Categoria: Salute e Medicina

  • Uomini e sessualità femminile: Le difficoltà

    Un sondaggio condotto dal dottor Ian Kerner, terapista nel campo sessuale, ha dimostrato che la maggior parte degli uomini non conosce esattamente l’anatomia femminile e i punti chiave per stimolare sessualmente la propria compagna.

    Uomini e sessualità femminile: Le difficoltà

    Ma non è tutto: anche quando si conoscono esattamente le zone da esplorare per fare in modo che la partner provi piacere, molti uomini sono troppo tesi e durante l’atto sessuale e non riescono a rendersi conto se la propria compagna sia coinvolta nell’intimità oppure no.
    Per risolvere questi problemi è possibile educare letteralmente il partner, in modo che sappia esattamente cosa fare durante un rapporto sessuale. Anche se sembra difficile, esistono una serie di piccoli trucchi per insegnare al proprio compagno come migliorare il sesso sotto le coperte.

    Innanzitutto, è bene utilizzare i preliminari come occasione per guidare il partner alla scoperta del corpo di una donna. Si può infatti pensare di prendere le sue mani e fargli capire in modo esplicito quali zone sfiorare per far provare piacere alla propria donna.
    Durante il rapporto sessuale, può essere molto utile per un uomo conoscere l’uso del lubrificante vaginale (se cerchi i migliori lubrificanti, clicca qui) per migliorare tutte le sensazioni provate durante il rapporto.
    Quando il rapporto comincia a diventare monotono, anche la donna ha bisogno di riposare i nervi delle proprie zone intime. Per questo motivo, potrebbe essere un’ottima soluzione quella di ricorrere al sesso orale, in modo da non rovinare l’intimità con un paio di minuti di pausa.
    Se il proprio compagno non ha mai avuto esperienze del genere, è molto importante guidarlo durante i movimenti per fargli capire esattamente qual è la sottile soglia tra piacere e fastidio e come evitare di varcarla.
    La maggior parte delle donne potrebbe avere qualche problema a raggiungere l’orgasmo a causa di una non corretta stimolazione della zona intima, e soprattutto del clitoride. A causa di questa mancanza di contatto, una donna può vivere anche momenti di disagio legati alla mancata eccitazione sessuale durante il rapporto.
    Per ovviare a questo problema, una donna può insegnare al proprio compagno come stimolarla sessualmente senza interrompere il rapporto: un trucco spesso utilizzato è quello di prendere le mani del proprio compagno e dirigerle verso le zone più stimolanti per una donna, specialmente nel momento della penetrazione per intensificare il rapporto.

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    Tratto dal Blog Comefargodereledonne.it

  • Perchè la donna dice no a letto

    Secondo un recente studio condotto dalla Wayne State University di Detroit (Usa), il motivo in molti casi sarebbe infatti di origine fisica e dipenderebbe dallo scarso afflusso di sangue al cervello.

    Perchè la donna dice no a letto

    In poche parole la donna che ha voglia di farlo spesso ha un abbondante afflusso di sangue alle cellule cerebrali coinvolte nella libido, mentre la donna che non ne ha voglia ha un afflusso molto inferiore, che genera scarso interesse per il sesso.

    L’indagine è stata svolta esaminando, attraverso risonanza magnetica, il cervello di alcune donne con disturbi del desiderio, e poi confrontato con quello di donne con normali impulsi sessuali: le prime avevano un minor afflusso di sangue rispetto alle seconde.
    Lo studio ha così dimostrato come in molti casi dietro alle scuse per non fare sesso si nasconde un reale disturbo fisiologico.

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  • 3° Convegno Internazionale – Mobbing e Violenze Psicologiche. Disagio Psicosociale e Mondo del Lavoro.

    La nuova edizione dell’evento si concentrerà su tematiche particolarmente attuali e di grande interesse sia per i lavoratori che per le aziende. Il fenomeno del Mobbing sta richiamando grande attenzione sia sul piano degli effetti che esso determina nei contesti professionali e sulle implicazioni di carattere economico, sia dal punto di vista delle azioni di prevenzione ed intervento che, sempre più frequentemente, vengono poste in essere a tutela dell’esacerbazione del fenomeno stesso.

    Il Convegno si propone come occasione di approfondimento di un fenomeno complesso, dai contorni spesso poco delineati e in cui grande peso viene rivestito dalle variabili individuali che caratterizzano le personalità di mobber e vittima.

    Ampio spazio verrà dedicato alle testimonianze e alle esperienze sulle differenti modalità di trattamento e inquadramento del fenomeno, sia da un punto di vista tecnico/giuridico che da un punto di vista psicologico. A tal fine, il Convegno ospiterà rappresentanti di realtà lavorative differenti (aziende, enti pubblici, sindacati) e professionalità eterogenee (giuslavoristi, avvocati, psicologi).

    Un contributo di particolare interesse sarà portato dai ricercatori della SIPISS, che ci porteranno a chiederci “Esiste veramente il Mobbing?”.

    Verrà infatti indagato in maniera puntuale come il fenomeno del Mobbing sia del tutto dipendente dalla tipologia di interazione tra individui che portano all’interno della relazione delle peculiarità e delle modalità di interpretare gli eventi del tutto personali. In tal senso, il Mobbing può essere letto come un incontro “sfortunato” tra due persone che per la propria struttura di personalità si ritrovano a dar corpo ad una relazione disfunzionale basata su persecuzione e vittimismo. Il circolo vizioso che si viene a creare non lascia spazio (o ne lascia molto poco) alla possibilità di operare una ristrutturazione dei propri investimenti emotivi sull’altra persona e, quindi, della relazione stessa.

    Il Mobbing non sembrerebbe, dunque, essere un fenomeno tangibili ed esistente in sè e per sè, quanto piuttosto una disfunzionale modalità di strutturare ed investire su una relazione.

    Di questi e di altre sfaccettature del Mobbing sarà possibile avere un interessante confronto nel corso dell’intera attività convegnistica.

    Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito internet:

    www.sviluppopsicosociale.com

    E il sito della società organizzatrice

    www.sipiss.it

  • Ricerca farmaci: arriva WikiPharm, la App piu’ completa e scaricata del momento.

    Nel suo nome e’ inclusa una parola tipica dell’era digitale, che abbiamo imparato a conoscere come termine che indica una grande e approfondita quantita’ di informazioni.
    Stiamo parlando di WikiPharm, una App di ricerca farmaci molto completa e, considerati i numeri e le recensioni degli utenti, molto apprezzata.

    Che poteri conferisce WikiPharm ai nostri iPhone o iPad?

    A partire da un database ufficiale che comprende centinaia di migliaia tra farmaci, sia a uso umano che veterinario, e dispositivi medici, e’ possibile trovare tutte le informazioni riguardanti il singolo medicinale, i suoi principi attivi, le interazioni, l’esistenza di farmaci generici corrispondenti. La ricerca farmaci puo’ essere effettuata anche a partire dal nome di uno specifico disturbo, per il quale vengono indicati i farmaci opportuni.

    Ma la particolarita’ di WikiPharm, la sua caratteristica piu’ originale, consiste nel confronto tra i prezzi dei medicinali tra loro, paragonando farmaci di marca ed equivalenti e fornendo la cifra di quanto si puo’ risparmiare scegliendo gli equivalenti. Ed e’ stato proprio questo lo spunto che ha dato vita all’idea WikiPharm.

    Dice Marco Grespigna, Direttore Commerciale di Teva Italia, leader mondiale nella produzione e distribuzione di farmaci equivalenti, nonche’ promotrice dell’iniziativa:

    “Il tema della spesa e del risparmio e’ molto sentito da qualche anno a questa parte. Il paniere Istat cambia, ma ci sono spese sempre presenti nelle famiglie e tra queste quella relativa ai farmaci. L’idea primordiale era quella di sviluppare uno strumento che aiutasse il cittadino a risparmiare anche in questo campo, cosa possibile nel momento in cui si sceglie di utilizzare farmaci equivalenti, se possibile. Dal momento che pero’ ci premeva realizzare uno strumento completo e piu’ possibile utile, abbiamo deciso di includere tutti i farmaci disponibili in Italia, con tutte le loro relative informazioni e, ovviamente, il confronto dei prezzi”

    Per ogni farmaco e’ disponibile poi l’intera monografia ufficiale, l’indicazione del tipo di ricetta necessario, la casa farmaceutica, il singolo prezzo, l’indicazione sulla presenza o meno di glutine, etc.

    “L’impegno – dichiara il responsabile dello sviluppo tecnico, Piero Conte – e’ stato anche quello di rendere la navigazione piu’ semplice e intuitiva possibile, perche’ WikiPharm e’ stata pensata per essere uno strumento per il cittadino e non per il medico o per i professionisti del settore, che possono comunque trovare un utile appoggio nella App. Dato che il linguaggio medico/farmaceutico non e’ certo semplice e su quello non potevamo intervenire piu’ di tanto, abbiamo cercato di realizzare una struttura estremamente semplice, proprio per evitare qualsiasi tipo di ulteriore complicazione. Probabilmente abbiamo raggiunto il nostro scopo, se consideriamo gli oltre 40.000 download effettuati in soli tre giorni e l’elevato numero di feedback molto positivi.”

    Considerato il grande successo e l’apprezzamento della App, WikiPharm sara’ disponibile per il download sull’App Store gratuitamente ancora per qualche tempo.

    WikiPharm e’ patrocinata dal Movimento Consumatori e promossa da Teva Italia.

    E’ stata sviluppata dall’agenzia di comunicazione triestina fablab, in collaborazione con equivalente.it, il portale per conoscere e scegliere i farmaci equivalenti; con una sezione dedicata per la guida all’automedicazione.

    Il database e’ Farmadati.

    WikiPharm e’ per iPhone e iPad. Sono gia’ in sviluppo le versioni compatibili con gli altri dispositivi mobili (Android).

    Sito della App:
    fab-lab.it/wikipharm
    Per il download di WikiPharm:
    http://itunes.apple.com/it/app/wikipharm/id425651854?mt=8

    E’ presente una pagina WikiPharm anche su facebook.

  • Conferito al dr. PIO BOVE ad memoriam il Premio Nazionale “Amici della Vita”

    Il Premio Nazionale “Amici della Vita” , Istituito dal Ministero della Salute , viene conferito a personalità, strutture pubbliche ed Associazioni di pazienti e di volontari, che si sono particolarmente distinte nell’ambito dell’attività della donazione e trapianti di organo.

    La Commissione del premio ha ritenuto di conferire una Menzione Speciale ad memoriam a PIO BOVE, Presidente del Forum delle associazioni dal 1996 al 2003, mancato nel 2008, con la seguente motivazione:

    “Per il competente e generoso impegno, rafforzato e sostenuto anche dalla vicenda personale, a favore di una maggiore conoscenza delle problematiche dei pazienti trapiantati e di una regolamentazione normativa delle tutele”.

    Ha ritirato il riconoscimento, dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio, la moglie Diletta, presso l’Auditorium del Ministero della Salute – Roma, 26 Maggio 2011

    “ La natura ha donato me solo a tutti gli altri e tutti gli altri a me solo” (L. A. Seneca)

    Questo il profondo e significativo motto che il Dr. Pio Bove apponeva sulla propria carta da lettera e che appariva in ogni documento delle Associazioni che coordinava e presiedeva.

    Enrico Olmari


    Notizia ufficiale

    http://www.malatidireni.it/news.htm#2011%20presentazione%20giornata

  • Quando la smetteremo di inquinare? Tutte le cose belle, o almeno economiche, fanno male (?)

    Durante la spesa ci rendiamo conto che una buona fetta dei cibi che troviamo nei supermercati non solo non rientrano nella categoria “chilometro zero”, ma provengono dall’altra parte del globo (e spesso e volentieri costano meno di quelli prodotti sotto casa nostra). L’abbigliamento importato che la maggior parte di noi indossa, magari marchiato made in Italy, pagato pochi euro al mercato, alla boutique o ai grandi magazzini viene spesso prodotto con processi altamente inquinanti in paesi lontani dal nostro, da lavoratori costretti a condizioni lavorative schiavistiche.

    In quanto abitanti del primo mondo, pertanto, siamo responsabili di una gran quantità di inquinamento indiretto e, in prima persona, di una gran quantità di rifiuti che contribuiscono, se inceneriti, a produrre quell’ammasso di polveri purtroppo solo parzialmente rese innocue dai depolveratori.

    E’ dunque proprio vero che tutte le cose belle, o almeno economiche, fanno male? E l’Europa cosa sta facendo a questo proposito? Una dopo l’altra le città europee si convincono che il blocco del traffico è una necessità reale al fine di migliorare la qualità dell’aria che respiriamo e non solo. Nei pochi bar che riservano ancora una zona ai fumatori vengono installati impianti di ventilazione che permettono il trasferimento di aria “buona” dalle sale dei non fumatori a quelle dei fumatori.Allo stesso modo sono molte le industrie che cercano di limitare il proprio impatto ambientale installando dei filtri che diminuiscano l’inquinamento aereo. La depurazione aria, e non solo, diventa una priorità, sia a livello locale che globale.

    Ma né il blocco del traffico, né i filtri industriali, né tanto meno la rinuncia al weekend low cost o alla maglietta cinese costituiscono una risoluzione alla complessa questione dell’inquinamento. Il problema è di tipo sistemico e in tal modo va affrontato. Non basta un trattato di Kyoto, a fortiori considerata la fine che ha fatto, né lo sviluppo di una coscienza ecologica nelle generazioni future, perché l’aria è cattiva adesso, e non solo l’aria, ed è necessario intervenire adesso, come si sta cercando di fare . L’idea è che depurare l’aria non basta, bisogna impedire che essa venga inquinata, anche dai singoli individui, non solo dalle industrie. Per esempio, ben vengano i cosiddetti “aspiratori fumi”negli esercizi commerciali , ma iniziare a chiedersi se ha senso una legge che vieta ai minorenni di acquistare sigarette, ma poi permette loro di fumare indisturbati durante le ricreazioni scolastiche allarga l’orizzonte del problema dell’inquinamento, ma non vuole allontanarlo ad un indefinito futuro ecologico che non possiamo intravedere attraverso lo smog della Pianura Padana.

    Ovviamente i grandi problemi non hanno soluzioni semplici né banali, ma talvolta banali e semplici idee possono fare molto. E’ facile concordare sul fatto che l’inquinamento dell’aria è solo in minima parte causato dal fumo di sigaretta. Ma dobbiamo iniziare a guardare in faccia la realtà: non possiamo chiederci di rinunciare ad ogni possibile viaggio low cost visto che le varie compagnie aeree ce lo propongono, ma possiamo batterci perché certe inveterate cattive abitudini vengano sradicate, per esempio quella di considerare il fumo, in particolar modo il dilagare di quello giovanile, un vizio piuttosto che quello che veramente è, un rischio non solo per la salute individuale, ma anche per quella della comunità. E gli aspiratori fumi sono solo un palliativo.

    Se consideriamo ridicolo ritenere l’abitudine al fumo una causa importante di inquinamento dimentichiamo che un fumatore inquina non solo l’aria che respira e che respirano gli altri, ma anche il suolo pubblico se, come la maggior parte degli affezionati al tabacco, getta i mozziconi per terra. E non si tratta solo di una questione estetica. A Roma, infatti, c’è addirittura chi si è messo a fare i calcoli: ogni mozzicone di sigaretta misura in media tre centimetri, il ché all’anno va moltiplicato per un miliardo e 700 milioni di mozziconi gettati per terra. Se li mettiamo in fila arriviamo a 5 miliardi e 100 milioni di centimetri, ovvero 51 mila chilometri, più della circonferenza del pianeta Terra… E le sigarette finiscono anche in mare, inquinando le nostre coste e la nostra acqua. E allora, ben vengano gli impianti ventilazione nelle aree fumatori, ma anche una reale politica di dissuasione rispetto al fumo unita alla pratica della raccolta differenziata dei mozziconi ci ricorda che non si smette di inquinare nel momento in cui la sigaretta finisce.

    Sara Barausse
    Prima Posizione Srl – contattare nuovi clienti

  • in uscita IL MANUALE PRATICO DEL BENESSERE di Paolo Zucconi

    E’ più di un semplice manuale, fatto di citazioni, consigli vari ed elenchi di disturbi e nomi di malattie impronunciabili. “Il manuale pratico del benessere”, è una vera e propria raccolta di riflessioni sulla psicoprofilassi, scritto abilmente dal dott. Paolo Zucconi, che permette al lettore un viaggio lungo la propria interiorità per permettergli di conoscere, curare e migliorare il proprio benessere psicofisico, con l’intento di ridurre i fattori di rischio dati da stress, agitazione e insicurezza, che determinano malattie dell’umore, disturbi psicosomatici e psicopatologici.

    Il tutto avviene attraverso un processo semplice e coinvolgente di apprendimento guidato, con la possibilità di un’autovalutazione conclusiva che permetterà di verificare i progressi, i cambiamenti ed i benefici garantiti da questo indispensabile “aiuto prima di saperci malati”.
    Il manuale, di circa 600 pagine, è strutturato in tre diverse sezioni: una prima che analizza e consiglia azioni salutari a costo zero, con l’impiego di risorse vitali quali l’acqua, l’aria, il sole, la luna e la luce che assorbiti nella giusta maniera determinano l’innalzamento della qualità di vita quotidiana; una seconda, invece, che riporta una carrellata delle psicopatologie più diffuse del secolo, ed una conclusiva che raccoglie 13 psicotest brevi, elaborati dall’autore del saggio, utilizzati nella sua attività professionale che permetteranno la valutazione del proprio stato di salute interiore, come difenderlo dagli attacchi di stress e migliorarlo ancor di più e, con lui, la propria vita.
    L’opera ha ricevuto il patrocinio dell’UNESCO per i contenuti trattati che si riscontrano complementari nell’idealità e la finalità stabilite dall’ONU durante la “Giornata Mondiale della Salute”.
    Il dottor Paolo Zucconi, è l’autore di questo interessante volume ed esercita la professione di psicoterapeuta, psicologo e sessuologo clinico presso le città di Udine e Milano.
    Per conoscerlo meglio, nel suo sito internet:
    www.dr-zucconi.it sono fruibili biografia, consulenza on-line, test psicologici e continui aggiornamenti ed approfondimenti.

    IL MANUALE PRATICO DEL BENESSERE
    di Paolo Zucconi – Ipertesto edizioni – p. 600 – €. 30,00

    per info e approfondimenti: www.iperedizioni.it

  • Tagli alla salute ma i soldi per le elezioni disgiunte dai referendum ci sono!


    Per risparmiare 130 milioni sulla spesa sanitaria l’Italia esclude dalle cure salva-vista almeno 300.000 anziani affetti da degenerazione maculare con una visione al limite dei due decimi. Così chi è ricco e può pagarsi le costose cure mantiene il residuo visivo, gli altri sono condannati alla cecità. I soldi ci sono però per le elezioni: votare i referendum disgiunti dalle amministrative costerà ben 400 milioni. Contro questa assurda ingiustizia stanno arrivando alle Istituzioni italiane proteste da tutto il mondo. La Campagna “Io ho meno di due decimi…cura anche me!” promossa da Per Vedere Fatti Vedere Onlus (www.pervederefattivedere.it) in collaborazione con AnFaMiV onlus è ora sostenuta dalle associazioni di pazienti di tutto il mondo membri della AMD Alliance.

    Almeno 300.000 pazienti italiani affetti da degenerazione maculare senile con una visione al limite dei due decimi (quindi ancora autonomi e autosufficienti) sono stati “scaricati” dal Servizio Sanitario italiano che, per tagliare 130 milioni di euro di spese, ha deciso di non coprire più le terapie di mantenimento del loro residuo visivo. È quindi condannato alla cecità chi non ha i soldi per proseguire in privato le cure, peraltro molto costose.

    I tagli alle spese non valgono per tutti. Si sono infatti trovati facilmente ben 400 milioni di euro per far svolgere i referendum in data distinta da quella delle elezioni amministrative.

    “Ma allora i soldi se si vuole ci sono, ci commentano i pazienti, per lo più anziani over 75” spiega Tiziana Fattori, Direttore Generale di Per Vedere Fatti Vedere, la onlus che ha lanciato in collaborazione con AnFaMiV onlus la Campagna di protesta “Io ho meno di due decimi…cura anche me!” rivolta alle Istituzioni Italiane (AIFA, Ministero della Salute e in copia al Presidente Napolitano) affinchè garantiscano a tutti i pazienti maculopatici l’accesso indiscriminato alle cure, così come avviene negli altri Paesi sviluppati, e mettano subito a disposizione i 130 milioni necessari.

    “Sono già stati inviati- prosegue Fattori- migliaia di fax e email di protesta (dal sito www.pervederefattivedere.it) non solo da pazienti italiani ma anche dalle associazioni di maculopatici di tutto il mondo aderenti alla AMD Alliance. Finora è stata presentata una interrogazione alla Camera ai primi di marzo dall’ on Coscioni (del PD) rivolta al Ministro Fazio che però ad oggi non ha risposto. La nostra Campagna ha come obiettivo l’eliminazione dell’ attuale assurdo limite dei due decimi di visus per accedere alle cure contro la degenerazione maculare senile, una grave patologia oculare che colpisce un over 75 su tre e che porta alla perdita progressiva della vista, fino alla cecità. Al momento infatti, in Italia, la copertura da parte del SSN per le iniezioni intravitreali (unica terapia disponibile in grado di contenere l’evolversi della malattia) viene garantita solo ai pazienti con un visus superiore ai due decimi. Chi l’ha inferiore o è ricco e può pagarsi le intravitreali (il farmaco Lucentis costa circa 1.200 euro a fiala, il Macugen circa 600 euro) oppure è condannato alla cecità. L’Italia è l’unico Paese al mondo –conclude Fattori- ad avere posto per ragioni economiche questa limitazione che impedisce proprio a chi ne ha più bisogno di essere curato. Per chi è al limite dei due decimi, poter conservare il residuo visivo significa mantenere una vita ancora autonoma e dignitosa e per un anziano, che vive magari da solo, questo è davvero molto. Visto che si sono trovati 400 milioni pur di non accorpare le elezioni amministrative e i referendum, allora auspichiamo che si trovino subito anche i 130 milioni per salvare la vista a 300.000 anziani”.

    Si può aderire alla Campagna “Io ho meno di due decimi… cura anche me!” dalla pagina http://www.pervederefattivedere.it/campagna_degenerazione_maculare_senile/
    da dove si può inviare la mail di protesta (precompilata) o un fax (scaricabile dal sito) ai numeri indicati.
    Per contatti:

    Tiziana Fattori- Direttore Generale – Per Vedere Fatti Vedere onlus – tel. 039- 6889505 mail: [email protected] Sito web www.pervederefattivedere.it

  • Piccola guida all’implantologia

    Un po’ perché suscita terrore, un po’ perché per scaramanzia alcune persone preferiscono non entrare nei dettagli dell’intervento che stanno per subire, tutti gli aspetti, più o meno precisi, relativi alla scienza e alla medicina odontoiatrica restano spesso nell’ombra. Insomma, a detta di tutti è bene conoscere il dentista e andare nel suo studio per un po’ di prevenzione, ma ancor meglio è farlo sempre a debita distanza.

    In effetti, a volte sarebbe buona cosa essere maggiormente informati sulle novità e sulle possibilità offerte dalla medicina. Se non altro, per comprendere, prima ancora di poter esprimere pareri (o riflessioni) al riguardo, ciò che può rivelarsi maggiormente adatto alle proprie esigenze.

    Si può ad esempio iniziare con una breve introduzione relativa all’implantologia (info anche su www.studiodentisticolombardo.it/)l, un argomento che sicuramente molti hanno sentito nominare, ma nei cui dettagli pochi sanno addentrarsi. L’implantologia è una tecnica nata negli anni Cinquanta del secolo scorso ad opera di alcuni medici italiani come Formaggini, Muratori e Pasqualini nell’ambito della ricerca relativa ai casi di edentulismo (ossia mancanza dei denti) totale o parziale. Questa ricerca iniziale è stata quindi portata allo sviluppo e al compimento in Svezia grazie soprattutto dottor Branemark, artefice dell’introduzione di un nuovo materiale, il titanio, all’interno degli impianti.

    Già, perché le moderne tecniche di implantologia di basano per l’appunto sull’utilizzo di questo materiale, per il fatto che esso si rivela particolarmente compatibile con l’osso dell’organismo umano, dando vita a quel particolare fenomeno, detto osteointegrazione, che riguarda appunto l’integrazione tra l’impianto e l’osso della mandibola. Insomma, è grazie all’Italia e alla Svezia che oggi molti possono recuperare il loro sorriso senza lunghissimi e dolorosissimi interventi.

  • Diagnosi polmonite, anche una raucedine persistente può essere un sintomo

    La raucedine, un fastidio piuttosto comune che si accompagna a sintomi come abbassamento della voce, fatica nell’emettere suoni e a parlare, può essere in casi estremi anche un segnale che può indurre il medico a formulare la diagnosi polmonite nel paziente.
    Come infatti è stato sottolineato recentemente anche da Giovanni Almadori, professore di Otorinolaringoiatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli di Roma (cfr. Brigida Stagno, Doctor Web) la raucedine può associarsi spesso a forme infiammatorie delle vie respiratorie quali laringite e tracheite, tosse o raffreddore fino ad arrivare, in alcuni casi, ad essere il segnale di una malattia più grave come polmonite ma anche asma o alcune forme tumorali.
    La diagnosi polmonite è spesso la conclusione cui i medici giungono di fronte a pazienti con gravi complicazioni insorte anche in conseguenza di una semplice influenza stagionale. Solo in Italia infatti si stima che ogni anno siano circa settemila i decessi per polmonite, una patologia che colpisce soprattutto i soggetti più deboli ovvero anziani e bambini.
    Ecco quindi l’importanza “vitale” di poter contare su nuovi ed efficaci metodi diagnostici. Oggi la diagnosi di polmonite può essere più tempestiva grazie a un nuovo test messo a punto dalla Eurospital di Trieste. Si tratta di EuSepScreen, un test disegnato per ottenere la più alta sensibilità e specificità nella determinazione della maggior parte dei patogeni responsabili delle malattie batteriche invasive (meningiti, sepsi, diagnosi polmoniti, ecc.) sia del bambino che dell’adulto. Il test si esegue utilizzando direttamente campioni biologici quali sangue, liquor, liquido pleurico, tampone faringeo, espettorato, lavaggio bronco alveolare o qualunque altro liquido o materiale biologico umano.

    I risultati ottenuti hanno permesso di dimostrare una specificità del 100% su tutti i liquidi biologici umani. La sensibilità del metodo nei confronti della metodica colturale è apparsa doppia (sensibilità del 200%) nel caso delle meningiti e, circa 10 volte più elevata (sensibilità del 1000%) per quanto riguarda lo pneumococco.