Low cost: moda o necessità?

Low cost è diventata la parola “magica” degli ultimi mesi, non solo del settore turistico. La forte crisi economica sta, infatti, facendo ridimensionare le abitudini del consumo.

Un cambio radicale: se prima si comprava la camicia firmata, oggi si compra quella buona ma senza necessariamente la targhetta. Se prima si comprava la merendina di marca, oggi si compra la merendina, ma quella del discount. Se prima si andava in vacanza in rinomate località balneari, oggi si va al mare, magari a qualche km di distanza e non più in posti dai costi proibitivi.

Ogni settore ha i suoi problemi di cost e low cost. E applicare la regola alle più disparate esigenze dei viaggiatori è l’obiettivo di molti operatori turistici, che sempre più spesso stanno cercando di offrire servizi di qualità senza i cosiddetti fronzoli che fanno lievitare il prezzo, ma che spesso fanno la differenza.

Che sia un bene o un male, questo è difficile dirlo. Alla resa dei conti, risparmiare anche dieci o quindici euro subito, avendo quindi quella sensazione di aver fatto l’affare, ma doversi scontrare poi con la realtà dei fatti pagando ben più del risparmio, sono cose che darebbero fastidio a chiunque.

Conviene fidarsi o no di queste tariffe low cost?

Ovunque ci giriamo, ormai il low cost sembra essere diventato un suffisso che agisce come la carta moschicida. In particolare funziona bene per gli hotel, parola anglofona già di suo, che acquista così una maggior valenza: hotel low cost.

Una risposta è comunque difficile fornirla perché non esiste un minimo comun denominatore.

Si può incappare in servizi turistici di qualità

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