ROBERT BADINTER in Italia, “Contro la pena di morte”

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C O M U N I C A T O S T A M P A

ROBERT BADINTER PRESENTA IN ITALIA “CONTRO LA PENA DI MORTE”
L’autore: “Una giustizia che uccide non è giustizia”. Un riferimento fondamentale per l’istanza di civiltà. Una battaglia contro vecchi retaggi culturali e nuove resistenze politiche.

Milano, 21/06/07 – Lunedì 2 luglio a Milano, presso il Circolo della stampa (in corso Venezia 66 alle ore 20.45), la casa editrice Spirali organizza un incontro dibattito in occasione della pubblicazione nel nostro paese del libro CONTRO LA PENA DI MORTE di ROBERT BADINTER. Previsto nella circostanza un messaggio di saluto del Presidente del Senato Franco Marini e la presenza, oltre all’autore, dell’editore Armando Verdiglione e di molte personalità della società civile e del mondo politico, tra cui si annuncia Marco Pannella.
Testimonianza di battaglia civile e intellettuale. Promotore storico ed esponente di spicco del movimento internazionale per i diritti civili, Badinter si propone nel nostro paese in un momento in cui il tema dell’abolizione della pena di morte torna di grande attualità: i ministri degli esteri dell’Ue, infatti, hanno recentemente deciso di formalizzare la presentazione all’assemblea plenaria dell’Onu della proposta di moratoria universale. Il libro – un caposaldo in materia, uscito qualche mese fa in Francia per Fayard ed oggi disponibile in edizione italiana – diventa dunque un importante testo di riferimento oltre che un’eccezionale testimonianza di battaglia intellettuale.
Il cammino contro le condanne a morte in nome della giustizia. L’autore, guardando indietro alle appassionate campagne sostenute negli anni, misura l’importante percorso effettuato verso l’obiettivo dell’abolizione definitiva della pena di morte annotando anche la strada ancora da fare. “Verrà un giorno in cui sulla terra non ci saranno più condannati a morte in nome della giustizia” dice, ma “finché fucileranno, avveleneranno, decapiteranno, lapideranno, impiccheranno, finché supplizieranno non ci sarà pace per chi crede che la vita è il valore supremo per tutta l’umanità e che una giustizia che uccide non è giustizia”. La pena di morte è destinata a scomparire dal mondo; ma fino ad allora si sarà costretti a confrontarsi ovunque con vecchi retaggi culturali e nuove resistenze politiche.
La moratoria internazionale. Dal 1990 sono più di 40 gli stati che hanno abolito la pena di morte per tutti i crimini. Una liberazione che va da Costa d’Avorio e Liberia, al Canada, Messico e Paraguay; dal Bhutan a Samoa, Turkmenistan e Filippine; ma che ha riguardato anche realtà vicine, come Armenia, Bosnia-Herzegovina, Cipro, Serbia, Montenegro e Turchia. Sono moltissime le organizzazioni e le campagne di lotta in tutto il mondo contro questa pratica, a partire da Amnesty international e le sue iniziative; il progetto comune è sostenere la risoluzione in tal senso già sottoscritta da 93 paesi. Coloro che si oppongono alla pena di morte lo fanno per motivi morali (l’atrocità in se stessa, cui spesso si aggiunge quella di anni di angoscia in attesa dell’esecuzione), motivi legali (contravvenzione al principio di rieducazione e recupero del colpevole; sostanziale legittimazione della vendetta o comunque della mera punizione; mancanza di effettivo valore deterrente contro il
crimine; rischio di errori giudiziari e possibilità di uccisione di innocenti), motivi sociali (la pena capitale si dimostra uno strumento di discriminazione soprattutto nei confronti delle classi più deboli e dei gruppi più marginali). Le nazioni che mantengono l’uso della pena di morte (dato aggiornato al 2005) sono ancora 74.

In allegato una scheda bio-bibliografica con maggiori informazioni sull’autore e sul volume.

C o n p r e g h i e r a d i c o r t e s e d i f f u s i o n e

Marco A. Marcuccio
mobile +393332587348


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