SPIRALI > Presentato il nuovo libro di Verdiglione, “La nostra salute”

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C O M U N I C A T O S T A M P A

VERDIGLIONE: SE “LA NOSTRA SALUTE” DIVIENE UNA CONQUISTA
L’autore: la salute come ricerca intellettuale. Carlo Sini: “Ecco il vero approccio alla modernità, il modo del viaggio”. Giancarlo Comeri: “un cammino verso il senso, oltre le tecniche medico-legali”

Milano, 15/06/07 – Subito dopo l’anteprima di Roma, Mercoledì sera è stato presentato a Milano presso il Circolo della stampa il nuovo libro di Armando Verdiglione, La nostra salute.
La salute come ricerca intellettuale >>> Cristina Frua De Angeli – presidente dell’Università internazionale del secondo rinascimento – ha introdotto il dibattito presentando il volume come “una traversata eccezionale intorno all’affaire della salute”. La questione di cui parla Verdiglione è che “normalmente si intende la salute come se fosse uno stato di fatto, interessandosi delle ragioni della malattia e della guarigione piuttosto che di quelle del benessere”; invece “guarire non è «tornare alla normalità» e neanche «essere di nuovo come si era prima» perché la salute non è circolare ma un cammino continuo, una ricerca intellettuale, un dispositivo di vita”.
La vita come conquista, nel modo della modernità >>> Il filosofo Carlo Sini si è soffermato su quella che ritiene “una delle invenzioni straordinarie del libro: la distinzione/opposizione tra le domande rituali «come stai?» e «dove stai?» poste nel caso di salute”. Secondo l’accademico, infatti, il “come” individua una domanda di stampo platonico, in cui è implicita una valutazione di stato;invece il “dove” colloca l’interlocutore – concetto prettamente rinascimentale – in un processo dinamico di divenire, di continuo movimento. “L’autore” dice Sini “intende argutamente il «come stai?» come sinonimo di «quanto ti manca a morire?» e riferisce piuttosto il «dove stai?» ad una situazione virtuosa di necessario e continuo movimento, ad una condizione da conquistare. Così in Verdiglione la salute diventa un approdo. Come d’altronde nell’uomo spinoziano: l’individuo si libera dalla colpa originaria e, operando, chiarisce la propria istanza, fabbrica il proprio destino.”
La richiesta di senso, un cammino da intraprendere >>> Il dottor Giancarlo Comeri, primario in urologia a Varese, ha riportato il discorso su un piano più prettamente medico: “nel libro è presente la constatazione negativa della medicina come concetto basato sulla statistica, come apparato sanitario fondato sullo standard. Di fatto non interessa più come ci si salvi, come si raggiunga la qualità della vita, ma solo il conformismo a procedure precostituite, che in definitiva uccide l’umanità. Di fronte a quella che è più una richiesta di senso e non di applicazione tecnico-sanitaria, il nostro compito dev’essere di prospettare al paziente un cammino da intraprendere e raggiungere, la passione per la vita”.
Il dottor Paolo Pontiggia, oncologo di fama internazionale, si è schierato contro quella che ha chiamato “statisticologia” medica, utile solo a difendere determinati interessi economici e a giustificare se stessa. Il professore ha sottolineato quanto il libro sia un interessante strumento di riflessione che “sollecita la risposta alla domanda di gioia”, riportando in proposito una citazione di Leonardo da Vinci: “Quando gli altri avranno imparato a vivere, io avrò imparato a morire”.
Impegno, cura, superamento del senso comune, approdo >>> Anche gli altri relatori, da parte loro, hanno ribadito che la salute non è un dato acquisito, ma qualcosa da conquistare. Secondo Antonio Pezzano, cardiologo al “Niguarda” di Milano, anche passando dal concetto filosofico a quello pratico la salute è prevenzione, dunque impegno di ogni giorno. Rosario Brancato, ordinario di oftalmologia al “San Raffaele” di Milano, ha ricordato l’opportuna distinzione presente nella lingua inglese tra “trattamento” medico e “cura”. Alessandro Atti, ingegnere e redattore Spirali, ha richiamato la “cifrematica” come scienza nuova, un approccio che rimette in questione il reale; così la anche la medicina non è più solo appannaggio del medico ma impulso per ciascuno a superare il senso comunemente ammesso. Lo scrittore Francesco Saba Sardi -infine- ha letto nel libro di Verdiglione l’avversione all’ideale sanitario “penitenziario”, trovandovi una scrittura che è celebrazione della vita, “
una letteratura che è necessariamente medicina”.

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