Categoria: Politica

  • Cedolare secca 2011 : il federalismo agisce sugli affitti

    La cedolare secca sugli affitti Roma e’ il nuovo punto di partenza del Gov­erno per il fed­er­al­ismo fis­cale, per la piena autono­mia dei comuni.

    La cedolare secca altro non è che la tassa sulle entrate dal canone di locazione che il gov­erno vuole fis­sare al 23%. Per i proprietari di appartamenti, soprattutto per quelli con redditi più altri, è un’ottima in quanto l’imposta attuale si basa sull’aliquota mar­ginale Irpef cioè chi dichiara più di 75mila euro l’anno, dalla riforma otter­rebbe uno sconto supe­ri­ore al 50 per cento!

    Le prin­ci­pali dis­po­sizioni che saranno attuate grazie alla nuova imposta sos­ti­tutiva è del 20% sulle locazioni immo­bil­iari che dovranno essere introdotte dal provved­i­mento diret­to­ri­ale esplicitamente pre­visto dal terzo comma dell‘articolo 2 del decreto sul fed­er­al­ismo fiscale.

    Le prin­ci­pali novità fanno riferimento alla scelta del loca­tore di assoggettare l‘intero canone di locazione annuale alla nuova imposta sos­titutiva del 20%, dovrà essere mostrata nella dichiarazione dei red­diti con­giun­ta alla base imponi­bile di cal­colo della cedolare stessa e agli estremi di reg­is­trazione del con­tratto di locazione. Va detto inoltre che per i loca­tori che si avvalgono dell‘assistenza fis­cale da parte dei sos­ti­tuti d‘imposta, dei Caf e dei pro­fes­sionisti abilitati la nuova imposta sos­ti­tutiva sarà trat­tenuta dalle buste paga sec­ondo le dis­po­sizioni con­tenute nel decreto min­isteriale del 31 mag­gio 1999 n. 164.


  • VERSO IL PARTITO DELLA NAZIONE

    A seguito della nomina dell’On. Binetti a Commissario del Partito in Umbria (in attesa del congresso) è stato avviato un grande processo di rinnovamento dell’UDC, per arrivare alla formazione di quel grande Partito della Nazione dove i moderati possano trovare la loro casa.

    Questo rinnovamento non può che nascere dalla base, riconoscendo le nostre radici cristiane ed il nostro senso dello stato, ben diverso da quello che oggi stiamo vedendo sia a sinistra che a destra.

    Esiste in noi la consapevolezza di essere diversi, forse perché nel nostro DNA c’è quella grande esperienza politica che fù la Democrazia Cristiana; ci sono valori e metodi oggi dimenticati ma che noi dobbiamo riportare alla ribalta per garantire la ripresa economico-sociale del Paese.

    In questo momento Montefalco sente il bisogno di ripartire, è per questo che l’UDC, rappresentato dal Coordinatore Comunale Dott. Massimo Moncelli e dall’On. Maurizio Ronconi, incontrerà i simpatizzanti e la cittadinanza, per discutere non solo dei problemi della Città ma anche di quella grande trasformazione attualmente in atto, un nuovo appello “ai liberi e forti” che garantisca finalmente una guida al paese.

    L’incontro si terrà a Montefalco martedì 28 settembre, alle ore 21, presso l’Agriturismo Cardinal Girolamo (Via G. Leopardi 97).

  • Sindaco Castelvolturno contro lapide immigrati uccisi da Camorra, Italia dei Diritti al curaro


    Sulla vicenda sono intervenuti Antonello De Pierro e Giuliano Girlando, rispettivamente presidente e responsabile per la Giustizia del movimento


    Roma – Non si è fatta attendere la reazione del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti alla notizia che il sindaco di Castelvolturno Antonio Scalzone, ha dichiarato di essere contrario a una lapide per ricordare la strage di sei cittadini extracomunitari trucidatri 2 anni or sono davanti a una sartoria nel comune campano stretto nella morsa della Camorra.

    A intervenire sulla questione sono stati il presidente del movimento Antonello De Pierro e il responsabile per la Giustizia Giuliano Girlando.

    “Innanzitutto – ha dichiarato De Pierro – vorrei contestare immediatamente la riproposizione della solita favola del merito politico nella lotta alla criminalità organizzata, come ribadito dal sindaco Scalzone. Noi teniamo a ribadire all’infinito che tutte le notizie gradite di successi su tale fronte sono frutto di un duro lavoro da parte di magistratura e forze dell’ordine, nonostante il Governo invece puntualmente provveda a tagliare fondi in tali comparti. Ci siamo stancati di vedere politicanti che per poter racimolare consensi distribuiscono menzogne che addirittura stravolgono l’iter procedurale dell’attività di istituto di settori istituzionali di grande importanza. Per quanto concerne la decisione del sindaco di opporsi a una lapide per ricordare l’eccidio dei poveri extracomunitari, tali affermazioni mi lasciano allibito, in quanto ci troviamo di fronte a un’ amministrazione che non lancia segnali positivi nella lotta contro la Camorra. La gente del Casertano ha bisogno e soprattutto diritto a vivere in un territorio migliore e fino a quando ci saranno persone del genere ad amministrare vedo delinearsi un orizzonte all’insegna di una cronica incertezza e insicurezza. Mi auguro che le parole di Scalzone siano state dettate da paura, altrimenti sarebbe davvero preoccupante quanto pronunciato, anche se la stessa paura non dovrebbe appartenere a chi sceglie la via della responsabilità politica. Auspico un’immediata marcia indietro oppure il primo cittadino rassegni immediatamente le dimissioni dalla carica istituzionale che riveste”.

    “E’ disumana la posizione del sindaco – ha fatto eco con uguale fervore Girlando – in quanto non offende solo la memoria della lotta alla criminalità, ma di proposito omette il valore dell’umanità che in quei territori è stata espressa con la vita e la missione di Don Giuseppe Diana. Come movimento intendiamo farci portatori del ricordo e delle lotte di persone come Don Diana e Giancarlo Siani. Abbiamo noi il compito di informare e dire la verità, per noi la camorra è una montagna di letame”.

  • Dato alle fiamme terreno di De Pierro, altro atto intimidatorio?


    Il presidente dell’Italia dei Diritti:” Non ho la certezza matematica che sia stato un atto intimidatorio ma visti i precedenti espliciti e conclamati mi viene spontaneo pensare ad un’ipotesi di questo tipo ”

    Roma – Ennesimo atto d’intimidazione nei confronti del presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro.

    L’altra notte, infatti, è stato appiccato il fuoco su un terreno di sua proprietà in zona Castel di Leva. “Non ho la certezza matematica che sia stato un atto intimidatorio – ha detto Antonello De Pierro – ma visti i precedenti espliciti e conclamati mi viene spontaneo pensare ad un’ipotesi di questo tipo. In ogni caso sta di fatto che l’incendio è di natura dolosa, e con tanti terreni presenti in quel territorio è stato preso di mira proprio il mio. Se ciò fosse, sarebbe certamente un altro gesto grave che la procura dovrebbe cominciare a prendere in considerazione. Naturalmente ciò significa che stiamo facendo bene il nostro lavoro, vuol dire che stiamo dando fastidio a chi pensa di poter utilizzare le istituzioni per interessi privati. Qualcuno mi ha chiesto se ho paura. Certo che ho paura, però è altrettanto certo che non mi fermo e vado avanti. L’unica cosa che mi dispiace è che noi dell’Italia dei Diritti spesso siamo lasciati da soli nelle nostre battaglie, con le istituzioni che in genere sonnecchiano o addirittura ci boicottano, come del resto anche alcuni giornalisti purtroppo pennivendoli al servizio del sistema. Certamente avremmo meno paura se le istituzioni ci sostenessero ma in questo tessuto sociale sembra che chi lotta per la legalità e la giustizia sia da mettere all’angolo e chi invece delinque sia da candidare addirittura in Parlamento”.

    Sulla vicenda deve essere fatta ancora luce e le responsabilità restano tutte da accertare, tuttavia, il terreno oggetto dell’incendio da agricolo diventerà presto edificabile e questo pone più di un sospetto sull’accaduto.“L’episodio dell’altra notte – ha proseguito il presidente dell’Italia dei Diritti – mi fa pensare maggiormente ad un atto intimidatorio legato alla nostra attività in quanto la zona in questione è considerata a recupero e presto diventerà edificabile iniziando a solleticare gli appetiti di chi edifica grossi business nel campo del’edilizia e naturalmente può essere penalizzato dalla nostra iniziativa moralizzatrice che si esplicita nella previsione dei trasferimenti periodici ogni tre anni per i vigili urbani i dipendenti degli uffici tecnici territoriali da un municipio all’altro, già condivisa dalla giunta Alemanno. Chiedo solo alle istituzioni, o meglio alla parte sana dell’apparato istituzionale, di sostenerci, in quanto ciò che noi chiediamo è solo legalità e giustizia che dovrebbe essere di norma in uno stato democratico e di diritto”.

    Già in passato il presidente dell’Italia dei Diritti era stato oggetto di aggressioni ed atti intimidatori alla sua persona, ma questi episodi negativi non hanno mai minato il suo impegno e le sue battaglie in favore della legalità. “Ho già subìto atti vandalici alla mia autovettura – ha detto ancora De Pierro – due tentati investimenti, nel secondo caso si trattava di una persona denunciata per abusi edilizi con la complicità di cellule deviate della polizia municipale e dell’ufficio tecnico di Ostia ed era in stato di ebbrezza. Stranamente nel mese di luglio in piena movida estiva due ispettrici del commissariato di pubblica sicurezza di Ostia Lido, nonostante le mie numerose richieste, non sono riuscite a reperire un etilometro né a sottoporre la persona in questione ad esami ematici presso il vicinissimo ospedale “Grassi”. Dopo un’aggressione a bastonate da parte di un noto pregiudicato di Ostia insieme all’appena citato denunciato per indurmi a lasciar perdere e anche in quel caso la volante della polizia intervenuta, ancora non capisco perché non ha provveduto al sequestro dell’arma utilizzata, e contro i due giace semplicemente un procedimento per lesioni lievi. Non è un caso se avevo già denunciato una cricca che muove i suoi tentacoli sull’edilizia del litorale romano e zone limitrofe e di certo non mi fermerò fino a quando gli organi competenti riusciranno a smascherare le innumerevoli illegalità presenti. Da sempre mi sono dichiarato disponibile a parlare davanti all’autorità giudiziaria.”

  • Nicola Procaccini : alcuni articoli scritti sull’Indipendente nel corso degli anni

    Nicola Procaccini (Roma, 21 gennaio 1976) è un giornalista italiano.

    Dopo la laurea in Giurisprudenza e una lunga stagione di militanza politica nella destra giovanile, si dedica al giornalismo. Comincia a scrivere di politica nazionale e internazionale su vari giornali e riviste. Nel 2005 è a L’Indipendente sotto la guida di Gennaro Malgieri. Nel 2006 collabora con Fiamma Nirenstein al programma di Rai 2 Ore18 Mondo. Nel 2007 è vice caporedattore del quotidiano centrista Liberal diretto da Renzo Foa. Nel 2008 diviene Portavoce del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, con la quale collabora da anni, fin dalla sua elezione alla Vice presidenza della Camera dei Deputati. Nel 2010 fonda il Centro Studi Politici, società di spin doctor diffusa su tutto il territorio nazionale.

    Di seguito, estratti di alcuni articoli di Nicola Procaccini, Portavoce del Ministro della Gioventù, per il quotidiano “L’Indipendente

    “Il turbante azzurro del dottor Singh”

    di Nicola Procaccini

    Un turbante azzurro fa bella mostra di sé nello speciale del Time sui cento personaggi in grado di cambiare il mondo: avvolge morbidamente la testa del Premier Indiano Singh, collocato nella sezione “Leaders e rivoluzionari” in compagnia dei vari Bush, Al Zarqawi, Ratzinger, Sharon, Kim Jong II, e pochi altri..
    Manmohan Singh è una via di mezzo tra Ronal Reagan per la sua feroce politica liberista, Forrest Gump per la disarmante serenità al cospetto dei grandi della terra, il ministro Castelli per l’assoluta estraneità alla maggior parte degli argomenti trattati.
    Capo del governo della più grande democrazia del mondo da neanche un anno, Singh è già assurto a statista di livello storico per alcuni meriti oggettivi ma anche e soprattutto per una campagna internazionale di beatificazione poco comprensibile.
    Si tratta di un personaggio certamente singolare: professore universitario, 73 anni, tutto dedito all’insegnamento fino al 1991 quando venne chiamato a guidare il Ministero delle Finanze dal premier Narasimha Rao (centro-sinistra) in un periodo molto difficile per l’economia della nazione. In questo ruolo Singh è divenuto l’artefice di profonde riforme finanziarie destinate a cambiare radicalmente il sistema economico indiano.
    Diverse sono la frasi celebri attribuite a Singh in occasione della promulgazione della legge finanziaria nel 1994: “Dobbiamo trasformare questa crisi nell’occasione per realizzare una nuova India”. E conseguentemente: “Certo, potremmo fare come sempre: tirare la cinghia, e l’abbiamo già fatto, abbiamo tirato e tirato, ma insistere su questa strada vorrebbe dire ancora più miseria e disoccupazione. Io dico c’è un’altra strada! Una riforma strutturale del nostro sistema economico, lo sprigionamento degli spiriti innovativi, imprenditoriali della nostra nazione!”

    (Fonte: L’Indipendente del 4 maggio 2005)

    “Da piccolo accattone a grande padre
    Thailandia. La storia di Amporn Wathanavongs, cresciuto da diseredato e diventato ancora di salvezza per i bimbi del suo Paese”

    di Nicola Procaccini

    A meno di un anno dalla tragedia dello Tsunami, le istituzioni statali e religiose della Thailandia implorano il ritorno del turismo occidentale, ma la situazione nel Paese resta critica come lo era, d’altra parte, anche prima della terribile onda che spazzò via migliaia di tailandesi e turisti di ogni nazionalità. Una gran mole di finanziamenti è giunta nelle mani delle autorità nazionali ma la ricostruzione delle territorio sembra procedere troppo lentamente. Eppure proprio dalla Thailandia arriva una storia di speranza e solidarietà che merita di essere raccontata.
    All’inizio è solo una vicenda di povertà e disperazione come altre con un protagonista dal nome difficile da leggere quanto da scrivere: Amporn Wathanavongs. C’è un vecchio detto thai che definisce i bambini come i beni più preziosi della nazione, peccato che Amporn, da bambino, non abbia potuto confermare l’adagio popolare. Nato a Surin, un piccolo villaggio in una delle zone più remote del Paese, Amporn non ha mai conosciuto i suoi genitori, non ha mai avuto una casa ed è sopravvissuto in strada insieme ad altri bambini grazie alla carità degli abitanti di Surin ma soprattutto grazie all’istinto di sopravvivenza. Per tutta la sua infanzia Amporn è vissuto mendicando, compiendo una serie infinita di piccoli furti, senza ricevere alcun tipo di educazione o affetto sotto qualsiasi forma possibile. Una vita iniziata senza alcuna speranza al punto che il ragazzino più volte cercò di uccidersi, ma senza riuscirvi. Amporn oggi ci scherza sopra e racconta all’agenzia Asia News che ha riportato recentemente l’attenzione sulla sua vicenda: “era troppo difficile vivere ma non era tanto facile neanche morire”.

    (Fonte: L’Indipendente del 18 ottobre 2005)

    “I maoisti del Nepal reclutano nell’ora della merenda

    Fanno irruzione nelle scuole medie per sequestrare gli studenti, poi li addestrano alla guerriglia”

    di Nicola Procaccini

    Nel liceo Nepal Rastriya si è consumato un dramma “in differita”. Hanno atteso cinque giorni le autorità nepalesi prima di dare la notizia che il 22 giugno scorso i ribelli maoisti sono entrati nella scuola superiore di Paudiamrai, un villaggio nel distretto di Gumliche, ed hanno sequestrato 90 studenti di età compresa tra i 13 ed i 15 anni.
    Dei ragazzi rapiti non si sa nulla, tranne, forse, lo scopo del rapimento: “indottrinare” i giovani sulla rivoluzione comunista che i guerriglieri maoisti portano avanti da anni con l’obiettivo di rovesciare la monarchia in Nepal. Non sarebbe certo la prima volta. I ribelli indottrinano in maniera sistematica i bambini per reclutarli nella guerriglia maoista. Quasi cinquemila studenti dai 9 anni in su sono stati portati via da scuola e costretti con la forza a partecipare alle manifestazioni dei miliziani. I ragazzini vengono incoraggiati a lasciare scuola e famiglia, costretti a marciare per giorni interi, e coloro che non resistono alla fatica vengono abbandonati nella foresta.
    Gli insegnanti che si oppongono alle operazioni di reclutamento forzato nelle scuole vengono massacrati, come nel caso del preside del Jana Priya College di Pokhara, ucciso sulla soglia di casa da due ribelli in motocicletta.
    A Musikot, capitale del distretto di Rukum, una delle zone più infestate dai ribelli, si trova un’importante organizzazione per i diritti dei bambini, vi lavora Siddharaj Paneru. “La guerriglia usa spesso i bambini come scudi umani o per portare rifornimenti. – racconta Paneru – In molti casi i bambini vengono colpiti dagli elicotteri dell’esercito perché costretti dai ribelli a portare via i feriti dalle basi attaccate”.

    (Fonte: L’Indipendente del 29 giugno 2005)

    (Fonte: L’Indipendente)

    Social Media Communication
    Phinet
    Roma Italia
    Alessandra Camera
    [email protected]

  • Onestà intellettuale di Antonello De Pierro sulla morte di Cossiga


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Riconosciamogli tutti i meriti sacrosanti, ma non santifichiamolo”

    Roma – “Sto assistendo in queste ultime ore alle più svariate dichiarazioni da parte di chi calca abitualmente il palcoscenico politico italiano, dopo la dipartita del presidente emerito Cossiga.

    Devo ammettere che questa girandola di frasi fatte, nella maggior parte dei casi infarcita di untuosa retorica, mi desta più di qualche perplessità e notevole turbamento di fronte alla capacità di trasformismo e adeguamento dialettico circostanziale di certa classe politica e più spesso politicante, nelle cui mani purtroppo è affidato il destino del nostro amato paese”.

    Così è intervenuto Antonello De Pierro, presidente del movimento extraparlamentare Italia dei Diritti, in riferimento alla morte dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, avvenuta ieri a Roma presso il Policlinico “Agostino Gemelli”, dove era ricoverato da alcuni giorni per problemi respiratori:

    “Sono qui a porgere le mie condoglianze alla famiglia – ha continuato De Pierro – e a riconoscere l’indubbio spessore e intuito politico e culturale, nonché il grande senso delle istituzioni di un uomo, spesso anche coraggioso e anticonformista, che però ha visto la sua intensa carriera ai vertici dello Stato, costellata di tante luci, ma anche di molte ombre. Il suo rispetto per le istituzioni è emerso in tutta la sua estensione nell’era delle sue celeberrime picconate, mai all’apparato statale ma sempre al sistema corrotto, malato e inefficiente che lo reggeva. Quel sistema partitocratico di tangenti e finanziamenti illeciti, da cui ha tratto indirettamente magari anche dei vantaggi politici, ma da cui mai si è lasciato scalfire. Ricordare tutto ciò è doveroso, ma è intellettualmente disonesto cancellare con la spugna dell’ipocrisia di circostanza, quanto le pagine della storia ci tramandano come ambiguo e confuso in merito a eventi legati in qualche modo alla sua figura, ambiguità spesso alimentate da lui stesso con l’atteggiamento oratorio enigmatico di chi parla ma lascia intendere di sapere più di quello che dice. Non è un caso che da più parti sia stato indicato come il depositario di tanti misteri irrisolti della nostra storia politico – istituzionale”.

    Il leader del movimento per la legalità ha poi concluso: “Riconosciamogli tutti i meriti sacrosanti, ma non santifichiamolo. Capisco che qualcuno ha anche rinnegato passato politico e idee per magnificarlo, ma è forse per doverosa riconoscenza personale per aver raggiunto col suo aiuto traguardi istituzionali mai nemmeno lontanamente sperati. Io non posso certamente farlo perché credo nella verità storica dei fatti, aborrisco le verità di comodo, e sono convinto che senza verità non c’è democrazia. Fu lo stesso Cossiga che nel 1990 disse ‘Mettiamo da parte i fantasmi del passato…. Mettiamo una pietra sul passato’. La mia coerenza non mi permette di ignorare quei fantasmi e di depositare pietre tombali sul dolore dei tanti che chiedono ancora verità e giustizia per eventi avvolti da misteri irrisolti. Quando parlo di coerenza mi esprimo anche a nome di tutti i magnifici e impeccabili rappresentanti del movimento che presiedo, che mi danno linfa vitale quotidianamente per andare avanti nelle nostre battaglie, a cui va la mia riconoscenza per credere e lottare per un futuro migliore e che non potrei mai deludere tralasciando elementi essenziali per chi partecipa alla lotta politica con vero spirito collettivo e tralasciando ogni interesse di parte per il trionfo democratico”.

  • Colata di cemento a Casalpalocco e Axa, De Pierro punta il dito accusatorio

    Il presidente dell’Italia dei Diritti:“Categorica opposizione ad un intervento che soddisfa gli appetiti dei costruttori, e palesa l’incoscienza di un’Amministrazione in teoria preposta a tutela del verde”

    Roma – “Come Italia dei Diritti ci opporremo categoricamente a questo scempio, che soddisfa gli appetiti dei tanti, voraci costruttori orbitanti nel XIII Municipio e che allo stesso tempo palesa un atteggiamento alquanto incosciente di questa amministrazione; in prima fila appoggiamo senza alcuna riserva le coraggiose associazioni che si stanno battendo per salvare un territorio dove palazzine di quattro cinque piani non farebbero altro che deturpare il paesaggio della zona”. La netta e dura presa di posizione del presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, è in riferimento al programma urbanistico denominato “Piccola Palocco”, che prevede la realizzazione di duecentomila metri cubi di edilizia commerciale e residenziale, in una zona da adibire, stando all’ultimo piano regolatore, a verde privato attrezzato. Sconcertato dal leggere già gli annunci di vendita degli apprtamenti, De Pierro si chiede “ cosa ne pensino l’assessore all’ambiente del XIII Municipio Giancarlo Innocenzi oppure quello capitolino Fabio De Lillo, preposti alla tutela del verde ma che nei fatti dimostrano il contrario, dal momento che quell’area, in precedenza adibita a pascolo, era destinata successivamente a verde privato attrezzato”. Il leader del movimento a tutela del cittadino non esita a definire il progetto “un’aggressione ambientale in un territorio dal recente ed esponenziale sviluppo edilizio e demografico, che già ha perso tanto verde con l’incendio alla pineta di qualche anno fa. È ora di frenare l’assalto degli “attila” locali – tuona De Pierro – ammesso che vi sia la volontà di farlo. Purtroppo non si riesce a calmare la brama speculativa di alcuni palazzinari locali – prosegue il presidente dell’Italia dei Diritti – visto il loro impegno in campagna elettorale per foraggiare faraoniche azioni di propaganda. Mi domando perciò se chi ha stilato l’eventuale relazione di impatto paesaggistico abbia preso in considerazione tutti gli aspetti necessari”. Sarcasticamente, De Pierro tira in ballo ulteriori dannose conseguenze del progetto edilizio a Casalpalocco: “Capisco che chi deve rimpinguare le proprie casse ignora eventuali conseguenze a danno dei cittadini ma una colata di cemento di tale portata avrebbe ripercussioni notevoli e inesorabili sulla viabilità della zona, già al collasso. Da tempo si parla della costruzione delle complanari sulla Cristoforo Colombo, ma la loro realizzazione sembra essere sottovalutata dai soggetti competenti. Ribadisco – conclude De Pierro – la nostra vicinanza e il nostro impegno in direzione di un no secco a questa cementificazione, plaudendo all’azione e all’impegno profuso dalle associazioni attive nella zona”.

  • I tentacoli di una cricca sull’edilizia di Ostia, De Pierro lancia l’allarme


    Roma – L’Italia dei Diritti interviene apertamente per portare alla luce un corposo sistema di affari illeciti radicato nel tessuto socio-politico del XIII municipio. In base a informazioni di cui l’organizzazione extraparlamentare presieduta da Antonello De Pierro è in possesso, sembrerebbe che una parte dell’edilizia di Ostia sia gestita da una “combriccola” dedita al controllo del territorio, con la complicità di alcuni pezzi deviati delle istituzioni locali.

    “È una situazione giunta ormai oltre la normale soglia di sopportabilità”, dichiara preoccupato il leader del movimento De Pierro, che poi illustra gli aspetti di criticità della vicenda: “È importante che l’attenzione dell’opinione pubblica si soffermi su questo problema che attanaglia tutta Roma, e che nel XIII municipio raggiunge il suo apice. Abbiamo deciso che è venuto il momento di denunciare questo stato di cose sulla base di risultanze documentali che formano una piattaforma probatoria molto solida. Non esito a dichiarare che parte dell’edilizia di Ostia e delle zone adiacenti è in mano a una cricca politico-affaristica che gestisce interessi piuttosto considerevoli. È ormai ora – tuona De Pierro – che la magistratura cominci a indagare con particolare impegno su un fenomeno che partorisce danni quotidianamente e colpisce spesso i diritti dei privati cittadini, vessati a tal punto da fronteggiare inermi una piovra che muove i suoi tentacoli in diversi settori istituzionali deviati a vari livelli”.

    Poi, il numero uno dell’Italia dei Diritti si schiera in difesa dei cittadini e di quei valori morali costantemente violati dal dilagare di spregiudicate lobby delinquenziali, specificando che: “Quanto sto affermando, e che noi del movimento abbiamo intenzione di perseguire come nel nostro naturale percorso di impegno civile, trova riscontro sia in una documentazione cartacea da noi posseduta sia in segnalazioni che giungono puntualmente dai residenti delle aree in questione, spesso schiacciati dallo strapotere di soggetti senza scrupoli che possono avvalersi di notevoli coperture, con sommo sprezzo di ogni principio di legalità e giustizia, e con alla base un protagonista assoluto che è il dio denaro”.

    “Sono disponibile a fornire tutti gli elementi necessari alla procura, qualora si palesasse un avvio di accertamenti su ciò che sto portando alla ribalta”, precisa De Pierro, che inoltre lancia un messaggio a tutti coloro che sovente si trovano a essere vittime di questa corruzione sistemica: “L’invito che rivolgo ai cittadini, costretti a soccombere di fronte a un sodalizio che non esiterei a definire criminale, è di segnalare sempre qualsivoglia sopruso subito e, tengo a precisare, di farlo non con esposti che lasciano il tempo che trovano, ma con dettagliate denunce all’autorità giudiziaria, senza tralasciare di fare presente anche al nostro movimento i casi più eclatanti, come peraltro accade con sempre maggiore frequenza”.


  • Corruzione vigili a Roma, Alemanno approva proposta di De Pierro

    Il sindaco della Capitale esprime apertura nei confronti della rotazione intermunicipale degli appartenenti alla Polizia Municipale avanzata dall’Italia dei Diritti. Il presidente del movimento nazionale: “Se l’amministrazione tiene a tutelare la legalità e la trasparenza in questi organi del tessuto amministrativo, l’unica via percorribile è quella tracciata da noi”

    Roma – Italia dei Diritti porta a casa l’ennesima vittoria.

    La battaglia che il movimento nazionale porta avanti da diversi mesi per ottenere la rotazione intermunicipale con cadenza triennale dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici del Comune di Roma ha incassato il parere favorevole del sindaco Gianni Alemanno, che dopo aver ricevuto il presidente Antonello De Pierro, il responsabile romano Alessandro Calgani e la sua vice, Antonella Sassone, ha manifestato un chiaro segnale di apertura a tal proposito. “Con riferimento all’argomento in oggetto – si legge nella lettera ufficiale redatta dall’Ufficio di Gabinetto del sindaco –, vi informiamo che in merito a quanto proposto, valutato e condiviso da questa amministrazione, sono in corso ulteriori approfondimenti finalizzati alla concreta attuazione nell’ambito degli uffici in cui si riterrà di applicare detto tipo di intervento. È pertanto nell’interesse di questa stessa amministrazione darvi notizia circa gli esiti dell’analisi alla quale si sta procedendo, avendo cura di garantire il rispetto e l’osservanza dei criteri normativi che reggono l’attività amministrativa”. Una risposta che incassa la cauta soddisfazione di Antonello De Pierro, che ha dichiarato: “Prendo atto con immenso piacere di come il sindaco Alemanno abbia compreso e condiviso la proposta che sosteniamo da lungo tempo e che riteniamo l’unica via percorribile, se non per debellare, almeno per arginare l’odioso fenomeno della corruzione di alcuni elementi di questi comparti lavorativi che, oltre a screditare l’immagine stessa dell’intera categoria di cui fanno parte dipendenti che svolgono con abnegazione e senso del dovere il proprio lavoro, penalizza certamente molti cittadini ledendoli nei loro diritti, soprattutto in quello alla trasparenza e alla imparzialità nell’espletamento delle funzioni della pubblica amministrazione, garantito dall’articolo 97 della carta costituzionale. Sono storie drammatiche quelle che ci pervengono ogni giorno; ci informano di alcuni abitanti della Capitale che subiscono gravi conseguenze per la tendenza di alcuni, penso al campo dell’edilizia, a favorire gli appetiti speculativi di costruttori o privati senza scrupoli; o anche per i comportamenti omissivi di alcuni vigili urbani o dipendenti degli uffici tecnici. Certamente sono cauto nel gridare a una vittoria che premia un lungo lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul vergognoso fenomeno. Comprendiamo che per l’amministrazione comunale non sarà semplice attuare in tempi brevi un provvedimento del genere, ma confidiamo nella capacità organizzativa di chi verrà designato per tale compito. Di una cosa siamo certi: se Gianni Alemanno tiene a tutelare la legalità e la trasparenza in questi organi del tessuto amministrativo, l’unica via percorribile è quella tracciata dall’Italia dei Diritti; almeno fino a prova contraria, e nell’eventualità siamo disposti anche a valutare. Nell’interesse di tutti i cittadini che hanno riposto fiducia nella nostra battaglia – ha concluso De Pierro – monitoreremo l’andamento di quella che sarà una vera e propria rivoluzione nell’apparato impiegatizio del Comune di Roma e che ha già incassato il parere favorevole di diversi personaggi autorevoli come alcuni presidenti di municipio o comandanti del corpo di polizia municipale”.


  • 1500 i morti della missione di pace italiana in Afghanistan, De Pierro indignato

    “E’ l’ennesima conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, che i nostri militari in Afghanistan non sono impegnati in una missione di pace bensì si trovano coinvolti nel pieno di un conflitto senza esclusione di colpi”.

    Questo il duro commento del presidente dell’Italia dei Diritti, Antonello De Pierro, in seguito a quanto emerso dalla scottante inchiesta del settimanale L’espresso circa le taciute e numerose vittime dei soldati italiani in “missione di pace” in Afghanistan che avrebbero ucciso tra i 1200 e 1500 talebani. Per riportare l’armonia le nostre truppe si servirebbero di “diplomatiche” azioni militari giornaliere con l’utilizzo di mezzi pesanti quali ad esempio cingolati Dardo, autoblindo pesanti Freccia ed elicotteri Mangusta armati con cannoncini. Altro dato sul quale non esistono versioni ufficiali è quello relativo ai prigionieri che in teoria non sarebbero mai stati catturati dagli italiani perché sarebbero stati consegnati ai marines o ai rappresentanti del governo di Kabul. Circa il senso sulla natura dell’incarico delle nostre Forze Armate, aspro l’affondo di De Pierro che chiosa: “Il fatto di aver ucciso, sembra, circa 1500 talebani per fortuna senza vittime tra i civili, oltre ai purtroppo numerosi nostri soldati che hanno perso la vita, ci deve far riflettere sull’opportunità della nostra presenza militare in quelle terre così martoriate. Se nel 2003 erano in loco alcune centinaia di nostri soldati e se alla fine dell’anno in corso è prevista la partecipazione di circa 4000 unità, oltre a rivedere l’utilità della nostra missione non possiamo ignorare gli altissimi costi che questa comporta per le languenti casse dello Stato soprattutto in un periodo di piena crisi economica. Tra l’altro noi dell’Italia dei Diritti – prosegue stizzito De Pierro – vorremmo un’assunzione di responsabilità da parte di questo Governo ed evitare di piangere ancora dei morti tra le nostre file. Per parlarci chiaro il nostro punto di vista è che i militari italiani non fanno parte di alcuna missione di pace ma sono lì per difendere grossi interessi internazionali. I nostri uomini e le nostre donne in divisa vengono sacrificati sull’altare affaristico di chi si arricchisce sulla loro pelle, nella maggior parte dei casi sulle speranze e le aspirazioni di giovani che rischiano la vita per una paga più elevata in vista di un futuro migliore. Tutto ciò ci sembra veramente meschino, vorremmo almeno che, invece di far giacere tutte le informazioni in un assurdo silenzio, gli italiani fossero messi a conoscenza sulla verità dei fatti anche se siamo consapevoli che i nostri desideri s’infrangono sugli scogli dell’utopia”. Vista la rilevanza dell’inchiesta, l’Italia dei Diritti ha provato a contattare l’ufficio di Gabinetto del Ministero della Difesa per conoscere la posizione del Ministro La Russa in relazione a quanto emerso dall’indagine giornalistica. Il portavoce ci ha fatto sapere che qualora il Ministro avrebbe fornito delle dichiarazioni in merito, ce lo avrebbero comunicato. All’ufficio stampa dell’Italia dei Diritti non è giunta ancora nessuna nota, nonostante l’urgenza di una risposta che una simile inchiesta richiederebbe. “Gradiremmo – conclude De Pierro – che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, prima di dedicarsi alle sue pur legittime sortite mondane, riferisca in Parlamento su quella che è la situazione reale delle nostre missioni, tengo a precisare, di guerra, senza ammorbidirla con mistificazioni di convenienza auspicando la previsione di un progetto di ritiro delle nostre truppe”.