Paola Crema e le sue Memorie Preziose

Recensione di Paola Dei

Ricerca di senso, sogno, struttura, inconscio, mistero e molto altro animano il tocco leggero di Paola Crema nelle opere esposte alla Mostra: Memorie preziose, in corso a Palazzo Pitti di Firenze dal 19 ottobre 2007 al 28 settembre 2008.
Una donna e le sue Dee che piano piano si presentano davanti agli occhi in tutto il loro splendore celato dentro alla trasparenza di materiali preziosi come i contenuti che li animano fondendo mondo interno e mondo esterno, forma e materia in un tutt’uno che mostra una frammentazione di un’unica Dea, la Grande Dea, l’essere femminile umano intero che visse un tempo nell’età prepatriarcale almeno nella religione e nella fantasia e che continua a vivere come archetipo evocato in ogni opera esposta che restituisce alla donna tutta la sua grandezza.
Opere magiche nelle quali il tutto è molto di più della somma delle singole parti e dove ogni opera è uno strumento per giungere al concerto finale composto da una miriade di sensazioni che si trasformano lentamente sotto i nostri occhi come dentro un caleidoscopio che continuamente cangia mille forme. L’alchimia della trasformazione e la tradizione, il passato ed il presente, la memoria e la preziosità del mistero femminile che persiste e rimane nel profumo del presente laddove la donna non è più soltanto una delle possibilità dell’esistenza ma diviene capacità di plasmare il Mondo racchiudendone i segreti più preziosi dentro eteree figure mitologiche, conchiglie dal sapore del mare e cristalli trasparenti dove ognuno rispecchiandosi improvvisa come in una composizione musicale mille significati.
Un interrogarsi sui grandi temi che sembrano racchiusi tra l’argento e il cristallo e che da sempre appassionano la vita di ogni essere umano: il mistero, l’amore, la gioia, la solitudine, l’anima, la femminilità, i segreti, la vita, la morte, il mito.
Nel cammino ci guida una luce interiore che inizialmente è tenue e delicata ma che diviene nel dispiegarsi delle opere, autenticità, eleganza, plasticità capace di rispecchiare il fluire dell’esistenza.
Esistono dei lavori che più di altri sembrano caratterizzati da una fuga in avanti ma con i piedi ben radicati in quelle realtà universali e archetipiche che ci portano a contatto con il mito e che persistono anche dopo l’ uscita dalla Mostra, emergendo nella nostra memoria ed evocando una realtà che cambia da individuo a individuo ma che è in ognuno di noi.
Ciò che l’artista ci offre attraverso le sue opere è la possibilità di scoprire nuovi mondi, di acquisire nuove conoscenze e nuove visioni prospettiche dell’anima e dei suoi segreti racchiusi in sfumature acquatiche nascoste dentro i miti.
Il linguaggio onirico, allusivo, denso di significato universale unito al carattere aperto del simbolo è la componente fondamentale di ogni vera opera d’arte, come ebbe a dire Gombrich, e ci conduce di fronte a quelle immagini che da sempre si annidano ai margini della nostra consapevolezza
Questo accade davanti alle opere di Paola Crema mentre magicamente i segreti fondamentali del femminile sembrano trovare la loro giusta collocazione in quelle preziose memorie dalle forme eteree.

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