Autore: Andrea Polo

  • Bollette gas: aumenti fino a 205 euro se tornassero oneri e Iva

    A fine mese scadrà l’azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette del gas e l’Iva agevolata al 5%; secondo le stime di Facile.it, se il Governo non rinnoverà le due misure, la spesa per una famiglia tipo potrebbe aumentare fino a 205 euro su base annua, con un rincaro fino al 16%.

    Per stimare l’impatto degli oneri di sistema, Facile.it ha preso in esame le tariffe in vigore nel mercato tutelato a settembre 2021, le ultime prima dell’azzeramento; all’epoca, questa voce di spesa era pari, su una bolletta tipo, a 5,6 centesimi per smc.

    Se gli oneri tornassero nella stessa misura di allora, l’aumento per una famiglia tipo sarebbe di 41 euro su base annua, con un incremento di circa il 3% rispetto ad oggi. Se, oltre agli oneri, anche l’Iva tornasse alla sua aliquota originale, vale a dire 10% per consumi fino a 480 smc e 22% per quelli superiori, l’aggravio complessivo sarebbe di 205 euro su base annua. La stima sull’Iva è basata sul PUN rilevato ad agosto 2023; qualora questo dovesse crescere, il peso in valori assoluti dell’imposta sarebbe superiore.

    «Oggi il prezzo del gas è nettamente inferiore rispetto al 2022, ma le bollette rimangono comunque elevate se paragonate a quelle degli anni precedenti; la fine delle misure introdotte dal Governo andrà certamente a pesare sulle tasche di molte famiglie italiane», spiega Gabriele Airoldi, BU Director Gas&Power di Facile.it. «Il consiglio per i consumatori è, come sempre, di fare attenzione agli sprechi e di ridurre, laddove possibile, i consumi, anche in vista della stagione invernale quando i prezzi del gas potrebbero tornare ad aumentare. Fondamentale, inoltre, scegliere con attenzione il proprio fornitore, soprattutto per chi è ancora nel mercato tutelato; la fine del regime di tutela si avvicina e, salvo ulteriori rinvii, è prevista per gennaio 2024;  il suggerimento per chi ancora non l’ha fatto è di muoversi per tempo nella scelta del nuovo contratto».

     

    * Stima su una famiglia tipo con un contratto di fornitura nel mercato tutelato, consumi 1.400 smc, tariffa aggiornata ad agosto 2023 , ambito tariffario Nord orientale.

  • Mutui: possibili rincari fino a 303 euro se la Bce aumenterà i tassi

    Come si comporterà la Bce durante la riunione del 14 settembre? Gli esperti di Facile.it e Mutui.it hanno analizzato i due scenari ritenuti più probabili; da un lato l’ipotesi che la Banca Centrale Europea si prenda una pausa dagli aumenti, che si tradurrebbe in uno stop al rialzo delle rate dei mutui variabili; dall’altro l’ipotesi di un ulteriore incremento di 25 punti base, che porterebbe la rata di un mutuo medio a tasso variabile* a sfiorare i 760 euro, vale a dire il 66% in più rispetto all’inizio del 2022.

    L’attesa cresce se si considera che anche secondo i Futures sugli Euribor – che rappresentano le aspettative di mercato – il picco è ormai alle porte: sebbene previsto per dicembre, il punto massimo dell’indice in questione è dato a 3,90% ma oggi è già a 3,80%. La distanza, quindi, sarebbe inferiore all’ipotetico aumento di 25 punti base da parte della Bce. Da gennaio in poi, l’indice dovrebbe seppur molto gradualmente tornare a calare.

    Le simulazioni

    Per l’analisi, Facile.it e Mutui.it hanno preso come riferimento un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022 e hanno esaminato come sono cresciute le rate da inizio dello scorso anno ad oggi e come potrebbero variare nuovamente nei prossimi mesi.

    Il tasso (TAN) di partenza di gennaio 2022 era pari allo 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A seguito dei diversi aumenti del costo del denaro messi in atto dalla Banca Centrale Europea per combattere l’inflazione, il tasso del mutuo preso in esame è salito di molto, arrivando a toccare a settembre 2023 il 5,05%, con una rata di circa 740 euro. Oggi, quindi, il mutuatario si trova a pagare quasi 285 euro in più (+62%) rispetto alla rata iniziale di gennaio 2022.

    Ipotizzando che il 14 settembre la Bce decida di continuare sulla scia delle decisioni prese fino ad ora e annunci un ulteriore incremento dello 0,25%, la rata mensile del finanziamento analizzato potrebbe arrivare addirittura a 759 euro, con un aggravio di ben 303 euro rispetto a quella iniziale (+66%). Se, invece, la Banca Centrale Europea opterà per uno stop, allora non dovrebbero esserci grosse variazioni sul fronte delle rate, fermo restando che l’Euribor si muove in base alle aspettative dei tassi Bce, ma non è detto che lo faccia in modo speculare.

    Le previsioni del mercato: picco a dicembre

    Guardando alle aspettative di mercato (Futures sugli Euribor aggiornate all’11 settembre 2023), come detto, da qui alla fine dell’anno l’indice Euribor dovrebbe continuare a crescere, anche se in misura minore rispetto al passato tanto che il picco previsto per dicembre 2023, quando raggiungerà il 3,90%, non è di tanto superiore agli attuali valori dell’indice. Se ciò avvenisse, il tasso del mutuo medio preso in esame (Euribor3m+1,25%) arriverebbe al 5,15%, con una rata di circa 748 euro, ovvero oltre 292 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022.

    C’è però una buona notizia; con l’inizio del nuovo anno la tendenza dovrebbe finalmente invertirsi tanto che, guardando alle quotazioni di giugno 2024, il tasso del mutuo analizzato è previsto cali al 4,92% per poi arrivare addirittura al 4,28% a giugno 2025.

    In scadenza le agevolazioni per gli Under 36

    Ancora nessuna proroga delle condizioni agevolate di garanzia fino all’80% per i mutui prima casa destinati ai giovani, la cui scadenza è prevista per il 30 settembre. Da quando è stata introdotta nel 2021, la misura ha consentito a numerosi Under 36 di accedere a condizioni vantaggiose alla sottoscrizione del mutuo prima casa, tanto che – secondo l’analisi di Facile.it** – se nel primo semestre 2021 i richiedenti con meno di 36 anni rappresentavano il 43,4% delle richieste totali di mutui prima casa, tra gennaio e giugno 2023 questo valore ha raggiunto il 51,3%.

    «Sarebbe auspicabile che il Governo estendesse nuovamente la validità dell’agevolazione a favore dei giovani mutuatari, soprattutto in un contesto economico così delicato, caratterizzato dai rincari e dall’aumento dei tassi», spiegano gli esperti di Facile.it. «A soffrire dell’eventuale scelta di non prorogare l’iniziativa sarebbero proprio i ragazzi, i quali avrebbero – di fatto – meno possibilità di acquistare una casa. La speranza, quindi, è che la misura venga prorogata non solo per la fine del 2023, ma anche nel 2024 e con scadenza non più trimestrale».

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Analisi realizzata su un campione di oltre 230.000 richieste di mutuo prima casa raccolte da Facile.it nel primo semestre 2021 e 2023.

  • Prestiti studio: erogati 220 milioni di euro nel 2023

    Più di 220 milioni di euro; è questo, secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, il valore dei prestiti personali erogati agli italiani nei primi 8 mesi del 2023 per far fronte a spese legate a scuola, università e, più in generale, alla formazione.

    L’analisi, realizzata su un campione di oltre 260mila domande di finanziamento* raccolte online dai due portali, ha messo in luce una doppia tendenza: l’importo medio richiesto, pari a 6.752 euro, è diminuito del 4% rispetto allo scorso anno; di contro, il peso percentuale delle domande di prestiti destinati allo studio è aumentato del 6,2%.

    «Il costo della formazione in Italia può essere elevato e l’aumento dei prezzi dell’ultimo anno di certo non aiuta le famiglie; già a partire dai primi cicli scolastici la spesa può arrivare a centinaia di euro, ma quando si parla di percorsi universitari o post-universitari, i prezzi possono essere ben più elevati», spiega Aligi Scotti, Responsabile BU prestiti di Facile.it «Un prestito personale può rappresentare quindi una soluzione per far pesare il meno possibile questo tipo di spesa sul budget familiare e un modo per continuare ad investire sul proprio futuro senza rinunciare alla formazione».

    Guardando più da vicino agli importi richiesti per finanziamenti destinati alla formazione emerge che quasi un terzo del campione ha puntato ad ottenere meno di 3.000 euro, mentre le domande di taglio medio, tra i 3mila euro e i 5mila euro, sono quelle cresciute maggiormente e hanno raggiunto il 31% del totale (erano il 26% lo scorso anno). In calo, invece, le richieste superiori ai 10.000 euro, diminuite del 10% su base annua.

    Il profilo del richiedente

    Analizzando il profilo di chi ha presentato domanda di prestito personale per sostenere spese legate a scuola e formazione emerge che l’età media dei richiedenti è pari a 35 anni, mentre i giovani under 26 rappresentano il 30% della richiesta, valore in aumento di quasi 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno.

    I prestiti per lo studio si confermano una tipologia di finanziamento particolarmente richiesta non solo dai giovani, ma anche dalle donne; il campione femminile rappresenta il 41% della domanda, valore molto elevato se si considera che, sul totale prestiti, le donne rappresentano meno del 27% delle richieste.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 260 mila richieste di prestiti personali raccolte da Facile.it e Prestit.it da gennaio ad agosto 2022 e 2023.

  • Multe: a Bologna, Modena e Parma i conducenti più multati dell’Emilia-Romagna

    Bolognesi, modenesi e parmigiani sono i guidatori più multati dell’Emilia-Romagna; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia emiliano-romagnole*.

    Bologna, con 43 milioni di euro, è risultato essere il comune emiliano-romagnolo che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Parma (quasi 13 milioni) e Modena (12 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Forlì, con 2,6 milioni di euro, Piacenza (quasi 3,8 milioni) e Ferrara (4,3 milioni di euro).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 99 milioni di euro, valore che fa guadagnare alla regione il terzo posto nella classifica nazionale.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica dell’Emilia-Romagna cambia leggermente, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori bolognesi; considerando che dai dati ufficiali ACI fanno capo a Bologna oltre 265.000 veicoli tra auto e moto, nel 2022 la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 163 euro, importo che fa guadagnare ai guidatori bolognesi anche un altro triste primato: sono i terzi più multati d’Italia, dopo i milanesi e i fiorentini.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti modenesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 87 euro, mentre al terzo posto si posizionano – a brevissima distanza – quelli parmigiani, dove la “multa pro capite” è pari a 86 euro.

    Ai piedi del podio si trova Rimini (67 euro), seguita da Piacenza (50 euro) e, a pari merito, da Ravenna e Ferrara (44 euro). A Reggio Emilia automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a 41 euro; chiude la classifica regionale Forlì, con una “multa pro capite” di soli 29 euro.

    Le contravvenzioni per eccesso di velocità

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità emerge che tra le città capoluogo emiliano-romagnole quella con i maggiori incassi è, in questo caso, Modena (5,6 milioni di euro nel 2022). Secondo posto per Bologna (quasi 4,3 milioni di euro), mentre al terzo si classifica Ravenna (poco meno di 2 milioni di euro).

    Complessivamente, le città capoluogo di provincia dell’Emilia-Romagna hanno incassato, nel 2022, più di 17 milioni di euro provenienti da violazioni dei limiti massimi di velocità.

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: a Palermo, Siracusa e Catania i conducenti più multati della Sicilia

    Palermitani, siracusani e catanesi sono i guidatori più multati della Sicilia; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconti dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia siciliane*.

    Palermo, con più di 25,5 milioni di euro, è risultato essere il comune siciliano che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Catania (5 milioni) e Siracusa (quasi 2,4 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Enna, con 131mila euro, Agrigento (135mila euro) e Caltanissetta (quasi 368mila euro).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 36 milioni di euro.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica siciliana cambia leggermente, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori palermitani, i qualiin media – nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 49 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti siracusani, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 22 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli catanesi, dove la “multa pro capite” è stata pari a 17 euro.

    Ai piedi del podio si trova Trapani (13 euro), seguita da Ragusa (9 euro), e a brevissima distanza, Caltanissetta (8 euro), Messina (7 euro) ed Enna (6 euro). Chiude la classifica regionale Agrigento, che – con una multa pro capite di soli 2,5 euro – è anche penultima a livello nazionale.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo liguri quella con i maggiori incassi è, ancora una volta, Palermo (4,1 milioni di euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: a Torino, Verbania e Vercelli i conducenti più multati del Piemonte

    Torinesi, verbanesi e vercellesi sono i guidatori più multati del Piemonte; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconti dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia piemontesi*.

    Torino, con quasi 40,5 milioni di euro, è risultato essere il comune piemontese che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Novara (poco meno di 1,9 milioni) e Asti (1,5 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Biella, con più di 590mila euro, e Cuneo (1,2 milioni).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 48,3 milioni di euro.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica piemontese cambia leggermente, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori torinesi, i quali – in media – nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 69 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti verbanesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 49 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli vercellesi, dove la “multa pro capite” è stata pari a 39 euro.  Ai piedi del podio si trova Asti (26 euro), seguita, a pari merito, da Novara e Cuneo (25 euro). Chiude la classifica regionale Biella, con una multa pro capite di 16 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo liguri quella con i maggiori incassi è, ancora una volta, Torino (2,5 milioni di euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

     

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Età media auto: in aumento del 28% in soli 7 anni

    11 anni e 7 mesi; questa, secondo l’analisi effettuata da Facile.it e Assicurazione.it, l’età media delle auto circolanti sulle strade italiane nel primo semestre 2023, valore in aumento del 28% rispetto allo stesso periodo del 2016, quando il parco auto italiano aveva – sempre mediamente – un’età di poco superiore ai 9 anni.

    Quali sono le città italiane con i veicoli più vecchi? E l’anzianità di una vettura, oltre ad essere causa probabile di minore sicurezza per i passeggeri e minore sostenibilità ambientale, incide sul premio pagato per l’assicurazione Rc auto? I due comparatori hanno fatto alcuni calcoli, ecco cosa è emerso.

    Cresce l’età media delle auto

    Come detto, dall’analisi – realizzata su un campione di 2.548.401 preventivi raccolti su Facile.it tra il 2016 e il 2023 – è emerso che tra gennaio e giugno 2023 l’età media delle auto italiane era pari a 11 anni e 7 mesi; il valore è in crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2022, del 16% sul 2021 e addirittura del 28% se si guarda ai primi sei mesi del 2016. Osservando i dati, quindi, è ben visibile come le vetture che circolano sulle nostre strade siano – di anno in anno – sempre più vecchie e, inevitabilmente, meno sicure e più dispendiose dal punto di vista dei consumi.

    Guardando al parco auto circolante in Italia, quali sono le città con i veicoli più vecchi? E quali, invece, quelle con i più recenti? Secondo l’analisi è Nuoro la provincia della Penisola con le auto più datate; qui, nel primo semestre 2023, l’età media delle vetture era di poco superiore ai 14 anni e 9 mesi, dati alla mano, il 27,6% in più rispetto a quanto rilevato a livello nazionale. Seguono Enna (14 anni e 5 mesi) e Barletta-Andria-Trani, dove – nel periodo analizzato – le auto avevano mediamente appena meno di 14 anni. Chiudono la top five, a brevissima distanza, Agrigento (13 anni e 9 mesi) e Matera (13 anni e 7 mesi).

    Sul versante opposto della graduatoria nazionale, invece, è interessante notare come ai primi posti si posizionino ben cinque province toscane. Prato è risultata essere la zona del Belpaese con la minore età media dell’auto dal momento che, tra gennaio e giugno 2023, i veicoli di questa provincia avevano mediamente poco più di 9 anni e 10 mesi, il 14,7% in meno rispetto a quanto rilevato in Italia. Seguono Massa-Carrara (10 anni e 2 mesi), staccata di un soffio, Pisa (10 anni e 3 mesi), e – a pari merito – Firenze e Livorno, province dove nei primi sei mesi dell’anno l’età media dei veicoli a quattro ruote era di quasi 10 anni e 5 mesi. La prima città non toscana che compare in classifica è Milano, con un valore medio di poco inferiore ai 10 anni e 6 mesi.

    Rc auto

    Esiste una relazione tra costo della polizza Rc auto ed anzianità della vettura? La risposta è sì. I due comparatori hanno preso in considerazione il profilo di un assicurato* e hanno calcolato – a parità di condizioni – quanto varia il premio medio pagato con l’anzianità del veicolo.

    In base al campione esaminato, con un’età media di 10 anni la tariffa da sostenere per l’assicurazione è di circa 201 euro, dato che sale a 251 euro se il veicolo ha 11 anni e raggiunge addirittura i 306 euro in corrispondenza di un’anzianità di 14 anni.

    «Esiste una correlazione evidente tra premio pagato per assicurare un veicolo a quattro ruote e l’età stessa del veicolo», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. «Più la vettura è datata e più sarà alta la tariffa Rc auto da sostenere. Fare i conti con il proprio portafoglio, al momento dell’acquisto di un’auto, non è mai semplice. È importante tuttavia considerare che possedere e guidare un mezzo vecchio, oltre ad essere meno sicuro e maggiormente dispendioso dal punto di vista dei consumi, può comportare maggiori costi se si guarda anche alla polizza Rc auto obbligatoria.».

     

    * Simulazione effettuata prendendo a campione un assicurato di sesso maschile, residente in provincia di Roma, di età compresa tra 50 e 60 anni, in prima classe di merito e proprietario di una Fiat Panda.

  • Multe: a Firenze, Siena e Grosseto i conducenti più multati della Toscana

    Fiorentini, senesi e grossetani sono i guidatori più multati della Toscana; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia toscane*.

    Firenze, con poco meno di 47 milioni di euro, non solo è risultato essere il comune toscano che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada, ma è anche terzo a livello nazionale, posizionandosi solo dopo Milano e Roma. Seguono nella graduatoria regionale Grosseto (8,5 milioni) e Livorno (6,5 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo, quasi a pari merito, Lucca, con 1,46 milioni di euro, e Massa (1,48 milioni).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 90 milioni e mezzo di euro, valore che fa guadagnare alla regione il quarto posto nella classifica nazionale.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica toscana cambia, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori fiorentini; considerando che dai dati ufficiali ACI fanno capo a Firenze quasi 275.000 veicoli tra auto e moto, nel 2022 la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 170 euro, importo che fa guadagnare ai guidatori meneghini anche un altro triste primato: sono i secondi più multati d’Italia, dopo i milanesi.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti senesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 128 euro (quinti nella classifica nazionale), mentre al terzo posto – a brevissima distanza – si posizionano quelli grossetani, dove la “multa pro capite” è pari a 126 euro.

    Ai piedi del podio si trova Pistoia (72 euro), seguita da Pisa (69 euro), Livorno (49 euro), Arezzo (45 euro) e Prato, dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a 44 euro. Sanzioni al di sotto dei 30 euro per Massa (26 euro) e Lucca, provincia che con una “multa pro capite” di soli 20 euro chiude la classifica della Toscana.

    Le contravvenzioni per eccesso di velocità

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità emerge che tra le città capoluogo toscane quella con i maggiori incassi è ancora una volta Firenze (23 milioni di euro nel 2022). Secondo posto ancora per Grosseto (5 milioni di euro), mentre al terzo si classifica Siena (quasi 1,8 milioni di euro).

    Complessivamente, le città capoluogo di provincia toscane hanno incassato, nel 2022, quasi 33 milioni di euro provenienti da violazioni dei limiti massimi di velocità.

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: ad Ancona e Macerata i conducenti più multati delle Marche

    Anconetani e maceratesi sono i guidatori più multati delle Marche; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia marchigiane*.

    Ancona, con 4 milioni di euro, è risultato essere il comune marchigiano che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Macerata (977mila) ed Ascoli Piceno (774mila euro). Chiude la classifica Fermo, con quasi 610mila euro.

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione ha sfiorato i 6,5 milioni.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica marchigiana non cambia: al primo posto si posiziona ancora una volta Ancona, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 52 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti maceratesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 29 euro, e – a pari merito – quelli di Ascoli Piceno e quelli di Fermo, dove la “multa pro capite” è stata pari a 19 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo delle Marche quella con i maggiori incassi è ancora una volta Ancona (1,7 milioni di euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

    Immagine © Antonio Nardelli

  • Multe: a Rieti e Roma i conducenti più multati del Lazio

    Reatini e romani sono i guidatori più multati del Lazio; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia laziali*.

    Roma, con 133 milioni di euro, non solo è risultato essere il comune laziale che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada, ma è anche secondo a livello nazionale, posizionandosi solo dopo Milano. Seguono nella graduatoria regionale Rieti (3 milioni) e Viterbo (800mila); chiudono la classifica Frosinone, con 420mila euro, e Latina (quasi 227mila).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 137 milioni e mezzo di euro, valore che fa guadagnare alla regione il secondo posto nella classifica nazionale.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica laziale cambia: al primo posto si posiziona Rieti, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 79 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti romani, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 62 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli viterbesi, dove la “multa pro capite” è pari a 13 euro, seguiti – a breve distanza – da quelli frusinati (11 euro). Chiude la classifica Latina, area dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a soli 2 euro; la provincia risulta ultima anche nella graduatoria nazionale.

    Le contravvenzioni per eccesso di velocità

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità emerge che tra le città capoluogo laziali quella con i maggiori incassi è ancora una volta Roma (6 milioni di euro nel 2022). Secondo posto ancora per Rieti (2 milioni di euro), mentre al terzo si classifica – seppur a gran distanza – Frosinone (159mila euro).

    Complessivamente, le città capoluogo di provincia laziali hanno incassato, nel 2022, quasi 8,5 milioni di euro provenienti da violazioni dei limiti massimi di velocità.

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

     

  • Multe: a Padova e Verona i conducenti più multati del Veneto

    Padovani e veronesi sono i guidatori più multati del Veneto; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia venete*.

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 51 milioni e mezzo di euro.

    Verona, con poco meno di 15 milioni e mezzo di euro, è risultato essere il comune veneto che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Padova (quasi 13,8 milioni) e Venezia (9,2 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Belluno, con 689mila euro, e – seppur a gran distanza – Rovigo (quasi 2,9 milioni).

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, però, la classifica veneta cambia: al primo posto si posiziona Padova, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 89 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti veronesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 75 euro, mentre al terzo posto si posizionano, a pari merito, quelli rodigini e quelli veneziani, aree dove la “multa pro capite” è pari a 73 euro.

    Ai piedi del podio si trova, a brevissima distanza, Treviso (72 euro), seguita da Vicenza (64 euro). Sanzioni al di sotto dei 30 euro per Belluno, provincia che con una “multa pro capite” di soli 25 euro chiude la classifica del Veneto.

    Le contravvenzioni per eccesso di velocità

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità emerge che tra le città capoluogo venete quella con i maggiori incassi è Padova (4,9 milioni di euro nel 2022). Secondo posto questa volta per Venezia (4,2 milioni di euro), mentre al terzo si classifica Treviso (2,7 milioni).

    Complessivamente, le città capoluogo di provincia venete hanno incassato, nel 2022, circa 16 milioni di euro provenienti da violazioni dei limiti massimi di velocità.

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: a Udine e Trieste i conducenti più multati del Friuli-Venezia Giulia

    Udinesi e triestini sono i guidatori più multati del Friuli-Venezia Giulia; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia della regione*.

    Trieste, con 4 milioni di euro, è risultato essere il comune del Friuli-Venezia Giulia che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Udine (2,2 milioni) e Pordenone (759mila euro). Chiude la classifica Gorizia, con 263mila euro.

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione ha sfiorato i 7,3 milioni.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica del Friuli-Venezia Giulia cambia: al primo posto si posiziona Udine, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 30 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti triestini, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 26 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli pordenonesi, dove la “multa pro capite” è pari a 19 euro. Chiude la classifica Gorizia, area dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a soli 10 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo del Friuli-Venezia Giulia quella con i maggiori incassi è ancora una volta Trieste (691mila euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: a Milano, Pavia e Mantova i conducenti più multati della Lombardia

    Milanesi, pavesi e mantovani sono i guidatori più multati della Lombardia; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia lombarde*.

    Milano, con 151 milioni di euro, non solo è risultato essere il comune lombardo che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada, ma è anche primo a livello nazionale. Seguono nella graduatoria regionale Brescia (11 milioni) e Bergamo (7 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo Sondrio, con quasi 343mila euro, Lodi (369mila) e Cremona (quasi 1,2 milioni di euro).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 193 milioni e mezzo di euro, valore che fa guadagnare alla regione il primo posto nella classifica nazionale.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica lombarda cambia, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori milanesi; considerando che dai dati ufficiali ACI fanno capo a Milano oltre 870.000 veicoli tra auto e moto, nel 2022 la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 174 euro, importo che fa guadagnare ai guidatori meneghini anche un altro triste primato: sono i più multati d’Italia.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti pavesi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 129 euro (quarti nella classifica nazionale), mentre al terzo posto si posizionano quelli mantovani, dove la “multa pro capite” è pari a 92 euro.

    Ai piedi del podio si trova Lecco (84 euro), seguita da Brescia (79 euro), Bergamo (78 euro), Varese (43 euro), Monza (42 euro) e Como, dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a 34 euro. Sanzioni al di sotto dei 30 euro per Sondrio (23 euro), Cremona (22 euro) e Lodi, provincia che con una “multa pro capite” di soli 12 euro chiude la classifica della Lombardia.

    Le contravvenzioni per eccesso di velocità

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità emerge che tra le città capoluogo lombarde quella con i maggiori incassi è ancora una volta Milano (poco meno di 13 milioni di euro nel 2022). Secondo posto ancora per Brescia (quasi 2 milioni di euro), mentre al terzo si classifica Cremona (quasi 310mila euro).

    Complessivamente, le città capoluogo di provincia lombarde hanno incassato, nel 2022, quasi 15,5 milioni di euro provenienti da violazioni dei limiti massimi di velocità.

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

     

  • Multe: a Lecce e Bari i conducenti più multati della Puglia

    I leccesi e i baresi sono i guidatori più multati della Puglia; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia pugliesi*.

    Bari, con più di 10,7 milioni di euro, è risultato essere il comune pugliese che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale Lecce (quasi 5,7 milioni) e Taranto (2,7 milioni), mentre sul versante opposto della classifica troviamo due dei tre capoluoghi della provincia di Barletta-Andria-Trani, ovvero Trani, con quasi 845mila euro, ed Andria (poco meno di 904mila).

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione ha superato i 24,3 milioni di euro.

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, però, la classifica pugliese cambia: al primo posto si posiziona Lecce, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 71 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti baresi, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 49 euro, mentre al terzo posto si posizionano quelli brindisini, dove la “multa pro capite” è pari a 22 euro.

    Ai piedi del podio si trovano, a pari merito, Trani e Taranto (21 euro), seguite da Barletta (18 euro) ed Andria (14 euro). Chiude la classifica pugliese Foggia, area dove – nel 2022 – la “multa pro capite” è stata di soli 10 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo pugliesi quella con i maggiori incassi è ancora una volta Bari (1,1 milioni di euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Multe: a Genova e Imperia i conducenti più multati della Liguria

    Genovesi e imperiesi sono i guidatori più multati della Liguria; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconto dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia liguri*.

    Genova, con più di 38,8 milioni di euro, è risultato essere il comune ligure che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada. Seguono nella graduatoria regionale La Spezia (3,1 milioni) e Imperia (2,2 milioni); chiude la classifica Savona, con quasi 734mila euro.

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione sfiora i 45 milioni di euro.

    Rapportando, però, le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica ligure cambia, anche se non per la prima posizione, dove si trovano ancora i guidatori genovesi, i qualiin media – nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 93 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti imperiesi, con una multa “pro capite” di 57 euro, e quelli spezzini (46 euro). Chiude la classifica Savona, area dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a soli 15 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo liguri quella con i maggiori incassi è ancora una volta Genova (oltre 10,5 milioni di euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Facile.it annuncia la nomina di Maurizio Pescarini a CEO

    Facile.it, azienda leader nell’intermediazione e comparazione online, annuncia oggi la nomina di Maurizio Pescarini a nuovo CEO; nomina che sarà effettiva a partire dal 1° ottobre 2023. Subentra nel ruolo a Tobias Stuber, che ha guidato l’azienda dall’aprile del 2021.

    Pescarini vanta 25 anni di esperienza nel settore assicurativo e bancario, più recentemente come CEO di Genertel e GenertelLife, dove ha gestito con successo una significativa trasformazione digitale, generando valore per i clienti e tutti gli stakeholder. Dopo un primo percorso in consulenza presso Accenture, ha ricoperto ruoli di leadership in Aviva, Banca Monte dei Paschi di Siena e Generali, sempre con particolare attenzione alla crescita e all’innovazione dei modelli di business digitali.

    Tobias Stuber, che durante il suo mandato ha svolto un ruolo fondamentale nella continua traiettoria di crescita e sviluppo di Facile.it rendendo l’azienda il secondo unicorno in Italia, manterrà l’incarico attuale fino al 30 settembre 2023.

    Maurizio Pescarini ha così commentato: «Sono rimasto molto colpito dal modo in cui, negli ultimi anni, Facile.it si è affermata come un brand leader in Italia attraverso un forte spirito imprenditoriale e una chiara missione e proposizione per i propri clienti. Credo fortemente nel potenziale dell’azienda e sono felice di unirmi a questa squadra straordinaria nella sua prossima fase di crescita.»

    Christian Lucas, Chairman di Facile.it e Co-Head di Silver Lake EMEA, ha dichiarato: «Siamo davvero entusiasti di avere Maurizio come nostro partner, un executive dinamico ed affermato che contribuirà con la sua straordinaria esperienza di leadership all’ulteriore sviluppo di Facile.it. La sua storia di successo, maturata in aziende rivolte ai consumatori digitali, lo rendono una scelta perfetta per Facile.it in vista di un periodo di continui investimenti volti ad accelerarne la nostra crescita. Allo stesso tempo, vogliamo ringraziare Tobias per l’importante contributo dato a Facile.it e per il ruolo che ha avuto nel percorso della società, nella sua evoluzione e nel consolidamento della posizione attuale».

    Tobias Stuber, CEO di Facile.it: «È stato un grande piacere aver guidato Facile.it negli ultimi anni; con il supporto di un team eccezionale, focalizzato sull’obiettivo di aiutare i clienti a risparmiare e prendere decisioni migliori ogni giorno. Vorrei ringraziare l’azionista di maggioranza Silver Lake e Oakley Capital, per la forte collaborazione durante il mio mandato. Auguro il meglio a Maurizio nel suo nuovo incarico».

    Facile.it

    Facile.it (www.facile.it) è una delle principali piattaforme italiane di intermediazione e comparazione online. Ogni mese aiuta oltre quattro milioni di clienti a risparmiare tempo e denaro confrontando i prezzi delle più importanti spese di casa come assicurazioni, utenze e prodotti di finanza personale. Fondata nel 2008 e con sede a Milano, la società ha costruito un marchio leader e una rete di distribuzione omnichannel su larga scala, basata su una piattaforma tecnologica leader di mercato.

  • Mutui variabili: in 18 mesi esborso aggiuntivo di 2.300 euro

    A causa del rialzo dei tassi dovuto alla politica monetaria della Bce, chi ha sottoscritto un mutuo medio a tasso variabile* a gennaio 2022 – secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it– ha subito un esborso totale aggiuntivo di oltre 2.300 euro in appena un anno e mezzo.

    Considerando le aspettative di mercato e come potrebbe variare da qui ad un anno l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui variabili, si stima che la spesa possa arrivare a superare i 5.300 euro a luglio 2024.

    Le simulazioni

    Per l’analisi il compratore ha preso in riferimento un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022 e ha studiato come sono cresciute le rate da inizio 2022 ad oggi e come potrebbero variare nuovamente nei prossimi mesi in base ai Futures sugli Euribor, ovvero alle aspettative di mercato.

    Il tasso (TAN) di partenza di gennaio 2022 era pari allo 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A seguito dei diversi aumenti del costo del denaro messi in atto dalla Banca Centrale Europea per contrastare l’inflazione, il tasso di quel mutuo è salito notevolmente arrivando a sfiorare, ad agosto 2023, il 4,95% con una rata di circa 726 euro; dati alla mano, oggi il mutuatario si trova a pagare ben il 60% in più rispetto a inizio 2022 (+270 euro).

    Facile.it ha poi calcolato quanto gli aumenti delle rate hanno gravato su chi ha contratto il finanziamento preso in analisi; sommando le cifre aggiuntive pagate ogni mese rispetto alla rata di partenza è emerso come – da gennaio 2022 ad agosto 2023 – l’esborso totale per il mutuatario sia stato di oltre 2.300 euro. Come detto, se si prendono in considerazione le previsioni di mercato, quindi i Futures sugli Euribor, l’aggravio complessivo a luglio 2024 potrebbe essere addirittura superiore ai 5.300 euro.

    Le previsioni del mercato: picco a dicembre

    Nelle ultime settimane l’Euribor a 3 mesi ha rallentato la sua salita, ma – secondo le aspettative degli esperti – da qui alla fine dell’anno l’indice continuerà a crescere raggiungendo il picco tra novembre e dicembre 2023, quando toccherà il 3,86%; ciò porterebbe il tasso del mutuo medio preso in esame a superare il 5,10%, con una rata di circa 734 euro, ovvero oltre 275 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022.

    La buona notizia è che con l’inizio del nuovo anno la tendenza potrebbe finalmente invertirsi tanto che, guardando alle quotazioni di marzo 2024, il tasso del mutuo preso in esame dovrebbe scendere al 5,02% per poi calare addirittura al 4,83% a giugno 2024.

    «Secondo le nostre aspettative, almeno fino alla fine dell’anno i mutuatari con un finanziamento a tasso variabile dovranno fronteggiare ulteriori aumenti e, sia pur lentamente, da dicembre 2023 i tassi prima si stabilizzeranno per poi cominciare a diminuire e tornare sotto al 3%, presumibilmente, dalla metà del 2025», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. «Sebbene l’impatto dei rincari sia diverso per ciascuno in base all’importo residuo del mutuo e al numero di rate ancora da pagare – più si è vicini alla fine del piano di ammortamento, minore sarà l’effetto – il consiglio è quello di stabilire il livello massimo oltre il quale la rata potrebbe diventare insostenibile e rivolgersi al proprio istituto di credito o ad un consulente indipendente per individuare la soluzione migliore».

    Buone notizie per gli Under 36

    I giovani alle prese con l’acquisto della prima casa possono continuare a godere delle condizioni agevolate di garanzia fino all’80% almeno fino al 30 settembre, dopo la proroga di 3 mesi decisa dal governo. Da quando è stata introdotta nel 2021, la misura ha consentito a numerosi under 36 di accedere a condizioni vantaggiose alla sottoscrizione del mutuo prima casa, tanto che – secondo l’analisi di Facile.it** – se nel primo semestre 2021 i richiedenti con meno di 36 anni rappresentavano il 43,4% delle richieste totali di mutui prima casa, tra gennaio e giugno 2023 questo valore ha raggiunto il 51%.

    «Abbiamo accolto con grande favore la decisione del governo di estendere nuovamente la validità dell’agevolazione a favore dei giovani mutuatari, visto che ha dato tempo aggiuntivo ai giovani alle prese con la ricerca della prima casa da acquistare», continua Cresto. «Come dimostrato dai numeri lo strumento è stato molto importante per gli under 36 in quanto ha dato loro concrete e maggiori possibilità di acquistare una casa, sostenendo di conseguenza anche il mercato immobiliare. Non possiamo che sperare, viste anche le particolari condizioni di mercato in cui ci troviamo, che la misura venga prorogata a tutto il 2023 e, magari, anche nel 2024».

    Secondo le simulazioni di Facile.it, oggi per un mutuo fisso al 100% senza agevolazione i tassi (Tan) fissi disponibili online partono – per un finanziamento da 180.000 euro in 25 anni – dal 4,75% con una rata di circa 1.026 euro. Chiedendo la stessa tipologia di mutuo ma godendo delle agevolazioni riservate ai giovani con meno di 36 anni, online si possono trovare tassi che partono dal 3,60%, corrispondente ad una rata di 911 euro. Accedendo quindi alle condizioni agevolate è possibile risparmiare quasi 115 euro al mese rispetto a chi sottoscrive il medesimo mutuo, ma senza godere delle agevolazioni.

    I tassi oggi

    Per gli aspiranti mutuatari che sono alle prese oggi con la scelta del mutuo, non ci sono molti dubbi su quale tasso convenga sottoscrivere. Secondo le simulazioni*** di Facile.it, prendendo in considerazione il mutuo standard utilizzato nell’analisi precedente, i migliori tassi fissi (Tan) disponibili online oggi partono dal 3,60%, corrispondenti ad una rata di 638 euro, mentre per un mutuo variabile la migliore offerta parte da un Tan del 4,47% ed una rata di 692 euro.

    Dai dati emerge come in questa fase la prima opzione da valutare sia quella del mutuo a tasso fisso, che non solo garantisce la stabilità della rata ma, dati alla mano, è addirittura più conveniente rispetto alla rata di partenza di un mutuo variabile.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

    ** Analisi realizzata su un campione di oltre 230.000 richieste di mutuo prima casa raccolte da Facile.it nel primo semestre 2021 e 2023.

    *** Simulazione effettuata su Facile.it in data 3 agosto 2023.

  • Cara Italia: rapporto Estate 2023

    È tempo di vacanze, ma non per tutti; sommando chi ancora è indeciso e chi già è sicuro di non fare le valigie, sono quasi nove milioni gli italiani che quest’anno potrebbero restare a casa. La ragione? Semplicemente, non se lo possono permettere economicamente (fonte: indagine EMG Different per Facile.it). Quali sono le voci di spesa aumentate? Facile.it e Consumerismo No Profit hanno fatto alcuni calcoli, ecco cosa è emerso.

    Secondo quanto emerso dall’indagine citata in precedenza, il 59,5% di chi non partirà per ragioni economiche, ovvero oltre 5 milioni di italiani, ha dichiarato che ad incidere sulla situazione è stato l’aumento generalizzato dei prezzi dei beni vissuto durante l’ultimo anno. La percentuale sale addirittura al 69,4% tra i 45-54enni. Il dato non sorprende: da più di dodici mesi gli italiani stanno lottando con inflazione e rincari, dal prezzo degli alimentari ai mutui, dall’RC auto alle bollette, la lista delle voci di spesa cresciute è davvero lunga. Aumenti che, nella migliore delle ipotesi, hanno eroso la capacità di risparmio delle famiglie – spesso indispensabile per sostenere i costi di una vacanza – mentre nella peggiore delle ipotesi hanno addirittura intaccato i risparmi accantonati negli anni passati, pregiudicando la possibilità di concedersi un viaggio.

    Prestiti personali

    Cartina tornasole della situazione economia è la richiesta di prestiti personali; come emerso dall’analisi di Facile.it, le domande di finanziamento sono in aumento e la prima ragione per cui gli italiani si rivolgono ad una società di credito è proprio l’esigenza di liquidità, richiesta spesso associata con la necessità di far fronte a spese correnti o imprevisti. A giugno 2023, il 32% di chi ha chiesto un prestito personale lo ha fatto per questa motivazione e, in media, ha puntato ad ottenere 7.631 euro. E anche per il credito al consumo, i tassi nell’ultimo anno sono saliti; per i prestiti personali, secondo Facile.it, il tasso medio (Tan) disponibile online per un finanziamento da 10.000 euro da restituire in 5 anni è salito del 22%.

    Gli italiani che, nonostante tutto, sono riusciti a mettere da parte un piccolo budget da destinare alle ferie, hanno però dovuto fare i conti con un secondo problema; il caro-vacanze. I prezzi legati ai viaggi sono notevolmente aumentati, con il risultato che, come emerso dall’indagine, circa 3,2 milioni di italiani alla fine hanno deciso di rinunciare a partire proprio per questa motivazione. A rientrare in questa casistica sono in particolare i giovani; tra i rispondenti di età compresa tra i 18 e i 24 anni che non partiranno per ragioni economiche, più di 1 su 2 (53,8%) resterà a casa per questa motivazione.

    Treni e aerei

    Questa volta ad analizzare il settore è Consumerismo No Profit che evidenzia come i prezzi dei treni risultino ancora in linea con i periodi precedenti, e tranne acquisti dell’ultimo minuto i prezzi non hanno subito grandi oscillazioni. L’andata e ritorno in giornata è l’offerta più vantaggiosa praticata dalle due compagnie nazionali. Anche l’acquisto dei carnet viaggi può portare risparmi evidenti, ma attenzione alle indicazioni d’uso.

    Diversamente, per i voli sia nazionali sia per quelli esteri, i prezzi sembrano aver subito degli enormi incrementi; in alcuni casi anche oltre il 50%. Acquistare in anticipo e verificare sia sui siti di comparazione che su quelli delle singole compagne è la cosa migliore. Non acquistare mai online durante l’orario di lavoro o nelle ore di punta, come le 20, sono buone abitudini. La ricerca va fatta possibilmente durante le prime ore del mattino e nei giorni feriali. Prenotare con largo anticipo è spesso vantaggioso, ma in alcuni casi se si fosse disposti a partire anche all’ultimo minuto le offerte last minute potrebbero essere ancor più vantaggiose.

    Benzina

    Anche chi sceglierà di raggiungere la destinazione estiva con il proprio veicolo, dovrà fare i conti con possibili aumenti del prezzo del carburante. Secondo l’indagine realizzata da Facile.it, nell’ultimo periodo i prezzi di diesel e benzina sono cresciuti, con incrementi che, da giugno a fine luglio, vanno dal 6% al 12% per il diesel e dal 5% all’11% per la benzina. Considerando una percorrenza di circa 1.000 km e un’auto di fascia media, gli aumenti incidono per circa 5 euro, mentre nella modalità servito la spesa cresce di circa 13/14 euro. Ma i prezzi potrebbero essere decisamente più elevati se ci si rifornisce in autostrada, dove le tariffe tendono ad essere più alte.

    Hotel

    I prezzi di hotel, B&B e case vacanza, sostiene Consumerismo No Profit, in questo momento hanno raggiunto il picco storico. Per una sola notte in B&B o hotel in due a Roma la spesa media si aggira intorno ai 150 euro. A Milano anche 180, e paradossalmente persino località fino a qualche tempo fa più economiche come Napoli e Palermo ormai sembrano essere diventate mete solo per alto spendenti. Prenotare in largo anticipo, verificare le offerte in più periodi e chiamare direttamente la struttura, in molti casi ci fa risparmiare anche il 50%.

    Stabilimenti balneari

    La spiaggia libera piace poco agli italiani che non vogliono rinunciare al servizio del lettino e dell’ombrellone, eppure una giornata in spiaggia libera può costare anche il 75% in meno di una presso uno stabilimento attrezzato. Acquistandoli, afferma il team di Consumerismo No Profit, un ombrellone e due lettini possono essere usati per più di qualche stagione ed hanno un costo di poco superiore ai 70 euro complessivi. Una sola giornata in spiaggia attrezzata attualmente oscilla tra i 30 e i 50 euro per due persone, e prevede solo sue lettini ed un ombrellone.

    Telefonia

    La telefonia mobile sembra essere una delle poche voci di spesa, se non addirittura l’unica, che non è cresciuta nell’ultimo anno e, anzi, secondo l’analisi di Facile.it, il prezzo medio per una nuova SIM è calato del 17%. Nello specifico, chi attiva una nuova linea mobile oggi spende, in media, 8,7 euro al mese, mentre se si guarda alle migliori offerte, è possibile trovare operatori che offrono tariffe che partono da 4 euro al mese. Non solo si spende di meno, ma si ha a disposizione traffico dati superiore rispetto al passato; la tariffa media prevede 143 GB dati (a fronte degli 86 GB rilevati dodici mesi fa).

    Ristorazione

    Preferire cene in luoghi conosciuti che non hanno ritoccato i prezzi del menù. Non sedersi a tavola prima di aver visto i prezzi. Preferire i giorni della settimana meno affollati. Attenzione al costo dei vini e degli alcolici, dicono da Consumerismo No Profit, che spesso determinano anche il 50% dell’importo del conto. Tutte queste sono buone abitudini da osservare… per non farci andare di traverso il boccone!

    Gelati

    Il prodotto tipico dell’estate, seppur noto per la sua dolcezza, sarà quest’anno particolarmente salato. Il gelato, bene immancabile nella dieta estiva degli italiani, sta registrando sul territorio sensibili rincari dei listini. Consumerismo No profit, ha messo a confronto i prezzi dei gelati confezionati e in vaschetta nelle varie città italiane. Il prezzo medio dei gelati ha registrato in Italia a maggio un incremento medio del +22% rispetto all’anno precedente. A pesare sui listini di tale prodotto è l’incremento dei costi delle materie prime, dalle uova allo zucchero alla frutta, ma anche il caro-energia che determina aggravi dei costi di produzione. A crescere sono sia i prezzi dei gelati in vaschetta venduti presso i supermercati, sia i prodotti confezionati che si possono trovare nei bar, ma anche coni e coppette delle gelaterie stanno subendo rincari sensibili, al punto che a Roma un cono piccolo da due gusti supera anche i 4 euro nelle zone più turistiche. Fare il gelato in casa può portare ad un abbattimento del costo fino all’80% rispetto alla gelateria. Per i ghiaccioli si può arrivare anche fino al 90%.

    Affrontare l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, soprattutto durante periodi di inflazione o fluttuazioni economiche, può essere una sfida per molte persone. Tuttavia, ci sono alcune strategie che i consumatori possono adottare per cercare di difendersi da questo aumento; eccole nel vademecum Facile.it – Consumerismo No Profit:

    1.Budget e controllo delle spese: mantenere un budget dettagliato delle spese e concentrarsi sulle necessità essenziali. Ridurre le spese superflue e concentrarsi sugli acquisti realmente necessari.

    1. Acquisti consapevoli: fare acquisti consapevoli e cercare di confrontare i prezzi prima di acquistare un bene. Cercare sconti, promozioni e offerte speciali, che siano reali e non specchietti per le allodole.
    2. Risparmio e investimenti: mettere da parte una parte del reddito (almeno 1/3) in un conto di risparmio o investirlo in strumenti finanziari che possano superare l’inflazione nel lungo periodo. (Attenzione, però, gli investimenti sono materia complessa e vanno fatti in autonomia solo se si è in grado di caprie cosa sti stia facendo, altrimenti meglio affidarsi a intermediari certificati)
    3. Pianificazione degli acquisti: pianificare gli acquisti in anticipo. Acquistare beni in periodi in cui i prezzi sono più bassi o durante saldi e promozioni può essere vantaggioso.
    4. Prodotti sostitutivi: cercare alternative o prodotti sostitutivi a quelli i cui prezzi sono aumentati notevolmente. Potreste scoprire che ci sono opzioni più economiche con caratteristiche simili.
    5. Comprare all’ingrosso: quando possibile, meglio acquistare beni di consumo in grandi quantità, magari condividendo l’acquisto con amici o familiari, per risparmiare sulla spesa unitaria, o usare strumenti come gruppi di acquisto solidali.
    6. Riduzione dello spreco: cercare di ridurre lo spreco di cibo e altri beni. Utilizzare quello che si ha prima di acquistarne di nuovo.
    7. Fare uso di buoni sconto e carte fedeltà: utilizzare buoni sconto, carte fedeltà o programmi di premi offerti dai negozi per ottenere sconti o vantaggi sugli acquisti, solo se sono effettivi e non strategie di marketing.
    8. Acquista online: a volte, gli acquisti online possono offrire prezzi più convenienti rispetto ai negozi fisici, soprattutto quando si tratta di acquisti costosi.
    9. Inflazione salariale: se lavori come dipendente, tieni conto dell’inflazione per mantenere il tuo potere d’acquisto. Anche se sei in fase di rinegoziazione contrattuale o di nuova assunzione.

    In ultimo, è bene ricordarsi che ogni situazione finanziaria è diversa, quindi alcune di queste strategie potrebbero essere più adatte ad un consumatore e altre ad un altro. Adattare le azioni specifiche alle proprie esigenze e consultarsi con un consulente finanziario, se necessario, è importantissimo perché si possa essere aiutati a prendere decisioni informate e coerenti alla situazione finanziaria personale.

     

  • Multe: a Salerno e Benevento i conducenti più multati della Campania

    Salernitani e beneventani sono i guidatori più multati della Campania; il dato emerge dall’analisi congiunta Facile.itAssicurazione.it realizzata esaminando i rendiconti dei proventi delle violazioni del Codice della Strada pubblicati dalle città capoluogo di provincia campane*.

    Nel 2022 l’importo complessivo raccolto nella regione supera i 12 milioni e mezzo di euro.

    Napoli, con più di 8,8 milioni di euro, è risultato essere il comune campano che, nel 2022, ha incassato i maggiori proventi derivanti da sanzioni legate all’accertamento delle violazioni al Codice della Strada, seguito da Salerno (quasi 2,8 milioni); chiudono la graduatoria regionale Benevento, con quasi 610mila euro, e Caserta (321mila).

    Rapportando le somme incassate con il numero di autovetture e motocicli iscritti nei registri della motorizzazione**, la classifica campana cambia: al primo posto si posiziona Salerno, dove – nel 2022 – la “spesa pro capite” per multe legate alle violazioni del Codice della Strada è stata di 27 euro.

    Seguono nella graduatoria regionale i conducenti beneventani, che in media nel 2022 hanno dovuto pagare contravvenzioni di importo pari a 14 euro, mentre al terzo posto si posizionano – a brevissima distanza – quelli napoletani, dove la “multa pro capite” è pari a 13 euro. Chiude la classifica Caserta, area dove automobilisti e motociclisti, in media, hanno dovuto sostenere multe di importo pari a soli 6 euro.

    Limitando l’analisi ai soli proventi derivanti da violazioni ai limiti massimi di velocità, invece, emerge che tra le città capoluogo campane quella con i maggiori incassi è ancora una volta Napoli (più di 18mila euro nel 2022).

    «Non tutti sanno che violare il Codice della Strada, oltre ad essere estremamente pericoloso, può avere un impatto negativo anche sul premio RC auto dell’assicurato», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director assicurazioni di Facile.it «Alcune compagnie assicurative, nel valutare il profilo dell’automobilista, tengono conto non solo della classe di merito, ma anche del saldo punti della patente e del rispetto del codice della strada da parte dell’assicurato negli anni precedenti alla stipula della polizza. Ad esempio, aver subito una sospensione della patente oppure aver ricevuto multe per guida in stato di ebbrezza può essere visto come il segnale di un atteggiamento poco prudente al volante e questo potrebbe spingere la compagnia ad aumentare il prezzo dell’Rc auto».

    * Per l’analisi Facile.it ha rielaborato i dati provenienti dal “Rendiconto proventi violazioni codice della strada art. 142 comma 14 quater dlgs 285/1992” pubblicati dal Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali. Tra i comuni capoluogo di provincia analizzati non sono presenti i dati relativi ai seguenti comuni: Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Avellino, Pesaro, Campobasso, Alessandria.

    ** Elaborazione Facile.it su dati ACI relativi alla consistenza del parco veicolare sulla base dei veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico al 31 dicembre 2022.

  • Carte di debito e credito: 3,2 milioni di truffati in un anno

    Sono più di 3,2 milioni gli italiani che, in soli dodici mesi, hanno subito una truffa o un tentativo di truffa connesso alla propria carta di credito o debito; il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat*.

    E proprio durante il periodo estivo, considerando i molti italiani che trascorreranno le vacanze all’estero, l’utilizzo delle carte, e con esso il rischio frodi, aumenta. Per aiutare i viaggiatori a riconoscere i pericoli e evitare brutte sorprese, Facile.it ha stilato un vademecum in 10 punti.

    1. Le mie carte sono accettate all’estero? Le carte elettroniche, siano esse di debito, credito o prepagate, possono non essere accettate in tutto il mondo; per limitazioni della banca che le ha emesse o del circuito di pagamento cui si appoggiano. Per ovviare al primo caso, basta chiedere all’istituto di credito di abilitare la carta nel Paese in cui viaggerai; per ovviare al secondo… meglio dotarsi di una seconda carta accettata.
    2. Meglio prelevare con bancomat o carta di credito? La carta di credito solitamente ha commissioni più elevate (intorno al 4%) per il prelievo di denaro contante, mentre col bancomat più sovente vi è un costo fisso, il cui importo varia da banca a banca. A queste spese va sommata anche l’eventuale commissione per le operazioni effettuate con una valuta diversa dall’euro; per conoscere con precisione le condizioni applicata dall’istituto di credito, prima di partire meglio consultare i fascicoli informativi.
    3. E, anche, meglio pagare con bancomat o carta? Tutte le soluzioni – carte di credito, debito o prepagate – vanno bene per pagare al POS. Attenzione, però, ai limiti di spesa giornalieri; spesso le carte di debito e le prepagate hanno massimali più contenuti. Dal punto di vista dei costi, se l’operazione avviene in uno dei Paesi appartenenti all’area “Sepa” (Unione Europea e alcuni Stati extra UE ma aderenti), non ci sono commissioni; se invece ci si trova in uno Stato diverso da questi, potrebbero essere applicati dei costi aggiuntivi legati al cambio valuta.
    4. Scegli la valuta locale. In caso di pagamento o prelievo in area extra-euro, se viene richiesto, è consigliato scegliere di farlo in valuta locale anziché nella propria moneta; questo spesso consente di ottenere migliori condizioni di cambio valuta, evitando addebiti onerosi.
    5. E se mi obbligano a pagare con la carta di credito? In alcuni casi è obbligatorio pagare con una carta di credito, come ad esempio quando si noleggia un’automobile. Non si tratta di una truffa, ma di politiche aziendali; prima di scegliere con quale carta partire, assicurati che quella scelta sia accettata per i servizi che dovrai pagare.
    6. Furto o smarrimento carta, cosa fare? Nel caso ti rubassero o smarrissi la carta, ma anche se ti accorgessi di spese addebitate non effettuate da te, blocca immediatamente la carta. È possibile farlo telefonicamente contattando il proprio istituto di credito o, in alcuni casi, direttamente dall’app di Home Banking. Importante avere a portata di mano tutte le coordinate, a partire dal numero di telefono, per attivare la procedura di emergenza. Non appena informato, l’istituto provvederà all’immediata disattivazione. Importante da sapere è che, se la carta rubata viene utilizzata prima della denuncia del furto, per legge possono essere addebitati fino a un massimo di 50 euro. Il denaro eventualmente sottratto dopo la segnalazione, invece, verrà rimborsato interamente.
    7. Pin e carte non vanno mai insieme. Per evitare che, una volta sottratta, la carta venga usata liberamente, è fondamentale non tenere mai il codice di sicurezza nel portafogli insieme alla carta. Se proprio avete bisogno di appuntarvelo da qualche parte, fate in modo di camuffarlo così da non renderlo riconoscibile agli occhi dei malintenzionati.
    8. Un’app per tenere i conti sotto controllo… Oggi la maggior parte delle banche offre conti correnti e carte elettroniche che possono essere monitorati in tempo reale tramite app; questo vi permette di tenere sotto controllo movimenti e spese e intervenire tempestivamente in caso di necessità. Se vi trovate in Paesi esteri dove non potete contare su una connessione internet, potete attivare un servizio di alert che, in caso di utilizzo della carta, vi avviserà tramite SMS.
    9. La vacanza finisce, i rischi no! Una volta tornati a casa, il consiglio è di continuare a monitorare i propri conti e carte; i malfattori spesso agiscono anche a mesi di distanza dal furto dei dati, approfittando della distrazione dei legittimi proprietari.
    10. Quale carta dare ai figli che viaggiano da soli?Affidare una carta di credito ad un ragazzo, magari al suo primo viaggio da solo, potrebbe essere pericoloso; come fare per limitare i rischi? La soluzione potrebbe essere una carta prepagata. Si tratta di uno strumento di pagamento sempre più diffuso perché garantisce la stessa praticità del bancomat con il vantaggio di avere un plafond limitato, così da tutelare i giovani – e soprattutto i genitori – da eventuali smarrimenti o spese folli. Il consiglio, però, è verificare prima di partire che la carta sia abilitata e accettate nel paese di destinazione.

    * Indagine mUp Research – Norstat svolta tra il 4 e il 7 aprile 2023 attraverso la somministrazione di n.1.857 interviste CAWI ad un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni, rappresentativo della popolazione italiana residente sull’intero territorio nazionale nell’intervallo di età considerato.

     

  • Mutui: nel Lazio il 13% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari del Lazio? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it, negli ultimi 18 mesi, i laziali che hanno ottenuto un finanziamento nel 13,2% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale risulta comunque inferiore alla media nazionale (14,5%) portando la regione a posizionarsi penultima nella classifica che mostra l’incidenza dei mutui a tasso variabile sul totale dei finanziamenti erogati nelle varie regioni della Penisola.

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 13,2% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 30% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano nel Lazio meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile nel Lazio

    Analizzando l’identikit di chi nel Lazio ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 166.889 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 234.740 euro.  Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, quasi 36 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a quasi 27 anni.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 3.000 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it nel Lazio da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

     

  • Mutui: Pavia, Cremona e Brescia le province lombarde più esposte agli aumenti dei tassi

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quali sono le province della Lombardia più colpite? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it le aree lombarde più esposte agli aumenti sono Pavia (dove negli ultimi 18 mesi il 18,8% dei nuovi mutuatari ha scelto il variabile), Cremona (17,9%) e Brescia (17%).

    Le percentuali rilevate in queste province sono notevolmente superiori sia alla media regionale (14,7%) sia a quella nazionale (14,5%), ma va detto che analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 32% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Lombardia meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è ai minimi, inferiore al 2% del totale, e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il dettaglio provinciale

    Continuando a scorrere la graduatoria lombarda si scopre come le percentuali di mutui nelle altre province lombarde siano comunque sovente più alte della media nazionale e, dietro a Pavia, Cremona e Brescia hanno valori importanti anche Bergamo, (area dove negli ultimi 18 mesi il 16,8% dei mutuatari alle prese con l’acquisto della prima casa ha ottenuto un mutuo a tasso variabile), Mantova (16,4%), Monza e Brianza (15,7%) e Como (14,8%).

    Valori inferiori alla media regionale e nazionale, invece, per Milano, (13,3%), Varese (12,8%) e Lecco (12%) che si possono considerare quindi più al riparo dai rischi derivanti degli aumenti dei tassi decisi dalla BCE.

    Il variabile in Lombardia

    Analizzando l’identikit di chi in Lombardia ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 154.637 euro, richiesto per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 212.141 euro.

    Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, poco più di 34 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 1.000 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it da gennaio 2022 a giugno 2023 in Lombardia.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui variabili: con nuovo rialzo Bce, possibili aumenti fino a 286 euro

    Nuovo aumento dei tassi, nuovo rincaro delle rate dei mutui variabili; se il 27 luglio la Bce confermerà come previsto un ulteriore rialzo di 25 punti base del costo del denaro, chi ha un mutuo medio a tasso variabile* – secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it – potrebbe trovarsi di fronte all’ennesimo incremento, con una rata che raggiungerà i 742 euro, il 63% in più rispetto all’inizio dello scorso anno.

    Non sempre, però, il tasso Euribor si muove specularmente a quello Bce e, in effetti, dal mercato iniziano ad arrivare segnali che fanno ben sperare; negli ultimi giorni l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui variabili, sta rallentando la sua ascesa e questo potrebbe essere segno di un possibile cambio di rotta nel prossimo futuro.

    Il picco, secondo i Futures sugli Euribor che rappresentano le aspettative di mercato, potrebbe arrivare a dicembre 2023, ma già dall’inizio dell’ultimo trimestre i mutuatari potrebbero vedere le rate stabilizzarsi.

    Le simulazioni

    Per capire come sono cresciute le rate in un anno e mezzo e come potrebbero variare nuovamente a seguito del rialzo preannunciato, Facile.it ha analizzato un finanziamento a tasso variabile da 126.000 euro con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022.

    Il tasso (TAN) di partenza di gennaio 2022 era pari a 0,67%, corrispondente ad una rata mensile di 456 euro. A seguito dei diversi aumenti del costo del denaro messi in atto dalla Banca Centrale Europea per contrastare l’inflazione, il tasso di quel mutuo è salito notevolmente arrivando a superare, a luglio 2023, il 4,80%.

    Con l’ulteriore rialzo dello 0,25%, la rata mensile del finanziamento preso in esame potrebbe arrivare addirittura a 742 euro, con un aggravio di 286 euro rispetto a quella iniziale (+63%).

    Le previsioni del mercato: picco a dicembre

    Guardando alle aspettative di mercato (Futures sugli Euribor aggiornate al 20 luglio 2023) se, come detto, l’Euribor a 3 mesi raggiungesse il suo picco a dicembre 2023 arrivando al 3,96%, ciò porterebbe il tasso del mutuo medio preso in esame a superare il 5,20%, con una rata di circa 752 euro, ovvero oltre 295 euro in più rispetto a quella di gennaio 2022, ma tra settembre e dicembre l’aumento dell’indice dovrebbe essere minimo e, con l’inizio del prossimo anno, il trend potrebbe finalmente invertirsi; guardando alle quotazioni di giugno 2024, il tasso del mutuo medio preso in esame dovrebbe scendere al 5%.

    * Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, LTV 70%, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: in Liguria il 15% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari della Liguria? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it , negli ultimi 18 mesi, i liguri che hanno ottenuto un finanziamento nel 14,7% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale rilevata in Liguria risulta leggermente superiore alla media nazionale (14,5%).

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 14,7% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 32% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Liguria meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile in Liguria

    Analizzando l’identikit di chi in Liguria ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 119.789 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 159.080 euro. Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, poco più di 34 anni e ha siglato un piano di ammortamento pari a 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

     

    * Analisi realizzata su un campione di quasi 1.000 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it in Liguria da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: in Sicilia il 14% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari della Sicilia? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it , negli ultimi 18 mesi, i siciliani che hanno ottenuto un finanziamento nel 14,4% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale rilevata in Sicilia risulta comunque leggermente inferiore alla media nazionale (14,5%).

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 14,4% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 29% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Sicilia meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile in Sicilia

    Analizzando l’identikit di chi in Sicilia ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 126.197 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 157.439 euro. Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, quasi 34 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 1.300 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it in Sicilia da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: in Campania il 12,6% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari della Campania? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it , negli ultimi 18 mesi, i campani che hanno ottenuto un finanziamento nel 12,6% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale risulta comunque inferiore alla media nazionale (14,5%) portando la regione a posizionarsi ultima nella classifica che mostra l’incidenza dei mutui a tasso variabile sul totale dei finanziamenti erogati nelle varie regioni della Penisola.

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 12,6% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 28% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Campania meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile in Campania

    Analizzando l’identikit di chi in Campania ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 144.505 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 199.799 euro. Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, quasi 35 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 1.800 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it in Campania da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: in Puglia il 14,5% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari della Puglia? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it, negli ultimi 18 mesi, i pugliesi che hanno ottenuto un finanziamento nel 14,5% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale rilevata in Puglia risulta in linea con la media nazionale (14,5%).

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 14,5% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 30% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Puglia meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile in Puglia

    Analizzando l’identikit di chi in Puglia ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 122.791 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 159.876 euro. Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, 35 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a quasi 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

     

     

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 1.600 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it in Puglia da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Mutui: in Toscana il 14% dei mutuatari ha scelto il variabile

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quanto sono esposti i mutuatari della Toscana? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it, negli ultimi 18 mesi, i toscani che hanno ottenuto un finanziamento nel 14,3% dei casi hanno optato per il variabile. E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    La percentuale risulta comunque inferiore alla media nazionale (14,5%) portando la regione a posizionarsi quintultima nella classifica che mostra l’incidenza dei mutui a tasso variabile sul totale dei finanziamenti erogati nelle varie regioni della Penisola.

    Se a livello regionale, come detto, da gennaio 2022 a giugno 2023 circa il 14,3% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A fronte di un 32% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs hanno scelto di puntare su questa formula, a giugno 2023 i mutui variabili pesavano in Toscana meno del 10% del totale.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«I mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la domanda di variabili è inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il variabile in Toscana

    Analizzando l’identikit di chi in Toscana ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi, emerge che, in media, l’importo erogato è pari a 149.944 euro per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 207.846 euro. Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, 35 anni e mezzo e ha siglato un piano di ammortamento pari a quasi 27 anni.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

    * Analisi realizzata su un campione di quasi 2.000 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it in Toscana da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.

  • Vacanze: 7 italiani su 10 temono furti in casa

    Più di 14 furti in casa ogni ora, 340 al giorno, oltre 124.000 in un anno; guardando i numeri ufficiali (fonte: Dipartimento della Pubblica sicurezza*) si capisce come mai siano tanti gli italiani preoccupati di lasciare la propria abitazione, soprattutto durante il periodo estivo. Una paura che, come emerso dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different**, è propria di quasi 7 italiani su 10 (69%), vale a dire più di 29 milioni di individui.

    Eppure, secondo quanto evidenziato dall’indagine, sono ancora pochi coloro che scelgono di tutelarsi con una copertura assicurativa contro i furti in casa; meno di 1 rispondente su 5 e, quando si parte, si adottano soluzioni più o meno creative per cercare di ridurre i rischi di furto in abitazione.

    Come si tutelano gli italiani

    La soluzione più diffusa, adottata dal 46% dei rispondenti, vale a dire 19,5 milioni di individui, è quella di affidare la sicurezza della propria abitazione a familiari o vicini di casa, cui viene chiesto anche, nel 13% dei casi, di svuotare la cassetta delle lettere per mascherare l’assenza dei proprietari.  Più di 12 milioni di italiani (29%) hanno invece puntato sulla tecnologia scegliendo di proteggere l’appartamento con un sistema di videosorveglianza, mentre il 14% ha dotato le finestre di inferriate.

    Diverse le strategie per dissimulare l’assenza prolungata da casa: circa 3 milioni, ad esempio, hanno dichiarato di partire lasciando alcune luci accese, mentre circa 2,1 milioni lasciano accese la TV o la radio. Circa 1,3 milioni di persone, pari al 3% dei rispondenti, hanno invece scelto di affidarsi a vigilantes privati.

    Le assicurazioni casa contro i furti

    Come detto, nonostante la paura, solo il 19% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato di avere un’assicurazione contro i furti in casa. Ma come funzionano queste polizze?

    Quella contro i furti in appartamento è una garanzia accessoria delle cosiddette “polizze casa multirischio”, prodotti assicurativi che tutelano i proprietari dell’immobile da una vasta serie di sinistri (si va, ad esempio, dalla responsabilità civile verso terzi ai danni all’immobile e al suo contenuto).

    Attivando la garanzia contro i furti, in caso di effrazione il proprietario potrà essere rimborsato non solo per i beni sottratti dall’abitazione, ma anche da eventuali danni causati dai ladri; questo genere di coperture normalmente tutela tutto ciò che è all’interno dell’appartamento, nei limiti delle condizioni previste dalla compagnia, ma spesso sono necessarie coperture ad hoc se si vogliono tutelare anche oggetti di particolare valore quali gioielli, preziosi, opere d’arte, di antiquariato o strumenti musicali.

    I prezzi sono tutt’altro che proibitivi, ma variano sia in base a parametri legati all’immobile (ad esempio tipologia di immobile, dimensioni, ubicazione ecc.), sia in funzione delle garanzie accessorie aggiunte. Secondo l’analisi di Facile.it per assicurare un appartamento da 100 mq ubicato a Milano, i prezzi per una polizza casa base partono da poco più di 75 euro l’anno, che salgono a 110 euro se si aggiunge la garanzia furto e circa a 130 per proteggere anche preziosi e gioielli.

    «Prima di scegliere la polizza il consiglio è sempre quello di leggere con attenzione il cosiddetto DIP (documento informativo precontrattuale) che riporta nel dettaglio le condizioni offerte dal prodotto», spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it «Nel caso della copertura furto è importante selezionare un massimale che sia in linea con l’effettivo valore dei beni da assicurare; una sovrastima rischierebbe solo di far lievitare il costo del premio mentre, viceversa, una sottostima potrebbe tradursi in un rimborso non sufficiente a coprire tutti i danni»

    Le paure estive: furti in casa, ma non solo

    La paura dei furti in casa non è l’unica che hanno gli italiani durante l’assenza da casa durante le vacanze. Tra le preoccupazioni più diffuse vi è che il maltempo possa danneggiare l’abitazione, timore indicato dal 33% dei rispondenti. Altro timore è quello legato alle perdite idriche e le fughe di gas (21% dei rispondenti), mentre sono 8,5 milioni gli italiani che temono di partire dimenticando luci o apparecchi elettronici accesi.

    Vademecum per partire in serenità

    Per aiutare i viaggiatori a partire in serenità per le vacanze, Facile.it ha stilato un vademecum in 5 punti:

    1. Videosorveglianza o inferriate: dotare l’appartamento di un sistema antieffrazione è uno dei modi più efficaci per difendersi dai ladri. Se non si vuole affrontare la spesa di un sistema di videosorveglianza completo, esistono soluzioni più economiche che consentono di vedere in tempo reale quello che accade nell’abitazione.
    2. Caricare la macchina al sicuro da sguardi indiscreti: se si parte in auto, meglio caricarla nel box o, comunque, in un luogo coperto, così da non far sapere a tutti che si è in partenza.
    3. Occhio alla posta, al tappetino e al giardino: elementi come la casella della posta piena, lo zerbino di casa sollevato o l’erba del giardino incolta sono chiari segnali di un’assenza prolungata da casa. Meglio ridurli al minimo: i vicini di casa o i famigliari potrebbero dare una grande mano.
    4. Tutelati con un’assicurazione per la casa: se si sceglie una buona assicurazione per la casa, questa potrà proteggere non solo da eventuali furti in appartamento, ma anche da guasti o danni arrecati a terzi. Alcune polizze prevedono persino l’invio di un professionista in caso di emergenze.
    5. Limitare l’uso dei social: lo sappiamo, la tentazione di far vedere sui social la propria vacanza da sogno è forte, ma se documenti ora per ora il tuo viaggio, anche occhi indiscreti potrebbero seguire i tuoi spostamenti e calcolare quanto tempo stai lontani da casa. Sii furbo… e goditi le vacanze.

    * Fonte: fonte: Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – numero dei furti in abitazione denunciati all’Autorità Giudiziaria delle Forze di Polizia al 31/12/2021.

    ** Nota metodologica: indagine condotta da EMG Different su un campione (1.085 rispondenti) rappresentativo della popolazione italiana dai 18 ai 74 anni per sesso, età, regione, classe d’ampiezza demografica dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: Rilevazione CAWI; Periodo in cui è stato realizzato il sondaggio: 7/13 giugno 2023.

  • Mutui: Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo ed Emilia-Romagna le aree più esposte agli aumenti dei tassi

    L’aumento dei tassi di interesse sta pesando sulle tasche degli italiani che hanno sottoscritto un mutuo variabile, ma quali sono le aree del Paese più colpite? Secondo l’analisi* congiunta Facile.itMutui.it le regioni più esposte agli aumenti sono il Friuli-Venezia Giulia, dove, negli ultimi 18 mesi, il 17,5% dei nuovi mutuatari ha scelto il variabile, l’Abruzzo (16,1%) e l’Emilia-Romagna (15,9%). E oggi, inutile negarlo, devono affrontare diverse difficoltà.

    Se a livello nazionale, da gennaio 2022 a giugno 2023, circa il 14,5% dei nuovi mutuatari ha optato per un variabile puro, va detto che analizzando l’andamento mensile delle erogazioni risulta evidente come la concessione di questo tipo di finanziamenti sia costantemente calata negli ultimi 6 mesi. A giugno 2023 i mutui variabili pesavano meno del 10% del totale, a fronte di un 33% rilevato nell’ultimo trimestre del 2022, periodo durante il quale molti mutuatari, a causa di indici Euribor all’epoca più convenienti rispetto agli Irs, hanno scelto di puntare su questa formula.

    «L’erogazione di mutui a tasso variabile è destinata a calare ulteriormente, se si considera che tra la richiesta del mutuo e la stipula passano in media 4-5 mesi», spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it«Questo significa che i mutui variabili erogati nella prima parte del 2023 sono stati richiesti nel secondo semestre 2022, quando la Bce aveva appena iniziato ad aumentare i tassi. Oggi la richiesta di variabili è ai minimi, inferiore al 2% del totale e l’effetto sugli erogati sarà molto evidente nei prossimi mesi».

    Il dettaglio regionale

    Continuando a scorrere la graduatoria regionale, dietro a Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo ed Emilia-Romagna si posizionano il Piemonte, area dove, negli ultimi 18 mesi, il 15,2% dei mutuatari alle prese con l’acquisto della prima casa ha ottenuto un mutuo a tasso variabile ed il Veneto (15,1%).

    Guardando alle aree del Paese dove la quota di mutui variabili sul totale è invece più bassa, al primo posto si trova la Campania – qui, dal 2022 ad oggi, solo il 12,6% dei mutuatari ha optato per un finanziamento variabile – e seguono, quasi a pari merito, il Lazio con una percentuale di variabili pari al 13,2% del totale e la Sardegna (13,3%).

    Il variabile in Italia

    Analizzando l’identikit di chi, a livello nazionale, ha ottenuto un mutuo a tasso variabile negli ultimi 18 mesi emerge che, in media, l’importo erogato è pari a poco più di 142.000 euro, richiesto per l’acquisto di un immobile di valore pari, sempre in media, a 192.000 euro.

    Chi ha presentato domanda di finanziamento aveva, all’atto della richiesta, poco più di 35 anni e ha siglato un piano di ammortamento pari a 26 anni e mezzo.

    Secondo le simulazioni di Facile.it**, chi ha ottenuto questo finanziamento a gennaio 2022 (142.000 euro da restituire in 25 anni), oggi si troverebbe a pagare una rata di circa 816 euro, vale a dire il 60% in più rispetto a quella iniziale (514 euro), con un tasso (Tan) passato da 0,67%, a 4,83%.

    * Analisi realizzata su un campione di oltre 20.000 pratiche di mutuo prima casa raccolte da Facile.it da gennaio 2022 a giugno 2023.

    ** Le simulazioni realizzate da Facile.it sono fatte su un mutuo da 142.000 euro in 25 anni, Tan iniziale 0,67% (Euribor3m+1,25%); la stima sull’impatto dell’aumento delle rate non tiene in considerazione l’ammortamento della quota capitale, elemento che potrebbe variare in base alle caratteristiche del mutuo.