Categoria: Politica

  • Comunicazione Politica nell’era del 2.0

    C’è un aspetto forte di passione sociale nella scelta di fare della politica la propria professione, un dato caratteriale di presa di responsabilità, di entusiasmo, di fiducia nella possibilità di cambiamento.
    La politica è una sfida affascinante che si basa sull’avere una visione di società e comunicarla efficacemente, coinvolgendo altri a sostenerla e a parteciparvi.
    Dunque, fare politica è un po’ una missione. Ma soprattutto è una professione che richiede specifici saperi e capacità.

    Oggi, la politica è cambiata.
    Sono cambiati i bisogni degli elettori e il modo di parlare ai cittadini. Grazie alle nuove piattaforme tecnologiche, si sono ridotte le distanze tra chi governa e chi vota.
    Il recente successo di Barack Obama alle elezioni presidenziali americane e il ruolo che i new media e il 2.0 hanno avuto nella sua vittoria hanno totalmente rivoluzionato il modo di fare comunicazione politica.
    Per questo CommunicActive ha creato Res Public@, un corso di Alta Formazione in Comunicazione Politica con caratteristiche uniche in Italia.
    Il corso – 40 ore concentrate in un’un’intensa settimana – avrà luogo a novembre, a Milano.
    Il percorso formativo prevede un approfondimento dei principali mezzi di comunicazione, da quelli più tradizionali ai new media, alle azioni sul territorio. Obiettivo: fare propri i linguaggi e le possibilità d’uso delle più nuove tecnologie e tecniche di facilitazione per parlare con i propri target, attivando meccanismi di partecipazione democratica al discorso politico.
    Il corso di Comunicazione Politica spazierà su più fronti: dall’utilizzo delle affissioni e della stampa, al ruolo del PR e Digital PR; dai social network nella politica, al modo migliore per usare i motori di ricerca, i blog e il video sharing, con particolare attenzione al ruolo delle web tv e, in generale, allo studio dei video format.
    Durante le lezioni interverranno esperti di comunicazione ed esponenti politici, e verranno studiate le più interessanti case-history degli ultimi anni.
    Al termine del percorso formativo è previsto uno stage d’alto profilo presso un ufficio stampa, uno studio di PR o un’agenzia di pubblicità specializzati in Comunicazione Politica, oppure presso una segreteria di partito, a completamento del percorso di formazione.

    INFO: Numero Verde: 800 089 463
    Skype: CommunicActive
    [email protected]
    www.communicactive.com

  • VII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, presente anche l’Italia dei Diritti

    Malato in stato vegetativoMalato in stato vegetativo

    Antonello De PierroAntonello De PierroLogo Italia dei DirittiLogo Italia dei Diritti
    Roma – Anche l’Italia dei Diritti parteciperà al prossimo Congresso dell’Associazione Luca Coscioni che si terrà ad Udine il 17 ottobre prossimo. Sotto invito del segretario Marco Cappato, il presidente del movimento di tutela e difesa dei diritti dei cittadini, Antonello De Pierro, commenta: “Siamo felici che l’associazione, da tempo impegnata nella libertà della ricerca scientifica, abbia pensato a noi in questa occasione così importante. L’Italia dei Diritti porterà il suo contributo, condividendo a pieno i principi che hanno mosso Cappato e gli altri associati”.
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    A rappresentare l’Italia dei Diritti a Udine sarà il responsabile regionale per il Friuli Venezia Giulia, Luigino Smiroldo. Il presidente De Pierro, impossibilito a presenziare fisicamente all’appuntamento dei radicali, ribadisce però il suo sostegno alla causa dell’associazione e conferma: “Vi sono vicino in questa sacrosanta battaglia civile, osteggiata da un sistema di potere genuflesso alle ingerenze ecclesiastiche e voluta per fini prettamente politici e di consenso. Non si può barattare il diritto di autodeterminazione e il rispetto per la persona con spregevoli calcoli elettoralistici e clientelari”

    L’associazione, fondata nel 2002 da Luca Coscioni, malato di sclerosi laterale amiotrofica e leader radicale della campagna per la libertà di ricerca sulle cellule staminali embrionali, vanta importanti traguardi: la consegna di 3.000 testamenti biologici al presidente della Camera Fini, l’approvazione da parte di decine di Comuni dei registri per i biotestamenti e la commercializzazione della RU 486.
    “Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma c’è sempre chi rema contro – continua il presidente dell’Italia dei Diritti – E’ un peccato che la stessa “rettitudine” morale che impedisce la liberta di cura e di ricerca non valga per quelli che invece sono gravi reati puniti dal codice penale e condannati dagli stessi principi cristiani. E’ verso questi che i burattinai del potere si rivolgono – conclude – affetti da una grave miopia artatamente indotta, finalizzata come sempre al consolidamento del potere stesso”.

  • De Pierro si congratula con il neo-presidente dei Verdi Angelo Bonelli


    Roma – “Ho accolto con immensa soddisfazione l’elezione a sorpresa di Angelo Bonelli a presidente dei Verdi. So per certo che saprà guidare il suo partito con grande personalità e competenza, e sposo a pieno la linea indipendentista da lui sostenuta”. Con queste parole di profonda stima Antonello De Pierro, presidente del movimento nazionale Italia dei Diritti, si congratula con il nuovo leader della Federazione dei Verdi, Angelo Bonelli, eletto ieri durante il Congresso degli ecologisti a Fiuggi, dove inaspettatamente ha prevalso sull’altra candidata Loredana De Petris.

    “Conosco Angelo da molti anni – prosegue De Pierro – Sono state numerose le battaglie che abbiamo condiviso, lui da politico e io da giornalista, in cui traspariva manifestamente la forza della passione e dell’impegno civile in ogni sua iniziativa. Nel nostro tessuto sociale, in un momento in cui viene attuata una politica molto aggressiva nei confronti dell’ambiente, è fondamentale la presenza di un soggetto verde, puramente ecologista e non imbastardito da influenze ideologiche facenti capo a correnti di pensiero che la storia ha già condannato”.

    “Nel fare ad Angelo i migliori auguri di buon lavoro – sottolinea De Pierro – auspico una fattiva collaborazione su quelle battaglie ambientaliste che anche il nostro movimento è solito combattere”.

  • L’UGL Bastona politici e sindacati per i Vigili del Fuoco

    Analisi Logica del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e rapporti con il mondo politico. Quale prospettiva di futuro c’è per il Corpo Nazionale dei VVF? La lenta e graduale estinzione sotto i colpi infami di un mondo Politico ingordo, incapace, falso e INGRATO!

    Cari Colleghi, anni addietro, più precisamente all’inizio del 2004, il sottoscritto nel suo piccolo, senza risorse e senza aiuto da parte di nessuno, formavo i Comitati di Protesta insieme ad un gruppo di colleghi del Comando di Cosenza.

    Il tutto per creare una contrapposizione al sistema sindacale Confederale che troppo spesso lascia a desiderare sotto l’aspetto degli interessi sociali volti al miglioramento delle condizioni del lavoratore, per trovare più spazio nell’ambito delle questioni più generali, tralasciando di fatto quei fattori fondamentali che per il lavoratore e per la sua famiglia diventano macigni insormontabili, parlo ovviamente di stipendi, Contratto di lavoro scaduto, accessori, poche assunzioni e così via, tutto come oggi.

    Ma allora qualcuno pensò bene di attirare a se i Comitati di Protesta per poi distruggerli a proprio vantaggio, pazienza, il fesso sono stato io, ma il prezzo lo pagheremo tutti, soprattutto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

    Allora i Comitati di Protesta lanciarono un grido di allarme: “ATTENZIONE, STANNO SOSTITUENDO IL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO CON I VOLONTARI”!

    Oggi, a distanza di cinque anni, quel grido di allarme continua ad essere fondato, anzi, ha acquisito maggiore spessore per due ragioni: 1) Grazie a coloro che dovrebbero tutelare il Corpo dagli attacchi dei politici, i quali dormono un sonno da letargo e si cullano su progetti mirati più alla rappresentatività e alle poltrone sindacali da distaccati piuttosto che alle reali esigenze del Corpo, tralasciando, o per meglio dire, non capendo in tempo utile gli eventi e i progetti nefasti del mondo politico che agisce meramente solo per interessi elettorali ed economici.. 2) Il mondo politico ha individuato una strategia indolore per cancellare il Corpo Nazionale gradualmente e in modo quasi indolore, come? Mi spiego!

    Credo che ormai voi tutti avrete avuto modo di leggere il nostro comunicato con protocollo 28 del 27 Luglio 2009, il quale, indirizzato alle più Alte Cariche dello Stato chiedeva di non abbandonare nelle future assunzioni i rimanenti 84 VFB e quei poco più di 500 idonei del concorso a 184 posti, bene, sono stati abbandonati!

    A nessuno (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera, Presidente del Consiglio, Ministro degli Interni, Ministro della Difesa, Ministro dell’Economia e Finanze, Ministro per la Pubblica Amm/ne e l’Innov/ne, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Sottosegretario agli Interni, Capo Dipartimento del C.N.VV.F., Capo del C.N.VV.F.) è fregato nulla di quella richiesta, tantomeno ai sindacati di categoria, vogliamo spiegare perché?

    Da una parte ci sono tutti i sindacati, rappresentativi e non rappresentativi di categoria (Esclusa solo l’UGL come dimostrato dai fatti), che hanno operato sulla base di un ragionamento esclusivamente improntato sulla quantità degli aspiranti Vigili, quindi tutti lanciati come falchi a promuovere l’assunzione dalla graduatoria della stabilizzazione per aspirare ad un futuro più ricco di tessere, quindi tutti si son detti: “A chi glie può fregar de meno degli 86 VFB o dei 500 idonei del concorso 184, dovemo pensà a famiglia, er futuro de nostri pupi”.

    La cosa più grave è, come ormai di consueto, che capiscono i raggiri della politica solo dopo che ormai è tardi per rimediare, ormai siamo abituati anche a questa inettitudine.

    Dall’altra c’è il mondo politico, senza esclusione per nessuno, che vede nel volontariato una risorsa per il proprio futuro politico, un serbatoio di voti da sfruttare sul territorio indipendentemente dal colore delle proprie Bandiere o Religioni.

    Avrete notato, che con le prossime assunzioni hanno operato una strategia inverosimile, 300 assunzioni oggi, 65 domani, 95 a fine mese, 100 a Pasqua, 450 prima dei pasti, gli altro dopo i pasti, ma ancora il peggio lo dovete sentire, hanno assunto solo da due graduatorie, quella degli ex VVA (Servizio Militare di Leva nel Corpo Nazionale) per estinguerla definitivamente e quella della stabilizzazione per iniziare un percorso che finirà insieme al Corpo stesso.

    Già, non ce bisogno di zingara per indovinare il futuro, calcolando un’assunzione di circa 700/1000 unità all’anno se va bene, considerato una media di 2000/3500 pensionamenti annui, nel giro di dieci anni il Corpo Nazionale sarà ridotto ad un mera azienda di formatori professionali, quello che i Comitati di Protesta denunciarono per mia voce già nel 2004 e che non dimenticate è il progetto di quel Zamberletti che ideò la Protezione Civile.

    Allora ci si chiede: “Chi farà il soccorso”? Risposta: Tutti Quei volontari che non saranno tali per il fine nobile del volontariato stesso, ma saranno tali con la sola speranza di entrare nella graduatoria della stabilizzazione ed avere una speranza per entrare in futuro nel Corpo Nazionale dei Formatori.

    Soprattutto al Sud Italia, dove i volontari non sono tali per abnegazione e altruismo, ma aimè perché la sera a casa ci sono almeno tre o quattro bocche da sfamare e si è disoccupati, altro che volontario, la moglie lo prende a calci nei denti se non hanno spento incendi.

    Voglio concludere ringraziando tutti i sindacati di categoria e tutti i politici che piangendo sulle Bare di tanta povera gente si riempie la bocca del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco; Grazie a tutti i sindacati di categoria e tutti i politici, che piangendo sulle Bare della povera gente, mostra al mondo intero la PROFESSIONALITA’ dei “Nostri Vigili del Fuoco”; Grazie a tutti i sindacati di categoria e tutti i politici, che piangendo sulle Bare della povera gente, mostra ai Potenti del Mondo come “Abbiamo fatto le impalcature delle chiese all’Aquila, salvato le campane, scavato con le mani e soprattutto salvato tante vite umane entrando nelle viscere della terra, sotto le macerie che ancora tremavano sotto nuove scosse magari per estrarre solo un Corpo senza vita.

    Un grazie particolare lo voglio regalare a tutti quei ragazzi del concorso a 184 posti riamasti fuori, i quali con le lacrime agl’occhi hanno atteso più di dieci anni per coronare il loro sogno di diventare Vigili del Fuoco e dopo essere risultati idonei ad un concorso pubblico si son visti passare davanti da tanta gente che non ha mai fatto un concorso e che ha un’età sicuramente più alta della loro, grazie, ma avete creduto in uno Stato sordomuto che bada solo agli interessi elettorali e a sindacati che hanno badato solo alle future tessere sindacali.

    Grazie di cuore a quei pochissimi VFB rimasti fuori, meno di 80 unità, a voi la classe politica non solo vi ha sfruttato per tre anni o per un anno che sia, inviandovi nei posti più disparati che ci siano sulla terra, missioni in Kosovo, Irak, Afganistan ecc., a rischiare la vita per la Nostra Patria, per l’Italia.

    Anche per voi piangono sulle Vostre Bare sporcando una Bandiera di cui non sono degni, poi si dimenticano tutti di voi che avete superato un concorso come VFB per entrare nei Vigili del Fuoco e vi rispediscono a casa, avete una sola colpa, “ESSERE TORNATI VIVI”!

    GRAZIE DAVVERO DI CUORE A TUTTI! AI SINDACALISTI E AI POLITICI DICO SOLO: INGORDI, INCAPACI, FALSI E INGRATI!

    IL COORDINAMENTO NAZIONALE

    Vittorio IMBROGNO

  • Ancora vittime sulla strada per alcool, per De Pierro è l’ora della tolleranza zero

    Roma – Tra i vari obiettivi che l’Italia dei Diritti persegue da tempo, c’è quello della sicurezza stradale.

    “Ancora una volta ci troviamo a dover parlare di vite spezzate sulle strade italiane a causa dell’eccesso di alcool o di sostanze stupefacenti da parte di chi guida”, ha commentato così Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, le notizie che la cronaca di questi giorni sta portando alla luce sulle vittime dei pirati della strada. “Ormai siamo talmente abituati a questi eventi che i nomi delle vittime diventano dei numeri che rientrano nella normale contabilità giornaliera.

    Non possiamo e non dobbiamo dimenticarci che dietro a ogni morto c’è una tragedia di vaste proporzioni: famiglie distrutte, conseguenze psicologiche. Nel caso di Anna, la ragazza di 23 anni morta ad Ardea, oltre al tragico evento di una vita così giovane distrutta in pochi attimi si accosta il dramma di un bimbo di 5 anni che resta solo al mondo. Anna, infatti, era una ragazza madre. Non si può più rimanere indifferenti di fronte a questa strage, le istituzioni devono fare il loro dovere prendendo i dovuti provvedimenti. È ora di finirla con la propaganda, le intenzioni sbandierate devono tradursi in atti concreti ed efficaci. Noi da sempre sosteniamo l’introduzione dell’arresto obbligatorio per chi viene fermato alla guida di un automezzo sotto effetto di alcool o droghe. Abbiamo anche proposto di elevare l’attuale limite che magari può sembrare troppo basso. Una volta colti in flagrante i trasgressori però bisogna usare il principio della tolleranza zero – conclude De Pierro – e poco importa se tra le persone coinvolte ci siano indisciplinati rampolli di politici o potenti di turno. Non sarà qui forse la chiave di cotanto permissivismo?”

  • Englaro non si candida, De Pierro vince sul PD


    Roma – “Non posso che apprezzare la scelta di sottrarsi a quello che sarebbe stato l’ennesimo esempio di sciacallaggio politico”.

    Con queste parole Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, torna sul caso Englaro a pochi mesi dalla ferma presa di posizione contro una sua eventuale candidatura nel PD. “La politica – aggiunge – spesso opera meccanismi di sfruttamento della persona che utilizzano disgrazie mediatiche come catalizzatori di consensi. Ritengo che i voti si debbano formare sui programmi e non sui drammi personali degli eventuali candidati, quindi esprimo tutto il mio apprezzamento nei confronti di Beppino, che sembra aver dato ascolto a quanti, come noi, non tolleravano che fosse inglobato in un meccanismo di squallido cannibalismo elettorale”.

    Il presidente dell’Italia dei Diritti intende quindi rinnovare la propria stima nei confronti di Englaro, sottolineando che tale decisione “conferma quanto di buono abbiamo sempre pensato di lui”.

  • L’OPE – Osservatorio Parlamentare Europeo ha cessato l’attività


    COMUNICATO INFORMATIVO E CAUTELATIVO.
    L’Osservatorio Parlamentare Europeo e del Consiglio d’Europa, era un ente emanato dall’OPEEQ nel 2005 ed presieduta dal Dr. Francesco Mario IOPPOLO.
    Non è mai stata un istituzione pubblica, e non ha mai fatto uso o abusi di alcun genere di spazi, dispositivi o attrezzature che sono ad uso alle istituzioni pubbliche.
    Era un emanazione OPEEQ da non confonderla con altre associazioni private, nate di recente e senza la specifca autorizzazione dall’OPEEQ, che hanno copiato il nome.
    Faceva solo attività di monitoraggio ed elaborazione di proposte da inoltrare ai parlamentari europei.
    Non ha mai partecipate a sagre, eventi o feste di piazza e di paese.
    IL 16 LUGLIO 2009 IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL’OPEEQ HA DECISO DI SOSPENDERE LE ATTIVITA’ DELL’APPENDICE EMANATA NEL 2005 E DENOMINATA “OPE – OSSERVATORIO PARLAMENTARE EUROPEO E DEL CONSIGLIO D’EUROPA” E I MEMBRI DELLA STESSA SONO CONFLUITI NEL “CENTRO STUDI PARLAMENTARI” www.centrostudiparlamentari.info.
    TUTTO QUESTO VISTO QUELLO CHE STA SUCCEDENDO E SI LEGGE SU INTERNET IN QUESTI GIORNI, SIA BEN CHIARO CHE NOI NON SIAMO QUELL’ASSOCIAZIONE LOCALE NATA NELLA PROVINCIA DI NAPOLI, A NOLA NEL 2008, E PRESIEDUTA DA TALE CATAPANO GIUSEPPE, E PERTANTO PER LOGICA PRENDIAMO LE DISTANZE DA FATTI E PERSONE LEGATE A QUELLA ASSOCIAZIONE CHE HA SOLO USATO IL NOME DA NOI CREATO NEL 2005.
    E PER EVITARE CONFUSIONE, COINVOLGIMENTI O SPIACEVOLI EQUIVOCI PREFERIAMO PERMARE LA NOSTRA NOBILE ATTIVITA’ SOTTO QUESTO NOME E CONTINUARLA NELLA NUOVA ASSOCIAZIONE “CENTRO STUDI PARLAMENTARI”.

    Ufficio Legale OPEEQ

  • Torino: Claudia Porchietto, consigliere provinciale all’opposizione, è al lavoro per creare interventi specifici sul territorio


    Claudia Porchietto, a capo dell’’opposizione nel consiglio provinciale di Torino, fa qualche riflessione sull’attuale situazione imprenditoriale della provincia di Torino, coadiuvata da numerose segnalazioni provenienti direttamente dal territorio e dichiara di essere alla ricerca di nuove strade per uscire in tempi brevi dalla crisi

    Fronteggiare la crisi rappresenta uno dei problemi più urgenti per tutto il territorio proprio nel giorno in cui Obama e la BCE lanciano un fascio di luce sulla possibile uscita a breve dalla crisi mondiale. A livello provinciale Claudia Porchietto, ex presidente Api (Associazione piccole e medie imprese) di Torino e a capo dell’’opposizione nel consiglio provinciale torinese, è molto attenta alla realtà imprenditoriale locale, della cui attuale situazione fa un’analisi precisa e per la quale sta cercando soluzioni ritagliate sulle peculiarità e sulle esigenze dell’area.

    “In questo momento” dichiara la Porchietto “il clima è di trepidante attesa per l’autunno ma non si percepiscono ancora segnali di positività sul territorio. Credo che sia fondamentale puntare l’attenzione soprattutto sulle migliaia di piccolissime aziende, spesso a conduzione familiare, che oggi, per un problema di rapporto con il sistema bancario, rischiano di chiudere. E’ un problema molto sentito dal territorio: su Facebook, ad esempio, ho ricevuto numerose segnalazioni tra le quali quella di Gaia che parla delle eterne tempistiche (6-8 mesi) per fare arrivare i fondi alle aziende.

    E’ infatti la Regione, spiega Gaia, che si fa garante in parte o in toto del finanziamento concesso alle imprese, che però impiega in media (e quando va bene) circa 6-8 mesi per erogarli. Contemporaneamente, mi ha sempre fatto presente Gaia, le banche non concedono più i pre-finanziamenti che fino ad un anno fa venivano concessi perchè non vogliono esporsi per il tempo che passa tra il pre-finanziamento e l’erogazione dei fondi regionali.
    In questa situazione le aziende, in attesa dei fondi, si trovano a dover licenziare, ad indebitarsi più di quello che possono saldare oppure a chiudere sia nel caso in cui si trovino in difficoltà sia nel caso in cui abbiano richiesto i fondi per ampliare l’attività e creare nuovi posti di lavoro.

    In questo momento sono convinta che sia più che mai necessario intraprendere azioni che consentano di preservare le imprese; oggi non si può pensare di aiutarle a sviluppare nuovi mercati, si deve riuscire solamente a salvare le aziende dal fallimento, dalla messa in liquidazione o dalla chiusura supportandole nei confronti del sistema bancario e ricreando le condizioni affinchè a un imprenditore venga ancora voglia di produrre sul territorio.

    Quello che sto cercando di ottenere sono interventi ad hoc per il territorio, sfruttando ad esempio l’effetto ‘alta velocità’. Servono opere di compensazione che non dovrebbero essere gestite soltanto dagli enti locali, bensì controllate da un tavolo formato dalle associazioni imprenditoriali, dagli enti del territorio (i Comuni), dalla Regione e dalla Provincia.
    Sono alla ricerca insomma di nuove vie per il territorio e sto provando ad identificare interventi normativi specifici e ad hoc per la provincia di Torino che siano utili al nostro territorio e non solo di interesse nazionale come i decreti anticrisi”.

    http://www.claudiaporchietto.it

  • Tre mesi di carcere per un filone di pane, la polemica di De Pierro


    Roma – “Rimango sconcertato davanti a notizie di questo tipo.
    Chi ruba oggetti per un valore di uno o due euro, si ritrova in carcere, com’e successo già qualche tempo fa, quando una persona è stata condannata a tre anni di reclusione per avere rubato un pacco di biscotti”. Queste le parole con le quali, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia di un barbone arrestato, mentre era ricoverato all’ospedale Santo Spirito, per fargli scontare una pena residua di tre mesi perché aveva rubato un filone di pane in un supermercato romano, nel quartiere di Monte Mario.

    “Per fortuna non sono situazioni molto diffuse – continua De Pierro – e trattandosi di notizie eccezionali trovano ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Nulla da eccepire per quanto riguarda il livello giuridico, perché il giudice applica alla lettera il codice, ma sicuramente a livello logico si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che non va, se poi chi ruba miliardi, o si sottrae al fisco per cifre molto più consistenti, grazie a sotterfugi, leggi ad hoc e cavilli giudiziari, riesce spesso a farla franca.

    Un’iniquità di trattamento, indubbiamente preoccupante, anche perché spesso per la pena relativa ai reati di poco conto si va a determinare un sovraffollamento delle carceri, che sta portando le strutture al collasso. Se il reo è responsabile di un reato più o meno lieve è lo Stato che poi si trova nella posizione incredibile e imbarazzante di violare la legge. Ad esempio spesso non viene rispettato il principio di territorialità della pena.

    Per ritornare al barbone che sta scontando i tre mesi di reclusione, a quanto pare nel braccio infermeria del penitenziario, ci sono da fare alcune riflessioni.

    Non dimentichiamo che il valore di quel filone di pane viene abbondantemente ripagato al supermarket dai cittadini, con l’imposizione del pagamento della busta, che reca tra l’altro la pubblicità del supermercato stesso, contro cui noi dell’Italia dei Diritti stiamo portando avanti una battaglia da diverso tempo. Secondo i nostri calcoli questo stratagemma farebbe incassare circa 60.000 euro in più all’anno ad ogni esercizio. L’altra faccia della vicenda ha dell’incredibile. Per un furto di una oggetto dal valore inferiore ai due euro lo Stato si ritrova a spendere un cifra molto più sostanziosa per la detenzione del barbone. È probabile che al termine della pena – conclude il presidente del movimento – l’uomo esprima la volontà di rimanere in carcere, con un letto e un pasto caldo assicurato, per non essere di nuovo costretto a rubare un tozzo di pane per mangiare”.

  • Grazie a Italia dei Diritti Brunetta fa marcia indietro su pubblico impiego


    Roma – “Grazie alle numerosissime proteste portate avanti anche grazie alla copiosa e attiva partecipazione dei nostri simpatizzanti che ci hanno sostenuto, con e-mail, lettere e quant’altro, siamo riusciti a far fare marcia indietro al ministro Brunetta”. Questo l’incipit di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, nel commentare l’introduzione soft nel decreto anticrisi, all’art. 17, interamente dedicato agli enti pubblici e ai suoi dipendenti di norme che invaliderebbero la linea portata avanti dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Tra le misure, che con molta probabilità diventeranno legge con la prevedibile conversione, il ripristino delle vecchie fasce orarie di visita per i lavoratori malati, la proroga del processo di stabilizzazione del personale precario fino a tutto il 2010 e l’annullamento della decurtazione sul salario accessorio dei primi 10 giorni di malattia.
    “E’ una grande soddisfazione – dice De Pierro riferendosi alla silenziosa abrogazione delle norme del noto decreto Brunetta – che rende giustizia a una vera e propria vessazione subita dai dipendenti pubblici che non ha fatto altro che aumentare i casi di mobbing all’interno della PA, essendo diventati gli impiegati molto più ricattabili di prima. Non abbiamo, infatti, mai compreso la logica con la quale è stato partorito un simile obbrobrio legislativo ma conosciamo perfettamente quali sono state le conseguenze che esso ha ben presto causato”. Ma evidentemente il senno che ha mosso tale decisione è stato lo stesso col quale l’entourage del ministro si è rapportato ai collaboratori del movimento allorquando questi chiedevano, a nome del presidente dell’Italia dei Diritti, un incontro chiarificatore con il fautore di un provvedimento che in uno Stato dichiarato democratico può essere anche non pienamente condivisibile.
    Tornando a uno dei temi scottanti del dibattito De Pierro continua: “Vorrei ricordare al sig. Brunetta che, in caso di malattia, le fasce orarie previste dalla legge precedente al suo insediamento, non sono da interpretarsi in chiave repressiva ma di semplice accertamento da parte del medico fiscale delle dichiarate patologie del dipendente ammalato. Quindi non sono misure coercitive come possono risultare quelle che erano state imposte dal suo provvedimento, ovvero dalle ore 8 alle 20, con un’unica ‘ora d’aria’ dalle 13 alle 14. Queste sono fasce carcerarie, arresti domiciliari che in alcune particolari malattie possono prolungare il periodo di degenza con grave nocumento per la PA stessa, se pensiamo ad esempio all’elevato numero di persone affette da depressione o altri disturbi psichici”.
    Poi ribadendo l’impegno messo in pratica dall’Italia dei Diritti in questi ultimi tempi il presidente De Pierro afferma: “L’inserimento dell’art.17 nel decreto anticrisi sancisce il fallimento totale della così chiamata ‘cura Brunetta’ tanto sbandierata e pubblicizzata all’inizio ma magistralmente taciuta nel suo annullamento. Siamo orgogliosi di aver ottenuto questo risultato”. “Tuttavia – aggiunge – in un Paese normale il ministro Brunetta, dopo un insuccesso così clamoroso si sarebbe già dimesso , ma in Italia probabilmente resterà al suo posto e continuerà a fare danni”. E ricorda: “Quando avevamo chiesto, tempo fa, un incontro con lui ci è stato rifiutato, con molta probabilità per paura di confrontarsi su un provvedimento fragile e dal cui contraddittorio sarebbe uscito sicuramente perdente. Per noi è una grande vittoria aver costretto il ministro a fare dientrofront e rendere giustizia ai dipendenti pubblici che hanno dovuto subire insulti, ingiurie e vessazioni apostrofati come’fannulloni’ o ‘panzoni’ parlando dei poliziotti”.
    “La nostra battaglia contro il ministro, purtroppo non dimissionario – conclude De Pierro – continuerà ora per il riconoscimento della responsabilità soggettiva a carico dei dirigenti e dei funzionari della PA che attivano procedimenti ingiusti, poi ribaltati dal Tar. Come già ribadito in più occasioni, in questi casi non dovrà pagare l’Amministrazione Pubblica ma i singoli responsabili. Anche su questo tema la lotta che porteremo avanti nei prossimi mesi sarà dura e di certo non faremo sconti”.