Durante la riunione del prossimo 30 gennaio, per la prima volta quest’anno la BCE dovrebbe tagliare il costo del denaro; cosa devono aspettarsi gli italiani con un mutuo a tasso variabile? Facile.it e Mutui.it hanno stimato che se l’Eurotower dovesse ridurre gli indici di 25 punti base la rata di un finanziamento variabile standard* per l’acquisto della casa potrebbe scendere di circa 17 euro nei prossimi mesi, passando dagli attuali 666 euro a 649 euro.
Se confermato, quello di gennaio sarebbe il quinto taglio consecutivo, il primo di una serie di interventi previsti per l’anno in corso; analizzando i Futures sugli Euribor (aggiornati al 20 gennaio 2025) si scopre che, secondo le previsioni, gli indici dovrebbero continuare a scendere almeno per tutto il primo semestre, per poi rallentare la corsa al ribasso nella seconda parte dell’anno.
Dati alla mano, a giugno l’Euribor a 3 mesi dovrebbe arrivare al 2,22%, scendendo sotto la soglia del 2,10% entro la fine del 2025; se queste previsioni fossero corrette, la rata del mutuo standard preso in esame calerebbe a 629 euro entro il primo semestre 2025, arrivando a sfiorare i 620 euro a dicembre 2025, con un risparmio complessivo annuale sulla rata prossimo ai 50 euro rispetto ad oggi.
Il fisso batte il variabile, ma il gap si riduce
Se i variabili continuano a calare, sul fronte dei tassi fissi le ultime settimane sono state caratterizzate da un aumento dell’IRS, l’indice di riferimento per questo tipo di offerta, che sta risentendo dell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato europei, sulla scia di quelli americani.
Effetto Trump?
Sebbene si sia insediato da pochi giorni, è evidente che i programmi politici ed economici del nuovo presidente degli Stati Uniti abbiano iniziato ad avere i loro effetti sui mercati americani ben prima dell’Inauguration day, con ricadute a cascata che iniziano a farsi sentire anche da noi arrivando, potenzialmente, fino a colpire i tassi dei mutui italiani.
La buona notizia, però, è che l’aumento dell’IRS si è trasmesso solo parzialmente sui tassi proposti alla clientela; molti istituti di credito hanno deciso di assorbire parte di questi rincari riducendo gli spread applicati ai mutui fissi e questo ha consentito di mantenere l’offerta su livelli competitivi.
Dati alla mano, quindi, nonostante questi movimenti, oggi i tassi fissi continuano a rimanere più convenienti rispetto ai variabili, anche se il gap si sta riducendo.
Secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it**, guardando alle migliori offerte a tasso fisso disponibili online per un mutuo standard, i TAN partono dal 2,48%, con una rata di 564 euro.
Per i variabili, invece, le migliori offerte partono da un TAN pari al 3,45%, con una rata iniziale di 620 euro.
«Nonostante l’andamento degli indici e la riduzione della distanza tra tassi variabili e fissi, questi ultimi rimangono ancora la soluzione più conveniente», spiegano gli esperti di Facile.it «Il consiglio per chi oggi è alla ricerca di un mutuo, quindi, è di guardare in primis alle offerte a tasso fisso, ricordando che c’è sempre la possibilità di surrogare qualora, in futuro, le condizioni di mercato dovessero cambiare radicalmente».
* Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%) sottoscritto a gennaio 2022; la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.
** Simulazioni Facile.it in data 21/01/2025 su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%.
Nonostante siano evidenti i progressi degli ultimi mesi, grazie alla politica dei tassi di interesse elevati, il rischio che l’inflazione rimanga radicata nell’economia è ancora elevato. Tanto il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, quanto la sua collega della BCE Christine Lagarde hanno sottolineato la necessità di mantenere il costo del denaro ad un livello restrittivo, per il tempo che sarà necessario affinché l’inflazione converga verso il target del 2%.
Questa impronta più aggressiva si è resa necessaria per fronteggiare l’avanzata dell’inflazione, alimentata a sua volta dalle imponenti misure di stimolo che erano state adottate per contrastare gli effetti della pandemia.
Negli ultimi tempi, le performance dei corporate bond ha avuto un rimbalzo significativo, nell’ordine di alcuni punti percentuale. Con la forma di una
Va detto che il capo della Eurotower non ha parlato di detenzione di rilevanza sistemica di criptovalute fra le banche europee, per cui è stato un avvertimento in tono minore. Inoltre chiunque conosce il
C’è un fattore che rende ottimisti i trader: si chiama liquidità. Le banche centrali hanno infatti riversato gradualmente fiumi di denaro dopo la crisi di 10 anni fa. Malgrado gli stimoli si vadano riducendo, ne resta ancora tanta sui mercati. E chiaramente sono in cerca di collocazione nel sistema finanziario. Non c’è dubbio quindi che sono proprio gli appuntamenti con le Banche centrali quelli che catalizzano l’attenzione dei trader e indirizzano
La valuta unica ormai è da diverse settimane che sta inscenando un rally da record contro il biglietto verde, non a caso
Al momento non ci sono stati cenni in tal senso. Ma si sa che la BCE e Mario Draghi operano sempre con molta prudenza. Sono però indicative le parole dette di recente della Merkel. La Cancelliera tedesca ha definito l’euro “troppo debole a causa della politica della BCE”. Più che una critica alla EuroTower, è un invito a cambiare presto rotta.
Eppure la crescita dei prezzi è andata al di là delle aspettative, che erano ferme all’1,8%, e molto meglio rispetto al dato precedente (1,5%). Anche il dato core – ovvero quello che esclude le componenti maggiormente volatili – ha segnato un incremento deciso nell’ultimo periodo. Infatti è passato dallo 0,7% precedente all’1,2%. Il problema è che nonostante l’inflazione sia molto prossima al target fissato dalla Banca Centrale Europea (2%), in alcuni paesi come Francia e Italia c’è della strada da fare mentre in altri come Germania e Spagna l’obiettivo è stato anche superato.
Intanto Euro e sterlina continuano a muoversi a fasi alterne sul mercato valutario. La Brexit si fa sentire sulla quotazione del pound, che chiaramente risente delle prospettive più o meno cupe legate all’uscita dalla UE. Dall’altra parte invece c’è l’euro, il cui driver principale sono le parole pronunciate da Draghi in settimana, e più in generale l’atteggiamento della BCE di fronte alle prospettive economiche della Eurozona. Nonostante i miglioramenti, Draghi resta cauto e dalla EuroTower giungono messaggi improntati alla prudenza circa la fine del quantitative easing.