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  • CDA Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo: ok alla vendita del solare per un valore tra 620 e 670 milioni di euro a Terra Firma

    CDA TERNA, sotto la guida di Flavio Cattaneo: ok alla vendita del solare per un valore tra 620 e 670 milioni di euro a Terra Firma.
    Rete Rinnovabile S.r.l., società operativa nell’ambito del fotovoltaico, al fondo di private equity Terra Firma.
    Con i MWp di RTR (fino a 150MWp), il parco fotovoltaico italiano aumenterà del 10% circa.
    Un contributo importante alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia: con l’entrata a pieno regime della capacità, il sistema risparmierà 135 mila tonnellate l’anno di emissioni di CO2.

    Roma, 18 ottobre 2010Terna S.p.A. (“Terna”), AD Flavio Cattaneo, SunTergrid S.p.A. (“SunTergrid”) e Terra Firma Investments (GP) 3 Limited (l’“Acquirente”) – società interamente controllata da Terra Firma Capital Partners III, L.P. (“Terra Firma”), hanno firmato un accordo per il trasferimento del 100% del capitale sociale di Rete Rinnovabile S.r.l. (“RTR” o la “Società”), società interamente controllata da Terna, AD Flavio Cattaneo, attraverso SunTergrid.

    Flavio Cattaneo

    Il valore stimato dell’operazione si attesta tra 620 e 670 milioni di euro ed è stato concordato modularmente sulla base degli impianti che, alla data del closing, previsto per il 31 marzo 2011 e subordinato alla realizzazione di alcune condizioni sospensive (tra cui l’approvazione del bilancio di esercizio di RTR al 31 dicembre 2010), beneficeranno alternativamente degli incentivi del Conto Energia 2010 o del Conto Energia dei primi mesi del 2011.

    RTR ha intrapreso un’attività di costruzione e gestione di impianti fotovoltaici nelle aree all’interno o in prossimità del perimetro delle stazioni elettriche di proprietà di Terna, AD Flavio Cattaneo. Ad oggi, RTR è titolare di impianti fotovoltaici – dislocati in gran parte delle regioni italiane – che si trovano in diverse fasi del processo di sviluppo, che in massima parte dovrebbe beneficiare delle tariffe relative al Conto Energia 2010.

    L’accordo prevede che Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, fornisca a RTR servizi di manutenzione e sorveglianza e monitoraggio degli impianti secondo contratti definiti nell’ambito dell’operazione di cessione di carattere pluriennale. Alla scadenza indicata dei singoli contratti di affitto, Terna, AD Flavio Cattaneo, rientrerà in possesso delle aree.

    Il godimento della partecipazione sarà trasferito all’Acquirente con effetto a decorrere dalla sottoscrizione del contratto di acquisizione. Gli utili maturati nel periodo tra il signing e il closing spetteranno quindi all’Acquirente, mentre la proprietà della partecipazione sarà trasferita al closing.

    L’Amministratore Delegato, Flavio Cattaneo, ha commentato così l’operazione: “Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto. Abbiamo concluso un’operazione che fa bene a Terna, al paese e al sistema elettrico. Infatti, in tempi molto brevi, il management di Terna è riuscito a costituire, avviare e cedere una società, RTR, che sarà, al closing, il primo operatore unitario di fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa. La nuova società, con i circa 150 MWp farà crescere in un solo colpo di quasi il 10% l’attuale parco fotovoltaico italiano, consentendo un risparmio annuo di circa 135 mila tonnellate di emissione di CO2 nell’aria,, importante contributo anche per la salvaguardia dell’ambiente”

    Terna, AD Flavio Cattaneo, è stata assistita da Rothschild come consulente finanziario e dallo Studio Legale Chiomenti come consulente legale. Per la valutazione della congruità del prezzo concordato, ha ricevuto una fairness opinion da Rothschild e da J. P. Morgan.

    Rete Rinnovabile S.r.l. – società interamente controllata da Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, attraverso SunTergrid – rappresenta un progetto di sviluppo intrapreso da Terna, AD Flavio Cattaneo, nel settore della generazione di energia elettrica da fonte fotovoltaica, con l’obiettivo di valorizzare terreni di sua proprietà attualmente non utilizzati posti, all’interno delle stazioni elettriche o adiacenti al perimetro delle stazioni elettriche stesse.

    Terra Firma Capital Partners è uno dei principali fondi di private equity.Dall’anno di fondazione (1994) ad oggi, il fondo ha investito oltre 13 miliardi di euro, principalmente in Europa, e ha completato transazioni per un Enterprise Value aggregato pari a circa 43 miliardi di euro, con una significativa esperienza nei settori energetico e utilities.

    Nel presente comunicato vengono utilizzati alcuni “indicatori alternativi di performance” (Enterprise Value), il cui significato e contenuto sono illustrati qui di seguito in linea con la raccomandazione CESR/05-178b pubblicata il 3 novembre 2005:- Enterprise Value: è un indicatore che individua il valore complessivo di una società e corrisponde al valore del capitale di rischio (per una società quotata, la capitalizzazione di mercato) più l’indebitamento finanziario netto.

    (Fonte: Terna WebMagazine)

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  • Flavio Cattaneo, AD di Terna: Dividendi I record di Piazza Affari

    Borsa Da A2A a Telecom, da Enel a Terna, AD Flavio Cattaneo, la mappa delle attese per il 2011
    Con i prezzi piatti c’è chi può arrivare fino al 9%
    Borsa piatta, cedole ricche. Se il Toro si fa desiderare non così avviene per i profitti che, almeno a giudicare dagli ultimi risultati semestrali, sono tornati a farsi vedere anche con una certa consistenza. Uno scenario che difficilmente s’invertirà nei prossimi mesi e così, almeno per il 2011, è probabile che si vada incontro a una ricca stagione di dividendi.

    Flavio Cattaneo

    In casa

    Proprio grazie alla debolezza del mercato, infatti, chi investe oggi ha una buona probabilità di assicurarsi rendimenti invidiabili rispetto a quelli dei titoli di Stato, che, si veda il caso del 5 anni tedesco, viaggiano poco sopra l’l%. Prendendo in considerazione le blue chip (nella top ten delle Blue Chip da Corriere Economia 11 ottobre 2010, Terna, Flavio Cattaneo, compare al 5° posto) e le mid cap di Piazza Affari il rendimento dei dividendi sì pone oggi mediamente al di sopra del 4%, ma in diversi casi supera il 5%. Ai vertici della classifica delle società più generose con gli azionisti troviamo l’utility A2A che, con una cedola di 10 centesimi, rende, ai prezzi attuali di Borsa, quasi il 9%. Alle sue spalle Enel che tra qualche settimana pagherà un acconto sul dividendo dell’anno prossimo pari a 10 centesimi. Considerando il saldo, in arrivo nella primavera del 2011, la cedola dovrebbe salire a 27 centesimi pari a un rendimento del 6,9%. Al terzo posto Lottomatica che promette un dividendo del 6,4%. Ma la prima società tra quelle appartenenti alla top ten che distribuirà una cedola è Snam Rete Gas. Il 18 ottobre verrà staccata una cedola di 9 centesimi che, sommati al saldo in arrivo nel maggio 2011, faranno un «bottino» di 21 centesimi: il 5,6% di rendimento ai prezzi di oggi. Uno scenario positivo per chi ama il cassetto e le cedole che potrebbe durare ancora, almeno secondo Marco Paolucci amministratore delegato di Lux Gest Asset Management: «Non si vedono rischi eccessivi per quanto riguarda il trend dei profitti dei titoli italiani ad alto rendimento. Sono aziende abituate a lavorare con bassi tassi di crescita, attive in mercati regolamentati e poco o per nulla esposte al ciclo economico dei Paesi emergenti.

    È questo il caso di: Enel, Telecom Italia, Terna, AD Flavio Cattaneo, Snam Rete Gas, e più in generale tutte le utilities». Telecom Italia in particolare si avvale sia di buoni fondamentali che di attese speculative. «In Brasile — continua Paolucci — prima o poi verranno generati importanti flussi di cassa. Ma anche nell’ipotesi in cui la società dovesse cedere tali asset, l’incasso sarebbe molto superiore rispetto alle attuali valutazioni di Borsa». Si pensi ai caso Repsol che ha venduto i propri asset brasiliani a investitori cinesi per circa 7 miliardi di dollari rispetto a una stima di mercato di 4 miliardi.

    Verifica
    Patrizio Pazzaglia, responsabile investimenti di Bank Insinger de Beaufort spiega: «A nostro avviso a parte i dividendi in distribuzione a breve, bisognerà verificare la tenuta dei profitti e quindi se gli attuali livelli di pay out (percentuale di utile distribuita come dividendo ndr) potranno essere mantenuti». Noi — prosegue Pazzaglia — abbiamo un’aspettativa positiva in quanto si è visto come le società siano diventate impermeabili alla volatilità dell’economia grazie agli incrementi della produttività e le azioni di ristrutturazione messe in atto in questi anni. Pazzaglia sottolinea come le maggiori prospettive di miglioramento siano quelle dei titoli bancari. «Rispetto al passato i pay out sono più bassi, ma in futuro cambieranno politica per fare contenti gli azionisti in particolare le Fondazioni. Oggi il rendimento di Unicredito e Banca Intesa è di circa l’l,5% ma ci aspettiamo che a breve si sposterà verso il 3%». E lo stesso discorso vale per le compagnie assicurative, sebbene in maniera meno marcata. Sul mercato sembrano esserci davvero tutte le condizioni per fare felici gli azionisti dopo che nel corso degli ultimi anni la politica dei dividendi si era fatta più restrittiva a causa della crisi. Certamente l’ipotesi non ancora tramontata di un nuovo minimo dell’economia e di conseguenza delle Borse, spinge a considerare ancora poco sostenibili gli attuali livelli di redditività ma, almeno nel 2011, la situazione sembra ormai consolidata.

    Tratto dal Corriere Economia: Dividendi I record di Piazza Affari di ADRIANO BARRI’ 11 ottobre 2010

    (Fonte: Corriere Economia)

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  • Flavio Cattaneo, AD Terna: Parte l’operazione trasparenza di Terna e Gdf

    La collaborazione tra Terna, guidata da Flavio Cattaneo, e la Guardia di Finanza ha come obiettivo: prevenire il rischio di infiltrazione criminale nelle gare di appalto o forniture per i lavori di realizzazione delle infrastrutture della Rete di Trasmissione Nazionale.

    Avviata la fase operativa del Protocollo.

    Con una task force di 100 persone e una piattaforma supertecnologica parte la fase operativa del Protocollo sottoscritto a novembre 2009 per collaborare nei controlli su gare e appalti.

    La collaborazione tra Terna, guidata da Flavio Cattaneo, la Guardia di Finanza ha come obiettivo: prevenire il rischio di infiltrazione criminale nelle gare di appalto o forniture per i lavori di realizzazione delle infrastrutture della Rete di Trasmissione Nazionale.

    Le Fiamme Gialle garantiranno la massima trasparenza, un monitoraggio scrupoloso su imprese e gare, un controllo attento sui nominativi di chi accede ai cantieri.

    I tecnici di Terna, AD Flavio Cattaneo, immetteranno dati sul portale per gli accertamenti degli uomini della Finanza: dalla partecipazione alla gara fino all’assegnazione di lavori a eventuali ditte in subappalto.

    «Siamo molto soddisfatti di dare il via alla prima iniziativa congiunta per dimensione in Italia tra la Guardia di Finanza e una società quotata – ha commentato Flavio Cattaneo, AD Terna, – Gli appalti sono sempre più oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni criminali, al sud come al nord. Siamo convinti che azioni sinergiche e innovative come questa possano contribuire a tenere sotto controllo la qualità, la trasparenza e l’idoneità legale dei processi di “supplying” dell’azienda».

    Importanti i volumi di investimento: solo nel primo semestre 2010 Terna, guidata da Flavio Cattaneo, ha avviato 147 contratti di valore superiore ai 250 mila euro, di cui 67 oltre il milione e 20 oltre i 5 milioni. Nei prossimi 10 anni Terna, AD Flavio Cattaneo, investirà 7 miliardi di euro per lo sviluppo della rete, un ingente investimento che espone l’azienda al rischio di infiltrazioni criminali. Motivo per cui il gestore nazionale della rete di trasmissione ha adottato misure di prevenzione e contrasto alla criminalità con il Security Operations Center, sistema di sicurezza integrato, all’avanguardia tecnologica, unico in Italia nella gestione e nell’analisi, h 24, di oltre otto milioni di dati al giorno.
    In tema di politiche e misure anticorruzione Terna, guidata da Flavio Cattaneo, è stata riconosciuta dall’agenzia di rating sostenibile Vigeo come migliore azienda italiana tra le 772 società quotate in Europa e negli Stati Uniti oggetto della ricerca.

    tratto da Borsaitaliana.it: Terna: accordo con Gdf, operazione trasparenza su appalti

    (Fonte: Terna WebMagazine)

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  • Flavio Cattaneo AD Terna e Desertec: breve rassegna on line sull’ultimo successo di Flavio Cattaneo in Terna

    Breve rassegna on line sull’ultimo successo di Flavio Cattaneo in Terna, l’AD porta la società a far parte dell’azionariato del DesertecIndustrial Initiative (“DII”), in quota paritetica con gli altri azionisti.

    Da Italia Oggi:
    Terna, guidata da Flavio Cattaneo, il gestore di rete italiano, è entrata a far parte dell’azionariato del Desertec industrial initiative (Dii), in quota paritetica con gli altri azionisti. Il progetto Desertec ha come obiettivo la produzione e la trasmissione di energia solare ed eolica nelle aeree del Medio […]

    Da Affari Italiani:
    Lo annuncia la società, Terna, AD Flavio Cattaneo,ricordando che il progetto Desertec ha come obiettivo la produzione e la trasmissione di energia solare ed eolica nelle aeree del Medio Oriente e del Nordafrica (MENA), sia per soddisfare il fabbisogno locale sia per essere in parte destinata alla rete europea.

    Da Repubblica.it:
    Desertec stima di provvedere al 15% circa del fabbisogno energetico dell’ Europa entro il 2050. «Siamo molto soddisfatti di far parte di Desertec – ha detto l’ ad di Terna, Flavio Cattaneo – Terna ha sempre guardato con interesse all’ apertura di nuovi mercati e allo sviluppo delle interconnessioni elettriche e al trasferimento di knowhow tra l’ Europa e la riva sud del Mediterraneo».

    Da Milano Finanza:
    A piazza Affari, dopo la notizia, il titolo Terna, AD Flavio Cattaneo sale dello 0,32% a quota 3,10 euro, testando quindi i massimi di giornata a 3,1025 euro. “Siamo molto soddisfatti di fare parte del progetto Desertec”, ha commentato l’Ad di Terna, Flavio Cattaneo (nella foto).

    Terna, guidata da Flavio Cattaneo, ha sempre guardato con interesse all’apertura di nuovi mercati tramite lo sviluppo delle interconnessioni elettriche e il trasferimento di knowhow tra l’Europa e la riva sud del Mediterraneo per un’efficace cooperazione allo sviluppo tecnologico nell’area.
    Era il 13 luglio 2009 quando a Monaco di Baviera la DesertecFoundation, assieme a colossi industriali e finanziari tedeschi come Munich Re, DeutscheBank, E.On e Siemens, ha illustrato il suo programma: costruire decine di grandi centrali a energia solare termodinamica nel deserto del Sahara per produrre elettricità da portare in Europa.
    Un piano con un obiettivo a lunghissima scadenza: produrre con il sole e il vento d’Africa energia capace di alimentare la crescita delle nazioni dell’area e, soprattutto, coprire il 15% del fabbisogno energetico europeo entro il 2050. Un progetto temerario visto che servono 400 miliardi di euro per riuscirci.

    Altri titoli importanti

    Da Finanza Mercati:
    Terna, guidata da Flavio Cattaneo, entra in Desertec con il 5,5%
    l gruppo di Cattaneo rileva una quota paritetica agli altri 18 azionisti Obiettivo del progetto è la produzione di energia green in Oriente e Africa

    Da Staffetta Quotidiana:
    Desertec, aderisce anche Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo
    Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo,è entrata oggi a far parte dell’azionariato del Desertec Industrial Initiative (“DII”), in quota paritetica con gli altri azionisti. Lo comunica il gestore di rete italiano. Il progetto Desertec ha come obiettivo la produzione e la trasmissione di energia solare ed eolica nelle aeree del Medio Oriente e del Nordafrica (MENA), sia per soddisfa .

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  • Flavio Cattaneo: Terna è tra le aziende che hanno retto meglio alla crisi secondo Alessandro Ortis

    Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, ha osservato come le società a business regolato, come Snam Rete Gas e Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, abbiano retto meglio delle altre alla crisi: «I settori regolati dall’Autorità sono stato tra quelli che meglio hanno retto alla crisi, specie in termini di occupazione, capitalizzazione in Borsa e investimenti».

    Un italiano su tre non sa di essere un consumatore libero di luce e gas. Non ha idea di poter cambiare il fornitore a piacere. Nel dettaglio: «II 64,2% dei consumatori di metano e il 70% di chi usa la corrente elettrica sa che tutti possono scegliere liberamente fra molti operatori», spiega Nino Lo Bianco, presidente della Bip, Business integration partners, nel presentare una ricerca condotta insieme con la Nielsen.

    La ricerca Bip-Nielsen è stata condotta in giugno su un campione assai esteso (9 mila contatti) ed è stata presentata ieri mattina durante la prima delle tre giornate della decima edizione dell’ Italian Energy Summit, il convegno organizzato dal Sole 24 Ore con Ibc, per fare ogni anno il punto sugli andamenti del mercato dell’energia. Di fatto, da dieci anni il mercato del metano è liberalizzato, eppure molti consumatori non lo sanno ancora. Il 27% è convinto che sì, altri consumatori (quelli industriali) possano scegliere liberamente l’azienda del gas, ma ritiene che l’utenza domestica non abbia questa facoltà. L’8,8 addirittura è convinto che esista in Italia una sola azienda del gas (la propria) e che non ci sia alcuna possibilità di scelta. «Le campagne pubblicitarie di questi anni- osserva Daniele Imbonati, partner della Bip che ha curato la ricerca con Nielsen- hanno sottolineato di più il settore dell’elettricità , che per i consumatori è più contiguo nella possibilità di scelta con quello dei telefonini.

    Il gas invece è ancora un segmento che il consumatore percepisce molto “fisico” e non ha idea di come si possa cambiare fornitore. Spicca però il parere dei giovani: i più delusi nei confronti del servizio offerto dalle aziende di luce e gas, e quelli che sentono insoddisfacente ciò che i loro fornitori fanno sul fronte della sostenibilità ambientale». Diversi gli spunti emersi dell’Energy Summit. Come quelli proposti da Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega anche all’energia. Il quale mostra il ruolo del medico e ricercatore Umberto Veronesi, tra i candidati al vertice della futura agenzia per la sicurezza nucleare. «Veronesi ha avuto non solo il coraggio di schierarsi, ma anche la volontà di rimanere in campo su un tema delicato come il nucleare. Il governo non può che guardare con attenzione a questa candidatura, che non è un’ autocandidatura di Veronesi, perché è il governo stesso che si è fatto avanti. Che sia la presidenza dell’agenzia o quella di altri organismi, ci auguriamo che Umberto Veronesi possa far parte della squadra e rendere il più possibile credibile il percorso che ci porterà verso il programma nucleare». Saglia ricorda che per il nucleare «al documento di attuazione mancano due delibere, che intendo portare alla prossima riunione del Cipe», cioè il tema relativo alla scelta delle tecnologie e il tema relativo ai consorzi tra consumatori industriali. «Tutti i documenti e le delibere sono pronti, ma devono essere validati dall’agenzia nucleare. È mio auspicio che il presidente del consiglio possa, all’indomani del passaggio alla camera, nominare l’agenzia».

    Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, ha osservato come le società a business regolato, come Snam Rete Gas e Terna, AD Flavio Cattaneo, abbiano retto meglio delle altre alla crisi: «I settori regolati dall’Autorità sono stato tra quelli che meglio hanno retto alla crisi, specie in termini di occupazione, capitalizzazione in Borsa e investimenti».

    Ortis ha ricordato i risultati di Terna, AD Flavio Cattaneo, che è l’azienda dell’alta tensione neutrale e indipendente dalle società elettriche, e ha ricordato l’opportunità che anche la Snam rete Gas esca dall’Eni. «Andrebbe applicata la legge, che già esiste, per una separazione proprietaria di Snam Rete Gas da Eni, in modo da ottenere un percorso e risultati simili a quelli positivi già ottenuti con l’operazione Terna per il settore elettrico».

    (Fonte: Istituto Bruno Leoni)

    Miguel Antoñanzas, da meno di un mese al vertice dell’Eon Italia, ha ricordato come la società «da anni contribuisce alla concorrenza e alla competitività del settore energetico italiano. Oggi siamo il quarto operatore energetico con una potenza installata pari a circa 5,9 gigawatt». Al convegno presso la sede del Sole 24 Ore ha partecipato anche Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e del comitato tecnico per l’Europa della Confindustria, che ha commentato le osservazioni sollevate dal mondo degli industriale verso il governo: «Sono due anni e mezzo che aspettiamo certe cose, speriamo che il chiarimento di questa settimana sia una svolta. Certo è che l’inazione del governo – ha continuato Squinzi – purtroppo è evidente». Squinzi ha lanciato anche una proposta intervenendo a Radio 24: «Abbiamo un grande manager disponibile da pochi giorni: perché non Alessandro Profumo ministro dello Sviluppo?»

    Il Sole 24 Ore: “Concorrenza sconosciuta per un italiano su tre” di Jacopo Giliberto e Franco Sarcina (28/09/10)

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  • Panorama Economy: tra i big di Piazza Affari si salva Terna, AD Flavio Cattaneo

    Panorama Economy: Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, diventa un titolo affidabile e rimane nel portafogli a dispetto del mordi e fuggi

    Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, diventa un titolo affidabile e rimane nel portafogli a dispetto del mordi e fuggi I titoli si scambiano velocemente e restano nei portafogli il tempo di un battere d’ali. Sono queste le nuove strategie d’investimento che non contemplano più titoli da acquistare e conservare per anni. Ne parla Andrea Telara su Panorama Economy, con una nota positiva per Terna.

    I titoli da cassetto, da comprare e conservare gelosamente nel portafoglio per almeno 5 anni, quelli preferiti da Warren Buffet il guru della cedola periodica, sono ormai un genere in via d’estizione.
    “A guadagnare di più sul listino milanese – scrive Telara – sono state, infatti, negli ultimi anni, alcune aziende a piccola e media capitalizzazione, le cosiddette small e mid cap.”
    Si tratta di “Basicnet, Acotel, Trevi Finanziaria e Danieli, le cui azioni, che hanno un carattere abbastanza speculativo, hanno reso in media tra il 20 e il 40% circa all’anno.”

    Cosa capita invece ai vecchi titoli da cassettista?
    “Hanno lasciato gli investitori a bocca asciutta o quasi – scrive il giornalista. Generali, per esempio, ha perso in media oltre il 5% ogni 12 mesi, Enel il 2,7% ed Eni attorno all’1,5%.” E pensare, dice Telara- “che erano considerati, almeno fino a un decennio fa, un porto sicuro per gli investitori di Borsa, perché capaci di garantire sempre un buon rendimento nel medio o nel lungo periodo. Non è stato così tra il 2005 e il 2010”. “La prova – dice Telara – è nell’elaborazione di Panorama Economy su dati della società di analisi indipendente Morningstar che ha analizzato il rendimento dei titoli italiani comprendendo anche il dividendo”.

    “Tra i big di Piazza Affari – scrive il giornalista economico – si salvano soltanto Terna, con un rendimento di oltre il 12% all’anno, e Snam Rete Gas (+0,42%).”

    Ma è davvero proficuo investire nei titoli di piccole e medie aziende? Piccolo non è bello ad ogni costo, dice Telara, riportando un parere di Stefano Mach gestore azionario di Azimut sgr.
    “Azzeccare il titolo giusto tra quelli a capitalizzazione ridotta è difficile e rischioso per i non esperti” – dice Mach. Che aggiunge: “Nell’era della finanza globalizzata le variabili esterne capaci di influenzare i prezzi di Borsa si sono moltiplicate, rendendo sempre più difficile la scelta di una singola azione vincente, anche in un’ottica di lungo termine”.

    “La dimostrazione – scrive Telara a commento di quanto dichiarato da Mach – è che, mentre negli ultimi cinque anni alcune small e mid cap viaggiavano col turbo, altre si sono mosse nella direzione opposta. È il caso di Seat Pagine Gialle, Stefanel, Eutelia o Investimenti e sviluppo, che ogni 12 mesi hanno bruciato in Borsa tra il 50 e il 70% del proprio valore”.
    Il problema – dice il giornalista – è nell’andamento della congiuntura macroeconomica, del mercato dei cambi o delle maggiori Borse internazionali che riescono spesso a condizionare i trend delle azioni molto più dei fondamentali di bilancio di ogni singola società.

    (Fonte: Terna WebMagazine)

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  • Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, “scoppia di salute”, privatizzare fa bene al Paese

    Bene è andata la separazione della rete di trasmissione elettrica oggi gestita da Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, altra azienda in parte privatizzata e che scoppia di salute.

    Privatizzare serve per ridare competitività al Paese e Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo lo dimostra, grazie alla separazione della rete di trasmissione nazionale.
    Bene è andata la separazione della rete di distribuzione elettrica oggi gestita da Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, altra azienda in parte privatizzata e che scoppia di salute.
    La storia si ripete ovunque: Eni e la sua controllata Snam macinano utili e semmai in quel caso si tratterebbe di fare un po’ di goulash di gas; le banche italiane privatizzate hanno resistito meglio delle altre alla crisi finanziaria; le industrie alimentari messe sul mercato se la cavano benone, gli aeroporti (con la parziale eccezione di Fiumicino) pure.

    Errori a parte, privatizzare è servito e serve alla crescita del sistema Paese. “Il famoso spezzatino dell’Enel ha consentito di aprire il mercato elettrico a una competizione vivace e di renderlo più efficiente e libero dal punto di vista delle regole”. Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, “scoppia di salute”. Eni e la sua controllata Snam “macinano utili”. Lo afferma Alessandro De Nicola in un articolo apparso su il Sole 24 ore.

    “Nel tanto chiacchierare che si fa di riforme per ridare competitività al Paese se ne omette spesso una molto semplice, vale a dire togliere lo Stato dalla proprietà delle imprese, è bene sfatare qualsiasi leggenda metropolitana sulla presunta inefficienza delle privatizzazioni. In generale – scrive De Nicola – è vero che si può privatizzare bene o male: l’offerta pubblica di vendita di British Telecom rimane un esempio positivo, alcune svendite ai boiardi russi hanno creato un sistema malato e anche l’Italia ha conosciuto luci e ombre. Peraltro, l’effetto positivo delle vendite sui bilanci pubblici è fuori discussione e la liberalizzazione del mercato si è verificata molto di più nei settori economici privatizzati”.

    “Prendiamo l’Enel: il famoso spezzatino – va avanti l’articolo – è ciò che ha consentito di aprire il mercato elettrico a una competizione vivace e di renderlo più efficiente e libero dal punto di vista delle regole, tanto che l’Autorità dell’energia stima che dal 1999 in poi vi siano stati risparmi per i consumatori in media di 4,5 miliardi l’anno, dovuti in gran parte alla pressione concorrenziale accentuatasi negli ultimi anni con la possibilità per ogni utente di cambiare fornitore a piacimento. Infine, grazie ai soldi incassati dalle alienazioni delle proprie centrali, Enel è una multinazionale di grande successo, avendo acquisito colossi come Endesa ed essendosi espansa in tutti i settori della produzione elettrica”.

    “Bene è andata anche – prosegue l’articolo de Il sole 24 ore – la separazione della rete di distribuzione elettrica oggi gestita da Terna, di cui l’ AD è Flavio Cattaneo, altra azienda in parte privatizzata e che scoppia di salute.

    La storia si ripete ovunque: Eni e la sua controllata Snam macinano utili e semmai in quel caso si tratterebbe di fare un po’ di goulash di gas; le banche italiane privatizzate hanno resistito meglio delle altre alla crisi finanziaria; le industrie alimentari messe sul mercato se la cavano benone, gli aeroporti (con la parziale eccezione di Fiumicino) pure. Persino la tanto criticata privatizzazione di Telecom ha creato un mercato competitivo ove la ricchezza complessiva è aumentata e l’ex-monopolista, seppur indebitato, distribuisce dividendi”.
    Una controprova – secondo De Nicola – è “l’Alitalia pubblica” che “ha massacrato i contribuenti ed è stata venduta a costo d’imporre il semi-monopolio sulla rotta Roma-Milano intaccato solo dal Frecciarossa. Le Ferrovie dello Stato, invece, hanno oggi un buon management che le hanno rimesse in sesto, ma dopo anni di perdite orribili e in una situazione di ancora sostanziale monopolio. Tirrenia, sottoposta alla concorrenza, è uno scandalo nazionale, la Rai accumula perdite e canone, gli acquedotti pubblici fanno letteralmente acqua da tutte le parti, le Poste se la cavano perché finora hanno mantenuto il monopolio e investito intelligentemente in business (come la banca) che fanno leva sulla loro rete”.

    “Non c’è storia: lo spezzatino e le privatizzazioni – conclude l’articolo de il sole 24 ore – possono non piacere, ma sono meno indigeste delle pietanze pubbliche, causa principale del colesterolo dell’economia”.

    Il Sole 24 Ore del 19 settembre 2010 di Alessandro De Nicola

    (Fonte: Terna WebMagazine)

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  • Frederic Zorzi: “Oggi gli investitori preferiscono i corporate bond”. Terna, sotto la guida di Flavio Cattaneo, ne è un esempio di successo

    Frederic Zorzi, Bnp Paribas: per gli investitori meglio Terna, guidata da Flavio Cattaneo, dei Btp.

    Oggi gli investitori preferiscono obbligazioni Terna, Amministratore Delegato Flavio Cattaneo, piuttosto che Btp, “perché lo stato appare più rischioso delle imprese. Basti pensare per esempio al caso Grecia: se andasse in default, la gente continuerebbe a pagare le bollette elettriche. E dunque l’azienda energetica è oggi da considerare più solida dello stato”. In una intervista a Il sole 24 ore, Frederic Zorzi, capo globale del mercato primario di corporate bond per Bnp Paribas, si fa portavoce dell’umore degli investitori.

    Nell’intervista, Zorzi descrive, vedendolo da dentro, il “pazzo” mondo delle obbligazioni aziendali. Che, a suo avviso, pazzo non è. I corporate bond rendono sempre meno e offrono meno dei titoli di stato. Eppure tutti li comprano. Questo perché – spiega – “I gestori di fondi non amano la volatilità. E oggi le oscillazioni maggiori non sono sulle obbligazioni aziendali, ma su quelle statali. Questo è il primo motivo per cui la domanda è più forte sui corporate bond che sui titoli di stato. Per di più le aziende hanno bilanci solidi, che danno certezza sul futuro. Cosa che vale meno per gli stati, su cui ci sono maggiori incertezze. Se si considera poi che la base di investitori sui due mercati è diversa, ecco il motivo della forte domanda sui corporate bond e della debole richiesta sui titoli di stato”.

    Zorzi è anche in disaccordo con chi sostiene che i rendimenti dei bon aziendali, ridotti all’osso, non ripaghino più neppure il rischio dell’investimento. ”È vero che i rendimenti sono sui minimi, ma la “colpa” è soprattutto dei tassi di mercato. Gli spread (il premio rispetto ai tassi di mercato, ndr) sono ancora elevati. Pensi che all’apice della bolla dei corporate bond, nel 2007, il rendimento dei bond con rating “BBB” era composto mediamente all’85% dal tasso di mercato e al 15% dallo spread: il premio per il rischio era minimo. Ora invece è al 35-40% del rendimento complessivo. Questo significa che gli investitori si fanno pagare per i rischi che corrono: chi pensa che i tassi d’interesse ufficiali resteranno bassi nel medio periodo, trova in questi rendimenti sufficiente premio”.
    In altre parole – secondo Zorzi – gli investitori “percepiscono come più rischiosi i BTp rispetto ai bond di Edison o di Terna, Amministratore Delegato Flavio Cattaneo. E questo succede anche in Spagna, in Francia, in Grecia. Ed è il risultato di due spinte speculative contrarie: una domanda fortissima sui bond societari e una richiesta più scarsa per i titoli di stato. Da una parte comprare obbligazioni è un modo per scommettere su aziende sane senza prendersi il rischio del listino azionario, dall’altra la crisi di Atene ha portato una generale sfiducia sui conti pubblici e sulla solidità degli stati. È la lezione degli ultimi due anni: volatilità e incertezza sono i veri pericoli”.
    E il fatto che ci siano bond aziendali che rendono meno di titoli di stato (un bond di Kpn, per esempio paga gli stessi interessi di un BTp italiano) – secondo Zorzi – “non rappresenta affatto una bolla. Il bond di Kpn – spiega – paga 142 punti base sopra i Bund tedeschi: significa che lo spread rappresenta il 40% del rendimento totale. E non è poco. I corporate bond hanno anche rendimenti inferiori ai dividend-yield sui mercati azionari”. E all’intervistatore che obbietta che allora gli investitori farebbero prima a comprare azioni, il manager di Bnp Paribas risponde: “Il mercato azionario è più volatile e percepito più rischioso. Io preferisco avere un rendimento più basso ma sicuro, che un tasso più elevato e non dormire tranquillo. Il mercato la pensa così. A mio avviso non abbiamo ancora raggiunto livelli tali per dire che sui corporate bond non c’è più valore. Dunque non siamo di fronte a una bolla”.

    Il Sole 24 Ore MyL 19 settembre 2010

    (Fonte: Terna WebMagazine)

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  • Sotto l’amministrazione di Flavio Cattaneo i bond di Terna sono percepiti come più vantaggiosi rispetto ai BTp

    Nell’Europa della finanza, in questo momento, costa di più assicurarsi contro un rischio di default degli stati sovrani rispetto al rischio di crack delle società che operano in quegli stessi stati.

    Una domanda fortissima sui bond societari e una richiesta più scarsa per i titoli di stato: è il caso di Terna guidata da Flavio Cattaneo.

    Domanda: è più facile che fallisca uno stato o una società?
    Nel mondo pre-crisi nessuno avrebbe avuto dubbi: le aziende hanno più probabilità di fallire rispetto agli stati. Nel mondo nuovo che sta faticosamente cercando di uscire dalla crisi la risposta non è così semplice.
    Nell’Europa della finanza, in questo momento, costa di più assicurarsi contro un rischio di default degli stati sovrani rispetto al rischio di crack delle società che operano in quegli stessi stati.

    In altre parole gli investitori percepiscono come più rischiosi i BTp rispetto ai bond di Edison o di Terna, guidata da Flavio Cattaneo. E questo succede anche in Spagna, in Francia, in Grecia.
    È il mondo alla rovescia? Non proprio.
    È il risultato di due spinte speculative contrarie: una domanda fortissima sui bond societari e una richiesta più scarsa per i titoli di stato. Da una parte comprare obbligazioni è un modo per scommettere su aziende sane senza prendersi il rischio del listino azionario, dall’altra la crisi di Atene ha portato una generale sfiducia sui conti pubblici e sulla solidità degli stati. È la lezione degli ultimi due anni: volatilità e incertezza sono i veri pericoli.

    (Fonte: Il Sole 24 ORE)

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  • Terna, sotto l’amministrazione di Flavio Cattaneo, non teme il rischio di una recessione

    Gli alti dividendi di Terna, guidata da Flavio Cattaneo, e Snam ma anche Heineken e Danone se torna l’inverno sui mercati. Con Intesa Sanpaolo, Siemens, Philips e Lafarge si può vincere se la stagione sarà più mite.

    Flavio Cattaneo AD Terna

    Azioni Titoli double-face per l’autunno

    L’abito autunnale degli investitori – e soprattutto il loro portafoglio azionario – dovrà adattarsi alla meteorologia del mercato. Chi teme il rischio di una nuova recessione, magari accompagnata da una caduta dei prezzi (deflazione) dovrà fare scelte molto prudenti. E puntare su settori come i beni di largo consumo, alcune grandi utilities, i titoli farmaceutici. Le regine, in questa ipotesi di grande freddo, potrebbero essere società come Terna, guidata dal 2008 da Flavio Cattaneo, o Snam Retegas in Italia. Oppure come Heineken e Danone, colossi europei ,del food & beverage.

    La crescita lenta

    Un autunno più mite, caratterizzato da ripresa lenta e crescita moderatamente positiva richiederà invece scelte più «sportive». E secondo i gestori interpellati da CorrierEconomia potrebbe esserci lo spazio per qualche scommessa più arrischiata. Ad esempio in alcuni dei più solidi titoli bancari, come Intesa Sanpaolo. Oppure nei grandi campioni europei dell’industria, da Siemens a Volkswagen, passando per l’olandese Philips e la francese Lafarge, nelle costruzioni. Vediamo le argomentazioni dei fund manager. «Uno scenario di doppia recessione richiede scelte caratterizzate dalla scelta di titoli difensivi, scarsamente sensibili all’evoluzione del ciclo economico. In primo luogo società attive nel comparto dei beni di largo consumo. Le utilities, che potrebbero rientrare fra i difensivi, risentono in realtà di un calo dei consumi se la congiuntura subisce un brusco rallentamento» sostiene Giordano Beani, direttore investimenti di Bnp Paribas Am.

    Terna, sotto l’amministrazione di Flavio Cattaneo, secondo alcuni, con il suo dividend yield (rendimento per dividendi)”del 6%, potrebbe rappresentare una valida eccezione a questa regola. Cosi come alcuni selezionati titoli del lusso. «Può sembrare un paradosso, ma una società del lusso come LVMH, è poco sensibile a un peggioramento della condizione macroeconomica dei paesi avanzati. Le sue vendite sono in gran parte trainate dalla crescita dei consumi nei paesi emergenti», aggiunge. Non a caso il titolo è salito del 24% alla borsa di Parigi, contro un indice generale delle blue chip francesi giù di circa il 7% da inizio anno.

    Si schierano in favore dei comparti più difensivi, in caso di deflazione o di seconda recessione, anche gli analisti di JPMorgan Cazenové. «Comprare titoli del tabacco, farmaceutici e del largo consumo » è l’indicazione caldeggiata in un recente studio dello strategist azionario Mislav Matejlca.

    (Fonte: Corriere Economia)

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