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  • Intervista all’editrice Cristina Del Torchio: Rupe Mutevole Edizioni ed i suoi 10 anni di attività editoriale

    La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni è nata nel gennaio 2004 grazie ad un’idea di Cristina Del Torchio, l’editrice. Sono dunque trascorsi ben dieci anni da quando l’editrice ha intrapreso la via delle le prime pubblicazioni.

    Dieci anni di incessante produzione letteraria e di notevole crescita esponenziale.

    In principio, Rupe Mutevole si dedica ai testi di Haria, autrice dalla profonda saggezza femminile, votata alla comprensione della Natura e delle sue Energie. I libri di Haria avranno un discreto successo e Rupe Mutevole inizia a spaziare con nuove collane e nuove proposte artistiche.

    Attualmente sono ben diciotto le collane editoriali attive, e sono così denominate: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    La casa editrice è stata sempre molto attenta alla letteratura ma anche alle altre forme artistiche per una sorta di comparazione armoniosa che contraddistingue il pensiero degli autori e dell’editrice. Troviamo, dunque, anche una selezione di interessanti film sperimentali e di melodie; recente la creazione di “Supernal Armony”, la collana che presenta la nuova corrente musicale Armony Haiku ad opera di Mark Drusco.

    Cristina Del Torchio è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune curiosità sulla casa editrice e sul suo immediato futuro. Buona lettura!

    A.M.: Rupe Mutevole Edizioni nasce nel 2004, da allora sono trascorsi dieci anni di importanti traguardi. Ci vuoi raccontare com’è nata l’idea di aprire una casa editrice?

    Cristina Del Torchio: Dieci anni di traguardi, sì. Eppure oggi mi sento come allora, con lo stesso entusiasmo, la stessa determinatezza, lo stesso impeto, lo stesso coraggio. Ce ne voleva molto di coraggio per fondare una casa editrice, dare libertà a una visione e renderla una realtà. Una mattina, appena dopo l’alba, passeggiavo lungo un sentiero fra i castagni. Alzai lo sguardo sulla splendida montagna che si erge solitaria fra il monte Penna e il Tomarlo e la vidi avvolta da una luce rosata. Mi fermai ad ammirarla, e in pochi minuti passò dal rosato all’arancione e poi al giallo, quando il sole fu più alto. Rupe Mutevole: ecco il nome che avrei dato alla mia casa editrice. Il lavoro editoriale non era nuovo per me: fra il 1998 e il 2000 fui l’editrice di The Literary Magazine, una rivista letteraria internazionale che per il suo taglio grafico e le scelte editoriali aveva avuto molti apprezzamenti in Italia e all’estero. Pubblicavo opere brevi di autori da ogni parte del mondo, con testo in lingua originale a fronte. Perciò conoscevo molto bene il mercato editoriale e le complesse attività correlate; con Rupe Mutevole non potevo che migliorare, così mi lanciai nell’impresa. Quasi subito conobbi Haria, una giovane donna che aveva scelto la Via della Bellezza in mezzo alla Natura. Si rivelò una straordinaria scrittrice, unica nel suo genere letterario-filosofico e in pochi anni Rupe Mutevole pubblicò dieci manoscritti di Haria. I suoi libri, che rivelavano un mondo magico ma accessibile e reale e un possibile stile di vita ‘oltre il confine’ di questa civiltà caotica, ebbero subito fortuna e le ottime vendite mi permisero di investire in altri progetti editoriali. Haria è rimasta fedele al suo cammino di consapevolezza e anche Rupe Mutevole è rimasta fedele al progetto originario di pubblicare letteratura ‘di confine’, benché in pochi anni il catalogo si sia arricchito di altre collane.

    A.M.: Le bellissime montagne di Bedonia, una location da mozzare il fiato. Pensi che l’estro creativo della casa editrice si sia sviluppato anche grazie allo stretto contatto con la Natura?

    Cristina Del Torchio: Naturalmente. Vivere in mezzo alla Natura non solo è un scelta di vita giusta, ma è anche una necessità professionale per me, perché la pace e la spinta creativa che si ottengono sono impagabili. E poi i ritmi molto serrati e la complessità del lavoro editoriale sono perfettamente sostenibili vivendo in un paesaggio naturale, libero dalla frenesia urbana.

    A.M.: Quante e quali sono oggi le collane editoriali presenti?

    Cristina Del Torchio: Il catalogo di Rupe Mutevole si è sempre più arricchito di nuove collane editoriali che vogliono dare voce a sensibilità artistiche e letterarie. Vorrei ricordare le prime nate, “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Poesia”, “Rivelazioni”, “Oltre il confine”, ma uno sguardo al nuovo con Scritti in scena per testi teatrali, Essenze per raccogliere in armonie antologiche letterarie l’essenzialità di una frase, di una fiaba o di un piccolo racconto con nuova grafica e carte colorate, con un’attenzione particolare ai nuovi formati editoriali, creati e studiati per far vivere la pubblicazione anche con pensieri del lettore per completare la lettura dei testi e rendere il libro unico e personale.

    A.M.: Un’originalità che si manifesta anche nelle scelta di produrre delle edizioni letterarie su stoffa. Che cosa sono le Fiabe Tessute?

    Cristina Del Torchio: Le fiabe tessute sono nate da una mia idea che era già da molto tempo nei miei progetti. Mi entusiasma il pensiero di associare le fiabe al tessuto usando materiali diversi e rendendoli armoniosi fra loro. Ho pubblicato alcune immagini delle prime fiabe nella pagina FaceBook Fairie, Il mondo del’incanto. Questa collana “Il sole ha rubato i colori alla coda del gallo” nasce come filastrocca breve e vuole introdurre la magia di un mondo, la magica sensazione di fili d’erba e nubi rosa.

    A.M.: Non solo libri, infatti, Rupe Mutevole ha mostrato grande interesse verso la musica. Quando nasce Supernal Armony e quali sono le sue caratteristiche principali?

    Cristina Del Torchio: “Supernal Armony”, nuova corrente musicale creata dal compositore Mark Drusco si è imposta per la sua intensità e portata innovativa ed è divenuta una Collana musicale di Rupe Mutevole Edizioni. Questa sinergia fra musica e letteratura si sta rivelando straordinaria, perché la musica di Mark Drusco sviluppa, fra l’altro, narrazioni che sono perfettamente in linea con la visione magica di Haria. Rupe Mutevole ha già pubblicato 2 cd (La Via dell’Ignoto/La Memoria dell’Ignoto e Cantico) che contengono musiche di Mark Drusco ed i testi di Haria in formato booklet. Siamo anche impegnati alla produzione di un nuovo film che è ancora in lavorazione, “Magical Trasmutation” tratto da “Castagni e Trasmutazioni” di Haria. L’interprete principale è l’attrice irlandese Patricia Murray. Le musiche saranno di Mark Drusco.

    A.M.: Ci troviamo di fronte ad anni di forti cambiamenti tecnologici che hanno mutato i rapporti fra editore, scrittore e lettore. Qual è il tuo rapporto con i social network e blog?

    Cristina del Torchio: Il mio Rapporto con i social network si è affinato in questi ultimi tempi e cerco di usare queste nuove tecnologie per completare il percorso artistico che per primo mi ha spinta a fondare Rupe Mutevole con tutte le sue linee e percorsi paralleli. La Bellezza di veder nascere un libro, con la scelta delle carte: pregiate o grezze, scegliendo trame e colori, deve passare anche per queste nuove tecnologie, per raggiungere il pubblico e farlo soffermare su una frase, una poesia creando sinergie, interesse e nuovi lettori.

    A.M.: Ci vuoi anticipare qualche novità per questo 2014?

    Cristina Del Torchio: Il 2014 è iniziato con nuovi sentieri, novità che mi regalano una rinnovata determinatezza. Mi ripromettevo di ampliare le collaborazioni con artisti che potessero dare una nuova visione. Ho incontrato Mara Khellini che collabora con noi come illustratrice per realizzare un volume che verrà presentato il prossimo ottobre alla Buchmesse di Francoforte. Desideravo far comprendere come le illustrazioni in un libro non dovessero essere una cornice ma una narrazione della storia, un mondo che si apre alla fantasia del lettore e con Mara penso proprio di aver trovato una collaborazione artistica di alto livello. Un altro progetto iniziato l’anno scorso ma che si è consolidato nei primi mesi di quest’anno è l’ampliamento della collana BookAudioMusic con la collaborazione dell’attore Mario Lucarelli, che interpreta poesie, fiabe e racconti con la professionalità che lo contraddistingue e una sensibilità non comune. Nascono così gli audiobook con la sua voce e la musica di Mark Drusco. Un’altra bella novità è la realizzazione di libri fotografici con la collaborazione di Emanuele dello Strologo, artista che interpreta il mondo nei suoi chiaroscuri, catturando con il suo obiettivo ombre e luci del mondo. Le sue immagini verranno accompagnate da interventi letterari di Smeralda Fagnani, già presente nel nostro catalogo con una raccolta poetica che sta ottenendo notevole apprezzamento di pubblico. Il volume fotografico verrà presentato in sedi prestigiose delle maggiori città. Nel 2014 ci saranno altre novità sia per la promozione autori che per nuovi spazi per presentazioni evento che potranno dare sempre più visibilità alle nostre pubblicazioni, siano libri, audiobook o nuove armonie editoriali.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Cristina Del Torchio: Per terminare trascrivo dei versi di Emily Dickinson, che mi ha sempre regalato forti emozioni

    Dietro questa mortale trama d’ossa

    un’altra vi s’intreccia ben più forte.

    Non potresti scalfirla, né colpirla con la scimitarra.

    Due corpi dunque abbiamo, se puoi legare l’uno,

    l’altro vola.”

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/05/05/intervista-alleditrice-cristina-del-torchio-rupe-mutevole-edizioni-ed-i-suoi-10-anni-di-attivita-editoriale/

  • Intervista di Alessia Mocci a Luisa Ronconi ed alla sua raccolta di racconti Donne di ieri

    “Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina.”

    Il percorso della donna attraverso il tempo, settant’anni di storia raccontata grazie ai ricordi d’infanzia ed alla mistificazione letteraria. Tredici racconti che iniziano con una fotografia e proseguono con storie di donne che non hanno vinto, donne che sono state alle regole sociali del tempo.

    Luisa Ronconi racconta fotografie, istantanee del 1950 di un’Italia che cercava di non pensare ai recenti anni della Seconda Guerra Mondiale, un’Italia che sta conoscendo il Mondo grazie alle innovazioni tecnologiche quali la radio e la televisione. Luisa Ronconi descrive il movimento femminile con personaggi inusuali, infatti per le sue protagoniste non c’è lieto fine, non c’è la rottura con il sistema sociale.

    Donne di ieri”, edito nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella Collana editoriale “Oltre il confine”, è l’emanazione delle riflessioni dell’autrice su tematiche importanti quali l’emancipazione della donna e la conservazione del suo essere femminile.

    “Alle femmine bastava la quinta elementare, in seguito la scuola media, ma poi erano avviate a diventare buone mogli, dovevano saper cucinare, ricamare, rammendare e tenere la casa in ordine. Le giovani coppie vivevano con i suoceri e la nuora doveva essere sottomessa e laboriosa, modesta e ubbidiente.” – “Aborto mancato”

    Luisa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua recente pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: “Donne di ieri”, un titolo significativo che rievoca subito la tematica presente nel libro. Come nasce l’idea di questa pubblicazione?

    Luisa Ronconi: Ho scritto questo libro per indurre le persone a riflettere, in un tempo di cambiamenti, di violenza e di sfacciata libertà, che non ha motivazioni profonde, ma mira all’interesse e al piacere. Sembra che l’attenzione verso gli altri sia limitata alla capacità di questi ultimi di arrecarci vantaggi e privilegi. Ho scelto il tema della condizione femminile, perché è quello che conosco meglio e che è di grande attualità. Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina. Mi ha ispirato il modo in cui tiene l’ombrellino da sole dietro la schiena, quasi con aria di sfida. Sono passata poi alle storie dei partigiani, saltando le due guerre mondiali, che meriterebbero una trattazione a parte. Si consideri che mio nonno, un ragazzo del ’99, è partito per il fronte dopo essersi fidanzato, ma l’hanno rimandato a casa, con suo grande disappunto, perché sua madre era vedova e suo fratello aveva perso una gamba sull’Ortigara.

    È giusto che i giovani di oggi abbiano la consapevolezza della fatica, delle lacrime e dei sacrifici che le donne hanno fatto in settanta anni di storia. Purtroppo, questa società è troppo superficiale ed ha l’abitudine di non approfondire molti concetti e spesso ci si limita ad informarsi sugli avvenimenti passati senza fare un’analisi critica. Il mio vuole essere, in un certo senso, lo sguardo attento della situazione della donna, che man mano, lentamente, si è evoluta grazie alla cultura, alle proprie lotte che hanno permesso di raggiungere posizioni professionali remunerative e l’hanno resa, oggi, indipendente anche finanziariamente. Infatti le mie “Donne di Ieri” sono tutte perdenti e la riflessione su queste sconfitte rappresenta la prima spinta per l’emancipazione. Anche la conoscenza del proprio corpo ha aiutato la donna a gestire se stessa e la sua sessualità ed è risaputo che la conoscenza rende liberi e sicuri di sé. Sono certa che sia necessario riflettere sul passato, per poter meglio vivere il futuro con consapevolezza e fiducia.

    A.M.: La copertina della raccolta è molto particolare, ritrae una bellissima donna che ha lo sguardo sospeso nell’aria, quasi come se cercasse il sole di un inverno infinito. Ci sai dire qualcosa in più di questa fotografia?

    Luisa Ronconi: Come ho detto, mi ha colpito il modo in cui mia nonna tiene l’ombrellino dietro le spalle con aria di sfida. L’ho trovato un atteggiamento provocatorio e poco consono alle ragazze dell’epoca. Il suo sguardo è rivolto al futuro e la vedo felice. Ciò rappresenta l’ideale di quello che avrebbero dovuto essere le donne di allora. Nella realtà le cose andavano ben diversamente. Ho scelto questa copertina, perché gli occhi di mia nonna sembrano vedere le nostre vittorie di oggi e quegli occhi devono essere gli occhi di ogni donna.

    A.M.: 13 storie che vedono come protagoniste donne che hanno avuto una storia diversa dalla tua e dalla mia. Quale fra queste ha una percentuale di realtà?

    Luisa Ronconi: Diciamo che tutte le storie sono liberamente tratte da fatti di cronaca e dai racconti che le donne facevano tra loro nei salotti, nelle cucine, dalla sarta e dalla parrucchiera, senza curarsi delle orecchie indiscrete delle bambine, che giocavano vicino a loro fingendo indifferenza, ma che assimilavano tutto. Le donne di allora appartenenti alla cosiddetta borghesia non lavoravano ed avevano tempo libero, anche troppo, di qui le visite alle amiche e le chiacchiere. Andare dalla sarta, in particolare, significava trascorrere l’intero pomeriggio fra donne a fare pettegolezzi. Si pensi che c’erano le apprendiste, le stiratrici, le tagliatrici e non erano meno di dieci donne. Il ricordo è ancora vivo in me. Lì si distruggevano reputazioni, si combinavano matrimoni e si sparlava di tutto e di tutti.

    Certamente “ Partigiani” è una storia vera. Ne è testimone mio padre, che oggi ha più di novanta anni. Quando ero bambina erano storie di grande attualità, come le storie degli ebrei nei lager e ricordo uomini al cancello del mio giardino, di ritorno a piedi dai campi di prigionia, chiedere del cibo, che in casa mia non veniva ma negato. Anche le storie di Giannazz, che ho personalmente conosciuto, sono vere. Ho visto anche i pastori e ho mangiato la ricotta che producevano e mettevano in canestri di vimini. La storia “ Le Contadine non si siedono a tavola con gli uomini” è reale. La bambina che si sedeva vicina al padre avvocato e guardava stupita quelle donne sono io.

    A.M.: In “Le contadine non si siedono” racconti di donne che non potevano mangiare sedute al tavolo con gli uomini e con gli ospiti. Realtà o finzione letteraria?

    Luisa Ronconi: Come ho detto è una storia vera. Nel mondo contadino, in Romagna come dovunque credo, le donne avevano un ruolo di secondo piano, erano sottomesse agli uomini e non pensavano di ribellarsi: erano rassegnate. Questa situazione, a mio parere, non è stata sufficientemente analizzata. Le Classi Sociali esistevano ed anche all’interno delle stesse classi, dalla più elevata alla classe contadina, le donne dovevano sempre e comunque essere sottomesse.

    A.M.: La donna oggi. Com’è cambiata la relazione con la società e con le opportunità rispetto agli anni che descrivi nella tua pubblicazione?

    Luisa Ronconi: La donna di oggi è più consapevole, più colta, indipendente finanziariamente, padrona del proprio corpo e capace di programmare i figli che vuole far nascere. Tuttavia, non tutte le donne oggi riescono a farsi aiutare alla pari, nella famiglia, dai loro compagni, che cercano ancora di mantenere alcuni privilegi che avevano i maschi una volta. Le antiche abitudine sono dure a morire. A volte, però, si cade nell’eccesso opposto. Non è necessario cancellare la propria femminilità per affermare l’indipendenza e la parità, scimmiottando gli atteggiamenti degli uomini, come si rileva in molte donne in carriera.

    A.M.: Hai delle autrici guida che ti hanno accompagnano nella lettura e nell’immaginazione?

    Luisa Ronconi: Il mio pensiero va ad Oriana Fallaci, Dacia Maraini, Armanda Guiducci, Franca Rame, Elsa Morante, Anna Banti e Maria Bellonci. Queste autrici, così fortemente consapevoli della loro femminilità, mi hanno insegnato la forza e la costanza nell’intraprendere la via della consapevolezza di sé. Le loro donne sono combattive, vanno controcorrente, perseguono la verità, e l’affermazione della propria identità ad ogni costo. Non negano i sentimenti e soffrono per amore, senza rinunciare alla lotta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Luisa Ronconi: Penso che le donne scrivano in maniera chiara e che non rifuggano dai sentimenti, che sappiano descrivere in maniera precisa e sincera i moti dell’anima. In una parola, spesso preferisco le autrici agli autori, perché suscitano in me maggiori emozioni e leggo molti libri di autori italiani. In realtà leggo molto e di tutto. Ho appena finito di leggere Chiara di Assisi di Dacia Maraini. Mi ha entusiasmato il punto di vista dell’autrice; Santa Chiara è una disubbidiente, una ribelle e afferma fortemente la sua volontà nel perseguire la scelta della povertà; non possiedo cose donatemi, dunque non appartengo a nessuno. Non avevo esaminato la questione da questo punto di vista. Non vado al cinema da anni, perché preferisco guardare i film in dvd o in tv, ma ho visto il film La grande bellezza del regista Sorrentino e devo dire che vi è rappresentata appieno la decadenza della nostra società, così permissiva e inconcludente, così egoista. È necessario guardare i bambini e tornare a stupirsi con loro, per questo scrivo favole e racconti di animali, per mantenere un contatto costante con il mondo dei più piccoli.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Luisa Ronconi: Con la Casa Editrice Rupe Mutevole mi trovo molto bene, perché si è dimostrata sensibile alle tematiche sociali e non segue esclusivamente le mode del momento.

    Consiglio tale casa editrice a quegli Autori che intendono porre all’attenzione del pubblico riflessioni originali e spunti di analisi su questa nostra mutevole realtà. Gli editori aprono un dialogo con gli autori e li seguono, affancandoli a ottimi collaboratori, che fanno interviste e altro, per far conoscere i libri e per fare apprezzare gli autori.

    A.M.: Hai delle novità in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Luisa Ronconi: Intendo presentare il libro in varie sedi, e sto concordando con la Casa Editrice le relative modalità. È mia intenzione approfondire ulteriormente il tema delle donne, analizzando il periodo storico che va dagli anni ’70 ai giorni nostri, perché il percorso dell’emancipazione femminile non è ancora finito e deve essere sostenuto.

    A.M.: Salutaci con una citazione

    Luisa Ronconi: Da Dacia Maraini, Chiara da Assisi. Edizione Rizzoli.

    L’autrice, a pag. 95, cita un Padre della chiesa, san Giovanni Crisostomo e tale citazione mi sembra appropriata per chiudere l’intervista.

    “La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini. Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all’uomo, e la minore e inferiore alla femmina; e quegli divenisse degno d’onore per il ruolo suo eminente, questa invece per gli uffici suoi più vili non pensasse ad alzare la cresta contro il coniuge.”

    Care donne, pensiamo che da quei tempi è stata fatta molta strada, per fortuna!!!

    A.M.: Luisa, ti ringrazio per le tue parole, ogni risposta ha svelato un po’ di te ed un po’ delle donne protagoniste della tua raccolta.

    Written by Alessia Mocci

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  • Le novità editoriali di aprile 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Aprile 2014

    Il paese di paglia” di Rosario Castronuovo

    Anni sessanta, in uno dei tanti piccoli paesi appollaiati su una collina della catena dell’Appennino.
    La vigilia di Natale, Alessandro siede intorno al camino insieme ai genitori, i due nonni e i due fratelli. La tipica famiglia contadina di quell’epoca. Godono il piacere del fuoco e l’atmosfera del Natale. La nonna è felice, a volte si rabbuia, ricorda il figlio morto in Svizzera. La natura è a riposo e gli uomini sono in vacanza. Si raccontano storie. La legna e le provviste sono sufficienti e danno sicurezza. A mezzanotte vanno tutti a messa, tranne i nonni che non sopportano il freddo…

    Marialidia bambina” di Michele Vittorio Del Vecchio

    Che cosa rappresenta questa narrazione? L’amore, il grande amore di Michele per la sua bimba Marialidia, e forse anche la spinta a riprendere il bandolo della propria esistenza e a tessere relazioni umane con consapevolezza nuova. L’Autore con questo volo verso il mondo ultraterreno immagina , in un’atmosfera di sogno, di planare in dimensioni ultraterrene dove tutti i bambini tragicamente scomparsi ritrovano spazi dell’infanzia che in vita era stata loro negata o recisa. L’Autore esprime con molto coraggio, nella sua profonda esplorazione, questi suoi sentimenti, attraverso le storie tragiche di questi bambini che le cronache di questi ultimi tempi hanno registrato e il dolore delle loro famiglie, dolore che ha toccato e avvolto in maniera forte anche l’Autore.

    Riflessioni” di Germano Tarea

    Riconosco di avere una penna alquanto pesa da leggere e spesso mi perdo, ma sì, nell’inconcepibile, per questo penso all’editore che mi ha capito e come lui, il suo staff, penso alla protagonista Rossana che ha accettato di buon grado questo scritto.

    Agli altri che ho menzionato nel libro.

    Ed infine e, soprattutto, a voi lettori che avete voluto conoscermi ed apprezzare, oserei dire, con simpatia ed amore; come l’argomento principale riportato in questa opera.

    Che dire?

    Buona lettura e… grazie infinite!

    Ancora un’altra cosa” di Saula Astesano

    Ludovica Neri è una ragazza di ventitré anni con un passato non dei più felici: un ex fidanzato che la picchiava, un rapporto freddo con la famiglia e un approccio con l’anoressia. Proprio grazie a quest’ultima malattia lei incontra il Dottor Conio, uno psicologo disponibile, che la aiuta, seduta dopo seduta, a superare la sua terribile fase, e nel momento in cui lui si trasferisce in Toscana, lei lo segue e inizia una “nuova vita”. Per la prima volta assaggia cosa vuol dire essere una donna libera, senza vincoli, senza pregiudizi riguardo al suo passato, e inizia a lavorare come lavapiatti per mantenersi. Proprio qui incontra Nathan, il figlio del proprietario del locale dove lavora, di cui lei si innamorerà, ma il fato non sarà esattamente dalla sua parte: lui si deve sposare con Cristiana, un’aristocratica ragazza di Milano, bellissima e apparentemente sicura di sé.

    Per tutto il tempo che ci resta” di Valentina Bazzani

    Hamelin, capelli biondo ramati e occhi azzurri, vive con il padre e i due fratelli in un mondo dove la brulla terra e le svettanti rovine di antichi grattacieli sono oppresse da un onnipresente cielo infuocato. È un mondo parallelo al nostro, un pianeta morente le cui risorse sono ormai da tempo esaurite. Un giorno, dinanzi alla tomba della madre morta molti anni prima, il ragazzo viene avvolto all’improvviso da un’intensa luce. Sam è una ragazza di Los Angeles, che condivide l’appartamento con la sua migliore amica, Ellen, e lavora in una biblioteca.

    Donne di ieri” di Luisa Ronconi

    La donna dà alla società così come alla famiglia un grande apporto per la sua sensibilità, concretezza e senso del dovere ed ora che, a buon diritto, può stare a testa alta al fianco degli uomini nel mondo del lavoro, si nota quanto sia preparata e caparbia nell’arrivare alla radice dei problemi e nel cercare di risolverli al meglio. Anch’io, per raggiungere la parità con gli uomini, sto lottando da una vita a casa e nel lavoro. Ora mi sono fermata e, sorridendo, mi volto indietro.

    Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino…

    Le favole della sera” di Luisa Ronconi (2° ristampa)

    Raggiunta l’età della pensione, posso fermarmi finalmente a riflettere e dedicarmi ad un compito importante, anche se sono consapevole di apportare un contributo modesto: vorrei cercare di migliorare la vita delle giovani generazioni, il loro modo di pensare, le loro abitudini. Tutto ciò è doveroso, infatti noi adulti non abbiamo lasciato ai giovani una società pacificata e serena, dove si possa vivere tranquillamente del proprio lavoro, senza guardare il prossimo con ostilità, senza essere sempre in competizione. Abbiamo indotto nei giovani bisogni che non sono autentici e non ci siamo curati di dare loro degli ideali validi e seri.

    In allegato al volume Audiobook con fiabe recitate da Mario Lucarelli

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/27/le-novita-editoriali-di-aprile-2014-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • Intervista di Alessia Mocci al compositore Mark Drusco: la nuova corrente musicale Armony Haiku

    L’Haiku è un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe. L’armonia è il ramo della teoria musicale che studia la sovrapposizione dei suoni (accordi), la loro reciproca concatenazione e la loro funzione all’interno della tonalità.

    Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Non è semplice spiegare con le sole parole l’armonia sovrasensibile, ma Mark Drusco ha gentilmente risposto alle nostre domande sulla sua passione e professione. Buona lettura!

    A.M.: Nel 2011 hai fondato “Supernal Armony – Armonia Sovrasensibile” dando avvio ad un’evasione dalla musica contemporanea. Puoi illustrarci il significato di “armonia sovrasensibile” e la sua applicazione nella corrente musicale del XXI secolo?

    Mark Drusco: Armonia Sovrasensibile è musica tanto nuova da sembrare arcaica e tanto arcaica da sembrare nuova. È espressione armonica di visioni, intuizioni e percezioni di un mondo ‘oltre il confine’, dell’energia della Bellezza, cioè dell’aspetto sovrasensibile della Natura. È sintesi estrema, tradotta in musica, di emanazioni della Bellezza. Io compongo attraverso armonie che riconducono a visioni primordiali; non scrivo melodie, ma armonie. Una melodia è una sequenza lineare ed orizzontale di note, un’armonia è un lemma, una struttura. L’armonia nella mia musica è un intreccio labirintico e verticale di note e sonorità che si inseguono, si raggiungono, si esprimono in brevissime storie sonore indipendenti una dall’altra, all’inizio, per poi confluire in un lemma principale che caratterizza la struttura della mia musica: indagare ed esprimere l’energia di quel mondo ‘oltre il confine’. In realtà la mia musica non è un’evasione dalla contemporaneità, ma è una nuova visione che rende la mia musica ancora più contemporanea, e lo è proprio perché va oltre. Si è figli del proprio tempo solo quando si riesce a superarlo. Io compongo per l’essere umano di questo tempo affinché non ne sia suddito, ma libero di andare oltre.

    A.M.: Leggendo le interviste sparse nel web, ho potuto constatare che nel tuo pensiero tornano spesso il concetto di solitudine, vastità ed ignoto. Potresti dunque rappresentare una sorta di poesia poetica, visto che i concetti sovra espressi sono in correlazione con il poeta e la poesia?

    Mark Drusco: Solitudine per me è silenzio interiore, è l’inizio di ogni forma di creatività. Bisogna cercarla, trovarla e poi condividerla la Solitudine, altrimenti non si raggiungerà mai il Sublime. Vastità ed Ignoto sono lemmi sovrasensibili ai quali ricorro per addentrarmi in quel territorio inesplorato che è la Bellezza. La mia musica è molto simile alla poesia proprio perché si esprime per significati, non per descrizioni.

    A.M.: Clavicembalo, tiorba, viola da gamba, violino, viola, violoncello e contrabbasso sono gli strumenti che utilizzi nelle tue composizioni. Fra queste antiche sonorità, qual è rappresenta al meglio il tuo stato d’animo?

    Mark Drusco: Il violoncello, con la sua calda sonorità, la sua profondità, la sua espressività primordiale, e la sua potenza avvolgente.

    A.M.: Hai definito i tuoi brani “emanazioni cromatiche della Bellezza” come se le note fossero colori e le diverse cromature fossero la rappresentazione della Bellezza pura. È corretta questa interpretazione? Vorresti aggiungere qualcosa in merito?

    Mark Drusco: Ma le note sono colori. Sono colori sonori ed il loro insieme fa il quadro armonico, proprio come i colori, tutti insieme, fanno un dipinto. Come io rendo il suono di uno strumento, come gli infondo energia ed espressività è esattamente come un pittore usa i pennelli e come infonde espressività ai tocchi. E le note sono come parole o versi, illuminazioni, come nella poesia.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione musicale?

    Mark Drusco: Si comincia sempre con l’improvvisare un’armonia sulla partitura. Si comincia col pasticciare con le note e si finisce col raggiungere il Sublime.

    A.M.: Mark, sei un compositore che si lascia trascinare dal’energia dell’esterno, della natura? Pensi che ci siano mondi percettivi da scoprire?

    Mark Drusco: La mia musica esprime l’energia di magici lemmi della Natura, ma sono lemmi sovrasensibili, non descrizioni oggettive naturali. E dietro l’aspetto oggettivo della Natura ce n’è un altro, primordiale, eterno: la Bellezza. Io indago questa con la mia musica.

    A.M.: La scrittrice Haria con i suoi scritti editi da Rupe Mutevole Edizioni, potrebbe aver in qualche modo influenzato questa armonia sovrasensibile di cui sei il portavoce?

    Mark Drusco: Haria ed io, con espressività diverse, parliamo lo stesso linguaggio, al punto che siamo arrivati ad una condivisione artistica, e così Armonia Sovrasensibile è diventato un Movimento.

    A.M.: Nel corso del 2014 ci saranno altre novità che riguardano la tua sfera artistica?

    Mark Drusco: Sto lavorando ai miei Harmony Haiku, brevissime composizioni (dai 50 secondi ad 1 minuto circa). Sono tutte visioni sovrasensibili, micro-storie di eventi di Bellezza, di Primordialità.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mark Drusco: “Un destino non è migliore di un altro, ma ogni uomo deve compiere ciò che ha in sé.” (Jorge Luis Borges)

    Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/23/intervista-di-alessia-mocci-al-compositore-mark-drusco-la-nuova-corrente-musicale-armony-haiku/

  • Intervista di Alessia Mocci a Pierluigi Curcio ed alla sua raccolta di racconti da brivido Legàmi

    Se mi affido a un editore, è suo dovere trovare un modo per divulgare l’opera. Sono convinto che nessuno di noi esordienti si sia mai sognato di pubblicare con una casa editrice pressoché sconosciuta, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti a uno spot che inneggi all’idea dell’anno.”

    In questi ultimi dieci anni l’editoria è profondamente cambiata, le case editrici sbucano come funghi e gli scrittori non hanno alcuna certezza di poter vedere il proprio libro nelle librerie delle maggiori città italiane.

    Pierluigi Curcio ha scelto di pubblicare la sua ultima raccolta di racconti con l’autopubblicazione, dunque scavalcando qualsiasi casa editrice. Nasce dunque “Legàmi”, quattordici storie del mistero che indagano sul fenomeno del poltergeist, sulle sedute spiritiche, sulle case infestate da fantasmi inquieti, sui tetri cimiteri popolati da strane energie, su animali spaventosi ormai mitologici.

    Dal 2006 pubblica i romanzi “Venedetta”, “Artorius”, “Il prezzo dell’odio”, “La stirpe dei re”; i racconti “Chiara & Congo”, “Ordinary man”, “Draculea”, “Dunnottar”, “Il volo dell’aquila”, “Wild West”, “Amanda”, “Chester House”, “Senza fine”.

    Pierluigi Curcio è stato molto disponibile nel raccontarci qualche verità nascosta dietro alla sua raccolta ed alla sua carriera da scrittore. Buona lettura!

    Giro per casa. Non so dove andare. Le foto sono dove le ho lasciate, così come tutta la mia roba, i miei vestiti, la collezione di miniature. Tutto è come dovrebbe essere. Entro nello studio, mi stendo sul divano. Sono irrequieto. C’è silenzio. Troppo.” – Incipit del racconto “Legàmi”

    A.M.: Dal primo romanzo, “Vendetta”, sono trascorsi otto anni. Ritieni che oggi il tuo modus scribendi sia mutato in qualche modo?

    Pierluigi Curcio: Otto? Otto anni… in questo fantasmagorico arco di tempo che sembra esser trascorso con un semplice battito di ciglia, ne son cambiate di cose: ho conosciuto e perso persone, ho avuto nuovi amici e ne ho ritrovati altri. La mia vita è stata completamente stravolta nel corso di questo tempo, pur restando fondamentalmente sempre la stessa. Il Pierluigi di otto anni fa che si accingeva a scrivere di Embreis, Medved e Fearghal, si era lasciato irretire dalla scrittura di David Gemmell e, con timidi passi, si approcciava al mondo della scrittura. Accidenti se son cambiato. Lo stile fondamentalmente è sempre quello, ma oggi ho un occhio più attento. Ho imparato a conoscere e temere il nemico più infido che un addetto ai lavori conosca: il refuso. Sembra si annidi nascondendosi al di sotto dell’inchiostro per poi balzar fuori dopo la decima lettura oppure… proprio dopo aver dato l’ordine di stampa. Un vero incubo. Ho iniziato a scrivere portato dall’ispirazione, oggi come oggi posso dire di riuscirci anche sotto commissione e di essere in grado di destreggiarmi con discreti risultati su almeno tre generi: romanzo storico, horror, western. Cerco di essere meno impulsivo e di approfondire la caratterizzazione dei personaggi. Tutto hanno un quando, un perché e un come, anche le comparse destinate a sparire dopo solo poche righe.

    Sì, il mio modus scribendi, è cambiato parecchio.

    A.M.: “Legàmi”, un titolo che anticipa la connessione esistente fra i racconti della raccolta. Quanto è importante la scelta di un titolo per uno scrittore?

    Pierluigi Curcio: Più che la connessione esistente tra i vari racconti, il titolo è ispirato a una delle quattordici storie scritte. Esistono persone che non smettono inconsciamente di cercarsi. Nonostante i dissapori, i dissidi, le scelte affrettate dettate dall’orgoglio o da quel che la vita gli mette davanti… continueranno sempre a sentirsi “legate”. Il protagonista di questa storia lo capisce sin troppo tardi, ma il “tardi” è così relativo che il tempo per rimediare lo si trova anche dopo la morte terrena. Il titolo deve colpire, intrigare, deve abbinarsi con la storia e la copertina che andiamo a presentare… deve incuriosire e spingere il lettore a dire “Questo lo compro”. In genere li preferisco corti e d’impatto, facili da ricordare.

    A.M.: Poltergeist, sedute spiritiche, case infestate, tesori, cimiteri, personaggi mitologici e storici che divengono i protagonisti di una raccolta da brivido. Quando nasce la tua passione per il mistery e paranormale?

    Pierluigi Curcio: Forse non dovrei dirlo, ma ha radici decisamente profonde. Il paranormale in un certo qual modo, ha sempre fatto parte della mia vita. Da ragazzino, ci hanno pensato i miei nonni a “svezzarmi” con storie che, a lor dire, erano tutt’altro che fantasiose. Mia sorella poi… lei mi reclutava per vedere i vecchi film di Dracula, quelli in bianco e nero di una volta in cui bastava un solo sguardo di Christofer Lee per farmi nascondere sotto il tavolo.

    A.M.: Nel racconto “Chupacabras” narri di un animale mitologico dell’America conosciuto da svariate testimonianze oculari. Quando hai conosciuto la storia del chupacabras e perché è diventato oggetto di un tuo racconto?

    Pierluigi Curcio: Per la verità non sapevo molto dei Chupacabras, ma avevo necessità di variare, di inventare nuove storie che non fossero ripetitive. Quattordici racconti sul paranormale e il mistero non possono essere incentrati solo sugli spettri. Si rischia di annoiare e non potevo permettermelo.

    A.M.: Fantastichiamo: ti sei reincarnato in Oliver, uno dei personaggi di “Legàmi”. Come si sarebbe comportato Pierluigi?

    Pierluigi Curcio: Oddio, qui mi metti in imbarazzo, se parlassi di Oliver svelerei sulla storia più di quel che dovrei, invece, dato che ne ho già accennato in riferimento al titolo, ti dico che se dovessi reincarnarmi nel protagonista del racconto specifico “Legàmi”, non lascerei che la vita mi strappasse via l’amore della mia vita.

    A.M.: Qual è il racconto che ha destato maggiori apprezzamenti da parte dei lettori? E quello che invece ha colpito di meno?

    Pierluigi Curcio: Rischio di diventare ripetitivo, lo ha avuto proprio il racconto di cui sopra. Difatti è risultato il vincitore della seconda edizione del concorso letterario “Il cerchio di pietre” 2014. Quello meno avvincente? Onestamente non lo so, fino a oggi, nessuno ha avuto l’ardire di metterlo al bando e per me son tutti figlioletti della stessa penna. Qui sorrido.

    A.M.: La scelta dell’auto pubblicazione. Qual è il tuo pensiero sull’editoria odierna?

    Pierluigi Curcio: Eh, bella domanda. Fino a oggi ho pubblicato con diverse case editrici, sia in formato cartaceo che digitale. Sarà stato forse perché erano piccole, sarà stato che non ho trovato le persone giuste che mi abbiano saputo stimolare e dirigere, ma alla fine, la differenza con l’auto-pubblicazione sta tutta nei diritti d’autore.

    Se mi affido a un editore, è suo dovere trovare un modo per divulgare l’opera. Sono convinto che nessuno di noi esordienti si sia mai sognato di pubblicare con una casa editrice pressoché sconosciuta, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti a uno spot che inneggi all’idea dell’anno.

    Tutti noi siamo consci di affidarci spesso a soggetti di cui, fondamentalmente, non abbiamo mai sentito parlare prima del nostro repentino bisogno di pubblicare… però… però è dovere di quell’editore, fare di tutto per promuovere il nostro prodotto. In luogo di radio e tv, c’è la rete e, per quanto satura di autori, esistono buoni blog letterari seguiti da una cerchia di lettori che non attende altro di essere attratta dalla novità, da una storia che sappia tenerla incollata alla pagina, e lasciarla con un’ombra di rimpianto alla fine.

    Sino a oggi ho dovuto contattare personalmente la maggior parte dei blog da cui ho ottenuto qualche recensione e un pizzico di visibilità. Non mi pare giusto tenendo conto del fatto che vengono trattenuti più dell’80%, in taluni casi anche il 90% dei diritti d’autore. Con l’auto-pubblicazione, male che vada, potrò prendermela solo con me stesso.

    Le grandi per contro, penso badino a ottenere un repentino guadagno affidandosi a nomi più o meno noti, o che dimostrino di avere in rete un certo seguito. So che molti autori nuovi provengono proprio dal self e han dimostrato di saper vendere.

    È quasi una guerra persa in partenza, almeno per me. Come e meglio del sottoscritto ce ne sono e saranno mille altri, ma ognuno di noi ha le proprie storie che rodono dal di dentro per essere gettate su carta e ognuno, ritengo, debba avere la possibilità di riuscirci. Quindi, alla fine, ben venga il self, sarà la selezione naturale e un pizzico d’intraprendenza in più a garantire al testo una sua nicchia.

    A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro? Vuoi anticiparci qualcosa?

    Pierluigi Curcio: Per la verità, no. Sono un pessimo istrione e non amo fronteggiare una platea di sconosciuti che non hanno la più pallida idea di quel che abbia scritto, né trovo sia normale che sia l’autore a convincerli della validità della propria opera. Sempre fedele al detto “chi si loda s’imbroda” preferisco che siano altri a parlarne… sempre che si trovi qualcuno disposto a esporsi ed a crederci.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Pierluigi Curcio: Sperare che il mondo ti tratti bene perché sei una brava persona, è come pensare che un toro non ti attaccherà perché sei vegetariano.” (Dennis Wholey)

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  • Intervista di Alessia Mocci a Smeralda Fagnani ed al suo libro Io ti ho già visto nelle mie parole

    Non denudarti./ L’amore tace,/ scivola nei/ rivoli del sangue./ Ogni parola inutile/ Non lascia segni,/ ma soccombe/ nella torbida/ mania del tuo assorbire./ Cocci di creta/ si disperdono/ Nel vento,/ masticando la/ polvere che/ si allontana.” – “L’amore tace

    L’amore è percepito nel silenzio come un sentimento che non ha bisogno di voce per trasmettere il suo essere, che non ha bisogno di spogliarsi del suo istinto.

    Io ti ho già visto nelle mie parole”, edito nel 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è la prima silloge poetica di Smeralda Fagnani. La raccolta indaga sulle forti emozioni che governano l’essere umano quali l’amore, l’odio, la vita e la morte. Ogni lirica intrattiene un rapporto con il lettori di autentica sincerità, l’autrice mostra una discreta sensibilità nel trasmettere le vibrazioni della sua essenza.

    Smeralda Fagnani è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione letteraria e non solo, infatti Smeralda ci ha anticipato che a breve ci sarà una presentazione del suo libro a Bergamo. Buona lettura!

    A.M.: La prima poesia all’età di 15 anni ed ora un’intera silloge. Quando hai deciso che le tue liriche dovevano essere pubblicate e quindi donate ai lettori?

    Smeralda Fagnani: Da tempo maturavo l’idea di proporre i miei componimenti, espressione di pensieri, sogni e desideri che tutti gli individui rincorrono. Tuttavia, non avrei mai immaginato che qualcuno si accorgesse di me, tanto da convincermi che i miei testi fossero superficiali e poco interessanti. Ma, all’improvviso, il destino mi ha permesso di conoscere la signora Cristina Del Torchio, Editrice di Rupe Mutevole che, visionando le mie produzioni, mi ha accolta tra i suoi autori.

    A.M.: Come nasce il titolo “Io ti ho già visto nelle mie parole”?

    Smeralda Fagnani: Il titolo è nato da un verso di una mia poesia che amo particolarmente, poiché attraverso le parole, forse, riusciamo a comprendere e comprenderci…..tra parole di seta.

    “Io ti ho/ già visto,/ oltre la/ limpidezza/ di un tramonto/ acceso da/ una luce/ che posso/ custodire./ Io ti conosco/ nel fondo/ dei miei/ occhi tra/ parole di/ seta.”

    A.M.: Monica Pasero definisce la tua silloge come pregna di sfumature bianco avorio. Ti rispecchi in questa definizione ed in questa elegante tonalità?

    Smeralda Fagnani: Molto, infatti amo il colore bianco che identifico con la luce, fonte di energia, purezza e sciame limpido verso cui tutti gli esseri umani dovrebbero rivolgersi.

    A.M.: I colori fanno parte della tua poesia, tu stessa parli di poesia come “un assalto di azzurra armonia”. Si deduce una morbidezza insita nel tuo animo ed una sensibilità verso le sfaccettature. Ti riconosci in questa ultima frase?

    Smeralda Fagnani: Ciò che contrasta concorre e da elementi che discordano, si ha la più bella armonia”. Cito questo pensiero di Eraclito, poiché sono convinta che solo l’armonia, considerata come conciliazione tra corpo e spirito, possa regalarci quell’azzurro assalto, simbolo di freschezza, disadorna da ogni futilità materiale.

    A.M.: Smeralda sei una donna molteplice, infatti, oltre alla passione per la poesia, sei anche mamma e docente. Come vivi questa triade?

    Smeralda Fagnani: Sono una mamma attenta, severa, ma anche molto predisposta al confronto con i miei figli, orgogliosi di me. Amo il mio lavoro e questo mi consente di cogliere gli interessi, ma anche le difficoltò dei miei studenti, senza lasciare nulla al caso.

    A.M.: Com’è il tuo rapporto con la tecnologia ed i social network?

    Smeralda Fagnani: Ho un buon rapporto sul piano tecnologico, ma spesso preferisco la sana lettura di un testo, al fine di evitare quella totale dipendenza, anche dai social network, che molti hanno.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Smeralda Fagnani: Ritengo, a tal riguardo che, nel momento in cui una casa editrice si assume la responsabilità di proporre autori emergenti, già dimostra professionalità e conoscenza anche dei gusti di un vasto pubblico. La fruizione dei testi, in questo caso, di matrice letteraria è, infatti, mutata nel tempo: oggi i lettori desiderano orientarsi verso scrittori che donino nuove forme espressive e rispondano ai loro bisogni di evasione culturale. Per questo consiglierei, a chi desiderasse pubblicare una propria opera, Rupe Mutevole Edizioni che dal mio punto di vista si configura come un’ottima possibilità nel campo dell’editoria.

    A.M.: Hai in programma presentazioni de “Io ti ho già visto nelle mie parole”?

    Smeralda Fagnani: La presentazione del mio libro probabilmente si realizzerà a Bergamo, in una data ancora da stabilire, ma certamente prossima.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Smeralda Fagnani: Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare.” Giacomo Leopardi

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  • Intervista di Alessia Mocci a Mariuccia Gattu Soddu ed al suo libro Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia

    Cinquant’anni fa la vita sociale del mio paese, e forse dell’intera Sardegna, infatti, era ancora in

    stretto rapporto con la vita del Medio Evo e, per certi aspetti, anche con la vita dell’epoca romana:

    schiettezza linguistica, semplicità di costumi, credenze, rituali e abitudini legati al mondo

    agropastorale, strumenti e modalità di conduzione del lavoro artigianale e così via…

    Una Sardegna immacolata descritta grazie ai ricordi dell’autrice Mariuccia Gattu Soddu, un’isola nella quale il tempo si era fermato da centinaia di anni. Un popolo che non curante del Continente coltivava la sua cultura millenaria da generazioni e generazioni.

    Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia”, pubblicato nel gennaio 2014 con la casa editrice TraccePerLaMeta Edizioni, è un viaggio nella storia di un piccolo paese, Orune, già citato nel titolo del libro. L’autrice, con lo scorrere delle pagine, rivela una realtà curiosa che nasce dai ricordi dell’autrice, ricordi di conversazioni con la madre e con gli abitanti del paese.

    Un libro rivelazione viste le informazioni presenti di carattere linguistico (infatti sono diverse le spiegazioni presenti che esplicano il significato di nomignoli antichi) e storico (anche grazie agli excursus sulla Seconda Guerra Mondiale).

    Mariuccia Gattu Soddu è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua recente pubblicazione. Una curiosità che voglio lasciarvi è che la fotografia presente nella copertina del libro è stata scattata nel 1985 e pubblicata sull’Unione Sarda. Buona lettura!

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia”, un titolo che centra l’argomento di ciò che i lettori potranno assaporare. Come nasce l’idea di pubblicare, citando Luciano Piras, “un saggio che saggio non è, un romanzo anche se non è romanzo”?

    Mariuccia Gattu Soddu: “… bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale.” – “Il giorno del giudizio” – Salvatore Satta – Parte seconda

    A.M.: Una dedica importante: a mamma e babbo. Da mamma, da figlia, da moglie, raccontaci un aneddoto sulla tua famiglia a te caro.

    Mariuccia Gattu Soddu: Ero lontana da casa quando frequentavo la prima media e mi sentivo sola, abbandonata, fragile ed indifesa. Venne un giorno mio padre a prelevarmi da scuola. Provai una gioia indicibile perché, finalmente, le mie compagne potevano vedere che anche io avevo il mio “Gigante”, e che gigante! Con la mia mano nella sua mi sentivo sicura e continuai a sentirmi così anche quando seppi dove, purtroppo, eravamo diretti: alla camera mortuaria del vecchio ospedale di Nuoro. Lì mio padre doveva identificare, prima della sepoltura, la salma di un giovane parente, i cui genitori non erano in grado di farlo in quanto molto prostrati dal dolore. Il luogo era lugubre e tetro e, paradosso, sembrava che l’unica fonte di calore fosse quel corpo inanimato che stava dentro una bara. Quando ci avvicinammo a questa, babbo con la sua mano, che percepii percorsa da un fremito, strinse la mia fin quasi a farmi male e mi disse, con la voce interrotta dalla saliva che gli si fermava in gola:”Non timas chi ja’ ses chin mecus!“(Non temere che già sei con me!). Voleva infondermi coraggio e, infatti grazie a ciò, non provai alcun timore. Solo nella mia tarda età (babbo allora aveva trentasei anni e, purtroppo, morì prima di compiere i cinquanta), riflettendo su sensazioni e sfumature di allora, non sufficientemente da me recepite, mi son spesso domandata, con tenerezza mista a rimpianto: Fra il Gigante e la bambina, chi dei due aveva più bisogno di incoraggiamento e protezione?… Io, alla luce della mia esperienza, la risposta ce l’avrei… E voi?…

    A.M.: La scelta di accompagnare il sardo all’italiano. Un modo per far conoscere l’arcana cadenza poetica della Sardegna anche nella penisola?

    Mariuccia Gattu Soddu: Per me è una rivalsa in quanto a noi sardi è sempre stata inculcata l’idea che la nostra non fosse una lingua ma una espressione dialettale di basso livello e chi, fra i nostri colonizzatori, a vario titolo, comandava ne vietava l’uso soffocando così la nostra naturalezza e con essa i nostri sentimenti e la nostra grande, seppur arcaica, cultura. Mi rammarico di non aver parlato in sardo con i miei figli quando erano piccoli ma allora mi avrebbero tacciato di snobismo, dato il posto occupato da me e mio marito nella scala sociale, in quanto, agli occhi di tutti, persone di cultura, per quanto modesta. E, comunque, io penso in sardo e non sempre trovo in italiano parole adatte ad esprimere i miei sentimenti, anche se ho sempre fra le mani il miglior vocabolario di lingua italiana, oltre che tanti vocabolari di lingua sarda. Ora che, finalmente ho capito e superato i complessi di inferiorità creatimi, nell’infanzia, da chi denigrava il sardo, grazie alla conoscenza, in qualità di insegnante di quarantennale esperienza, di tutti i metodi di apprendimento, sto “sardizzando” i miei nipotini e sto ottenendo risultati lusinghieri.

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia” traccia il ricordo antico di alcuni soprannomi sardi con la spiegazione del loro significato, come ad esempio “Zi’ ispiridada bie mortos” (Signora spiritata vedi morti) che serviva anche come capro espiatorio per alcuni delitti di Orune. Che cosa succedeva esattamente nel paese?

    Mariuccia Gattu Soddu: Il nesso fra “sar ziar bie mortos“(le signore vedi morti) ed alcuni fatti di sangue è sempre stata la credulità popolare e quel vento tempestoso definito “petharju” (rapace) che rendeva più aggressive certe persone, favorendo pulsioni omicide. Da qualche parte ho letto che anche in Cina soffia spesso un vento simile con gli stessi effetti di quello che soffia ad Orune. La fragilità cerebrale di certe vecchie arteriosclerotiche, proprio nelle notti di vento, le portava a dialogare da sole, ma a botta e risposta con cambio alternato di voce, con persone già decedute, facendo tremare di paura chi le sentiva e che, poi, ad eventi tragici avvenuti, metteva in correlazione i due fatti, con la complicità della credulità altrui. Per quanto riguarda i soprannomi c’è da dire che nessuno ne era immune anche perché entrava in gioco il cambio di pan per focaccia. Ed eccone alcuni, fra i tantissimi che ho raccolto in un quaderno di appunti: Ancar de lepa, gambe di coltello a serramanico; acconza paracquas, aggiusta parapioggia; archiler de arzone, garretti di roncola; ancar de pirottu, gambe di stuzzicadenti; burbi sicca culu ‘e nudda, vulva secca culo di niente cioè sterile; boddaobu, sesso a uovo: bucca ‘e mazzonera iscusserta, bocca di trappola per volpi rovinata; cras cochimus, domani cuociamo (il pane); caca ridenne, defeca ridendo; caca untanas, caga fontane; conca ‘e brunillu, testa di tostacaffè; cabanor de odde, guance di mantice; poddicher de avateca, dita di fave col baccello; Jubanneddu ‘e sa luche, Giovannino della luce cioè lettore dei contatori; su zeraballu iscussertu, l’amanacco guasto; su rimitanu imbeleschidu, il pezzente avido recidivo; su priucu ingrassadu, il pidocchio ingrasssato; orcor de culu ‘e pudda, occhi di culo di gallina; iscaddica canes, interrompiaccoppiamento cani … (non è possibile trascriverli tutti, ma sappiate che a monte di ognuno c’è un aneddoto!)

    A.M.: Nel libro, si parla di una terrificante Seconda Guerra Mondiale, vissuta nella paura e nel razzismo. Cos’è accaduto alle persone di fede ebraica di Orune?

    Mariuccia Gattu Soddu: Gli Orunesi si sono sempre contraddistinti per l’ospitalità e la pietà verso i derelitti ed i bisognosi; hanno sempre considerato l’ospite sacro al punto che nel passato alcune faide hanno avuto origine in seguito alla morte di qualche forestiero coinvolto suo malgrado in risse scoppiate fra ubriachi. Quindi, stando a quanto raccontano gli storici sardi, già dai tempi dei tempi Orune diede ospitalità ad Ebrei che si inserirono talmente bene in mezzo al popolo da abbracciarne usi e costumi fino a non distinguersi più fra loro quelle che allora venivano definite razze diverse. Sembra che molti cognomi orunesi siano addirittura di origine ebraica e fra essi anche quello di mia madre (Pala) e della mia bisnonna paterna (Tola). Nemmeno in piena seconda guerra mondiale, quando dovunque si parlava di Deportazione, nessun orunese fu additato e meno ancora discriminato come ebreo anzi veniva ammirato un imprenditore nuorese, che tutti sapevano essere ebreo, anche se veniva tacciato di avarizia come tutti gli altri immaginari ebrei. Nessuno ha mai pensato, inoltre, che la religione degli ebrei fosse diversa perché la nostra religiosità si basava sul sentimento, l’amore, la pietà, la carità e chi provava tutto questo era amico dell’altro e insieme eran figli di Dio. Se, infine, qualche diversità nei riti poteva manifestarsi, come scandalizzarsi se si pensa che ai miei tempi si giurava ancora sul fuoco e sul cibo e se si ricorreva a “sos berbos”, preghiere contenute in speciali cassettine, fra reliquie varie, per annullare fatture e magie? La mia famiglia, dalla bisnonna di mio marito, ne ha ereditato una il cui coperchio ha tante stelle incise… La darò a qualche museo…

    A.M.: Il fascismo e Mussolini. Nel testo scrivi a proposito della morte del Duce ed è illuminante ciò che ne traspare: un popolo che non ha festeggiato né per la presa del potere né per la morte di un uomo che ha profondamente cambiato l’Italia e non solo.

    Mariuccia Gattu Soddu: Io avrei poco da aggiungere a quanto già da me riferito nel mio libro e tutto quello che ora scriverò è conoscenza acquisita, oltre che dai racconti di mia madre, anche dal libro “Poesia Orunese e Storia Locale” pubblicato dall’Amministrazione Comunale di Orune e che è l’opera vincitrice del concorso bandito nell’anno 1987 – 88 per gli alunni della scuola elementare e media di Orune e i cui autori sono gli alunni e le insegnanti coordinatrici Sandra Arridu e Giovanna Arridu: Orune, nel 1924, dava a Mussolini la cittadinanza onoraria…. delibera: “Preso atto delle manifestazioni di ammirazione e di stima che tutti gli abitanti di questo comune hanno dimostrato a favore di S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri; considerato che tutta la popolazione provata da tanti sacrifizi, ottiene il massimo soddisfacimento offrendo a S. E. il P. del Consiglio dei Ministri la cittadinanza onoraria, delibera di concedere la cittadinanza onoraria a S. E. il Salvatore dell’Italia dalla follia bolscevica, il valorizzatore della nostra vittoria…“. Orune acclamava il Duce ma intanto la popolazione continuava ad essere provata dai sacrifici e dalla fame (nel libro citato sono riportate poesie comiche, e tragiche a un tempo, su quella fame). Durante la guerra di Spagna molti Orunesi (e fra essi anche mio nonno materno, che fu ferito), convinti dal Duce della sacralità di questa guerra, partirono volontari a combattere e qualcuno non tornò più perché in questa guerra perse la vita. Quando mio nonno tornò dalla guerra di Spagna mi portò in regalo un presepe di cui faceva parte un bellissimo gallo dalle piume colorate.

    A.M.: Una protagonista essenziale del libro è tua madre, ti rammarichi di non aver chiesto abbastanza, di non esserti informata maggiormente quando era in vita, ma ciò che tua madre ti ha lasciato è un patrimonio da salvaguardare. Una curiosità: com’è stato per tua madre esser, a quell’epoca, figlia di due divorziati?

    Mariuccia Gattu Soddu: Avrei preferito sorvolare su questo argomento che per il mio clan, e in specie per mia madre, è sempre stato tabù per cui non so fino a quale punto l’unica zia rimasta possa essermi grata per averlo infranto. Mia madre ed i suoi quattro fratelli di primo letto, portavano solo il cognome paterno e risultavano, nei documenti ufficiali, figli di madre ignota, cosa di cui si vergognavano. Per non profanare il pudore di mia madre, il suo disagio e la sua sofferenza, in quanto protagonista di una storia dolorosissima a quei tempi per la sua unicità, vi dirò solo che la mamma le mancò e che i primi due anni della sua adolescenza furono terribili anche se tutti le dimostravano tantissimo affetto (potrei scrivere un vero romanzo se decidessi di raccontare ciò che mia madre mi ha sempre raccontato…). Sappiate, però, che le due nuove famiglie furono una famiglia sola (oggi si direbbe allargata) dove tutti si volevano bene e condividevano sentimenti ed emozioni anche se i capostipiti principali non si rivolsero mai più la parola ed evitarono sempre di incontrarsi persino per la strada.

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia” è fondamentalmente diviso in due parti, una prima parte introduttiva e specifica di argomentazioni che riguardano Orune ed, una seconda parte decisamente più poetica. Quanto è importante la poesia per te ed in generale per l’umanità?

    Mariuccia Gattu Soddu: Oggi pochi amano la poesia ma io reputo che essa sia capace di far riflettere ed educare i sentimenti. In tempi come questi, a molti giovani, la politica di tornaconto, l’avvento di programmi televisivi di infimo livello morale e culturale e la corsa sfrenata al consumismo, hanno fatto dimenticare, a volte snobbare, i valori trasmessi dai nostri ascendenti e dai “grandi” della cultura e della sana politica. Forse la scuola dovrebbe valorizzare nuovamente la poesia perché è sulla poesia, più che sulla prosa, che si soffermano a meditare le nostre menti. Io mi sento onorata di essere nata a Orune che, come scrisse Carlo Levi in “Tutto il Miele è finito”, ha la gloriosa fama di essere paese di poeti.

    A.M.: Hai delle presentazioni del libro in programma? Potresti anticiparci qualcosa?

    Mariuccia Gattu Soddu: Per usare uno dei nostri soprannomi, io sono una “culi settida” (culo seduto) perché non amo uscire di casa se non necessariamente per cui non ho assolutamente niente in programma per nessuna presentazione, a meno che non la organizzino altri per me…

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mariuccia Gattu Soddu: “Tornano in alto ad ardere le favole. / Cadranno colle foglie al primo vento. / Ma venga un altro soffio, / Ritornerà scintillamento nuovo.” – “Stelle” – 1927 – Giuseppe Ungaretti

    A.M.: Mariuccia ti ringrazio infinitamente per le tue parole, hai aperto tantissimi nuovi quesiti e curiosità su Orune e su ciò che i tuoi avi ti hanno tramandato, sei una fonte di conoscenza. Spero di poter leggere a breve quel romanzo sui racconti di tua madre.

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/16/intervista-di-alessia-mocci-a-mariuccia-gattu-soddu-ed-al-suo-ricordi-di-sardegna-orune-nel-cuore-e-nella-storia/

  • Intervista di Alessia Mocci a Maria Caterina Targa ed al suo Onde di un mare sconosciuto

    “E siamo frammenti/ di pause/ dove le parole/ sono foglie sparse al vento/ senza confini/ a pugni stretti/ con questo coraggio negli occhi./ Tratteniamo lacrime/ che brillano alla luce del tuo cuore” – “Donne

    Parole che riecheggiano nella mente una volta lette, quasi sentiamo le lacrime inondarci le gote per poi ritrovarci in frammenti di discorsi, intermezzi di silenzi che paiono quasi foglie al vento.

    Onde di un mare sconosciuto”, edito nel 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è la prima silloge poetica di Maria Caterina Targa. La raccolta presenta una cura grafica particolare, infatti, nelle sue pagine oltre alle liriche, il lettore potrà meravigliarsi di una serie di ellittiche illustrazioni che la stessa autrice ha creato. Oltre a questo particolare, “Onde di un mare sconosciuto” è stato pubblicato con un CD al suo interno firmato da Mario Lucarelli e la sua lettura delle poesie presenti nella raccolta.

    L’autrice Maria Caterina Targa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione letteraria ma anche sulle novità in programma per la sua vita. come ad esempio le due presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto” previste per il 30 maggio ed il 6 giugno. Buona lettura!

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto”, un titolo che lascia trasparire la veemenza della passione letteraria che si cela dietro alle parole ed ai versi. Ti riconosci in questa brevissima interpretazione?

    Maria Caterina Targa: Sì, certo mi riconosco nelle descrizione, vi è in me una passione che mi travolge. Sono emozioni e sensazioni che mi spingono a scrivere, o meglio a descrivere in versi quello che sento in quel preciso istante: ecco come fanno i pittori con i colori ed i tratti di matita dipingono stati d’animo.

    A.M.: “Il silenzio dell’anima” è la tua prima silloge, edita nel 2013. Com’è stato ricevere le prime copie del tuo libro? Hai sentito lo stesso sentimento anche per le copie della tua seconda raccolta?

    Maria Caterina Targa: “Il silenzio dell’anima” è stata una sorpresa pure per me, mai mi sarei aspettata di poter arrivare a pubblicare un libro… un percorso iniziato su facebook per diletto mio personale, ma poi visto le impressioni positive che arrivano, ho preso coraggio e ho vestito i miei sogni. Le pagine sono i vestiti che io fatto indossare alle mie parole, quindi quando ho toccato con mano il primo libro, è stato come se la mia amina prendesse corpo. Sì, la stessa emozione che ho sentito con la seconda raccolta, sono parte di me… anzi sono me.

    A.M.: Nella tua ultima raccolta c’è un particolare che non può essere lasciato in disparte: le pagine de “Onde di un mare sconosciuto” presentano armoniosi ed eleganti illustrazioni in bianco e nero. Come ti è venuta questa idea?

    Maria Caterina Targa: Amo molto il disegno a matita, mi piacciono moltissimo i visi femminili, gli sguardi, trovo che si possa arrivare al cuore della persona solo guardando gli occhi ed i volti. Adoro la fotografia in bianco e nero, fin da piccola le guardavo ed immaginavo i colori delle singole parti che vi erano raffigurate, secondo me stimolano la fantasia ci puoi giocare e inventare. Da qui ho preso la passione del disegno a matita, e ho trovato stupendo arricchire le pagine del libro con queste raffigurazioni.

    A.M.: Ritieni che scrivere riesca a sollevare dalle fatiche della vita di tutti i giorni?

    Maria Caterina Targa: Sì, certamente sì, almeno per quanto mi riguarda quando scrivo sento un’energia positiva che si libera in me, mi trascina in mondi meravigliosi e pieni di armonia.

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto” vede anche la partecipazione di Mario Lucarelli. Puoi raccontarci qualcosa di quella collaborazione?

    Maria Caterina Targa: Una stupenda sorpresa, quando mi è stata proposta non ci potevo credere e ho subito accettato, naturalmente lo conosco attraverso il suo lavoro d’attore, ma mai nella vita mi sarei aspettata che le nostre strade si incrociassero. Quando ho ascoltato il cd contenuto nel libro, e ho sentito la sua voce che recitava mi sono detta quelle parole non sono mie, che non ho scritto io quelle emozioni! Mentre ascoltavo, leggevo il libro e vedevo che sì, erano le mie poesie, ma sembravano vive e palpitanti, le potevo quasi accarezzare. Una bellissima collaborazione.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Maria Caterina Targa: Sto leggendo “La timidezza delle rose ” di Serdar Ozkan, un libro che mi ha stupito, un viaggio nel sapere, della conoscenza di sé stessi, delle proprie paure e contraddizioni un viaggio per l’accettazione di noi stessi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maria Caterina Targa: Mi trovo molto bene, ha vestito le mie emozioni con una grafica stupenda le poesie non si perdono in pagine vuote ma vengono esaltate da sfondi di delicati fiori stilizzati. Certo che la consiglierei anche per il lavoro di promozione ed accostamento alla persona.

    A.M.: Hai in programma presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto”?

    Maria Caterina Targa: Sì certo, il 30 maggio presso la Biblioteca “Mino Milani”di Garlasco il mio paese, alle ore 21:00 ci sarà una presentazione del libro, in una serata dedicata alla poesia, nella quale verranno recitate con accompagnamento musicale. Poi il 6 giugno presso la “Teeria Passaggi di tempo” a Vigevano in via Caduti per la Liberazione 46, nell’ambito di una manifestazione culturale “Il segalibro” indetta dal “Gruppo di lettura Bibliosofia” della biblioteca Mastronardi di Vigevano presenterò il mio libro.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Maria Caterina Targa: Vi saluto con questa citazione che credo mi rappresenti:

    “Io sono destinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta.” – Ugo Foscolo

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/07/intervista-di-alessia-mocci-a-maria-caterina-targa-ed-al-suo-onde-di-un-mare-sconosciuto/

  • In uscita Donne di ieri: un excursus di Luisa Ronconi sulle donne del dopoguerra

    “Perché scrivo queste cose? Per giustificare il mio Sessantotto? Le ribellioni, i cambiamenti, che però non hanno portato a ciò che volevamo? Io mi ribello contro l’ignoranza, la mancanza di senso critico e contro l’omologazione, che ci vuole tutti giovani, belli e sani, tutti uguali e felici, con l’ultima novità tecnologica in tasca.”

    È l’Io narrante che in questo caso prende parola, durante lo svolgersi del racconto “Le contadine non si siedono”. Un Io furioso che si cimenta in narrazioni nelle quali la donna viene discriminata ed umiliata, piegata al volere dell’uomo e della religione.

    È in uscita “Donne di ieri”, una raccolta di 13 storie dell’autrice Luisa Ronconi, per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella Collana editoriale “Oltre il confine”. Un libro che rivela un’intersecarsi di realtà ed immaginazione, una realtà di violenza verso la donna vista come genere umano inferiore.

    L’andamento diacronico è pungente, si parte con i partigiani degli anni che precedono gli anni ’50, ne viene descritta un’Italia sfasciata, un’Italia che si chiede come andare avanti, un’Italia che piange ancora le vittime di una guerra che non ha dato che morti e fame. Luisa Ronconi interviene in questo lasso di tempo per presentarci le sue riflessioni sull’aria che si respirava al tempo, sul pensiero condiviso di una società maschilista e violenta.

    Un libro immagine che percorre una via di separazione con la tradizione, un pensiero che demonizza la brutalità concessa agli uomini. Ogni racconto come un nuovo episodio di questo viaggio attraverso gli anni, dai Partigiani agli anni ’70, viene dunque visto come espediente letterario che propone il mutamento della società e la caduta di tantissimi pregiudizi che aleggiavano come verità assolute.

    I suoi occhi, però, erano tristi e da allora non l’ho mai più vista ridere con gusto, Gina la bella, che aveva giurato che non avrebbe fatto la fine di sua sorella e che, invece, non era riuscita a ribellarsi ed era andata verso l’infelicità con consapevolezza e rassegnazione.”

    Luisa Ronconi è nata a Forlì. Ha frequentato il liceo classico G. B. Morgagni. Si è laureata in lettere e filosofia presso l’Università degli studi di Bologna ed ha insegnato Lettere per più di trent’anni. È sposata ed ha due figli, Francesca e Giovanni. Ora è in pensione e fa la nonna. Ha sempre avuto la passione per la scrittura ed ora vi si dedica a tempo pieno con gioia. Si è rivolta dapprima ai più piccoli, pubblicando Favole della sera, poi ai bambini più grandi, con Storie vere di animali, per invitare gli adulti ad aprire un dialogo con i bambini e con gli adolescenti. L’ultimo libro pubblicato, Donne di ieri, è dedicato a tutte le donne, per contribuire a far sì che prendano coscienza di ciò che le donne hanno conquistato, ma soprattutto di ciò che devono ancora conquistare nel campo dell’uguaglianza con gli uomini e dell’autostima.

    Written by Alessia Mocci

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    http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/donne-di-ieri-di-luisa-ronconi.html

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    http://oubliettemagazine.com/2014/03/14/in-uscita-donne-di-ieri-un-excursus-di-luisa-ronconi-sulle-donne-del-dopoguerra/

  • Sicily Culinary Traditions: l’ebook tradotto in lingua inglese di Rosario Tomarchio

    Cristina Biolcati: Siamo qui a parlare di questo saggio, perché c’è una bellissima novità che lo riguarda. Vuoi mettere al corrente i lettori di che cosa si tratta?

    Rosario Tomarchio: Sì cara Cristina. Da qualche giorno ho avuto la notizia che l’ebook sarà tradotto in inglese dalla casa editrice e volevo condividere con te, con gli amici e con le persone a me care che mi seguono questo bel traguardo.”

    Solo pochi mesi fa, Cristina Biolcati intervistava Rosario Tomarchio su un ricettario scritto nel 2011 e recentemente uscito nelle librerie online sotto forma di ebook in lingua inglese.

    Un progetto caro a Rosario: esportare il suo sapere culinario siciliano nel mondo. E sicuramente iniziare con un libro elettronico in lingua inglese è un buon passo.

    “Sicily Culinary Traditions” (“La Sicilia nelle tradizioni in cucina”) è stato pubblicato nel febbraio 2014 dalla casa editrice Mnamon nella sezione English Book.

    Nella pagina dedicata all’ebook si descrive in questo modo il lavoro dell’autore:

    We’ll be taking, along with this young Sicilian author, a short trip through some cooking traditions. Here below are described the preparations of the most famous Sicilian dishes, but we also take advantage of this opportunity to read the specifications of a DOC of Ebrodi and of some legends about the island’s rich culinary variety.”

    Rosario ci ricorda come la cucina sia fare un’arte: “Io adoro cucinare e penso che la cucina sia l’espressione di arte che saggiamente funziona da filo conduttore tra il nostro passato ed il nostro presente. Non solo, la cucina riesce alla perfezione dove tutte le altre materie culturali hanno fallito. Faccio un piccolo esempio. Se parlo di “Pasta alla Norma”, parlo di qualcosa di unico che è apprezzato sia dai siciliani che dai milanesi e, allo stesso tempo, insieme a tutti i prodotti tipici della nostra amata nazione ci rappresenta perfettamente anche all’estero.”

    Rosario Tomarchio nasce il 17 giugno del 1981 a Giarre, abita a Piedimonte Etneo, in provincia di Catania. Nel 2010 ha pubblicato con Statale 11 la sua prima raccolta di poesia dal titolo “La musica del silenzio“. Nello stesso anno viene pubblicato con l’Aletti Editore nella raccolta di autori vari Il Federiciano la poesia “Sicilia mia“. Per la stessa casa editrice ha pubblicato nel mese di Luglio 2011 il saggio “Tra acqua santa e fuoco”.

    A Novembre 2011 pubblica il suo primo e-book dal titolo “La Sicilia nelle tradizioni in cucina” con la casa editrice Mnamon di Milano. A Marzo 2012 è uscita la sua seconda raccolta di poesie dal titolo “Storia d’amore” (Aletti Editore) e il saggio “Il mito della semplicità” (Gruppo Editoriale l’Espresso). Pubblica con Ilmiolibro.it due saggi del tema religioso dal titolo “In cammino” e “Dalla grotta al tempio”. Oltre alle numerose poesie pubblicati in raccolte di autori vari. Nel 2013 pubblica con la casa editrice Edizioni DrawUp la raccolta di poesia “Ricordi di Poesie” nella Collana Oubliette.

    Dal 2013 collabora con Oubliette Magazine, scrivendo per loro articoli di attualità e cultura.

    Alessia Mocci

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    Facebook Rosario Tomarchio

    https://www.facebook.com/rosario.tomarchio.94

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    http://www.mnamon.it/english-books/sicily-culinary-traditions/flypage.tpl.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/02/11/sicily-culinary-traditions-lebook-tradotto-in-lingua-inglese-di-rosario-tomarchio/