Torino, 20 maggio 2009 – «Esprimo la mia solidarietà agli agenti di polizia per gli atti di violenza di cui sono stati vittima e il totale apprezzamento per l’impegno delle forze dell’ordine nel contrastare i teppisti che hanno dato la peggiore prova di sé». Così il coordinatore del Pdl Piemonte, Enzo Ghigo, a proposito degli scontri durante il corteo contro il G8 dell’Università a Torino. «L’episodio di sabato scorso ai danni di alcuni sindacalisti, messo in atto da facinorosi infiltratisi alla manifestazione sulla Fiat – aggiunge Ghigo – e i gravissimi fatti di ieri sono segnali preoccupanti che fanno temere una recrudescenza dell’estremismo». Solidarietà inoltre alla candidata del centrodestra in corsa per le elezioni provinciali di Torino, Claudia Porchietto, «il cui furgone elettorale – dice Ghigo – nella giornata di ieri, è stato danneggiato probabilmente dagli stessi teppisti, i quali hanno anche strattonato e insultato il conducente del mezzo. Quanto avvenuto ieri a margine di un evento di carattere culturale come il G8 dell’Università non può avere alcuna giustificazione poichè nulla ha a che fare con la dialettica democratica e con le regole del vivere civile. Non dimentichiamoci, inoltre, che domenica 17 maggio, a Carmagnola, è stato attaccato un altro furgone elettorale: sono stati strappati gli adesivi e bucate le gomme. Il giorno prima, invece, al Lingotto, di fronte a Eataly, alcuni facinorosi presubilmente fuoriusciti dal corteo dei metalmeccanici Fiat partito da Mirafiori hanno preso d’assalto e distrutto il gazebo della candidata».
Categoria: Politica
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G8 Università: Enzo Ghigo (PdL) «Solidarietà alle forze dell’ordine»
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Monterotondo, Antonino Gatto riempie piazza del Duomo
La festa di apertura della campagna elettorale di Antonino Gatto e della coalizione che lo sosterrà nelle prossime elezioni amministrative ha visto la partecipazione di oltre millecinquecento cittadini, accorsi in piazza del Duomo per manifestare la propria voglia di dare un importante segnale politico di cambiamento alla città eretina. Nel corso della serata sono intervenuti gruppi di persone provenienti dalla società civile che hanno voluto rendere pubblici i propri timori e desideri nei confronti della città. Una giovane studentessa, un archeologo, un pensionato e due rappresentanti della comunità romena sono saliti sul palco per esprimere al candidato sindaco delle liste civiche la propria fiducia e il proprio sostegno elettorale. Molto soddisfatto il professor Antonino Gatto, applaudito in modo vigoroso dalla folla: “Stasera non faremo comizi. Questa è una festa e il mio compito è solo quello di chiarire alcune falsità che in questi giorni il centrosinistra sta cercando di diffondere in maniera subdola. Abbiamo iniziato questa campagna elettorale – spiega Gatto – all’insegna della sportività ma ho visto che dall’altra parte non si è proceduto in maniera analoga -
De Pierro su manifesti autocelebrativi giunta Alemanno
Roma – L’Italia dei Diritti, movimento fondato da Antonello De Pierro, ha deciso di scendere direttamente in campo per denunciare una prassi che vede l’amministrazione capitolina fare largo uso di manifesti abusivi a scopo autocelebrativo.
Il presidente De Pierro, a questo proposito, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “E’ raccapricciante girare per la città e assistere all’affissione selvaggia di un incommensurabile numero di manifesti che magnificano le gesta operative di un anno di Giunta Alemanno. Sono tanti i quesiti che uno si pone di fronte ad una cosa del genere. Alcune risposte sono molto semplici, altre fanno sorgere dei dubbi che difficilmente diventano certezze e fanno perdere il curioso spettatore in una buia vallata d’ipotesi. Innanzi tutto mi sembra assurdo glorificare normali azioni amministrative che consistono nel corretto espletamento del mandato, anche se nutro notevoli perplessità su molti punti delle realizzazioni sbandierate. Si tenta di far passare per risultati rilevanti delle azioni che di eccezionale non hanno nulla e per di più con una deprecabile affissione abusiva che va a deturpare il tanto retoricamente difeso decoro urbano. Tra l’altro mi chiedo: chi paga le spese legate a questa illogica e inopportuna autocelebrazione? Il punto che mi rimane più a cuore è proprio questo, far luce su quale denaro è stato utilizzato per un’operazione che a mio parere ha un solo significato: è evidente che un’amministrazione che si muove in questi termini evidenzia insicurezza, timore, scarsa fiducia nei propri mezzi e notevole incapacità. Ne consegue un bisogno ossessivo ed esasperato di cercare costantemente conferme. Sarebbe il caso che fossero finalmente accantonati i proclami elettorali e si passasse ai fatti concreti i quali, se seriamente attuati, balzerebbero all’attenzione anche dello sguardo più distratto, senza alcun bisogno di propaganda”. -
Censura Borromeo e Vauro, De Pierro contro Marano
Roma – “Ancora una volta sono costretto a chiamare questo esecutivo con il suo vero nome, ‘Regime’ ”.
Questo il lapidario commento di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, sulla sospensione della messa in onda dell’intervista a Beatrice Borromeo e Vauro Senesi, rilasciata al programma “L’Era Glaciale” di Daria Bignardi. Non sarà possibile assistere alla puntata prima delle elezioni per decisione del direttore di RaiDue Antonio Marano, secondo cui i due ospiti avrebbero affrontato questioni politiche in periodo elettorale senza contraddittorio. “ E non mi si venga a dire – ha continuato De Pierro – che ho usato un termine antiquato e anacronistico, perché il mio non è un parallelismo con il fascismo, frutto di un ideale insano che ormai ha fatto il suo tempo. Questo è un regime mediatico, moderno, ma sempre pronto a marciare con i cingoli sulle fondamenta della democrazia. In genere quando avviene un colpo di Stato, i fautori cercano sempre di impossessarsi del Parlamento e delle televisioni, noi questo pericolo non lo corriamo. Questo Governo le televisioni le possiede già. E non c’è bisogno di manganelli, olio di ricino e squadracce, anche se di tanto in tanto qualche rigurgito reazionario ce le ripresenta nel tessuto sociale con le loro spettrali sembianze. Gli stessi risultati sulla mente dell’ignara popolazione sono ottenuti semplicemente con il bombardamento mediatico che fa leva sull’assoluta stupidità, incapacità critica e memoria corta di un’amplissima fetta di italiani. Quando invece si teme che qualche fervida mente pensante possa risvegliare dal torpore delle coscienze qualcuno un po’ più arguto, allora si mette in atto con abilità la mannaia della censura. Mi fa sorridere che Antonio Marano dichiari di non avervi mai fatto ricorso in vita sua. Certamente gli italiani, ben addomesticati da televisioni manipolate e Tg abusivi, difficilmente ricorderanno la grave epurazione di Massimo Fini e quella ancor più assurda ai danni di Francesco Paolantoni, entrambe su ordine di Marano. In quest’ultimo caso il direttore di Rai Due, quando visionò il programma del comico napoletano prima di essere trasmesso, si accorse di una pericolosa malattia che aveva colpito l’attore fin dalla nascita, cioè quella di essere partenopeo. Sembra proprio che la giustificazione sia stata quella di non poter affidare il programma a un napoletano, perché lo stesso Marano era stato, parole sue, ‘messo lì dalla Lega’. La trasmissione fu poi affidata al padano doc Daniele Bossari e fece un flop colossale negli ascolti. Però almeno la purezza della razza padana era stata preservata. Mi auguro che questa panzana di essere totalmente estraneo a meccanismi censori sia ritirata, perchè alla luce di questi fatti sembra proprio che il direttore sia particolarmente avvezzo a questa pratica. In special modo quando intravede il pericolo che trapeli anche il minimo barlume di autenticità che rischi di far vacillare il potere di una banda di ‘ladri’ di democrazia”. -
OGGETTO: ORDINANZA N_3 DEL 07 APRILE 2009 emessa dal sindaco di Cesano Boscone Vincenzo D’avanzo CONTENENTE NORMA CHE ISTITUISCE IL DIVIETO DI INGRESSO DEI CANI NEL PARCO SANDRO PERTINI DI CESANO BOSCONE RICHIESTA IMMEDIATA REVOCA IN AUTOTUTELA
Roma, 11/05/09Alla c.a. del
Sindaco del Comune di Cesano Boscone
Vincenzo D’ Avanzo
Fax 02 48694515Al Presidente della Provincia di Milano
Filippo Penati
Fax: 02 7740.2102Alla Prefettura di Milano
Fax. 02 781990Al Comando di Polizia locale
di Cesano Boscone
fax 02 48694709E p.c.
Alla Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Milano
Fax 02 5457068†OGGETTO: ORDINANZA N_3 DEL 07 APRILE 2009 CONTENENTE NORMA CHE ISTITUISCE IL DIVIETO DI INGRESSO DEI CANI NEL PARCO SANDRO PERTINI.
RICHIESTA IMMEDIATA REVOCA IN AUTOTUTELA.Il sottoscritto Gianluca Felicetti, nella sua qualit‡ di Presidente e legale rappresentante della LAV – Lega Anti Vivisezione Onlus, con sede in Roma – Via Piave n 7,
PREMESSO
che la LAV Lega Anti Vivisezione Onlus Ë Ente morale riconosciuto dal Ministero dell’Interno con Decreto del 19.05.1998, Associazione di Protezione Ambientale riconosciuta con Decreto del Ministero dell’Ambiente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2007, primo Ente animalista riconosciuto con Decreto del Ministero della Salute ex art 19 quater legge 189 del 2004 con finalit‡ di tutela degli interessi lesi dai reati contro gli animali, ed i cui scopi sociali sono rivolti, come da statuto, alla tutela ed alla protezione degli animali, con la finalit‡ tra l’altro di “battersi contro ogni forma di sfruttamento e violenza sugli animali umani e non umani, sull’ambiente per il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente”;
che la Lav vanta un diritto soggettivo, o, affinchË la pubblica amministrazione, nel caso de quo in persona del Sindaco di Cesano Boscone, agisca nel rispetto delle regole che scandiscono la tutela degli animali d’affezione, diritto risarcibile quanto meno riguardo l’interesse negativo ossia le spese processuali che saranno sostenute dall’Ente per far valere la corretta procedura in materia di animali da affezione( Cass.Sez.I n 157/03, CDS Sez VI n 1945/03)
che il sindaco di Cesano Boscone, Vincenzo D’Avanzo, ha emanato l’ordinanza sindacale oggi contestata in cui rilevato che” l’abbandono delle deiezioni solide animali sul suolo pubblico, e in particolare sui prati e nelle aiuole dei parchi pubblici destinati alla ricreazione e allo svago, possono comportare rischi per salute della popolazione”si vieta “di condurre cani all’interno del parco Sandro Pertini in quanto area pubblica adibita prevalentementea luogo di ritrovo per le persone e gioco per i bambini”
CONSIDERATO CHE
· Regolamento di Polizia Veterinaria D.P.R. n. 320 del 1954 che, all’art. 83, prescrive:
“ c) l’obbligo di idonea museruola per i cani non condotti al guinzaglio quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico;
d) l’obbligo della museruola e del guinzaglio per i cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto”
· Il DPR sopra citato vieta espressamente†l’accesso ai cani††solo†nei teatri/cinema, negli ospedali/luoghi di cura (a meno che non si applichi la pet therapy), nei luoghi di culto.†
· un divieto di accesso ai cani alle aree verdi appare quindi del tutto privo di fondamento normativo.
· A tale proposito, in un caso del tutto analogo, in cui il sindaco di Treviso ha tentato di vietare l’accesso ai cani ad alcune zone della citt‡, il TAR del Veneto si Ë espresso annullando tale ordinanza
· Il Tar nel dichiarare suddetta ordinanza illegittima,ha infatti rilevato che “Il provvedimento, con il quale Ë stato fatto divieto ai proprietari ed ai detentori di cani, anche in temporanea consegna ed a qualsiasi titolo (…) di condurre lo stesso in particolari localit‡”: vÏola i principi di adeguatezza e proporzionalit‡ tra azione e reazione -
Allarme sicurezza, poliziotti malati in servizio
Roma – “E’ una situazione assolutamente e logicamente inaccettabile, sono seriamente preoccupato a livello sociale perché a questo punto ci sono gli estremi per lanciare un concreto allarme sicurezza, anche a seguito di diverse segnalazioni giunteci da appartenenti al corpo della Polizia di Stato”.
Questa la denuncia di Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, in relazione alla procedura alla quale vengono sottoposti gli appartenenti alla Polizia di Stato che si trovano in stato di malattia. Dopo un certo numero di giorni, la prassi infatti prevede l’obbligo di sottoporsi alla visita da parte di una Commissione Medica Ospedaliera. Successivamente, in base al giudizio, è possibile presentare ricorso avverso alle sue deliberazioni ad una Commissione Medica Ospedaliera di grado superiore, definita “di seconda istanza”. Stando alle risultanze, a partire dall’anno 2005 l’iter procedurale ha subìto una modifica per cui il ricorso non avviene più in un termine di tempo immediato ma entro 10 giorni e attraverso il proprio ufficio di appartenenza e non più la commissione di primo grado. Entro i 5 giorni successivi, questa sorta di “collegio d’appello” deve convocare il soggetto e pronunciarsi nel merito della questione. Secondo gli organi preposti, in questo lasso di tempo compreso tra primo e secondo giudizio e tra una visita e l’altra in sede di seconda istanza, gli agenti avrebbero l’obbligo di rientrare in servizio tranne che non si esibisca un certificato ostativo da parte del medico curante del dipendente. “Abbiamo dunque ragione di credere – ha precisato De Pierro – che ci siano in servizio poliziotti in condizioni precarie di salute, costituendo un pericolo per sé e per gli altri in un tipo di attività professionale che per ovvi motivi impone una perfetta integrità psicofisica oltre che un’estrema lucidità mentale. Se da quanto si apprende la questione perdura dal gennaio del 2005, mi chiedo cosa abbiano fatto finora i numerosi sindacati di polizia per porre fine ad una così grave situazione che vìola anche alcuni diritti fondamentali del lavoratore. A nostro parere verrebbe leso l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute dei cittadini, nonché l’articolo 2087 del Codice Civile e la Legge 626/94 e successive modifiche e integrazioni. Tra l’altro sembrerebbe che questo provvedimento, che farebbe riferimento al decreto 461 del 2001 in cui non è contemplata la fattispecie della convalescenza, venga attuato soltanto dagli uffici della Polizia di Stato e non da altri corpi, come ad esempio la Polizia Penitenziaria. Tra l’altro essendoci anche una disparità di trattamento tra dipendenti, verrebbe violato anche l’articolo 97 della nostra carta fondamentale. Noi come movimento crediamo che non si possa prescindere dall’immediata abolizione di questa fantomatica circolare che oltretutto parrebbe non essere stata diramata agli uffici operativi ma solo a quelli sanitari della Polizia di Stato, esponendo gli agenti al rischio di non presentarsi sul luogo di lavoro, anche se totalmente in buona fede. Auspichiamo che le sigle sindacali, apparentemente assopite, si attivino immediatamente per denunciare questo discutibile modus operandi, in sinergia con gli organi preposti chiamati a porre fine a questa vicenda poco chiara e vergognosa”. -
“Nelle crisi servono ingegno e creatività”. Claudia Porchietto lancia un’inchiesta
In occasione dell’anniversario di nascita dell’Unione Europea e dell’Anno Europeo 2009 dell’Innovazione e della Creatività, la candidata del centrodestra alla Presidenza della Provincia di Torino Claudia Porchietto ha sottolineato l’importanza di puntare sulla creatività per uscire dalla crisi, trasformandola in un’opportunità: ”Siamo sempre stati visti come una città e una provincia fortemente creativa, limitata però dall’incapacità di implementare e trattenere sul proprio territorio questa grande carica innovativa”.“L’accordo FIAT-Chrysler” ha dichiarato la Porchietto “ha dimostrato il contrario, esaltando, attraverso un’operazione che sembrava impossibile fino all’anno scorso, la capacità realizzativa su larga scala dell’ingegno imprenditoriale e dando un segnale positivo a tutto il nostro Paese. Anche in un momento di crisi le opportunità non mancano: il primo passo è quello di crederci. Quest’esempio deve spronarci: le aziende medio piccole sono quelle maggiormente facilitate a riconquistare il mercato se puntano sulla flessibilità, l’ingegno e la creatività”.
Per questo Claudia Porchietto, in corsa per le elezioni amministrative torinesi, ha lanciato un’inchiesta sull’ “Incapacità di Torino nello ‘stabilizzare sul territorio’ la propria capacità creativa