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  • “Spoleto incontra Venezia”: Il maestro vetraio Adriano Dalla Valentina propone le sue esclusive creazioni artigianali

    La grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” è un appuntamento imperdibile, che sta mobilitando l’attenzione mediatica generale. L’evento, previsto dal 28 settembre al 24 ottobre 2014 nella stupenda cornice veneziana di Palazzo Falier, antica residenza nobile del XV secolo sul Canal Grande. Curatore dell’iniziativa prestigiosa è Vittorio Sgarbi con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. Tra i nomi illustri annunciati in esposizione Dario Fo, Pier Paolo Pasolini, Eugenio Carmi, José Dalì. Nel pregevole contesto si annoverano le incantevoli creazioni in vetro di murano del rinomato maestro vetraio Adriano Dalla Valentina.

    Fin dall’età di 10 anni inizia a lavorare nelle fabbriche muranesi, apprendendo molteplici tecniche di lavorazione. A 24 anni apre una propria azienda diventando artigiano professionista autonomo. La sua gamma produttiva spazia in vari settori del vetro d’arte muranese e si distingue per una precisa e peculiare impostazione tecnico-stilistica. Infatti, privilegia le tecniche tradizionali, che agli occhi degli esperti e del vasto pubblico evocano suggestioni di “Venezianità”: la filigrana e la murrina, a cui associa le tecniche del soffiato e della scultura, sia soffiata sia massiccia. Collabora spesso con famosi designer e architetti per realizzare opere in vetro da essi disegnate.

    La passione viscerale per il vetro si respira nella “Fornasa” di Adriano, dove quotidianamente è impegnato nell’elaborazione di nuove opere, che spesso diventano vere e proprie sfide. Su di lui è stato scritto “Nella fluidità della massa vitrea si può dare contrasto con l’aiuto di madre natura e quindi Dalla Valentina ricorda il miracolo delle creature marine e i fondali. Il -Battuto- lo trova incontestabile protagonista di sculture di grande vigore artistico. Balza sul soffiato con leggiadria incomparabile e fornisce leggerezza degna di grande attenzione a livello qualitativo”.

  • Al Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale, dal 4 al 12 ottobre, un’esposizione celebra gli ultimi venti anni di carriera artistica di Cinzia

    Roma, 25 settembre 2014 – Dal 4 ottobre prossimo il Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale ospita l’antologica dedicata a Cinzia Cotellessa dal titolo “MUTAZIONI. Percorsi di vita con l’Arte”, in programma nella splendida cornice di Via Piacenza 1 fino al 12 ottobre prossimo (dal lunedì al sabato con orario 10.00-13.00 e 14.30-19.00 e ingresso libero). L’esposizione – che è stata promossa dall’Associazione Brutium ed è patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dal Consiglio Regionale del Lazio – rende omaggio a un’artista che ha raggiunto un ruolo di primo piano nell’arte contemporanea italiana e internazionale, ottenendo premi e riconoscimenti significativi da critica e pubblico, e offre, per l’ultima volta, la possibilità di ammirarne da vicino i lavori.

    Pittrice dalla spiccata sensibilità, ma anche scenografa, costumista e disegnatrice di gioielli, Cinzia Cotellessa è dotata di una prorompente forza creativa e di un talento multiforme non comune, allo stesso tempo prodigioso e assolutamente originale. Artista poliedrica e caparbia, è capace di raccontare un universo costellato di sentimenti, emozioni, ricordi e passioni, e – con la stessa abilità e sapienza – di utilizzare tecniche differenti: dalla matita alla tempera, dall’acquerello alla china, passando per la sanguigna, la pittura con il caffè e quella a olio.

    La prima vera personale è del 1994: oltre 70 pezzi eseguiti a tempera, acquerello, china e matita che rappresentano un primo meraviglioso tuffo all’interno del suo mondo. A venti anni di distanza da quell’esposizione, l’artista affida a “MUTAZIONI” il compito di segnare una profonda linea di demarcazione tra passato e futuro e raccontare – attraverso un’ampia raccolta di oltre 150 lavori realizzate in sanguigna, caffè, olio, tempera, acquerello e tecniche miste – il cammino da lei compiuto dal 1994 ad oggi. Dai Ribbons a Pet passion, passando per Che palle, ovverosia le palle rotte!, Donne che hanno tempo e voglia di amare, Angeli e non…AAA Cercasi angelo custode, la Sedia Antropomorfa e I Guerrieri della Luce, tutte le principali tematiche affrontate dalla pittrice sono illustrate in un prezioso percorso a ritroso, suddiviso in sei diverse aree, “che – come spiega lei stessa – si chiude in un cerchio perfetto come il nastro di Mohebius e inizia proprio a partire dai pezzi realizzati più di recente”.

    Si stagliano così per primi davanti agli occhi dello spettatore i Ribbons, nastri fluttuanti o aggrovigliati che – nonostante percorsi diversi e spesso complicati – escono liberi dall’immagine rarefatta di un cielo o di uno sfondo nero e si annodano o si sciolgono ricercando, anch’essi, l’immortalità di un cerchio perfetto. E’ poi la volta delle Palle rotte, prodotti minimalisti in tecnica mista e a olio poggiate su di una tela a base quadrata, che, inneggiando alla cracking art, dimostrano come pure nelle opere figurative di denuncia ambientalista possa esserci un tocco di umorismo. Seguono, quindi, Donne che hanno tempo e voglia di amare, ritratti – in sanguigna o dai colori pastosi e caldi – che raffigurano donne sensuali e carnali, di epoche ed etnie diverse, vestite o svestite, e nudi in cui corpi abbondanti si propongono sfacciatamente o si celano al nostro sguardo per attirare la curiosità dello spettatore. Accanto all’evanescenza e alla sacralità di Angeli e Cherubini, di dimensioni e fattezze diverse, emerge ulteriormente l’intensità degli sguardi dei Guerrieri della Luce, trentatré protagonisti dell’arte (da Michelangelo ad Haring passando per Guttuso, De Chirico, Botero, Ricasso, Klimt, Kalho, Lempicka, Cezanne e tanti altri) omaggiati con un ritratto, in sanguigna o olio su legno, un tributo speciale perché – come scrive la Cotellessa – “hanno accarezzato il cuore di molti con le loro opere e meritano di essere ricordati con la stessa intensità con cui hanno donato all’umanità intera un patrimonio di sentimenti e emozioni”. Chiudono l’esposizione i pezzi realizzati per i nostri amici a quattro zampe, che, celebrati dalla canzone dedicatagli dall’ex batterista di Patty Pravo, Gordon Faggetter, sono ulteriore testimonianza dell’abilità creativa della pittrice. A emblema dell’esposizione, infine, la Sedia Antropomorfa, una sanguigna di dimensioni eccezionali realizzata nel 2013 e destinata, secondo un progetto della pittrice, a diventare l’opera di questo genere più grande al mondo (cm 210×400). Costituita da sei elementi consequenziali, teoricamente unibili ma installati dentro cubi di plexiglass di differenti volumi e, quindi, capaci di regalare all’osservatore la sensazione di un’immaginaria tastiera, quest’opera dal significato criptico vuol essere la rappresentazione di un desiderio o di semplice proiezione ricostruita attraverso una serie di “scatti” raffiguranti, forse, un uomo e una donna abbracciati e celati da un drappo.

    Impegnata a mettere a nudo e trasmettere l’anima della realtà e la magia delle cose, Cinzia Cotellessa è dotata di una forte personalità stilistica e di una tecnica capace. La sua è una pittura estremamente raffinata, impreziosita da innumerevoli elementi culturali, da insiti messaggi poetici e da molteplici simbologie che prendono spunto da discipline diverse: le scienze filosofiche, quando la perfezione della forma sferica delle palline da golf fa riferimento a quella degli ermafroditi di platoniana memoria, la storia delle religioni, quando a essere ritratti sono gli Angeli, la numerologia, quando la teoria del quadrato magico fa capolino nei ritratti dedicati ai Guerrieri della Luce.

    Di tutto questo “MUTAZIONI” riesce ad essere sapiente testimonianza.

    L’artista

    Nata a Pescara nel 1962, Cinzia Cotellessa studia e vive a Roma dove consegue il diploma al Liceo artistico S. Orsola. Ancora giovanissima, a soli 13 anni, inizia il percorso artistico esponendo a scuola opere di ispirazione naif che ricordano Rousseau “il Doganiere”. Nel 1981, dopo il diploma all’Accademia di Moda e Costume come stilista e costumista, inizia a lavorare con le più note firme della moda: per Balestra, Mila Schon, Alberta Ferretti, Rocco Barocco, Lancetti, Valentino e ancora Guido Pasquali, Fendi e Karl Lagerfeld non disegna solo abiti, ma anche scarpe, accessori, costumi da bagno. Intanto le viene offerta la possibilità di esporre al Festival dei Due Mondi di Spoleto: da questo momento la passione per la pittura prende il sopravvento. A testimoniarlo numerose esposizioni in spazi pubblici e privati, sia nazionali che internazionali, prestigiose manifestazioni artistiche e svariati riconoscimenti, tra cui il 1^ Premio Saga per la Pellicceria, il 1^ Premio al Festival dei Due Mondi per il disegno nazionale (1996), il 1^ Premio per la pittura dal Corriere di Roma, il Premio Speciale Pittura “Schegge d’Autore” (2005 e 2011) e il Premio Club Canova per la pittura (2006). Tra una collezione di moda e l’altra, la Cotellessa continua a studiare e approfondire tematiche differenti, e sperimenta tecniche diverse, dedicandosi al disegno, alla china, alla tempera, all’olio, alla sanguigna. Il 1995 è per lei un anno estremamente significativo: inizia a prendere parte a rassegne di arte contemporanea e a eventi espositivi di portata internazionale e approda alla Galleria Il tetto di Via Margutta dove, stimolata da Daniela Romano, sua mentore, e da Franz Borghese, inaugura Rossi in chiaroscuro, una personale al di fuori degli schemi che la presenta al pubblico come artista controcorrente. In esposizione quegli stessi, sensuali nudi eseguiti in sanguigna che verranno nel tempo arricchiti dal colore o ridotti nel formato e realizzati in sanguigna e caffé e diventeranno le Cocotte, in una mostra alla Galleria Spazio Visivo (1996), le Donne che raccontano le donne, in un’esposizione nello stesso anno alla Galleria Athena, e ancora le Donne che hanno tempo e voglia di amare a Palazzo Barberini (1999) e Le Clin d’oeil della Galleria romana il Colibrì (2000). E’ del 2001, alla Galleria dei Soldati, Il sesso degli Angeli, risultato di un lungo studio sulle religioni del mondo da cui scaturisce la consapevolezza che la presenza universale di queste creature celesti va ben oltre i confini della cultura occidentale. I nudi in mostra sono, questa volta, putti dolci e ammiccanti, ritratti in sanguigna e tempera, accompagnati dai versi di poeti indimenticabili, da Shakespeare a Hugo. Nel 2004 la pittrice affianca, senza però mai abbandonare i precedenti, temi e soggetti completamente differenti: è la volta delle palle da golf, opere minimaliste in tecnica mista e a olio, che, inneggiando alla Cracking Art, rappresentano metaforicamente la sua denuncia ambientalista, seppur in chiave umoristica. Intanto, tra il 2003 e il 2005, dopo aver riletto Il Manuale del Guerriero della Luce di Paulo Coelho, realizza “I Guerrieri della Luce”, un tributo ad alcuni protagonisti del mondo dell’arte. Nel 2006, nell’esposizione Un angelo per un angelo, celebra nuovamente gli spiriti celesti in tutte le loro forme e colori. Sempre a loro, messaggeri del Divino e Suo tramite con l’uomo, è intitolata, nel novembre di due anni dopo, la mostra a Castel Sant’Angelo Angeli e non…. Nel 2010 creature celesti e nudi lasciano nuovamente spazio alla cracking art, ma già l’anno dopo la Cotellessa torna alla pittura figurativa e presenta prima una serie di esposizioni dedicate ai nostri amici a quattro zampe, realizzate con l’obiettivo di raccogliere fondi da donare ai meno fortunati tra loro, e poi ancora cocotte e donnine della Belle Epoque. Nel 2013 a Parma, accanto ai cani e alle palle da golf, fa il suo debutto la Sedia Antropomorfa, destinata a diventare, secondo un progetto dell’artista, la più grande sanguigna mai realizzata. Con il 2014 si chiude il cerchio: sono passati venti anni dalla prima personale a Roma e la Cotellessa sente forte il bisogno di chiudere un ciclo della propria esistenza artistica per essere libera di poter riprendere un cammino che la condurrà verso nuove sperimentazioni.

    Sue opere sono presenti in prestigiose collezioni private in ben quindici nazioni di cinque continenti (dal Canada agli USA, dal Cile al Brasile, dal Perù alla Russia e ancora in Sud Africa, Iraq, Israele, Turchia, Inghilterra, Francia, Svezia, Spagna, Austria, Grazia, Svizzera, Germania e a Città del Vaticano).

    La critica:

    “(…) la tematica della pittrice non è tanto quella della figura angelica in sé quanto quella di una sorta di quintessenza promanante della figura dell’Angelo per diventare simbolo di qualcosa che va oltre l’apparenza immediata per assumere le sembianze di una metafora di pace, bellezza e benessere sospesa in una dimensione onirica e rarefatta in cui l’artista trova una sua profonda specificità espressiva. Il volto dell’Angelo prende così un significato universale che è quello di un collegamento che lega gli uni gli altri e svela una matrice etica dell’atto estetico che nel caso della nostra artista appare rilevante”. (Claudio Strinati)

    “Cinzia Cotellessa che, con la sua forte personalità stilistica, fonde sempre ragione e sentimento, ha al suo ativo mostre di grande spessore, mai fini a se stesse, su temi più diversi come quella sugli Angeli o sui nudi sensuali e raffinati o ancora sulle “donne che hanno tempo e voglia di amare”, tanto per citarne alcune. Così l’incontro artistico tra il famoso autore brasiliano Paulo Coehlo e la valida ed originale pittrice è molto efficace e può essere un piccolo granello per un balzo in nome dell’arte verso l’unità dei popoli perché la luce che ha avvolto i “Guerrieri Artisti” è la stessa che non solo ha illuminato i Maestri del passato, ma è un contributo ad alimentare la storia di domani. Pittrice, stilista e costumista di grande raffinatezza, la Cotellessa ha una tecnica personale che una matita sempre rossa, dal caldo tonalismo ottico in cui la luce svolge un ruolo essenziale, più suggestivo, nella realizzazione di tematiche che insieme agli insiti messaggi poetici, aggiungono e rivelano interessanti innovazioni”. (Mara Ferloni)

    “…Storie, storie, storie…Non facciamo altro che raccontare delle storie! Cinzia Cotellessa ci racconta la sua: il suo ipsismo, la sua necessità di sopravvivere, più che giusto. S’impegna in realtà come una pantera per raggiungere questa soggettività, con un discorso formale mediato, nei confronti dell’interlocutore, dal garbo e dalla pazienza, pieno di sfumature (cromatiche) e di aspettative.

    Storie di donna che calibra la sua interattività con un messaggio trasmesso e contenuto da una punta di sanguigna su di un foglio bianco…sulla carta, l’informazione è sottile e persuasiva nell’attrarre il malcapitato in questo mondo femminilistico mascherato da una natura da cronista del proprio tempo, sebbene pieno di coscienza storica e pilotato da ricondurci dentro di noi…” (Daniela Romano)

    “(…) Ciò spiega perché molti divengono padroni di tecniche avanzate pochi guadagnano il titolo di Maestri, essi sono pionieri di strade mai battute, “portatori di luce” nella storia e nella cultura. L’arte dunque è tale ed è bella quando appare del tutto naturale perché si attua non secondo regole predeterminate ma in modo spontaneo.

    “Davanti ad un prodotto delle belle arti bisogna avere la coscienza che esso è arte e non natura – è cioè prodotto

    dell’uomo – ma la finalità della forma deve apparire libera da ogni costrizione di schemi volontari come se fosse semplicemente un prodotto della natura” (Critica del giudizio). Nell’opera d’arte dunque – dice Kant – la perizia degli strumenti tecnici utilizzati, che pure sono necessari e indispensabili a darle identità e definizione, non può rappresentare uno sforzo, un giogo vincolante, ma viceversa deve poter palesare le facoltà libere e non inceppate dell’anima dell’autore. Si potrebbe continuare, ma l’intento delle mie righe è quella di ringraziare Cinzia Cotellessa di aver richiamato alla mente attraverso la sua mostra di ritratti di molti maestri del linguaggio pittorico, non solo i loro volti ma il messaggio che ci hanno lasciato”. (Nicoletta Pellegrino)

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 4 ottobre 2014 alle ore 19.00.

    A presentare l’esposizione saranno Gemma Gesualdi, Presidente del Brutium, e Rosario Sprovieri, Direttore Responsabile del Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale. Interverranno Marina Piranomonte, Direttore Archeologo Coordinatore della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologi di Roma, il critico e direttore di Ages, Mara Ferloni, e il giornalista Antonello Dose.

    Evento nell’evento: una degustazione di vini pregiati, presentati dal Conte Gelasio Gaetani D’Aragona e superbamente abbinati ai lavori in esposizione, e l’esibizione di Giorgia Minnella, già etoile presso il Royal Danish Ballet, che a passo di danza svelerà al pubblico i molteplici significati della Sedia Antropomorfa.

    Complesso Monumentale dei Dioscuri al Quirinale

    Via Piacenza, 1– Roma

    Mostra antologica di Cinzia Cotellessa: MUTAZIONI. Percorsi di vita con l’Arte.

    Patrocini: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e Consiglio Regionale del Lazio

    La mostra, a ingresso libero, si protrarrà fino al 12 ottobre 2014: orario: 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.00.

  • PASSATO PROSSIMO

    Roma, 25 settembre 2014 – Si intitola “Passato prossimo” ed è il risultato della collaborazione di Francesca Pompei e Gianluca De Simone, due fotografi che hanno già registrato significativi successi in Italia e all’estero. L’esposizione, nata da un’idea dei due artisti, sarà inaugurata il 28 settembre prossimo alle ore 11.00, in occasione del Festival Internazionale della Fotografia di Roma, alla presenza – oltre che di diversi rappresentanti del mondo della cultura e delle istituzioni – del direttore artistico della manifestazione, Marco Delogu, e del Direttore Generale della ASL RME Angelo Tanese. Curata da quest’ultimo, la mostra, in programma fino al 31 ottobre presso il padiglione 28 del Santa Maria della Pietà (piazza Santa Maria della Pietà 5), presenterà gli scatti realizzati dai due fotografi in occasione del centenario dell’Ex Manicomio, uno tra i più grandi Ospedali Psichiatrici d’Europa fino al graduale svuotamento e alla chiusura definitiva nel 1999 decretata dalla legge Basaglia.

    Dopo molti anni di abbandono e mancate promesse, è oggi in corso un attivo dibattito tra le istituzioni locali e il territorio nel tentativo di permetterne, tra l’altro, un recupero sociale come spazio pubblico, vivo.

    Il lavoro fotografico di Francesca Pompei e Gianluca De Simone è dedicato proprio ai padiglioni di quest’ospedale, ritratti, allo stesso tempo, come metafore delle esistenze abbandonate dei suoi passati abitanti o taciti contenitori di tracce delle loro memorie ma anche come spazi architettonici e, infine, luoghi di un cambiamento possibile per quanti, cercando un equilibrio tra l’oggi e il domani e dividendosi tra l’interno e l’esterno dell’ospedale, abitano ancora oggi questi spazi, riconvertiti dalla ASL Roma-E in centri semiresidenziali per l’assistenza sanitaria e la riabilitazione.

    “Certe scelte stilistiche ed espressive, in parte intuitive e in parte più ragionate, che hanno caratterizzato il nostro lavoro – hanno spiegato Pompei e De Simone – sono state fatte nel tentativo di rappresentare non solo la realtà multiforme del complesso delle strutture, ma anche le sensazioni e le suggestioni che si respirano entrando in quei luoghi”.

    E’ così che i loro scatti sono diventati una significativa riflessione sui cambiamenti apportati dal tempo, un viaggio tra passato, presente e futuro. Il passato rappresentato dalle strutture architettoniche in disuso e tuttavia ancora così evocative e piene di suggestioni; il presente delle organizzazioni sociali e sanitarie odierne; e il futuro che è possibile scorgere nello sguardo dei pazienti che cercano nuove possibilità e prospettive.

    “E’ venuto dunque naturale procedere per contrasti, come soluzione più adeguata a rappresentare una realtà così complessa e articolata nel tempo e negli spazi. In questo senso, per esempio, abbiamo deciso l’uso del colore per le strutture legate al passato, per riportarle in qualche modo nell’attualità e per mostrarle come forse non sono mai state viste; del bianco e nero per rappresentare un presente fuori dal tempo; di uno stile geometrico e rigoroso per le architetture più cadenti eppure così affascinanti; di un approccio più immediato e istintivo per raccontare la vita quotidiana all’interno delle strutture sanitarie”, hanno precisato ancora i due fotografi. “In questo modo – hanno concluso poi – speriamo di poter offrire un mosaico di impressioni e suggestioni che restituisca l’impatto di un luogo drammaticamente carico di storia e in fase di trasformazione così significativa verso un futuro diverso”.

    Gli artisti

    Francesca Pompei:

    Romana, dopo una laurea in Filosofia studia fotografia presso diverse scuole, perfezionandosi poi presso l’Associated Press e l’agenzia Prospettive in servizi esclusivi per RaiCinema e RaiFiction. E’ del 2010 la personale Borromini e la scoperta della luce e del 2011 la rassegna di foto in stampe fine art a grande formato, scattate per il libro Le 100 Fontane (99+1) del Vaticano, Volume I – Fontane nei Viali e nel Bosco pubblicato dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. L’anno successivo prende parte ad Arte Fiera Bologna, alla mostra Praga Contemporanea e al Miami River International Art Fair nell’ambito di Art Basel Miami Beach 2012. la settimana dell’Armory Show di New York e la mostra They were, They are, They will all’Atlantic Gallery di New York. Finalista di contests come WHO ART YOU?2, Co.Co.Co., Como Contemporary Contest, London International Creative Competition 2013 ed esposto le sue opere all’Aqua Art Miami 2013 nell’ambito Nel 2014 è tra gli artisti menzionati al Blue Diamond Photo Award 2014ello stesso anno, ottiene la certificazione UNI 11476:2013 ed è eletta nel nuovo Direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti, TAU Visual. Ha partecipato all’Affordable Art Fair New York City 2014, Select Fair, durante Frieze Art Fair New York 2014 e le sue immagini sono state pubblicate su riviste e web magazine come Italian Ways, Artribune Magazine, e proiettate alla Saatchi Gallery di Londra. staff di PhotoVogue, curato da Alessia Glaviano e dell’Art+Commerce Agency- PhotoVogue Collection, di New York.

    www.francescapompei.it

    Gianluca De Simone:

    Romano, classe 1974, dopo una laurea in Sociologia e una specializzazione in Comunicazione Visiva lavora per alcuni anni in produzione televisiva. Dal 2006 vive in Australia, dove studia cinema alla International Film School di Sydney e lavora in vari ruoli in produzioni cinematografiche e televisive. Negli ultimi anni la sua attenzione si sposta prevalentemente sulla fotografia, in particolare sulla street-photography e sul documentario. A Marzo di quest’anno torna in Italia dove lavora al reportage fotografico sull’ex-manicomio di Santa Maria della Pietà. Un suo portfolio viene scelto per un’esposizione a Cracovia nell’ambito del concorso Urban 2014. Collabora con PhotoVogue e alcune sue foto sono in esibizione alla Saatchi Gallery di Londra.

    www.flickr.com/photos/lucads

  • “Spoleto incontra Venezia”: L’arte cosmopolita e orientaleggiante di Stella Maris Garro Pecchioli in esposizione

    Si annuncia un evento di acclarato successo la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” che si svolge dal 28 settembre al 24 ottobre 2014 a cura di Vittorio Sgarbi con la direzione del manager produttore Salvo Nugnes. La location allestita per la pregevole iniziativa è lo sfarzoso Palazzo Falier, che risale al XV secolo e si trova affacciato sul Canal Grande a Venezia. In esposizione personalità illustri del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì. La nota pittrice Stella Maris Garro Pecchioli rientrante nell’esclusivo gruppo di artisti, porterà le sue pregevoli creazioni pittoriche ispirate dalla matrice cosmopolita, etnica e orientaleggiante.

    Le peculiari trasparenze irregolari e patinate dei fogli di carta di riso utilizzati come superficie di base, mostrano le pennellate variopinte inchiostrate e impresse dalla pittrice: tratti dati in senso circolare o anche ascendente, rossi e neri, neri e gialli, scale di grigio e nero graffiate, colori accoppiati talvolta miscelati a punteggiati di cromia d’orata molto discreti e sobri. Le forme circolari rievocano gioiose girandole fantastiche o anche occhi interiori, che scrutano nascosti in un io vorticosamente turbato una qualche interessante realtà da apprendere, attirare oppure fuggire, allontanare.

    Di lei hanno scritto “I movimenti ascendenti di piante fiorite e girasoli raggianti, dominati decisamente dagli inchiostri gialli, verdi e neri, ma al contempo tenui, sono veramente affascinanti. Figure, che si allontanano con tenacia verso l’alto, ma in un movimento delicatamente circolare di spirale appena accennata. Dipinti, che sanno coniugare i contrasti cromatici con la loro contemporanea delicatezza in un gioco sapiente di tinte decise, ma delicate. Così anche il movimento delle figure predilige in taluni casi una circolarità ascendente o profonda in altri. La sensazione, che se ne riceve è quella di una felice e armoniosa -commistione- di contrari. Lavori dal sapore orientale estremo, con il tocco e il carattere di un’artista fine, che ha saputo sapientemente reinterpretare quel gusto secondo un umore e un carattere tipicamente occidentale. Non è escluso, senza false congetture, che ci si possa trovare di fronte a una considerevole autentica novità“.

  • Giovanni Alfano – Opposizioni reali

    Alla Galleria Marconi di Cupra Marittima riprendono gli appuntamenti espostivi, sabato 20 settembre 2014 alle ore 18.00 si inaugura infatti Opposizioni reali, mostra personale di Giovanni Alfano. La mostra organizzata dalla Galleria Marconi e da Marche Centro d’Arte, è a cura di Nikla Cingolani che si occupa anche del testo critico.
    Opposizioni reali è il primo appuntamento del ciclo di mostre Avere vent’anni che accompagnerà la Galleria Marconi per tutta la stagione espositiva 2014/2015.

    La Galleria Marconi si trova in c.so Vittorio Emanuele II n°70 a Cupra Marittima. La personale di Giovanni Alfano potrà essere visitata fino al 18 ottobre 2014 con i seguenti orari: lunedì – sabato 16.30 – 19.30.

    Parlando del lavoro di Giovanni Alfano, la curatrice Nikla Cingolani ha scritto: “I soggetti di Giovanni Alfano si presentano bloccati e inermi, con le mani sul viso per proteggere la loro identità e nascondere i loro turbamenti, rivelando due forze contrarie: l’esporsi allo sguardo e, contemporaneamente, nascondere il proprio. Il risultato è quiete e silenzio. Dolore, disperazione, timidezza, paura, vergogna, sono alcune delle emozioni che non appartengono più solo al corpo e alla mente di ciascuno, ma sono ormai parti integranti dell’ambiente sociale, dei suoi valori e delle sue regole. Per questo i personaggi cercano di difendersi dall’interazione con gli altri, sottoponendosi tuttavia al loro sguardo. Dipinti en grisaille, in un grigio vellutato, investiti da una luce ampia e diffusa, ci introducono in un percorso di percezione e contemplazione più psicologica e introspettiva, senza l’intralcio dei colori.”

    Cosa vuol dire avere vent’anni? In qualche modo rappresenta l’incontro tra i sogni e le nuove prospettive, aspettative che si aprono, nuove direzioni che si prendono, eppure è il momento nella vita in cui ci si imbatte nelle vere responsabilità, nel dolore. È la crescita con uno sguardo al passato e l’occhio al futuro. Ancora una volta la Galleria Marconi prova a parlare di arte, cercando di rinnovarsi e di innovare ma con la responsabilità di sapere dove si trova e su quali basi deve continuare a crescere. Arrivare a vent’anni non è poco e non è facile, eppure è un punto fondamentale per continuare a crescere con i propri sogni e al di là delle illusioni. (http://youtu.be/Nvvu9fN9qeE)

    Marconi Gallery of Cupra Marittima starts again its exposition appointments, on Saturday 20th September at 6 p.m.there will be the opening of Giovanni Alfano sole exhibition. It is organized by Marconi Gallery and Marche Centro d’Arte, cured by Nikla Cingolani, author also of the critical text.
    Real Oppositions is the first appointment of the series of exhibitions called “Be twenty” which will accompany Marconi Gallery throughout the 2014/2015 expositions season.

    Marcony Gallery is in 70, c.so Vittorio Emanuele II in Cupra Marittima and the exposition by Giovanni Alfano can be visited until18th October 2014 Monday-Saturday 4,30 – 7,30 p.m.

    Explaining Giovanni Alfano work, Nikka Cingolani has written” Giovanni Alfano subjects are blocked and helpless, with their hands covering their faces in order to protect their identity and to keep their disturbances hidden, reveiling two opposing forces: exposing themselves to the eye and at the same time hiding their own. The result is stillness and silence..
    Pain, hopelessness, shyness, fear, shame, are some of the emotions which don’t belong only to one’s body and mind any more, but are by now an integral part of the social environment, of its values and of its rules. For this reason the carachters try to defend themselves from the interaction with others, undergoing their sight anyway. Painted en grisaille, in a velvety grey, hit by a widespread and diffuse light, they introduce us in a path of perception and contemplation more psycological and introspective, without hindrance of colours.”

    What means being twenty? It’s in a way the meeting between dreams and new perspectives, expectations that open, new directions you take, yet it’s the time of life in which we encounter the real responsibilities and sorrow. It is the growth with a look to the past and an eye to the future. Once again Marcony Gallery tries to talk about art, trying to renew and innovate but with the responsibility to know where it is and on what basis should it continue to grow. Arriving at twenty isn’t little and it isn’t easy, yet it is a key point to continue to grow with one’s dreams beyond the illusions. (http://youtu.be/Nvvu9fN9qeE)

    scheda tecnica/technical card
    curatore/curator by Nikla Cingolani
    testo critico/art critic by Nikla Cingolani

    ufficio stampa/press agent by Dario Ciferri
    traduzione di/translation by Patrizia Isidori

    fotografia/photography Stefano Capocasa
    riprese video/video shooting Stefano Abbadini
    allestimenti/preparation Andrea Fontana

    dal 20 settembre al 18 ottobre
    from 20th september to 18th october
    orario: lunedì-sabato dalle 16 alle 19.30
    opening time: Mon-Sat 4 to 7.30 p.m.

    info
    Galleria Marconi di Franco Marconi
    C.so Vittorio Emanuele, 70
    63064 Cupra Marittima (AP)
    tel 0735778703

    e-mail [email protected]
    blog http://galleriamarconicupra.blogspot.com/
    Facebook http://www.facebook.com/galleriamarconi
    twitter https://twitter.com/GalleriaMarconi

  • “Spoleto incontra Venezia”: Daniela Biganzoli alias Dab espone la sua arte quantistica

    Durante la grande mostra di “Spoleto incontra Venezia” Daniela Biganzoli, conosciuta con lo pseudonimo di Dab, sarà presente con la sua arte quantistica, che la guida e la indirizza nel dinamico percorso di ricerca e sperimentazione. L’esposizione di richiamo internazionale, curata da Vittorio Sgarbi e diretta dal manager produttore Salvo Nugnes nell’antichissimo contesto veneziano di Palazzo Falier sul Canal Grande, si terrà dal 28 settembre al 24 ottobre 2014. Tra le pregiate opere, si potranno ammirare anche quelle appartenenti a personaggi del calibro di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì e altri autori di spicco.

    Dalle significative riflessioni della Biganzoli è possibile comprendere al meglio la radice portante del suo modo di concepire l’arte e fare arte: “Mi esprimo attraverso l’arte quantistica col nome di Dab. Mi rivolgo agli aspetti più misteriosi e comunque non ancora del tutto messi in luce dalla scienza. La mia attenzione è rivolta in particolare al microcosmo, al mondo delle particelle subatomiche, ad una realtà invisibile e immateriale dove non possiamo conoscere gli oggetti, ma solo le loro relazioni. Una realtà dove tutte le cose e tutti gli eventi sono interconnessi. Mi servo dell’arte quantistica per riunire concetti scientifici e spirituali in una visione olistica, che tutto abbraccia. I richiami simbolici spesso presenti nelle mie opere aiutano nella comprensione e contemporaneamente ricollegano ad un lontano passato, fondendo tutto nell’uno, come principio armonizzante”.

    Incentra le sue opere inedite trans-disciplinari su una concezione nuova e stimolante, che ha come punto focale di riferimento la sintesi comunicativa tra i numerosi linguaggi derivanti dall’arte e dalla scienza, nonché dal dialogo instaurato dagli scienziati più avanguardisti con l’ambito artistico e filosofico. Questo risultato è ottenuto rielaborando l’influsso delle teorie fisiche più recenti e stimolanti, valutando però la complessità della realtà circostante e le interazioni di tali dottrine con i campi applicativi delle altre scienze, per integrarne gli aspetti spazio temporali salienti e individuare i più misteriosi e ancora sconosciuti.

    Tra i concetti primari richiamati nelle composizioni, la complementarietà, considerata basilare per ogni aspetto della vita si ritrova anche nella fisica. Infatti, secondo il Premio Nobel Niels Bohr “Gli aspetti ondulatori e quelli corpuscolari della materia e della luce, sono due facce dello stesso fenomeno”.

  • THAT’S IT: contemporaneità a confronto – Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto

    Sabato 23 agosto alle ore 18,30 presso la Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto s’inaugura la mostra dal titolo THAT’S IT: contemporaneità a confronto. La mostra, organizzata dalla Galleria Marconi, IS Gallery, e Marche Centro d’Arte, con il patrocinio del Comune di San Benedetto del Tronto, presenta le opere di Federica Amichetti, Attinia, Roberto Cicchinè, Rocco Dubbini, Armando Fanelli, Pierfrancesco Gava, Carla Mattii, Rita Soccio ed è a cura di Nikla Cingolani che è anche autrice del testo critico.
    Sarà possibile visitare THAT’S IT: contemporaneità a confronto dal 23 al 29 agosto, tutti i giorni dalle 18.00 alle 24.00.
    La Palazzina Azzurra si trova in Viale Bruno Buozzi, 14 a San Benedetto del Tronto (AP).

    Il giorno dell’inaugurazione Rocco Dubbini presenterà una performance con il supporto della cooperativa sociale Meridiana.

    La curatrice Nikla Cingolani ha presentato il progetto su cui si basa THAT’S IT: contemporaneità a confronto con queste parole: “Attraverso le opere di otto artisti marchigiani, diverse per tematiche e ricerca, possiamo compiere una riflessione sulle urgenze del momento, grazie alla straordinaria sensibilità interpretativa di ciascuno di tradurre in immagini le proprie perplessità. L’arte, intesa come fare dilatato ed esteso, non risponde ad alcun obbligo linguistico e le loro espressioni diventano generali e fluide, spaziando alla sperimentazione in una continua metamorfosi. Federica Amichetti, Attinia, Roberto Cicchinè, Rocco Dubbini, Armando Fanelli, Pierfrancesco Gava, Carla Mattii, Rita Soccio, sono gli artisti a confronto i quali offrono un percorso di senso, dove l’arte diventa luogo di infiniti attraversamenti tra i diversi linguaggi. Il concept della collettiva è un’indagine sull’arte come elemento necessario per costruire l’immagine e la percezione di una regione caratterizzata da una molteplicità di culture e storie. In questo caso il pluralismo diventa spazio strutturale in cui la marchigianità non sia vista come una riduttiva caratteristica geografica, ma si ampli alla dissoluzione della stessa per ridefinirsi come territorio esperienziale universale. Il progetto è un’istantanea sul lavoro di questi artisti e la loro capacità di ascoltare quell’esigenza e quell’ombra, nell’esercizio di captare ciò che anima il vivere nell’epoca attuale. Dalla loro visione nasce l’amore per la bellezza in un tempo in divenire, capace di fissarsi per sempre in immagine che si ricordi. THAT’S IT. Ecco, questo è. L’opera è compiuta e il risultato lo abbiamo sotto i nostri occhi, ora.”

    TITOLO: THAT’S IT: contemporaneità a confronto
    CURATORE: Nikla Cingolani
    TESTO CRITICO: Nikla Cingolani
    SEDE: San Benedetto del Tronto, Palazzina Azzurra, Viale Bruno Buozzi, 14
    TELEFONO: 0735 581139
    PERIODO: 23 agosto – 29 agosto 2014.
    ORARIO: tutti i giorni 18-24

    Un ringraziamento speciale a
    cooperativa sociale Meridiana

    INFO:

    Galleria Marconi di Franco Marconi
    C.so Vittorio Emanuele, 70
    63064 Cupra Marittima (AP)
    tel 0735778703
    e-mail [email protected]
    blog http://galleriamarconicupra.blogspot.com/
    Facebook http://www.facebook.com/galleriamarconi
    twitter https://twitter.com/GalleriaMarconi

    IS Gallery
    email [email protected]
    web www.is-gallery.com
    facebook https://www.facebook.com/isgallery.artecontemporanea

  • Il premio Nobel Dario Fo presto alla “Milano Art Gallery” dopo lo strepitoso successo ottenuto a Spoleto Arte

    L’esimio maestro Dario Fo reduce dal grande successo ottenuto nel contesto delle mostre di “Spoleto Arte” curate dal professor Vittorio Sgarbi, sarà presto alla storica “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, in fondo Corso Genova, a Milano, per inaugurare una straordinaria esposizione pittorica di suoi dipinti inediti, organizzata dal manager Salvo Nugnes. L’iniziativa, che vedrà esposte opere, foto, materiale di scena e video, si svolgerà dal 2 al 24 Settembre, con inaugurazione ufficiale in data Martedì 2 Settembre, alle ore 18.30 in presenza di tanti nomi di spicco del panorama attuale, nonché di illustri esponenti istituzionali, TV e giornalisti.

    Descrivendo la sua formazione artistica a Brera, risalente al primo dopoguerra e i rinomati personaggi di cui è stato allievo, rivela “Achille Funi era un insegnante straordinario, Carrà era molto simpatico, Aldo Carpi, il direttore, una personalità di eccezionale apertura mentale. Mi capitava ogni tanto di assistere alle lezioni di Marino Marini. Una volta riuscì a farmi accettare nell’Atelier di Manzù, ad impastare creta. Davvero stavamo vivendo un momento irripetibile per la storia civile e culturale del nostro Paese. Non solo dentro le stanze dell’Accademia, ma anche fuori, nei bar e nelle trattorie di Brera, ci si trovava a discutere e fare progetti”.

    Il suo itinerario creativo è contraddistinto dal rapporto stretto e sinergico tra teatro-pittura, con un continuo gioco di rimandi. Fo è arrivato al disegno per estendere e tradurre il nobile linguaggio del proprio corpo, per dargli forma stabile e nel contempo per mettere e trasportare sulla scena il proprio corpo, esternando il progetto racchiuso nelle sue opere e nel suo peculiare stile espressivo. I soggetti raffigurati appaiono sciolti e svincolati da legami, in assoluta libertà. Fo spiega “Il corpo è fatto per agire, per muoversi. È fatto per raccontare, con ognuna delle proprie parti. Parlerei d’influenza in ambito scenico e no soltanto scenografico. Perché, il disegno, la pittura, mi consentono di predefinire molto di più, che le mere strutture ambientali oppure le entrate e le uscite degli attori”.

  • A Spoleto Arte illustre omaggio al pittore toscano Alberto Pistoresi

    Nel contesto delle rinomate mostre di “Spoleto Arte” attualmente allestite nello storico Palazzo Leti Sansi, in Piazza del Mercato a Spoleto, con la curatela di Vittorio Sgarbi e l’organizzazione del manager Salvo Nugnes, è possibile ammirare una carrellata di splendidi dipinti appartenenti ad Alberto Pistoresi, noto artista fiorentino non più vivente, che ha lasciato un segno marcato e indelebile con la sua vasta produzione e una lunga carriera coronata da numerosi riconoscimenti di prestigio e positivi encomi da parte di critici ed esperti di settore. L’esposizione è visitabile con ingresso libero dal 27 Giugno al 24 Luglio.

    In particolare Pietro Annigoni, soffermandosi sulle peculiari doti stilistiche di Pistoresi, lo definì un artista vero, con opere mature e significative, in cui poter scorgere giochi di contrasti violenti inseriti in una composizione elementare e vigorosa, dove ci sono toni sonori, ma profondi ed altri luminosi, ma vibranti e impregnati di un sapiente e vissuto chiaroscuro, che li pone in opposizione e nel contempo li unisce, in forma di composizione poetica.

    Il curatore Sgarbi spiega “Vedutista di spazi urbani e di paesaggi nella sua toscana, Pistoresi è un pittore di luoghi non disturbati dall’uomo. La sua visione è distante, a tratti ovattata. L’uomo più, che esserci è stato. Se ne sente l’impronta, l’eco della voce e una solitudine immensa, incolmabile”.

  • Spoleto arte abbraccia l’essenza e la commozione esponendo le opere di alberto Pistoresi insieme a quelle di Dario Fo, Eugenio Carmi e Josè Dalì

    Non potevano mancare nel novero delle opere fatte dagli artisti di spicco in esposizione alle mostre di “Spoleto Arte” una ricca serie di pregiati dipinti appartenenti al maestro fiorentino Alberto Pistoresi, in ricordo antologico e commemorativo della vasta produzione, da lui realizzata nei tanti anni di carriera. “Spoleto Arte” è curata da Vittorio Sgarbi e organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes, nella nobile dimora di Palazzo Leti Sansi, situata nel centro storico spoletino, in Piazza del Mercato. Il vernissage inaugurale in data 27 giugno ha riscosso grandi consensi di pubblico e ha visto la presenza di vip, personaggi illustri e rappresentanze istituzionali di alto livello. Accanto alle creazioni pittoriche di Pistoresi, sono collocati quadri di Dario Fo, Eugenio Carmi, José Dalì figlio del celebre Salvador, Max Laudadio e altri prestigiosi esponenti del panorama contemporaneo. L’esposizione è visitabile con ingresso libero fino al 24 luglio.

    Nel commentare lo stile di Pistoresi Sgarbi spiega “Vedutista di spazi urbani e di paesaggi nella sua Toscana, Pistoresi è un pittore di luoghi non disturbati dall’uomo. La sua visione è distante, a tratti ovattata. L’uomo più, che esserci è stato. Se ne sente l’impronta, l’eco della voce e una solitudine immensa, incolmabile”.

    L’arte di Pistoresi si colloca nella tradizione del novecento, con una speciale connotazione distintiva di lirismo poetico e fiabesco, che supera le barriere temporali e resta sempre attuale. Allievo del famoso Pietro Annigoni, rappresenta un eccellente modello di figurativo e paesaggista, la cui variegata produzione pittorica giunta fino ai giorni nostri, ne testimonia il geniale talento ideativo, congiunto alle consolidate competenze tecniche e strumentali, che l’hanno stimolato a innescare un’avvincente ricerca sperimentale di raffinata e innovativa evoluzione.