Comunicato stampa LAV 22 agosto 2007
ANIMALI,
CACCIA AI RANDAGI AD ADELFIA (BARI). LA DIFFIDA DELLA LAV: NO A CATTURE
INDISCRIMINATE E CON MEZZI NON CONSENTITI. RICHIAMIAMO IL SINDACO ALLE SUE
RESPONSABILITA’ IN MATERIA DI PREVENZIONE DEL RANDAGIMO.
La LAV interviene nella
triste vicenda della “caccia” ai randagi, ritenuti responsabili
dell’uccisione di un agricoltore, che da alcuni giorni è stata
ufficialmente aperta ad Adelfia (Bari), chiedendo al Sindaco e alle autorità
locali interessate – attraverso un formale atto di diffida – il rigoroso
rispetto delle normative in vigore evitando accalappiamenti indiscriminati e
l’utilizzo di mezzi non consentiti.
“Esprimiamo
solidarietà alla famiglia della vittima – dichiara
Roberto Bennati, vicepresidente della LAV – e richiamiamo
l’Amministrazione locale alle sue responsabilità in materia di
"prevenzione" del randagismo: se il Sindaco lamenta la presenza di
centinaia di randagi evidentemente il fenomeno non è stato affrontato. Ci
preoccupano le numerose telefonate giunte in questi giorni alla LAV da
parte di cittadini di Adelfia che hanno un sereno rapporto con gli animali e
che segnalano, allarmati, l’uso di mezzi brutali, violenti e illegali
contro i randagi, e accalappiamenti indiscriminati che coinvolgerebbero anche
cani di quartiere regolarmente accuditi e innocui cuccioli. Ci preoccupa la
sorte di questi animali e l’allarme creato tra la popolazione: occorre
analizzare, con completezza, le cause di quanto accaduto, individuare tutte le
responsabilità, a cominciare da quelle istituzionali, evitando una caccia alle
streghe che non renderebbe giustizia a nessuno. E’ inconcepibile che per
accalappiare alcuni cani inselvatichiti ritenuti responsabili
dell’uccisione di un uomo, si voglia procedere a catture di massa.”
“Esiste un’estrema differenza tra il
branco di cani inselvatichiti che vivono nelle campagne, dei quali va ad ogni
modo valutata la reale aggressività prima
di procedere all’eventuale accalappiamento, che deve essere effettuato solo da
personale ASL in modo indolore ai sensi di legge, e i cani regolarmente
accuditi da privati cittadini nel Comune di Adelfia – dichiara Elisa D’Alessio, responsabile LAV
settore randagismo – Ricordiamo che la Legge regionale Puglia in
materia di animali d’affezione stabilisce che la Regione, al fine di realizzare
sul proprio territorio un corretto rapporto uomo-animale-ambiente e in
attuazione di quanto disposto dalla legge 281/91, promuove, disciplina e
coordina la tutela degli animali di affezione, persegue gli atti di crudeltà e
i maltrattamenti nei loro confronti nonché il loro abbandono. Nessun sia pur
grave episodio può legittimare eventuali violenze e lesioni a danno dei cani
che si intendono accalappiare: ciò costituirebbe una violazione della legge
189/04 a tutela degli animali e della normativa nazionale e regionale in
materia di animali d’affezione – prosegue
Elisa D’Alessio – Non si tratta di difendere gli animali con
pietismo: come primo cittadino, il Sindaco saprà bene che gli animali sono
tutelati dalla legge e sono esseri viventi. Definirli assassini o armarsi di
pietre e bastoni per catturare perfino cuccioli innocenti, secondo segnalazioni
giunte alla LAV, è inaccettabile e può avere rilevanza penale.”
Nell’atto di
diffida presentato oggi dall’Ufficio Legale, la LAV chiede al Prefetto di
vigilare affinché la sicurezza pubblica sia assicurata e al Dirigente Asl
veterinario di monitorare la ricerca degli animali eventualmente coinvolti
nell’aggressione. Si ricorda, infatti, che spetta ai Servizi veterinari
delle Asl di recupero dei cani randagi, da effettuarsi in modo indolore e senza
arrecare traumi all’animale. L’eventuale soppressione così come prevista
dalla legge n.281/91, è consentita solo in caso di comprovata pericolosità del
cane o di gravi condizioni di salute, deve essere effettuata esclusivamente dai
medici veterinari, anche liberi professionisti, con metodo eutanasico.
In Puglia il fenomeno del
randagismo è molto esteso e i canili sono per lo più sovraffollati e
inadeguati, con evidenti responsabilità riconducibili alle amministrazioni
locali che devono riflettere sulla necessità di affrontare il problema alla
radice e senza rendere il randagismo un facile business, combattendo gli
abbandoni, sterilizzando i randagi, realizzando piccoli rifugi in ogni Comune
come prevede la legge.
22 agosto 2007
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