Categoria: Salute e Medicina

  • On line il nuovo magazine di Hero per un benessere interattivo


    Verona, giugno 2009 – E’ on line Abc Magazine, il magazine interattivo di Hero, dedicato a chi ama prendersi cura di sè e tenersi in forma coccolando corpo e mente.

    All’interno di Abc Magazine ci sono news interessanti, ricette golose, tante curiosità e i consigli di nutrizionisti e medici sportivi per rendere il proprio stile di vita sano e piacevole.

    Ma non solo: l’utente è invitato a partecipare mese per mese alla costruzione del magazine interagendo con la community attraverso gli spazi Il Mio Ricettario (dove creare un ricettario personale da svelare solo a chi si vuole) e 100 Modi di… (per condividere il proprio modo di stare bene e sentirsi bene e, perché no, per conoscere nuovi amici).
    E’ possibile inoltre segnalare al Comitato Scientifico, composto da medici nutrizionisti e dietisti, la propria ricetta preferita: ogni mese ne verrà selezionata una per la pubblicazione sul Magazine con i suggerimenti del Comitato per renderla veramente sana ed equilibrata.
    www.abcmagazine.it

    Hero, Gruppo Alimentare Internazionale focalizzato su prodotti di marca, è presente in numerosi paesi e occupa posizioni di leadership in differenti categorie di prodotto. Hero Italia, consociata italiana del Gruppo, vanta una pluriennale esperienza e competenza nel mondo della nutrizione (confetture, succhi di frutta, cereali e alimenti senza glutine). Attraverso un’attenta strategia di segmentazione, Hero Italia detiene oggi quote di mercato incontrastate in diverse categorie ed in diversi canali di vendita (Retail, catering, Bar). L’Azienda si definisce “Diet Oriented”: tra i marchi principali vanta Hero Diet, un concetto di prodotto vincente declinato su diverse categorie alimentari, un brand, per il consumatore, sinonimo di garanzia di gusto a ridotto contenuto calorico. Nel 2008 l’azienda, forte dell’esperienza maturata nel settore dalle consociate Semper (paesi scandinavi) e Juvela (UK) ha aggiunto al portafoglio il brand Hero free: linea di prodotti senza glutine per il canale farmacia, in Italia distribuita da Eurospital.
    www.hero.it

    Per ulteriori informazioni:
    Hero Italia S.p.A.
    Ufficio Stampa d&f comunicazione – Eva Zarri
    Tel 051 –6414705
    [email protected]
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  • Ridurre detersivi e disinfettanti e prodotti alternativi


    Alcune ditte hanno realizzato formulazioni con una maggiore attenzione alla salute ed all’ambiente. Si stanno affermando attualmente anche i detergenti concentrati, solidi o liquidi, con il vantaggio che hanno minor impatto ambientale, meno ingombro, e se ne usa circa la metà (110-170 g per 2,5 Kg di bucato al posto dei 220-250 g dei detersivi tradizionali). I fosfati si possono sostituire con citrato sodico, oppure zeoliti o carbonato sodico (soda), i tensioattivi anionici con non ionici (alcol grasso etossilato), introducendo come ulteriore addolcitore prodotti dal granturco e barbabietole. In queste formulazioni viene quasi del tutto evitata la presenza di eccipienti, cosa che, oltre a mantenere morbidi i tessuti, evita la formazione di incrostazioni e fanghi nelle fosse per le acque nere, in quanto questi detersivi sono completamente solubili in acqua. Per il candeggio, vengono sostituiti i perborati con i percarbonati, di minor impatto ambientale. Ad esempio, se l’acqua è dolce, non è necessario una gran quantità di addolcenti, e se il bucato non è eccessivamente macchiato, non è necessaria una gran quantità di candeggiante.

    Pulizia forni : usare una buona spazzola saponata, o polvere abrasiva, a forno tiepido. Si può usare anche bicarbonato di sodio. Le incrostazioni si possono prevenire proteggendo la base del forno con foglio d’alluminio.

    Pulizia vetri e specchi: si può usare carta di giornale e acqua. Gli inchiostri ed altri componenti della carta da giornale hanno l’effetto di rendere lucidi i vetri. Oppure, per ogni litro d’acqua aggiungere due gocce di detersivo per piatti e mezzo bicchiere d’alcol denaturato (o in alternativa un poco di acido acetico al 15%).

    Pulizia metalli: argento:si mette l’oggetto di argento appoggiato su un foglio di alluminio, immerso in acqua calda con un poco di bicarbonato di sodio. Il solfuro di argento si riduce ad argento metallico, mentre l’alluminio viene ossidato a sale di alluminio. Anche lo strofinio con dentifricio può essere indicato. In ogni caso, per l’uso di oggetti non di acciaio, è opportuno riporre gli oggetti asciutti e proteggerli per lunghi tempi di inattività con vaselina.

    Pulizia lavabi: usare un succhiello in gomma, o la spirale metallica , con bicarbonato e detersivo leggero.

    Disincrostanti : sono meno corrosivi se a base di aceto, contenenti sostanze smeriglianti delicate.

    Disinfettanti: al posto della formaldeide, mezza tazza di borace per 4,5 litri d’acqua.

    Disgorgatori: acqua bollente, bicarbonato (1/4 di tazza) e 50 ml di aceto.

    Candeggianti: esametafosfato : 5 cl in 10 litri d’acqua.

    Abrasivi: strofinare con limone secco sciacquato nel borace.

    Trattamento pavimenti: Per ogni litro d’acqua, aggiungere una miscela formata da mezzo bicchiere d’alcol denaturato, due gocce di detersivo per piatti, un cucchiaino di bicarbonato.

    Per la cera del legno , è meglio usare cera d’api o cera carnauba, e per il cotto, usare olio di lino, valido anche per i mobili.

    http://lavadoverde.wordpress.com/

  • L’obesità può togliere fino a 10 anni di vita


    Aprile 2009. Esiste un rapporto diretto fra il peso corporeo e la durata della vita, soprattutto per gli uomini. Lo dimostra lo studio di Ben Rickayzen, direttore della Faculty of Actuarial Science and Insurance alla Cass Business School di Londra, che calcola il numero di anni di vita persi a causa dell’obesità: un uomo giovane, in forte sovrappeso, può vivere fino a 10 anni in meno, rispetto ad un coetaneo con peso-forma ottimale.

    La ricerca ‘A study into the detrimental effects of obesity on life expectancy’ utilizza calcoli attuariali delle misure dell’Indice di Massa Corporea (peso diviso per il quadrato dell’altezza) e del rapporto vita/altezza (WTH, Waist-To-Height) per valutare l’impatto dell’eccesso di grasso sulla mortalità. Lo studio, il primo di questo tipo basato su dati provenienti dal Regno Unito, ha preso in considerazione solo i non fumatori.

    Ecco i principali risultati:
    • L’obesità può avere un impatto enorme sull’aspettativa di vita, soprattutto per gli uomini. Una donna di 30, anni con BMI (Body mass index: Indice di massa corporea) di 45, può perdere fino a 13 anni di vita (il 23% in meno rispetto a una donna di proporzioni ottimali). Un uomo, può perdere addirittura 20,8 anni (riduzione del 42% delle aspettative di vita).

    • Anche un’obesità moderata può incidere sull’aspettativa di vita: per un uomo di 30 anni con BMI di 34, l’aspettativa di vita può ridursi di quattro anni. Una donna della stessa età e stesso BMI, può perdere invece fino a due anni;

    • I dati mostrano che si può riportare indietro l’orologio: uomini e donne obesi potrebbero aumentare le aspettative di vita riducendo gli indici BMI o WTH. Ad esempio, un uomo di 30 anni potrebbe vivere altri 2,3 anni se pesasse 97 anziché 107 Kg. Ciò lascia presupporre che, perdendo peso, le persone potrebbero allungare la propria vita;

    Il dott. Ben Rickayzen spiega: “Questo argomento è di estrema importanza per la pianificazione delle politiche sanitarie, sociali ed assicurative. I dati del Ministero della Sanità inglese mostrano che circa il 24% della popolazione inglese é obesa. Se questa tendenza continua, il suo impatto sulla mortalità aumenterà. Benché l’obesità possa essere controllata e prevenuta, il trattamento delle malattie ad essa connesse, assorbirebbe una porzione considerevole delle già scarse risorse sanitarie, con il rischio di veder aumentare la diffusione di diabete e cardiopatie”.

    L’intero documento è scaricabile all’indirizzo: www.actuaries.org.uk

    Metodologia della ricerca. L’obiettivo della ricerca é di valutare l’impatto dell’eccesso di grasso corporeo sulla mortalità. Sono stati utilizzati sondaggi sanitari provenienti dal Regno Unito per applicare un modello di Cox a rischi proporzionali a dati britannici specifici (Health and Lifestyle Survey, 1985) e analizzare gli effetti dell’obesità sull’aspettativa di vita. I ricercatori hanno confrontato ed esteso le ricerche eseguite negli Stati Uniti con i dati del Regno Unito utilizzando sia l’indice di massa corporea (BMI), sia il rapporto vita/altezza (WTH) come misure per l’obesità. Tuttavia, cosa importante, lo studio dimostra che la WTH rappresenta un indicatore del rischio di mortalità più affidabile rispetto alla BMI. I risultati indicano il numero di anni di vita persi (YLL) da cittadini britannici obesi rispetto a connazionali con livelli ottimali di BMI o WTH.

    Contatto stampa: Luisa Maschio presso l’Agenzia Noir sur Blanc
    [email protected] , Tel: +33 1 41 43 73 20

    A proposito di… Cass Business School, City University, offre programmi di formazione, consulenza e ricerca innovativi, qualificati e sempre all’avanguardia. Situata nel cuore di uno dei maggiori distretti finanziari al mondo, Cass si trova in una posizione privilegiata per divenire il fulcro intellettuale della City di Londra. I programmi MBA, i Master specialistici e i corsi universitari godono di ottima reputazione grazie all’eccellenza accademica. Il Programma Executive MBA è classificato al 15° posto nel ranking del Financial Times. Nell’attività di ricerca, di rilevanza internazionale, sono impegnati più di 100 dottorandi. Cass può contare sul più nutrito corpo docente per finanza, assicurazioni e scienze attuariali in Europa. Al secondo posto per la ricerca finanziaria in Europa, al quarto nel mondo secondo il Financial Management Magazine (Stati Uniti esclusi), la ricerca nei settori rischi e assicurazioni è stata classificata al secondo posto al mondo dal Journal of Risk and Insurance. Cass è il luogo dove confluiscono le idee di studenti, docenti, professionisti, business leaders e protagonisti della politica per genere nuove prospettive. www.cass.city.ac.uk

  • Al Tigem di Napoli, scoperto il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule


    Nelle nostre cellule c’è un sistema che – opportunamente stimolato – può ripulirle da molecole tossiche responsabili di gravi malattie come la corea di Huntington, il morbo di Parkinson o il morbo di Alzheimer. In un lavoro* pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science, Andrea Ballabio, direttore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e professore di Genetica Medica presso l’Università “Federico II” di Napoli, ha dimostrato per la prima volta al mondo che dietro questo sistema di smaltimento di rifiuti cellulari esiste una “cabina di regia”: una scoperta che pone le basi per un nuovo approccio terapeutico a tutte quelle malattie dovute all’accumulo di sostanze tossiche all’interno delle cellule.

    Lo smaltimento dei rifiuti cellulari avviene ad opera dei lisosomi, piccoli organelli presenti in ogni cellula che hanno il compito di trasformare in sostanze innocue tutti i prodotti tossici del metabolismo. Per farlo sono dotati di una vera e propria squadra di enzimi: basta che anche soltanto uno sia difettoso per avere gravi malattie, dette appunto da “accumulo lisosomiale”, come le glicogenosi e le mucopolisaccaridosi. Di queste malattie se ne conoscono almeno 50 e il gruppo di Ballabio le studia da tempo. La grande novità introdotta da questo studio è aver scoperto che la fabbricazione e l’attività dei lisosomi sono sotto il controllo di una fitta rete di geni, che a loro volta rispondono a un unico direttore d’orchestra: TFEB, un gene capace di potenziare l’attività degradativa della cellula agendo come un “interruttore genetico”.

    «Aumentando i livelli di TFEB», spiega Marco Sardiello, primo autore del lavoro, «abbiamo dimostrato che aumenta non solo la produzione di lisosomi, ma anche la degradazione delle sostanze tossiche presenti nella cellula». Questa prova è stata fatta anche con cellule contenenti la proteina tossica responsabile della corea di Huntington. In questa gravissima malattia neurodegenerativa di origine genetica, per la quale attualmente non esiste alcuna cura, la proteina difettosa si accumula nei neuroni e li porta progressivamente alla morte. Ebbene, fornendo TFEB Ballabio e il suo gruppo hanno osservato che la proteina tossica veniva eliminata.

    Questa scoperta apre dunque le porte ad un nuovo approccio terapeutico, che potrebbe potenzialmente essere applicato in tutte le malattie dovute a un accumulo di sostanze tossiche all’interno delle cellule, dalla corea di Huntington alle malattie lisosomiali, fino a svariate forme di demenza, tra cui il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer. Come spiega Andrea Ballabio, «siamo già al lavoro, su due fronti paralleli: da una parte la verifica di questi risultati anche nei modelli animali, dall’altra la ricerca su larga scala di farmaci in grado di stimolare l’attività di TFEB. La nostra speranza è che promuovendo l’attività degradativa della cellula si riesca a evitare l’accumulo di sostanze tossiche e a prevenire così la morte delle cellule, con un approccio terapeutico di tipo farmacologico e quindi non invasivo».

    Questi studi sono stati effettuati al Tigem, che ha sede presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, in collaborazione con Elena Cattaneo dell’Università di Milano e Roman Polishchuk del Consorzio Mario Negri Sud.

    *Marco Sardiello, Michela Palmieri, Alberto di Ronza, Diego Luis Medina, Marta Valenza, Vincenzo Alessandro Gennarino, Chiara Di Malta, Francesca Donaudy, Valerio Embrione, Roman S. Polishchuk, Sandro Banfi, Giancarlo Parenti, Elena Cattaneo, Andrea Ballabio, “A Gene Network Regulating Lysosomal Biogenesis and Function”. Science, 2009.

    Il progetto
    Questo progetto è nato come “spin-off” di quello finanziato da Telethon nel 2006 dal titolo “Solfatasi e patologie umane: informazioni dalla deficienza multipla di solfatasi”, che vedeva Andrea Ballabio come Principal Investigator, per un finanziamento totale di 319.858 euro.
    Il lavoro è durato un anno e mezzo, dal novembre del 2007 all’aprile del 2009 e ha coinvolto, oltre ad Andrea Ballabio, 6 persone del suo laboratorio (in primis Marco Sardiello, Michela Palmieri e Alberto di Ronza, oltre a Diego Medina, Chiara Di Malta e Valerio Embrione). Inoltre, hanno collaborato altri 4 ricercatori del TIGEM (Alessandro Gennarino, Francesca Donaudy, Sandro Banfi e Giancarlo Parenti) e due ricercatori di altri istituti (Marta Valenza ed Elena Cattaneo dell’Università di Milano, Roman Polishchuk del Consorzio Mario Negri Sud), a loro volta titolari di finanziamenti Telethon.
    Il costo totale di questo progetto è stato di circa 100.000 euro.

  • Telethon, raccolta record nonostante la crisi. E 30 scienziati arrivano da tutto il mondo per assegnare i fondi ai migliori progetti di ricerca


    A sei mesi dalla maratona televisiva di dicembre, che si è chiusa col record di 31 milioni di euro, la raccolta di Telethon ha continuato a crescere e, a pochi giorni dalla chiusura del bilancio, ha raggiunto la cifra di 35 milioni di euro, superando di circa il 4 per cento il risultato dell’anno passato. Ora è il momento di assegnare i fondi donati dai cittadini italiani, finanziando i progetti più promettenti nella sfida alle malattie genetiche: per questo il 23 e il 24 giugno, ospitata presso la sede romana di GlaxoSmithKline, si riunisce la Commissione medico scientifica di Telethon, composta da 30 scienziati di fama mondiale, di cui, per garantire la massima imparzialità ed indipendenza, solo 7 sono italiani e di questi appena 3 lavorano nel nostro Paese.

    Alla presentazione dei lavori della Commissione, avvenuta oggi a Roma presso l’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, sono intervenuti, fra gli altri, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il consigliere di amministrazione della Fondazione Telethon, Luca Cordero di Montezemolo, il presidente della Commissione medico scientifica di Telethon, Jacques Beckmann e il direttore dell’ufficio scientifico della Fondazione Telethon, Lucia Monaco. In platea, al fianco dei principali protagonisti della maratona televisiva, tra cui i conduttori Milly Carlucci e Fabrizio Frizzi, tutte le associazioni e le aziende partner di Telethon: Uildm, Bnl, Aams, Auchan, Avis, CartaSì, Ferrovie dello Stato, Giunti, Gsk, Lions, Oviesse, Sma, PuntoSma, Cityper, Simply e i gestori di telefonia fissa e mobile. Nell’occasione il sindaco Alemanno ha voluto tributare un ricordo a Susanna Agnelli, la presidente di Telethon scomparsa il 15 maggio scorso.

    Nell’incontro del 23 e 24 giugno la Commissione medico scientifica dovrà giudicare i progetti migliori tra quelli proposti quest’anno. Una prima scrematura è già stata fatta in questi mesi: delle 299 proposte di progetto ricevute a gennaio, infatti, soltanto 168 hanno superato la prima selezione effettuata dalla Commissione e sono stati ulteriormente giudicate da ben 369 revisori esterni. Ovvero altri ricercatori stranieri esperti della materia che si sono prestati gratuitamente a fornire una valutazione sui lavori dei colleghi italiani: è questa infatti l’anima del peer review, un metodo internazionalmente riconosciuto che garantisce la maggiore trasparenza nella valutazione. La Fondazione Telethon applica da anni con rigore tale metodo ed ha per questo ottenuto numerosi riconoscimenti dalla comunità scientifica internazionale.

    “Quello di Telethon – ha detto il direttore dell’ufficio scientifico della Fondazione Lucia Monaco – è un circolo virtuoso che si ripete ogni anno e che ha due passaggi chiave. A dicembre, con la maratona televisiva, c’è il momento clou della raccolta fondi e della comunicazione. A giugno invece si riunisce la Commissione medico scientifica, che assegna i soldi donati dagli italiani ai migliori progetti di ricerca. Un percorso rapido ed efficiente che permette alla ricerca di Telethon di progredire il più velocemente possibile in direzione della cura, nel rispetto del mandato assegnato dai pazienti”.

    Per Luca Cordero di Montezemolo, che fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione, “nonostante la crisi economica quest’anno Telethon ha battuto il record della raccolta fondi sia con la maratona televisiva di dicembre sia alla chiusura del bilancio. Ma la forza della ‘Formula Telethon’ non sta solo nella generosità degli italiani. Per raggiungere risultati importanti in un campo così difficile e negletto come quello della ricerca sulle malattie rare, questa Fondazione, di cui mi onoro di far parte anche in memoria di Susanna Agnelli, ha messo in pratica nel migliore dei modi la trasparenza e la meritocrazia. Solo così riusciamo a dare speranza a tanti malati. Solo così possiamo puntare con convinzione verso la cura”.

  • Al Sanit le Associazioni contro il Dolore


    Nell’ormai storico appuntamento con Sanit, Forum internazionale della salute, giunto quest’anno alla sesta edizione, si affronta il tema del dolore.
    Dal 23 al 26 Giugno 2009 saranno presenti al Forum (in qualità di rappresentanti del Policlinico Umberto I e dell’Università la Sapienza di Roma) il Comitato ospedale senza Dolore ed il Centro di terapia del dolore “Enzo Borzomati”, coordinati dalla professoressa Rosanna Cerbo, insieme a molte associazioni di pazienti e familiari quotidianamente impegnate nella realtà ospedaliera.
    Il dolore cronico è quello che dura per molto tempo e non è alleviato dai comuni farmaci antidolore, e può avere origine oncologica, ma non solo. Con il dolore cronico, le normali attività quotidiane possono essere limitate o persino impossibili. Molta gente soffre di dolore cronico, ignara che ci sia una varietà di trattamenti che può aiutarla a vivere una vita più normale.
    Numerose le associazioni che, presso uno stand informativo sui percorsi offerti dalla terapia del dolore non oncologico, metteranno a disposizione la loro esperienza per garantire una adeguata informazione sulle possibilità di accesso alle terapie, utile ad affrontare quotidianamente la cronicità di molte malattie spesso invalidanti.
    I rappresentanti di ALICE onlus – Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, SCAN onlus – Studio e cura autoimmunità neuropsichiatrica, Gruppo LES Lazio, OUCH – Associazione sofferenti di cefalea a grappolo sezione italiana, Azione Parkinson Roma, AISM – Associazione italiana sclerosi multipla e ALMAR – Associazione laziale malati reumatici saranno presenti presso lo stand insieme a medici specialisti delle strutture che trattano le diverse patologie, in modo da fornire risposte adeguate alle singole richieste.
    Un momento di informazione e di accompagnamento, quindi, ma anche un’occasione di incontro tra operatori sanitari, istituzioni e associazioni di pazienti al fine di creare una rete di relazioni a sostegno dei malati stessi e delle loro famiglie.
    L’iniziativa è realizzata con il supporto e grazie alla comunicazione tra le reti dei Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio Cesv e Spes, da oltre 10 anni impegnati a sostenere e qualificare l’azione delle organizzazioni di volontariato che operano nel Lazio, iscritte e non iscritte al Registro Regionale, attraverso la promozione di azioni innovative e con servizi e consulenze gratuiti. Sono presenti sul territorio con una rete di sportelli, punti informativi, Case del Volontariato e con la sede centrale di Roma. La filosofia operativa dei Centri è quella di aggiungere valore alle risorse esistenti sul territorio, attraverso un lavoro di rete che permetta alle esperienze e al patrimonio del volontariato di valorizzarsi e diffondersi fra gruppi, associazioni e singoli individui.

  • Volontari di Cuore. La Forza delle rete nell’associazionismo volontario


    Un progetto dell’associazione Makenoise e della Rete della solidarietà, con la promozione ed il sostegno dei Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio Cesv e Spes, il patrocinio dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e la collaborazione di Sanit.

  • Distrofia di Ullrich, più vicino il trial sull’uomo


    Si chiama Debio 025 e potrebbe essere il lasciapassare per avviare la sperimentazione sull’uomo di una terapia farmacologica per la distrofia muscolare congenita di Ullrich, grave patologia di origine genetica. È quanto emerge dagli studi, finanziati in larga parte da Telethon e pubblicati sul British Journal of Pharmacology* e su Human Molecular Genetics** da Paolo Bernardi e Paolo Bonaldo dell’Università di Padova. Il farmaco è prodotto da una ditta di Losanna, la Debiopharm SA.

    Come la miopatia di Bethlem, la distrofia di Ullrich è dovuta a mutazioni nei geni per il collagene VI, una proteina che àncora le fibre muscolari alla matrice extracellulare, la struttura che circonda e supporta le cellule. Tra le due patologie, la distrofia di Ullrich è quella più grave e si manifesta alla nascita con debolezza e contratture muscolari soprattutto del tronco e degli arti, senza però alcun problema cognitivo.

    Da studi precedenti degli stessi ricercatori era emerso che il meccanismo alla base della malattia risiede nei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule: si tratta infatti di un “corto circuito” dovuto all’apertura erronea di un canale mitocondriale. Nel marzo del 2008, Bonaldo e Bernardi hanno poi dimostrato che chiudendo il canale con un farmaco, la ciclosporina A, si può riparare il guasto che scatena la malattia sia nel modello animale, sia in un piccolo numero di pazienti.

    L’uso della ciclosporina A, però, riduce significativamente le difese immunitarie dei malati, esponendoli al rischio di infezioni. Ecco allora che i ricercatori hanno provato a individuare un farmaco, il Debio 025 appunto, che pur mantenendo l’effetto terapeutico non riducesse l’attività del sistema immunitario. Somministrato ai topolini distrofici il nuovo farmaco ha dimostrato di avere gli stessi effetti protettivi, senza però essere tossico: questo dato è essenziale per poter passare al trattamento dei pazienti, perché si tratterebbe di una terapia da assumere per tutta la vita.

    Ma non è tutto: Bernardi e Bonaldo hanno anche ottenuto “la prova del nove” che il Debio 025 è efficace proprio attraverso un effetto sui mitocondri. I ricercatori hanno infatti inattivato nei topi distrofici il gene per la ciclofilina D, la proteina mitocondriale “responsabile” del danno muscolare che viene inibita dal Debio 025 e hanno osservato la guarigione degli animali. A dimostrazione che l’azione del farmaco è assolutamente specifica ed è rivolta proprio ai mitocondri.
    Questi risultati rappresentano dunque un punto di svolta che permetterà presto di partire con una sperimentazione clinica sull’uomo su più vasta scala impiegando il Debio 025. «Si tratta di un bel passo avanti sia nella comprensione della malattia che nello sviluppo di una cura» commentano Bernardi e Bonaldo, che concludono: «Siamo molto grati a Telethon e a Debiopharm che hanno creduto in questo progetto».

    I risultati dei ricercatori padovani saranno presentati anche nel corso dell’incontro “Insieme contro la distrofia muscolare”, organizzato a Padova il 16 giugno dalla Fondazione Telethon insieme all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm) e a Bnl – Gruppo Bnp Paribas. L’incontro – che si terrà presso la sede della Uildm in piazza Insurrezione, 6/A – consolida il sodalizio tra i due partner storici di Telethon, entrambi impegnati nel miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità.

    * Tiepolo et al. (2009) Br. J. Pharmacol, in corso di stampa.
    **Palma et al (2009) Hum Mol Genet, 18, 2024-203.

    Per maggiori informazioni: http://www.telethon.it

  • Acqua e Depuratori


    Finalmente online l’unica vera guida alla comprensione
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  • Diete – 5 concetti erronei comuni


    I

    Mito

    Diete quasi o completamente prive di grassi fanno bene

    Mangiando alimenti a basso contenuto di grassi può aiutare a perdere peso, ma mai evitare completamente i grassi

    Realtà

    L’organismo ha bisogno di circa un 30% di grassi alimentari per energia, ripararsi e trasportare vitamine importanti quali A, D, E e K. Le donne necessitano di circa 70g di grassi al giorno (95g per gli uomini) per restare in buona salute.
    È meglio evitare grassi saturi e optare per alimenti contenenti grassi insaturi: olio d’oliva e banane.

    II

    Mito

    Seguire una dieta ipocalorica è il metodo più rapido per perdere peso.

    Realtà

    Nel breve termine potrebbe anche funzionare bene come metodo, ma alla lunga non è una buona soluzione. Le diete drastiche ipocaloriche portano inizialmente la perdita di tessuto grasso, ma più tardi anche la perdita di tessuto muscolare. Il tessuto muscolare è fondamentale per bruciare le calorie e la perdita di questo causerà un calo alle proprie capacità metaboliche. Alla lunga questo tipo di dieta è impossibile da mantenere e dopo porterà sempre al aumento di peso.
    È consigliabile abbinare l’esercizio fisico a qualsiasi cura dimagrante per costruire tessuto muscolare e mantenere il metabolsimo.

    Il dimagrimento dovrebbe essere considerato in termini di piccoli cambiamenti allo stile di vita evitando l’effetto yo-yo.

    III

    Mito

    I cibi ad alto contenuto di grassi portano un rapido aumento di peso

    Realtà

    L’ingrassare è un processo lento. Bisognerebbe ingerire circa 7000 calorie in ecesso per ingrassare di 1kg (e quindi mangiarne 7000 in meno per perdere1 kg). Molte persone di sentono in colpa dopo avere mangiato qualche ciocolatino, ma in realtà non è possibile ingrassare istantaneamente.
    Per il mantenimento del peso, bisogna trovare un equilibrio alimentare e fare sforzi fisici.

    IV

    Mito

    Il colesterolo fa male

    Realtà

    Il colesterolo è una molecola lipidica sterolica, prodotta dal fegato.

    In ecesso il colesterolo viene depositato sulle mure delle arterie causando un blocco (arterosclerosi). La formazione delle placche aterosclerotiche nei vasi sanguigni può provocare problemi gravi cardiovascolari.

    Il coloesterolo però è parte integrante delle membrane cellulari, nutrisce alcuni tipi di cellule ed è la base costitutiva di alcuni ormoni e quindi c’è colesterolo buono e colesterolo cattivo.

    I grassi saturi trovati nella carne rossa, formaggio, panna e burro aumentano il livello di colesterolo cattivo LDL.

    Il colesterolo buono HDL porta il colesterolo via dalle arterie verso il fegato per l’eliminazione.

    Scegliere grassi insaturi come oli vegetali, noci e semi.

    V

    Mito

    Se smetto di fumare ingrasserò.

    Realtà

    Alcune persone ingrassano dopo di aver smesso di fumare , alcuni dimagriscono ed altra rimangono dello stesso peso.

    La nicotina può aumentare il metabolismo, ma gli effetti sono minuscoli. È più sano essere un non fumatore in sovvrapeso, rispetto ad essere un fumatore di peso normale.

    Si ingrassa quando la sigarette viene sostituita da cibi di conforto. La gomma da masticcare (senza zucchero ovviamente) può servire da arma contro le tentazioni di gola.

    Informazioni sullo scrittore: Toni Gargiullo è uno degli editori del sito prima-med.com. Il sito PrimaMed offre ai visitatori informazioni su vari aspetti della salute. Inoltre è possibile avere una consultazione medica online e prescrizioni per trattamenti. Per ulteriori informazioni visitare: http://italia.prima-med.com