Beatrice Trussardi: l’intervista di DeAbyDay all’imprenditrice culturale

DeAbyDay intervista Beatrice Trussardi: la sua idea di arte, la crescita professionale, “A Friend” e gli altri progetti seguiti per Fondazione Nicola Trussardi, che guida dal 1999.

Beatrice Trussardi

Beatrice Trussardi: l’arte come spunto di riflessione sul presente

“L’arte per me è lo sguardo di persone che vogliono rappresentare la realtà per farci riflettere, per farci pensare. Ci danno una visione diversa della realtà che abbiamo davanti agli occhi quotidianamente fornendoci degli spunti, generando dei punti interrogativi, non delle risposte definitive”: Beatrice Trussardi si racconta a DeAbyDay, portale online dedicato all’universo femminile, al tempo libero, alla cucina, alla bellezza e al benessere. Una “moderna Isabella d’Este”, una mecenate dei giorni nostri: nel ritratto dedicatole da DeAbyDay, l’imprenditrice culturale ripercorre gli anni alla guida di Fondazione Nicola Trussardi, che l’hanno portata a occuparsi di progetti unici diffondendo l’arte contemporanea in luoghi poco conosciuti di Milano per coinvolgere sempre più i cittadini e farli riflettere sui grandi temi di attualità. “Ho vissuto in un contesto permeato da stimoli culturali, di relazioni con artisti, con creativi. Ho completato gli studi con un master in Art Business Administration e, poco per volta, la mia strada verso l’arte si è andata delineando quasi naturalmente davanti ai miei occhi” spiega Beatrice Trussardi. Un percorso graduale, che culmina nella guida della Fondazione, a cui nel 2003 ha impresso una svolta innovativa: “Ho deciso di trasformarla in un’agenzia di arte pubblica, creando progetti con artisti molto importanti, riconosciuti internazionalmente, che si confrontano con luoghi simbolici della città. Il nostro obiettivo più grande è parlare di argomenti attuali che riguardino la società in cui viviamo su scala anche globale e far riflettere su questi temi complessi, urgenti, difficili”.

Beatrice Trussardi: il valore di “A Friend”

Far riflettere attraverso opere d’arte d’impatto, che non passino inosservate: è questo uno degli obiettivi che Beatrice Trussardi si è data per la Fondazione Nicola Trussardi. Il progetto più recente è “A Friend”: l’installazione dell’artista ghanese Ibrahim Mahama è stata concepita appositamente per i due caselli daziari di Porta Venezia e sarà visibile per tutta la durata della Milano Design Week fino al 14 aprile 2019. L’imprenditrice culturale spiega come l’opera di Mahama si concentri sul concetto di “accesso”: “È stata creata su due porte che simboleggiano l’entrata e l’uscita della città: una soglia, un confine. I sacchi di juta che rappresentano la circolazione delle merci in tutto il mondo portano lo sguardo e il pensiero a chi li riempie di materie prime: lavoratori, persone, individui a cui non è concesso di circolare per il mondo in modo così semplice, naturale, libero, così come avviene per le merci”. Nell’intervista Beatrice Trussardi osserva come la migrazione sia un fenomeno che esiste da sempre: “Tutti noi siamo emigrati da altrove nelle varie ere storiche, ma anche negli scorsi decenni. Se andiamo a studiare all’estero siamo “emigranti”. Ovviamente oggi c’è una realtà molto più importante che è entrata nel dibattito sociale e politico di tutto il mondo che è quella delle migrazioni di popolazioni che provengono da situazioni di guerra o situazioni di povertà o situazioni in cui è impossibile vivere per il cambiamento climatico. Le popolazioni emigrano, ed emigrano nei luoghi in cui si può vivere meglio”.