E’ stata recentemente costituita la sede locale dell’Archeoclub d’Italia Onlus denominata “Santo Stefano di Camastra” nell’omonimo centro tirrenico – noto in tutto il mondo per la sua caratteristica produzione ceramica – che vuole essere un punto di riferimento per tutti gli addetti e gli appassionati di BB.CC.AA. del comprensorio dei Nebrodi.
La presenza di un presidio per la salvaguardia, la tutela, la valorizzazione e la promozione del patrimonio storico-artistico ed ambientale in questo lembo di Sicilia risulta essere quasi obbligata, dal momento che S. Stefano di Camastra si pone al centro – quasi sul palcoscenico, potremmo dire – di un teatro naturale e culturale costituito dai tre nobili capisaldi di Tusa/Halaesa Arconidea a ovest, Mistretta/Amestratus a sud e Caronia/Calacta a est, per non parlare del Mar Tirreno e delle Isole Eolie che chiudono questo incantevole scenario a nord.
Ma S. Stefano di Camastra non si trova al centro di questo palcoscenico per caso, bensì meritatamente; e questa sensazione si è sempre avvertita nel «paese delle ceramiche».
Infatti, come per una sorta di sesto senso inspiegabile, nel tempo le varie generazioni che si sono susseguite in questa zona hanno sempre avvertito l’importanza dei luoghi che trasuda la terra – quella stessa terra che da secoli viene mirabilmente lavorata e plasmata dalle sapienti mani dei ceramisti stefanesi – fino a quando questa sensazione non è diventata (straordinaria) realtà.
Sì, perché nei mesi scorsi, grazie ad un locale “Indiana Jones”, sono state riportate alla luce – e, quindi, alla vita – alcune straordinarie evidenze archeologiche che hanno acceso i riflettori sul centro stefanese.
Tra i vari reperti rinvenuti, i più rappresentativi sono sicuramente una serie di manufatti fittili di epoca greca (VI–V sec. a.C. ca.), che fanno presupporre l’esistenza di una Necropoli o – più verosimilmente – di un Santuario; ed un pavimento musivo a tessere bianche e nere dell’età imperiale romana (II–III sec. d.C.), che suggerisce la presenza di una villa appartenuta ad un importante personaggio della società filo-romana.
Si è così diffusa a Santo Stefano di Camastra una vera e propria ‘mania’ di emulazione ed è iniziata una sorta di ‘gara’ volta alla ricerca di ulteriori importanti tessere del mosaico della storia e della cultura stefanesi, che da troppi secoli (dalla disastrosa frana del 1682) o – come sembra – addirittura da millenni giacevano ormai sepolte dalla terra e dall’oblio degli uomini.
Santo Stefano di Camastra si sta, dunque, rivelando una piccola “Atlantide”, ovvero un’antica civiltà perduta (da identificare con il sito di «Noma» oppure con quello di «Calacta»), che più di duemilacinquecento anni fa viveva già in questi territori.
Scopo degli appassionati di archeologia e degli amatori locali è appunto quello di (ri)cercare e (ri)scoprire le tracce di questi prestigiosi predecessori.
Gli stessi appassionati e gli stessi amatori si sono, dunque, coalizzati e riuniti sotto la bandiera dell’Archeoclub d’Italia Onlus, con l’intento di raggiungere gli obiettivi dichiarati e di tenere alto il vessillo della cultura, delle antiche tradizioni e della memoria storica, prerogative che questa Associazione da sempre persegue con merito e determinazione.
Nei giorni scorsi, dunque, è stato eletto il Consiglio Direttivo della sede stefanese dell’Archeoclub d’Italia Onlus – costituito da Giuseppe Pezzino (Presidente), Santo Volpe (Vice Presidente), Calogero Giangardella (Segretario/Tesoriere), Biagio Cupani e Vittorio Alfieri, rispettivamente restauratore ed esperto di beni culturali archeologici (Consiglieri) – che, con la sinergia di tutti i soci si è già messo al lavoro per la programmazione degli eventi e delle attività culturali per l’anno 2009.
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