COMUNICATO LAV. CAVALLA UCCISA (VENEZIA).LA LAV PARTE CIVILE NEL PROCESSO A CARICO DELL’ADDESTRATORE, PLAUSO ALLA FISE PER AVERLO RADIATO.

COMUNICATO STAMPA LAV 27.12.2007

CAVALLA MAY’S WINDY
UCCISA NEL 2006 (VENEZIA): LA LAV PARTE CIVILE NEL PROCESSO A CARICO
DELL’ADDESTRATORE ALESSANDRO MULATO, PLAUSO ALLA FISE PER AVERLO RADIATO.

La LAV si
costituisce parte civile nel
processo che, presso il Tribunale di Venezia,
vede imputato Alessandro Mulato
(ex Giudice Nazionale di Performance ed ex Tecnico di Equitazione Americana di
II livello) per aver causato, l’8
settembre 2006
, la morte della
cavalla May’s Windy
, dopo atroci sofferenze. May’s Windy
era una cavalla purosangue, affidata presso un centro ippico in località Fossà
del Comune di San Donà di Piave (Venezia), perché fosse addestrata da
Alessandra Mulato.

Mulato, quella sera verso le ore
23, dopo aver fatto “lavorare” la cavalla, la mise nel box e la
legò con la testa alta, andando poi via. La mattina la cavalla venne ritrovata
morta, ancora legata, da un frequentatore del circolo ippico. Venne reperito di
fianco al box un secchio con acqua sporca di sangue e delle corde con un morso:
pare che non solo l’avesse legata stretta ma addirittura con un morso in
bocca.

In breve tempo
venne accertata la dinamica dei fatti
: la cavalla
era morta perché probabilmente per liberarsi da questa costrizione aveva
sbattuto la testa procurandosi la frattura della parete orbitale destra
(perdendo l’occhio destro che non si vede più nelle foto). La stessa
aveva una lacerazione in bocca di parecchi centimetri, dovuta probabilmente
alle corde o al morso che aveva in bocca e che si era impigliato da qualche
parte, probabilmente sul gancio ove era stata legata. Nella parte alta del box
sono stati trovati residui di crine, altro segno che deve aver lottato con
tutte le sue forze, presa dal panico. La frattura ha provocato una forte
emorragia e la cavalla non potendo abbassare la testa deve essersi soffocata
col suo sangue.

Il decreto di citazione a giudizio
rileva: “la condotta criminosa posta
in essere dall’imputato e ben descritta nel capo d’imputazione (reato di cui
all’art. 544 bis del Codice penale)
perché quale
titolare del maneggio omonimo, procedeva a custodire per la notte la cavalla May’s
Windy, a lui affidata, legandola ad un anello di ferro con una corda di
lunghezza non superiore a sessanta centimetri e, quindi, adottando una modalità
contenitiva che non consentiva la necessaria libertà di movimento all’animale
medesimo, ne cagionava la morte per crudeltà
o, comunque, senza necessità,
dal momento che la cavalla, non
potendo bere né mangiare, si agitava sino a collidere violentemente con le
pareti del vano box dove era custodita o con lo stesso gancio con cui era
legata procurandosi le fratture della regione orbitale destra che ne
determinavano la morte”.

Nel
frattempo, la Commissione di Disciplina della Federazione Italiana Sport
Equestri il 27 ottobre ha radiato Mulato definitivamente, dopo un primo periodo
di sospensione: “un segnale positivo e
importante, perché esprime una ferma condanna per fatti così violenti e
tragici, che ci auguriamo sarà preso ogni volta che si verificheranno analoghe
atrocità”
, dichiara
Sonny Richichi,
responsabile del settore Equidi della LAV

“Per l’addestramento di questa cavalla, Mulato
avrebbe applicato
metodi
coercitivi purtroppo tipici della monta americana, portandoli
all’esasperazione: tipo lavorare il cavallo durante la notte, impedirgli
di bere e mangiare o legarlo con la testa alta per ore nel box – dichiara Sonny Richichi, responsabile del settore
Equidi della LAV
– In generale, a prescindere dalle discipline
sportive e dai vari tipi di monta, troppo spesso nei maneggi prevale la cultura
della sottomissione del cavallo, con tutti i conseguenti metodi punitivi.
Esistono invece metodi di approccio e di relazione con gli equidi molto
diversi, che puntano al rispetto delle reciproche esigenze, che tengono conto
soprattutto del benessere psicofisico dell’animale e che danno risultati
di gran lunga migliori, senza ricorrere a coercizioni, punizioni e
maltrattamenti”.

La LAV, in collaborazione con la Fondazione Flaminia
da Filicaja, ha avviato da più di un anno il progetto “Amici dei
Cavalli” (www.amicideicavalli.org). Tra i tanti compiti dei volontari
“Amici dei Cavalli” – per i quali vengono organizzati corsi di
formazione tenuti da docenti qualificati – vi è quello di soccorrere equidi maltrattati o in
difficoltà e di
affiancare e consigliare le persone che vogliono migliorare il rapporto con il
proprio equide.

27.12.2007

Ufficio stampa LAV 06 4461325 –
339 1742586 – www.lav.it

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