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  • Utili, balzo record per la Lego. Il mattoncino cavalca la pandemia

    Le aziende di successo sono quelle che sanno pianificare una strategia vincente, e che sanno evolversi rapidamente in base alle sfide del momento.
    E’ proprio questo che ha consentito alla Lego, la multinazionale dei mattoncini fondata nel 1932, di gonfiare il proprio fatturato e registrare un balzo degli utili del 33% nel corso del 2021.

    Lego: risultato e utili

    lego utili recordGià alcuni mesi fa Lego aveva preannunciato risultati record per il 2021. Adesso il velo è stato alzato su fatturato e utili, che sono cresciuti del 33%, fino a raggiungere la cifra di 13,3 miliardi di corone (1,79 miliardi di euro). Il fatturato è invece balzato del 27% rispetto al 2020, a 55,3 miliardi di corone danesi (7,42 miliardi di euro).

    Il fondo della famiglia Kristiansen

    Questi risultati fanno felice il fondo danese Kirkbi Invest, che fa capo alla famiglia del fondatore Ole Kirk Kristiansen da diverse generazioni (ha una quota del 75%).
    L’utile del fondo in questione è schizzato di quattro volte, passando da 0,86 miliardi a 3,63 miliardi di euro.

    La strategia vincente e la pandemia

    Molti riconducono questo straordinario balzo degli utili alla pandemia. Ed in effetti, la passione verso i mattoncini è aumentata quando gli appassionati di ogni età hanno dovuto sostituire il mondo reale, da cui erano stati chiusi fuori per via dei lockdown, con uno fatto di blocchi.
    La corsa al Lego ha innescato un supertrend che ha consentito all’azienda di compensare i costi più alti, e andare molto oltre.

    Ma dietro questo successo c’è anche una attenta e vincente pianificazione. Lego costruisce impianti di produzione vicino a dove vuole vendere i suoi giocattoli. Questo gli ha permesso di ridurre i costi logistici e annullare i pericoli di mancanza di forniture. Sfide che la maggior parte dei suoi rivali hanno perso, soprattutto quando le catene di approvvigionamento sono rimaste bloccate.
    Per Lego invece no, e così ha potuto essere uno dei pochi rivenditori a tenere aperti i suoi negozi l’anno scorso, con il risultato che i suoi indicatori di volume hanno tutti evidenziato una corsa al rialzo.

  • Slancio e sviluppo in casa Varvel: pubblicato il Bilancio di Sostenibilità 2018

    L’ultima edizione del documento ufficiale reso disponibile dal Gruppo bolognese mostra il segno positivo della ricrescita. Tra gli ingredienti di successo della ricetta Varvel, innovative strategie di mercato, riduzione dei costi di produzione e incremento del fatturato estero.

    Valsamoggia (BO), 21 giugno 2019 – Come ogni anno, anche nel 2019 il Gruppo Varvel presenta la nuova edizione del Bilancio di Sostenibilità relativo all’andamento dell’anno precedente: il documento ufficiale – disponibile anche online sui siti istituzionali dell’azienda www.varvel.com, www.varvelusa.com e www.varvel.in – che analizza la struttura organizzativa e l’identità dell’azienda e ne evidenzia i principali driver di successo.

    Accanto alla disamina dei valori fondanti, della produzione e del mercato di riferimento, la recente edizione del Bilancio di Sostenibilità restituisce l’immagine di una società dinamica e responsabile, sottoposta alle curve di flessione del mercato ma capace di contrastarle e di ripartire con rinnovata forza e approccio innovativo.

    Prima testimonianza della rinascita dell’azienda è innanzitutto la percentuale del debito, calata dell’11% rispetto agli anni precedenti. “Un risultato estremamente incoraggiante, che dimostra una netta ripresa dello sviluppo e una scelta strategica vincente, fatta di innovazione, customizzazione, impegno sociale e valorizzazione delle risorse, umane ed energetiche” dichiara Mauro Cominoli, Managing Director dell’azienda.

    A incidere positivamente sul rendimento dell’azienda vi è però anche il margine operativo lordo EBITDA (Earnings Before Interest, Tax, Deprecation and Amortization), che ha raggiunto i 3 milioni di euro (9%) in linea con la media del settore.

    A dimostrazione dell’impegno di Varvel nella valorizzazione e nella creazione di un rapporto di lavoro consolidato con le proprie risorse umane, si osserva che quasi tutti i dipendenti (77 persone su 84, pari all’91,7%) risultano assunti con contratto a tempo indeterminato. Le quote rosa si assestano su percentuali significative, in un settore come quello meccanico, tradizionalmente appannaggio della forza lavoro maschile: rappresentano il 45% dell’organico complessivo e corrispondono a 38 unità. Con un’età media di 44 anni, i dipendenti del Gruppo Varvel beneficiano regolarmente di sessioni di formazione e aggiornamento: nel 2018 ne sono stati svolti 25, coinvolgendo quasi la metà della compagine lavorativa.

    La responsabilità sociale dell’azienda assume anche la forma del sostegno diretto ad associazioni benefiche, grazie a un programma di supporto continuativo rivolto nello specifico a tre ONLUS. Dal 2004 infatti il Gruppo Varvel destina un contributo fisso di 2 centesimi di euro per ogni prodotto venduto ad ANT (Associazione Nazionale Tumori), MSF (Medici Senza Frontiere) e UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia), intrecciando direttamente i propri risultati economici alla tutela di persone meno fortunate. In questi quindici anni sono stati erogati complessivamente 282.000 euro.

    Tra i principali driver di crescita, emergono alcune scelte strategiche in grado di imprimere una forte spinta alla produzione, ma anche all’ottimizzazione e all’efficientamento dei flussi produttivi. Una delle soluzioni messe in campo con quest’obiettivo è Dadistel, il sistema digitale di controllo della produzione nei reparti tornitura, fresatura, filettatura e rettifica diametrale. Non solo: in piena ottica Industry 4.0. il Gruppo sta per presentare il modello di ’”accelerazione di cambiamento” Varvel Mechnology System, che trasformerà l’azienda da “fabbrica di prodotti” a “fabbrica di competenze”, ponendo l’accento sul tempo e collocandolo al centro dei piani di sviluppo.

    Infine, il Bilancio di Sostenibilità 2018 evidenzia uno spostamento del fatturato verso l’estero. Se nel 2014 il rapporto era di 40-60 tra Italia e Paesi esteri, l’anno scorso il delta si è spostato ulteriormente, attribuendo il 34% del fatturato al mercato Italia e il 66% al corrispondente estero.

    L’incremento della commercializzazione estera ha contribuito significativamente al raggiungimento dei risultati aziendali.

    Il bilancio ufficiale del 2018, in relazione ai riduttori, è di 33,416 milioni di euro.

    Grazie alle filiali MGM-Varvel – Power Transmission Pvt Ltd (India) e Varvel USA LLC (Stati Uniti), alla potenza del network di distributori attivi sul territorio – dentro e oltre confine – e agli investimenti in materia di ricerca e innovazione tecnologica, il 2019 di Varvel è destinato a continuare il trend di crescita e successo.

     

    GRUPPO VARVEL

    Dal 1955 il Gruppo Varvel progetta e realizza sistemi di trasmissione di potenza impiegati in numerose applicazioni industriali, (packaging, sistemi di alimentazione per animali, soluzioni per l’automazione e il controllo degli accessi) e nei sistemi innovativi come i generatori eolici e gli impianti fotovoltaici. Grazie alla grande esperienza maturata in oltre sessant’anni di attività, una produzione di oltre 500.000 riduttori l’anno e un fatturato complessivo di circa 50 milioni di Euro, Varvel offre alla clientela un’ampia gamma di soluzioni standard e prodotti personalizzati per esigenze specifiche. L’intera gamma di prodotti è progettata e realizzata in Italia, a Crespellano (Bologna) dove Varvel ha la propria sede centrale. La quota export ha raggiunto il 66% grazie a due filiali (una in USA e l’altra in India) e una rete globale di oltre 100 partner commerciali.

    Ulteriori approfondimenti sono disponibili al sito www.varvel.com

     

  • Elettricisti ed idraulici i professionisti che nel 2017 hanno fatturato di più grazie al web

    Grazie al web, oggi gli artigiani possono contare su canali di promozione che prescindono dal passaparola, ma che permettono loro di aumentare i propri introiti. A dimostrarlo una ricerca dell’Osservatorio di ProntoPro.it che ha evidenziato quali siano stati i professionisti che hanno fatturato di più grazie all’online nel 2017.

    Al primo posto ci sono gli elettricisti che, secondo quanto emerge dall’analisi delle richieste ricevute dai professionisti sul portale, hanno generato complessivamente come categoria e solo grazie al web un giro di affari di 10.060.800 euro.

    Al secondo posto gli idraulici che, come nel 2016 restano tra i primi in classifica, ma scendono di una posizione e inviano preventivi per un valore di 8.588.000 euro. Terza posizione per gli imbianchini, che hanno generato un giro di affari pari a 8.187.500 euro e si dimostrano categoria molto aperta alla digitalizzazione.

    Se per tutti traslocare è una fatica immensa e fonte di forte stress, il settore di chi organizza il trasporto dei beni altrui vive un momento di grande espansione sul web. I traslocatori nel 2017 hanno inviato preventivi per un valore di 7.226.000 euro.

    Continuando a scorrere le professioni della classifica si trovano i fabbri e i serramentisti che, grazie alla propria abilità artigiana e maestria nel fornire soluzioni progettuali capaci di valorizzare l’architettura e l’arredo di ogni spazio abitativo, hanno generato un valore rispettivamente di 6.325.500 euro e di 5.521.000 euro.

    Particolarmente significativa l’attenzione alle misure di sicurezza per proteggere la propria casa dai ladri: gli installatori di impianti di antifurti e videosorveglianza generano un giro di affari pari a 5.022.800 euro. La domanda c’è e l’offerta risponde sul web.

    Tra gli artigiani digitali non possono mancare giardinieri (4.414.700 euro), piastrellisti (3.850.500 euro) e falegnami (1.520.000 euro): anche in questi settori i professionisti riescono ormai a farsi trovare, elaborare preventivi, svolgere nuovi lavori e incrementare le entrate di cassa grazie al web.

     

      Professionisti Valore in euro*
    1 Elettricisti 10,060,800.00 €
    2 Idraulici 8,588,000.00 €
    3 Imbianchini 8,187,500.00 €
    4 Traslocatori 7,226,000.00 €
    5 Fabbri 6,325,500.00 €
    6 Serramentisti 5,521,000.00 €
    7 Installatori di sistemi di antifurti e videosorveglianza 5,022,800.00 €
    8 Giardinieri 4,414,700.00 €
    9 Piastrellisti 3,850,500.00 €
    10 Falegnami     1,520,000.00 €

     

     

    Le somme si intendono come volume complessivo dei preventivi inviati dai professionisti di quella

    categoria nel corso del periodo 01/01/2017 – 31/12/2017. La classifica include unicamente i singoli

    professionisti e non, ad esempio, le professionalità artigiane utilizzate da imprese (es. imprese edili)

  • Primo semestre in forte crescita Snom, lo specialista della telefonia IP, incrementa il suo fatturato del 31%

    Snom, lo specialista berlinese della telefonia IP, nel primo semestre del 2017 ha conseguito un incremento del 31% del fatturato in Italia, nel quadro di una crescita generale del 21% in Europa.

    Nel primo semestre di quest’anno, il fatturato di Snom è cresciuto mediamente del 21% a confronto con i primi sei mesi del 2016. Nei suoi principali mercati europei, i risultati di Snom sono perfino superiori: nella regione Italia registra un 31%, in DACH +32%, in Francia +28% e in Spagna +25%. Anche in Scandinavia e nel Benelux la crescita per Snom è stata a doppia cifra. Positivo anche lo sviluppo della Polonia, dove qualche mese fa è stata avviata una proficua partnership con il distributore KOMSA Polen.

    Siamo estremamente soddisfatti della rotta che stiamo perseguendo da un anno”, afferma Gernot Sagl, CEO di Snom. “Alla base di questi importanti sviluppi di successo vi è certamente la riorganizzazione della nostra azienda, ma anche una concentrazione ancora maggiore sul cliente e un nuovo modello di prezzi e condizioni”.

    Fabio Albanini, Head of Sales per il Sud Europa, aggiunge: “Puntiamo a mantenere la nostra crescita a doppia cifra anche in futuro. Grazie ai nuovi prodotti introdotti, l’ampliamento e il ringiovanimento del nostro portfolio ci consentono una visione ottimistica dell’avvenire. I nostri nuovi telefoni D785 e D385 stanno già suscitando un grande interesse presso i nostri clienti grazie alle loro eccezionali funzionalità”.

    Snom

    Fondata nel 1997, Snom è una multinazionale tedesca con sede a Berlino  e rappresenta il primo marchio leader al mondo nel settore dei telefoni VoIP professionali per le aziende. Snom è una sussidiaria indiretta di proprietà di VTech e gestisce società controllate e uffici commerciali nel Regno Unito, in Francia, in Italia, in Spagna e a Taiwan.

    L’ingegnerizzazione tedesca firmata Snom è rinomata in tutto il mondo ed è garanzia di robustezza, elevata qualità e ricchezza di funzioni per i suoi telefoni business, progettati esclusivamente per gli installatori professionali di reti IT e PBX qualificati e certificati. Tutti i dispositivi della casa Snom sono universalmente compatibili con le principali piattaforme PBX che operano secondo lo standard SIP. Snom conta oltre 4 milioni di installazioni a livello globale. I prodotti Snom vengono commercializzati dai suoi distributori a una rete di oltre 25.000 rivenditori a valore aggiunto in tutto il mondo.

    Per maggiori informazioni su Snom, visitate il sito www.snom.com. Per maggiori informazioni su VTech, visitate il sito www.vtech.com.

  • BIRRA VALORE CONDIVISO

    Il settore della birra crea ricchezza per l’Italia. Questo, in sintesi, quanto emerso dal primo rapporto promosso dall’Osservatorio Birra della Fondazione Birra Moretti.  Ammonta a 7,8 miliardi di euro il valore condiviso creato dall’industria della birra pari a 0,48% del PIL italiano 2015

    Milano, 23 maggio 2017 – In occasione dell’appuntamento con HEINEKEN Incontra, l’Osservatorio Birra presenta il primo rapporto: “Birra valore condiviso” a cura di Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti, Fondazione di partecipazione costituita nel 2015 da HEINEKEN Italia e Partesa al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia. L’analisi stima la creazione di valore condiviso che il settore ha generato nel nostro Paese nel 2015, esaminandone gli impatti sul sistema economico nazionale e sui consumatori. La ricerca evidenzia, inoltre, il contributo del comparto Ho.Re.Ca. e il ruolo del consumatore.

    LA CREAZIONE DI VALORE: UNO SGUARDO D’INSIEME

    L’assunto di partenza è che un’impresa rappresenti un moltiplicatore di sviluppo capace di creare valore non solo per sé stessa (azionisti e dipendenti), ma anche di produrre un effetto leva positivo sul sistema economico. Nello specifico, il valore condiviso creato dall’industria della birra è stato di circa 7,8 miliardi di euro in Italia nel 2015, pari allo 0,48% del PIL italiano, 4,16 volte il fatturato delle aziende produttrici di birra e 4,25 euro di valore condiviso creato per litro di birra venduta. Un settore che produce quasi 2 miliardi di euro di salari lordi, pari allo 0,19% dei consumi delle famiglie. Questi numeri, sommati alla crescita dei consumi degli ultimi due anni (sono saliti a 31,5 i litri/anno bevuti mediamente dagli italiani nel 2016, rispetto ai 30,8 del 2015) e alla crescente immagine della birra (l’Italia è il Paese europeo dove il livello di reputazione della birra è più alto, con un punteggio reputazionale di 78,2 contro una media europea di circa 65,5) confermano che il settore sta oggi vivendo nel nostro Paese quella che può essere definita “La Primavera della Birra”.

    LE PERSONE AL CENTRO DEL VALORE CONDIVISO

    Sul fronte occupazione, emerge un dato estremamente significativo: sono 87.668 i dipendenti della filiera italiana, che si traducono in 22,6 posti di lavoro per ogni dipendente delle aziende produttrici di birra.

    LA VALUE CHAIN DEL SETTORE DELLA  BIRRA

    L’analisi prende in esame tutte le fasi della filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione della birra, fino alla distribuzione e vendita al consumatore finale, in Italia nel 2015. La stima considera non solo gli effetti diretti della produzione di birra (valore aggiunto, contribuzione fiscale, ecc.), ma anche quelli indiretti (fornitori e clienti), i consumi indotti e le ricadute degli investimenti pubblici. È quindi evidente che il concetto di valore condiviso si traduce in strategie che migliorano la competitività dell’impresa, producendo al contempo ricadute positive sul sistema economico e sociale nel quale opera. La generazione di benessere diffuso sviluppa e rafforza i legami tra l’industria e la società.

     A MONTE DELLA CATENA: I FORNITORI

    Il calcolo del valore condiviso creato dai fornitori delle aziende produttrici di birra (ricadute indirette), pari a 273,3 milioni di euro, è stato suddiviso in tre macro categorie: agricoltura (non sono stati considerati i prodotti importati), industria (maltatura dell’orzo, packaging, fornitura di energia elettrica e gas, macchinari e attrezzature industriali) e servizi (marketing, comunicazione, manutenzione attrezzature e servizi di consulenza).

    PRODUZIONE: L’INDUSTRIA DELLA BIRRA

    Il calcolo delle ricadute dirette considera le aziende con stabilimenti in Italia, che generano un valore condiviso di 1.451 milioni di euro. Questo dato comprende il valore aggiunto (425,5 milioni di euro), le accise, comprese quelle sui prodotti importati (619 milioni di euro) e le ricadute indotte (406,6 milioni di euro).

    LOGISTICA: A VALLE E A MONTE DELLA PRODUZIONE

    Le aziende di logistica hanno creato un valore condiviso per 68,6 milioni di euro e comprendono le attività a valle della produzione (dagli stabilimenti produttivi ai distributori) e quelle della distribuzione (dai distributori ai venditori finali).

    DISTRIBUZIONE E VENDITA: IL RUOLO NELLA CREAZIONE DI VALORE CONDIVISO

    Distribuzione e vendita rappresentano le fasi di maggiore impatto nella creazione di valore condiviso con un valore pari a 6.041,2 milioni di euro. Vengono considerate la vendita da parte dei distributori ai rivenditori finali e la vendita al consumatore finale, suddivisi tra On-trade (Ho.Re.Ca., per un valore di 4.850,5 milioni di euro) e Off-trade (GDO e retail, per un valore di 1.190,7 milioni di euro). I quantitativi considerati in questa fase comprendono la birra prodotta in Italia, al netto di quella esportata, e le birre straniere importate e commercializzate nel nostro Paese.

    HO.RE.CA.: UN CONTRIBUTO DETERMINANTE

    Nella distribuzione, il settore dell’Ho.Re.Ca. copre il 58,5% circa del totale del valore condiviso coerentemente con l’andamento positivo della ristorazione registrato negli ultimi anni in Italia, rispetto alla media europea. La spesa alimentare delle famiglie fuori casa rappresenta il 35,51% del totale (Fonte Fipe).

    Il ruolo di questo canale per l’industria birraria ha una duplice valenza: produttore di valore per la filiera  birraria, in particolare per i punti di consumo, e divulgatore della cultura della birra. Larga parte dei consumatori (79,3%) ritiene importante il modo in cui viene servita. L’importanza dell’Ho.Re.Ca. nei consumi di birra è anche collegata con il ruolo dei pubblici esercizi come contesti di socializzazione. L’Ho.Re.Ca. ha quindi un ruolo chiave per innalzare l’immagine e la reputation del prodotto, oltre che per promuoverne il consumo. In quest’ottica l’innovazione gioca un ruolo determinante sotto diversi profili: tecnologico, come per esempio il caso “Blade” di Heineken per la birra alla spina; di prodotto, con l’introduzione di specialites, ad esempio le birre regionali di Birra Moretti; di reputazione, grazie alla collaborazione con chef stellati per abbinamenti birra/cibo.

    IL CONSUMATORE: DOPPIO VALORE

    Il consumatore ha un ruolo chiave nell’industria, le sue scelte, sono alla base dell’andamento dei consumi e determinano il mix di prodotti e la marginalità complessiva. Ottiene valore dal prodotto birra sotto un duplice profilo sia in termini di prodotto di qualità a un prezzo accessibile (benefit tangibile) sia di prodotto che dà soddisfazione e piacere (benefit intangibile). È un dato di fatto che, nonostante la stagnazione dei consumi, la birra stia mostrando segnali positivi, sia in termini di consumi (+1,6% nel 2016 in Italia) sia di apprezzamento da parte dei consumatori. È evidente come, anche in questo caso, giochi un ruolo di primo piano il tema dell’innovazione: le indagini sui consumatori indicano, infatti, un’apertura verso le novità di prodotto, la curiosità e la disponibilità a sperimentare a fronte della percezione della birra come uno dei settori più innovativi tra quelli delle bevande. Grazie ai progressi sopra citati (in ambito tecnologico, di prodotto e di reputazione) il consumatore può godere di un’ampia offerta di beni e servizi a un prezzo accessibile.

    Ufficio Stampa Fondazione Birra Moretti – [email protected]

  • Idraulici e fotografi i professionisti che nel 2016 hanno fatturato di più grazie al web

    Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e grazie al web oggi i professionisti possono contare su nuovi canali per aumentare il proprio fatturato. A dimostrarlo  una ricerca dell’Osservatorio di ProntoPro.it che ha evidenziato quali siano stati i professionisti che hanno fatturato di più grazie all’online nel 2016.

    Al primo posto ci sono gli idraulici che, secondo quanto emerge dall’analisi delle richieste ricevute dai professionisti sul portale, hanno generato complessivamente come categoria e solo grazie al web un giro di affari di 12.816.775 euro realizzato soprattutto attraverso i lavori di installazione e sostituzione delle caldaie.

    Al secondo posto i fotografi, che hanno inviato preventivi per un valore di 11.009.770 euro. Tra i più reattivi alle richieste ricevute, dimostrano di aver trovato nell’online un valido strumento per mettere a frutto il proprio talento e trovare l’occasione giusta per guadagnare di più. Terzi e quarti altri professionisti legati al mondo dei lavori in casa: elettricisti (7.826.670 euro) ed imbianchini (4.154.935 euro).

    Se per molte persone sposarsi può sembrare una fatica immensa, il settore dell’organizzazione dei matrimoni è in rapida crescita in tutta Italia; dato dimostrato dal quinto posto in classifica dei wedding planner, che nel 2016 e solo sul web hanno inviato preventivi per un valore di 3.027.146 euro.

    Continuando a scorrere le professioni della classifica si trovano i serramentisti che, grazie alla propria abilità artigiana e maestria nel fornire soluzioni progettuali capaci di valorizzare l’architettura e l’arredo di ogni spazio abitativo, hanno generato un valore di 2.816.220 euro.

    Nella top 10 delle professioni più remunerative online non potevano mancare graphic e web designer, oggi tra le figure più cercate dal mercato del lavoro. Sul web, secondo l’Osservatorio ProntoPro.it, fatturano più di un milione di euro all’anno.

    Ottavo e nono posto per i professionisti che si occupano di progettazione e pratiche edilizie ( 1.189.225 euro) e i falegnami (968.958 euro) la cui presenza nella classifica delle prime 10 professioni cercate via web dimostra fino a che punto la penetrazione del digitale abbia tutte le carte in regola per rivoluzionare il mondo del lavoro artigianale.

    La voglia di intrattenere i propri bambini è tra le più sentite da chi si rivolge al web alla ricerca di divertimento. Le proposte di animazione sono le più varie: dal laboratorio di cucina all’intrattenimento scientifico, dalla festa di compleanno a tema agli illusionisti e truccatori per bambini; 780.154 euro il fatturato potenziale di questi professionisti.

    «Siamo riusciti a condurre questa ricerca grazie ad un database che conta più di 430 categorie di servizi, evidenziando in maniera molto netta l’utilità del web per raggiungere nuovi clienti e guadagnare di più rispetto a chi si affida solo all’offline.» – ha detto Marco Ogliengo, amministratore delegato di ProntoPro.it  «Noi desideriamo fornire a tutti i professionisti italiani strumenti nuovi per esprimere i solidi valori del saper fare italiano».

    Di seguito la classifica dei professionisti che hanno guadagnato di più grazie al web:

      Professionisti Valore in euro*
    1 Idraulici 12.816.775
    2 Fotografi 11.009.770
    3 Elettricisti 7.826.670
    4 Imbianchini 4.154.935
    5 Wedding planner 3.027.146
    6 Serramentisti 2.816.220
    7 Graphic e web designer 1.243.495
    8 Progettazione e pratiche edilizie 1.189.225
    9 Falegnami 968.958
    10 Animatori 780.154
  • Pubblimarket2 festeggia 30 anni di attività con un fatturato in crescita pari a 1,6 mio di Euro

    L’udinese Pubblimarket2, tra le più importanti agenzie di comunicazione strategica di marketing del Nord-Est italiano, festeggia 30 anni di attività nel settore e lo fa comunicando i positivi dati di bilancio: nel 2015, infatti, la società ha registrato un fatturato pari a circa 1.6 mio di Euro ed un utile in crescita. 

     

    L’agenzia Pubblimarket2, tra le più importanti e riconosciute nel Nord Est Italia nel settore della comunicazione strategica di marketing, festeggia 30 anni di attività, un traguardo importante consolidato dagli ottimi risultati di bilancio del 2015.

    Il fatturato del Gruppo di cui è capofila, e che comprende anche l’agenzia di relazioni pubbliche Blu Wom, si attesta infatti a circa 1.6 mio di Euro e l’utile al netto delle imposte è pari a 69 mila Euro, segnando un incremento rispetto al 2014. Un andamento davvero notevole considerando la situazione economica attuale, ottenuto grazie ad uno sviluppo sostenibile e ad una attenta gestione delle risorse.

    “Dopo anni di esperienza nel ruolo di Direttore Marketing per importanti aziende a livello nazionale, nel 1986 accettai la sfida di aprire un’agenzia di comunicazione a Udine, con lo scopo di offrire un servizio che potesse rispondere in modo consapevole alle reali esigenze delle imprese, mondo da cui traggo la mia formazione professionale. Un progetto impostato sull’importanza della strategia e dei contenuti e che, grazie alla capacità di essere stati precursori nell’analisi dei nuovi target e nella scelta dei mezzi di comunicazione da utilizzare, ci ha permesso di trovare un posto in prima fila nel panorama di riferimento.” – dichiara Francesco Sacco, Presidente di Pubblimarket2, che prosegue – “Sono orgoglioso di aver raggiunto 30 anni di attività, un traguardo reso possibile grazie ad un gruppo di lavoro fatto di professionisti ricchi di competenze specifiche e capaci di lavorare sinergicamente e ad una attenta amministrazione delle risorse.”

    La storia di Pubblimarket2 è cominciata nel 1986, in un momento storico in cui ricordiamo il Nord-Est come “locomotiva d’Italia” e durante il quale si voleva dare una risposta puntuale ad un fenomeno che ha segnato la storia economica del nostro Paese. In quegli anni l’agenzia ha lavorato al fianco di brand quali Lloyd Adriatico, Consorzio Speck Alto Adige, Invicta, Carnielli, Head, Diadora, Police, Benetton Sportsystem, e molti altri. Un percorso in crescita – basato da sempre su un approccio strategico ed olistico – che ha visto l’agenzia arrivare al 2016 con un portfolio clienti spiccatamente internazionale – sul totale del fatturato, infatti, l’estero incide per circa il 50% – un team di professionisti giovane, dinamico e con competenze ancora più specifiche e radicate. Un ulteriore passo che testimonia la lungimiranza del cammino impostato da Francesco Sacco è rintracciabile nella scelta di dare vita già nel 2007 a Blu Wom, agenzia di pubbliche relazioni specializzata in attività di ufficio stampa, digital PR, social media management ed organizzazione eventi, assieme alla quale Pubblimarket2 compone il Gruppo Pubblimarket2 e completa il carnet di servizi messi a disposizione dei clienti.

    La versatilità dimostrata negli anni ha permesso a Pubblimarket2 di poter vantare un elenco clienti che ad oggi comprende sia numerosi brand internazionali quali The North Face, Fjallraven, Gruppo Elan, Team7, Himolla, sia diverse aziende del Nord Est tra cui ricordiamo il Gruppo Refrion, giovane e dinamica realtà italiana tra i principali player europei nel settore degli apparecchi ventilati, la torrefazione Oro Caffè, i marchi d’abbigliamento Fratelli Campagnolo e CMP, l’istituto di credito Banca della Marca, i produttori di stivali da moto TCX e molti altri.

  • ORO Caffè: fatturato che sfiora i 7 milioni di Euro (+10% sul 2014) e crescita delle vendite anche a Roma e in Canada

    La torrefazione friulana ORO Caffè annuncia i dati di bilancio: con una crescita del 10% rispetto al 2014, il fatturato dell’azienda di Tavagnacco ha raggiunto quota 6,7 milioni di Euro, grazie anche all’export in forte crescita, all’espansione sul territorio romano (con un numero di clienti più che raddoppiato rispetto al 2014) e all’apertura in Friuli dei primi ADORO Cafè, il progetto di caffetterie in franchising firmato ORO Caffè.

    La torrefazione ORO Caffè, con sede a Tavagnacco (UD), da oltre venticinque anni presente sul mercato con pregiate miscele dei migliori caffè del mondo, ha chiuso il 2015 con un fatturato di 6,7 milioni di Euro, in crescita del 10% rispetto al 2014.
    I positivi dati di bilancio sono il frutto di un’attività costante di ricerca ed offerta della massima qualità sia di prodotto che di servizio, riconosciuta ed apprezzata dalla clientela professionale e dal consumatore finale. Ne sono una dimostrazione gli ottimi riscontri pervenuti dai primi tre locali “ADORO Cafè”, il progetto di caffetterie in franchising di ORO Caffè che offre un nuovo modo di vivere la caffetteria italiana, a gestione diretta dell’azienda aperti a Udine, Trieste e Martignacco. A questo si aggiungono anche: l’ampia espansione sul territorio romano, dove è più che raddoppiato il numero dei clienti a cui è garantito un servizio di assistenza ed approvvigionamento costante, ed i dati positivi provenienti dall’export (che determina il 50% del fatturato) grazie anche al servizio allargato all’oltreoceano offerto dalla filiale canadese ORO Caffè Inc.
    “Dopo un 2014 che ha segnato grandi traguardi, come l’apertura della filiale in Canada e l’ingresso nel Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, possiamo affermare di aver chiuso anche il 2015 con grandi soddisfazioni” – affermano Chiara De Nipoti e Stefano Toppano, titolari di ORO Caffè, che continuano – “Abbiamo, infatti, dato forma al nostro sogno imprenditoriale di aprire una catena di locali che rispecchiasse i nostri valori e la nostra passione per il caffè di qualità. Questo ha determinato l’assunzione di 22 nuovi dipendenti, che vanno ad aggiungersi al nostro organico che conta già una trentina di collaboratori. Per l’anno in corso, la crescita sul territorio italiano e l’espansione all’estero in Paesi come la Grecia o il Canada ci permettono di fare previsioni altrettanto positive.”

    ORO Caffè – www.orocaffe.com
    ORO Caffè, che fonda le sue radici come marchio nel 1972, grazie allo spirito imprenditoriale di Chiara e Stefano Toppano diventa nel 1987 un’azienda specializzata nella selezione, tostatura e miscelatura dei migliori caffè del mondo. Nella sede di 2.400 metri quadri situata a Tavagnacco (UD), ORO Caffè utilizza caffè di famiglia Arabica, provenienti da America Centrale, Sudamerica e Africa, e caffè di varietà Robusta, provenienti da India e Vietnam, per una produzione massima giornaliera che può arrivare fino a 6 mila chilogrammi di caffè, in grani o macinato. ORO Caffè è anche produttore di un sistema chiuso di capsule per caffè espresso.
    Sposando per prima in Europa il progetto “Beyond Fair Trade”, ORO Caffè inizia dal 2014 ad integrare nelle sue pregiate miscele il caffè thailandese Doi Chaang, un esclusivo 100% arabica, biologico ed equosolidale. Oggi ORO Caffè è gustato in oltre mille locali in Italia ed è già presente all’estero in Germania, Olanda, Gran Bretagna, USA, tutti i paesi dell’Est Europa, Russia, Emirati Arabi, Cina e Malesia.
    Dal 2009 “La Scuola ORO Caffè”, il percorso formativo riconosciuto dall’IIAC ed affiliato SCAE, offre una formazione completa ed approfondita riguardo cultura e segreti del caffè, offre corsi dal livello base fino all’avanzato di caffetteria e Latte Art.
    Nel 2014 l’azienda ha inaugurato la sua prima filiale estera a Toronto (Canada) ed è socio fondatore del “Consorzio di tutela del caffè espresso Italiano tradizionale”. A marzo 2015, ORO Caffè ha presentato il nuovo format di ADORO CAFE’, il suo progetto di caffetterie in franchising nato con l’obiettivo di diffondere in Italia e nel Mondo la cultura dell’espresso e della caffetteria italiana.

    Per ulteriori info:
    Blu Wom
    www.bluwom.com | Udine – Milano Tel. 0432 886638
    Resp.Ufficio stampa: Laura Elia [email protected]

  • Universal Robots: la principale azienda danese produttrice di robot registra una crescita del fatturato del 91%

    I risultati finanziari di Universal Robots, recentemente pubblicati, non lasciano dubbi riguardo all’enorme potenziale di crescita nel mercato della robotica. Con un fatturato che ha raggiunto 56 milioni di euro nel 2015, l’azienda con sede a Odense ha ottenuto una crescita del 91% rispetto al 2014, raggiungendo un eccellente risultato di bilancio: un profitto di 8,7 milioni di euro al lordo delle imposte.

    Ha destato particolare scalpore il fatto che l’azienda americana Teradyne abbia pagato più di 285 milioni di dollari per tutte le quote dell’azienda Universal Robots nella primavera del 2015. Il prezzo dell’azienda, con 150 impiegati in Danimarca, rispecchiava le aspettative di alti tassi di crescita nel settore della robotica, in particolare nel nuovo mercato per un genere innovativo di robot chiamati robot collaborativi o cobot: robot a basso costo, semplici da utilizzare e da programmare che lavorano fianco a fianco con gli operai della linea produttiva per migliorare la qualità e aumentare l’efficienza produttiva. Universal Robots ha inventato i primi cobot al mondo.

    Il primo cobot è stato venduto a dicembre 2008 e nel 2015 il valore di questo mercato è stato stimato 100 milioni di dollari. Alcuni analisti stimano che il mercato dei cobot supererà i 3 miliardi di dollari entro il 2020. Il precursore danese ha dunque assicurato al suo proprietario, Teradyne, una posizione estremamente forte in questo segmento ad alto potenziale di crescita.

    Il fatturato del 2015 di Universal Robots pari a 56 milioni di euro corrisponde a una crescita del 91% rispetto al 2014 e del 223% in confronto al 2013. Il profitto al lordo delle imposte, che ammonta a 8,7 milioni di euro, rappresenta una crescita del 122% rispetto al 2014. Ciò significa che il produttore di robot ha sia aumentato il fatturato, sia ridotto i costi dei robot, divenendo così, nel 2015, anche più efficiente con una crescita dei profitti che supera quella del fatturato.

    Dal 2012, le vendite annuali di Universal Robots sono cresciute in media approssimativamente del 75%. L’intero processo produttivo di bracci robotici avviene a Odense e nel 2015 i robot sono stati venduti, attraverso 200 distributori, con quote pari al 45% in Europa, 30% in America e 25% in Asia.

    Il proprietario dell’azienda danese dispone di notevoli mezzi finanziari ed è pronto a investire nel mantenimento della leadership di Universal Robots nel settore dei robot collaborativi. Con l’assunzione nel 2015 di altri sviluppatori di robot, lo staff della divisione ‘Sviluppo’ di Universal Robots a Odense è praticamente raddoppiato.

     

    “Nei prossimi anni ci aspettiamo che il mercato dei robot collaborativi cresca almeno del 50% l’anno, anche grazie ai brevi tempi di ammortamento, spesso inferiori ai 12 mesi”, ha commentato Enrico Krog Iversen, CEO di Universal Robots. “Siamo leader di mercato e abbiamo consistentemente aumentato gli investimenti nella progettazione e realizzazione, nelle vendite e nel supporto ai clienti per incrementare ulteriormente la nostra leadership. Sebbene nel corso dell’anno passerò dal ruolo di CEO a un ruolo consulenziale per Universal Robots, sono sicuro che l’azienda continuerà a crescere seguendo la nostra strategia basata su tre parole chiave: focus, semplicità e realizzazione senza compromessi”.

     

  • Nobili Rubinetterie: nel 2015 + 7%

    Nobili Rubinetterie, azienda piemontese leader nel mondo specializzata nella produzione di rubinetteria da bagno e da cucina, ha chiuso il 2015 con un fatturato in crescita di circa il 7%. Questo risultato è il frutto della crescita avuta sia nel mercato Italia, di quasi due milioni di euro, che in mercati emergenti/strategici quali la Cina e l’Asia.

    Nobili Rubinetterie chiude il 2015 in positivo guardando sempre avanti. Nel 2015 il gruppo ha ottenuto un incremento del fatturato pari al 7%. In particolare, si segnalano ottime performance nel mercato Italia (+12%) e in quello Estero (+4%). Da sottolineare inoltre l’entrata più che positiva del brand nel mercato cinese.

    L’azienda per il 2016 guarda quindi con interesse sia al mercato italiano (35% del fatturato) che a quello estero e sceglie di partecipare alle principali fiere di settore come il Salone del Bagno, ormai prossimo a Milano, e Kitchen & Bath China a giugno a Shanghai. Per il 2017 è già stata confermata la presenza a ISH di Francoforte.

    “Alla luce di un quadro economico sempre difficile, i risultati conseguiti testimoniano gli sforzi fatti a livello mondiale dal Gruppo tesi al raggiungimento di obiettivi di continuo miglioramento ed allargamento distributivo” – ha dichiarato Carlo Alberto Nobili, Sales and Marketing Manager di Nobili Rubinetterie – “Per il 2016, guardiamo in positivo i mercati del Nord Europa (Svizzera, Germania, Austria, Olanda, Danimarca e Belgio), mercati che sono attualmente per noi strategici. Anche l’Asia continua ad essere un Paese importante grazie ai segnali positivi riscontrati nel 2015, risultati che tra l’altro continuano a crescere. I margini restano comunque sempre sotto pressione anche perché la nostra filiera di produzione è tutta Made in Italy ed è quindi prioritario un ferreo controllo dei costi per difendere la redditività in continuità e per garantirci una solidità economica e finanziaria nel tempo. Sforzi che facciamo volentieri e che sono anche diretti all’ottimizzazione della gestione di cassa che ci permette di sostenere anche i numerosi progetti di investimento che da sempre facciamo in nuove tecnologie e collezioni di prodotto per i due brand Nobili e Teknobili”.


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    Digital PR a cura di Blu Wom Milano
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