Categoria: Politica

  • A Ostia e Casal Palocco vige Codice Penale diverso, l’Italia dei Diritti denuncia


    Presso il Commissariato di Polizia e la Stazione dei Carabinieri il modello prestampato per l’esercizio del diritto di querela riporta il termine perentorio di 90 giorni anziché quello di tre mesi come previsto dalla norma codificata


    Roma – Una nuova iniziativa a tutela dei cittadini coinvolge in questi giorni l’Italia dei Diritti. Il movimento extraparlamentare fondato e guidato da Antonello De Pierro rivolge infatti la sua attenzione su uno dei nutriti problemi che rallentano e ostacolano l’apparato burocratico delle istituzioni pubbliche, le quali sembrano volere a tutti costi recare danno anziché provvedere alle esigenze delle persone.

    Il caso in questione riguarda quanto disposto da un modulo prestampato fornito dal Commissariato di Polizia di Ostia e dalla Stazione dei Carabinieri di Casal Palocco a Roma, per l’esercizio del diritto di querela. Il modello riporta chiaramente che il cittadino ha la possibilità di sporgere querela entro 90 giorni dall’accadimento del fatto che intende segnalare, contrastando quanto dichiarato nell’articolo 124 del Codice Penale, ove viene indicato espressamente il termine di 3 mesi.

    Quella che potrebbe sembrare una semplice inesattezza si traduce in un’informazione tecnicamente sbagliata e fuorviante, rilasciata per di più da un organo istituzionale che dovrebbe garantire correttezza e autorevolezza a tutti i cittadini.

    “Dopo aver riscontrato personalmente questo errore, mi prenderò la briga, assieme ad altri esponenti del movimento, di verificare se in altre sedi delle forze dell’ordine è presente questo prestampato che palesemente cambia le carte in regola, provocando non poca confusione. Non è ammissibile che una fonte così autorevole per i cittadini possa commettere sbagli”. Questo è quanto afferma lo stesso De Pierro, il quale ha discusso della cosa anche con un maresciallo dell’Arma della Stazione di Casal Palocco che al suo invito di consultare il codice di rito penale per verificare la divergenza di cognizione tecnica, si è rifiutato categoricamente arroccandosi sulle sue posizioni e sbandierando un’anzianità di servizio di circa 20 anni a garanzia dell’esattezza del proprio convincimento.

    Più volte rappresentanti dell’Italia dei Diritti hanno fatto notare anche a qualche sottoufficiale di turno presso il Commissariato Lido di Ostia la svista, ma il suggerimento, alla luce dei fatti, pare sia stato ignorato.


  • Chiuse le indagini su Cosentino e la Camorra, il commento di Barbato

    Il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti: “In Campania funziona sostanzialmente così, è il vertice del PdL a ottenere consenso e a elargire favori in cambio di voti”


    Roma – La procura distrettuale di Napoli ha chiuso le indagini sui presunti collegamenti tra politica e Camorra che vedono coinvolto il deputato del PdL, Nicola Cosentino. Secondo le accuse dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci infatti, Cosentino avrebbe garantito rapporti fra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica, e contribuito al riciclaggio e al reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei Casalesi. Inoltre gli vengono contestati manovre per influenzare le strategie politiche in materia di rifiuti.

    Francesco Barbato, responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata dell’Italia dei Diritti, interviene così sulla questione: “In Campania funziona sostanzialmente in questo modo, è il vertice del PdL e non solo Cosentino a ottenere consenso e a elargire favori in cambio di voti, assieme al terzo convitato che si somma alla politica e agli affari, la Camorra. Non pochi sono i nomi degli esponenti del centrodestra indagati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, penso ad esempio agli onorevoli Luigi Cesaro, Mario Landolfi, Paolo Russo, e al senatore Vincenzo Nespoli.

    “Insomma – afferma l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –, la classe dirigente del PdL continua tutt’oggi, sia nelle cariche istituzionali sia in quelle di partito, a rappresentare questo indegno e inaccettabile rapporto con il crimine organizzato. Per 16 anni hanno strumentalizzato la questione dell’emergenza rifiuti nel territorio Campano al solo scopo di spartirsi e divorarsi 2 miliardi di euro, denaro servito per alimentare le clientele politiche e gli affari con la camorra, piuttosto che per rendere pulita Napoli e la sua Regione”.

    In un tale scenario Barbato ritiene di voler fare di più per denunciare il fallimento della politica attualmente al governo e per liberare i campani dalla malavita e dall’immondizia: “Quest’oggi domanderò al procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, un incontro per rappresentare la grave situazione che stanno vivendo gli abitanti di Boscoreale e Terzigno nella discarica Cava Sari, disagi che creano pericolo anche per la salute pubblica, come ben mi hanno evidenziato gli stessi comitati cittadini. Il nostro impegno è in continua difesa dell’ambiente, della legalità e dei diritti degli italiani”.

  • Italia dei Diritti appoggia Ignazio Cutrò e Valeria Grasso incatenati al Viminale


    L’organizzazione extraparlamentare interviene sul posto per esprimere la propria solidarietà nelle persone del responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e del responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato

    Roma – Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, due coraggiosi imprenditori siciliani che hanno denunciato il racket della mafia ai loro danni, si sono incatenati stamattina, intorno alle ore 10 circa, davanti al Viminale per protestare contro la condizione di abbandono in cui li ha lasciati lo Stato italiano, dopo che, grazie alla loro collaborazione, alcuni esponenti dei clan Madonia e Di Trapani sono stati assicurati alla giustizia. Chiedono risposte al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e alle istituzioni, sia per garantire la tutela di tutti quegli imprenditori che permettono di far arrestare i loro estorsori, sia per quei collaboratori di giustizia che, come loro due, vengono costantemente minacciati di morte dalla mafia. Questa protesta di disobbedienza civile è volta, inoltre, a reclamare il ripristino delle loro attività commerciali, considerato che, dopo le denunce, le rispettive imprese hanno perso clienti e subito disagi professionali.

    Sono intervenuti sul posto per esprimere la propria solidarietà e vicinanza due esponenti del movimento nazionale Italia dei Diritti, il responsabile per la Giustizia, Giuliano Girlando, e il responsabile per le Mafie e la Criminalità Organizzata, Francesco Barbato. L’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro, per voce di Girlando fa sapere che appoggia l’iniziativa e invoca un’immediata risposta dal ministro Maroni.

    Nel merito della questione entra più dettagliatamente Francesco Barbato, che dichiara: “Ignazio Cutrò e Valeria Grasso sono stati praticamente dimenticati dallo Stato, malgrado il loro prezioso aiuto che, anni fa, ha consentito di sgominare i clan mafiosi Madonia e Di Trapani. Già lo scorso anno feci un’interrogazione parlamentare a sostegno di questi due imprenditori. Ma l’attuale Governo è sordo rispetto ai veri problemi che la criminalità organizzata arreca ai nostri connazionali. Un Esecutivo che ‘arresta’ mafiosi e camorristi non fa invece quanto dovuto per i cittadini come Cutrò e Grasso, i quali rischiano la loro vita per aver aiutato lo Stato. Insomma – incalza Barbato –, pretendiamo di essere ascoltati dal ministro dell’Interno, che ho personalmente contattato per telefono e, poiché era impegnato, mi ha detto che mi avrebbe richiamato successivamente. Nel frattempo io resto qui finché qualche rappresentante del Governo non presti attenzione a questa vicenda”.

    Poi, sottolineando il senso del dovere che le istituzioni nazionali sono obbligatoriamente tenute ad osservare, Barbato rimarca: “La sicurezza ai cittadini la si offre stando davvero accanto a persone come Cutrò e Grasso, con atti veri e non con la propaganda. Aggiungo anche che ormai sono diventato il 113 per le chiamate d’emergenza degli italiani, nel senso che sono stato avvertito di questa mobilitazione mentre ero impegnato in un incontro di lavoro, e appena sono arrivato di fronte al Viminale ho visto agenti della Polizia che tentavano di tagliare le catene ai polsi dei due manifestanti, per impedirne la protesta. Io continuerò a svolgere il mio servizio personale di 113 per difendere i diritti dei cittadini. Pertanto – conclude perentorio l’esponente dell’Italia dei Diritti –, resto qui a sostenere i due testimoni di mafia fin quando Maroni e il Governo non ci presteranno ascolto”.


  • Nove anni e quattro mesi in appello a Spaccarotella, De Pierro avanza dubbi


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Ho delle perplessità sul fatto che l’agente abbia sparato pensando di uccidere Sandri all’interno dell’abitacolo

    Roma – La Corte di Assise d’Appello di Firenze ha inflitto nove anni e quattro mesi di reclusione a Luigi Spaccarotella, l’agente di polizia che l’11 novembre 2009 uccise Gabriele Sandri nell’area di servizio di Badia al Pino lungo l’autostrada A1, stabilendo una pena più severa rispetto ai sei anni previsti dal giudizio di primo grado.

    “È una sentenza che pone inevitabilmente alcuni interrogativi, il primo, su cui interrogarci, riguarda sicuramente l’equità della giustizia nel nostro Paese, sia da un grado di giudizio all’altro che da un tribunale all’altro della penisola. Spesso, infatti, il destino di un imputato e l’ottenimento di giustizia della parte lesa sono affidati anche alla fortuna. Senza dimenticare che anche i magistrati più bravi possono sbagliare, errare humano est”. Questo il primo commento di Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, alla sentenza di secondo grado per l’omicidio Sandri.

    “Non è facile entrare nel merito di questa sentenza non avendo letto le motivazioni – ha proseguito De Pierro -, sono certo che l’organo giudicante avrà valutato attentamente ogni tassello, anche quello più minuscolo della vicenda”. D’altro canto non è facile neppure per la mente più arguta capire cosa sia passato quella mattina, che ha cambiato drammaticamente le vite della famiglia Sandri e dello stesso Spaccarotella, per la testa all’agente di polizia”.

    “Mi sembra evidente, però, che lui non abbia potuto sparare pensando di uccidere il giovane tifoso laziale che si trovava all’interno dell’autovettura”. Spaccarotella ha sbagliato, è stato incosciente ed è giusto che paghi, ma resto della mia convinzione: non può aver sparato pensando di uccidere la persona all’interno dell’abitacolo, non riesco a pensare che sia stato un atto volontario”, ha voluto sottolineare il responsabile nazionale IdD.

    “Si tratta di una condanna esemplare – ha proseguito De Pierro – che fa a cazzotti con quella comminata ai quattro poliziotti che hanno ucciso Federico Aldovrandi a Ferrara. In base ai fatti e alla conoscenza che ne ho in quel caso sono andati veramente con i guanti di velluti nel giudizio. Personalmente considero molto più grave quell’episodio che non questo provocato da Spaccarotella”.

    La famiglia di Gabriele Sandri, presente in aula al momento della lettura della sentenza di condanna, si è detta soddisfatta.

    “Ritenevo tecnicamente più giusta la condanna di primo grado. Se nell’autogrill dove si trovava Sandri ci fosse stata una rapina con un morto e Spaccarotella avesse ucciso il rapinatore in fuga, l’atteggiamento sarebbe stato lo stesso o l’agente sarebbe diventato un eroe?Ora aspetteremo il giudizio in Cassazione augurandoci che si trovi il giusto compromesso tra la sacrosanta esigenza di giustizia della famiglia della giovane vittima e la pena da comminare all’agente che ha avuto in ogni caso un biasimevole comportamento”, ha concluso il presidente dell’Italia dei Diritti.

  • Nel Lazio 8 mesi di attesa per ecografia, l’Italia dei Diritti si mobilita


    Carmine Celardo, viceresponsabile regionale del movimento nazionale : “Al fine di tagliare i buchi dovuti a malcostume, attività truffaldine e corruzione, si è staccato uno dei bilanci negativi peggiori per la sanità. Con lo scopo di tappare le falle chiudono interi ospedali e ambulatori”

    Roma – Un cittadino romano che necessita di effettuare una ecografia al gomito in una struttura pubblica deve aspettare 8 mesi. Tra le varie denunce arrivate all’Italia dei Diritti questa ci ha colpiti profondamente, un episodio gravissimo che si disperde tra le varie lungaggini per prestazioni cliniche, così frequenti nella nostra regione da non fare quasi più scandalo.


    Sui fatti è netto l’intervento di Carmine Celardo, viceresponsabile per il Lazio del movimento presieduto da Antonello de Pierro: “I numeri sono allarmanti. Si parla di 340 giorni per un’ecografia addominale, come da denuncia al Tribunale per diritti del malato. Le liste di attesa sono da record, non si può pensare di renderle più corte dal momento che hanno ridotto le strutture anziché aumentarle. Nel Lazio al fine di tagliare i buchi dovuti a malcostume, attività truffaldine e corruzione, si è staccato uno dei bilanci negativi peggiori per la sanità. Per risanare i conti chiudono interi ospedali e ambulatori. Probabile che ci sia, dal nostro punto di vista, una incapacità gestionale complessiva. Nella nostra regione le promesse mai mantenute della cura Storace, non hanno sanato il bilancio, Marrazzo ha poi mantenuto lo stesso trend e da quando è arrivata Renata Polverini siamo addirittura in una curva ascendente. Riscontriamo problemi di attesa non solo nell’area diagnostica ma anche in quella specialistica, nell’attesa per interventi chirurgici. La sanità laziale sicuramente soffre l’invecchiamento della popolazione e l’ enorme spesa pubblica per l’ assistenza di persone non residenti che domiciliano per lavoro nella regione ma non ritengo che i costi siano così superiori ti rispetto al resto d’Italia”.

    Sdegno e sconforto nella testimonianza arrivata all’Italia dei Diritti, ennesimo esempio della condizione in cui versa la sanità locale. Un esame diagnostico necessario andrebbe effettuato in tempi ragionevoli, compatibili con i diritti di chi si rivolge alle strutture pubbliche per essere assistito.

    “Il fatto è che siamo arrivati all’assurdo – prosegue Celardo – , a livelli da terzo mondo. In alcuni casi, da un esame al gomito si può scoprire l’insorgenza di un tumore osseo, basta un’ecografia pelvica per salvare la vita di una donna. Le attese per i controlli in maternità spesso hanno tempi maggiori della gravidanza stessa. Il fatto grave è che l’ assessore regionale si nasconde dietro sterili numeri quando nei fatti stanno operando un’azione di taglio nelle realtà del Lazio considerate rami secchi, in questo modo non fanno che gravare sui centri poli-specialistici di eccellenza dove abbiamo già lunghe attese. Mi domando – chiosa – quale sia la volontà della Polverini, ci viene il sospetto sia il trasferire tutto indiscriminatamente nelle mani del privato. Se tale è la politica della sua Giunta avrebbero dovuto dirlo in campagna elettorale, se questa è la prospettiva non possiamo che chiedere la sfiducia”.

  • Italia dei Diritti, a Ostia donna cingalese non denuncia furto per leggerezza carabiniere


    Antonello De Pierro, presidente del movimento: “Episodi simili non giovano al prestigio dell’Arma, la cui immagine va salvaguardata in virtù del compito istituzionale svolto”


    Roma – Le vicissitudini di un cittadino straniero in Italia sembrano non avere mai fine.

    E a farne le spese, talvolta, è la dignità dell’essere umano in quanto tale. Come emerge chiaramente dalla seguente vicenda, di cui l’Italia dei Diritti si era occupata all’incirca un mese fa, quando nella persona del suo presidente Antonello De Pierro aveva accompagnato dai Carabinieri della stazione di Casal Palocco, nel XIII municipio, una donna di 42 anni, originaria dello Sri Lanka e regolarmente nel nostro Paese, vittima di soprusi perpetrati dal suo dispotico locatore e riguardanti il prezzo, le condizioni d’affitto e una serie di illeciti tra i quali violazione di domicilio, danneggiamento e furto in abitazione, tutti aggravati. Ciò nonostante, una volta giunta nel presidio militare di zona, i Carabinieri invece di raccogliere la denuncia con l’obbligo di avviare l’azione penale, considerata la perseguibilità d’ufficio delle trasgressioni subite, avevano suggerito alla signora cingalese di presentare una querela all’Autorità Giudiziaria. Una anomalia non certo trascurabile, considerato altresì che ciò, nel caso di una persona straniera dall’italiano incerto, avrebbe implicato l’ausilio di un avvocato, e quindi ulteriori spese e disagi a danno della parte offesa.

    Nel caso specifico la donna avrebbe potuto dirsi fortunata, poiché l’Italia dei Diritti aveva provveduto a redigere la denuncia-querela per suo conto, in modo che successivamente lei l’avrebbe sporta in maniera corretta. Ma qui il colpo di scena: la cittadina dello Sri Lanka ha poi rinunciato a denunciare i responsabili dei reati subiti, molto probabilmente perché intimidita dall’atteggiamento di quel carabiniere, che in un certo senso ha rappresentato un elemento di ostacolo alla tutela dei suoi interessi.

    “Purtroppo, anche in virtù della mitezza comportamentale del popolo a cui appartiene, la signora ha rinunciato a far valere i propri diritti violati”, dichiara preoccupato il leader del movimento nazionale De Pierro, che poi chiarisce gli aspetti di maggiore criticità dell’episodio: “È biasimevole che per una leggerezza di un singolo carabiniere rimanga impunito un reato grave. Per tale motivo auspico un richiamo disciplinare per il militare in questione, nella speranza che episodi simili non si ripetano più in futuro, anche per rispetto di tutti quei servitori delle forze dell’ordine che con solerzia si adoperano nell’accogliere le richieste d’aiuto di tutti i cittadini”.

    Va inoltre ricordato che l’organizzazione extraparlamentare per la legalità e la giustizia si era anche attivata contattando l’ufficio stampa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, che tuttavia aveva preferito non pronunciarsi nel merito della questione. Poi, nel far presente che il movimento è sempre disponibile per essere convocato e ascoltato dalla autorità competenti in materia, Antonello De Pierro lancia un appello: “Noi siamo certi che si sia trattato di un errore commesso in buonafede, però pretendiamo maggiore attenzione in questi casi. Infatti, non vorremmo mai che nell’opinione pubblica possa diffondersi un senso di insicurezza e di abbandono, e ancor più ci auguriamo che nessuno possa mai pensare che sia stato il nome autorevole del colpevole, molto conosciuto nel territorio, a fungere da deterrente per il carabiniere. Non possiamo permettere che si pensi anche solo minimante una cosa simile – rimarca ancora il numero uno dell’Italia dei Diritti –, in quanto ciò non giova al prestigio dell’Arma, che ogni giorno si impegna alacremente nella protezione e nella salvaguardia dei cittadini, di tutti i cittadini, a prescindere da etnie, idiomi, razze, religioni. Fatti come questo della donna cingalese potrebbero ledere l’immagine intera della Benemerita e noi stessi, in quanto italiani, ci sentiremmo parte lesa”.

  • Ennesima vittoria dell’Italia dei Diritti, marcia indietro Anas pedaggio Gra di Roma


    Il presidente del movimento Antonello De Pierro: “Prendiamo atto di questa conquista parziale e sospendiamo i programmati incatenamenti ma siamo pronti anche a bloccare il raccordo se alle parole non seguiranno i fatti”


    Roma – Un’ennesima vittoria per l’Italia dei Diritti, in quanto a seguito del preventivati incatenamenti di Antonello De Pierro, leader del movimento, c’è da registrare il passo indietro del presidente dell’ANAS Pietro Ciucci, che a margine della riunione del Cipe ha dichiarato che non verranno applicati pedaggi per coloro che utilizzeranno il Gra per spostamenti urbani, senza imboccare autostrade.

    “Sospendiamo l’iniziativa che avrebbe visto protagonisti insieme a me numerosi esponenti del movimento e tanti cittadini indignati che hanno manifestato partecipazione tramite i nutriti gruppi su Facebook e attraverso numerose mail e telefonate ricevute. E’ tuttavia incredibile, – dichiara stupefatto De Pierro – che solo con la minaccia di proteste estreme si riesca a ottenere sospensione di provvedimenti oltremodo lesivi nei confronti di migliaia di romani che quotidianamente utilizzano il sistema viario di raccordo capitolino”.

    Una tregua, quindi, annunciata per sottolineare un successo considerato parziale: “Prendiamo atto di questa dichiarazione, ma all’Italia dei Diritti non basta – annuncia il fondatore del movimento extraparlamentare – Se queste parole non saranno seguite dai fatti prevediamo una mobilitazione che potrebbe arrivare anche a bloccare la circolazione sul raccordo e non solo, affinché venga eliminato ogni possibile richiamo ad un’imposizione ingiusta che andrebbe a ripercuotersi soprattutto sulle fasce meno abbienti della popolazione”.

    Alle roboanti dichiarazioni di Alemanno, il quale aveva detto che in caso di imposizione del pedaggio avrebbe sfondato con la sua auto i caselli, De Pierro ricorda che questi non esisterebbero, non ci sarebbe nulla da sfondare con la forza. “Il sindaco pertanto prenda in considerazione atti concreti, invece di pronunciare sterili e goliardiche dichiarazioni d’intenti propagandistici, quando il suo vicesindaco Mauro Cutrufo ha votato a favore dell’ingiusta gabella in Senato. Si levi Alemanno dalla sua genuflessione nei confronti del sovrano di Arcore”.

  • De Pierro contrario a legge Bacchelli per Califano


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Nonostante il suo indubbio spessore non mi sembra ci sia il requisito di artista indigente”

    Roma – Franco Califano, il noto artista 72enne, al momento convalescente per un grave infortunio domestico che gli impedisce di lavorare, invoca il sostegno finanziario da parte dello Stato. Con grande dignità, l’autore di ‘Tutto il resto è noia’, ha ammesso davanti alle telecamere che i 10 mila euro a semestre percepiti dai diritti Siae non gli sono sufficienti per il suo sostentamento, specie ora che, malato, è impossibilitato a esibirsi sul palco. Da qui l’appello alla legge Bacchelli, cioè l’assegno straordinario vitalizio che lo Stato italiano concede a quei cittadini illustri che si sono distinti nel mondo della cultura e dello spettacolo, ma poi vengono a trovarsi in condizioni di indigenza.

    Sulla vicenda umana del ‘Califfo’ prende la parola Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti: “Certamente Franco Califano è un persona che soddisfa i criteri artistici e culturali previsti dalla legge Bacchelli, essendo senza dubbio un personaggio di grande spessore che io apprezzo molto, anche in virtù degli articoli e delle interviste che a lui ho dedicato in passato, quando più volte l’ho incontrato. Però – spiega il leader del movimento –, a mio parere non soddisfa il secondo requisito della legge, quello dell’artista indigente. Il suo caso è diverso da quello di altri personaggi, come per esempio Franco Citti, celebre protagonista del film di Pasolini ‘Accattone’, e per il quale anni fa mi sono impegnato in prima persona affinché ricevesse il sussidio statale, considerato che versava in condizioni di vera povertà”.

    Invece, a proposito della richiesta avanzata dal cantante nato a Tripoli, De Pierro precisa: “Non va dimenticato che Califano, temporaneamente indisponibile per un infortunio, è un autore Siae e quindi percepisce i diritti per tutte quelle belle canzoni composte per sé e per gli altri. Inoltre – aggiunge –, per gli iscritti Siae è prevista un’assicurazione per gli incidenti che probabilmente gli verrà riconosciuta col tempo”. Il pensiero del numero uno dell’Italia dei Diritti è piuttosto chiaro, come egli stesso fa notare: “Non si può accordare la legge Bacchelli a tutti gli artisti che si ammalano o hanno un infortunio domestico, in quanto tale forma assistenziale dovrebbe prevedere casi di indigenza irreversibile, in particolare quando un professionista non è più in grado di mantenersi e avere alcun tipo di introito dalla sua attività artistica”.

    “Perciò – dichiara ancora De Pierro –, chi ha il compito di valutare l’assegnazione di tale istituto ausiliario deve ponderare attentamente l’idoneità del caso, altrimenti si tratterebbe di uno schiaffo in faccia a tutti quegli italiani che versano in situazioni di miseria più nera, costretti a vivere con mille euro al mese per mantenere la famiglia e, talvolta, così disperati da ricorrere finanche al suicidio”.


  • EMERGENZA MALTEMPO: L’ON. AMALIA SARTORI CHIEDE L’INTERVENTO UE

    L’on. Amalia Sartori, in seguito alle alluvioni che negli scorsi giorni si sono verificate in Veneto e in altre regioni italiane, provocando gravi danni e conseguenti emergenze alle infrastrutture, ai terreni agricoli, alle abitazioni e alle strutture aziendali, ieri ha presentato un’interrogazione scritta prioritaria per sapere se Johannes HAHN, Commissario alle Politiche Regionali, prevede di andare in visita nelle zone alluvionate (Veneto, Friuli, Liguria, Toscana, Calabria), proprio come fece nei casi di calamità naturale, avvenuti quest’anno a Madeira e in Francia.

    Inoltre, ha ricordato che per i succitati casi, ai fini del rimborso dei costi delle misure di emergenza, come ad esempio le operazioni di soccorso, di pulizia delle aree colpite e di riparazione delle infrastrutture di base, la Commissione propose per il caso delle alluvioni di Madeira uno stanziamento di 31.2 milioni di euro, mentre 35.6 milioni di euro per il caso francese della tempesta Xynthia. Alla luce di ciò è stato espressamente richiesto se si intendono proporre misure di assistenza affini anche per l’Italia.

    L’on. Sartori nella sua interrogazione ha anche invitato la Commissione a valutare la possibilità di attivare il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea in favore delle zone colpite oltre che di rimodulare i Fondi Strutturali da qui al 2013 ai fini di destinare risorse per la ricostruzione e il recupero delle zone più danneggiate.

    Nell’interrogazione è stato fatto anche un riferimento diretto al Patto di Stabilità, chiedendo di poter ottenere delle deroghe per i comuni colpiti, in particolare per ciò che concerne gli interventi di emergenza.

    Infine, l’ultima domanda dell’on. Sartori riguardava la possibilità di far rientrare la questione italiana nei criteri stabiliti dall’articolo 107, §2, comma b del TFUE, che prevedono la compatibilità con il mercato interno europeo degli aiuti di Stato destinati a risanare i danni causati dalle calamità naturali o da altri eventi straordinari.

    Ora non resta che attendere la risposta della Commissione Europea, augurandosi che possa acquisire criteri e modalità di intervento, volti alla salvaguardia integrata del nostro territorio in una visione non solo di tutela ma anche di sviluppo pianificato e sostenibile.

    Ufficio Stampa on. Amalia Sartori

    0444 301221 – 3402368780

    [email protected]

  • Nasce CentroDestra.net per creare gratis un blog politico

    Nasce il primo network per la creazione gratuita di blog completamente orientato all’area politica del centrodestra: www.centrodestra.net.

    Il centrodestra italiano – senza distinzione di correnti o partiti – necessita di fare sempre più rete, perchè solo così può scardinare definitivamente l’egemonia culturale di una sinistra che continua ancora oggi, seppur perdendo terreno, ad avere un sostanziale predominio in tutti i media.

    CentroDestra.net nasce in quest’ottica e con la speranza di diventare un approdo sicuro per quanti ancora non sono presenti in rete con il proprio blog personale, della sezione di partito, del comitato elettorale, del giornale d’area ecc.

    Lo scopo di questo progetto è contribuire alla creazione di un network di tutte le realtà del centrodestra italiano, ma a differenza di altri siti già presenti sul web CentroDestra.net non è principalmente un aggregatore.

    In sostanza, il network si occupa della creazione di un blog tramite installazione automatica, previa registrazione dell’utente, supportandolo e seguendolo nelle varie fasi di installazione e aggiornamento, attraverso una community di appassionati, con l’ambizione di mettere online la stragrande maggioranza delle realtà del centrodestra italiano.

    Entrare nella Community di CentroDestra.net è semplicissimo, bastano pochi click e in una mangiata di minuti si può essere online con un sito del tipo www.nomescelto.centrodestra.net.

    Il tutto rigorosamente GRATIS naturalmente!