Buongiorno sono Trapani Martino sono del cda della Sapienza,ieri con alcuni consiglieri e con il prorettore Frati abbiamo scritto un articolo sul policlinico, vi chiedo se potete divulgarlo alle maggiori redazioni stampa
Policlinico Umberto I: i nodi al pettine, tra problemi reali e speculazioni Con insolita violenza, partendo dalla sporcizia e dal degrado reale dei percorsi ipogei (pareti scrostate, tubature che perdono, etc.), si è scatenata l’ennesima guerra sul Policlinico Umberto I, la terza dopo le due degli anni 1998-99, che videro prima il sequestro giudiziario concertato tra Rettore D’Ascenzo, Direttore del Policlinico Fatarella e Magistratura perché la rete idrica anti-incendio non era allacciata alle condotte d’acqua. E subito dopo vennero le infezioni gravi ad oculistica (perché uno specializzando non aveva osservato elementari regole d’igiene), ma serviva ben altro: ed ecco le infezioni mortali a pediatria, con
i 14 casi di enterite necrotizzante (con mortalità del 50%, dicono le statistiche internazionali). In realtà era un solo caso, operato e guarito (si veda: Orsi GB, Fara GM, Epidemiol Infect 2005;2;1-4). Naturalmente i giornali seguitano a parlare di 14 casi… Poi si trova una rondine in una sala operatoria a Ginecologia: chi conosce i filtri d’ingresso di una qualsiasi sala operatoria non ci mette molto a capire che si trattava di un sabotaggio. Il tutto viene gestito politicamente, serve cioè a spostare gli equilibri di governo della struttura: l’Università – si disse – è incapace di gestire il Policlinico ed ecco il decreto legge D’Alema dell’ottobre 1999, con soppressione del Policlinico universitario ed istituzione al suo posto di un’Azienda autonoma dall’Università, con il Direttore generale
nominato non più solo dal Rettore, ma d’intesa tra Rettore e Presidente della Regione. Si procede anche allo sdoppiamento della Facoltà di Medicina, con la seconda destinata al S. Andrea. Roma insomma fa da apripista per tutta Italia al decreto legislativo 30 dicembre 1999 n. 517, che due mesi dopo estende a tutta Italia il modello delle Aziende ospedaliere-universitarie, con l’attività assistenziale da concordare ogni anno con la Regione (cosiddetto concordamento finanziario). La legge prevede un periodo transitorio sperimentale di 4 anni per arrivare ad un modello gestionale unico in tutta Italia, dopo aver valutato le convenzioni Università-Regione (Intese, che in Italia sono state stipulate,
salvo qualche eccezione, tra il 2001 ed il 2003). Al Policlinico non solo problemi istituzionali, ma anche di struttura: il direttore generale Fatarella predispone un piano di ristrutturazione generale, sottoposto al Consiglio di Facoltà per quanto di competenza (parere favorevole il 16 febbraio 2000), cosicchè il Governo Amato stanzia 200 miliardi di lire (marzo 2001) per abbattere, ricostruire, ammodernare le attrezzature. C’è il progetto, ci sono i finanziamenti, dunque si comincia. Niente affatto, perché la politica ha le sue esigenze… Giugno 2001: cambio di Giunta regionale e cambio di Direttore generale. Il Rettore D’Ascenzo concorda con il Presidente Storace la nomina del Dr. Longhi, già primo direttore generale nominato dal Rettore Tecce nel 1994. Longhi viene da istituzioni cliniche private (ospedale Bambino Gesù e Istituto dermatologico dell’Immacolata), va rapidamente in urto con il Rettore Tecce e denuncia tutti alla Corte dei Conti (giudizio durato 10 anni, con assoluzione di tutti i denunciati). Longhi con il suo ritorno nel 2001 si assume il compito di “raddrizzare” il Policlinico, riducendo drasticamente i
posti-letto ed incidendo sui disavanzi (che sono iniziati proprio con lui, cioè con l’aziendalizzazione del 1994…): il progetto è recepito nell’Intesa Regione-Università, sulla quale Longhi ha sollecitato il voto favorevole della Facoltà, predisponendo lui la mozione da far approvare (inviata ad alcuni docenti di Medicina con una e-mail il 17 marzo 2002: Nuovo e spero ultimo testo riveduto secondo le indicazioni del Prof. Orlandi). Ma la Facoltà respinge la mozione (riporta12 voti favorevoli ed oltre 400 contro), perchè il piano-Longhi prevede il dimezzamento dei posti-letto al Policlinico da 2.020 a 900, oltre al decentramento al S. Andrea (per 450
posti-letto), a Latina (250 p.l.) e Bracciano (100 p.l). Il piano inoltre identifica esuberi “in circa 90 dirigenti di unità complesse-primariati [da diminuire da 307 a 217 nel 2002, e sino a 182 nel 2005], in circa 300 dirigenti medici ed in circa 400 unità tecnico-amministrative”, esubero che Longhi mette “in relazione diretta ed esclusiva con un eccesso nella cosiddetta strutturazione del personale universitario nelle due componenti prevalenti di medici ed amministrativi”. Il rimedio di Longhi? Semplice: “destrutturare nel 2002 36 primariati e complessivamente 316 unità di personale”, da rendere “occasionalmente utilizzabili per l’assistenza… con convenzioni ad hoc per l’apporto di qualità che
possono dare alle attività assistenziali”. La ricetta è semplice: decentrare a S. Andrea, Latina etc., poi espellere dal Policlinico 800 universitari ed arrivare nel 2005 ad un costo del personale universitario pari al 25% del totale (dal 45.7% del 2001: cioè -20%!!), con prevalenza quindi del personale aziendale-regionale o altro, che sale al 32% (la restante spesa, pari al 44%, è per acquisto di beni e servizi). Il progetto politico è chiaro: ribaltare il rapporto universitari-ospedalieri del Policlinico, da 2:1 a 0.8:1, smantellare l’attività in un sistema di competizione nel quale la riduzione del potenziale “produttivo” (da 2.020 a 900 posti-letto) avvantaggia l’ospedalità concorrente (tra cui una cospicua ospedalità privata) e buttare la
Facoltà fuori dallo standard europeo (che, in base all’art. 3 del DPCM 24.5.2001, richiede un minimo di 1.293 posti-letto per i 431 studenti immatricolati ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia funzionanti presso il Policlinico). La reazione della Facoltà e delle organizzazioni sindacali porta ad una nuova trattativa, con un accordo Regione-Università-CGIL-CISL-UIL: l’accreditamento del Policlinico viene così riportato a 1.293 posti-letto. Longhi poi inciampa in una grave censura personale da parte della Regione (essersi liquidato a propria firma compensi per oltre 1 miliardo di lire, a seguito di sua rivendicazione giudiziaria contro l’Azienda Policlinico… da lui stesso diretta), tanto che la Regione scrive al Rettore il 28 febbraio 2003 [prot. SP131] rilevando la gravità delle “circostanze emerse, che appaiono concretare numerose violazioni di
legge, del dovere di correttezza dell’Amministratore pubblico.. in ordine alla genuina esposizione dei costi e ricavi di ogni esercizio finanziario” e concludendo che “i comportamenti emersi possono ben integrare per fattispecie e gravità le ipotesi… che impongono la risoluzione del contratto”. 2002. E sulla ristrutturazione edilizia? Longhi accantona il progetto Fatarella ed affida un nuovo studio progettuale al prof. Carrara, docente della Facoltà d’Ingegneria. Lo studio viene annunciato con gran clamore, ma è concluso
solo a giugno 2006. Si tratta di un metaprogetto interessante, che però richiede poi progettazione, appalti, etc.: insomma 5 anni persi e nulla di concreto, con i 200 miliardi che divengono nel frattempo… 103 milioni di euro, sempre lì, non spesi, anzi in progressiva svalutazione e nemmeno resi disponibili, proprio per la mancanza di un progetto approvato. 2003. Il dr. Cosi, subentrato a Longhi come Commissario straordinario nell’agosto 2003, non perde tempo, riprende il progetto Fatarella (progetto di ristrutturazione dell’area dei padiglioni, lasciando il dipartimento di emergenza dove è stato ristrutturato nel 1999) e lo porta fino all’approvazione di Regione Lazio, Comitato inter-regionale di valutazione e Ministero della Sanità, rendendo finalmente disponibile lo stanziamento di 103 milioni di euro (nota del Ministero del 24 febbraio 2005). Scade il periodo commissariale ed a Cosi subentra il dr. Montaguti, che viene dall’Emilia, con la fama di una rilevante professionalità manageriale. Montaguti presenta il progetto anche per le fasi applicative, insieme con la Regione (Presidente Marrazzo, Assessore Battaglia) e con il consenso dell’Università (Rettore Guarini, Facoltà di Medicina), ma incappa nella difficoltà di procedere perché la proprietà è del
Demanio, che non ha dato esecuzione all’art. 2 della legge n. 136/2001 [I beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e concessi in uso alle università statali per le proprie necessità istituzionali sono trasferiti a titolo gratuito alle università medesime…], cosicché l’Università non ha potuto a sua volta dare in uso all’Azienda Policlinico Umberto I gli edifici con attività assistenziali. Questo intoppo momentaneo coincide con la scadenza del quadriennio di sperimentazione previsto dal decreto legislativo 517/1999, al quale deve seguire una nuova convenzione con la Regione. Come nel 1998-99 si provocano veri o presunti scandali per spostare gli equilibri politico-gestionali: ieri da Policlinico universitario ad Azienda autonoma, oggi da Azienda autonoma ad Azienda regionale. Il partito della Università fuori dal Policlinico, del dagli alla Facoltà di Medicina, del serve una discontinuità mettendo fine alla presidenza di Frati che si oppone alla regionalizzazione diventa feroce, saldando interessi diversi: quello degli appetiti sugli appalti milionari che l’Azienda Policlinico si appresta a bandire, quello della riduzione dei posti-letto al Policlinico per attenuare i tagli alle cliniche private mentre la Regione si sta impegnando con il Ministero dell’Economia a chiudere subito 1.500
posti-letto ed altrettanti nel 2008, quello di chi è in continuo movimento per le passate e future competizioni rettorali. Cosa di meglio di un nuovo scandalo sul Policlinico, da descrivere come un inferno, con i medici universitari che pensano alle attività private, con infermieri e portantini menefreghisti, con un Policlinico dove una sigaretta conta più della vita di un bambino? Primo servizio sull’Espresso, scorretto laddove non chiarisce che i reparti di degenza hanno standard di sicurezza adeguati e ben diversi dai corridoi sotterranei (lo certificano gli ispettori della Regione ed i NAS, inviati dal Ministero della Sanità). Il secondo servizio giornalistico (Policlinico inferno/2: Là rubano gli occhi ai morti) è almeno nel titolo un chiaro falso diffamatorio, perché non vi è stato nessun caso di questo tipo, oltre tutto inverosimile perché in Italia le cornee disponili eccedono di oltre 2.000 le richieste di trapianto.
L’incalzare della violenta campagna in un clima di Policlinico-orrore colpisce anche Frati e la Facoltà con affermazioni tendenziose (Facoltà-Frati: conflitti d’interesse ed altro) ed un messaggio chiaro: stia attento Frati ad opporsi al new deal. La stampa dimentica che la CUF del 1993, di cui Frati faceva parte, tagliò del 30% la spesa farmaceutica, con violente reazioni di Farmindustria, che inviò diffide e minacce di denuncia penale e citazione per danni, mentre agli atti del Senato-Commissione d’inchiesta sulle strutture sanitarie sta che “risulta dai documenti agli atti della Commissione che il Presidente della Commissione e Farmindustria stanno intimidendo i membri
della CUF” [seduta del 25 gennaio 1996]: dopo un anno d’indagini della guardia di finanza e della magistratura su tutto e su tutti, nemmeno un avviso di garanzia! In questo bailamme, tra rilievi (veri) di sudiciume nei corridoi sotterranei (li deve controllare l’Azienda Policlinico, certamente non l’Università e men che meno il Preside o la Facoltà di Medicina) ed accuse (false) di occhi strappati ai morti, c’è chi butta là proposte strampalate, anzi finalizzate alla soluzione finale: abbattere il Policlinico e ricostruirlo altrove (sulle aree di quale immobiliarista?) oppure resti lì, ma ridotto a 700 posti-letto (benedette case di cura private, che prosperate al centro di Roma, siete salve!), resti lì ma con gli universitari a far didattica e ricerca (l’assistenza agli ospedalieri: riecco il piano Longhi!).
E per vincere le resistenze di Frati, Facoltà e sindacati universitari si dia la proprietà degli edifici all’Azienda Policlinico, come dire che per far lezione o andare in biblioteca si dovrà chiedere il permesso all’inevitabile funzionario ospedaliero “incaricato per la formazione”, mettendo nello stesso calderone finanziario ospedaliero la scelta tra farmaci e manutenzione di aule e biblioteche, etc., con l’esito facilmente immaginabile di prevalenza esclusiva delle esigenze assistenziali. Per fortuna ci sono state sempre parole chiare della Regione (Presidente, Assessore Battaglia: la professionalità di medici ed infermieri è fuori dubbio, l’eccellenza scientifico-didattica della Facoltà è un valore aggiunto, bisogna immediatamente dare inizio ai lavori di ristrutturazione, che competono – lo si ricordi – non all’Università, ma all’Azienda Policlinico). Il comunicato Mussi-Turco del 10 gennaio 2007 interviene nel pieno della strumentalizzazione e recepisce l’urgenza d’intervenire: si attui subito il decreto legislativo 517/1999 (ma a Roma è applicato!) e si intervenga sulla proprietà demaniale a vantaggio dell’Azienda. L’interpretazione immediata che ne danno i gioiosi rivoluzionari è sbandierata ai quattro venti: si trasformi il Policlinico, oggi ente autonomo, in azienda regionale, e per rendere ospiti l’Università e gli universitari di Medicina (medici, tecnici, infermieri, etc.) gli immobili siano passati subito in proprietà al Policlinico, che deve divenire regionale! E fanno eco all’interpretazione i soliti in eterno
movimento per il rettorato, predicando: moralità (ovviamente degli altri…; ma loro quante ore lavorano al giorno? e quando sono stati governanti dell’Università, che cosa hanno combinato?), discontinuità (sempre degli altri…), etc. Abbiamo tutti insieme, noi dell’Università-Facoltà e del Policlinico, retto l’urto, noi tutti medici, infermieri e portantini, amministrativi e studenti fieri di lavorare nel Policlinico che fa ricerca, formazione e buona assistenza, forti di una straordinaria professionalità, resi coesi dalle strumentalizzazioni indecenti, coscienti
comunque di dover collaborare al rilancio del Policlinico. Ed il risultato è stato chiaro, riconosciuto dagli stessi Ministri Mussi e Turco, che hanno alla fine sostenuto quanto da noi richiesto: gli immobili devono essere nella disponibilità dell’Università per le finalità istituzionali della Facoltà di Medicina, con le parti riservate all’assistenza date in uso finalizzato all’Azienda Policlinico, cosicché questa dia inizio subito alla ristrutturazione del Policlinico. Senza alibi per rinviare: risultati, non chiacchiere! E si porti avanti anche il piano di riorganizzazione funzionale (con la riduzione dei primariati-unità organizzative alle 164 che ora sono indicate dalla Regione come limite massimo: la Facoltà si è già espressa a favore, ma chiede trasparenza e meritocrazia, non favoritismi). Ed il Policlinico resti pubblico, universitario nelle finalità, con la chiara distinzione delle responsabilità prevalenti (didattica e
ricerca: Università-Facoltà; assistenza: Regione-Direttore generale del Policlinico), a vantaggio degli studenti e dei malati. Il progetto di strumentale ospedalizzazione-regionalizzazione e di espulsione degli universitari è fallito (almeno per ora), perché il disegno di legge governativo accelera le procedure relative alla ristrutturazione edilizia (di competenza del Direttore generale dell’Azienda), ma lascia gli immobili, che sono in uso al Policlinico, nella competenza giuridica dell’Università, come accade per qualsiasi altra Facoltà. L’assalto è stato violento, con una campagna di stampa che ha mischiato cose vere (poche) ad accuse false e
strumentali (tante), con il rimbalzo di chi ha ben altro interesse che gestire correttamente le istituzioni. A quando la prossima guerra strumentale? Articolo inviato alla Redazione dai componenti del Consiglio di Amministrazione con attività connessa con l’area sanitaria Luigi Frati, Raffaele Gentile, Adriano Redler, Maurizio Saponara (docenti); Roberto Ligia ed Ivano Simeoni (personale amministrativo, tecnico e socio-sanitario); Gianluca Senatore, Martino Trapani e Gianluca Viscido
(studenti)
Cordiali saluti Dott. Trapani Martino [email protected] [email protected] Vinci i biglietti per FIFA World Cup in Germania!
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Trapani Martino [email protected] [email protected]
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