Ecologistico2

    Continua ad arricchirsi la community di Ecologistico2, il web tool sviluppato da GS1 Italy in ambito ECR Italia, che calcola l’impatto climatico della logistica (trasporto e attività di magazzino) e aiuta le aziende a individuare le azioni per poterlo migliorare.

    La condivisione dei progetti e delle soluzioni applicate dalle aziende, e dei relativi risultati, è uno dei pillar di Ecologistico2, che è stato ideato in un’ottica di collaborazione di filiera e che vuole contribuire a creare una cultura condivisa della sostenibilità, innescando quindi un processo virtuoso in tutto il mondo del largo consumo.

    Dopo Barilla, Bauli, Carlsberg, Conad, Coop Italia, Eridania, Fater, Ferrero, Mondelez Italia, Müller, Sanpellegrino e Unilever, ora sono Lavazza e L’Oréal a presentare i loro progetti di miglioramento della sostenibilità della logistica e a condividere i risultati ottenuti, identificati e misurati grazie a Ecologistico2.

    Lo switch intermodale di Lavazza

    Dai primi anni 2000 Lavazza ha deciso di far viaggiare i suoi prodotti, in Italia e all’estero, in modalità di trasporto intermodale ferro-gomma. Nel 2020 il 43% della distanza coperta in Europa dai trasporti primari aziendali è stata realizzata in modalità intermodale (ferrovia e nave), con quote molto elevate nei viaggi verso Scandinavia (100%), Gran Bretagna (97%), Germania/Danimarca (93%) e Spagna/Portogallo (90%).

    Per misurare quanto questa scelta abbia contribuito al miglioramento dell’impronta climatica aziendale, Lavazza ha deciso di confrontare le emissioni realizzate dai trasporti verso Gran Bretagna, Germania e Danimarca nell’ultimo quinquennio con quelle che avrebbe ottenuto usando solo il trasporto su gomma. Ne è emerso che, con il trasporto intermodale, tra 2016 e 2020 Lavazza ha risparmiato oltre 9 mila tonnellate di CO2 equivalente (WtW, dal pozzo alla ruota), pari al 46% delle emissioni, e ha ridotto del 67% le polveri sottili (pari a 508 kg) rispetto allo scenario “100% gomma”.

    L’esperienza Lavazza dimostra che l’utilizzo del trasporto intermodale non ha portato solo benefici in termini ambientali, ma anche di efficienza. Infatti, l’analisi del trend progressivo nei cinque anni ha rivelato che il trasporto intermodale ha permesso di mitigare in modo crescente l’impatto climatico del trasporto sebbene siano aumentati i volumi delle merci trasportate, e, a differenza del trasporto navale, quello ferroviario si è dimostrato meno sensibile alle variazioni stagionali del traffico e più resiliente rispetto a blocchi o congestioni dettati da particolari contingenze, come la pandemia di Covid-19.

    Il progetto “Consegne green” di L’Oréal

    Nel 2020 L’Oréal ha avviato il progetto “Consegne green” che prevede l’adozione di mezzi a combustibili alternativi lungo tutta la filiera dallo stabilimento di produzione ai clienti finali. In particolare, per tutti i flussi dallo stabilimento di Settimo Torinese (TO) al magazzino di distribuzione di Villanterio (PV) e da quest’ultimo verso i nodi di interscambio che avvicinano la merce al cliente finale, sono introdotti bilici alimentati a gas naturale liquefatto (GNL), mentre per l’ultimo miglio l’azienda ha usato cicli a pedalata assistita o veicoli a trazione completamente elettrica.

    Coniugando l’impiego di mezzi di trasporto “green” con l’elevata saturazione dei flussi logistici, dallo stabilimento al magazzino di distribuzione L’Oréal ha ridotto le emissioni climalteranti del 26,8%, risparmiando circa 28,6 tonnellate di CO2e (WtW). Inoltre, grazie alla tipologia di combustibile adottato, l’azienda è riuscita a tagliare di circa il 98,9% le emissioni di particolato (PM), evitando un’emissione pari a 2,9 Kg.

    Nell’attività di distribuzione “GNL-elettrico” applicata alle consegne dell’ultimo miglio, ad oggi attiva a Roma e nelle maggiori città di Piemonte, Lombardia e Veneto, L’Oréal ha poi risparmiato oltre 600 Kg di CO2e, riducendo del 56% le emissioni di gas climalteranti e azzerando le emissioni di particolato.

    Nei prossimi anni la disponibilità di adeguati volumi di gas naturale liquefatto di origine non fossile (Bio-GNL) potrebbe consentire a L’Oréal di migliorare ulteriormente queste performance: dotando l’intera flotta di GNL proveniente per il 20% da fonti rinnovabili si ridurrebbero di oltre 38 tonnellate di CO2e (WtW) le emissioni complessive annue.

    Per approfondimenti, visiti il sito GS1 Italy e Logistica collaborativa.

    Per rimanere aggiornati e seguire il tema sui social #ecologistico.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • GS1 Italy “firma” la classificazione del foodservice:
ora la community del fuori casa parla la stessa lingua

    Tutti parlano dei consumi “out of home” come elemento indispensabile per far ripartire l’economia danneggiata dal periodo pandemico, eppure non esiste un vocabolario condiviso che ne identifichi le diverse tipologie e caratteristiche. Un grave limite e una grande difficoltà se si vuole affrontare in modo unitario e sinergico l’universo del fuori casa. Partendo da questo dato di fatto e cogliendo le esigenze delle aziende della filiera dell’Ho.Re.Ca. – dai produttori che forniscono prodotti alimentari e bevande sino alle catene di locali pubblici – GS1 Italy ha realizzato la prima segmentazione dei punti di consumo del foodservice in Italia, che ora mette a disposizione di tutta la business community, scaricabile gratuitamente dal sito di GS1 Italy.

    «Abbiamo affrontato questo lavoro con l’obiettivo di raggiungere una visione condivisa del foodservice su cui far convergere tutte le imprese presenti in questo ampio settore» spiega Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «L’esigenza di partenza è stata quella di definire un “linguaggio comune” come elemento capace di promuovere una migliore efficienza e una maggior efficacia nelle attività e nelle relazioni tra le imprese e verso il consumatore finale. Il risultato è che, con la segmentazione dei punti di consumo, abbiamo rappresentato il sistema del fuori casa in modo ampio e profondo sia quantitativo che qualitativo, offrendo a tutti gli attori un dizionario condiviso che può servire anche come base per un tracking continuativo del foodservice».

    Per arrivare a questo risultato, GS1 Italy, in collaborazione con TradeLab, ha creato un apposito gruppo di lavoro composto da 14 dei principali attori della filiera: ARCA-Unicomm, Cateringross, Coca Cola HBC Italia, Coperama, Dolcitalia, Ferrero, First – Gruppo Barilla, Lactalis, Lavazza Group, Marr, Metro Italia Cash and Carry, Mondelez Italia, PARTESA – HEINEKEN Italia, San Carlo.

    Partendo dalla raccolta e analisi di 20 segmentazioni utilizzate dalle principali imprese del settore e rappresentative delle diverse route to market e categorie merceologiche, questo pool di esperti ha condiviso il proprio know-how e articolato la segmentazione su due livelli per rappresentare le molteplici realtà dei luoghi di acquisto e di consumo extra domestico:

    1. Il primo riguarda la tipologia dei locali e prevede 6 gruppi, distinti per modalità di somministrazione e/o consumo prevalente (ad esempio bar, mense o vending).
    2. Il secondo livello riguarda le caratterizzazioni prevalenti e differenzianti dei locali e comprende 39 segmenti (che spaziano dalla localizzazione alla specializzazione dell’offerta) e che sono diversi per ognuno dei 6 cluster di locali identificati nel livello 1.

    «La segmentazione della rete di punti di consumo sviluppata dal gruppo di lavoro ha contemperato rigore nella lettura del mercato e operatività e prassi nelle aziende di tutta la filiera per facilitare la sua rapida adozione» commenta Andrea Boi, senior manager di TradeLab. «Alla luce delle segmentazioni adottate nel concreto dalle aziende e da cui si è partiti si tratta di un passo avanti epocale per la filiera, che soffre di ridotti momenti di coordinamento che possano facilitare il dialogo e la collaborazione operativa e strategica tra le aziende industriali, di distribuzione e quelle di ristorazione. La progressiva convergenza di tutti gli attori verso questa segmentazione condivisa pensiamo ne farà un caso di successo come lo è stato l’Albero delle categorie ECR».

    La segmentazione dei punti di consumo rientra nell’iniziativa Foodservice, con cui GS1 Italy mette al servizio della filiera del fuori casa il suo know-how, i suoi standard globali e il suo ruolo di partner super partes per creare valore e migliorare la visibilità dei prodotti.

    La parola alle aziende

    ARCA – UNICOMM – Gianni Pavolucci, canale cash & carry: «Il risultato che abbiamo raggiunto ha superato le mie iniziali aspettative: quando si dice lavoro di gruppo, vuol dire anche che ci sono stati dei compromessi, ma è giusto che in un lavoro comune ci sia una comune condivisione. Ora viene il difficile, far cambiare modi e metodi di lavorare ad aziende o gruppi non sarà semplice, ogni cambiamento va ad intaccare il lavoro su vari livelli, con tutti gli effetti che può comportare».

    Cateringross – Fabio Molinari, responsabile commerciale: «Mi ritengo molto soddisfatto per il lavoro svolto ma soprattutto per il risultato raggiunto, in quanto riuscire a fare una sintesi delle necessità di interlocutori con visioni ed esigenze diverse non è mai facile. Invieremo una comunicazione a tutti i nostri associati con l’invito ad attivare, il prima possibile, la classificazione individuata per le anagrafiche della propria clientela».

    Coca-Cola HBC Italia – Erika Picerno, OOH trade marketing manager: «Il tavolo di lavoro coordinato da GS1 Italy ha condotto ad un primo ed importante passo verso un approccio strutturato del mercato Ho.Re.Ca., che dovrà sempre più rivolgere l’attenzione al sell-out, sapendo coglierne la grande dinamicità. Per questo non lo vorrei vivere come un lavoro “blindato”, ma come un processo che possa evolvere ed arricchirsi».

    Dolcitalia – Cristina Papini, business development & marketing advisor: «La lettura condivisa dei punti di consumo nel Foodservice è un pilastro importante per un dialogo sistemico tra Industria e Distribuzione. Sarà un tassello chiave per la gestione organizzata del canale e la valutazione delle attività di sell-out sulle singole tipologie di punti di consumo. Dolcitalia è orgogliosa di contribuire a questo percorso e adotta la neonata segmentazione per arricchire anche di questa visione comune DATA+, il suo Osservatorio OOH».

    Ferrero – Guido Pocobelli, head of channel & customer marketing OOH: «Nonostante il periodo difficile, in Ferrero stiamo riscontrando significativi miglioramenti delle performance dei punti vendita grazie ad un lavoro importante di ripensamento delle strategie di attivazione di canali che ho avviato tre anni fa, partendo da una revisione della segmentazione per store format. Sono certo, quindi, che l’estensione di questo approccio standardizzato alla segmentazione, condiviso in GS1 Italy, potrà concretamente generare valore per tutta la filiera, favorendo l’efficienza e l’efficacia nelle sinergie tra attività dell’Industria, del mondo della Distribuzione per i punti vendita, a beneficio anche del consumatore finale».

    First – Gruppo Barilla – Roberto De Gennaro, direttore vendite: «La definizione di un dizionario semantico comune per la filiera è un primo grande passo avanti per una più corretta rappresentazione del mercato. Le evoluzioni future seguiranno il rapido trend di modifica che questo mercato avrà nei prossimi anni, non appena riusciremo ad uscire dagli effetti drammatici della pandemia. Ora rimane l’ultima grande impresa: diffondere e utilizzare questa classificazione sia nelle anagrafiche aziendali degli attori della filiera che in tutte le analisi future che verranno fatte sul mercato “out of home”».

    Lavazza Group – Ivana Mairo, customer service FS team leader Italy food service: «Questo tipo di classificazione ci permette di customizzare correttamente le nostre anagrafiche ed i benefici di sistema sono molteplici: segmentare il mercato con cluster per differenziare le varie tipologie di punti vendita, analizzare correttamente i dati, modulare al meglio le dilazioni di pagamento, gestire la scontistica per tipologia di cliente/cluster, creare promozioni specifiche per canale fuori casa, incanalare correttamente i clienti nella gerarchia route-to-market ed applicare eventuali esclusioni/inclusioni dalle promozioni».

    Metro Italia Cash and Carry – Filippo Cipolla, market and customer intelligence: «Far parte del team di lavoro è stata un’esperienza entusiasmante. La professionalità delle persone coinvolte ha arricchito le conoscenze di tutti e permesso di lavorare insieme per un obiettivo comune. Esporre i propri punti di vista, ma soprattutto ascoltare e comprendere quelli degli altri, ha permesso di raggiungere un risultato oggettivo e trasversale».

    Mondelez Italia – Ilaria Pietropaolo, out of home channel manager meals: «In un canale dove ci si scontra quotidianamente con tante complessità, come l’assenza di dati di mercato o la gestione autonoma e diversificata dei clienti, anche in base alle diverse route to market delle diverse aziende, era esigenza condivisa dagli attori della filiera di definire almeno una segmentazione univoca dei punti di consumo».

    Mondelez Italia – Francesco Senatore, sales director AFH snack: «Questa segmentazione condivisa, frutto del lavoro coordinato da GS1 Italy, ha favorito non solo un dialogo tra istituti di ricerca e le principali industrie di marca e aziende di distribuzione che operano nel settore Foodservice, ma anche la messa in comune di un modus operandi in grado di garantire la lettura comune delle varie occasioni di consumo che compongono il canale».

    PARTESA – HEINEKEN Italia – Gianpaolo Velonà, group category manager: «Una mappatura dati Ho.Re.Ca. e una lettura puntuale di un mercato – frammentato e difficile da leggere – porterebbero all’intero sistema diversi benefici davvero “potenti”: una interpretazione più profonda da parte di tutti degli effettivi bisogni dei clienti, la possibilità di confronti su numeri comuni, una maggiore qualità degli investimenti da parte delle aziende e una migliore esperienza per i fruitori finali. Fondamentale trovare il modo di presentare il progetto all’interno delle organizzazioni aziendali perché possano decidere se e come contribuire al suo sviluppo».

    La pubblicazione “La segmentazione dei punti di consumo. Un dizionario comune per la community del fuori casa” è scaricabile gratuitamente dal sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Progettare il 2021, facendo tesoro del 2020: 
l’eredità della pandemia nel mass market
nella decima edizione di “Un anno di Tendenze”

    C’è stato un prima, c’è (ancora) un durante e ci sarà presto un dopo: ma questo futuro non potrà essere progettato e costruito senza aver ben presente com’è cambiato il nostro mondo (anche di consumatori) per effetto della pandemia da Covid-19. A mettere in fila e commentare gli episodi salienti dello scorso anno è l’edizione 2021 di “Un anno di Tendenze”, la decima, appena realizzata da GS1 Italy raccogliendo i contenuti comparsi in 12 mesi sul suo web magazine Tendenze online.

    “Un anno di Tendenze 2021” ripercorre e rilegge lo scorso anno suddividendolo in tre fasi temporali, molto diverse l’una dall’altra, e individuando per ognuna i fenomeni che l’hanno caratterizzata:

    1. Caos calmo. Competitività e nanismo delle imprese, politica fiscale al centro del dibattito economico, mentre il retail procede “cum judicio” verso la trasformazione digitale. I consumi stagnanti brillano per alcune categorie, ma il Non Food continua a soffrire per l’avanzata del commercio online, grazie a un consumatore per il quale l’esperienza d’acquisto è già omnicanale. Prima dello tsunami.
    2. Covid shock. L’anno orribile del Coronavirus è arrivato a sconvolgere le abitudini degli italiani: lockdown, distanziamento sociale, mascherine e gel igienizzanti nella quotidianità. Ma anche code ai supermercati e consumi azzerati per interi settori: la ristorazione, su tutti, e il Non Food. L’e-commerce ha avuto, invece, un boom inaspettato, con la riscoperta anche del valore della prossimità, ma mettendo in difficoltà la catena di fornitura. Che ha reagito bene.
    3. Next normal. Dopo i mesi del lockdown il sistema del largo consumo si accinge a ricostruire un percorso virtuoso, pur sapendo di dover convivere con una realtà segnata dal virus, cercando di trarre lezioni dalle risposte date durante l’emergenza. E affrontando con rigore il nuovo panorama competitivo dove si delineano con maggiore nitidezza le direttrici da seguire, con alcuni paletti ben piantati: collaborazione, sostenibilità, efficienza, trasformazione digitale.

    «Prima, durante, dopo: queste tre parole raccontano in estrema sintesi il periodo che stiamo vivendo. C’era un prima, che proseguiva in continuità rispetto agli anni precedenti. Rileggere adesso le considerazioni, i dibattiti, le previsioni, di un anno fa è quantomeno strano. Ovviamente nessuno avrebbe potuto prevedere quello che è successo e la sua straordinarietà. Poi siamo entrati nel durante, e non ci siamo ancora usciti. Anzi, abbiamo creduto di esserne usciti e invece di durante ce n’era un secondo. Una fortissima discontinuità che ha coinvolto tutti e tutto e ha comportato cambiamenti per tutti. Oggi siamo ancora nel durante, con la speranza di entrare quanto prima nel dopo. Credo, però, che il modo migliore per non sprecare il tempo del durante sia quello di preparare il dopo, non solo aspettarlo. Con la voglia di tornare ad una nuova normalità» commenta Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy.

    “Un anno di Tendenze 2021” è consultabile gratuitamente al link: https://issuu.com/tendenzeonline/docs/1_anno_di_tendenze-2021-issuu-2

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • L’Italia nel carrello vale oltre 8 miliardi di euro: la classifica delle regioni in etichetta dell’Osservatorio Immagino

    L’Italian food piace, molto e sempre di più. E le vendite continuano a crescere. Lo conferma l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha monitorato l’andamento dei prodotti alimentari confezionati, presenti in supermercati e ipermercati, che presentano in etichetta un richiamo all’italianità e/o alla regionalità: complessivamente sono oltre 21 mila prodotti, che hanno superato gli 8,1 miliardi di euro di vendite (+6,3% rispetto ai 12 mesi precedenti) e che rappresentano il 25,6% di tutta l’offerta food di super e ipermercati.

    Si tratta di un paniere molto ampio e trasversale alle diverse categorie alimentari, in cui l’Osservatorio Immagino ha individuato sette tra claim, bollini e indicazioni geografiche europee: tutti (tranne “prodotto in Italia”) hanno registrato vendite in aumento, e in particolare i prodotti Dop (+12,3%) e quelli con il claim “100% italiano” (+9,4%).

    Se un prodotto alimentare su quattro presenta sulle confezioni un riferimento esplicito alla sua italianità, uno su dieci si spinge oltre e sottolinea in modo evidente la sua origine regionale: si tratta di oltre 8.600 prodotti di provenienza regionale, che hanno realizzato oltre 2,4 miliardi di euro di vendite, crescendo di +5% nell’arco di un anno.

    Quali sono le regioni italiane che hanno conquistato il carrello degli italiani? Al primo posto si riconferma il Trentino-Alto Adige, seguito da Sicilia, Piemonteed Emilia-Romagna. Ma nella classifica delle regioni stilata dall’Osservatorio Immagino spiccano anche le performance dei prodotti made in Molise (+28,7%), Liguria (+15,6%) e Calabria (+13,1%).

    La classifica completa delle regioni presenti sulle etichette dei prodotti alimentari e delle loro vendite è pubblicata nell’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino, scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

  • Il codice GS1 Global Location Number per le certificazioni IFS Food 7.
Mettersi in regola è facile grazie a GS1 Italy.

    Nuovi obblighi in vista per le aziende che vogliono richiedere la certificazione IFS Food, utile per lavorare con i retailer internazionali e garantire sicurezza e tracciabilità dei prodotti alimentari. Dal 1° luglio 2021, per poter ottenere la certificazione IFS Food, secondo la versione 7 di questo standard, ogni impresa dello Spazio economico europeo e del Regno Unito dovrà dotarsi di un codice GS1 GLN (Global Location Number) per ogni suo stabilimento.

    Il GLN è nato per identificare in modo univoco le aziende come entità legali e per molti importanti utilizzi, come lo scambio elettronico dei documenti, l’allineamento elettronico delle informazioni di prodotto, l’adesione a circuiti di pagamento e la tracciabilità dei prodotti.

    Ottenere uno o più codici GLN è semplice: basta rivolgersi a GS1 Italy, l’unica organizzazione che rilascia i codici GS1 GLN in Italia.

    Le aziende che usano i codici a barre GS1 (ex EAN) per i loro prodotti hanno già a disposizione i codici GS1 GLN e, se dotate di un prefisso aziendale GS1, possono assegnare fino a 1.000 GLN differenti ad altrettanti stabilimenti aziendali. Alle imprese che non usano i codici a barre, invece, GS1 Italy propone il noleggio dei codici GS1 GLN necessari per le loro attività.

    GS1 Italy si occupa anche dell’iscrizione dei codici GLN nel registro internazionale Gepir di GS1, anch’essa richiesta a partire dal 1° luglio 2021 per la certificazione IFS.

    Tutti i numeri GS1 GLN rilasciati da GS1 Italy vengono automaticamente pubblicati nel Gepir, la banca dati internazionale che consente a tutti di risalire all’azienda proprietaria di uno stabilimento o di un brand partendo dal codice GLN rilasciato a prodotti o luoghi aziendali.

    Per maggiori informazioni è possibile:

    • Visitare la pagina dedicata sul sito di GS1 Italy.
    • Controllare la presenza dei GLN nel registro Gepir, facendo una ricerca per località (GLN).
    • Contattare il customer service GS1 Italy, scrivendo a [email protected].

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Le nuove declinazioni del “senza” in tavola: l’Osservatorio Immagino racconta come cambia
(e cresce) il mondo del food “free from”

    Il successo del “free from” si conferma una delle tendenze più importanti nel mondo alimentare italiano. L’aumento delle vendite non si ferma neppure al tempo della pandemia: in 12 mesi è cresciuto di +2,2% il giro d’affari dei prodotti food sulle cui etichette è specificata l’assenza di un ingrediente, di un additivo o di un nutriente. A rivelarlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen.

    Incrociando le informazioni presenti sui pack digitalizzate dal servizio Immagino di GS1 Italy con i dati di vendita rilevati da Nielsen, l’Osservatorio Immagino identifica, circoscrive, misura e rileva l’evoluzione del carrello della spesa degli italiani, seguendo il trend di alcuni fenomeni di consumo, tra cui il free from.

    A questo mondo appartengono oltre 13 mila prodotti alimentari confezionati, venduti in supermercati e ipermercati italiani, che complessivamente muovono un giro d’affari annuo di 6,9 miliardi di euro. Grazie a una crescita incessante, anno su anno, l’universo dei prodotti alimentari “free from” è ormai arrivato a generare il 25,4% del giro d’affari complessivo dei 73.590 prodotti alimentari che vengono monitorati dall’Osservatorio Immagino.

    L’offerta di prodotti alimentari privi di almeno un nutriente, ingrediente o additivo non cresce solo come numero di prodotti ma anche come varietà dei claim utilizzati. L’Osservatorio Immagino è arrivato a rilevare 17 indicazioni differenti (come “senza olio di palma”, “senza zuccheri aggiunti” e “senza OGM”) ed è la dinamica tra di essi a testimoniare la vivacità di questo fenomeno e la sua capacità di evolversi in linea con le nuove richieste e preferenze dei consumatori (Figura 1). Se la più diffusa delle indicazioni del free from resta il “senza conservanti” (presente sul 6,0% dei prodotti), quella che è maggiormente cresciuta nell’arco degli ultimi 12 mesi è stata “senza antibiotici”, che ha aumentato le vendite di +51,7%, anche se resta su valori assoluti ancora bassi (0,2% dei prodotti). Tra i claim emergenti l’Osservatorio Immagino ha evidenziato anche l’escalation dei prodotti “non fritti” (+8,7%), di quelli “senza aspartame” (+7,0%) e di quelli “senza lievito” (+2,0%). Mentre fanno capolino anche nuovi claim, come quelli relativi all’assenza di polifosfati, uova o latte.

    Figura 1

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    Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy, ed. 2, 2020

    L’attenzione crescente verso la presenza nei prodotti alimentare dell’ingrediente latte è l’ultima evoluzione del fenomeno del “lactose free”, che continua ad andare a gonfie vele. In 12 mesi i prodotti presentati sulle etichette come “senza lattosio” hanno aumentato di +7,8% le vendite, arrivando a superare le 2 mila referenze per oltre 1,2 miliardi di euro di sell-out tra supermercati e ipermercati.

    Anche il grande segmento del “gluten free” continua a crescere, come conferma l’Osservatorio Immagino che misura sia il claim “senza glutine” sia il marchio Spiga Barrata rilasciato dall’Associazione italiana celiachia (Aic). Nell’anno finito a giugno 2020 le vendite dei prodotti accompagnati dal claim “senza glutine” sono cresciute di +4,1% e quelle dei prodotti con il marchio dell’Aic di +2,7% su base annua.

    Complessivamente il mondo dei prodotti alimentari rivolti a chi soffre di allergie o intolleranze alimentari al glutine o al lattosio genera oltre 3,9 miliardi di euro di vendite nei supermercati e ipermercati, coinvolge oltre 9.600 prodotti e cresce di +14,4% a valore nell’arco dei 12 mesi rilevati dall’Osservatorio Immagino (Figura 2).

    Figura 2

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    Fonte: Osservatorio Immagino GS1 Italy, ed. 2, 2020

    Per scaricare l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Con i 50 anni del GTIN, GS1 celebra la digitalizzazione del commercio mondiale e guarda ai codici a barre di nuova generazione

    31 marzo 2021 – Cinquant’anni fa, il 31 marzo 1971, i leader dei più grandi nomi del commercio si unirono e trasformarono per sempre l’economia globale sviluppando il Global Trade Item Number (noto come “GTIN”). Questo codice numerico identifica in modo univoco ogni singolo prodotto ed è il cuore del codice a barre GS1, lo standard di filiera più importante della storia. Oggi, nel mondo, il codice a barre:

    • Viene scansionato sei miliardi di volte al giorno.
    • È presente su 100 milioni di prodotti.
    • È usato da due milioni di aziende.

    «Questa è una delle grandi storie non raccontate nella storia dell’economia moderna. Mezzo secolo fa, degli agguerriti concorrenti si sono riuniti, hanno messo da parte le loro differenze e hanno ridisegnato in meglio il commercio globale sviluppando il GTIN, che a sua volta ha portato direttamente alla creazione del codice a barre. Mentre celebriamo questo importante traguardo, invitiamo le aziende a collaborare ancora una volta per soddisfare le esigenze dell’economia del XXI secolo implementando rapidamente nuove tecnologie, inclusi codici a barre di nuova generazione ricchi di dati» ha affermato Kathy Wengel, vicepresidente esecutivo & chief global supply chain officer di Johnson & Johnson e presidente del consiglio direttivo di GS1.

    Lo storico incontro del 1971 si svolse a New York City e includeva leader dei più grandi brand di generi alimentari, vendita al dettaglio e beni di consumo dell’epoca, tra cui Heinz, General Mills, Kroger e Bristol Meyer.

    Questi leader decisero di creare un sistema per identificare in modo univoco ogni singolo prodotto, chiamandolo Global Trade Item Number o GTIN. Con grande lungimiranza, valutarono che il GTIN potesse avere un impatto positivo anche oltre il negozio di alimentari – dai magazzini alle sale riunioni – e che potesse aumentare la velocità e l’efficienza delle transazioni e dei processi, dalle catene di approvvigionamento alle esperienze dei consumatori. E durante la riunione decisero di continuare a innovare insieme per creare un sistema a vantaggio sia delle imprese che dei consumatori. Decenni dopo, la BBC ha definito il risultato una delle “50 cose che hanno reso l’economia globale”.

    «Dagli incontri dei visionari fondatori di GS1 alla prima scansione di un barcode al supermercato Marsh, i primi anni Settanta sono stati estremamente eccitanti e stimolanti. Sono onorato di aver fatto parte di qualcosa di così benefico per il nostro mondo e di aver visto tante aziende unire le forze e allearsi per il bene comune. Ora è tempo che una nuova generazione di leader del settore scelga nuove forme di standard che avranno il potere di trasformare il business per i prossimi cinquant’anni» ha affermato Tom Brady, uno degli ingegneri che hanno sviluppato e installato il sistema di scanner utilizzato da Marsh Supermarket per scansionare il primo codice a barre con GTIN nel 1974.

    Gli standard GS1 come il codice a barre continuano a contribuire a rendere fluida la grande complessità del moderno business globale, in modo rapido, efficiente e sicuro, semplificando tutti i tipi di processi della catena di approvvigionamento in quasi tutti i settori in tutto il mondo. Ma i consumatori richiedono informazioni sui prodotti sempre maggiori e sempre più affidabili: occorre portare i codici a barre a un livello superiore.

    GS1 sta infatti lavorando ai codici a barre di prossima generazione (come i QR code), che possono contenere molte più informazioni, possono essere utilizzati per fornire ai consumatori informazioni affidabili e rimodellare il commercio globale. Il loro utilizzo, ad esempio, può indicare ai consumatori se un prodotto contiene allergeni o se è biologico e informare sulla sua impronta ambientale. In definitiva, fornisce ai consumatori un maggiore livello di fiducia e lealtà verso i prodotti che acquistano.

    «Collaborazione, visione e innovazione sono i valori che continuano a guidare l’evoluzione degli standard creati da GS1 per rispondere alle sfide del terzo millennio» afferma Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy. «Oggi come 50 anni fa, in GS1 le imprese lavorano insieme per sviluppare standard e soluzioni in grado di fornire informazioni sui prodotti ancora più utili e accurate, per rendere più efficienti gli scambi di merci e di dati e garantire trasparenza, soddisfazione, sicurezza e fiducia ai consumatori, in tutto il mondo».

    Per approfondimenti, guarda il video dedicato ai 50 anni del GTIN.

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    Con i 50 anni del GTIN, GS1 celebra la digitalizzazione del commercio mondiale e guarda ai codici a barre di nuova generazione

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Exploit di avocado, mandorle e semi, e stop dello zenzero: la classifica degli ingredienti benefici nel carrello dell’Osservatorio Immagino

    È ancora la mandorla la regina dei prodotti benefici più venduti in Italia, ma è boom per l’avocadoe crescono in maniera generalizzata i semi. Sono questi i dati più significativi che emergono dalla classifica dei prodotti/ingredienti benefici stilata nell’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

    Nei 12 mesi le vendite di mandorle e dei prodotti che le contengono, evidenziandolo in etichetta, sono aumentate di +4,7%. Questo prezioso superfrutto si conferma il prodotto benefico più utilizzato e continua ad essere inserito dall’Industria come ingrediente in un numero sempre maggiore di prodotti, in particolare nei gelati, nelle fette biscottate e nelle bevande, ma è anche aumentato l’assortimento nella frutta secca sgusciata.

    Sarà la voglia di esotico o il successo del guacamole, fatto sta che si registra un vero e proprio exploit dell’avocado il cui sell-out è aumentato di +115,2% grazie sia alle vendite del frutto sia al suo crescente uso in salse e sughi.

    La “famiglia” di ingredienti benefici più performante è quella dei semi, capitanata dai semi di zucca(+42,6%), trainati da fette biscottate, pesce panato surgelato e yogurt bicompartimentale. A seguire: semi di sesamo (+33,8%), sempre più usati in panini e cracker, semi di chia (+22,2%) presenti nelle basi per la pasta sfoglia, nei biscotti e nei cracker, e semi di lino (+13,5%), utilizzati in fette biscottate e cracker. Mentre a latte fermentato/kefir e panetti croccanti si deve il +4,0% nel sell-out dei semi di canapa.

    Battuta d’arresto invece per la zenzero-mania. Dopo anni di crescita a due cifre, ora il paniere dei prodotti contenenti zenzero vede scendere le vendite di -2,7%, a causa della frenata di zuppe, succhi freschi e yogurt funzionali. In sofferenza anche un altro superfood, la curcuma (-4,4%), sempre a causa della frenata dei piatti pronti e degli yogurt funzionali.

    La classifica completa degli ingredienti benefici dell’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino è scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

  • Standard, codici e sistemi condivisi:
alla Milano Digital Week 2021 GS1 Italy svela
il backstage di un mondo più digital e sostenibile

    Città equa e sostenibile: è questo il tema su cui ruota l’edizione 2021 della Milano Digital Week che, dal 17 al 21 marzo, chiama a raccolta istituzioni, aziende, associazioni e cittadini in un grande think tank per ripensare e progettare l’evoluzione del capoluogo lombardo nel prossimo futuro, anche alla luce delle nuove sfide imposte dalla pandemia.

    GS1 Italy ha aderito organizzando il talk “Digital e green: fare bene la spesa è una questione di etichetta”, in programma giovedì 18 marzo dalle 14:30 alle 15:30.

    L’evento, gratuito, targato GS1 Italy ripercorre il contributo che quest’organizzazione non profit fornisce all’evoluzione del paese e alla costruzione di un patto di fiducia tra aziende e consumatori. Con i suoi standard, i più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese, mette a disposizione dei consumatori le informazioni necessarie per fare scelte d’acquisto consapevoli e supporta le aziende nell’adottare la rivoluzione digitale, in modo più semplice e veloce, diventando più efficienti e sostenibili.

    I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR e i servizi di GS1 Italy semplificano e accelerano la trasformazione digitale delle aziende perché:

    • Permettono di creare un’identità unica per i prodotti.
    • Digitalizzano tutte le informazioni di prodotto creandone il gemello digitale.
    • Connettono i dati lungo la filiera.
    • Abilitano un’esperienza fluida tra fisico e digitale.
    • Facilitano scelte di consumo più sostenibili.

    Il talk del 18 marzo sarà l’occasione per GS1 Italy di approfondire questi temi, “immergendoli” nella realtà quotidiana dei cittadini. Come? Raccontando il backstage di tante esperienze quotidiane che ormai sono diventate usuali e indispensabili per i consumatori, come fare la spesa online, confrontare sul web le caratteristiche dei prodotti o verificare su internet la presenza di un allergene tra gli ingredienti di un alimento.

    Accompagnati dal food mentor Marco Bianchi, da Alessandro Perego, full professor of logistics and supply chain management al Politecnico di Milano, e da Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy, moderati da Andrea Farinet, presidente Fondazione Pubblicità Progresso e Socialing Institute, si partirà dal carrello della spesa e dal modo in cui i consumatori decidono cosa comprare, a cominciare dalla lettura delle informazioni presenti sulle etichette.

    E poi si proseguirà nel viaggio a ritroso fino all’identificazione e alla tracciabilità di ogni prodotto, come elementi fondamentali per garantirne la sicurezza, per calcolarne l’impatto ambientale e per assicurare la “circolarità” del prodotto finito o delle sue componenti.

    Ogni tappa di questo percorso per #farebenelaspesa sarà scandita da uno strumento targato GS1 Italy:

    • Osservatorio Immagino: come i consumatori fanno scelte consapevoli sulla base delle informazioni relative sostenibilità presenti sulle etichette dei prodotti. #osservatorioimmagino
    • Barcode for environment: come le aziende raccolgono tutte le informazioni sulla sostenibilità di un prodotto e le mettono a disposizione dei consumatori in modo che siano comprensibili e confrontabili.
      #GS1green
    • GS1 Digital Link: come le imprese trasferiscono ai consumatori, ai social media e ai siti di e-commerce una grande varietà di informazioni sul prodotto (come date di scadenza, valori nutrizionali, ingredienti, ricette).
      #GS1digitallink
    • Ecologistico2: come le aziende riducono le emissioni di CO₂ e ottimizzano il percorso fisico dei prodotti fino al punto vendita.
      #ecologistico

    L’evento “Digital e green: fare bene la spesa è una questione di etichetta” è gratuito e aperto a tutti previa registrazione: maggiori informazioni e il form di iscrizione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org 

  • GS1 Italy partner del Green Retail LAB,
il percorso di Retail Institute Italy dedicato alla sostenibilità nel mondo del commercio.
Primo appuntamento il 17 marzo.

    Milano – Parola d’ordine del futuro? Sostenibilità, senza dubbio! Ma cosa significa davvero percorrere la via della sostenibilità e della circolarità? Come possono le aziende diventare più “green”, quali soluzioni devono adottare e come possono misurarne i risultati? Sono questi i temi al centro di “Green Retail LAB”, il laboratorio permanente avviato da Retail Institute a cui GS1 Italy parteciperà in qualità di partner strategico, in virtù del suo riconosciuto know-how e dei suoi progetti nell’area della sostenibilità applicata al mondo del largo consumo.

    Tra seminari e approfondimenti periodici, il Green Retail LAB offrirà per tutto il 2021 numerose occasioni di aggiornamento, informazione e confronto, per aiutare le aziende nel percorso verso un’economia sostenibile e circolare.

    Si inizia mercoledì 17 marzo, dalle 9:30 alle 13:00, con “Green Retail LAB. La sfida della sostenibilità”, il seminario gratuito che, attraverso gli interventi di esperti da associazioni e aziende note in tutto il mondo, punterà i riflettori sulle sfide che l’economia circolare comporta per le aziende del mass market.

    «Il tema della sostenibilità ambientale, in una chiave di miglioramento continuo e di misurazione dei risultati ottenuti, sta diventando sempre più importante per le imprese ed è in continua evoluzione» spiega Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy. «Se in un primo momento ci si è focalizzati sulla ricerca di efficienza, che immediatamente porta con sé benefici ambientali, per esempio in termini di riduzione delle emissioni, poi la sostenibilità è diventata un valore in sé per le aziende e si è estesa a nuovi ambiti, come l’economia circolare e l’impronta ambientale di prodotto. Ora l’esigenza è quella di avere a disposizione strumenti per identificare le azioni e gli interventi da realizzare e per misurarne le performance».

    Un’esigenza a cui GS1 Italy ha risposto fornendo alle imprese strumenti innovativi che le supportano nella scelta, nell’implementazione e nella rendicontazione di nuove soluzioni improntate al miglioramento della sostenibilità, come:

    • Ecologistico2: è il tool sviluppato da ECR Italia per iniziare a misurare l’impatto climatico delle operazioni logistiche e comprendere, attraverso i percorsi di simulazione proposti, in quale direzione agire per migliorare l’impatto climatico. La gestione più efficiente del processo di riordino e delle attività di trasporto ha contribuito a ridurre di 97 mila tonnellate la CO2 emessa in un anno e di 450 mila i viaggi effettuati per un risparmio complessivo di 160 milioni di euro.
    • Circol-Up: è uno strumento operativo sviluppato da GS1 Italy in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Supporta le aziende nel misurare il proprio livello di circolarità in ogni fase del ciclo di vita dei prodotti, individuando gli indicatori più importanti per l’azienda in chiave di circolarità complessiva e per ogni singola fase del ciclo di vita del prodotto.
    • Barcode for environment: è un progetto che sta sperimentando modalità innovative per comunicare ai consumatori le informazioni sulle prestazioni ambientali dei prodotti, attraverso soluzioni condivise, basate sugli standard GS1.

    Il programma dell’evento “Green Retail LAB. La sfida della sostenibilità” e il form di iscrizione sono disponibili sul sito di Retail Institute.

    Prossimi appuntamenti 2021:

    • 12 maggio “Green Retail LAB: Prodotto e Packaging”.
    • 14 luglio “Green Retail LAB: Filiera Alimentare”.
    • 20 ottobre “Green Retail LAB: Il negozio sostenibile”

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Meno costi, meno errori e più velocità 
con l’EDI (Electronic Data Interchange). 
GS1 Italy ne riepiloga benefici e vantaggi, 
anche per il portafoglio.

    L’Italia è salita sul treno della digitalizzazione, che si conferma uno dei temi-chiave del 2021. E l’EDI (Electronic Data Interchange) è uno dei principali vettori del processo di digitalizzazione del paese. Sono 19 mila le aziende che finora hanno adottato l’EDI, condividendo in modo digitale 240 milioni di documenti in un anno. Ma sono ancora poche e sono concentrate in soli cinque settori (il 98% delle aziende appartiene a largo consumo, automobilistico, farmaceutico, elettrodomestici ed elettronica di consumo). Quindi, la maturità digitale nei processi business-to-business sembra ancora lontana.

    Eppure, per le imprese l’EDI comporta molti vantaggi e un importante taglio dei costi: un produttore può risparmiare dai 3 ai 5 euro per ogni fattura, dai 10 ai 14 euro per ogni ordine ricevuto e fino a 42 euro a ciclo se completa la dematerializzazione di tutti i documenti del ciclo dell’ordine; mentre un retailer può risparmiare tra 4 e 6 euro per fattura, dai 5 ai 7 euro per singolo ordine emesso e fino a 23 euro a ciclo. Inoltre, l’EDI può essere implementato in modo semplice se si adottano sistemi user friendly e a misura di PMI, come Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy, già usata da 7.500 aziende italiane per lo scambio dei documenti commerciali.

    A riepilogare i benefici, diretti e indiretti, dello scambio elettronico dei documenti è il “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

    Adottando lo scambio elettronico dei documenti (EDI) le imprese possono:

    • Ridurre costi ed errori.
    • Velocizzare i pagamenti.
    • Accelerare i tempi di consegna.
    • Eliminare le attività a scarso valore aggiunto (come il data entry).
    • Azzerare controlli e verifiche manuali per tutte le transazioni commerciali.
    • Diminuire le rotture di stock e le scorte.
    • Ridurre i contenziosi.
    • Migliorare la tracciabilità dei prodotti.
    • Esportare i prodotti.

    Adottando Euritmo, ai benefici dell’EDI “tradizionale” si aggiungono:

    • Semplicità di adozione e di utilizzo.
    • Facilità di accesso per qualsiasi dimensione aziendale.
    • Interoperabilità con i vari sistemi e con gli standard GS1.
    • Ampia rete di trasmissione, con provider certificati e interoperabili tra loro.

    Sul sito di GS1 Italy è possibile scaricare il “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” e trovare approfondimenti su GS1 EDI ed Euritmo.

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    Per informazioni:

    Ufficio Stampa GS1 Italy: Nuage Comunicazione – Emanuela Capitanio

    Tel. 3474319334 – email: [email protected]

    Pressroom e approfondimenti: https://gs1it.org/chi-siamo/pressroom/

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Sempre più sostenibilità nel carrello della spesa degli italiani: crescono i prodotti che dichiarano il rispetto per l’ambiente e per il benessere animale

    Un prodotto di largo consumo su cinque ha sulla confezione almeno un claim legato alla sostenibilità ambientale: dalla gestione green delle risorse alla CSR, dalla filiera al biologico al “senza antibiotici”.
    Un paniere da 9,2 miliardi di euro di sell-out, in crescita annua di +5,5%. Lo rivela l’Osservatorio Immagino.

    In Italia sono molte le aziende che si stanno impegnando sul fronte della sostenibilità. E sono sempre più numerose quelle che lo comunicano direttamente ai consumatori anche sulle etichette dei loro prodotti. Sugli scaffali di supermercati e ipermercati ci sono già più di 24 mila prodotti di largo consumo che presentano in etichetta un’indicazione volontaria relativa alla sostenibilità ambientale. A rilevarlo è l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino, che dedica a questo tema un intero dossier, da cui emerge che la comunicazione in etichetta della sostenibilità coinvolge ormai il 20,9% dei 115 mila prodotti monitorati, tra food e non food, che incidono per il 24,4% sul valore complessivo delle vendite rilevate.

    Nei 12 mesi analizzati dall’Osservatorio Immagino quest’ampio paniere “green” ha generato quasi 9,2 miliardi di euro di vendite ed è cresciuto di +5,5%, migliorando decisamente il +2,6% dell’anno mobile precedente. A sostenere questa tendenza è soprattutto la domanda (+4,5%), a conferma dell’attenzione dei consumatori ai prodotti che dichiarano in etichetta la sostenibilità del prodotto o del suo packaging e, più in generale, l’impegno dell’azienda a ridurre l’impatto ambientale lungo la filiera.

    L’Osservatorio Immagino ha suddiviso i prodotti che evidenziano in etichetta valori legati alla sostenibilità in quattro cluster in base al tipo di claim presente sulle confezioni (Figura 1):

    • Management sostenibile delle risorse.
    • Allevamento e agricoltura sostenibili.
    • Responsabilità sociale.
    • Rispetto degli animali.

    Management sostenibile delle risorse

    Il paniere più rilevante in termini di vendite è quello che rimanda al management sostenibile delle risorse con 4,7 miliardi di euro di fatturato (12,6% del totale monitorato) e 9.562 prodotti. Nei 12 mesi considerati il valore delle vendite è aumentato di +5,2% e l’offerta è cresciuta di +3,4%. I due claim più comunicati sono “sostenibilità”, rilevato su 2.303 prodotti, le cui vendite sono avanzate di +8,5%, e la certificazione Sustainable cleaning (2.620 prodotti) che però ha perso il -0,3% nelle vendite, in particolare per l’incidenza negativa del sell-out dei detersivi da bucato e degli ammorbidenti.

    Si è assistito a una forte espansione dell’offerta per i prodotti con claim che rimandano alla sostenibilità del packaging. L’aggregato con l’indicazione “riciclabile” ha visto incrementare l’offerta di +14,5% e le vendite di +7,0% grazie al contributo di acque e detersivi per i piatti. La dichiarazione dell’uso di packaging realizzato “con materiale riciclato” ha registrato +29,9% dell’offerta e +6,9% del giro d’affari spinto da shampoo, detersivo lavastoviglie, detersivo lavatrice e sacchetti per l’immondizia. Anche il claim “biodegradabile” è uscito da un anno molto positivo con un’offerta più ampia di +16,1% e un giro d’affari in aumento di +20,3% grazie ad accessori usa e getta per la tavola, sacchetti per la spazzatura e detergenti per piccole superfici.

    Agricoltura e allevamenti sostenibili

    Le referenze da allevamento e agricoltura sostenibili superano il cluster precedente in volume con 12.066 prodotti, ma generano la metà del fatturato (2,7 miliardi di euro, il 7,1% a valore del totale largo consumo). I prodotti con logo EU organic o con il claim “biologico” in etichetta e quelli che fanno riferimento a “filiera” e “tracciabilità” hanno registrato le maggiori vendite e il maggior incremento delle stesse, rispettivamente 1,168 miliardi di euro (+3,1%) e oltre 755 milioni di euro (+15,2%). Il claim top performer dell’anno nell’area della sostenibilità è stato “senza antibiotici” presente su 124 prodotti e con un incremento del giro d’affari di +51,7%.

    Responsabilità sociale

    Le referenze che richiamano in etichetta la responsabilità sociale sono 5.099 e realizzano un sell-out di 2,6 miliardi di euro (il 6,8% del largo consumo). Le vendite dei prodotti accompagnati da certificazioni etiche a giugno 2020 sono in aumento di +7,1% contro il +3,5% dei 12 mesi precedenti. Un risultato che si deve alle performance dei claim FSC (+7,1%) e a quelle delle certificazioni UTZ (+9,2%) e Fairtrade (+11,7%).

    Rispetto degli animali

    Infine, il paniere dei prodotti realizzati nel rispetto degli animali. È costituito da 981 referenze che generano 433 milioni di giro d’affari (1,2% del totale largo consumo). Le vendite sono cresciute di +3,8% su base annua. Determinante per questo risultato il +4,8% dei prodotti con la certificazione Friend of the sea a cui si è contrapposto il calo del claim “cruelty free”, penalizzato dalla contrazione dell’offerta.

     

     

    Per scaricare l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Scaffali vuoti, vendite perse e clienti insoddisfatti:
 per evitarlo c’è l’Optimal shelf availability. I risultati? Concreti, come testimonia la case history del retailer Dimar

    Mai come nel 2020 gli italiani, andando a fare la spesa, si sono trovati davanti a scaffali vuoti. La conferma arriva dal report Barometro ECR-OSA: nel 2020 il tasso di Out-of-Stock in Italia è salito al 3,9% (+0,3 punti rispetto al 2019), aumentando lo scontento e il fastidio che accomuna il 50% dei consumatori quando non trovano a scaffale i prodotti che vorrebbero acquistare.

    Ma a questo problema c’è una soluzione: è l’Optimal shelf availability (OSA), un’iniziativa di ECR Italia che studia, misura e analizza il fenomeno dell’Out-of-Stock, per identificare soluzioni strategiche e collaborative, condivise da produttori e distributori, che aiutino a migliorare il livello di disponibilità dei prodotti sugli scaffali e a soddisfare, quindi, il consumatore.

    La sua efficacia emerge dalla case study di Dimar, azienda piemontese associata al gruppo Selex, che da oltre quarant’anni opera nell’ambito della distribuzione organizzata. Collaborando con il gruppo di lavoro attivo in GS1 Italy, in ambito ECR, nel 2016 Dimar ha creato un tavolo di lavoro permanente sul tema OSA e, basandosi sul modello di reportistica del Barometro ECR-OSA, ha effettuato analisi mirate per poter intervenire con efficacia all’evidenza di una situazione critica, grazie alla misurazione del livello di disservizio nei punti vendita e all’individuazione delle aree critiche da attenzionare. Partendo da queste analisi, Dimar ha poi aderito al Monitor ECR-OSA, il progetto-pilota avviato da ECR Italia con un team ristretto di aziende Barilla, Ferrero, L’Orèal e IRI – con l’obiettivo di definire un processo standardizzato e facilmente replicabile, che consenta di risalire alle cause più comuni di Out-of-Stock, per individuare le situazioni a rischio ed evitare che accadano.

    Sulla base di queste esperienze consolidate, Dimar ha potuto misurare e analizzare l’Out-of-Stock (sia in valori analitici, sia con l’indicazione delle principali cause) e focalizzare l’attenzione sulle metriche e sulle strutture di interesse. Un approccio che ha consentito la realizzazione di analisi mirate per intervenire con efficacia all’evidenza di un problema e che ha individuato tre opportunità di miglioramento:

    • Coinvolgere in modo trasversale e collaborativo le aree che rivestono un ruolo principale nell’organizzazione aziendale, grazie alla disponibilità di una fonte dati univoca e attendibile.
    • Misurare in modo continuativo gli indici di interesse ed effettuare analisi mirate.
    • Identificare velocemente le situazioni critiche (come le giacenze errate) e le relative cause, per intervenire quasi in tempo reale e ridurre in modo efficace i periodi di analisi.

    “Out-of-Stock: quali opportunità per migliorare?” è il titolo del webinar che l’Academy di GS1 Italy dedica il prossimo 23 febbraio al tema.

    Maggiori informazioni sull’Optimal shelf availability sono disponibili sul sito GS1 Italy e Logistica collaborativa.

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    Per informazioni:

    Pressroom e approfondimenti: gs1it.org/chi-siamo/pressroom/

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Tracciabilità dei prodotti
 per offrire sicurezza e trasparenza ai clienti
e per gestire il business con più efficienza:
 passa anche da qui la strada per la ripresa del foodservice italiano secondo…

    Cresce l’interesse degli italiani per il “backstage” dei prodotti venduti nel canale fuori casa: ad affermarlo è lo studio sull’Ho.re.ca commissionato da GS1 Italy a TradeLab, realizzato intervistando 66 manager che lavorano in aziende di produzione o distribuzione alimentare e in catene di ristorazione commerciale o collettiva.

    La capacità di trasferire ai clienti dati sempre più dettagliati sulla provenienza, sulle caratteristiche e sulla qualità dei prodotti proposti, andando oltre gli obblighi di legge, è sempre più importante anche per chi si occupa di ristorazione, che si tratti di informazioni indispensabili per chi soffre di intolleranze alimentari o per chi segue un particolare tipo di alimentazione, o che si tratti di pura curiosità o di passione per i racconti del cibo.

    Produttori, distributori, ristorazione commerciale, ristorazione collettiva, singoli punti di consumo: dallo studio di GS1 Italy emerge come il tema della tracciabilità sia un’area potenzialmente interessante nei rapporti con i consumatori per tutti gli attori della filiera del fuoricasa.

    Oltre che in un’ottica di trasparenza e tutela della salute, di visibilità e di immagine, nel foodservice la tracciabilità delle merci può anche rappresentare un’inedita leva di marketing, perché offre le informazioni per costruire uno storytelling efficace, documentato e mirato, e per realizzare innovative attività di business intelligence.

    Dunque, lo studio di GS1 Italy conferma come la tracciabilità possa sì aprire nuovi orizzonti agli operatori del foodservice, ma a una condizione: che i partner della filiera condividano informazioni standardizzate – ossia basate su un linguaggio comune e inequivocabile – e che le scambino con modalità standard e interoperabili.

    «La tracciabilità dei prodotti richiede alle aziende di avere piena visibilità dei processi di tutta la filiera e comporta la capacità di gestire e di saper scambiare con i partner commerciali una mole sempre maggiore di informazioni» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «Nel foodservice la complessa gestione della dispensa e dei menù rischia di far perdere il legame tra ciò che arriva nelle cucine e ciò che viene offerto al cliente. Questo ha evidenti conseguenze in termini di identificazione dei prodotti e di tracciabilità dei flussi fisici».

    Ciononostante, dalle interviste raccolte nello studio realizzato da GS1 Italy è emerso che la digitalizzazione della tracciabilità delle merci è ancora lontana. Attualmente gli operatori del foodservice la gestiscono perlopiù in maniera autonoma, tramite sistemi interni anziché standard aperti, e, nel caso della ristorazione, affidandola al personale di cucina che la realizza in modo manuale su documenti cartacei. Una soluzione che risulta poco efficace, perché richiede molto tempo e diversi controlli, e perché produce dati poco omogenei e poco condivisibili.

    «La capacità di fornire informazioni puntuali e precise raccolte e gestite in maniera adeguata lungo l’intera filiera è possibile solo se si dispone di dati concreti e affidabili che possono essere utilizzati da tutti in ogni momento» aggiunge Paolo Cibien. «È il concetto della qualità del dato, che sta sempre più entrando nella cultura e nelle prassi delle aziende».

    Ed è proprio sull’utilizzo di strumenti standard, di regole condivise e di soluzioni interoperabili che si fondano le soluzioni GS1 per la tracciabilità e la visibilità delle filiere. «Adottare gli standard GS1 per l’identificazione dei prodotti e abbinarli a sistemi di scansione dei codici consente di registrare in modo automatico e senza ausili cartacei l’apertura delle nuove confezioni di prodotto da parte del personale di cucina. Inoltre, l’uso di codici a barre evoluti, come il GS1 DataBar, permette di abbinare ai prodotti anche i numeri di lotto e le date di scadenza» spiega Paolo Cibien. «Per di più l’adozione di sistemi digitali per la tracciabilità delle merci fornisce alle catene e ai locali degli utili strumenti di monitoraggio dei consumi effettivi dei prodotti (tassi di apertura delle nuove confezioni), della rotazione del magazzino e della freschezza della merce utilizzata (confronto tra data di apertura/utilizzo e data di scadenza)».

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice è possibile:

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    Pressroom e approfondimenti: gs1it.org/chi-siamo/pressroom/

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Adottare i codici UDI per rendere i dispositivi medici più sicuri. GS1 Italy spiega come fare.

    Assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici, garantendo la sicurezza dei pazienti: è questo l’importante obiettivo che ha indotto l’Unione europea a rendere obbligatoria l’adozione dei codici UDI (acronimo di Unique Device Identification) per identificare e marcare i dispositivi medici e diagnostici in vitro lungo tutta la supply chain sanitaria.

    Come previsto dai Regolamenti europei 745/2017 e 746/2017, il percorso di “avvicinamento” a questo sistema di identificazione e tracciabilità passa attraverso la conoscenza e l’applicazione delle regole delle Issuing Entity accreditate presso la Commissione europea, come GS1, che in Italia è rappresentata da GS1 Italy, l’unico ente italiano autorizzato a rilasciare i codici per lo UDI.

    In questa veste, GS1 Italy si pone l’obiettivo di supportare le aziende che producono e commercializzano dispositivi medici nell’Unione europea a utilizzare gli standard GS1 per creare lo UDI per i loro prodotti.

    Per questo propone giovedì 25 febbraio, alle 15:00, il webinar gratuito “La normativa UDI e gli standard GS1”, tenuto da Giada Necci, new solution specialist di GS1 Italy. Un seminario virtuale di 90 minuti che permetterà a ogni azienda di diventare autonoma nel costruire e gestire lo UDI dei prodotti che produce e commercializza, grazie al corretto utilizzo degli standard GS1.

    Ma non solo: alle aziende che necessitano di una full immersion nel mondo dello UDI viene in aiuto l’Academy di GS1 Italy, che per il 2021 ha inserito anche lo UDI nella sua proposta formativa, sia con corsi online standard sia con seminari e consulenza personalizzati in base alle esigenze e alle richieste di ogni azienda che si occupa di dispositivi medici, in partnership con Confindustria Dispositivi Medici Servizi.

    Maggiori informazioni e il form di registrazione al webinar del 25 febbraio sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Cosa c’è di nuovo in etichetta? I claim emergenti rilevati dall’Osservatorio Immagino

    Come cambiano i prodotti che compriamo al supermercato? Per rispondere a questa domanda l’Osservatorio Immagino GS1 Italy ha “scannerizzato” le etichette di oltre 115 mila prodotti venduti in Italia e ha rilevato non solo le indicazioni più diffuse e consolidate, ma anche i claim emergenti che si stanno affermando sempre più.

    A crescere maggiormente, nei 12 mesi analizzati, sono stati soprattutto i claim relativi a due “panieri” e stili alimentari: il free from e il rich-in. Nel mondo del free from, aumentano i prodotti che si presentano come privi di polifosfati, oppure di latte o di uova. Invece nell’area del rich-in a emergere sono soprattutto i prodotti che segnalano di apportare iodio, zinco oppure magnesio.

    In particolare, le vendite dei prodotti “senza polifosfati” sono cresciute di +8,9% su base annua, soprattutto in affettati, würstel, salumi a cubetti e formaggi fusi in fette. Incremento consistente del sell-out anche per i prodotti che segnalano in etichetta di essere privi di latte (+11,9%), in particolare insaccati, gelati vegetali multipack e panini per hamburger o hot dog. Quanto al “senza uova” (+2,0%) coinvolge soprattutto pasta senza glutine, biscotti salutistici e maionese.

    Sul versante del rich-in, le referenze che sottolineano in etichetta la presenza di iodio hanno registrato un balzo annuo delle vendite di +9,5% grazie soprattutto a carni bianche elaborate (come cotolette e cordon bleu), passate di pomodoro e fette biscottate. Buone performance anche per i prodotti che segnalano il contenuto di zinco (+5,1%), in particolare per integratori, caramelle, biscotti, acque aromatizzate e frutta secca. Andamento a due velocità per i prodotti che segnalano la presenza di magnesio: il calo del fatturato annuo (-1,7%) si deve alla flessione degli integratori solo in parte compensata dalla interessante crescita degli alimenti con il claim “fonte di magnesio”, come biscotti integrali o multicereali, e semi.

    Per saperne di più, l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino è scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.
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  • Il Category management nel “new abnormal”: leit-motiv di ECR e GS1 Italy per tutto il 2021

    Webinar, eventi e corsi di formazione: al via un piano di informazione e formazione su uno dei temi chiave del largo consumo, per aiutare produttori e retailer a soddisfare le nuove esigenze del mercato “stressato” dal COVID-19.

    “Processo che consente di gestire le categorie di prodotto come unità fondamentali di business (…) per soddisfare il consumatore”: è una delle definizioni più comuni del Category management, l’approccio che ha rivoluzionato il mondo del largo consumo, coinvolgendo il mondo della produzione e quello della distribuzione nella creazione di un’offerta di prodotti e servizi sempre più performanti in ogni fase del consumer journey. Dovendo rispondere alle mutevoli esigenze del mercato, il Category management è un modello in continua evoluzione e il suo successo è dettato anche dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che investono il mass market. E, quindi, come sta funzionando oggi, in uno scenario tanto instabile e discontinuo come quello plasmato dagli effetti della pandemia?

    È questa la domanda a cui vuole rispondere la community internazionale di ECR – in Italia parte di GS1 Italy – con il progetto dedicato al Category management e rivolto alla business community del largo consumo per condividere con le aziende i contenuti e le best practice internazionali.

    L’obiettivo è aumentare la conoscenza su questo tema e contribuire alla costruzione di una piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per aiutarle ad affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    «Partendo dagli interessanti e stimolanti risultati del rapporto dedicato all’evoluzione del Category management adottato nel largo consumo che l’ECR community ha presentato a fine 2020, abbiamo costruito un piano di attività finalizzate a divulgarne i contenuti, raccontando – e facendo raccontare direttamente alle aziende – come sta cambiando l’approccio al Category management» spiega Silvia Scalia, ECR Italia and training director di GS1 Italy. «Accanto a un ciclo di webinar internazionali, abbiamo in programma un grande evento nazionale a marzo e abbiamo intensificato l’impegno sul fronte della formazione, attivando presso l’Academy di GS1 Italy nuovi corsi e percorsi dedicati al Category management».

     

    16 febbraio: il webinar ECR Community

    Proprio ECR Italia sarà protagonista, martedì 16 febbraio, alle ore 16.30, del webinar internazionale dell’ECR Community, in cui, dopo la presentazione della case history di Barilla, affronterà il tema del Category management omnichannel, con un focus sul passaggio dalle categorie di prodotti alle categorie di esigenze e desideri degli shopper. Il webinar è gratuito, previa iscrizione online.

     

    30 marzo: l’evento GS1 Italy

    Il 30 marzo sarà la volta di un evento organizzato da GS1 Italy per illustrare le soluzioni e le best practice in ambito ECR Italia e che vedrà la partecipazione di importanti aziende di Produzione e Distribuzione che presenteranno le loro esperienze.

     

    Aprile: partono i corsi Academy

    Quindi, a partire da aprile, prenderanno il via i corsi dell’Academy di GS1 Italy, con un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità. Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. I webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati in specifici percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Il 2021 di Euritmo: nuovi strumenti e processi per portare l’EDI in altri settori di attività e per aiutare le imprese a soddisfare le richieste degli e-tailer

    Dopo la recente crescita (+15% di messaggi scambiati in 12 mesi), per gli standard EDI di GS1 Italy è previsto un piano di sviluppo per offrire soluzioni mirate alle nuove esigenze delle aziende (e delle PMI in particolare), a cominciare da quelle legate allo sviluppo dell’e-commerce, e per entrare in nuovi universi.

    C’è sempre più EDI (Electronic Data Interchange) nel presente e nel futuro dell’Italia: l’EDI continua a crescere, arrivando a coinvolgere 19 mila aziende che in un anno hanno condiviso in modo digitale 240 milioni di documenti. E lo farà anche nei prossimi anni, dato che la digitalizzazione rappresenta uno dei pilastri della ripresa economica per il post-pandemia.

    In questo processo di espansione dell’EDI, un ruolo importante è giocato anche da GS1 Italy: fedele alla sua mission di supportare la filiera nel raggiungere l’efficienza nelle relazioni tra le imprese, GS1 ha sviluppato degli standard globali per lo scambio dei documenti del ciclo dell’ordine che sono stati diffusamente adottati dalle aziende.

    Brillante è in particolare il percorso di Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy per le aziende italiane del largo consumo – PMI in primis – il cui plus è l’interoperabilità con i vari sistemi e con gli standard GS1. Attualmente Euritmo è lo standard EDI più diffuso in Italia. La sua community è particolarmente attiva nel nostro paese, e da questo circuito passano 64,8 milioni di documenti, con un trend di aumento di +15% su base annua.

    Un importante stimolo verso una maggiore adozione dell’EDI è rappresentato dall’espansione dell’e-commerce, che sta ampliando la base degli utenti di Euritmo, anche alla luce del fatto che gli e-tailer stanno cominciando a richiederlo come prerequisito ai loro fornitori.

    Oltre che come diffusione, Euritmo continua a crescere anche in termini di strumenti, funzionalità e copertura settoriale, mostrando di sapersi adattare alle esigenze emergenti e di prendere spunto dalle nuove situazioni di mercato per continuare a migliorare e a evolversi, come confermano le novità previste per il 2021.

    «Anche nei prossimi mesi GS1 Italy continuerà a promuovere i benefici di Euritmo e ad ampliare la gamma degli strumenti disponibili per la filiera del largo consumo» afferma Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Un altro importante fronte su cui siamo attivi è il coinvolgimento di altre imprese, di nuovi operatori logistici e provider nell’ecosistema Euritmo anche per allargare l’EDI a un numero sempre più esteso di aziende e a una gamma sempre più ampia di documenti».

    Se la triade ordine-bolla-fattura si sta consolidando all’interno delle relazioni via EDI, molto ci si attende dallo sviluppo dei documenti logistici, con l’utilizzo su più ampia scala dell’avviso di ricezione. Un contributo in più potrà arrivare sia dalle decisioni del Parlamento europeo sulla dematerializzazione dei documenti di trasporto sia dall’implementazione del progetto order to cash di GS1 Italy per la dematerializzazione della bolla di consegna in mobilità da parte degli operatori logistici e dei vettori.

    Un altro obiettivo di GS1 Italy per il 2021 è l’allargamento di Euritmo ad altri settori di attività, in gran parte nuovi e inesplorati, dal manifatturiero ai servizi, al foodservice, con il coinvolgimento della ristorazione collettiva, dei grossisti e delle imprese del largo consumo. Sono ambiti che richiedono la formalizzazione di processi diversi e che possono determinare la creazione di nuovi messaggi EDI, e rappresentare una nuova tappa nel processo di digitalizzazione della supply chain nel mondo del largo consumo italiano.

     

    Per approfondimenti su GS1 EDI ed Euritmo, è possibile scaricare gratuitamente dal sito di GS1 Italy l’edizione 2020 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Vaccini COVID-19: l’adozione degli standard GS1 e l’implementazione del codice a barre sono necessarie per garantire sicurezza e fiducia nella vaccinazione. Lo sostiene un rapporto Deloitte. E anche l’OMS.

    Il white paper di Deloitte sulla sicurezza della supply chain dei vaccini contro il COVID-19 evidenza le numerose ragioni per cui gli standard comuni in tutta la filiera sanitaria sono essenziali per la diffusione e la somministrazione di vaccini ben identificati e sicuri, nella più grande campagna di vaccinazione della storia. Un evento online il 28 gennaio offrirà un approfondimento con i riunirà i leader mondiali del settore healthcare.

    Mentre i governi e le imprese di tutto il mondo si trovano ad affrontare una delle sfide più significative della storia – sviluppo, distribuzione e somministrazione di massa, senza precedenti e in tempi molto rapidi, di vaccini contro il COVID-19 – un nuovo rapporto pubblicato da Deloitte indica come l’adozione universale di standard globali in tutta la filiera sanitaria mondiale abilita una distribuzione rapida, efficiente e sicura dei vaccini.

    I funzionari della sanità pubblica mondiale hanno incoraggiato tale posizione e Tom Woods, presidente del Comitato direttivo globale per la garanzia della qualità dei prodotti sanitari alla World Bank, ha chiesto l’adozione di standard comuni, tra cui la scansione dei codici a barre, descrivendolo come «l’elemento più importante per prevenire errori nella distribuzione dei vaccini e per garantire tracciabilità e sicurezza dei pazienti nella campagna di vaccinazione COVID-19».

    Lo studio “Securing Trust in the Global COVID-19 Supply Chain, condotto da Deloitte, sostiene che, oltre alla collaborazione nel settore e alla comunicazione trasparente, “l’adozione degli standard GS1 aggiunge un elemento di fiducia a tutti i livelli della filiera. Una fiducia che, in ultima analisi, si estende ai pazienti stessi”.

    Gli standard globali GS1 consentono ai produttori farmaceutici, alle aziende di distribuzione dei farmaci e agli operatori sanitari di seguire protocolli e misure di sicurezza fondamentali per garantire la sicurezza e la fiducia degli utenti, sia nei confronti del vaccino sia nella capacità di somministrarlo in modo sicuro.

    I codici a barre che riportano gli standard GS1 identificano in modo univoco e sicuro i prodotti farmaceutici, inclusi i vaccini, dai laboratori e dagli studi clinici fino al punto di somministrazione. Gli standard GS1 portano così trasparenza nel mondo sanitario e contribuiscono a migliorare il coordinamento della filiera, riducendo il rischio di disguidi nella consegna e nella scadenza dei vaccini o nella diffusione di vaccini falsi.

    Gli standard GS1 sono adottati in misura crescente nel settore sanitario, ma non sono ancora universalmente applicati. Lo studio Deloitte definisce le informazioni di identificazione del vaccino (come l’identificativo del prodotto, il numero di lotto e la data di scadenza) come “essenziali affinché gli operatori sanitari possano somministrare i vaccini con fiducia”, osservando che “l’OMS raccomanda che tutti i vaccini siano identificati con questi dati in un codice a barre standardizzato“. Anche l’Alleanza Globale per le Vaccinazioni (GAVI) e l’UNICEF hanno richiesto l’uso delle norme GS1 sulle confezioni secondarie dei vaccini.

    Miguel Lopera, Presidente e CEO di GS1 ha affermato: «Un livello di ricerca senza precedenti, collaborazione e investimenti hanno portato speranza sotto forma di vaccini COVID-19. Il mondo, tuttavia, si trova ora ad affrontare un’enorme sfida di distribuzione e somministrazione in cui gli standard di identificazione globale assumono un ruolo fondamentale. Tutti i paesi del mondo stanno mettendo in atto importanti campagne di vaccinazione in un’enorme corsa contro il tempo, mentre il virus continua a uccidere migliaia di persone ogni giorno. Gli standard globali possono contribuire a identificare correttamente e a tracciare i vaccini nel settore sanitario globale e a ridurre le possibilità di errore. GS1 è pronta a supportare tutte le parti interessate affinché questa operazione fondamentale abbia successo».

    Greg Reh, Global Life Sciences & Health Care Industry Leader presso Deloitte ha aggiunto: «Per gli sviluppatori di vaccini, gli attori del settore sanitario e la società in generale, il livello di trasparenza e fiducia del pubblico determineranno l’accettazione e la fiducia nei confronti del vaccino COVID-19. L’adozione di standard globali da parte di organizzazioni come GS1 sta contribuendo a infondere tale fiducia nei vaccini COVID-19».

    Oggi più di 70 paesi hanno normative sanitarie o requisiti per i partner commerciali per cui il settore utilizza gli standard GS1. Questi paesi fanno affidamento sui codici a barre bidimensionali (2D) GS1 DataMatrix, che possono codificare le informazioni di identificazione del vaccino per aiutare a ridurre gli errori e consentire la tracciabilità.

    Poiché alcuni paesi hanno difficoltà a tracciare gli abbinamenti tra vaccini e pazienti al momento della somministrazione, il rapporto Deloitte rileva che “è importante identificare ed etichettare i vaccini per determinare con precisione quale paziente ha ricevuto quale vaccino e quando”. L’identificazione univoca a livello globale e il codice a barre GS1 possono supportare questo obiettivo fondamentale.

    Ulteriori informazioni sono disponibili al link: https://www.gs1.org/industries/healthcare/trust.

     

    Il 28 gennaio l’approfondimento nell’evento online di GS1 Healthcare

    Per approfondire il ruolo degli standard globali nella distribuzione e nell’amministrazione efficiente dei vaccini COVID-19 a livello globale, GS1 Healthcare riunirà i leader del settore sanitario e delle principali organizzazioni healthcare nel corso dell’“Executive Dialogue” che si svolgerà online giovedì 28 gennaio alle ore 13:00. L’evento vedrà gli interventi di:

    • Lisa Hedman, Group Lead, Supply and Access to Medicines, World Health Organization.
    • Tom Woods, Chairman of the Global Steering Committee Assurance of Health Products, World Bank.
    • Tjalling van der Schors, Hospital Pharmacist at Dijklander Hospital, Board Member at the European Association of Hospital Pharmacists, Netherlands.
    • Gregory Reh, Global Life Sciences and Healthcare Leader, Deloitte.
    • Ulrike Kreysa, Senior Vice-President Healthcare, GS1.

    Discuteranno le principali sfide, le opportunità e i primi insegnamenti appresi dalla distribuzione dei vaccini COVID-19 in tutto il mondo.

    Maggiori informazioni e il form di iscrizione all’evento sono disponibili sul sito di GS1.

     

     

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    GS1 Healthcare è una comunità neutrale e aperta che riunisce tutte le parti interessate del settore sanitario per guidare lo sviluppo e l’implementazione degli standard GS1 globali, migliorando la sicurezza dei pazienti e l’efficienza operativa e della filiera. Lo sviluppo e l’implementazione degli standard GS1 sono condotti dagli esperti che li utilizzano: produttori di dispositivi medici e farmaceutici, grossisti, distributori, organizzazioni di acquisto collettivo, ospedali, farmacie, fornitori di servizi logistici, fornitori di soluzioni, enti governativi e normativi e associazioni di categoria. Le prove disponibili dalle implementazioni del settore dimostrano che gli standard GS1 di identificazione, acquisizione e condivisione dei dati nel settore sanitario offrono vantaggi tangibili per tutte le parti interessate. I membri di GS1 Healthcare includono più di 100 organizzazioni sanitarie leader in tutto il mondo.
    web:
    www.gs1.org/healthcare.

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org