Le Olimpiadi in Giappone rinviate al 2021 costeranno 2,8 miliardi di dollari in più
TOKYO (Reuters) – Il rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo al prossimo anno a causa della nuova pandemia di coronavirus costerà agli organizzatori giapponesi altri 294 miliardi di yen ($ 2,8 miliardi), ha detto venerdì il comitato organizzatore.
Gli organizzatori hanno valutato l’impatto finanziario del ritardo da quando il governo giapponese e il Comitato olimpico internazionale (CIO) hanno deciso a marzo di posticipare i Giochi fino al 2021.
Il CIO ha già affermato che contribuirà con 650 milioni di dollari alla copertura dei costi di rinvio. Questo è separato dai costi annunciati venerdì dagli organizzatori giapponesi.
Gli organizzatori giapponesi affermano che i Giochi del 2020 ritarderanno per costare loro $ 2,8 miliardi
TOKYO (Reuters) – Il rinvio dei Giochi Olimpici di Tokyo al prossimo anno a causa della nuova pandemia di coronavirus costerà agli organizzatori giapponesi altri 294 miliardi di yen ($ 2,8 miliardi), ha detto venerdì il comitato organizzatore.
Gli organizzatori hanno valutato l’impatto finanziario del ritardo da quando il governo giapponese e il Comitato olimpico internazionale (CIO) hanno deciso a marzo di posticipare i Giochi fino al 2021.
Il governo metropolitano di Tokyo dovrebbe pagare 120 miliardi di yen, il comitato organizzatore 103 miliardi di yen e il governo giapponese 71 miliardi di yen, hanno detto gli organizzatori.
Il CIO ha già affermato che contribuirà con 650 milioni di dollari alla copertura dei costi di rinvio. Questo è separato dai costi annunciati venerdì dagli organizzatori giapponesi.
“I costi di Tokyo sono i costi di Tokyo”, ha affermato Toshiro Muto, CEO di Tokyo 2020.
“La (allocazione) di Tokyo 2020 è entrate che possiamo garantire”, ha aggiunto.
“All’interno di queste entrate abbiamo una sponsorizzazione aggiuntiva che abbiamo richiesto ai partner e abbiamo anche un’assicurazione.”
Tokyo 2020 sta anche ricadendo su un fondo di emergenza di 27 miliardi di yen dettagliato nel bilancio dello scorso anno per coprire i costi.
L’ultimo budget ufficiale fornito dal comitato organizzatore a dicembre 2019, mesi prima del rinvio dei Giochi, era di 12,6 miliardi di dollari.
Il presidente di Tokyo 2020 Yoshiro Mori ha aggiunto che il CIO ha accettato di rinunciare a eventuali royalties aggiuntive maturate da nuovi accordi di sponsorizzazione assicurati dal comitato organizzatore.
“Ieri sera ho tenuto una videoconferenza con il presidente del CIO Bach”, ha detto Mori, che indossava una maschera rossa e bianca con le parole ‘One Team’ sul lato, lo slogan della squadra di rugby giapponese di successo durante la Coppa del Mondo dello scorso anno.
“Il presidente Bach ha espresso la sua forte determinazione che il CIO e noi dovremmo lavorare come una squadra e cooperare per garantire il successo dei Giochi.”
Covid, Regno Unito approva il vaccino Pifer-BioNTech, è il primo Paese al mondo
Roma, 3 dicembre -Il Regno Unito ha approvato l’uso del vaccino anti-coronavirus della Pfizer-BioNTech. È il primo Paese al mondo che dà il via libera al prodotto per un uso diffuso. Un primato reso possibile dalla Brexit: nel resto d’Europa, infatti i Paesi Ue sono ancora in attesa degli esiti delle valutazioni dell’Ema sul farmaco.
“Il governo ha accettato la raccomandazione dell’autorità di regolazione sui farmici del Regno, la Mhra, per approvare l’uso del vaccino Covid-19 della Pfizer-BioNTech” spiega un comunicato del ministero della Sanità inglese. “Il vaccino sarà disponibile in tutto il Regno Unito a partire dalla prossima settimana” e la priorità verrà data agli anziani delle case di riposo e al personale medico.
La Mhra ha fatto sapere che il vaccino offre fino al 95% di protezione contro il virus ed è sicuro per il lancio delle vaccinazioni di massa. Il Regno Unito ha già ordinato 40 milioni di dosi, sufficienti per vaccinare 20 milioni di persone, con due iniezioni ciascuna, secondo quanto riferisce la Bbc. Presto dovrebbero essere disponibili circa 10 milioni di dosi con le prime in arrivo nel Paese già nei prossimi giorni.
“L’odierna< autorizzazione all’uso di emergenza nel Regno Unito segna un momento storico nella lotta contro Covid-19″ ha detto Albert Bourla, Ceo di Pfizer. L’azienda statunitense e la tedesca BioNTech attendono ulteriori decisioni normative da altri Paesi “nei prossimi giorni e settimane”.
L’Unione europea si muove con maggiore cautela rispetto al Regno Unito ed è ancora in attesa che l’Ema, l’agenzia regolatoria comunitaria, completi le sue valutazioni sul prodotto. “Siamo consapevoli dell’enorme responsabilità che abbiamo e pertanto volevo garantirvi che le nostre valutazioni si baseranno soltanto sulla sicurezza, sulla qualità e sull’efficacia del vaccino” ha dichiarato Emer Cooke(nella foto), direttrice esecutiva dell’Agenzia europea per i medicinali in una videoconferenza dei ministri della Salute dell’Unione europea.
Cooke ha poi spiegato: “Sappiamo che ci sono molte preoccupazioni tra i cittadini europei e a tal fine prevediamo un incontro l’11 di dicembre per ascoltare i timori”.
Indagine Doxa, l’impatto Covid sulle spese per il benessere: persi 6 miliardi rispetto al 2018
Roma, 30 settembre – Gli italiani continuano a sentirsi bene e, in larga parte, a essere attenti alla cura di sé e della propria immagine, ma la crisi Covid-19 ha inevitabilmente fatto sentire i propri effetti, con ripercussioni sugli acquisti di prodotti e servizi per il benessere, scesi nell’ultimo anno a 37 miliardi di euro, contro i 43 miliardi del 2018 (rilevazione: ottobre 2018).
Questo il dato principale che emerge dal Rapporto sull’Economia del benessere 2020, seconda edizione dell’indagine voluta da Philips e realizzata da Doxa per analizzare stili di vita, abitudini e tendenze di consumo degli italiani. Per quanto resti sostanzialmente invariata la quota di italiani che valutano positivamente il proprio stato di salute (81%), dall’indagine emerge un mutato orientamento nei confronti della prevenzione. Nel corso del 2020 si registra infatti un calo della frequenza delle visite al medico di famiglia e dello svolgimento di esami e accertamenti. Si è parzialmente supplito con consulti a distanza e online, al quale ha fatto ricorso il 56% degli italiani per quanto riguarda i medici di famiglia e il 35% per gli specialisti.
Il rapporto evidenzia come l’emergenza Covid-19 abbia generato contraccolpi significativi sulle pratiche e gli acquisti orientate alla prevenzione, alla sana alimentazione e alla componente edonistica del benessere. Sebbene la ripartizione del paniere di spesa sia in linea con quanto rilevato nella prima edizione della ricerca (40% della spesa riservato alla sana alimentazione, contro il 41% del 2018, 23% per la cura del corpo vs il 24% 2018 e 19% per l’ attività fisica a fronte del 20% del 2018) sono i numeri in termini assoluti a far emergere un quadro sostanzialmente diverso.
La spesa in sana alimentazione ammonta infatti quest’anno a 14,9 miliardi di euro, registrando una contrazione del -15% rispetto ai 17,5 miliardi del 20; quella per la cura del corpo è scesa a 8,6 miliardi dai 10,2 miliardi della scorsa rilevazione (-15%), mentre quella per l’attività fisica è pari a 7,1 miliardi, segnando un decremento del -17% dagli 8,6 miliardi del 2018.
“Dopo mesi di lockdown” spiega una nota alla stampa “in cui i cittadini italiani sono stati soggetti a elevati livelli di tensione e incertezza, non e’ casuale che a reggere il confronto con la rilevazione precedente siano proprio la spesa per la gestione dello stress (4,8 miliardi vs 4,9 miliardi 2018 pari a -2%) e per il sonno. Quest’ultima va addirittura in controtendenza, raggiungendo i 2,1 miliardi: una crescita del +16% rispetto agli 1,8 miliardi del 2018”.
Sostanzialmente in linea con quelli nazionali i dati registrati nel Lazio, dove la spesa per il benessere ammonta a 3,8 miliardi di euro, dei quali il 39% è riservato alla sana alimentazione, il 23% alla cura del corpo e il 20% all’attività fisica. Gli abitanti della nostra Regione sono tra quelli che più hanno ridotto la propria spesa per il benessere, una diminuzione di circa 900 milioni di euro rispetto al 2018, per un calo percentuale del 19% (significativamente più alto del 14% della media nazionale). Contrazioni si sono registrate in tutti i settori, dalla sana alimentazione alla cura del corpo, dall’attività fisica alla gestione dello stress. In controtendenza solo la spesa per la qualità del sonno, cresciuta a quasi 230 milioni di euro dai 170 milioni del 2018 (+33%).
Quella sul versante della spesa sembra pero’ una delle poche conseguenze che il lockdown dovuto al Covid-19 ha avuto sugli abitanti della Regione. L’82% dei cittadini laziali valuta infatti positivamente il proprio stato di salute anche oggi, un dato in linea con la media nazionale e nettamente superiore a quello del 2018 (77%). Scende addirittura al 27% (contro il 31% del 2018) il numero di ‘stressati cronici’. In aumento solo la percentuale di quanti lamentano problemi di insonnia (59% vs 50% del 2018), una crescita comunque inferiore a quelle della media nazionale (salita al 59% dal 47% del 2018).
Covid19: perché gli uomini più colpiti delle donne secondo studio su Nature
Roma, 31 agosto – Il coronavirus, come capita spesso di legge, è democratico: colpisce chiunque, indipendentemente dal genere, dall’età e dalla condizione sociale. Qualche “predilezione”, però, sembrerebbe averla, dal momento che le sue vittime preferite, dati alla mano, sembrano essere gli uomini di età più avanzata, che hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi gravemente e morire rispetto alle donne della stessa età.
I dati fin qui osservati dicono che per ogni 1.000 persone infettate dal coronavirus che hanno meno di 50 anni, quasi nessuna morirà. Per le persone sulla cinquantina e all’inizio della sessantina, circa cinque soccomberanno al virus, più uomini che donne. Il rischio, dunque, presenta una forte correlazione con l’età, salendo rapidamente con il passare degli anni.Per ogni 1.000 persone sulla metà dei settant’anni o più che sono infette, circa 116 moriranno, secondo le evidenze emerse da alcuni dei primi studi dettagliati sul rischio di mortalità per Covid-19.
Le tendenze nelle morti di coronavirus in base all’età sono state chiare sin dall’inizio della pandemia.I team di ricerca che esaminano la presenza di anticorpi contro il Sars-CoV-2 nelle persone nella popolazione generale – in Spagna, Inghilterra, Italia e Ginevra in Svizzera – hanno ora quantificato tale rischio, sul quale la ricerca medico-scientifica continua a indagare molto, come attesta un nuovo studio pubblicato su Nature, il primo ad esaminare la risposta immunitaria in base al sesso, che ha fornito un importante indizio: gli uomini producono una risposta immunitaria al virus più debole rispetto alle donne.
Le donne hanno risposte immunitarie più veloci e più forti, forse perché i loro corpi sono “attrezzati” per combattere gli agenti patogeni che minacciano i bambini in grembo o neonati. Anche se nel tempo, un sistema immunitario in uno stato di allerta costante può essere dannoso. Lo studio si è concentrato in particolare sulle differenze di sesso nelle cariche virali, sui titoli anticorpali specifici per Sars-CoV-2, citochine plasmatiche e fenotipizzazione delle cellule del sangue nei pazienti Covid.
I risultati hanno rivelato che i pazienti maschi avevano livelli plasmatici più elevati di citochine immunitarie innate come IL-8 e IL-18 insieme a un’induzione più robusta di monociti non classici. Al contrario, le pazienti di sesso femminile hanno avuto un’attivazione delle cellule T significativamente più importante rispetto ai maschi durante l’infezione.
Questi risultati – concludono gli autori – forniscono una base importante per lo sviluppo di un approccio basato sul sesso al trattamento e alla cura di uomini e donne con Covid-19.
Covid, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre
Roma – Si accelerano i tempi per il vaccino anti-Covid al quale sta lavorando lo Jenner Institute della Oxford University, in un programma al quale partecipa fin dall’avvio l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia. Nella squadra al lavoro per la definitiva messa a punto del vaccino è entrata infatti la multinazionale farmaceutica AstraZeneca, stringendo un accordo con l’Università di Oxford in base al quale sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale. Un primo stock del vaccino, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, potrebbe essere disponibile già a dicembre.
“Vogliamo essere pronti con 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno e poi ampliare” ha annunciato al Financial Times il chief executive dell’azienda Pascal Soriot.
Imporre un’accelerazione ulteriore al candidato vaccino (contrassegnato dalla impronunciabile sigla “ChAdOx1 nCoV-19”) è l’obiettivo della partnership italo-inglese, che per la durata della pandemia ha già lasciato intendere di voler adottare per l’immissione del vaccino sul mercato un modello not for profit, ovvero senza margini di profitto.
La sperimentazione clinica sull’uomo, dopo i risultati positivi già ottenuti in laboratorio e sulle scimmie, è partita in 5 centri in Inghilterra lo scorso 23 aprile su 550 volontari sani e su altri 500 cui verrà somministrata una soluzione placebo.
Al momento, risulta che il vaccino sia stato somministrato ad oltre 320 volontari sani evidenziando di essere “sicuro e ben tollerato” e i risultati di questa prima fase sono attesi, come già riferito dal nostro giornale, “entro maggio”. Poi, già a partire da giugno, la sperimentazione sarà allargata ad un campione più ampio di 5.000 soggetti.
Il vaccino anglo-italiano parte da expertice consolidate. Quella della Advent-Irbm riguarda l’utilizzo dell’adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Come se fosse un ‘cavallo di Troia’, quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi. Quella dello Jenner Institute della Oxford University deriva invece dal fatto di aver già testato e utilizzato sull’uomo in Arabia Saudita un vaccino simile anti-Mers.
“Se la sperimentazione clinica darà esiti positivi, come lasciano sperare i test di laboratorio e su animali” ha dichiarato all’agenzia Ansa il presidente di Advent-Irbm Piero Di Lorenzo (nella foto)“entro fine anno avremo la disponibilità di un primo stock. Basterà per iniziare la vaccinazione su fasce più fragili della popolazione. Per produrre miliardi di dosi per la popolazione generale saranno necessari ovviamente tempi più lunghi, ma l’ingresso del colosso AstraZeneca accelererà sicuramente la capacità produttiva”.
Che cos’è il coronavirus, come è iniziato e quanto è importante?
Le risposte a tutte le tue domande sulla diffusione dell’epidemia in tutto il mondo
Il nuovo coronavirus (Covid-19) si è diffuso in quasi tutti i paesi del mondo da quando è emerso per la prima volta in Cina all’inizio dell’anno. È noto che oltre 4,4 milioni di persone sono infette e sono state registrate oltre 307.000 morti, tra cui 34.466 nel Regno Unito .
Che cos’è un coronavirus?
I coronavirus sono una famiglia di virus che causano malattie negli animali. Sette, incluso il nuovo virus, hanno fatto il salto nell’uomo, ma la maggior parte causa solo sintomi simili al freddo .
Covid-19 è strettamente correlato alla sindrome respiratoria acuta grave (SARS) che ha spazzato il mondo dal 2002 al 2003. Quel virus ha infettato circa 8.000 persone e ucciso circa 800 ma presto si è esaurito, in gran parte perché la maggior parte di quelli infetti erano gravemente malati quindi era più facile da controllare.
Un altro coronavirus è la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) , i cui casi si sono verificati sporadicamente dalla sua prima apparizione nel 2012 – ci sono stati circa 2.500 casi e quasi 900 morti.
Covid-19 è diverso da questi altri due coronavirus in quanto lo spettro della malattia è ampio, con circa l’80% dei casi che porta a una lieve infezione. Ci possono anche essere molte persone che portano la malattia e non mostrano sintomi, rendendo ancora più difficile il controllo.
Finora, circa il 20% dei casi di Covid-19 è stato classificato come “grave” e l’attuale tasso di mortalità varia tra lo 0,7% e il 3,4% a seconda della posizione e, soprattutto, dell’accesso a buone cure ospedaliere.
Gli scienziati cinesi ritengono che Covid-19 sia mutato in due ceppi , uno più aggressivo dell’altro, il che potrebbe rendere più complicato lo sviluppo di un vaccino.
Come è iniziato l’epidemia?
Si ritiene che la fonte del coronavirus sia un “mercato umido” a Wuhan che vendeva sia animali morti che vivi, compresi pesci e uccelli.
Tali mercati comportano un rischio maggiore di virus che salta dagli animali agli esseri umani perché gli standard di igiene sono difficili da mantenere se gli animali vivi vengono tenuti e macellati in loco. In genere, sono anche densamente compatti che consentono alla malattia di diffondersi da una specie all’altra.
La fonte animale di Covid-19 non è stata ancora identificata, ma si ritiene che l’ospite originale sia un pipistrello. I pipistrelli non sono stati venduti al mercato di Wuhan ma potrebbero aver infettato polli vivi o altri animali venduti lì.
I pipistrelli ospitano una vasta gamma di virus zoonotici tra cui Ebola, HIV e rabbia.
Quanto è grande la pandemia?
La malattia ha già preso piede in Europa, negli Stati Uniti e nel sud-est asiatico e sta iniziando a provocare scompiglio in Africa, America Latina e Sud America. L’Organizzazione mondiale della sanità è particolarmente preoccupata per la capacità dei paesi più poveri del mondo di controllare la malattia.
Quali sono i sintomi del coronavirus?
I sintomi iniziali includono febbre, tosse secca, stanchezza e una sensazione generale di malessere. Altri sintomi stanno emergendo come perdita di gusto, olfatto e problemi di stomaco.
Il coronavirus è nel Regno Unito?
Un totale di 240.161 persone nel Regno Unito sono risultate positive al virus.
Una persona anziana con problemi di salute di base è diventata la prima persona in Gran Bretagna a morire dopo essere stata diagnosticata la malattia, ha confermato il Royal Berkshire NHS Trust il 5 marzo. Da allora, sono morte in totale 34.466 persone.
Alla polizia sono stati consegnati poteri senza precedenti per costringere i soggetti a rischio di coronavirus in quarantena in mezzo ai timori che due medici generici potessero aver trasmesso il virus ai pazienti.
Tutti nel Regno Unito devono ora rimanere a casa, ha insistito Boris Johnson, poiché ha attuato la più grande limitazione delle libertà civili “in tempo di pace”.
Esiste una cura per il coronavirus?
Non esiste un trattamento specifico, anche se i medici stanno sperimentando farmaci esistenti per virus come Ebola, malaria e HIV. I primi risultati sembrano promettenti ma, fino a quando non saranno conclusi studi clinici completi, i medici non possono essere certi che i farmaci siano efficaci.
Il lavoro per sviluppare un vaccino sta accelerando, ma è improbabile che sia disponibile fino al prossimo anno.
Come si diffonde il coronavirus?
Come i bachi del raffreddore e dell’influenza, il virus si diffonde attraverso le goccioline quando una persona tossisce o starnutisce. Le goccioline atterrano sulle superfici e vengono raccolte dalle mani degli altri e diffuse ulteriormente. Le persone prendono il virus quando toccano le mani infette alla bocca, al naso o agli occhi.
Ne consegue che l’unica cosa più importante che puoi fare per proteggerti è mantenere le mani pulite lavandole frequentemente con acqua e sapone o un gel igienizzante per le mani.
Il coronavirus è disperso nell’aria?
Si discute se la malattia sia dispersa nell’aria: non ci sono ancora prove per questo, ma ciò potrebbe cambiare. I virus dispersi nell’aria persistono per un periodo di tempo più lungo di quelli diffusi dalle goccioline e possono anche essere diffusi nei sistemi di condizionamento e ventilazione.
Il consiglio attuale è che la malattia può essere diffusa solo tra contatti stretti, definiti come trascorrere più di 15 minuti entro 2 m da una persona infetta.
Chi ha avviato il coronavirus?
Varie folli teorie della cospirazione sono state diffuse sul fatto che il virus in qualche modo fuggì da un laboratorio cinese, sia per caso che per disegno. Tuttavia, questo è categoricamente falso e gli scienziati che studiano il suo codice genetico lo hanno collegato ai pipistrelli. Probabilmente saltò su un altro animale, che lo trasmise agli umani.
Il numero di malattie che attraversano dagli animali agli umani sta crescendo e le squadre di cacciatori di virus li stanno rintracciando.
Devo cancellare i miei piani di viaggio?
Il 17 marzo il Ministero degli Esteri ha consigliato ai cittadini britannici di evitare tutti i viaggi stranieri non essenziali per almeno 30 giorni. Il 4 aprile, l’FCO ha esteso questa guida, affermando: “Ora sconsigliamo a tutti i viaggi globali non essenziali – a tempo indeterminato. I viaggiatori potrebbero affrontare gravi disagi e non essere in grado di tornare nel Regno Unito”.
In ogni caso, diversi paesi hanno stabilito divieti di viaggio , impedendo l’ingresso a cittadini britannici e stranieri. Donald Trump ha annunciato il divieto di visitatori negli Stati Uniti dall’Europa e dal Regno Unito, mentre molti altri paesi non consentiranno l’ingresso ai cittadini britannici.
Quanto è grave la malattia?
Secondo i dati sui primi 44.000 casi pubblicati dalle autorità cinesi, l’80% dei casi è lieve.
In circa il 14% dei casi il virus provoca gravi malattie, inclusa la polmonite e respiro corto. In circa il cinque percento dei pazienti è fondamentale, portando a insufficienza respiratoria, shock settico e insufficienza multipla di organi.
Secondo l’OMS, il tasso di mortalità a Wuhan è del 2-4%, mentre nel resto della Cina è dello 0,7% circa.
Il tasso di mortalità in tutto il mondo varia notevolmente , e ci sono diverse ragioni per questo: gli esperti ritengono che potrebbe avere a che fare con il modo in cui vengono contate le morti, l’età delle persone colpite e lo stato del servizio sanitario in ogni paese.
Come si confronta questo coronavirus con le epidemie respiratorie passate?
L’influenza spagnola del 1918 – o il virus H1N1 – rimane la pandemia influenzale più devastante della storia moderna . La malattia ha colpito tutto il mondo e si stima che abbia causato tra 50 e 100 milioni di morti.
Un cugino dello stesso virus era anche alla base dell’epidemia di influenza suina del 2009, che si ritiene abbia ucciso ben 575.400 persone .
Altri importanti focolai di influenza includono l’influenza asiatica nel 1957, che causò circa due milioni di morti, e l’influenza di Hong Kong, che uccise un milione di persone 11 anni dopo.
C’è qualcosa che dovrei fare per impedire di rimanere contagiato?
Sì, ci sono molte precauzioni di base che puoi prendere per proteggerti dalla cattura di virus respiratori di questo tipo, oltre a seguire i consigli del governo e rimanere a casa.
Giornata mondiale dell’igiene delle mani (5 maggio) il video dell’Istituto superiore di sanità
Roma, 5 maggio – Le mani curano, danno assistenza e conforto, e sono anche la prima arma a disposizione di tutti per la difesa da tutte le infezioni, a partire da quella da Covid-19. Tenere le mani pulite quindi diventa un gesto d’amore nei nostri confronti e di chi ci sta intorno. È questo il senso video realizzato dall’Istituto superiore di sanità per la Giornata mondiale dell’Igiene delle mani che si celebra oggi, con il claim “Cura le mani, le mani curano”, che è alla base anche di due infografiche che spiegano come garantirne una corretta igiene.
Nel video le mani sono rappresentate in molte delle loro funzioni, da quelle che abbracciano a quelle che assistono. Non mancano i riferimenti all’epidemia attuale, dalle immagini di operatori sanitari a un dito che preme il pulsante di un ascensore, che ricorda uno dei modi di trasmissione documentati ai tempi della Sars.
La giornata, quest’anno dedicata ad infermieri e ostetriche, è l’occasione per sensibilizzare il pubblico sul fatto che l’igiene delle mani aiuta a prevenire ogni tipo di infezione, non solo quella da Covid-19, ad esempio durante l assistenza ai malati. In Italia, riporta un lancio di askanews, ogni anno vengono stimati 10.000 decessi per infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, 200.000 casi di infezioni da germi multiresistenti, quattro persone ogni 100 nelle lungodegenze hanno una infezione correlata all’assistenza, sei pazienti ogni 100 presenti in ospedale e nell’assistenza domiciliare hanno una infezione correlata all’assistenza. La media del consumo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani in Italia è però di 15 ml per paziente al giorno, al di sotto del minimo raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità (20 ml per paziente al giorno). Il 30-50 % delle infezioni correlate all’assistenza di queste potrebbero essere prevenibili e uno dei caposaldi è proprio l’igiene delle mani.
Bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per 40-60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani con almeno il 60% di alcol. Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate, come spesso succede come gesto naturale. Non bisogna invece lavare solo il palmo e il dorso delle mani, ma bisogna eseguire un lavaggio completo di tutte le parti compresi gli spazi tra le dita.
I guanti non devono sostituire la corretta igiene delle mani. Il lavaggio delle mani non deve essere eseguito senza rimuovere i gioielli. Alla fine del lavaggio non bisogna toccare i rubinetti per richiudere l’acqua ma utilizzare un fazzoletto o la piega del gomito per evitare che le mani pulite entrino a contatto con superfici sporche. Dopo essersi lavate le mani non bisogna toccare oggetti (es. maniglia della porta). Si può usare un fazzoletto di carta per aprire la porta. Non si devono lavare i guanti monouso, potrebbero rovinarsi.
Covid-19, poster delle parafarmacie per evidenziare contributo nell’emergenza
Roma, 27 aprile – Un poster per ribadire la vicinanza delle parafarmacie ai cittadini, ma anche per ringraziare tutti i farmacisti e questo indipendentemente da dove essi esercitino.
Questa l’iniziativa a firma del Movimento nazionale liberi farmacisti, della Confederazione unitaria delle libere parafarmacie Italiane, della Federazione farmacisti e disabilità Onulus e della Federazione nazionale parafarmacie italiane con il patrocinio della Fofi.
In tutte queste settimane le parafarmacie, riconosciute dalla Presidenza del Consiglio come servizio essenziale e quindi sempre aperte, hanno fatto ogni sforzo per rimanere vicino ai cittadini, cercando d’informare e risolvere tutte le problematiche legate al Covid-19, pagando inevitabilmente un prezzo pesante all’esposizione al rischio: molti sono stati i contagiati dal coronavirus, che ha prodotto anche due vittime tra i farmacisti che operano nelle parafarmacie. “Al fianco della gente” è lo slogan principale del poster che sarà presente nelle vetrine di tutte le parafarmacie e diffuso via social media. “Le parafarmacie in tutti questi giorni hanno svolto un lavoro silenzioso, ma efficace al fianco delle istituzioni, cercando di superare tutte le difficoltà legate sia al reperimento degli strumenti per difendere i colleghi e poi cercando di reperire quanto utile ai cittadini per proteggersi” si legge in un comunicato diffuso da Mnlf, “In alcune Rregioni, ove la sensibilità non ha confini corporativi, queste è stato possibile con grande giovamento per la popolazione, in altre si sta lavorando per far comprendere l’utilità di allargare al maggior numero di attori servizi come la distribuzione delle mascherine alla popolazione”.
I farmacisti delle parafarmacie affermano il loro orgoglio per il lavoro fatto, pienamente consapevoli che “lo stesso è stato fatto dai colleghi che operano nelle farmacie, a dimostrazione del fatto che la categoria, al di là dei ‘campanilismi’ di appartenenza è forte nella propria professionalità e competenza e questo indipendentemente da dove si operi: il farmacista pur rischiando molto, è tra le figure centrali nella lotta al coronavirus”.
Notte Europea della Geografia del 3 aprile 2020 – a causa del coronavirus solo un webinar gratuito
“Un modo per riorientarci in un mondo che sta cambiando in modo drammatico e che probabilmente non sarà più come prima”
Come cambia oggi il modo di pensare, fare, insegnare la geografia? Un webinar gratuito venerdì 3 aprile
“Questa Terra, questo virus: fare, pensare e insegnare geografia”
Venerdì 3 aprile, nel giorno originariamente dedicato alla Notte Europea della Geografia, il Coordinamento dei Sodalizi Geografici Italiani (SOGEI) propone “Questa Terra, questo virus: fare, pensare e insegnare geografia”, un evento webinar sulle conseguenze territoriali del Covid-19 e i rilevanti cambiamenti in atto (distanziamento sociale, vulnerabilità socio-economica e shock economico), nella consapevolezza che la riflessione sulla dimensione spaziale a livello locale, regionale e globale sia un aspetto centrale dell’analisi della diffusione, degli effetti e delle risposte alle epidemie.
«Nel rispetto della situazione davvero drammatica che vivono i familiari e amici delle vittime, i pazienti e il personale medico-sanitario che lottano ogni giorno, il Sogei ha deciso di non celebrare la Notte della Geografia» dichiara Carla Masetti, coordinatrice del Sogei «ma di organizzare questo webinar in coincidenza della data a essa dedicata, per confrontarci, riflettere e stimolare dibattiti e posizionamenti». Egidio Dansero, moderatore dell’iniziativa, aggiunge: «Come le altre scienze sociali abbiamo punti di vista importanti e utili sul mondo. Il webinar di venerdì sarà un luogo di confronto e stimolo, che non riflette certamente tutto il dibattito e la ricchezza di posizioni che ci sono e potrebbero esserci nella geografia italiana, ma che ha un valore di per sé, nel ritrovarci insieme, in bilico tra sgomento annichilente e speranza attiva».
Interverranno:
– Egidio Dansero (Università di Torino): introduce a nome del SOGEI e modera
– Franco Farinelli (Università di Bologna): Il rovescio della geografia. Rappresentare il mondo, il virus e la fine della modernità
– Vittorio Colizzi (Università di Roma Tor Vergata): Nascita e evoluzione della pandemia: quali lezioni ci sta impartendo Covid-19
– Emanuela Casti (Università di Bergamo): Perché proprio a Bergamo? Mapping riflessivo sul contagio del Covid-19
– Paola Pepe (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, responsabile scuola secondaria): Insegnare Geografia a distanza: educazione alla cittadinanza e formazione
– Filippo Celata (Università di Roma La Sapienza): Sul valore della prossimità in tempi di distanziamento sociale
Al Coordinamento dei Sodalizi Geografici Italiani (SOGEI) aderiscono: Associazione dei Geografi Italiani (AGeI), Associazione Italiana di Cartografia (AIC), Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG), Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici (CISGE), Società Geografica Italiana (SGI), Società di Studi Geografici (SSG).
INFORMAZIONI
– Webinar venerdì 3 aprile, dalle 18 alle 20
– Verrà utilizzata la piattaforma Webex events, che è accessibile via pc, tablet, smartphone, o con un applicazione o da browser (fa installare automaticamente un plugin). Password evento: sogei.
– Per chi avesse problemi di connessione si può partecipare anche attraverso una semplice telefonata al numero 02 30410440; codice di accesso: 846 341 280.
Fake-news sui farmaci per Covid-19, l’Iss corre ai ripari con un decalogo
Roma, 31 marzo – Un decalogo con i “comandamenti” da seguire per evitare di commettere errori nell’assunzione di farmaci erroneamente ritenuti efficaci contro Covid-19. A elaborarlo e diffonderlo è stato l’Istituto superiore di sanità, per contrastare il cumulo di pericolose sciocchezze e fake news che circolano in particolare sul web e sui social media in ordine a “cure miracolose”, terapie fai-da-te e Dpi home made che inducono purtroppo molti cittadini a comportamenti che li espongono al rischio di conseguenze molto serie per la salute.
L’Iss chiarisce senza possibilità di equivoci (punti tre e quattro del decalogo) che “non esiste nessuna profilassi farmacologica per chi ha avuto contatti con soggetti positivi di coronavirus” e che “le terapie attualmente in studio per i pazienti con Covid-19 possono essere assunte solo dietro prescrizione medica e, nella maggior parte dei casi, solo a livello ospedaliero” e compendia il giusto atteggiamento da mantenere di fronte al profluvio di false informazioni e offerte che circolano in particolare sul web nella raccomandazione (punto nove) a usare la testa, diffidando “delle ‘cure miracolose’ e dei filmati diffusi sui social e in rete che propongono farmaci per la prevenzione e la cura dell’infezione da nuovo coronavirus”.
Non meno chiaro né meno importante il “comandamento” n. 8 dell’Iss: “I siti web che vendono farmaci antivirali per la terapia dell’infezione da nuovo coronavirus sono illegali e potrebbero vendere farmaci falsificati e pericolosi per la salute”. Osservarlo strettamente, evitando di avventurarsi sul web per acquistare farmaci che nel caso di specie sono sicuramente completamente al di fuori del controllo della autorità sanitarie e venduti illegalmente, consentirebbe di evitare alla radice il rischio di assumere prodotti potenzialmente in grado di provocare danni molto, molto gravi.
Qui di seguito, il manifesto realizzato dall’Iss con le 10 informazioni importanti da osservare sull’uso dei farmaci.
Il decalogo sull’uso dei farmaci dell’Istituto superiore di sanità
A proposito di fake news, a smentirne una circolata in modo virale su tutti i social media nelle ultime settimane è intervenuta l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, smentendo l’esistenza (alla luce delle attuali conoscenze ed evidenze scientifiche) di una correlazione tra l’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia Covid-19. Pertanto, spiega l’Ema in una nota riportata anche sul sito del ministero della Salute, “non ci sono ragioni per interrompere il trattamento con ibuprofene”.
L’agenzia regolatoria europea ribadisce la raccomandazione ai pazienti, in caso di dubbi o incertezze sui farmaci, di rivolgersi al loro medico o farmacista e di non interrompere la terapia in corso senza aver prima consultato un proessionista sanitario. L’Ema ricorda inoltre che “i medicinali devono essere prescritti e utilizzati conformemente alla valutazione clinica, tenendo debitamente conto delle avvertenze e delle altre informazioni presenti nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (Rcp) e nel foglio illustrativo, nonché delle indicazioni fornite dall’Oms e dagli organismi nazionali e internazionali competenti”.