MALO DIARY

Come prima cosa vorrei chiederti qual è il tuo insegnamento nella moda?

La moda che si insegna è quella che trovi nei libri di storia della moda. Poi c’è “L’Immagine della Moda” che si esprime attraverso la Fotografia di Moda: e quella non c’è modo di insegnarla nè di impararla: è puro istinto. E’ meglio un fotografo con una tecnica elementare e tanto istinto piuttosto che il contrario. Ed è meglio uno stylist che non è capace di fare il papillon a mano ma che esprime il suo talento grazie ad uno stile innato.

Hai un approccio alla moda maschile ben preciso, che condividi con i lettori. Impulsi istintivi?

Ho il privilegio di essere il “regista” della moda maschile per diverse testate del gruppo Rizzoli, ciascuna delle quali ha un mandato diverso e raggiunge un diverso tipo di pubblico; perciò, il mio approccio cambia a seconda della linea editoriale del giornale: è un lavoro molto impegnativo, niente affatto semplice, ma è appagante perchè mi permette di rivolgermi ad un pubblico assolutamente eterogeneo, con esigenze e abitudini diverse, a seconda dei casi.

A prescindere da questo, per imbastire uno shooting di moda mi affido totalmente all’istinto. Il set, il casting, il grooming e naturalmente la moda stessa, sono il frutto di un’elaborazione che ha certamente una base istintiva.

Il tuo lavoro editoriale tende a distruggere la falsa struttura della logica del gusto, a quel punto le nostre fondamenta iniziano a sgretolarsi, scompare il boring, il comune, lasciandoci uno spazio incontaminato, da cui sorge la nostra individualità. Come ci arrivi con Max Italia e Style Magazine per gli uomini e con Io Donna, senza essere ex cathedra?

Al contrario, quando si ricopre un ruolo così “importante” è davvero complicato non “salire in cattedra”: sono lieto di non dare questa impressione, ma è tuttavia abbastanza inevitabile. Il segreto sta nel fatto di costruire uno styling o scrivere consigli di stile che siano moderatamente liberi dai condizionamenti dei trend in voga (completamente liberi, naturalmente, è impossibile: se vorresti il rosso e il rosso non l’ha fatto nessuno….); ossia, come dicevo prima, ascoltare il proprio istinto per provare – ogni volta – ad inventare qualcosa di inedito. Ma, prima di quello che faccio io, sono in primissimo luogo gli stilisti che inventano e che suggeriscono; il mio lavoro arriva di conseguenza al loro. E comunque sia, è il consumatore finale ad avere l’ultima parola. Se i miei editoriali influenzano il lettore? Non lo so: naturalmente spero di sì.

A 50 anni suonati, ti batti contro l’ipocrisia, sempre. Quale sono i tabù che vuoi distruggere nel mondo moda? Un mondo che difendi anche a spada tratta. Esiste una gerarchia di valori?

La gerarchia di valori si stabilisce da sè, in base all’esperienza di ognuno di noi, e non sempre viene rispettata. Il discorso sarebbe troppo lungo, non voglio fare della polemica. Ma mi piace parlare chiaro, questo sì.

Come spieghi l’effetto carismatico che hai sulla gente?

Sei molto gentile: infatti non me lo spiego 🙂 Ma se dici che è così…. spiegamelo tu!

MALO è l’ultimo bastione che seleziona solo il cashmere migliore trasformandolo in filati, tessuti e maglieria di qualità superiore, grazie a sofisticate tecnologie unite ad una profonda conoscenza della tradizione tessile. Perchè il craftsmanship del made in Italy soffre malgrado la sua maestria?

Beh, intanto c’è da dire che la situazione economica che stiamo vivendo in Europa, non è di aiuto per nessuno. L’importanza di rimanere ancorati alla tradizione e all’artigianalità italiana, è indiscutibile: l’Italia – in questo – vanta un primato irraggiungibile. Bisognerebbe che lo stato agevolasse le piccole-medie imprese manifatturiere.

L’ultima domanda, qual è la tua ricetta per essere felici?

Occuparsi anche del bene altrui, oltre che del nostro.

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